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Grandi speranze

Di

Editore: Mondadori

4.1
(2880)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 656 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Greco , Danese

Isbn-10: 8804534397 | Isbn-13: 9788804534396 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Caesara Mazzola ; Contributi: Giuseppe Tomasi di Lampedusa ; Prefazione: Alessandro Monti

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook , Altri

Genere: Education & Teaching , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Philip, detto Pip, avviato a diventare fabbro del villaggio, si trova a possedere una ingente somma di denaro, donatagli da un misterioso benefattore che lui crede essere Miss Havisham, una donna eccentrica che da quando vive a Londra va talvolta a trovare. La Havisham ha come protetta una ragazza, Estella, che educa con lo scopo di far soffrire gli uomini per vendicarsi di essere stata abbandonata il giorno delle nozze, ragazza di cui Pim si innamora. Si scopre che il vero benefattore è il forzato Magwitch che un giorno Pip aveva aiutato che è anche il padre di Estella. La ragazza farà poi un infelice matrimonio, mentre il denaro di Magwitch sarà incamerato dallo stato. Pip fa ritorno al villaggio dove riprende a frequentare una Estella molto cambiata.
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  • 0

    The distinguishing quality of Dickens' people is that they are solitaries. They are people caught living in a world of their own. They soliloquize in it. The solitariness of people is paralleled by the solitariness of things. Philantrophy attacks people like a humor or an obvservable germ. By thi ...continua

    The distinguishing quality of Dickens' people is that they are solitaries. They are people caught living in a world of their own. They soliloquize in it. The solitariness of people is paralleled by the solitariness of things. Philantrophy attacks people like a humor or an obvservable germ. By this dissociation Dickens brings to us something of the fright of childhood.
    Some of the most wonderful scenes in GE are those in which people, presumably in the act of conversation, raptly soliloquize, using a fantastic provate language.
    From Don Quixote on, novels have frequently drawn our attention to the ambiguities of language and the varieties of its expressive relationship to life.
    Language as a means of communication is a provision for social and spiritual order. You cannot make "Order" with an integer, one thing alone, for order is definitively arelationship among things. Dicken's soliloquizing characters, for all their funniness (aloneness is inexorably funny, like the one of the man who slips on a banana peel, seen from the point of view of togheterness), suggert a world of isdolated integers, terrifying alone and unrelated.
    The book opens with a child's first conscious experience of his aloneness. Immediately an abrupt encounter occurs. His humans fragments suddenly shock against one other in collisions like those of Democritus'atoms.
    Tecnique is vision, an index of a vision of life that is human separatedness as the ordinary condition.
    Dickens lived in a time and an environment in which a full-scale demolition of traditional values was going on (the century of progress).
    People were becoming things and this (the ones that money can buy or that are the means for making money or for exalting prestige in abstract) were becoming more important than people. People were de-animated, robbed of their souls. So they are described by non human attributes or by such an exaggeration of or emphasis on one part of their appearance that they seen to be.
    In this book the subject is the etiology of guilt and of atonement.
    Moreover in Dickens' universe the association between people and objects acts not merely to illustrate a person's quality simbolically but it has a necessary metaphysical function.
    Miss Havisham has been guilty of an aggression against life in using the two children, Pip and Estella, as inanimate instrumente of revenge for her broken heart and she is being changes retributively into a fungus.
    Without benefit of psicology, Dickens saw the human soul reduced literally to the images occupying its inner life.

    ha scritto il 

  • 4

    Grandi speranze non ha, a mio avviso, la grandezza e l’originalità di David Copperfield (al quale avevo aggiunto addirittura una stella alle cinque disponibili), ma Dickens si conferma comunque un maestro nel prenderti per mano e guidarti nella storia che ha da raccontare descrivend ...continua

