Grans esperances

Per

Editor: Proa

4.1
(3186)

Language: Català | Number of Pàgines: 493 | Format: Softcover and Stapled | En altres llengües: (altres llengües) English , Italian , Chi traditional , Chi simplified , French , German , Spanish , Greek , Danish

Isbn-10: 8496414892 | Isbn-13: 9788496414891 | Data publicació: 

També disponible com: Mass Market Paperback , Hardcover , Paperback

Category: Education & Teaching , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descripció del llibre
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  • 5

    Forse il romanzo di Dickens che maggiormente si discosta dal resto della sua vasta produzione, come sottolineano anche C. Fruttero nella sua prefazione e G.K. Chesterton nella postfazione. E non perch ...continua

    Forse il romanzo di Dickens che maggiormente si discosta dal resto della sua vasta produzione, come sottolineano anche C. Fruttero nella sua prefazione e G.K. Chesterton nella postfazione. E non perché i personaggi principali (il protagonista Pip, in questo caso, ed il malvagio -ma in fondo neanche troppo- Magwitch, o la bella Estella, dal cuore di ghiaccio che manco Turandot) siano molto più stereotipati o più scialbi dei personaggi di contorno (cosa comune a molte altre storie dickensiane) , o per i chiari e consueti intenti moraleggianti che come sempre sottolineano la vicenda lungo tutto il suo avanzare, ma perchè a differenza che negli altri romanzi qui non si procede ”coralmente” alternando quadri diversi (che hanno per soggetto i co-protagonisti abbandonando momentaneamente il soggetto principale del libro), ma seguendo con linearità costante la carriera del protagonista, narrata in prima persona dallo stesso (e in retrospettiva), dalla sua infanzia travagliata alla sua improvvisa e inaspettata fortuna, la possibilità di realizzare le “grandi speranze” del titolo, fino al brusco impatto con pieghe inattese della storia che impongono una diversa realtà. Ma non senza che le rinunce, la mancata felicità, le mancate ricchezze abbiano impartito una lezione sui reali valori della vita a quell’ex-aspirante Gentiluomo, e in fondo forse anche alla sua amata senza cuore (il finale lascia intravvedere per entrambi, se non la felicità materiale, una possibile matura serenità e vecchiaia).
    Ma cos’è alla fine per Dickens la felicità, se non proprio questo?

    La carriera di Pip, non è la “Carriera di un libertino”, come quella immortalata nel ciclo di dipinti e nelle stampe settecentesche di W. Hogarth e poi portata sulla scena musicale con un’opera lirica sontuosa (su libretto di W. Auden) due secoli dopo da Stravinskji . Qui non c‘è la punizione finale, la dannazione del manicomio che fa del libertino che ha dilapidato la sua fortuna un personaggio tragico. Davanti a Pip si presentano varie occasioni per potere condurre e portare avanti la vita spensierata e spendacciona del “Giovin Signore”, ma la sua coscienza non è mai del tutto sopita. Anche quando i suoi atteggiamenti sembrano cadere nell’abiezione la sua nobiltà d’animo si dimostra alla fine molto più forte, più radicata, più vera e sincera di quella di casta, specie se quest’ultima è semplice frutto del denaro (tema sempre caro all’autore).
    Come sottolinea Chesterton, Dickens sembra volere scrivere con questo romanzo il suo libro più vicino allo stile di Thackeray, al suo obiettivo distacco dai personaggi narrati, alla rinuncia ad avere per protagonista “un eroe”; ma Dickens non è Thackeray. Dickens rimane Dickens , con tutti i suoi pregi e difetti.

    Dickens miscela con estrema cura ed equilibrio, qui più ancora che negli altri suoi romanzi, commedia e dramma, caustica ironia, amore del grottesco e avventura, ma senza mai piombare nel tragico. E per soli pochi accenni nell’introspezione.
    Ma pur con tutte le sue pecche, con i limiti di una scrittura che non ha mai posseduto, e non possiede neanche qui, una particolare eleganza o ricercatezza, con tutte le improbabili coincidenze che infarciscono come sempre le sue storie e ne permettono lo sviluppo sino al termine prestabilito, Dickens si fa leggere come un treno (e da tutti), con una semplicità ed un fascino apparentemente inspiegabile (per Carlo Fruttero risiede principalmente nella “forza evocativa delle sue immagini”, e forse non ha torto), ciò che ne fa uno tra i giganti della letteratura inglese e mondiale, quel modello riconosciuto tra i massimi vertici, accanto a Flaubert, a Kafka, a Dostoevskji, a Joyce, da scrittori anche moderni e così apparentemente distanti da lui come Faulkner, Borges, Bolano, o il nostro Calvino.

