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Guerra e pace

2 volumi

Di

Editore: Einaudi (Tascabili)

4.5
(3788)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1425 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Olandese

Isbn-10: 8806118498 | Isbn-13: 9788806118495 | Data di pubblicazione:  | Edizione 16

Traduttore: Enrichetta Carafa d'Andria

Disponibile anche come: Cofanetto , Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 5

    Non facile commentare o esprimere anche pochi pensieri dopo aver letto questo capolavoro, ma ci provo. Innanzitutto è un lungo romanzo che narra le vicende di due famiglie e si svolge nell’arco di ...continua

    Non facile commentare o esprimere anche pochi pensieri dopo aver letto questo capolavoro, ma ci provo. Innanzitutto è un lungo romanzo che narra le vicende di due famiglie e si svolge nell’arco di due decenni. Naturalmente i personaggi crescono, maturano si trasformano , invecchiano e molti muoiono durante la narrazione. Ad arricchire il tutto le vicende storiche della Russia di quel tempo; la campagna di Napoleone per conquistare i territori d’Oriente con le sue armate ed i suoi alleati, lo zar Alessandro I con tutti i suoi generali, che tenta di respingere l’amico-nemico francese, gli errori strategici con le conseguenti sciagure commessi da ambo le parti che causano morte e distruzione , la condanna della guerra anche se inevitabile. Tolstoj ti porta dentro i salotti insieme ai nobili e ai personaggi del libro ,ti fa vivere un’atmosfera da fiaba, con le sue descrizioni minuziose rende vivi i protagonisti. Pierre, Andrej e Natasha sono i tre personaggi principali. Ognuno di loro non sarà più lo stesso, subirà una trasformazione a causa della guerra che spezza i legami e li priva degli affetti mettendo a nudo la propria anima. Meravigliose e indimenticabili queste figure e su tutte Pierre è quello che più sorprende; un uomo che in fondo all’anima è un buono, un ingenuo, ma che si lascia trascinare dagli amici in una girandola di feste, ubriacature e bagordi. Sempre alla ricerca di risposte sul senso della vita, un debole ma che alla fine diventa un gigante. Mi ha molto colpito un piccolo personaggio, un contadino che diventa un soldato suo malgrado, Platon Karataev che aiuta Pierre durante la prigionia. E’ ignorante, buono , ama la vita ed è coraggioso anche se non lo sa. Ama tutti senza amare nessuno, la sua dolcezza è la sua forza. Non compie imprese, non sa nemmeno perché è lì, non si ricorda nemmeno quel che dice, ma è un saggio generoso. Forse con Platon lo scrittore voleva rappresentare lo spirito del popolo russo che è del tutto diverso dai popoli europei. La figura del grande condottiero Napoleone esce ridimensionata, addirittura , alla fine si rivela anche vigliacco fuggendo e abbandonando alla fame e al freddo le sue truppe. Anche Alessandro I , sovrano molto amato e di idee progressiste, in fondo molla e delega ad altri la guida della Patria. Questa la visione di Tolstoj, condanna fortemente la guerra, ma ne riconosce l’inevitabilità, come se non fosse frutto delle decisioni dei potenti, ma conseguenza di un insieme di fattori casuali. Sarebbe stato un capolavoro anche tralasciando le parti storiche, è un romanzo stupendo che coinvolge interamente il lettore. Così è davvero un ricchissimo e succulento piatto, ci metti tanto a finirlo ma giungi alla fine sazio e appagato! Per me è un 10, senza esitazioni!

    ha scritto il 

  • 5

    Commentare un capolavoro è sempre difficile, questo libro mi ha tenuto occupato (in un attivo Gruppo di Lettura) per più di 2 mesi quindi non posso dire di essere dispiaciuto di averne terminato la ...continua

