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Guerra Mundial Z

Una historia oral de la Guerra Zombi

By Max Brooks

(251)

| Others | 9788492516087

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Book Description

Por fin, el mundo sabrá la historia verdadera de cómo la humanidad estuvo a punto de extinguirse. Desde el fin oficial de las hostilidades se han producido numerosas tentativas para documentar la guerra zombi. Guerra Mundial Z es el rela Continue

Por fin, el mundo sabrá la historia verdadera de cómo la humanidad estuvo a punto de extinguirse. Desde el fin oficial de las hostilidades se han producido numerosas tentativas para documentar la guerra zombi. Guerra Mundial Z es el relato definitivo –realizado por los propios supervivientes– de los detalles tecnológicos, militares, sociales, económicos y políticos de cómo la civilización estuvo al borde de la extinción en la lucha total contra el muerto viviente.

“Una novela difícil de dejar. Lo sutil, y lo no tan sutil; y, sobre todo, llena de puyazos a nuestros dirigentes y sus políticas contemporáneas que son de un atractivo difícil de desdeñar.” Publishers Weekly

301 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    Mi sono fatto abbindolare come un allocco.

    Quando leggo in giro che un nuovo libro di genere cela, con buona pace dell’alta critica letteraria, “un grande romanzo, un lavoro che ridefinisce il concetto stesso di narrativa horror”, non resisto ...(continue)

    Mi sono fatto abbindolare come un allocco.

    Quando leggo in giro che un nuovo libro di genere cela, con buona pace dell’alta critica letteraria, “un grande romanzo, un lavoro che ridefinisce il concetto stesso di narrativa horror”, non resisto. Sia chiaro: non resisto perché vorrei che fosse vero, sono sempre alla ricerca di nuovi Frankenstein o Jekyll e Hyde.

    Risultato: abbandonato al 12% circa dell'e-book, dopo aver letto cinque o sei interviste ai sopravvissuti (il libro è strutturato così; del resto il sottotitolo originale precisa trattarsi di una ‘Oral History’ della guerra degli zombie, per l’appunto).

    Gli intervistati - tra gli altri un medico della provincia del ChongQing alle prese con il primo focolaio dell’infezione; un tal Nury Televaldi di Lhasa, sorta di scafista che aiuta gli appestati ad emigrare illegalmente; il militare veterano Stanley McDonald, reduce da scontri a fuoco con i non-morti; il chirurgo Fernando Oliveira, il quale trapianta organi da qualche parte in Brasile - parlano tutti allo stesso modo, vale a dire come parlerebbero i protagonisti di un blockbuster hollywoodiano, tipo uno di quelli diretti da Michael Bay o Roland Emmerich per intenderci, poco importa della loro provenienza geografica o estrazione sociale.

    Esempi:
    - Medico cinese: “Mi ricordo che pensai: speriamo almeno che sia qualcosa di dannatamente serio!
    - Televaldi: “C'era questo camion, un vecchio macinino tutto ammaccato. Si sentivano gemiti provenire dal rimorchio. ... In cabina c'era un tizio ricchissimo di una banca di investimento di Xi'an… Gli diedi una cinquantina di bigliettoni in più e gli augurai buona fortuna
    - McDonald: “Ero un bravo soldato, ben addestrato, esperto; sapevo cosa ero in grado di fare agli esseri umani miei simili e cosa loro potevano fare a me. Credevo di essere pronto per ogni cosa… Quale uomo sano di mente avrebbe potuto essere pronto per questo?
    - Oliveira: “Probabilmente non si è mai resa conto della dannata fortuna che aveva avuto”.

    Al cinema riuscirei a soprassedere sulla qualità dei dialoghi, la scrittura zoppicante, i cliché o le cadute di stile di una battuta, concentrando l’attenzione sulle immagini, gli effetti speciali, le carrellate della cinepresa, i primi piani sulle splendide attrici, ma con un libro come si fa? Al momento dell’abbandono, l’e-book reader mi ricordava che mancavano ancora diverse ore di lettura prima della conclusione, diverse ore è davvero troppo tempo da dedicare alle piatte evoluzioni della penna di Max Brooks.

    Quindi: abbandonato senza rimpianti.

