Guerra e pace

Di

Editore: Rizzoli (BUR L e BUR i Grandi Romanzi)

4.5
(4550)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1884 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Russo , Olandese

Isbn-10: 8817117382 | Isbn-13: 9788817117388 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Leone Pacini Savoj , Maria Bianca Luporini ; Prefazione: Eridano Bazzarelli

Disponibile anche come: Cofanetto , Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Rilegato in pelle , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Ed. 2002 in due volumi pag. tot. 1884 collana BUR L
Ed. dal 2006 in volume unico pag. 1468 collana Bur I GRandi Romanzi

Sullo sfondo dell'invasione della Russia da parte delle truppe di Napoleone, l'autore narra le vicende di due nobili famiglie e descrive la società russa, dai ceti più elevati ai più umili.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ma che fai?! Dai 4 stelline a "Guerra e Pace"?!

    Ebbene si! Più che stare a dilungarmi sul perché ho dato 4 stelle, per me è assolutamente importante perché non si è preso la quinta.
    _Perché le ultime 300 pagine socio-filo-storiche sono un bel matto ...continua

    Ebbene si! Più che stare a dilungarmi sul perché ho dato 4 stelle, per me è assolutamente importante perché non si è preso la quinta.
    _Perché le ultime 300 pagine socio-filo-storiche sono un bel mattonazzo. Non si scappa.
    _La presa e il conseguente abbandono di Mosca non mi hanno "preso": tutto troppo asettico o sbilanciato a denigrare Napoleone persino per ogni pedina messa a Risiko =).
    _La morte di Andrej non mi ha fatta commuovere.
    _Ho odiato Natasha dall'inizio alla fine.
    _Il finale stile "grande famiglia allargata" fa cadere le braccia.
    _Alla fine avevo davvero voglia di leggere altro e non mi è dispiaciuto che finisse.

    In compenso in questo libro c'è La Vita. E scusate se è poco.
    Si ha l'impressione di conosce Pierre mentre sulla povera Sonja (che ho adorato) stendiamo un velo: pare condannata ai peggiori gironi infernali. I personaggi sono descritti talmente bene che ci si ricorda sempre di tutti, i conti tornano sempre e non ci si trova mai spiazzati.
    Pensavo mi arrivasse al cuore come Anna Karenina invece lei sta lassù nell'Olimpo.

    Come ultimo consiglio dico che se volete cimentarvi nell'impresa e non siete poliglotti, vi consiglio l'edizione Garzanti: note di traduzione sia per il francese che per il tedesco più altre note sempre utili su personaggi e luoghi. Per maneggiabilità è meglio l'edizione vecchia suddivisa in due tomi, io ho trovato solo quella più recente senza prefazione =/. Non si può portare in giro ma è più leggera di quel che si pensi...anche se ogni tanto le braccia cedono, appoggi il tutto sul pancino e poi il pancino si lamenta perché si sente costretto =).
    Passa al digitale e passa anche la paura??!! Naaaaa! Un libro così non si legge in ebook =).

    ha scritto il 

  • 4

    Un'epopea russa

    Lev Tolstoj mi ha lasciato piacevolmente sorpreso: ci porta all'interno della campagna di Russia napoleonica analizzando la situazione del momento con gli occhi degli aristocratici. Ma ciò che mi ha s ...continua

    Lev Tolstoj mi ha lasciato piacevolmente sorpreso: ci porta all'interno della campagna di Russia napoleonica analizzando la situazione del momento con gli occhi degli aristocratici. Ma ciò che mi ha stupito maggiormente è stato la grande conoscenza della psiche umana, i ragionamenti reconditi di ogni personaggio, che veniva dipinto nei più piccoli dettagli della personalità e del pensiero, ed il tutto che si ripercuote sulla narrazione, o meglio sulla Storia. E' anche un libro dopotutto di pancia, in cui si scaglia contro Napoleone ed in cui si manifesta il suo patriottico odio verso questa figura, colpevole di aver violato la terra russa, ma grazie al quale si è elevato lo spirito del popolo. C'è anche la componente filosofica: infatti, spesso si inoltra in riflessioni sul destino e sulla storia, intesa come forza che anima e pervade ogni singolo individuo ed alla quale ci si sottomette senza resistenze, nonché sul potere, ma non dimentica ed anzi loda l'importanza della massa, dei singoli del popolo, per mezzo dei quali nulla di ciò ci sarebbe stato.

