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Grief Observed

By C.S. Lewis

(2)

| Paperback | 9780553148404

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Book Description

125 Reviews

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    Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.


    Questo libro non mi ha convinto del tutto. Tema arduo quello del dolore e di un Dio che ne è artefice e dispensatore. Mi risulta difficile criticare il pensiero di un altro. Però. Però se uno si professa cristiano, deve accettare la legge del “Sia ...(continue)


    Questo libro non mi ha convinto del tutto. Tema arduo quello del dolore e di un Dio che ne è artefice e dispensatore. Mi risulta difficile criticare il pensiero di un altro. Però. Però se uno si professa cristiano, deve accettare la legge del “Sia fatta la tua volontà”. Ed accettare il dolore che ne consegue. Non si può ringraziare il Creatore solo quando le cose vanno bene e il sole al tramonto dispensa gioia e amore a ogni essere.
    Anche se il tema non è da ombrellone, suggerisco la lettura de
    “Il libro tibetano del vivere e del morire” di Sogyal Rimpoce.
    Il dolore e la morte sono gli stessi, ma è il loro approccio ad essere diverso. E’ un testo che si può leggere senza infrangere le proprie idee religiose, ma che permette il confronto fra pensiero occidentale e pensiero orientale.

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    roberto said on Jul 7, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Questo libro mi ha fatto riflettere e commuovere allo stesso tempo. L'ho letto più volte e non riuscivo a smettere!

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    Salvezzetemporanee said on Jun 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    C. S. Lewis racconta in poche pagine la personalissima elaborazione del lutto della moglie Joy, qui chiamata H.
    Il libro non è che una raccolta delle sue "note", ovvero dei pensieri che, subito dopo la perdita dell'amata, decide di trascrivere su de ...(continue)

    C. S. Lewis racconta in poche pagine la personalissima elaborazione del lutto della moglie Joy, qui chiamata H.
    Il libro non è che una raccolta delle sue "note", ovvero dei pensieri che, subito dopo la perdita dell'amata, decide di trascrivere su dei quadernetti. Non c'è apparentemente un filo logico, si tratta di riflessioni sparse che si interrompono e riprendono in modo casuale ma mai caotico.
    Lewis fa della scrittura una sfogo e tenta di analizzare il suo dolore di giorno in giorno, appuntandone i mutamenti. Riflette sulla mancanza, sulla vita, ma soprattutto su Dio, con cui (purtroppo per me che in Dio credo molto poco) si riappacifica nella seconda metà dell'opera.
    Penso possa essere definito un libro filosofico e religioso, ma per certi versi anche molto reale e quotidiano. Piccolo ma piuttosto profondo, fa riflettere.

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    Hesperia said on Mar 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Profonde riflessioni...

    Libro conciso ma molto profondo. Riflessioni altrettanto profonde che trasmettono il dolore per la perdita di un amore. Bello.

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    lasposadelvento said on Feb 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il tema del libro è molto più profondo di quanto non appaia. Lewis non narra solo rudemente il suo dolore per la perdita della moglie tanto amata, ma scruta dentro sé stesso,perché quel dolore, in prima battuta, travolge tutte le certezze che gli ven ...(continue)

    Il tema del libro è molto più profondo di quanto non appaia. Lewis non narra solo rudemente il suo dolore per la perdita della moglie tanto amata, ma scruta dentro sé stesso,perché quel dolore, in prima battuta, travolge tutte le certezze che gli venivano dalla sua fede, scuote il suo rapporto profondo con Dio. Chi ha fede dovrebbe avere anche la certezza che essa sarà il vero sostegno nel tempi belli e nei tempi brutti...ma questo è facile asserirlo quando il dolore e la morte sono quelli degli altri! Ora che è capitato a lui...la sua fede vacilla...diventa quasi impossibile credere in un Dio buono. Ma tra le tenebre delle righe del libro... si intravede la luce...verso la fine scrive:" Perché questo è uno dei miracoli dell'amore: che esso dà - a entrambi, ma forse soprattutto alla donna- la capacità di vedere al di là dei suoi incantamenti, ma senza che l'incanto scompaia. Vedere, in qualche misura, come Dio. Il Suo amore e la Sua conoscenza non sono distinti l'uno dall'altra, né sono distinti da Lui. Potremmo quasi dire che Egli vede perché ama, e quindi ama benché veda". Il Deus Caritas est, resta una certezza!

