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Grek Zorba

By Nikos Kazantzakis

(5)

| Others | 9788305115384

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Book Description

77 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    una storia che non racconta nulla, un libro per descrivere un personaggio; un anziano infantile e splendente, reso in maniera impeccabile con dei dialoghi di una freschezza incrdibile

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    KillDevilHill said on Jun 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Splendido romanzo...

    ...da un incontro casuale nasce una solida amicizia, o meglio ancora una comunanza tra due uomini molto diversi tra di loro: il letterato e il lavoratore. Zorba è un uomo passionale e appassionato, vive con istinto sicuro e gode di tutto quello che c ...(continue)

    ...da un incontro casuale nasce una solida amicizia, o meglio ancora una comunanza tra due uomini molto diversi tra di loro: il letterato e il lavoratore. Zorba è un uomo passionale e appassionato, vive con istinto sicuro e gode di tutto quello che c'è di buono ma non è un essere superficiale, tutt'altro. Coglie il senso della vita molto di più del suo amico e padrone, non ne sa parlare ma la sa cantare e suonare. Il valore di questo libro sta soprattutto nella forza del personaggio, nella forza di Zorba. E' anche un libro crudele, racconta di una Grecia, anzi di una Creta, povera, arretrata, colma di pregiudizi e ipocrita. Le cose che accadono nel romanzo accadono per destino, non potevano evitarsi (in questo senso il libro costruisce una trama più razionale ma a mio parere fa perdere un po' il senso del racconto), è il caos che ogni tanto prorompe nel mondo degli esseri umani e lo rende ridicolo prima ancora che tragico.

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    Morena said on Jun 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Asino chi legge

    potrebbe essere questo il motto di Zorba - figura archetipica dell'uomo naturale, che vive fino in fondo la vita, beve la coppa fino al fondo, vive al massimo, sceglie rimorsi piuttosto che rimpianti (scegliete voi la vostra frase - simbolo, avete ca ...(continue)

    potrebbe essere questo il motto di Zorba - figura archetipica dell'uomo naturale, che vive fino in fondo la vita, beve la coppa fino al fondo, vive al massimo, sceglie rimorsi piuttosto che rimpianti (scegliete voi la vostra frase - simbolo, avete capito il tipo).
    Questo libro è la descrizione di un contrasto, di uno scontro-amore tra il protagonista, letterato incerto e indeciso e Zorba - ma in effetti è un paradosso, una contraddizione in termini che un libro sia un lungo e incessante monito a chi legge di buttare i libri a mare e "cominciare a vivere". Ma questa vita, la vita di Zorba non ha salvezze al suo termine: l'amore finisce in tragedia, la religione è un velo d'imbroglio che nasconde nefandezze e orrori, il lavoro d'ingegno conduce al fallimento di ogni progetto. Lasciando stare il maschilismo e l'omofobia insita in questi "uomini tutti di un pezzo, queste "bestie selvagge che non leggono", il finale trascolora in un effluvio di morte e decadimento, in una visione amara, cinica e quasi senza speranza.
    E risulta ancora più paradossale e beffardo che l'unica salvezza per Zorba, l'unico mezzo per permettergli di esistere, di fuggire l'annientamento del non essere della morte sia ancora la letteratura - il narratore scrive un Sinassario, una eziologia come di santi orientali, che forse è lo stesso libro che stiamo leggendo. Resta solo un libro, per salvare dall'obio un uomo che aborriva i libri.

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    Habemus_Apicellam said on Jun 2, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    .. siamo minuscoli bachi, Zorba, minuscoli bachi che strisciano su una fogliolina...

