Grandi speranze

Di

Editore: Mondadori

4.1
(3226)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 656 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Greco , Danese

Isbn-10: 8804534397 | Isbn-13: 9788804534396 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Caesara Mazzola ; Contributi: Giuseppe Tomasi di Lampedusa ; Prefazione: Alessandro Monti

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Educazione & Insegnamento , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

Ti piace Grandi speranze?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Philip, detto Pip, avviato a diventare fabbro del villaggio, si trova a possedere una ingente somma di denaro, donatagli da un misterioso benefattore che lui crede essere Miss Havisham, una donna eccentrica che da quando vive a Londra va talvolta a trovare. La Havisham ha come protetta una ragazza, Estella, che educa con lo scopo di far soffrire gli uomini per vendicarsi di essere stata abbandonata il giorno delle nozze, ragazza di cui Pim si innamora. Si scopre che il vero benefattore è il forzato Magwitch che un giorno Pip aveva aiutato che è anche il padre di Estella. La ragazza farà poi un infelice matrimonio, mentre il denaro di Magwitch sarà incamerato dallo stato. Pip fa ritorno al villaggio dove riprende a frequentare una Estella molto cambiata.
Ordina per
  • 0

    "Fu quello un giorno memorabile, poiché provocò in me grandi cambiamenti. Ma lo stesso accade in ogni vita. Provate a immaginare di cancellarne un giorno particolare, e pensate a come sarebbe stato di ...continua

    "Fu quello un giorno memorabile, poiché provocò in me grandi cambiamenti. Ma lo stesso accade in ogni vita. Provate a immaginare di cancellarne un giorno particolare, e pensate a come sarebbe stato differente il suo corso. Voi che leggete, fermatevi a pensare per un attimo alla lunga catena di ferro o di oro, di spine o di fiori, che non vi avrebbe mai avvinto, se non si fosse formato il primo anello in un giorno memorabile."

    La mia curiosità verso questo libro è iniziata leggendo In una sola persona di John Irving: il protagonista me lo ha venduto benissimo.
    Di Dickens ho letto Canto di Natale da piccola, e non mi aveva entusiasmato, ma allora ero un piccolo Grinch, forse leggendolo adesso avrei un’altra opinione.

    STILE
    "Alla luce delle torce vedemmo la Galera, scura, ormeggiata a qualche distanza dalla riva fangosa, come una sinistra arca di Noè. Serrata, sbarrata, tenuta all’ancora da grosse catene arrugginite, parve ai miei occhi di bambino che anche la nave fosse in ceppi come i prigionieri"

    Senza dubbio, ciò che porta avanti l’interesse del lettore è sopratutto lo stile dell’autore, molto sopra le righe, a volte sfiora il surreale con l’esagerazione come punto di forza. Più di una volta è sembrato di trovarmi dentro un film di animazione.

    "A quel punto mia sorella era già su tutte le furie e si avventò su Joe, lo afferrò per le fedine, gli sbatté per qualche tempo la testa contro il muro mentre io dal mio angolo, in colpa, me ne stavo a guardare."

    Anche le descrizioni sono interessanti e divertenti, per quanto esagerate.
    "Ricordo Hubble come un vecchio tenace, che odorava di segatura, con la testa incassata tra le spalle curve, e le gambe incredibilmente storte: tanto che là in mezzo, dal basso dei miei anni, vedevo miglia di aperta campagna, quando mi veniva incontro nel viottolo."

    "Mentre parlava, si strinse il corpo percorso da brividi tra le braccia – abbracciandosi, come per tenersi insieme – e zoppicò verso il basso muro della chiesa. Lo guardavo, mentre si allontanava aprendosi una strada tra le ortiche e i rovi che cingevano i tumuli coperti d’erba, e ai miei occhi di bambino pareva che sfuggisse alle mani dei morti che si protendevano caute dalle tombe, per avvinghiarne le caviglie e tirarlo dentro."

    In generale, Dickens ha una padronanza della narrazione talmente elevata da sorprenderti di continuo con frasi e periodi davvero belli, indipendentemente dal contenuto.
    "Rimasi a sedere in silenzio, pensando a quanto aveva sgobbato prima che la prozia di Wopsle soggiogasse felicemente quella brutta abitudine a vivere, di cui sarebbe molto auspicabile che certa gente si liberasse."

