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Guerra Mundial Z

Una historia oral de la Guerra Zombi

By

Publisher: BOOKS4POCKET

4.0
(1642)

Language:Español | Number of Pages: 480 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Italian , Chi traditional , French , Portuguese , Korean , German , Czech , Dutch , Greek

Isbn-10: 8492516089 | Isbn-13: 9788492516087 | Publish date: 

Also available as: Paperback

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Book Description

Por fin, el mundo sabrá la historia verdadera de cómo la humanidad estuvo a punto de extinguirse. Desde el fin oficial de las hostilidades se han producido numerosas tentativas para documentar la guerra zombi. Guerra Mundial Z es el relato definitivo –realizado por los propios supervivientes– de los detalles tecnológicos, militares, sociales, económicos y políticos de cómo la civilización estuvo al borde de la extinción en la lucha total contra el muerto viviente.

“Una novela difícil de dejar. Lo sutil, y lo no tan sutil; y, sobre todo, llena de puyazos a nuestros dirigentes y sus políticas contemporáneas que son de un atractivo difícil de desdeñar.” Publishers Weekly

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  • 4

    [ non mi importava un cazzo...volevo solo che finisse, maledetto]

    Sono stati giorni terribili non mi rendevo conto di quanto fosse morboso.
    Rintanata a casa...sono diventata dipendente della vitamina D Dibase. Ho faticato a procurarmela. Provate a chiederla senza ri ...continue

    Sono stati giorni terribili non mi rendevo conto di quanto fosse morboso.
    Rintanata a casa...sono diventata dipendente della vitamina D Dibase. Ho faticato a procurarmela. Provate a chiederla senza ricetta medica? Ti guardano e borbottano come se chiedessi metadone...ed io ci sono riuscita!

    "Ma avevi pensato che fosse come tutti gli altri?"

    Ma si,si. Ma nessun mi aveva preso così. Ma scusami?quelli però erano classici!

    Me lo sentivo, però. Una notte ho dimenticato di mettere in frigo quello che avevo comprato qualche ora prima. E mentre stavo li, concentrata e in un ambiente insonorizzato, mi dicevo: "stai dimenticando qualcosa. Figurati. Non rompere!". Ed invece li avevo lasciato fuori per tutta una notte. Sai cosa significa mangiarsi a pranzo verdura, minestrone e tofu caldo? Solo per non buttare nulla visto le condizioni in cui mi trovavo.

    "Continua"?

    Ti serve altro? non puoi confrontare con gli altri reports...Ma si, poi quando ho finito mi sono sentita svuotata. sono tornata lentamente al solito tran tran. "Melanconia" e quel minotauro che mi porto da tempo.
    Ma ho dovuto fare una scelta dolorosa anche "Horcynus Orca"...una odissea.
    Si bene. Il magone è rimasto...non guarderò più il mio cane come prima. Non proviene dalle squadre K9 ma me ne farò una ragione!
    Ascoltare Radio Rock al posto di Radio Terra Libera sarà straziante...la mia cultura, la mia educazione e ora il mio stile di vita...bruciati!

    "Quindi, ha superato la sufficienza?"

    Si. Volevo fermarmi allo stadio 3 poi ho dato 4...Quella sul tizio che poteva essere Michael Stipe mi ha convinto!
    posto il link postbellico: https://www.youtube.com/watch?v=60K06dyG0f4

    said on 

  • 4

    Ottimo!

    Per ora penso che questo sia il miglior romanzo Z che abbia mai letto.
    Il libro è diviso in più storie sparse per il mondo, scritte sotto forma di intervista.
    Le "persone" raccontano ciò che hanno pas ...continue

    Per ora penso che questo sia il miglior romanzo Z che abbia mai letto.
    Il libro è diviso in più storie sparse per il mondo, scritte sotto forma di intervista.
    Le "persone" raccontano ciò che hanno passato prima, durante e dopo l'apocalisse Z. Ed è raccontata da persone diverse, di grado diverso, dall'istruttore dei cani, dal cieco, dai soldati e dai civili. È raccontato in un modo così perfetto, così dettagliato, così veritiero (per quanto riguarda le armi e le faccende militari) da sembrare, appunto, vere.
    Davvero un ottimo libro!
    Consigliatissimo!

    said on 

  • 4

    Quello che amo di Anobii è la possibilità di conoscere libri a cui mai mi sarei accostata altrimenti. E' il caso di World War Z, che vedevo da un po' di tempo comparire nelle librerie dei miei vicini ...continue