    Tra il profumo della macchia mediterranea e l'incanto del mare cretese, tra spiaggie monti ed un minuscolo villaggio con i suoi gretti e terreni abitanti, Kazantakis sviluppa il confronto tra due opposti che convivono ma in nessun modo riescono a fon ...(continue)

    Tra il profumo della macchia mediterranea e l'incanto del mare cretese, tra spiaggie monti ed un minuscolo villaggio con i suoi gretti e terreni abitanti, Kazantakis sviluppa il confronto tra due opposti che convivono ma in nessun modo riescono a fondersi, il desiderio dell'anonimo narratore di sentirsi 'vivo' e di rompere la 'prigione di cristallo' generata da un animo puro e insicuro e il tentativo del 'vivo' Zorba di crinare quel cristallo a suon di santuri e storie vissute. Troviamo affrontati aspetti essenziali dell'esistenza come l'amore per le donne e per l'amicizia, come la ricerca del 'senso' e della conoscenza, come il bisogno di vivere e percepire secondo canoni più umani e istintivi e meno razionali e metaconcettuali, e poi politica e religione, fede e misticismo, meditazione e introspezione, creazione e morte si susseguono in un percorso autopoietico dal tratto chiaro leggero e diretto. Dall'incontro tra un'animo carnale, quello di Zorba, e l'animo corrotto dal raziocinio, quello del narratore, si rigenera l'atavico confronto tra chi vive la vita e chi la vita la pensa e da questa asimettria, tra i due protagonisti, nasce un'indissolubile legame , un legame romantico e profondo, un'amicizia che si rafforza e deriva in esigenza. Entrambi alla ricerca di qualcosa e qualcuno, finiscono per far trovare qualcosa al lettore..la voglia di rileggere il libro una volta finito 😊

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    Zardo said on May 26, 2014 | Add your feedback

  • 17 people find this helpful

    “… non ti manca nulla. Nulla, perbacco! Tranne una cosa, la follia!”

    Quando si incontrano due concezioni della vita diametralmente opposte possono capitare, in linea di massima, due cose: o si scontrano fino ad annientarsi a vicenda, oppure finiscono per completarsi andando a formare un tutto unico.

    Nel caso di uno s ...(continue)

    Quando si incontrano due concezioni della vita diametralmente opposte possono capitare, in linea di massima, due cose: o si scontrano fino ad annientarsi a vicenda, oppure finiscono per completarsi andando a formare un tutto unico.

    Nel caso di uno scrittore poco più che trentenne, appassionato - forse anche più che appassionato - della cultura orientale e che vede nella figura di Buddha la via più praticabile per capirci qualcosa, e di un marinaio/avventuriero/contadino/minatore/soldato/ecc. di oltre sessant’anni, convinto che prima di ogni cosa vadano soddisfare le richieste del corpo e poi, se rimane il tempo, anche quelle dello spirito; nel caso di questi due uomini, dicevo, le opposte concezioni dell’esistenza si sono immediatamente piaciute, tanto da decidere di andare a convivere e stringere un’imperitura amicizia.

    L’intellettuale e/o topo di biblioteca, si stava recando Creta, dove aveva una miniera di lignite, quando, in un’alba seguita ad una notte di tempesta, in un piccolo bar incontra Alexis Zorba, un tipo alto e magro, dai ricci capelli e dai baffi grigi che porta con se un fagotto dentro il quale riposa un santuri. Zorba, che non ha mai conosciuto la diplomazia e meno che mai le rigide regole del galateo, irrompe letteralmente nella vita tranquilla e oltremodo riflessiva dello scrittore e gli si propone come factotum. Lo scrittore, osservandolo con la curiosità tipica dello scrittore - che assomiglia un po’ a quella del ladro che cerchi di stabilire quanto gli potrà fruttare un eventuale colpo - sente nei confronti di quel tizio un’attrazione che lo induce, senza alcun motivo di tipo prettamente logico, ad acconsentire e a portarlo con sé a Creta affidandogli il compito di maggiordomo, “damo di compagnia” e direttore della miniera.

    A Creta, lo scrittore lavorerà al suo manoscritto incentrato sulla figura di Buddha, mentre Zorba dirigerà i lavori in miniera, studierà un improbabile sistema per sfruttare le ricche foreste della collina credendo di trovare un modo per portare agevolmente a valle i tronchi e, soprattutto, dimostrerà al suo padrone/amico - con opere azioni e pure qualche omissione - cosa intende per vivere.