    Qui riesce a mostrarci un trauma in un unico lungo monologo, che tuttavia non pesa perché reso estremamente dinamico:
    "«Sta a sentire! Se uno è da solo in una piana come questa, con la testa vuota e la pancia anche, mezzo morto di freddo e di fame, puoi star sicuro che per tutta la notte non sente altro che cannoni che sparano e voci che chiamano. Sente? Vede i soldati, con le uniformi rosse illuminate dalle torce, che lo chiudono da tutte le parti. Sente chiamare il suo numero, sente gridare l’alt, sente il rumore dei fucili, i comandi, “Pronti! Puntate! Stategli addosso, soldati!” sente mani che lo afferrano – e non c’è niente! Metti che l’altra notte ne vedevo una, di pattuglia d’inseguitori – in ranghi serrati, Dio li stramaledica, che marciano, marciano – e a me mi parevano cento. E gli spari! Sì, anche a giorno fatto ho visto la nebbia squassata dai colpi di cannone."

    Anticipazioni
    "Non giunse comunque a termine, ma arrivò a una fine prematura, come mi accingo a narrare."

    Questo romanzo, come altri di Dickens, è stato pubblicato per la prima volta a puntate settimanali in un giornale, pertanto i capitoli finiscono spesso con colpi di scena e sono spesso farciti di anticipazioni, come se volesse convincere il lettore a comprare il successivo. Sono un po’ fastidiose, ma visto il contesto è comprensibile e contribuiscono a caratterizzare lo stile dell’autore.
    "Per me non rappresentava niente e non avrei potuto prevedere allora che avrebbe rappresentato qualcosa in seguito, ma quell’occasione mi diede l’opportunità di osservarlo accuratamente."

    "Lo stesso accadde a me; tutto il lavoro, recente e remoto, che tendeva a quel fine, era stato compiuto; in un attimo il colpo fu vibrato e il tetto della mia fortezza mi piombò addosso."

    PERSONAGGI
    "La prozia di Wopsle teneva una scuola serale nel villaggio; vale a dire, era una vecchia ridicola, di mezzi limitati e illimitati acciacchi, che si addormentava tutte le sere dalle sei alle sette alla presenza di bambini che pagavano due pence a testa la settimana, per avere l’opportunità di migliorarsi vedendola dormire."

    E insieme allo stile c’è la costruzione dei personaggi che io, amando il surreale, ho apprezzato tantissimo. Dickens ha la capacità di creare personaggi inverosimili e stravaganti, che tuttavia ti aspetti di incontrare o ti sembra di aver già conosciuto. Ho imparato molto analizzandoli e ho letto che lui aveva l’abitudine di osservare e appuntarsi i gesti e i dettagli della gente, senza un reale motivo, archiviava tutto per utilizzarlo un giorno. È una tecnica che ho letto anche di recente da John Gardner, devo iniziare a farlo anch'io.

    Joe
    "La fucina fu chiusa per la giornata, e Joe lasciò iscritto in gesso sulla porta (com’era sua abitudine nelle rarissime occasioni in cui si assentava dal lavoro) il monosillabo VVIA, accompagnato dal disegno di una freccia, presumibilmente in volo verso la direzione da lui presa."

    Questo personaggio è meraviglioso, è forse quello in cui l’autore si è impegnato di più. All'inizio ci viene presentato come un fessacchiotto piatto e unidirezionale, e viene preso in giro di continuo dalla narrazione:
    "Una sera me ne stavo seduto nell’angolo del camino con la mia lavagna, sforzandomi di mettere insieme una lettera per Joe. Doveva essere più di un anno dopo la nostra caccia in palude, poiché era passato molto tempo, era inverno e faceva un gran freddo. Aiutandomi con un alfabeto che tenevo sul focolare ai miei piedi, riuscii dopo una o due ore a impiastricciare a stampatello la seguente epistola:
    mIo CoRo JO spErO ce TU 6 bEne spErO ce So PREstO impa Rarti JO e sAro feLicHe e cuando iO sono prEndissta JO ce GUDduria salUtti PIP.
    Non vi era alcuna necessità impellente di comunicare con Joe per lettera, visto che mi stava seduto accanto e che eravamo soli. Comunque, gli passai la comunicazione scritta (lavagna e tutto il resto) e Joe la ricevette come un prodigio di erudizione.
    «Ehi, Pip», gridò spalancando gli occhi azzurri, «ma lo sai che sei proprio un letterato?»"