    ha scritto il 

  • 5

    Ora lo so

    Ho fatto un corso di lettura veloce, ho imparato a leggere a piombo, trasversalmente la pagina, e ho potuto leggere "Guerra e pace" in venti minuti. Parlava della Russia. WOODY ALLEN

    ha scritto il 

  • 5

    Il più grande romanzo che abbia mai letto, e credo che difficilmente ne leggerò uno migliore. In questo libro c'è tutto quello che si può desiderare da un romanzo: l'amore e la guerra, il vizio è la v ...continua

    Il più grande romanzo che abbia mai letto, e credo che difficilmente ne leggerò uno migliore. In questo libro c'è tutto quello che si può desiderare da un romanzo: l'amore e la guerra, il vizio è la virtù, la storia e la religione, personaggi eccezionali, ecc.
    Per chi pensa di iniziarlo, suggerisco di procurarsi un'edizione che abbia la traduzione dei numerosi dialoghi in francese, a meno che non si abbia dimestichezza con questa lingua.

    ha scritto il 

  • 4

    4 stelle alla "guerra", 5 stelle alla "pace"

    Difficile per me recensire questo romanzo in cui nutrivo tantissime aspettative (soprattutto dopo aver amato all'ennesima potenza "Anna Karenina"), tant'è che continuavo a rimandarne la lettura perchè ...continua

    Difficile per me recensire questo romanzo in cui nutrivo tantissime aspettative (soprattutto dopo aver amato all'ennesima potenza "Anna Karenina"), tant'è che continuavo a rimandarne la lettura perchè non mi sembrava mai il momento giusto. Che dire...l'autore ha una immensa conoscenza degli uomini, riesce a intrufolarsi nell'animo umano e ci descrive le sue mille sfaccettature, ci dimostra attraverso la trama che nessuno è sempre totalmente buono o totalmente cattivo, entrambi gli aspetti convivono in ognuno di noi. Si dimostra anche un grande conoscitore della Storia, ci racconta le vicissitudini della guerra, ponendo l'accento sul come avvengono i conflitti, ci pone il suo punto di vista sulle conquiste napoleoniche. Ecco dove sono rimasta un tantino delusa: nei racconti di guerra non è riuscito ad appassionarmi come invece aveva fatto Hugo ne "I miserabili", tanto che mi sentivo al fianco delle truppe durante la battaglia di Waterloo. Ed è un vero peccato, perchè quando Tolstoj parla di "pace", quando racconta della vita di corte, dei pettegolezzi, dei gran balli e soprattutto quando ci racconta le emozioni dell'amore...ecco che un brivido ci corre lungo la schiena, gli occhi si inumidiscono e il cuore si riempie di gioia e commozione...come solo lui sa raccontare. Grandioso.

    ha scritto il 

  • 5

    Di come Tolstoj diede a Napoleone dell'agnello portato all'ingrasso dal pastore, altro che grandissimo genio. Un vero genio dell'umanità, semmai, non muove alla conquista dell'Europa ma scrive "Guerra e pace".