    Col senno di poi sono tentato di rivedere completamente il giudizio. E se il punto debole fosse al contrario il ‘senso’ intimo del romanzo? Mi spiego: il libro è ambientato in un imprecisato futuro prossimo (o almeno imprecisato per me che l’ho mollato dopo poche pagine), un futuro in cui è assai verosimile ipotizzare che l’intera popolazione mondiale parli non certo l’inglese shakespeariano o quello studiato a scuola, quanto piuttosto quello un filino più ‘popular & cheap’ dei blockbuster hollywoodiani, diffusi in ogni angolo del pianeta. Per questo i protagonisti sembrano somigliarsi tutti: l’omologazione linguistica è alle porte - Max Brooks sembra volerci avvertire del rischio - e, ahimè, è piuttosto livellata verso il basso.

    In conclusione, non sono gli zombie il vero pericolo, ma il futuro anglofono in cui a breve saremo precipitati!

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    pierlapo kirby said on Sep 15, 2014 | 2 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Cadaveri eccellenti

    C’è un’idea geniale innanzi tutto all’origine di questo libro sconcertante: abbinare il mood e lo stile dei tipici reportage di guerra, con le interviste ai reduci, i resoconti, la pluralità di testimonianze provenienti da tutte le parti del mondo, a ...(continue)

    C’è un’idea geniale innanzi tutto all’origine di questo libro sconcertante: abbinare il mood e lo stile dei tipici reportage di guerra, con le interviste ai reduci, i resoconti, la pluralità di testimonianze provenienti da tutte le parti del mondo, abbinare dunque tutto questo armamentario intriso di richiami iconografici agli eventi bellici più o meno recenti (Iraq, Vietnam, WW2) all’assunto demenzial-horrorifico per eccellenza: l’invasione degli zombi! Sì proprio i caracollanti, sanguinolenti e laceri morti viventi dei film di Romero e suoi imitatori.

    E’ un po’ l’intuizione del vecchio Orson Welles e della sua trasmissione radiofonica sullo sbarco degli alieni sulla terra, talmente realistica che 75 anni fa determinò panico reale negli ancora ingenui (perché, adesso?) e attoniti ascoltatori americani.

    In apparenza una trama del genere (riguardante per di più non eleganti alieni alla Spielberg o alla Cameron, bensì gli zombi, supersfruttati da cinema e fumetti di serie z (…!),fino al livello barzelletta!) non parrebbe in grado né di sostenere un briciolo di credibilità, né tanto meno di mantenere l’attenzione del lettore poco oltre l’idea di partenza. E invece non è così: alla stuzzicante intuizione iniziale Max Brooks aggancia un imprevedibile talento nel portare avanti il racconto, o meglio un insieme di racconti che, oltre a concepire una realtà non così implausibile, collezionano una serie di immagini raccapriccianti ma anche originali (sebbene sia difficile crederlo, in considerazione dello sputtanamento a priori della materia trattata).

    Poi naturalmente ognuno può mantenere vivido nella memoria o per converso rimuovere con estremo scetticismo l’uno o l’altro degli episodi, il sommergibile cinese o la pilota precipitata col paracadute in territorio infestato, la strage di Yonkers o il sensei giapponese cieco.

    Comunque sia, dal punto di vista strettamente narrativo il romanzo, che non è neppure un vero romanzo ma una specie di documento/saggio fantastico, funziona oltre le aspettative ed anche a un vecchio e scafato divoratore di ogni sorta di horror tales come il sottoscritto ha creato, ebbene sì, più di un brivido. Anzi adesso chiudo qui perché devo assolutamente andare a controllare l’origine di questo rumore che sento provenire dalla finestra.