    Appena giunti sull’isola, una delle prime persone che conoscono è una locandiera di origini francesi, tale Madame Hortense, un ex canzonettista ex bella donna che non ha ancora smesso di sognare e continua a curare il proprio aspetto truccandosi, profumandosi ed abbigliandosi in modo da continuare a sfruttare al meglio il florido seno avuto in dote dal creatore; ebbene, nonostante questa signora non sia più il fiore rigoglioso dei bei tempi andati, cionondimeno esercita nell’irriducibile Zorba un desiderio che il canuto macedone provvederà ben presto e con abili mosse a soddisfare.

    “Mare, donne, vino e duro lavoro!” è il motto di Zorba, motto che non esita a trasferire dal piano speculativo a quello pratico. Lo scrittore lo osserva e ne ascolta i racconti dopo cena: Zorba gli narra della sua turbolenta esistenza intrisa di lavori leciti e meno leciti, di donne sposate e di donne amate, di figli vivi e morti, di guerra e uccisioni, di ferite del corpo e dello spirito e di convinzioni filosofiche che pur nella loro rozzezza appaiono geniali all’erudito suo padrone.

    Se uno, il più giovane, ha vissuto per lo più piegato sui libri e convinto che vada per prima cosa nutrita l’anima, l’altro, whitmanianamente, ha sempre agito nella profonda convinzione che vada nutrito il corpo non meno dell’anima e che, anzi, senza appagare le necessità della carne non si può sperare di soddisfare quelle dell’anima e, quindi, non si ha alcuna possibilità di raggiungere quel vero che da millenni ci affanniamo a inseguire senza avvicinarci di manco un millimetro. Zorba conosce gli uomini poiché ha vissuto ed è convinto che anche il giovane padrone farebbe bene a smetterla di magiare pagine stampate e dedicarsi un po’ di più alla vita vissuta, per esempio, facendo al corte a quella vedova che hanno visto passare davanti alla locanda durante un giorno di pioggia. La videro passare con il vestito appiccicatolesi addosso a causa della pioggia e ne poterono ammirare le forme talmente irresistibili da non poter essere altro che diaboliche. Ogni uomo presente sull’isola, ogni volta che la vedova passare per strada - o, più semplicemente, percorrere le tortuose vie dell’immaginazione - sentiva un groppo in gola e l’irrefrenabile desiderio di giacere con lei, anche al costo di dannarsi. Naturalmente, anche lo scrittore avvertì quella pulsione ma da rigoroso e razionale quale era non poteva permettersi di cedere ai propri istinti animaleschi, e Zorba lo esortava, e Zorba s’incazzava.

    Ci sarebbe ancora tanto da dire ma mi fermo qui, in parte perché mi sono già dilungato abbastanza (hai scritto un papiro, direte voi, alla faccia dell’abbastanza!) e un po’ per non togliervi il gusto della lettura qualora vogliate affrontarla. Concludo dicendo due cose: 1) che si passi per il corpo o per la mente, quella famosa ricerca sembra destinata al fallimento (quindi, mi verrebbe da dire, tanto vale passare per il corpo che è ci si diverte di più) e 2) non ho assegnato cinque stelle a “Zorba il greco” poiché l’autore non è riuscito a impedirsi di entrare troppo spesso nella narrazione: bella l’idea di fondo, straordinario il personaggio di Zorba (lui sì da cinque stelle extralusso) ma non da capolavoro il risultato generale. Ciò detto, Zorba è un tizio che ognuno dovrebbe incontrare almeno una volta nella vita … ché se gli gira vi suona pure qualche bella melodia con il suo inseparabile santuri.

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    Dan78 said on Mar 26, 2014 | 14 feedbacks

  • 1 person finds this helpful


    Mi sembra niente male questo libro appena iniziato, fa pensare alla vita tutta.

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    A n n a said on Mar 15, 2014 | Add your feedback

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