    Quello che amo di Anobii è la possibilità di conoscere libri a cui mai mi sarei accostata altrimenti. E' il caso di World War Z, che vedevo da un po' di tempo comparire nelle librerie dei miei vicini e diffondersi rapidamente, come l'epidemia di cui narra, accompagnato da giudizi positivi di stimati recensori. Sono contenta di essermi fatta contagiare o mordere ed infettare, visto che siamo in tema: è un romanzo costruito molto bene, in cui niente è lasciato al caso, un romanzo in cui l'elemento fantastico è calato in un contesto realistico e verosimile. L'apocalisse zombi è affrontata a livello mondiale, attraverso un punto di vista multiplo, dato dalle diverse voci intervistate, e attraverso un'attenta analisi geopolitica delle risposte dei diversi Stati alla catastrofe. Questo porta inevitabilmente ad una serie di riflessioni implicite su quanto sia fragile l'equilibrio internazionale, le relazioni tra gli stati e tra i singoli individui ed infine quanto sia campato per aria il mito della superiorità occidentale e soprattutto la nostra presunzione antropocentrica. L'autore ( figlio di Mel Brooks!) però è così bravo che riesce a tenere in equilibrio le due istanze, sia quella della rappresentazione ucronica di ampio respiro geografico, parlando di popoli, masse, governi , eserciti, battaglie campali eccetera..., sia quella del "fattore umano" isolando figure di "eroi" all'interno di questa epica moderna.

    said on 

  • 4

    Qui non troverete la trama.

    Avvertenza. In questo pregevole romanzo io vengo classificato – in una scala di valori antizombie – come di categoria A3, dove il massimo (oplita odierno) è “A1” ed il minimo (carne morta) “F6”.

    Sono ...continue

    Avvertenza. In questo pregevole romanzo io vengo classificato – in una scala di valori antizombie – come di categoria A3, dove il massimo (oplita odierno) è “A1” ed il minimo (carne morta) “F6”.

    Sono molto sensibile all’adulazione. Tenetene conto.

    È d’uso, quando il naturalista incontra un essere vivente sui generis, attingere a sinonimi dello scherzo di natura o altre analogie dell’inclassificabilità. Il recensore invece dice che l’autore è furbo. Brooks non è furbo, lo sarebbe se ne avesse azzeccate una, due massimo tre. Ma tutto il libro è una sapiente studiata raccolta di interviste (lo chiamano romanzo epistolare ma di epistole vere o verosimili non ve n’è alcuna, interviste sono) fittizie ovviamente ma che sono l’unico modo intelligente di proseguire una volta che nel titolo si sia scelto l’aggettivo “mondiale”.

    Già ricomporre un ethos (dal Gattopardo o nel Pasticciaccio o in Vita e Destino) è impresa di pochissimi, figuriamoci un quadro realistico, dato dai sopravvissuti, di una guerra mondiale contro il più irrealistico dei nemici: gli zombi, al cui confronto i marziani o alieni in genere sono gente di famiglia, quanto i vampiri povere proiezioni di frustrazioni sessuali femminili troppo a lungo innaturalmente protratte.

    Dov’è la sapienza, dirà il dostoescomane, dove lo studio riecheggerà il cervantofilo?
    Sta nell’aver inframmezzato ogni intervista di dettagli, di ricordi, di informazioni chiave per ricomporre quel sentimento di incertezza, di bordellorganizzato, d’inaffidabilità gestibile, di un mondo, il pianeta Terra, dove la regola prevalente era una sostanziale anomia temperata dall’ignoranza.

    Dettaglietti… i bimbi drogati di ritalin, i menagger di pompa autoreferenziale, i cinesi di menzogne avvolte in bugie incartate nelle frottole, gli americani di fede malriposta, lo sfigato che si mette in marcia inzeppando l’auto invece che di cibi e benzina di gadget elettronici, i governi che traccheggiano, i governati che pendono dalle labbra di Lady Gaga e s’abbeverano a Oprah Winfrey, le migrazioni inarrestabili in Asia Centrale, la corruttibilità d’ogni funzionario eccetera.

    Ricetta eccellente per la lubrificazione del business, pozione velenosissima per affrontare una crisi seria.

    In ogni luogo, ceto o nazione o segmento sociale i bachi noti li centra tutti.