    "Quattromila, e fresche fresche, Pip!»
    Non appurai da chi Joe avesse ricavato la temperatura convenzionale delle quattromila sterline, ma pareva che la somma ne aumentasse di valore e gli dava palesemente un gran gusto insistere sul fatto che erano fresche."

    Poi ad un tratto arriva a sorprenderci con profondità e caratterizzazioni originali e profonde, che vanno oltre la funzionalità della trama.
    "«E poi c’è ancora una cosa, Pip, e te la dico in tutta serietà, vecchio mio – ne ho visto abbastanza con la povera mamma, di una donna che sfacchina, si spacca la schiena e si spezza il cuore senza trovar mai un po’ di pace in questo mondo, e ciò una paura tremenda che sbaglio, che non faccio per una donna quello che è giusto, e delle due mi va meglio finire dall’altra parte, e rimetterci un po’ io. È che a me mi andrebbe di rimetterci solo io, Pip, e prendermi tutto sulle mie spalle;»"

    Miss Havisham
    "«Sai cosa sto toccando?» chiese mettendosi tutt’e due le mani sul lato sinistro del petto.
    «Sì, signora». (Mi fece pensare al giovane della palude.)
    «Cosa sto toccando?»
    «Il cuore».
    «Spezzato!» […]
    «Sono stanca. Voglio distrazioni, ho chiuso con uomini e donne. Gioca»."

    E figurarsi se non mi avesse colpito il personaggio più tormentato e fulminato del romanzo. Ho adorato Miss Havisham con la sua follia mista a crudeltà.
    "«Certe volte ho delle fantasie malate, e adesso ho quella di veder giocare qualcuno. Dài, dài!» agitando con impazienza le dita della mano destra; «gioca, gioca, gioca!»"

    Il suo dolore traspare in ogni sua comparsa, e rimane impressa anche a distanza di tempo.
    "Allora non sapevo nulla dei corpi sepolti da molto tempo, che occasionalmente vengon scoperti e si riducono in polvere non appena esposti alla luce; ma in seguito ho pensato spesso che doveva avere quell’aspetto, come se a contatto della luce del sole dovesse disfarsi in polvere."

    Il suo volersi vendicare, crescendo Estella in modo che avesse un cuore di ghiaccio per far soffrire gli uomini, poi, mi ha entusiasmato un sacco:
    "«Amala! Amala! Amala! Amala se è gentile. Amala se ti ferisce. Se ti spezza il cuore – e più diventa vecchio e forte, più profondamente si lacera – amala, amala, amala!». […] «Ascoltami, Pip! L’ho voluta adottare perché fosse amata. L’ho voluta allevare e istruire perché fosse amata. L’ho fatta diventare quella che è perché potesse essere amata. Amala!»"