    Grandi speranze non ha, a mio avviso, la grandezza e l’originalità di David Copperfield (al quale avevo aggiunto addirittura una stella alle cinque disponibili), ma Dickens si conferma comunque un maestro nel prenderti per mano e guidarti nella storia che ha da raccontare descrivendo meravigliosamente bene l'energia racchiusa in ogni singolo personaggio. Questo libro è uno studio sulla debolezza umana e sul lento arrendersi dell’uomo al proprio inevitabile destino, vedi il mutamento caratteriale della bella e altezzosa Estella alla fine dell’opera. E’ anche un romanzo senza eroe, in quanto Pip, il protagonista principale delle vicende, non godrà delle grandi speranze promessegli dal suo inizialmente sconosciuto benefattore. E' però un romanzo molto piacevole, cosparso qua e là di uno humor britannico che fa sorridere quasi sempre, con una trama molto ben costruita e che non annoia mai, con una storia in sé molto fluida e a tratti, soprattutto nella seconda parte del libro, addirittura avvincente. In definitiva un altro bellissimo romanzo ottocentesco di cui difficilmente si potranno dimenticare i vari protagonisti (Pip, Joe, Estella, la signorina Havisham e tanti altri), con una prima parte che valuto 4 stelle e con una seconda parte da bottino pieno, quindi 5 stelle, il voto finale non potrà che essere la media fra le due, un bel 4,5.

    ha scritto il 

  • 4

    Ottima lettura

    Dopo aver letto il romanzo in un GdL mi rimane ancora poco da dire, se non che Dickens mi ha veramente colpito. Ho trovato la trama ben costruita, i personaggi e le situazioni descritti in maniera mirabile, sempre con un'ironia sapientemente calibrata; e soprattutto tanto sentimento e umanità. ...continua

    Dopo aver letto il romanzo in un GdL mi rimane ancora poco da dire, se non che Dickens mi ha veramente colpito. Ho trovato la trama ben costruita, i personaggi e le situazioni descritti in maniera mirabile, sempre con un'ironia sapientemente calibrata; e soprattutto tanto sentimento e umanità. Il voto reale sarebbe di 5 stelle invece di 4, il fatto è che mi riserbo di fare la modifica dopo aver letto altre opere di Dickens.

    ha scritto il 

  • 5

    Magnifico - 5.0/5.0

    Scriverò una recensione cortissima, perché non c'è affatto bisogno che mi dilunghi più di tanto; il mio autore preferito, il mio libro preferito. L'ho letto molto velocemente, e all'inizio pensavo addirittura di non riuscire a portarlo a termine. Be', mi sbagliavo. Questo classico ti cattura e ti ...continua

    Scriverò una recensione cortissima, perché non c'è affatto bisogno che mi dilunghi più di tanto; il mio autore preferito, il mio libro preferito. L'ho letto molto velocemente, e all'inizio pensavo addirittura di non riuscire a portarlo a termine. Be', mi sbagliavo. Questo classico ti cattura e ti appassiona, pieno di intrighi e misteri che, una volta svelati, andranno a comporre un unico, magnifico, mosaico letterario. Bellissimi e memorabili i personaggi.
    Insomma, questo libro resterà per sempre nel mio cuore.

    ha scritto il 

  • 5

    Pip, la storia di un ragazzo "tirato su con mani"... [9/10]

    Questa è la storia di Pip cresciuto in un villaggio nei pressi di una palude dove tutto è nebuloso come l'incertezza del futuro per chi nasce senza ricchezze.
    Non c'è posto per la noia tra queste pagine dove il magico pennello di Dickens fissa nell'immaginario del lettore vivide immagini. ...continua

    Questa è la storia di Pip cresciuto in un villaggio nei pressi di una palude dove tutto è nebuloso come l'incertezza del futuro per chi nasce senza ricchezze.
    Non c'è posto per la noia tra queste pagine dove il magico pennello di Dickens fissa nell'immaginario del lettore vivide immagini.
    I colpi di scena si susseguono in un eterno movimento.
    Grandi sono le speranze di un giovane apprendista fabbro che vuole migliorarsi per poi scoprire che la felicità ha bisogno di qualche sforzo ma non di sfarzi.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho apprezzato moltissimo le atmosfere tipiche di Dickens e la sua caratterizzazione dei personaggi , a mio parere unica. L'evoluzione di Pip, le sue convinzioni, i dialoghi e l'ironia rendono l'opera brillante e per nulla banale.