    Pur inserendosi in un filone di abominio fantascientifico dichiaratamente heinleiniano, i vecchi lettori concorderanno, è forse il libro meno politically correct letto in un decennio (ci sono pure degli ebrei stronzi e degli americani infernalmente inefficienti), ferreamente conradiano, in ferocia impietosa batte Houellebecq, in acribia sociologicamente informativa Ballard, in dettagli goresplatter i più trucibaldi videogiochi usi a far sfogare l’adolescente (o il padre del), in ecpirosi incidentali di centinaia d’automezzi (abitati, ovvio) in un mondo dove per un graffietto nel paraurti rischi una causa per crudeltà mentale.

    Il libro è pure corredato di opportune note (fittizie) a corroborare la sensazione di reportage, di churchilliano resoconto postbellico. Chiaro che la guerra se dilata gli eventi possibili, è un comodo espediente riduzionistico per le analisi psicologiche, di fronte ad ogni grave pericolo imminente ci sono pochissime declinazioni, i caratteri tendono ad essere difettivi irregolari e aumentano solo gli assoluti: tripartendo in coraggiosi, pavidi e imbecilli.

    Qui sta il godimento, specchio di quello che ha certamente provato l’autore: solo gli artisti riescono a tali sublimità autoerotiche.
    Nella Zombie World War gli imbecilli muoiono sempre, tutti. Vasto programma, come diceva De Gaulle. Da qui l’attributo di “fantascienza”.

    Devi stare attentissimo a tener presente che l’ecatombe è tale da condannare anche moltissimi bambini (innocenti per definizione), altrettanti incolpevolmente deboli, di corpo di risorse o di spirito e parecchi valorosi prostrati o sfortunati alla morte più o meno atroce perché, se te lo scordi, le carneficine di imbecilli – mi viene in mente un’episodio che trasposto in Italia potrebbe essere chiamato “il Massacro di Saxa Rubra” o lo “Sterminio del Maurizio Costanzo Show” - possono far passare in un attimo il feeling ispirato in WWZ da orrore abominevole a circostanza auspicabile.

    Pur piangendo i validissimi caduti, i commilitoni indimenticabili, i compagni e compagne che non ce l’hanno fatta, parimenti intrepidi e strenui combattenti, non un solo sopravvissuto intervistato è un imbecille, un idiota o un inutilissimo scarto di una società troppo concessiva nel dare costose opportunità a gente che andrebbe schiaffeggiata a coppie finché non diventano dispari.

    Pur essendo visibilmente antiamericano, le rampogne allo stile prevalente USA sono pari alla somma di quelle registrate verso tutto il resto del mondo, il liberale autentico, il figlio della frontiera, il sano individuo, troverà continuo conforto nel vedere ciò che ha sempre sospettato, essere riproposto come vero criterio di giudizio per una società che vede la forza globale come somma di forti individui (c’è pure un cameo del Capitano McWhirr di Tifone – qui incarnatosi nel babbo roseo e pacioso di una ragazzina).

    PS. C’è qualche fulminato che lo ha dipinto come “troppo filoamericano” evidentemente la critica che almeno una ventina di personaggi muovono alla macchina militare industriale americana che spreca zilioni e fantastiliardi di dollari in JDAM JSOW JSF, tutti acronimi dove la J sta per “joint” cioè connesso, coordinato, collegato, in rete, multifunzione, scordando che troppa tecnica e troppe interconnessioni rendono più deboli invece che più forti, evidentemente – dico - gli sembra una stronzata. Per non dire del funzionamento dei media o delle lobby o delle corporation che fanno i miliardi sui fessi tramite gli avvocati.

    Ah, il qui criticatissimo JSF non è altro che il famigerato (in Italia) F-35. Ma siccome nei foglietti che leggono questi poveri tati pacifessi non lo chiamano col nome intero, non lo sanno. Sennò avrebbero venduto il presente volume come supplemento domenicale aggiunto, altroché!

    E l’orrore antropofago? Vabbè sì, in effetti il cannibalismo è un tabù presso quasi tutte le culture ma – nel gelo dell’inverno nucleare o artico – non insuperabile.
    Non ci credete? Perché siete sazi, o perché avete ancora buste lattine e scatolette o intorno salmoni e caribù e più a sud ovini e cinghiali in abbondanza. No?
    Ma la tutela della vita umana! Urla Simplicio! La v-i-t-a-u-m-a-n-a! Scandisce il vispoteresoide! Vedi un po’ te se dopo 37 gg di dieta canadese (licheni e bacche) t’arriva da sud uno che si presenta con un “so’ un diriggente de Equitalia, che c’hai ‘dda magnà?”
    Ta-pùm!
    Arriva una coordinatrice di plesso per la coesione ecosostenibile del territorio?
    Ta-pùm!
    Un marketing segment evangelist visualizer?
    Ta-pùm!
    Ta-pùm! (Incredibile, cazzo! Dopo un colpo di 7,62 FMJ si muoveva ancora.)
    Uno di quei dieci undici anobiani rattusi o cardatori del nulla che mi vengono in mente d’istinto?
    Scckrack! (non sprechiamo proiettili, una mazzata col “lobo” è più che sufficiente.)