    E ho adorato ancora di più quando questa cosa le si ritorce contro, una volta che Estella diventa adulta. Anche Estella è un personaggio che ho adorato, e penso non mi scorderò facilmente questa scena:
    "«Forse comincio a capire», disse Estella pensierosa, dopo un’altra pausa di calmo stupore, «come questo possa accadere. Se avessi allevato una figlia adottiva confinandola in queste stanze buie, senza mai farle sapere che esisteva una cosa come la luce del giorno, da cui nemmeno una volta le hai permesso di vedere illuminato il tuo viso – se tu avessi fatto questo e poi, per motivi tuoi, avessi voluto che capisse cos’è la luce del giorno e ne sapesse ogni cosa a riguardo, saresti rimasta delusa e contrariata?»
    Miss Havisham, con la testa tra le mani, sedeva nella poltrona gemendo piano e dondolandosi, senza rispondere.
    «Oppure», continuò Estella, « – e questo è un caso più simile al nostro – se tu le avessi insegnato, sin da quando ha cominciato a capire, mettendoci tutta l’energia possibile, che una cosa come la luce del giorno esisteva, ma solo per esserle ostile e annientarla, e che sempre doveva opporvisi perché aveva distrutto te e altrimenti avrebbe finito per distruggere anche lei; – se tu avessi fatto questo e poi, per motivi tuoi, avessi voluto che l’accettasse istintivamente e lei non ci fosse riuscita, saresti rimasta delusa e contrariata?»
    Miss Havisham sedeva in ascolto (o perlomeno così pareva, dato che non la vedevo in viso) ma ancora non rispose.
    «E allora», disse Estella, «mi si deve prendere per quello che si è fatto di me. Non è mio il successo e neppure il fallimento, ma tutt’e due insieme fanno me stessa»."

    PIP
    "«I metodi educativi di mia sorella mi avevano reso sensibile. Nel piccolo mondo che delimita l’esistenza di un bambino, chiunque sia la persona che lo alleva, nulla viene percepito o sentito più acutamente dell’ingiustizia.”

    Pip, il protagonista, è il personaggio che mi è piaciuto meno, probabilmente perché, essendo un narratore introspettivo, ci ha mostrato ogni suo pensiero e sensazione, rendendolo agli occhi del lettore un comune ragazzino ambizioso, con poche doti e guidato in ogni suo gesto dall’ossessione verso Estella.
    "Lo dico qui con uno scopo preciso, poiché è questa la chiave per seguirmi nel mio povero labirinto. In base alla mia esperienza, l’immagine convenzionale dell’amante non è sempre quella vera. La verità nuda e cruda è che quando amai Estella col mio amore di uomo, l’amai semplicemente perché non potevo resisterle. Una volta per tutte: spesso, anche se non sempre, mi resi conto, patendone, che l’amavo contro ogni possibile ragione, promessa, pace, speranza, felicità, contro ogni possibile scoraggiamento. Una volta per tutte: non l’amai di meno, rendendomene conto, né me ne sentii frenato, più di quanto mi sarei lasciato frenare se l’avessi fervidamente creduta la perfezione fatta persona."

    "Insieme a lei non provai neppure un’ora di felicità, eppure ventiquattr’ore al giorno la mia mente continuava a filare sulla felicità di averla con me fino alla morte."

    Mi è stato sulle balle per tutto il romanzo, ma nella parte in cui si dichiara ad Estella mi ha fatto commuovere, non perché abbia apprezzato lo sfogo, ma perché ho provato gran pena per lui.
    "«Tra una settimana mi avrai già esclusa dai tuoi pensieri».
    «Esclusa dai miei pensieri! Tu sei parte della mia vita, parte di me stesso. Sei stata in ogni riga che ho letto da quando sono stato qui la prima volta, ragazzo ordinario e rozzo il cui povero cuore hai ferito già allora. Sei stata in ogni cosa che ho visto da quella volta – nel fiume, nelle vele delle navi, nella palude, nelle nuvole, nella luce, nel buio, nel vento, nei boschi, nel mare, nelle strade. Hai dato corpo a ogni soave fantasia che la mia mente ha conosciuto. Le pietre di cui son fatte le case più salde di Londra, non sono meno reali né più impossibili da spostare per le tue mani, di quanto siano stati, e sempre saranno per me, la tua presenza e il tuo ascendente, in questo luogo e in qualunque altro. Estella, sino all’ultima ora della mia vita, non potrai non rimanere parte della mia natura, parte di quel po’ di bene che è in me, parte del male. Ma in questo distacco io ti associo solo al bene e con fedeltà lo farò sempre, poiché tu devi avermi fatto molto più bene che male, per quanto acuta sia la mia pena adesso. Dio ti benedica, Dio ti perdoni!»"

    CONCLUSIONE
    Un romanzo da leggere se si vuole sperimentare uno stile surreale e quasi esclusivamente estetico e personaggi sopra le righe difficili da dimenticare. Non vedo l’ora di leggere i romanzi degli altri due ragazzini di Dickens: David Copperfield e Oliver Twist.

