Great Expectations

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.1
(3125)

Language: English | Number of Pages: 544 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Chi traditional , Chi simplified , French , German , Spanish , Catalan , Greek , Danish

Isbn-10: 0141439564 | Isbn-13: 9780141439563 | Publish date: 

Curator: Charlotte Mitchell

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , Audio Cassette , School & Library Binding , Others , Library Binding , Audio CD , Unbound , Leather Bound , Softcover and Stapled , eBook

Category: Education & Teaching , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

Do you like Great Expectations ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
'It was now too late and too far to go back, and I went on. And the mists had all solemnly risen now, and the world lay spread before me' A terrifying encounter with an escaped convict in a graveyard on the wild Kent marshes; a summons to meet the bitter, decaying Miss Havisham and her beautiful, cold-hearted ward Estella; the sudden generosity of a mysterious benefactor these form a series of events that change the orphaned Pip's life forever, and he eagerly abandons his humble origins to begin a new life as a gentleman. Dickens's haunting late novel depicts Pip's education and development through adversity as he discovers the true nature of his 'great expectations'. This definitive edition uses the text from the first published edition of 1861. It includes a map of Kent in the early nineteenth century, and appendices on Dickens's original ending and his working notes, giving readers an illuminating glimpse into the mind of a great novelist at work.
Sorting by
  • 2

    Un parto.

    Confermo la mia opinione su Dickens. Le storie sono belle, ma lo stile di scrittura è di una prolissità allucinante. Mi dà l'idea di uno scrittore che si fa pagare a numero di pagine (e probabilmente ...continue

    Confermo la mia opinione su Dickens. Le storie sono belle, ma lo stile di scrittura è di una prolissità allucinante. Mi dà l'idea di uno scrittore che si fa pagare a numero di pagine (e probabilmente era così, visto che pubblicava a puntate).

    said on 

  • 0

    Un grande compagno di viaggio: Grandi Speranze

    Un libro geniale, in cui ogni parte delle 486 pagine è necessaria, nessuna futile e che si legge speditamente e con enorme piacere.

    said on 

  • 1

    Due cose mi mandano il sangue al cervello: i grandi classici e leggere i libri dopo aver visto il film. Per questo libro erano presenti entrambi i prerequisiti, e ho già detto tutto.
    Troppo dispersivo ...continue