    La vita umana, tzè. “Umano” è un aggettivo che negli ultimi secoli è stato distribuito con prodigalità eccessiva.

    Ma gli zombi chi sono?

    Facile. No?

    PPS.

    Traduzione: “quelli che hanno dato dentro la Mustang per una Harley-Davidson” sarebbe IL Mustang (l’aereo) non LA Mustang (un’auto: muscle car affine alla Thunderbird di Thelma e Louise, meglio questa) Si riferisce alla nascita dei primi gruppi di Hell’s Angels – famigerata banda di motociclisti - che erano piloti da caccia della II GM costretti dalla smobilitazione a consegnare un aereo sopraffino da 1600 HP per accontentarsi di una moto da 30HP.
    Ciò li fece andare - comprensibilmente - fuori di testa.

    PPPS. Ma la stella in meno? Tre forzature non accettabili: capisco che dopo aver legnato il Giappone con abbondanza devi dar loro un contentino ma il cieco giardiniere ninja è troppo. La guerra nucleare Iran Pakistan è un chiaro pio desiderio "kosher", e manca ogni riferimento all’Italia.

    Qui le ipotesi sono due. Una è che mi è stato fatto notare che l’inclusione della complessissima Italia avrebbe comportato anni di studio per il necessario raddoppio delle pagine, l’altra che è spaccandosi tra la nomina di una Commissione Interministeriale Antizombi, l’attesa fiduciosa dell’Arma Finale Antizombi: l’anatema del papa, chi avrebbe aumentato le tasse sulla benzina e chi prima voleva sapere se gli zombi erano di destra o di sinistra, l’Italia - a meno di una sanguinosissima rivoluzione spietata - dopo tre settimane sarebbe con ogni probabilità scomparsa in un ribollente mefitico lago purulento.

    Mi sa che la parte dell'Italia tocca a me scriverla.
    Sarò severo, ma giusto.

    said on 

  • 4

    Se c’è un libro che ho avvicinato con un marcato pregiudizio è questo. Non fraintendetemi, non pensavo che non lo avrei apprezzato, tutt’altro, Ero certo che mi sarebbe piaciuto. Un libro che parla di ...continue

    Se c’è un libro che ho avvicinato con un marcato pregiudizio è questo. Non fraintendetemi, non pensavo che non lo avrei apprezzato, tutt’altro, Ero certo che mi sarebbe piaciuto. Un libro che parla di Zombi, scritto dal figlio di Mel Brooks e addirittura acclamato dalla critica era troppo invitante. Se aggiungiamo che ne hanno pure tratto un film, gli elementi c’erano tutti perché si trattasse proprio di un libro di infima serie bello e buono. Uno di quelli che mi piacciono tanto.

    Sotto sotto avevo la speranza di trovare una di quelle sorprese che di tanto in tanto si trovano in libri del genere (mi riferisco in particolare a “Io sono legenda” di Matheson) ma non ci contavo tanto. La mia idea era quella di divertirmi come mi è capitato con “Black City - C’era una volta la fine del mondo” (che razza di traduzione per il ben più evocativo ed appropriato “Go-go girls of the Apocalypse” che titola la versione originale del romanzo) di Victor Gischler, un post-apocalittico a tinte forti in cui compaiono cannibali e ballerine di lap dance, si beve birra ghiacciata e si paga tutto con gli Armageddon dollars. Oppure, cambiando mezzo espressivo ma restando nel genere Zombi, guardando il film "Benvenuti a Zombieland", un divertissement intelligente e splatter, con gli ottimi Woody Harrelson e Bill Murray (quest'ultimo nella parte di se stesso recitata in maniera semplicemente perfetta). 

    Già dopo le prime righe lette, però, sono stato costretto ad rivedere il mio giudizio preventivo. Niente letteratura di serie B, stavolta.