    "Pareva che la ritenessero un’occasione perduta, se di tanto in tanto non mi puntavano contro la conversazione per poi infilzarmici. Sarei potuto essere uno sfortunato torello in un’arena spagnola, tanto erano pungenti le stoccate di quei pungoli morali."

    "Aiutandomi da solo, e assistito più da Biddy che dalla prozia di Wopsle, mi aprii a fatica un varco attraverso l’alfabeto, come si fosse trattato di un ammasso di rovi, ricevendo da ogni lettera non pochi crucci e graffi."

    "«Perché non ti rimetti a piangere, meschinello?»
    «Perché per voi non piangerò mai più», dissi. E immagino che più falso di così non potessi essere; persino in quel momento stavo interiormente piangendo per lei, e lo so io quanto dolore mi sia costata in seguito."

    "«Pip, vecchio mio, a me mi pare che la vita è fatta di tanti pezzi saldati insieme, e magari uno lavora il ferro, l’altro lo stagno, o magari l’oro o il rame. Le spaccature capitano per forza e non ci si può far niente.»"

    "«il fatto che la cosa si sia così saldamente radicata nell’animo di un ragazzo, reso romantico dalla sua natura e dalle circostanze, la rende estremamente pericolosa.»"

    ha scritto il 

  • 0

    I.
    quando sulla pista ciclabile ci sono quelli che
    vanno contromano

    ti viene sempre da sperare che ci sia uno sbirro
    nei paraggi

    però poi pensi che secondo amleto la morte
    è uno sbirro che non dà treg ...continua

    I.
    quando sulla pista ciclabile ci sono quelli che
    vanno contromano

    ti viene sempre da sperare che ci sia uno sbirro
    nei paraggi

    però poi pensi che secondo amleto la morte
    è uno sbirro che non dà tregua allora ti dici

    lasciamo stare

    II.
    però quando incroci quelli che sulla pista ciclabile
    vanno contromano ti viene sempre da cercare

    la rissa
    e allora dici cose del tipo

    "ah niente, sti coglioni"
    oppure ancora più estremo

    "non distinguiamo la destra dalla sinistra eh"
    e ti dici però subito dopo:

    ma ne vale la pena?
    Con gente così?

    E pensi, infine:
    Laerte, lascia lì.

    Tornatene a casa, va là.
    Va a lavare i pavimenti, va a stirare, cuciti i calzini

    prepara la cena
    fai la spesa

    e sta' attento.

    III.
    A me

    ha scritto il 

  • 4

    Grandi personaggi invecchiati bene

    Mai letto Dickens, preso in mano questo libro per curiosità, con la consapevolezza che ha 150 anni, è un polpettone vittoriano pubblicato a puntate ecc ecc... Bene, contenta di averlo fatto, perché i ...continua

    Mai letto Dickens, preso in mano questo libro per curiosità, con la consapevolezza che ha 150 anni, è un polpettone vittoriano pubblicato a puntate ecc ecc... Bene, contenta di averlo fatto, perché i personaggi secondari mi sono piaciuti davvero, sembrano inventati per il cinema: la vecchia Miss Havisham col logoro vestito da sposa e il cuore spezzato e incrudelito, chiusa nelle stanze del suo palazzo con i residui ammuffiti della torta nuziale e i topi, sembra uscita da un film dell'orrore. Estella, bellissima e gelida, allevata per spezzare i cuori degli uomini, un esperimento di psicoarma, un'anima deforme che non conosce i sentimenti. L'avvocato Jaggers, che si lava in continuazione le mani, potentissimo. E il mio preferito, il suo impiegato Wemmick, dalla doppia vita, si trasfigura anche fisicamente quando va al lavoro per non far trasparire gli affetti. E il fabbro Joe, commovente. Niente da dire sul protagonista Pip, tipico ragazzo in formazione, non può certo risultare simpatico, ma è interessante come la sua viltà venga fuori senza un briciolo di pietà. E bravo Dickens. Oltre a stroncargli una dopo l'altra tutte le sue grandi speranze!