    Senza Dickens la storia del romanzo non sarebbe la stessa. E sarebbe senz’altro molto più povera.

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  • 2

    Aspettative tradite

    Ho letto questo romanzo perché la trama mi incuriosiva, ma devo dire che non mi ha entusiasmato.
    Il motivo di questa mia opinione risiede sia nei personaggi sia nel modo in cui vengono rappresentati.
    ...continua

    Ho letto questo romanzo perché la trama mi incuriosiva, ma devo dire che non mi ha entusiasmato.
    Il motivo di questa mia opinione risiede sia nei personaggi sia nel modo in cui vengono rappresentati.
    Comincio con il dire che Pip, la cui vicenda viene narrata da un lui più adulto, è uno dei protagonisti più antipatici della storia dei classici. Da bambino ti fa anche un po’ pena, perché è orfano e viene tiranneggiato da una sorella manesca ed ottusa e perché ha come esempio di figura maschile il non esemplare cognato Joe, di cui ho avuto spesso il dubbio se considerarlo generoso e buono oppure stupido. Solo perché conosce Estella, della quale incomprensibilmente si innamora, e ha un assaggio del mondo privilegiato in cui lei e la sua madre adottiva Miss Havisham vivono, decide che vuole diventare un gentiluomo e che la sua vita di persona umile gli sta stretta. Appena ne ha la possibilità, grazie all’aiuto di un misterioso benefattore, abbandona chi l’ha aiutato e va a Londra, ma spende tutto il suo tempo, anziché a cercare di costruirsi un futuro o una professione, a struggersi per Estella, che nel frattempo civetta con altri, o a domandarsi chi sia il misterioso benefattore. Aiuta altre persone, come l’amico Herbert, ma non sé stesso, non fa niente per migliorarsi e alla prima difficoltà piagnucola e rimpiange di non essere rimasto a fare il fabbro: forse sarebbe stato meglio che ci fosse rimasto, pure per il lettore. Trovo che la figura di Pip non spicchi nel romanzo come dovrebbe fare un protagonista e rimanga di contorno, ma che i personaggi secondari come Miss Havisham, uno dei migliori, oppure anche Estella, e Herbert, siano più interessanti.
    Il modo in cui Dickens presenta i personaggi risulta troppo grottesco per i miei gusti, l’ironia con cui vengono presentati li rende talvolta delle macchiette e i loro comportamenti non risultano realistici. Ad esempio trovo poco realistico che Magwitch lavori duramente per garantire una vita agiata ad un ragazzo solo perché questo una volta gli ha portato da mangiare e che rischi pure la galera per tornare a vedere i suoi progressi. Come ho trovato un po’ esagerato che Pip non si stupisca più di tanto soprattutto da bambino dei vaneggiamenti di Miss Havisham, solo perchè è “innamorato” di Estella.
    Capisco che il messaggio dell’autore sia un “chi troppo vuole nulla stringe”, messaggio rappresentato egregiamente da Pip a cui i soldi danno alla testa e che si redime quando sta per perdere tutto, ma ho trovato la parte in cui lui è a Londra, quella delle “grandi speranze”, veramente noiosa perché mi aspettavo che Pip agisse, magari che fallisse pure, ma che agisse, invece si siede ed aspetta che la vita scelga per lui, per poi verso la fine svegliarsi, ma è troppo tardi.
    Insomma non mi ha convinto a pieno, per questo per me merita 2 stelline e mezzo.

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  • 0

    Mi è difficile dare un voto a questo libro. È scorrevole ed è stata una lettura interessante, nonostante conoscessi già tutto l’intreccio e i vari colpi di scena.
    Il piacere della lettura è stato un p ...continua