    Due cose mi mandano il sangue al cervello: i grandi classici e leggere i libri dopo aver visto il film. Per questo libro erano presenti entrambi i prerequisiti, e ho già detto tutto.
    Troppo dispersivo e per nulla coinvolgente, scritto ormai in uno stile e con una ricercatezza di termini troppo lontani dal mondo attuale, che rendono il tutto molto pomposo e la lettura davvero troppo poco scorrevole, ho trovato questo libro davvero noioso.
    Di solito io i libri particolarmente corposi in una settimana li finisco, ma questo proprio non ne vuole sapere di andare avanti. Anzi, va avanti solamente a sprazzi, rendendo la lettura davvero incasinata, senza una sequenza temporale adeguata. Collochi il lettore alla fine? d’accordo, ma allora rispetta il gioco e manda il resto in ordine. Che poi magari la storia era anche interessante, magari era anche originale. Si dice sempre che i classici, a differenza dei libri di ora, avevano idee sconvolgenti. Va bene, ma devi anche saperle esporre in modo da catturare il lettore.
    Non dico che Dickens sia uno scrittore pessimo, semplicemente questo non è uno dei suoi libri meglio riusciti. Non si dedica per nulla ad empatizzare con il lettore, rendendo la distanza sempre più ampia anche attraverso i personaggi. Personaggi che denunciano una situazione particolarmente cara all’autore, presente in ogni suo libro, che vede il contrapporsi della classe operaia a quella privilegiata. E lo fa in un modo tale da rendere il divario ottocentesco molto più grande di quanto in realtà probabilmente fosse: i ricchi sempre più adagiati sugli allori e i poveri a spaccarsi la schiena; questo sicuramente contribuisce allo stereotipo generale che abbiamo nella nostra cultura.
    Credo che vada bene denunciare la società, e farlo attraverso dei libri è assolutamente un modo ottimo. Però devono esserci dei personaggi molto caratterizzati, che soprattutto risultino amabili al pubblico. Qui invece troviamo un ragazzino un po’ troppo sopra le righe, un fabbro un po’ troppo goffo, una ragazzina un po’ troppo altezzosa. Insomma, questi personaggi sono tutti un po’ troppo ed è facile arrivare ad una assuefazione tale da essere costretti a cercare di ricrearli a proprio piacimento.
    Forse ho anche sbagliato il periodo in cui leggerlo, perché mi porta a rimuginare su cose che vorrei dimenticare con la lettura, e questo è sicuramente un ulteriore punto a suo svantaggio. Ma ahimè non è il solo. Ce ne sono talmente tanti che mi portano a pensare a questo libro con un forte senso di angoscia. Lo vedo come una grossa perdita di tempo, di fronte ad una tbr list pressoché infinita, e ciò mi rimarrà dentro in eterno, facendomi storcere il naso davanti ad ogni altra opera dell’autore.
    Un libro per essere considerato un classico dovrebbe dare un insegnamento, lasciarti qualcosa dentro che ti faccia aumentare il bagaglio culturale che ti porti dietro, almeno a detta di tanti. Questo libro non mi ha lasciato nulla, tanto che sono pronta a scommettere che tra una settimana già non ricorderò nulla. Forse questo è un classico caso del fare di tutte l’erba un fascio; forse opere di Dickens migliori esistono, ma non credo le leggerò.
    Ci sono molti pareri contrastanti su questo libro, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma a me proprio non è piaciuto. Saranno pregiudizi personali, saranno dati obiettivi, ma per me è bocciato su tutta la linea.

    said on 

  • 2

    Indigesto

    Dirò uno sfondone su un grande classico: ho trovato questo Dickens molto indigesto. Non tanto per il linguaggio, anche se desueto, né per la storia, classico esempio di redenzione tardiva, piuttosto p ...continue

    Dirò uno sfondone su un grande classico: ho trovato questo Dickens molto indigesto. Non tanto per il linguaggio, anche se desueto, né per la storia, classico esempio di redenzione tardiva, piuttosto per i suoi personaggi: tutti, proprio tutti (compreso Pip, il protagonista) poco affascinanti, a tratti odiosi, sempre sopra le righe. No, non ci siamo, non è il tipo di letteratura che prediligo. Riconosco le qualità ma non mi ha coinvolto.

    said on 

  • 5

    La vita è fatta di sogni, speranze e illusioni

    Chi di noi non ha mai nutrito qualche speranza? Credo che sin dalla sua prima apparizione sulla Terra, l’essere umano abbia avuto l’ambizione o il desiderio di migliorare la propria esistenza o le pro ...continue