    Il romanzo di Tolstoj inizia in francese, io non leggo il francese e nella mia edizione, una ristampa degli Anni Sessanta, la traduzione non c'è neanche in nota a piè pagina, e io sono stato felicissi ...continua

    Il romanzo di Tolstoj inizia in francese, io non leggo il francese e nella mia edizione, una ristampa degli Anni Sessanta, la traduzione non c'è neanche in nota a piè pagina, e io sono stato felicissimo così, mi sono sentito ancor dippiù un lettore contemporaneo di Tolstoj, perché io e Tolstoj giochiamo in due mondi di appartenenza differenti, per fare un esempio a caso io appartengo più al mondo sociale di Dostoevskij, e questa opacità, questa lingua parlata dai signori e lentamente rinnegata dai signori russi quando il tanto ammirato francese diventa il francese conquistatore, mi ha reso il romanzo più attuale, ovvero ha reso me ancor dippiù suo contemporaneo, perché il grande scrittore non ti rincorre: tutt'al più t'insegna a corrergli dietro, se vuoi stargli al passo.

    Di "Guerra e pace" o dici che è bellissimo come nessun altro romanzo potrà esserlo al suo stesso modo e lì ti fermi, oppure ci devi scrivere sopra un saggio, come ha fatto Steiner che così comincia il suo, in "Tolstoj o Dostoevskij": "La critica letteraria dovrebbe scaturire da un debito di amore." Io non so e non vorrei mai saper fare della critica letteraria, ma tutte le mie parole per Tolstoj non possono che essere parole d'amore.

    Io per tutta la vita ho amato Dostoevskij, e se il suo rivale, perché i due sono sempre stati dei rivali, mai rovinare la grandezza con l'ipocrisia appiattente della distanza-storica, riesce a farsi amare da me quanto un Dostoevskij, significa che la sua arte sbaraglia ogni opposizione, ogni volontario broncio di partenza; significa che è una potenza della letteratura.

    Ho aspettato dieci e forse più anni per leggere il saggio di Steiner: prima ho voluto essere certo di aver letto di Dostoevskij e di Tolstoj almeno i maggiori romanzi, di Dostoevskij li ho letti tutti e con "Guerra e pace" ho letto tutti i maggiori di Tolstoj. Volevo potermi muovere tra di loro sapendo di cosa si parla. Ci ho messo una vita e me la sono formata, la vita, per stare a mio agio tra Tolstoj e Dostoevskij.

    Vanno letti, dopo averli letti non c'è altro da dire, non si trovano le forze per essere più persuasivi di così: sono talmente persuasivi loro di loro!, basta leggerli, per potersi finalmente fare una idea chiara su cos'è, su cosa può essere ancora perché lo è già stata, la letteratura. La sua capacità di trasformazione. La culturale forza della natura della letteratura. Sottoporti a una esperienza integrale di umanità.

    E ancora non ho detto niente di "Guerra e pace", del suo migliaio e mezzo di pagine che non si sentono affatto, potrebbe esserne una e mezza tanto viene via, una pagina e mezzo con al suo interno tutto un mondo, nei suoi dettagli e nelle sue trasvolate.

    La domanda "Perché ti piace Guerra e pace?" è complicatissima, è imbarazzante, ridicola, è una domanda dostoevskiana.

    Io rispondo: "Mi piace perché ci trovi dentro la frase: 'Ippolit, per lo meno, è un imbecillle tranquillo, ma Anatol' è un imbecille irrequieto.', e sono le parole di Anna Pavlovna, perché il romanzo inizia in un salotto aristocratico russo, ma poi si va ovunque, si incontra chiunque, e ci si sente immensi, si spazia ovunque nel genio di Tolstoj."

    "Guerra e pace" mi piace perché è una storia semplice.

    Mi piace perché io con "la bellissima principessina Hélène" ho commesso adulterio.

    Perché dentro ci ho trovato i lorgnette.

    Mi piace perché tra Pierre e Dolochov, ufficiale del Semenovskij (gli accenti russi o li mettevo tutti o nessuno, questa volta vada per nessuno), io speravo il duello lo vincesse Dolochov, anche se Dolochov è un distruttore mentre Pierre è, oltre che un protagonista, un uomo in costruzione, ma è Dolochov quello che ha saputo come procurarsi un orso, metterlo in una carrozza, portarlo dalle attrici, legarlo alla schiena di un commissario e come lasciarlo andare così conciato nella Mojka.