    Mi è difficile dare un voto a questo libro. È scorrevole ed è stata una lettura interessante, nonostante conoscessi già tutto l’intreccio e i vari colpi di scena.
    Il piacere della lettura è stato un po’ rovinato da Pip: tanto era un bambino adorabile, tanto crescendo diventa irritante. Una volta divenuto ricco e appena un po’ raffinato, si vergogna di Joe, che per lui è stato come un padre (e di suo Joe o è l’uomo più santo mai venuto al mondo, oppure il più cretino), spende e spande senza criterio, non si preoccupa di crearsi una posizione, per anni non va a trovare Biddy e Joe, e poi trova anche il coraggio di piangersi addosso, lamentando di quanto sarebbe stato più felice se la sua ‘fortuna’ non gli fosse mai capitata e fosse rimasto sempre e solo al suo paesello, a fare il fabbro. Nessuno gli impedisce di tornarci e rimanerci, eh, ma lui si lamenta soltanto.
    M’ha pure schifato il suo contegno iniziale con Magwitch (altro personaggio che non ho ben capito. Mi pare esagerato votare l’esistenza alla ricchezza di un ragazzino perché, solo in quanto terrorizzato, t’ha aiutato mentre eri fuggiasco, e poi per lui rischiare la forca tornando in patria), e non ho capito le ragioni del suo grande amore per Estella, che non vedo come potrebbe coinvolgere ed emozionare il lettore, visto che si basa sul nulla.
    Di contro, tutta l’evoluzione psicologica di Pip, la sua maturazione, è realistica, proprio perché è molto credibile che i soldi diano alla testa, spingendo alla presunzione e all’ingratitudine, e che poi le avversità portino a riconsiderare il proprio comportamento e a redimersi.
    Ciò non toglie che Pip avrebbe meritato una cura a base di schiaffoni, e che non brilli certo per memorabilità. Restano più impressi vari personaggi di contorno, come la folle signorina Havisham, persa nel suo rancore, il temibile avvocato Jaggers, o Wemmick, così rigido sul lavoro e amabile in privato (magnifico, il suo matrimonio!).

    L’edizione che ho letto, Einaudi, contiene il finale rimaneggiato, quello lieto, che mi ha dato un’idea di posticcio; l’ideale sarebbe stato, credo, inserirli entrambi e lasciare libero il lettore di decidere quale preferisse.

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  • 4

    bello ma il peso si sente

    La storia del giovane Pip è davvero piena di grandi speranze, piena di tristi vicende, ma nonostante tutto lui si rialza e continua la sua strada. Fondamentalmente è una sorta di parabola del figliol ...continua

    La storia del giovane Pip è davvero piena di grandi speranze, piena di tristi vicende, ma nonostante tutto lui si rialza e continua la sua strada. Fondamentalmente è una sorta di parabola del figliol prodigo, visto che lui decide di accettare la fortuna che gli è piovuta addosso per trasformarlo in un "signore" londinese da un misterioso benefattore che cacciava li sordi (i soldi). Ma ben presto scoprirà l'amara verità e ritornerà pian piano sui suoi passi. Favolosa e proverbiale la descrizione e l'evoluzione psicologica e relazionale di Pip in tutta la storia, una delle migliori che ho letto fino ad oggi. Consigliatissimo, soprattutto in estate visto che ci vuole un bel po' per terminarlo.

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  • 3

    Difficile dare un voto, e del resto non è indispensabile farlo. E' il primo libro di Dickens che ho letto, e mi si è confermato il grande narratore che la sua fama dipinge.
    I primi capitoli mi hanno f ...continua

    Difficile dare un voto, e del resto non è indispensabile farlo. E' il primo libro di Dickens che ho letto, e mi si è confermato il grande narratore che la sua fama dipinge.
    I primi capitoli mi hanno folgorato: l'infanzia di Pip è insieme esilarante, sorprendente ma anche rassicurante come un vecchio film visto mille volte. Tutto il seguito scorre veloce e consegna personaggi memorabili (l'avvocato Jaggers e il suo impiegato sono i miei preferiti), ma diluisce molto l'azione ed a tratti cede alla noia. Il colpo di scena centrale mi è sembrato molto telefonato, ma del resto dalla pubblicazione del romanzo sono passati 150 anni di storie raccontate.

    PS - Ho scoperto di avere letto il finale rimaneggiato da Dickens e non quello originale (vedere https://it.wikipedia.org/wiki/Grandi_speranze ).

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  • 4

    Rispetto agli altri romanzi di Dickens questo mi è piaciuto un po' meno, anche se resta comunque un capolavoro per come è scritto.
    Non sono riuscita a simpatizzare con il personaggio di Pip quindi non ...continua

    Rispetto agli altri romanzi di Dickens questo mi è piaciuto un po' meno, anche se resta comunque un capolavoro per come è scritto.
    Non sono riuscita a simpatizzare con il personaggio di Pip quindi non c'è stata empatia, stavolta non mi sono immedesimata nella vicenda, come invece è successo con tutti gli altri romanzi letti finora. L'ho trovato un antieroe, un personaggio quasi negativo per come è cresciuto...
    Mentre la decadente figura di Lady Havisham, a mio parere, è quella che tiene viva l'attenzione del lettore, con la sua eccentricità nell'essere ferma nel passato.

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  • 3

    Personalmente, per questo libro, mi sento di criticare principalmente lo stile con cui è stato scritto. La storia, l'ambientazione e i personaggi sono invece ben realizzati.