    Chi di noi non ha mai nutrito qualche speranza? Credo che sin dalla sua prima apparizione sulla Terra, l’essere umano abbia avuto l’ambizione o il desiderio di migliorare la propria esistenza o le proprie aspettative di vita.
    Questo è ciò che accade a Pip, il protagonista del romanzo dickensiano Grandi speranze.
    Great Expatactions (questo il titolo originale) fu pubblicato a puntate tra il 1860 – 1861, e proprio come in David Copperfield, è il protagonista ormai diventato adulto che narra le proprie vicende in prima persona.
    Phillip Pirrip, detto Pip (non in grado di pronunciare il suo nome per intero ma solo questo minuscolo soprannome con cui è conosciuto), è un bambino orfano di circa di sette anni allevato, a suon di schiaffoni e di bastonate, dalla sorella manesca più grande di lui di vent’anni, sempre affaccendata nei suoi impegni di massaia e che gli fa pesare perennemente la “fortuna” di essere stato allevato da lei.
    Nel villaggio che sorge nelle paludi nei pressi della foce del Tamigi, Pip, è visto come un mascalzone irriconoscente con chi lo ha cresciuto, frequenta una scuola serale dove impara poco e niente, gli unici amici che ha sono suo cognato Joe e la giovane Biddy, nipote dell’insegnante della scuola.
    La sera della vigilia di Natale, Pip si aggira tra le tombe dei genitori e degli altri defunti nel cimitero, che sorge in mezzo alla palude vicino al mare. All’improvviso nel suo girovagare gli compare dinanzi un uomo spaventoso, vestito di grigia tela grezza, senza cappello, con le scarpe rotte, uno straccio avvolto in testa ed un grosso ferro nella gamba. Magwitch (questo il nome dell’uomo), è appena evaso dalla prigione e minaccia di farlo uccidere dal suo complice se non gli porterà cibo e una lima.
    Pip fugge via e il giorno dopo ruberà da casa del cibo e la lima, e le porterà all’uomo.
    Passa del tempo da questa vicenda, Pip cresce e un bel giorno è invitato da Miss Havisham, presso Satis House, dove incontrerà la bellissima Estella, ragazza della sua stessa età, istruita e altolocata, figlioccia adottiva della padrona di casa. La conoscenza (e l’innamoramento) di Estella, fanno desiderare al giovane Pip di elevarsi socialmente per ambire alla mano della giovane ma anche ad una vita da gentiluomo; vita che una persona di umili origini, a causa della scarsezza di mezzi, può solo sognare di vivere. Per fare tutto ciò ha bisogno di un’ingente somma di denaro; somma che arriverà all’improvviso sotto forma di un’eredità molto grossa lasciatagli da una persona sconosciuta, e distribuitagli tramite la procura dell’attento avvocato Mr. Jaggers.
    Quest’improvvisa somma di denaro monta la testa al giovane, che è felice di mutare la sua condizione e di avere la possibilità di realizzare le sue speranze. Preso dalla sua nuova vita si dimentica delle persone che gli vogliono bene e che ora considera inferiori a lui, si trasferisce a Londra pieno d’aspettative e di speranze che sembrano potersi concretizzare…