    ha scritto il 

  • 5

    Forse il romanzo di Dickens che maggiormente si discosta dal resto della sua vasta produzione, come sottolineano anche C. Fruttero nella sua prefazione e G.K. Chesterton nella postfazione. E non perch ...continua

    Forse il romanzo di Dickens che maggiormente si discosta dal resto della sua vasta produzione, come sottolineano anche C. Fruttero nella sua prefazione e G.K. Chesterton nella postfazione. E non perché i personaggi principali (il protagonista Pip, in questo caso, ed il malvagio -ma in fondo neanche troppo- Magwitch, o la bella Estella, dal cuore di ghiaccio che manco Turandot) siano molto più stereotipati o più scialbi dei personaggi di contorno (cosa comune a molte altre storie dickensiane) , o per i chiari e consueti intenti moraleggianti che come sempre sottolineano la vicenda lungo tutto il suo avanzare, ma perchè a differenza che negli altri romanzi qui non si procede ”coralmente” alternando quadri diversi (che hanno per soggetto i co-protagonisti abbandonando momentaneamente il soggetto principale del libro), ma seguendo con linearità costante la carriera del protagonista, narrata in prima persona dallo stesso (e in retrospettiva), dalla sua infanzia travagliata alla sua improvvisa e inaspettata fortuna, la possibilità di realizzare le “grandi speranze” del titolo, fino al brusco impatto con pieghe inattese della storia che impongono una diversa realtà. Ma non senza che le rinunce, la mancata felicità, le mancate ricchezze abbiano impartito una lezione sui reali valori della vita a quell’ex-aspirante Gentiluomo, e in fondo forse anche alla sua amata senza cuore (il finale lascia intravvedere per entrambi, se non la felicità materiale, una possibile matura serenità e vecchiaia).
    Ma cos’è alla fine per Dickens la felicità, se non proprio questo?

    La carriera di Pip, non è la “Carriera di un libertino”, come quella immortalata nel ciclo di dipinti e nelle stampe settecentesche di W. Hogarth e poi portata sulla scena musicale con un’opera lirica sontuosa (su libretto di W. Auden) due secoli dopo da Stravinskji . Qui non c‘è la punizione finale, la dannazione del manicomio che fa del libertino che ha dilapidato la sua fortuna un personaggio tragico. Davanti a Pip si presentano varie occasioni per potere condurre e portare avanti la vita spensierata e spendacciona del “Giovin Signore”, ma la sua coscienza non è mai del tutto sopita. Anche quando i suoi atteggiamenti sembrano cadere nell’abiezione la sua nobiltà d’animo si dimostra alla fine molto più forte, più radicata, più vera e sincera di quella di casta, specie se quest’ultima è semplice frutto del denaro (tema sempre caro all’autore).
    Come sottolinea Chesterton, Dickens sembra volere scrivere con questo romanzo il suo libro più vicino allo stile di Thackeray, al suo obiettivo distacco dai personaggi narrati, alla rinuncia ad avere per protagonista “un eroe”; ma Dickens non è Thackeray. Dickens rimane Dickens , con tutti i suoi pregi e difetti.

    Dickens miscela con estrema cura ed equilibrio, qui più ancora che negli altri suoi romanzi, commedia e dramma, caustica ironia, amore del grottesco e avventura, ma senza mai piombare nel tragico. E per soli pochi accenni nell’introspezione.
    Ma pur con tutte le sue pecche, con i limiti di una scrittura che non ha mai posseduto, e non possiede neanche qui, una particolare eleganza o ricercatezza, con tutte le improbabili coincidenze che infarciscono come sempre le sue storie e ne permettono lo sviluppo sino al termine prestabilito, Dickens si fa leggere come un treno (e da tutti), con una semplicità ed un fascino apparentemente inspiegabile (per Carlo Fruttero risiede principalmente nella “forza evocativa delle sue immagini”, e forse non ha torto), ciò che ne fa uno tra i giganti della letteratura inglese e mondiale, quel modello riconosciuto tra i massimi vertici, accanto a Flaubert, a Kafka, a Dostoevskji, a Joyce, da scrittori anche moderni e così apparentemente distanti da lui come Faulkner, Borges, Bolano, o il nostro Calvino.