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  • 2

    Un parto.

    Confermo la mia opinione su Dickens. Le storie sono belle, ma lo stile di scrittura è di una prolissità allucinante. Mi dà l'idea di uno scrittore che si fa pagare a numero di pagine (e probabilmente ...continua

    Confermo la mia opinione su Dickens. Le storie sono belle, ma lo stile di scrittura è di una prolissità allucinante. Mi dà l'idea di uno scrittore che si fa pagare a numero di pagine (e probabilmente era così, visto che pubblicava a puntate).

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  • 0

    Un grande compagno di viaggio: Grandi Speranze

    Un libro geniale, in cui ogni parte delle 486 pagine è necessaria, nessuna futile e che si legge speditamente e con enorme piacere.

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  • 1

    Due cose mi mandano il sangue al cervello: i grandi classici e leggere i libri dopo aver visto il film. Per questo libro erano presenti entrambi i prerequisiti, e ho già detto tutto.
    Troppo dispersivo ...continua

    Due cose mi mandano il sangue al cervello: i grandi classici e leggere i libri dopo aver visto il film. Per questo libro erano presenti entrambi i prerequisiti, e ho già detto tutto.
    Troppo dispersivo e per nulla coinvolgente, scritto ormai in uno stile e con una ricercatezza di termini troppo lontani dal mondo attuale, che rendono il tutto molto pomposo e la lettura davvero troppo poco scorrevole, ho trovato questo libro davvero noioso.
    Di solito io i libri particolarmente corposi in una settimana li finisco, ma questo proprio non ne vuole sapere di andare avanti. Anzi, va avanti solamente a sprazzi, rendendo la lettura davvero incasinata, senza una sequenza temporale adeguata. Collochi il lettore alla fine? d’accordo, ma allora rispetta il gioco e manda il resto in ordine. Che poi magari la storia era anche interessante, magari era anche originale. Si dice sempre che i classici, a differenza dei libri di ora, avevano idee sconvolgenti. Va bene, ma devi anche saperle esporre in modo da catturare il lettore.
    Non dico che Dickens sia uno scrittore pessimo, semplicemente questo non è uno dei suoi libri meglio riusciti. Non si dedica per nulla ad empatizzare con il lettore, rendendo la distanza sempre più ampia anche attraverso i personaggi. Personaggi che denunciano una situazione particolarmente cara all’autore, presente in ogni suo libro, che vede il contrapporsi della classe operaia a quella privilegiata. E lo fa in un modo tale da rendere il divario ottocentesco molto più grande di quanto in realtà probabilmente fosse: i ricchi sempre più adagiati sugli allori e i poveri a spaccarsi la schiena; questo sicuramente contribuisce allo stereotipo generale che abbiamo nella nostra cultura.
    Credo che vada bene denunciare la società, e farlo attraverso dei libri è assolutamente un modo ottimo. Però devono esserci dei personaggi molto caratterizzati, che soprattutto risultino amabili al pubblico. Qui invece troviamo un ragazzino un po’ troppo sopra le righe, un fabbro un po’ troppo goffo, una ragazzina un po’ troppo altezzosa. Insomma, questi personaggi sono tutti un po’ troppo ed è facile arrivare ad una assuefazione tale da essere costretti a cercare di ricrearli a proprio piacimento.
    Forse ho anche sbagliato il periodo in cui leggerlo, perché mi porta a rimuginare su cose che vorrei dimenticare con la lettura, e questo è sicuramente un ulteriore punto a suo svantaggio. Ma ahimè non è il solo. Ce ne sono talmente tanti che mi portano a pensare a questo libro con un forte senso di angoscia. Lo vedo come una grossa perdita di tempo, di fronte ad una tbr list pressoché infinita, e ciò mi rimarrà dentro in eterno, facendomi storcere il naso davanti ad ogni altra opera dell’autore.
    Un libro per essere considerato un classico dovrebbe dare un insegnamento, lasciarti qualcosa dentro che ti faccia aumentare il bagaglio culturale che ti porti dietro, almeno a detta di tanti. Questo libro non mi ha lasciato nulla, tanto che sono pronta a scommettere che tra una settimana già non ricorderò nulla. Forse questo è un classico caso del fare di tutte l’erba un fascio; forse opere di Dickens migliori esistono, ma non credo le leggerò.
    Ci sono molti pareri contrastanti su questo libro, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma a me proprio non è piaciuto. Saranno pregiudizi personali, saranno dati obiettivi, ma per me è bocciato su tutta la linea.

    dit a 

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