    Grandi speranze, dall’incipit meraviglioso e indimenticabile, è uno degli ultimi romanzi scritti dal grande scrittore inglese in cui si può notare ormai la maturità e l’esperienza acquisita dall’autore, la profondità e la destrezza del muoversi su vari registri, lo scandagliare in modo profondo l’animo umano.
    Questo romanzo è meraviglioso, ti prende sin dalle prime pagine; è pervaso da un’aura di malinconia che aleggia in tutte le sue pagine, la trama è ben costruita, a tratti avvincente, ricco di sfumature e di colpi di scena, il tutto condito dall’immancabile humor britannico, pacato e irresistibile, che riesce a strappare dei sorrisi per poi ritornare serio due righe dopo.
    Come in tutti i romanzi del buon vecchio Charles vi sono i temi a lui più cari e, attraverso la figura di Pip, il grande scrittore ci offre uno spaccato della società inglese, in particolare quella londinese, della metà dell’Ottocento, tra lo sviluppo industriale selvaggio, la vita dei ceti più poveri fatta di duro lavoro, la futile esistenza dei ceti più nobili e ricchi, le differenze di classe e le conseguenti ingiustizie; una società dove gli emarginati e i più poveri sono lasciati indietro.
    La penna di Dickens è straordinaria nel tratteggiare in maniera evocativa, vivida e brillante gli ambienti (sembra di essere avvolti dalla nebbia nella brumosa palude; o perdersi tra le strade strette, sporche e tortuose di Londra) e la caratterizzazione unica dei personaggi, figure indimenticabili che animano il romanzo.
    Ogni personaggio ha una propria storia, un proprio percorso e le proprie speranze; tutti presentano pregi e difetti, tutti subiscono un crescita, una trasformazione.
    Pip è tutt’altro che perfetto e per questo è tremendamente umano; all’inizio è un bambino dal cuore d’oro, non può che suscitare compassione a causa delle botte che riceve, tenerezza quando aiuta il fuggitivo, ma appena riceve la notizia dell’eredità e si trasforma in un ragazzo altezzoso e sdegnoso (si comporta proprio come dice il famoso proverbio: il povero arricchito è peggio del diavolo), suscita l’antipatia del lettore per il modo in cui dimentica gli affetti e si vergogna per la differenza di ceto cui fino a pochi attimi prima apparteneva.
    Il personaggio che sicuramente colpisce il lettore è Miss Havisham. La sua prima apparizione nelle pagine del romanzo è qualcosa di pazzesco che colpisce sicuramente il lettore.
    Una vecchia casa trascurata e fatiscente, in cui nemmeno alla luce del sole è permesso entrare, illuminata solo dalla debole luce delle candele, dentro una stanza, dove tutto sembra essersi fermato, seduta su una poltrona, circondata da ragnatele e da una tavola in cui la torta ormai è diventata un banchetto per ragni, topi e scarafaggi, vi è una sposa vecchia e avvizzita, vestita del suo abito da sposa, ormai lacero e ingiallito.
    Donna eccentrica che si ostina a vivere cullandosi nelle allucinazioni figlie di delusioni passate, tenuta in vita solo dal desiderio di vendetta; pietosa e grottesca allo stesso tempo. La sua è una delle descrizioni più memorabili che abbia mai letto in un libro.
    Altri personaggi minori che valgono la pena ricordare sono: Estella, la bellissima ragazza, altezzosa e ben educata, allevata da Miss Havisham con l’unico scopo di infrangere i cuori degli uomini; una ragazza che si rifiuta d’amare ma, in fondo, il suo non è un vero e proprio rifiuto, più che altro è un grido d’aiuto, un bisogno di essere amata e d’amare qualcuno allo stesso tempo. Come dimenticare poi il benevolo Herbert, migliore amico di Pip, che ha solo bisogno di una piccola spinta per affrontare e farsi strada nel mondo; il dolce e fedele Joe Gargery, fabbro del villaggio, cognato e primo vero grande amico di Pip con il quale condivideva le botte che entrambi prendevano dalla sorella violenta. Buono e comprensivo, mite e generoso, fedele negli anni nonostante l’alterigia di Pip dopo aver ricevuto l’eredità; l’evaso Magwicht, che Pip aiutò nel cimitero, e di cui quest’ultimo si guadagnerà la stima per tutta la vita. Personaggio che incarna la critica al sistema: vittima d’ingiustizia in tribunale, allontanato dalla madre patria, esiliato in Australia dove nessuno può vederlo, perché nella società vittoriana quello che conta di più è la moralità; Biddy, la dolce amica d’infanzia, che sogna di fare la maestra e una vita semplice; l’avvocato Jaggers, privo di scrupoli, che non si assume mai la responsabilità di un’azione e non ammette mai nulla, il suo aiutante Wemmick, ligio al lavoro, sempre con la bocca cucita in ufficio, in privato custodisce una meravigliosa casa – castello e un padre anziano (il Vegliardo).