    Commentare un capolavoro è sempre difficile, questo libro mi ha tenuto occupato (in un attivo Gruppo di Lettura) per più di 2 mesi quindi non posso dire di essere dispiaciuto di averne terminato la lettura, ultimamente il desiderio di leggere altro si faceva sempre più sentire. Tolstoj narra magnificamente, alternando appunto capitoli di guerra a capitoli di pace, l'epopea dell'invasione russa da parte dei francesi del 1812, non limitandosi a questo ma narrando anche i periodi precedenti e quelli successivi grazie alle vicende di 3 famiglie in particolare, quella dei Bolkonskij (di cui fanno parte un padre severo, il figlio Andrej e la figlia Marja, timida e devota ma che diventerà col tempo determinata), dei Rostov (la più numerosa, coi fratelli Natasa, Nikolaj, Vera, Petja e la cugina Sonja) e dei Kuragin (di cui fanno parte il furbo Vasilij e i figli Helene, bella e altrettanto furba, Anatolij e Ippolit); esterno a queste famiglie non si può non nominare uno dei protagonisti assoluti del libro che è Pierre Bezuchov, che troviamo giovane e di ritorno dall'Europa all'inizio del libro e lo vediamo uomo realizzato e finalmente in pace con sé stesso alla fine di questo. I personaggi di contorno sono poi numerosissimi (la palma di personaggio più simpatico per me va a Denisov) come altrettanti sono gli aneddoti che ci racconta Tolstoj, la lettura è per la gran parte delle pagine scorrevole e mai noiosa, certe frasi inoltre sono vere e proprie perle letterarie. Ho trovato la scrittura di Tolstoj molto abile nel riuscire a far partecipe il lettore dei vari sentimenti provati dai personaggi, mi vengono in mente tra i tanti il timore della morte vissuto da Pierre, il forte sentimento religioso di Marja, l'amore e la disperazione provati da Natasa, il timore vissuto dai soldati sui campi di battaglia. Però non si può negare che in alcune parti, che solitamente troviamo all'inizio dei vari libri in cui è divisa l'opera, e soprattutto nella seconda parte dell'epilogo finale l'autore tratta specificamente tematiche storiche e di filosofia della storia che magari potrebbero annoiare il lettore comune; io da storico posso dire di aver trovato utili e interessanti la maggior parte di esse, ma confesso di aver trovato particolarmente stucchevoli e noiose le ultime pagine del testo, laddove avrei preferito di gran lunga una parte narrativa che andasse a tirare le fila delle varie storie presenti in Guerra e pace. In definitiva l'opera merita sicuramente di essere letta, e sono orgoglioso di poterla vantare nella mia libreria, però va letta in maniera attiva (lo dico soprattutto per chi è a digiuno di nozioni storico-politiche del periodo), bisogna cioè contestualizzare il tutto, andarsi a vedere su una qualsiasi enciclopedia le tematiche trattate (le varie guerre presenti nel testo, la vita di Napoleone, i posti nominati, etc.) per godere appieno della narrazione e sentirsi ancor più coinvolti.

    Le stelle, caro Lev, sono 5 però ci aggiungo, chiedendoti umilmente scusa, anche un meno, perché in certe parti, soprattutto quelle non narrative che assomigliano un po' troppo a un saggio storico, ti sei dilungato un pochino troppo. A parte questo, la scrittura, la storia narrata, i vari intrecci narrativi, certe riflessioni dell'autore (a parte i giudizi a mio modo di vedere troppo severi su Napoleone), sono sicuramente quelli di un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    2 Mesi di Catarsi

    Sono due mesi che che vivo nell'800. Sono stata una dama alla corte di Alessandro I, un giovane ussaro ad Austerlitz, una fanciulla ad un debutto in società, un intellettuale in un salotto illustre ...continua