    Senza Dickens la storia del romanzo non sarebbe la stessa. E sarebbe senz’altro molto più povera.

    ha scritto il 

  • 2

    Aspettative tradite

    Ho letto questo romanzo perché la trama mi incuriosiva, ma devo dire che non mi ha entusiasmato.
    Il motivo di questa mia opinione risiede sia nei personaggi sia nel modo in cui vengono rappresentati.
    ...continua

    Ho letto questo romanzo perché la trama mi incuriosiva, ma devo dire che non mi ha entusiasmato.
    Il motivo di questa mia opinione risiede sia nei personaggi sia nel modo in cui vengono rappresentati.
    Comincio con il dire che Pip, la cui vicenda viene narrata da un lui più adulto, è uno dei protagonisti più antipatici della storia dei classici. Da bambino ti fa anche un po’ pena, perché è orfano e viene tiranneggiato da una sorella manesca ed ottusa e perché ha come esempio di figura maschile il non esemplare cognato Joe, di cui ho avuto spesso il dubbio se considerarlo generoso e buono oppure stupido. Solo perché conosce Estella, della quale incomprensibilmente si innamora, e ha un assaggio del mondo privilegiato in cui lei e la sua madre adottiva Miss Havisham vivono, decide che vuole diventare un gentiluomo e che la sua vita di persona umile gli sta stretta. Appena ne ha la possibilità, grazie all’aiuto di un misterioso benefattore, abbandona chi l’ha aiutato e va a Londra, ma spende tutto il suo tempo, anziché a cercare di costruirsi un futuro o una professione, a struggersi per Estella, che nel frattempo civetta con altri, o a domandarsi chi sia il misterioso benefattore. Aiuta altre persone, come l’amico Herbert, ma non sé stesso, non fa niente per migliorarsi e alla prima difficoltà piagnucola e rimpiange di non essere rimasto a fare il fabbro: forse sarebbe stato meglio che ci fosse rimasto, pure per il lettore. Trovo che la figura di Pip non spicchi nel romanzo come dovrebbe fare un protagonista e rimanga di contorno, ma che i personaggi secondari come Miss Havisham, uno dei migliori, oppure anche Estella, e Herbert, siano più interessanti.
    Il modo in cui Dickens presenta i personaggi risulta troppo grottesco per i miei gusti, l’ironia con cui vengono presentati li rende talvolta delle macchiette e i loro comportamenti non risultano realistici. Ad esempio trovo poco realistico che Magwitch lavori duramente per garantire una vita agiata ad un ragazzo solo perché questo una volta gli ha portato da mangiare e che rischi pure la galera per tornare a vedere i suoi progressi. Come ho trovato un po’ esagerato che Pip non si stupisca più di tanto soprattutto da bambino dei vaneggiamenti di Miss Havisham, solo perchè è “innamorato” di Estella.
    Capisco che il messaggio dell’autore sia un “chi troppo vuole nulla stringe”, messaggio rappresentato egregiamente da Pip a cui i soldi danno alla testa e che si redime quando sta per perdere tutto, ma ho trovato la parte in cui lui è a Londra, quella delle “grandi speranze”, veramente noiosa perché mi aspettavo che Pip agisse, magari che fallisse pure, ma che agisse, invece si siede ed aspetta che la vita scelga per lui, per poi verso la fine svegliarsi, ma è troppo tardi.
    Insomma non mi ha convinto a pieno, per questo per me merita 2 stelline e mezzo.

    ha scritto il 

  • 0

    Mi è difficile dare un voto a questo libro. È scorrevole ed è stata una lettura interessante, nonostante conoscessi già tutto l’intreccio e i vari colpi di scena.
    Il piacere della lettura è stato un p ...continua