    La vita di Pip, che come quella di ciascun essere umano, è fatta di speranze, illusioni, delusioni, disincanti, tristezze, gioie e felicità, potrebbe essere divisa in tre fasi di apprendistato alla vita; l’apprendistato a fabbro, l’apprendistato a gentiluomo e l’ultimo, forse il più importante, l’apprendistato alla verità, che si rivelerà in una notte buia e tempestosa, dove la pioggia batte sui vetri delle finestre, in cui il giovane Pip scoprirà finalmente l’identità del suo benefattore.
    Un romanzo in cui la penna di Dickens, con la sua prosa fluida e densa allo stesso tempo, cattura e appassiona; tra intrighi, misteri e dialoghi che invitano alla riflessione, racconta la maturazione e la crescita del protagonista attraverso un percorso tortuoso e sofferto, in cui dramma e umorismo, coinvolgimento e suspense, si fondono magnificamente.
    L’unica speranza che, alla fine della lettura, Dickens c’insegna possa esistere è l’amicizia: i semplici affetti, sono quelli più veri ed in questi devono essere riposte le proprie speranze; il vero tesoro non è il denaro o i beni materiali ma gli affetti reali che si basano sulla fiducia, sulla costanza, sulla fedeltà, sull’umiltà, sulla riflessività e sulla semplicità dei legami affettivi di coloro che ci hanno sempre amato.
    Grandi speranze è il lento cammino della progressiva presa di coscienza delle illusioni, degli inganni, in cui non manca l’occasione per riflettere sul potere del denaro, sulle attese e sulle speranze (molto spesso frutto della fantasia) così universalmente umane, che ognuno si crea per migliorare la propria vita e che molto spesso ci portano a sognare, perseverare e anche a pentircene amaramente.

    “Non si fidi mai delle apparenze; si basi soltanto sulle prove dei fatti. Non esiste miglior regola.”

    said on 

  • 4

    Letto da: Peppe.

    Un lampo di verità dopo illusioni inopportune, in un mondo che lo si vorrebbe tagliato sulle proprie chimere. E infine, la realtà. Che può non essere così indecente come ci immaginiam ...continue

    Letto da: Peppe.

    Un lampo di verità dopo illusioni inopportune, in un mondo che lo si vorrebbe tagliato sulle proprie chimere. E infine, la realtà. Che può non essere così indecente come ci immaginiamo. Charles Dickens che affresca figure memorabili, nel bene e nel male, piaccia o non piaccia. Bella e a tratti spassosa lettura.

    said on 

  • 0

    Di Dickens avevo già letto qualcosa, ma stavolta il libro l'ho trovato più semplice e scorrevole. Di solito Dickens lo associo a una scrittura pesantuccia e un po' aulica, o forse semplicemente troppo ...continue

    Di Dickens avevo già letto qualcosa, ma stavolta il libro l'ho trovato più semplice e scorrevole. Di solito Dickens lo associo a una scrittura pesantuccia e un po' aulica, o forse semplicemente troppo datata. Qui invece sembra quasi un altro autore!!! Nonostante tutto però, scorre veloce ma non cattura il lettore alle pagine.. carino ma a volte dovevo rileggere la pagina perché mi ero persa a pensare ad altro..

    said on 

  • 4

    Grande romanzo, grandissimo scrittore, senz'altro da non perdere.
    Voglio sottolineare la mia esperienza di lettura in due versioni diverse, ottima quella di Marisa Sestito con le sue preziose note. ...continue

    Grande romanzo, grandissimo scrittore, senz'altro da non perdere.
    Voglio sottolineare la mia esperienza di lettura in due versioni diverse, ottima quella di Marisa Sestito con le sue preziose note.

    said on 

  • 5

    INCANTABLE

    E dopo queste grandi speranze non mi esimerò dal leggere il resto della sua bibliografia, dovessi anche metterci tutta la vita. Adoro i suoi personaggi, persi, buoni, cattivi, mutevoli, pentiti e anco ...continue

    E dopo queste grandi speranze non mi esimerò dal leggere il resto della sua bibliografia, dovessi anche metterci tutta la vita. Adoro i suoi personaggi, persi, buoni, cattivi, mutevoli, pentiti e ancora ancora ancora...con dickens piacevolmente leggo, mi piacerebbe leggerlo in orignale per gustarne meglio lo stile

    said on 

Sorting by
Sorting by