    Il libro è una sorta di inchiesta giornalistica prodotta alla fine della WWZ (Guerra Mondiale degli Zombi) che cerca di analizzare, tramite interviste a chi ha avuto un ruolo nella guerra e a semplici sopravvissuti, le cause che portarono al conflitto, lo sviluppo dello stesso e la sua conclusione.

    Max Brooks punta molto sulla verosimiglianza della narrazione e invita il lettore a credere che questa guerra sia veramente accaduta. È come se l'autore ipotizzasse, e chiedesse anche al lettore di farlo, che un'epidemia di tale natura sia possibile e cercasse di predirne gli effetti sulla società umana. Una specie di indagine sociologica. 

    Occorre dire che la scelta di fare raccontare tante piccole storie ai protagonisti rende il racconto generale un po’ frammentario ma, a parer mio, è proprio grazie a questo espediente che il romanzo guadagna profondità e credibilità. Un narratore esterno e onnisciente avrebbe certamente fatto guadagnare linearità e continuità al romanzo che, in tal caso sarebbe diventato un classico romanzo horror (magari pure bello) ma avrebbe certamente rinunciato, o lo avrebbe fatto con minor impatto, a suscitare l'impressione di veridicità. A dirla tutta WWZ non è neppure un romanzo. È un'opera di finzione letteraria, senza dubbio, ma non pare proprio un romanzo. La definirei una docu-fiction se solo avessi mai visto qualcuno rimettersi in piedi dopo aver tirato le cuoia. 

    Si può aggiungere ancora qualcosa su questa specie di docu-fiction. Non è detto che si debba prendere tutto alla lettera. Si può infatti interpretare l'intera opera come una grande allegoria. In questo caso ciascun lettore potrà sbizzarrirsi. Chi ci vedrà chiaramente un'analogia con le moltitudini di profughi che arrivano non si sa da dove con l'unica intenzione di devastare le nostre vite. Chi ci vedrà una similitudine con le banche, i banchieri e i loro amici illuminati che vogliono cibarsi della nostra carne e bere il nostro sangue perché dei nostri soldi non sanno più che farsene. Qualcun altro potrebbe addirittura pensare che gli zombie possano essere la metafora di una nuova ideologia che potrebbe contagiare una buona parte dell'umanità è che la porterà in un nuovo periodo fosco e pernicioso.

    Molte ancora possono essere le interpretazioni e molte sono le discussioni che possono nascere tra chi ha letto questo libro e ciò è decisamente straordinario per un libro che ho iniziato senza particolari aspettative se non quella di provare qualche brivido di poco conto e di divertirmi per qualche ironia magari un po' truce ma, tutto sommato, innocua.

    Indice Jimbose: 83%

    said on 

  • 1

    La storia ci è raccontata sotto forma di interviste sparse qua e là per il mondo. Interviste sulle condizioni post-apocalittiche della guerra degli zombi. Purtroppo, la brevità in alcuni casi, dove no ...continue

    La storia ci è raccontata sotto forma di interviste sparse qua e là per il mondo. Interviste sulle condizioni post-apocalittiche della guerra degli zombi. Purtroppo, la brevità in alcuni casi, dove non sono riuscito nemmeno ad entrare nel racconto oppure quando in altri, dove finalmente iniziavo ad affezionarmi ai personaggi e/o alla storia, finiva ed iniziava un nuovo capitolo totalmente estraneo a quello prima. Questo a lungo andare mi ha reso la lettura pesantissima, irritante e poco o niente coinvolgente. E poi, come ciliegina sulla torta, dall'inizio alla fine ho avuto la sensazione come se: "Noi siamo americani e quindi belli e bravi e voi non siete un c...!" :-P
    Comunque, a parte tutto, è stata una delusione immane, visto che il genere mi piace molto... ma come dico sempre, "semplicemente" non siamo compatibili, io e questo libro!

    said on 

  • 4

    L’occasione per leggere questo libro è stata una “lettura collettiva”, ma l’impressione e le aspettative erano alquanto modeste. A sfavore, per me, giocavano l’età dell’autore (molto giovane) e l’argo ...continue