    Sono due mesi che che vivo nell'800. Sono stata una dama alla corte di Alessandro I, un giovane ussaro ad Austerlitz, una fanciulla ad un debutto in società, un intellettuale in un salotto illustre e un invitato qualunque in un salotto alla moda; sono stata un ufficiale russo davanti all'esercito napoleonico, un diplomatico alla corte Austriaca, un soldato francese in fuga da Mosca; sono stata una donna incurante di ciò che succedeva al di la del mio salotto, una madre preoccupata per le sorti del figlio in battaglia e addolorata per la sua morte, una giovane dama innamorata e appassionata; sono stata uno degli invitati ai matrimoni delle persone più in vista, sono stata conte e contessa, duca e duchessa, principe e principessa; sono stata mutilata a Smolensk e uccisa a Borodino, sono scappata da Mosca con tutti i miei averi e ho guardato l'incendio della città dalle colline in una notte freddissima. Ho condiviso qualcosa di indescrivibile con i personaggi di quest'opera. Io sono diventata un personaggio, e sentivo che la Storia correva in avanti senza curarsi della mia storia, delle storie degli altri; della mia vita, delle vite degli altri. Tolstoj è stato come un padre severo e un maestro esigente esponendo il suo pensiero (marcatamente positivista) riguardo la Storia; ma, infine, credo che l'abbia fatto per proteggere i personaggi - per proteggerci - dalle insicurezze portate dalle domande esistenziali della vita. Perché si agisce così e non in altro modo?

    ha scritto il 

  • 0

    Aaarrrgh... Finito!!!

    Non posso assolutamente valutare questo libro; non ne sono degna e non ne ho sicuramente le capacità intellettuali... Mah, posso dire che mi ha deluso moltissimo. Credevo di stare per affrontare un ...continua

    Non posso assolutamente valutare questo libro; non ne sono degna e non ne ho sicuramente le capacità intellettuali... Mah, posso dire che mi ha deluso moltissimo. Credevo di stare per affrontare un capolavoro tipo I Miserabili, cioè una storia meravigliosa intervallata da descrizioni storiche invece mi sono ritrovata a leggere un libro di storia e filosofia intervallato da qualche pagina di racconto sui personaggi principali. Le pagine che mi sono piaciute molto sono abbastanza poche. All'inizio pensavo che la mia insofferenza per questo libro, il non poterne veramente più fosse dovuto al momento sbagliato... forse si e forse no... forse è un libro che non fa proprio per me. Cavoli, ci sono rimasta veramente male...

    ha scritto il 

  • 2

    ahi ahi signora Longari...

    Eh si caro gio', tu mi cadi su Guerra e pace, mica sull'ultimo libro dell'ultimo sconosciuto...

    Iniziato gruppo di lettura qui su anobii, ma alla pagina 560 su 1400 decido di lasciar perdere. Mai ...continua

    Eh si caro gio', tu mi cadi su Guerra e pace, mica sull'ultimo libro dell'ultimo sconosciuto...

    Iniziato gruppo di lettura qui su anobii, ma alla pagina 560 su 1400 decido di lasciar perdere. Mai avrei pensato una cosa del genere quando ho iniziato la lettura di un libro così famoso e osannato. Come ho già detto più volte nelle varie discussioni, l'ho trovato ben scritto, ma con troppa difficoltà ad appassionarsi a qualcuno e a tenerlo in mente lungo la lettura. Troppi capitoli brevi che saltano da un personaggio all'altro e non consentono di appassionarsi alla tal figura o almeno alla lettura, anche perché non ricordi tutto quel che è già capitato a Tizio o Caia in modo che sia più "sentito" quel personaggio nella tua mente, non per capire la trama ma semplicemente per sentirlo più tuo. Quindi insomma, troppa fatica ogni volta per riaprire il libro, davvero brutto segnale, bruttissimo.

    Lo finisco per la soddisfazione di sapere almeno come va la storia? C'è wikipedia o altri siti, apposta...

    Lo finisco per poter dire che l'ho finito? Ma dirlo a chi... a me stesso, agli altri...? No no, niente orgoglio pusillanime, abbasso la cresta e ammetto che non mi è piaciuto (cioè: singoli tratti si, molto belli, ma troppa fatica in generale in assenza di passione e gusto).

    Ah... ma allora non lo finisco perché è lunghissimo? Be'... sono un gran lettore, non mi spavento coi libri lunghi. E tutto sommato ho letto le prime 560 pagine, non sono bruscolini, ma certo che se arrivasse a pag.600 o 700 magari un pensierino lo farei di sicuro. Ma 1400 no, è il libro che è per me, non io per il libro.