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2014/11/26/grandi-speranze-charles-dickens/
    “- Allora, Herbert, - rispondevo - parliamo con serietà dei nostri affari.
    Ricavavamo sempre una profonda soddisfazione dal darci appuntamento a questo scopo. Io pensavo sempre che era quello ciò che signi ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2014/11/26/grandi-speranze-charles-dickens/
    “- Allora, Herbert, - rispondevo - parliamo con serietà dei nostri affari.
    Ricavavamo sempre una profonda soddisfazione dal darci appuntamento a questo scopo. Io pensavo sempre che era quello ciò che significava occuparsi d’affari, che era quello il modo di affrontare la cosa, che era quello il modo di afferrare il nemico per la gola. E so che anche per Herbert era così.
    Ordinavamo qualcosa di molto speciale per pranzo, con una bottiglia di qualcosa egualmente fuori dal comune, in modo da fortificarci l’animo per l’occasione, e da essere perfettamente all’altezza della situazione. Finito il pranzo, tiravamo fuori un mazzo di penne, una notevole scorta di inchiostro, e una gran quantità di carta da scrivere e carta assorbente. Perché c’è qualcosa di molto confortante nell’essere ben forniti di cancelleria.
    Allora io prendevo un foglio di carta e in alto, nel mezzo, in bella scrittura, vi scrivevo: “Promemoria dei debiti di Pip”, aggiungendo con grande cura Barnard’s Inn e la data. Anche Herbert prendeva un foglio di carta e scriveva in alto, in mezzo, seguendo simili formalità: “Promemoria dei debiti di Herbert”.
    Ognuno di noi allora consultava un confuso mucchio di carte che teneva lì di fianco, carte che erano state buttate in dei cassetti, dimenticate dentro gli angoli delle tasche, mezze bruciacchiate per accendere delle candele, rimaste infilate per settimane negli specchi, o danneggiate in mille altri modi. Il fruscio delle nostre penne che scorrevano ci rinvigoriva moltissimo, al punto che talora trovavo difficile distinguere tra quell’edificante procedimento amministrativo e l’effettivo pagamento del denaro. Dal punto di vista del merito, le due cose sembravano più o meno uguali”.
    (Charles Dickens, “Grandi speranze”, ed. Newton Compton editori)
    Alla “scoperta” tardiva di Charles Dickens, eccomi a “Grandi speranze”, terzo romanzo che ho letto dell’autore inglese, dopo “Tempi difficili” e “Il nostro comune amico”. Anche stavolta sono rimasto soddisfatto e posso ormai dire che Dickens mi piace, sebbene non tocchi, non così spesso e così a fondo come altri, certe mie zone come altri autori riescono a fare. Poco male, non sempre è necessario attraversare il sottosuolo, e si può fare anche in maniera diversa, così come accade con Dickens, che in “Grandi speranze” narra una vicenda ingarbugliata, forse non troppo verosimile in alcune sue costruzioni forzate, ma che rappresenta un cammino di formazione e di progressiva presa di coscienza delle illusioni, degli inganni che hanno costituito il percorso esistenziale di Pip, il protagonista narratore.
    Pip emerge al mondo direttamente dalle paludi nebbiose che affiancano il cimitero nel quale sono sepolti i suoi genitori. Il primo ricordo che ha riguarda l’incontro con un misterioso vagabondo, che poi si rivelerà essere un forzato e che rivestirà un ruolo fondamentale nel corso della sua vita. Pip vive con l’autoritaria sorella e con Joe, un fabbro al quale il ragazzino si lega sempre più e presso il quale, cresciuto, comincia ad apprendere anche lui i rudimenti del mestiere. L’esistenza di Pip sembra così essere ristretta a quell’ambiente provinciale, oscuro, malinconico, finché nel suo grigio percorso appaiono un avvocato, Mr. Jaggers e una spettrale anziana signora, Miss Avisham, che vive da anni segregata nella sua casa, con addosso un abito da sposa. Per Pip si aprono, inaspettatamente, “grandi speranze” di cambiamento. L’avvocato Jaggers gli prospetta la possibilità di trasferirsi a Londra, perché un misterioso benefattore ha preso a cuore la causa di Pip e vuole elevarlo dalla condizione misera e provinciale per fare di lui un “uomo della City”. Pip, che intanto ha conosciuto Estella, invaghendosi paurosamente di lei, accetta il destino che altri sembrano aver tracciato per lui e parte per Londra.
    Il resto della storia dimostrerà il lato oscuro di quelle “grandi speranze” e quello luminoso di ciò che, invece, gli appariva nebuloso. Pip avrà a che fare con benefattori veri o presunti, con personaggi maligni e altri che al contrario lo sorprenderanno per la loro umanità. Lascio però al lettore il piacere di scoprire il resto della vicenda, l’intreccio narrativo e lo stile spesso divertito e divertente con il quale Dickens tratta la sua materia. Il romanzo in certe pagine è esilarante, ma non manca l’occasione per riflettere anche sul potere del denaro e soprattutto sul tema che dà il titolo all’opera, cioè sulle aspettative che l’esistenza crea in noi, che noi stessi fondiamo su basi spesso immaginarie, speranze tanto più disattese quanto più grandi erano, e che pure, alla fine, pur nella cocente delusione derivante dalla disillusione, dobbiamo apprezzare perché, senza di esse, non avremmo avuto che una tenebrosa palude nella quale scorrere il tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è il primo romanzo di Dickens che leggo; bhè, meglio tardi che mai.