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    ele said on Feb 15, 2014 | Add your feedback

  • 28 people find this helpful

    CHE DIO PERDONI DIO

    Un testo fondamentale di quella che mi viene da definire “letteratura del lutto”.

    Iniziato a scrivere pochi giorni dopo la morte della moglie amatissima - che si chiamava Joy e qui diventa chissà perché H. (c’è da dire che il libro uscì firmato con ...(continue)

    Un testo fondamentale di quella che mi viene da definire “letteratura del lutto”.

    Iniziato a scrivere pochi giorni dopo la morte della moglie amatissima - che si chiamava Joy e qui diventa chissà perché H. (c’è da dire che il libro uscì firmato con uno pseudonimo) – e pubblicato solo pochi mesi dopo l’evento.
    Composto ‘a caldo’. Al caldo del dolore rovente, inarrestabile…

    In questo mi sembra che si differenzia dalla maggior parte, se non forse da tutte le opere che si occupano del lutto e del dolore per la perdita della persona amata.

    Peccato che C.S. Lewis, lo stesso delle Cronache di Narnia, lo stesso che Anthony Hopkins ha ottimamente portato al cinema nel film “Viaggio in Inghilterra”, dove Joy era interpretata da quella magnifica attrice che è sparita troppo presto dagli schermi, Debra Winger, peccato per me che Lewis fosse così maledettamente credente nella bibbia e nel vangelo, nel cristo e nel redentore e nella trascedenza, fosse così dannatamente avvolto nella fede che, dal mio punto di vista, finisce per soffocare molte pagine di questo piccolo grande libro.

    All’inizio la fede vacilla, Lewis sembra ribellarsi: quando la morte di Joy è fresca, dio è il Sadico Cosmico.
    Nella prima metà dell’opera fanno spicco riflessioni del tipo: perché si è così sicuri che la morte ponga fine ai tormenti, perché la separazione che tanto strazia chi rimane dovrebbe essere indolore per chi se ne va?
    Un pensiero sconvolgente: se il tormento non finisce con la morte, allora vita e morte sono solo un lungo ininterrotto dolore.
    E ancora, …nella sofferenza non si può fare altro che soffrire.
    Quando si cade dalla moto, si ha un incidente o una scivolata, il consiglio generale (almeno di quelli che centauri sono o sono stati) è: tornare in sella e ripartire subito, non lasciare che la paura si cristallizzi, combatterla andandole incontro.
    Dopo la morte della moglie, Lewis torna subito nel pub preferito, nel loro bosco: quei luoghi non amplificano l’assenza. Perché l’assenza è come il cielo… Alzo gli occhi al cielo notturno. Vi è qualcosa di più certo del fatto che in tutte quelle vastità di tempi e di spazi non troverei mai il suo viso, la sua voce, il tocco della sua mano?
    È lo stesso atto del vivere che è diverso da prima a dopo, in ogni momento: l’assenza della moglie è come il cielo, si stende sopra ogni cosa.
    Eppure, esiste un luogo dove l’assenza è ancora più forte: il nostro corpo, Adesso è come una casa vuota
    In fondo, la ricetta è nota a tutti: basta concentrarsi sull’hic et nunc, il qui e l’adesso, un granellino dopo l’altro, prima che ce ne rendiamo conto, si è creata una distanza, tra noi e l’evento… Non succede però la stessa cosa col dolore: puoi concentrarti quanto ti pare, ma un granello di dolore e poi un altro, non fanno un momento di salute. Piuttosto, è una somma di malattia.
    Il dolore è una malattia. Qual è la cura? Forse chi è in lutto, chi soffre, dovrebbe essere isolato come i lebbrosi.

    Il ricordo è una realtà ambigua, non è necessariamente espressione d’amore.

    Ma dalla metà in poi a me pare che Lewis recuperi l’equilibrio anglicano che lo rese famoso di qua e di là dell’oceano (le trasmissioni radiofoniche) e così facendo mi perde, mi allontana, mi lascia smarrito nei pensieri filosofici e teologici che riguardano il suo dio, che mi annoiano tanto.

    Dio sembra assente nel momento del nostro maggiore bisogno appunto perché è assente, perché non esiste. Ma allora perché sembra così presente quando noi, per dirla con franchezza, non lo cerchiamo?

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    orsodimondo said on Jan 30, 2014 | Add your feedback

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