    Amen. Tutto passa, non solo io, anche Guerra e pace.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro a due marce. La prima: la pace, rappesentata, a parte la parentesi Austerlitz, nei primi due "libri", l'ho trovata senza infamia ne lode. Tolstoj ci descrive le vite di tanti personaggi ...continua

    Un libro a due marce. La prima: la pace, rappesentata, a parte la parentesi Austerlitz, nei primi due "libri", l'ho trovata senza infamia ne lode. Tolstoj ci descrive le vite di tanti personaggi senza andare, nel primo libro soprattuto, troppo nel profondo. Ci racconta i loro amori, le delusioni, i patemi d'animo, le credenze religiose e morali, un affresco della società a trecento sessanta gradi insomma, con lo scopo finale, credo, di farci conoscere ben bene i personaggi per quello che arriverà da li a breve: la guerra. Ed è proprio nella guerra che Tolstoj scrive il suo capolavoro. I nostri amici, perché dopo 700/800 pagine ormai li conosciamo bene come se fossero nostri amici, vengono messi in mezzo agli avvenimenti storici di quella che fu la guerra Napoleonica. Vivono le prime sconfitte, il ripiegamento verso Mosca, le campagne in fiamme, l'abbandono, la tremenda battaglia di Borodino, l'abbandono di Mosca, gli incendi e la lotta partigiana. Ci fa vivere sul filo del rasoio, come in guerra, facendoci temere per la vita dei nostri e facendoci vivere la loro tristezza, riesce a far si che il lettore, ormai in quel mondo grazie ai primi due libri, viva in prima persona quel tremendo periodo storico. Tantissime le scene bellissime: i pianti e la tristezza per l'abbandono delle campagne, il bellissimo dialogo tra quel matto di Pierre ed un generale francese, Andrej accudito durante la sua agonia…. Troppe per una recensione. Andrebbero raccontate una per una. Anche la psicologia dei personaggi nel conteto della guerra è proprio ben descritta: il dialogo tra Andrej e Pierre che mostra la determinatezza del primo a scendere sul campo di Borrodino presagendo già che sarà un mattatoio. Pierre che viene preso da idee violente e di omicidio quando rimane solo a Mosca. I Rostov che abbandonano Mosca. Petja che contravvenendo agli ordini si unisce alle lotte partigiane pregne di odio contro i francesi in fuga. "Riesce inoltre a descriverci benissimo la precarietà della vita in tempo di guerra ed amostrarci tutta la sua crudeltà: ""Si udì una scarica, sibilarono pallottole a vuoto, altre rimbalzarono contro qualcosa. I cosacchi e Dolochov irruppero dietro a Petja nel portone della casa. Alcuni francesi in mezzo al fumo denso e ondeggiante gettavano le armi e abbandonavano i cespugli correndo incontro ai cosacchi; altri scappavano verso lo stagno. Petja galoppava con il suo cavallo lungo il cortile padronale e invece di reggere le briglie, agitava le braccia in modo rapido e strano sempre più sbilanciato da una parte della sella. Il cavallo andò a finire su un fuoco morente nella luce del mattino e si impennò. Petja cadde pesantemente sulla terra umida. I cosacchi videro che le sue braccia e le sue gambe si contraevano convulsamente mentre la testa non si muoveva. Una pallottola gliel'aveva trapassata.""" Sagaci le desrizioni su Kutuzov ed il suo modo, simile a quello di Tolstoj, di vedere gli eventi ed il suo modo di assecondarli e indirizzarli più che cercare di imbrigliarli e forzarli. Un uomo Russo in grado di capire i Russi. Per concludere, nonostante la prima parte che non mi è sembrata quel gran capolavoro, la seconda vale per tutte e due. Non solo un bel libro ma un libro importante perché riesce a mostrare l'assurdità della guerra e questo sicuramente basta per poter dire che è uno di quei capolavori che non possono mancare nella libreria di un amante della letteratura.

    ha scritto il 

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