    Mentre lo leggevo mi è capitato che un paio di persone, notando il libro che mi portavo dietro, mi dicessero qualcosa tipo: "Ma come mai ti metti a leggere Dickens?! una cosa così datata, così obsoleta".
    [inci ...continua

    Questo è il primo romanzo di Dickens che leggo; bhè, meglio tardi che mai.

    Mentre lo leggevo mi è capitato che un paio di persone, notando il libro che mi portavo dietro, mi dicessero qualcosa tipo: "Ma come mai ti metti a leggere Dickens?! una cosa così datata, così obsoleta".
    [incidentalmente: il motivo per cui mi è venuta voglia di leggere "Grandi speranze" è che qualche tempo fa lessi Matilde di Roald Dahl, dove c'è una bambina prodigio che legge un sacco di libri tra cui Grandi Speranze, che anzi è proprio il primo... quando libro chiama libro bisogna seguire il richiamo]

    Ora: certo che è un romanzo che è stato scritto nell'800, e si vede, e si vede pure che dentro c'è una buona dose di moralismo ottocentesco, o più precisamente vittoriano. Ma accidenti: la prosa di Dickens è piacevolissima, il suo umorismo pacato irresistibile, la caratterizzazione dei personaggi impeccabile... insomma, questa è roba di prima qualità!

    Devo ammettere poi che la quantità di colpi di scena nelle ultime 100-150 pagine mi ha fatto un po' sorridere; in fin dei conti è pur vero che si tratta di un romanzo d'appendice.
    Però sono tutti colpi di scena da maestro, che non fanno minimamente traballare la solida struttura narrativa o la credibilità dei personaggi.

    In conclusione, mi è rimasta la voglia di leggere qualcos'altro di questo autore, e credo che "Il nostro comune amico" possa fare al caso mio...

    ha scritto il 

  • 4

    25 dicembre, I-II capitolo
    Siccome mi annoio molto e sento il bisogno di scrivere -ma nella solitudine aumenterebbe la solitudine- ho pensato di commentare, condividendolo (e servono a questo i social network, no?), il primo capitolo di questo libro.
    Premetto che ho letto di Dickens ...continua

    25 dicembre, I-II capitolo
    Siccome mi annoio molto e sento il bisogno di scrivere -ma nella solitudine aumenterebbe la solitudine- ho pensato di commentare, condividendolo (e servono a questo i social network, no?), il primo capitolo di questo libro.
    Premetto che ho letto di Dickens solo Un canto di Natale e mi avventuro praticamente per la prima volta in questo autore.
    L'impressione immediata è l'irritazione non tanto per i personaggi della sorella e del marito, quanto per D. che ha voluto realizzarli in tal modo: troppo eccessivi e poco realistici.
    Però so che l'autore è famoso per il suo caleidoscopico mondo di personaggi, quindi accetterò questi due nell'attesa dell'incontro con gli altri.
    In tutto il capitolo ho percepito questa latente (tragi-)comicità, grottesca, che mi ha fatto sorridere. Inizio interessante, che risucchia nella sua narrazione. Mi sono fermata perché ho la noia della vita che mi schiaccia sotto il suo peso, ma non -assolutamente no- per il libro, che per adesso scorre liscio.
    Oh ecco che ritorna; mi fermo qui.

    Che recensione (?) del cazzo. Abbiate pazienza.

    30 giugno - 1 luglio 2014
    (Avevo scritto due parole che si sono magicamente cancellate. Ci riprovo.)

    Ho ripreso la lettura del libro; non credevo potesse farmi ridere tanto. La narrazione ha tratti fortemente ironici e grotteschi, l'umorismo stimola la risata e la riflessione, in quella che pur rimane un'atmosfera cupa, intensa, dalle vividi e vivaci pennellate. La lettura scorre che è una meraviglia.

    ha scritto il 

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