    Mi è difficile dare un voto a questo libro. È scorrevole ed è stata una lettura interessante, nonostante conoscessi già tutto l’intreccio e i vari colpi di scena.
    Il piacere della lettura è stato un po’ rovinato da Pip: tanto era un bambino adorabile, tanto crescendo diventa irritante. Una volta divenuto ricco e appena un po’ raffinato, si vergogna di Joe, che per lui è stato come un padre (e di suo Joe o è l’uomo più santo mai venuto al mondo, oppure il più cretino), spende e spande senza criterio, non si preoccupa di crearsi una posizione, per anni non va a trovare Biddy e Joe, e poi trova anche il coraggio di piangersi addosso, lamentando di quanto sarebbe stato più felice se la sua ‘fortuna’ non gli fosse mai capitata e fosse rimasto sempre e solo al suo paesello, a fare il fabbro. Nessuno gli impedisce di tornarci e rimanerci, eh, ma lui si lamenta soltanto.
    M’ha pure schifato il suo contegno iniziale con Magwitch (altro personaggio che non ho ben capito. Mi pare esagerato votare l’esistenza alla ricchezza di un ragazzino perché, solo in quanto terrorizzato, t’ha aiutato mentre eri fuggiasco, e poi per lui rischiare la forca tornando in patria), e non ho capito le ragioni del suo grande amore per Estella, che non vedo come potrebbe coinvolgere ed emozionare il lettore, visto che si basa sul nulla.
    Di contro, tutta l’evoluzione psicologica di Pip, la sua maturazione, è realistica, proprio perché è molto credibile che i soldi diano alla testa, spingendo alla presunzione e all’ingratitudine, e che poi le avversità portino a riconsiderare il proprio comportamento e a redimersi.
    Ciò non toglie che Pip avrebbe meritato una cura a base di schiaffoni, e che non brilli certo per memorabilità. Restano più impressi vari personaggi di contorno, come la folle signorina Havisham, persa nel suo rancore, il temibile avvocato Jaggers, o Wemmick, così rigido sul lavoro e amabile in privato (magnifico, il suo matrimonio!).

    L’edizione che ho letto, Einaudi, contiene il finale rimaneggiato, quello lieto, che mi ha dato un’idea di posticcio; l’ideale sarebbe stato, credo, inserirli entrambi e lasciare libero il lettore di decidere quale preferisse.

    ha scritto il 

  • 4

    bello ma il peso si sente

    La storia del giovane Pip è davvero piena di grandi speranze, piena di tristi vicende, ma nonostante tutto lui si rialza e continua la sua strada. Fondamentalmente è una sorta di parabola del figliol ...continua

    La storia del giovane Pip è davvero piena di grandi speranze, piena di tristi vicende, ma nonostante tutto lui si rialza e continua la sua strada. Fondamentalmente è una sorta di parabola del figliol prodigo, visto che lui decide di accettare la fortuna che gli è piovuta addosso per trasformarlo in un "signore" londinese da un misterioso benefattore che cacciava li sordi (i soldi). Ma ben presto scoprirà l'amara verità e ritornerà pian piano sui suoi passi. Favolosa e proverbiale la descrizione e l'evoluzione psicologica e relazionale di Pip in tutta la storia, una delle migliori che ho letto fino ad oggi. Consigliatissimo, soprattutto in estate visto che ci vuole un bel po' per terminarlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Difficile dare un voto, e del resto non è indispensabile farlo. E' il primo libro di Dickens che ho letto, e mi si è confermato il grande narratore che la sua fama dipinge.
    I primi capitoli mi hanno f ...continua

    Difficile dare un voto, e del resto non è indispensabile farlo. E' il primo libro di Dickens che ho letto, e mi si è confermato il grande narratore che la sua fama dipinge.
    I primi capitoli mi hanno folgorato: l'infanzia di Pip è insieme esilarante, sorprendente ma anche rassicurante come un vecchio film visto mille volte. Tutto il seguito scorre veloce e consegna personaggi memorabili (l'avvocato Jaggers e il suo impiegato sono i miei preferiti), ma diluisce molto l'azione ed a tratti cede alla noia. Il colpo di scena centrale mi è sembrato molto telefonato, ma del resto dalla pubblicazione del romanzo sono passati 150 anni di storie raccontate.

    PS - Ho scoperto di avere letto il finale rimaneggiato da Dickens e non quello originale (vedere https://it.wikipedia.org/wiki/Grandi_speranze ).

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per