    L’occasione per leggere questo libro è stata una “lettura collettiva”, ma l’impressione e le aspettative erano alquanto modeste. A sfavore, per me, giocavano l’età dell’autore (molto giovane) e l’argomento trattato, la guerra degli Zombi. Insomma, se si fosse trattato di un “robusto” film di serie Z, mi sarei esaltato,mi piacciono questo genere di “zozzerie”, trattandosi di una lettura il mio pensiero era “ho di meglio da leggere”. Comunque inizio il libro e quasi subito cambio posizione. È vero che ci sono gli zombi, ma gli argomenti trattati sono quelli attualissimi di ecologia, storia e geopolitica, scandali vari (farmaceutica, trapianti d’organi, ecc, ecc). Insomma non è banale, inoltre la narrazione scorre come se si leggesse un dossier post-bellico, fatto di interviste a vari personaggi protagonisti delle varie fasi del conflitto. L’ho letto in poco più di una settimana, e considerando che non sono attratto da certi generi di libri, l’esperienza è stata positiva. Per il finale … beh leggetelo.

    said on 

  • 3

    Vallo a raccontare alle balene

    Un libro di idee. Non è una novità per un libro di fantascienza, certo, tanti sono i casi di questa letteratura, considerata “bassa”, che poi hanno dato immagini reali del nostro futuro o che hanno us ...continue

    Un libro di idee. Non è una novità per un libro di fantascienza, certo, tanti sono i casi di questa letteratura, considerata “bassa”, che poi hanno dato immagini reali del nostro futuro o che hanno usato il pretesto del futuro e del futuribile per poter parlare, invece, di temi dell’attualità. Ad esempio, per tanta produzione di sci-fi americana post cortina di ferro, l’alieno non era altro che un modo per parlare del grande nemico oltre il muro, per demonizzare e al tempo stesso neutralizzare lo spettro del comunismo: cosa potrebbero mai essere oggi questi zombi alla conquista della terra?
    Questa è una delle prime domande che mi sono balenate in testa, alla quale non so se mi sono data la giusta risposta o alla quale, probabilmente, ciascuno di noi potrebbe trovare la propria. In effetti tanti sono i temi e i rivoluzionamenti di fronte che in questo romanzo cercano di ripercorrere, tramite una serie di testimonianze, quella che è stata una guerra a livello mondiale e che ha visto il coinvolgimento di tutte le nazioni. Comportamenti, soluzioni, strategie, protagonisti sono sottili riferimenti alla società attuale e puntano ad un ribaltamento di prospettive contemporanee e passate. Alcune parti mi sono sembrate particolarmente interessanti: o dove il passato tornava presente (quanto sono attuali i castelli e la storia nascosta di ogni paese!) o dove quanto è oggi considerato “punto a sfavore” di una certa società, ne diviene il punto di forza (penso, ad esempio, a Cuba e ai suoi embarghi).
    Tutto può essere rivalutato e ribaltato in una prospettiva nuova che dia una possibilità a chi, decisamente, nell’attualità, non la possiede.
    Un’opportunità di pace (quale pace poi?) sembra per una volta realizzabile, ma solo nell’unica prospettiva del nemico comune, della necessità di sopravvivere coalizzandosi.
    Non sarebbe bello se oggi, il nemico comune di tutti i popoli fosse la lotta alla povertà e un po’ di benessere per tutti quanti? La soluzione ai più grossi probelmi mondiali sarebbe semplice, una volta individuato chi sia lo zombi contemporaneo: tanti, troppi temi potrebbero esserlo.
    Lo so che non è il luogo e non è il momento, ma anche noi, oggi, possiamo combattere la nostra guerra agli zombi, magari cercando di dare una speranza all’Europa e a chi non riesce a “tenere il passo” (che poi, siamo sicuri di riuscire a tenerlo a nostra volta?)....sempre che invece gli zombi non siano già arrivati:
    Per la prima volta nella storia ci trovavamo ad affrontare un nemico che faceva davvero una guerra totale. Non avevano limiti di sopportazione. Non avrebbero mai negoziato, non si sarebbero mai arresi. Avrebbero combattutto fino all’ultimo perché, diversamente da noi, ognuno di loro, per ogni secondo di ogni giorno, era impegnato a divorare ogni forma di vita sulla Terra, E oggi, c’è già qualcuno che combatte in questi termini…
    ”Ho sentito dire che all’Olocausto non sopravvisse nessuno, che anche quelli che ne uscirono tecnicamente vivi erano comunque irreparabilmente segnati, il loro spirito, la loro anima, la persona che avrebbero dovuto essere, tutto questo era sparito per sempre. Mi piacerebbe credere che non è vero. Ma se lo è, allora nessuno sulla terra è sopravvissuto a questa guerra.”
    Invece dobbiamo sopravvivere e trovare soluzioni, comuni.

    PS.Chissà perchè avrei voluto anche una bella spiegazione delle origini di questa invasioni di morti viventi...

    said on