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    Ubik said on Sep 10, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    「你們美國人真的很少問過自己的新腎臟、新胰臟是從哪來的,你們不知道,因為你們不在乎,不在乎它原來屬於某個貧民窟的小孩,或是關在中國政治監獄裡面的學生。」
    「我們當時甚至誤以為,第三次世界大戰會從台灣海峽開打,所以我們把分佈在全球各地的情報資源全部集中到台海,造成了其他地方的情報真空,沒能偵知活屍疫情的發展。」
    「你打開電視,會看到什麼?有人在上面賣東西嗎?不是。電視上賣的是恐慌,一種『害怕自己沒有這種產品』的恐慌。」

    由多數人觀點來構成這場活屍大戰....面對恐懼,每個人的應對方式都不 ...(continue)

    「你們美國人真的很少問過自己的新腎臟、新胰臟是從哪來的,你們不知道,因為你們不在乎,不在乎它原來屬於某個貧民窟的小孩,或是關在中國政治監獄裡面的學生。」
    「我們當時甚至誤以為,第三次世界大戰會從台灣海峽開打,所以我們把分佈在全球各地的情報資源全部集中到台海,造成了其他地方的情報真空,沒能偵知活屍疫情的發展。」
    「你打開電視,會看到什麼?有人在上面賣東西嗎?不是。電視上賣的是恐慌,一種『害怕自己沒有這種產品』的恐慌。」

    由多數人觀點來構成這場活屍大戰....面對恐懼,每個人的應對方式都不一樣,只是我們也只能透過活著的人的視角,來反省/緬懷/追思/檢討/責罵那些對於活下去這件事失敗了的人了。

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    Holf91 said on Aug 28, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    ahimè, devo confessare che pur apprezzando intellettualmente il tentativo, pur trovando che ci sono pagine pregevoli e molti spunti interessanti, mi sono annoiata a morte. La vicenda non mi ha preso, non mi sono immedesimata in niente e in nessuno, e ...(continue)

    ahimè, devo confessare che pur apprezzando intellettualmente il tentativo, pur trovando che ci sono pagine pregevoli e molti spunti interessanti, mi sono annoiata a morte. La vicenda non mi ha preso, non mi sono immedesimata in niente e in nessuno, e tutte quelle disquisizioni su armi e attrezzature e strategie belliche mi hanno ucciso. L'ho finito in diagonale, per non dire in verticale. Eppure capisco chi l'ha trovato geniale, si vede che la qualità c'è, ma proprio non è nelle mie corde oppure non l'ho preso in mano al momento giusto.
    Mi dispiace, Mara, ci ho provato... :-)

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    Lucy van Pelt said on Aug 13, 2014 | 3 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Il terrore del Verosimile

    Diciamolo subito: la Cooper ha fatto un autogoal straordinario nella sua scelta editoriale di sottotitolare in italiano quest'opera con "La guerra mondiale dei zombie", perché a parte l'inutile ripetizione del titolo dal sapore di film americano degl ...(continue)

    Diciamolo subito: la Cooper ha fatto un autogoal straordinario nella sua scelta editoriale di sottotitolare in italiano quest'opera con "La guerra mondiale dei zombie", perché a parte l'inutile ripetizione del titolo dal sapore di film americano degli anni pre2000 tradotto in italiano per essere adattabile al bacino d'utenza spaghetti e mandolino che non sapeva una parola di inglese, più o meno tutti, a meno di essere genere nerd già condannati, pensavano a questo libro come alla vaccata più grossa degli ultimi anni (roba da Van Helsing o perchè no, Troll 2). Io stesso mi muovevo per la stazione Termini con circospezione, forse talvolta ho messo in luce la quarta di copertina mimetica, che mi faceva sembrare un po' meno coglione.
    Eppure il figlio di Mel Brooks ha sfornato un vero e proprio capolavoro di genere. Il realismo con cui viene affrontato un fenomeno così tanto abusato nel cinema come nella narrativa, rende la lettura estremamente attraente, piacevole, persino con riflessioni a loro modo profonde che proprio non ti aspetti da un testo del genere. La modalità "An oral history of zombie war" che in inglese rende molto meglio rispetto al suo gemello tardone italiano, conferisce al romanzo una fisionomia che travalica il genere, che regala credibilità al tutto, sottolineando le conseguenze a tutti i livelli. Max qui dà prova di aver studiato molto i fenomeni umani reali (gli effetti di una guerra, gli addestramenti militari, la psiche nella sua estrema variabilità, la disperazione) creando qualcosa di nuovo che, per un appassionato di zombie come lo scrivente, destabilizza e restituisce al contempo fiducia nella creatività umana.

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    Marco Migliorato said on Aug 3, 2014 | 2 feedbacks

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