    Mi piace "Guerra e pace" e adesso quella dei Rostov è anche la mia famiglia.

    Per la frase: "L'ospite, costretta a mostrarsi intenerita dalla cena familiare, ritenne indispensabile parteciparvi un pochino anche lei."

    Mi piace perché in un paragrafo a pagina 111 c'è tutto un romanzo a parte, che da solo per me è già un capolavoro: "L'istitutore, un tedesco, badava a imprimersi nella mente tutte le qualità di pietanze, di desserts e di vini, per poter poi descrivere tutto minuziosamente nella lettera che avrebbe mandata ai familiari in Germania, e restava profondamente offeso dal fatto che il maggiordomo, con quella sua bottiglia avvolta nella salvietta, lo lasciava ogni volta in disparte. Il tedesco aggrottava la faccia, cercava di dar a vedere che lui non desiderava neppure di quel vino: ma si sentiva offeso per la ragione che nessuno voleva intendere come questo vino gli occorresse non già per spegnare la sete, non già per ingordigia, ma per coscienzioso desiderio di sapere." Io avrei anche potuto fare a meno di tutta la storia delle gesta napoleoniche di andata e di ritorno per e da Pietroburgo, per leggere un romanzo su questo istitutore. Però per l'ambizione di Tolstoj ci volevano la Storia e i Popoli, ci voleva un'altra sensibilità per capire come tutta la storia umana stia pure nelle vicende di un istitutore, come nei romanzi delle Bronte (niente accenti per i russi, quindi neanche per loro).

    In "Guerra e pace" ogni personaggio ha diritto alla sua storia, fosse pure di due righe, per questo mi piace, per questo e perché i personaggi sono centinaia e centinaia, e è impossibile confonderne uno con un altro, perché Tolstoj li rende vivi tutti.

    "Guerra e pace" è bellissimo perché io voglio essere amico del principe Andrej.

    Mi piace perché il comandante in capo Kutuzov è un vecchio scassone.

    Perché in "Guerra e pace" la guerra è così:

    "Sui margini della strada si vedevano di continuo, scuoiati e non scuoiati, cavalli caduti per via, carriaggi fracassati, presso i quali sedevano, in attesa di qualche cosa, soldati isolati, e soldati che si staccavano dai loro reparti e, a gruppetti, si dirigevano ai vicini villaggi, o dai villaggi che trasportavano via galline, pecore, fieno, o qualche sacco pieno di roba."

    E così:

    "Il principe Andrej aveva ascoltato con grande attenzione i discorsi del principe Bagration coi comandanti, e gli ordini da lui impartiti: e con stupore, s'accorgeva che ordini non ne venivano dati di nessun genere, e che il principe Bagration cercava soltanto di dar a vedere che tutto quanto accadeva per necessità, per casualità, per volere dei comandanti di questo o quel reparto, tutto accadeva, se non per ordine di lui, ma almeno in accordo con le sue intenzioni."

    Perché per Tolstoj i giovani uomini mandati alla guerra erano "per la maggior parte bei ragazzi (di due teste più alti del loro ufficiale, e due volte più larghi di spalle, come del resto avviene sempre tra il personale delle batterie)", come a aggravare il costo della carneficina.

    Perché in "Guerra e pace" la pace è così:

    "Inoltre, nel trattar con le donne, Anatol' possedeva quella certa maniera, che più d'ogni altra ispira alle donne curiosità, paura e perfino amore: la maniera, sfumata di disprezzo, di chi è conscio della propria superiorità."

    E così:

    "Raccontare la verità è molto difficile: e i giovani di rado ne sono capaci."
    Perché in "Guerra e pace" c'è la dimoia.

    Per il ballo di Denisov e Natasa (con l'accento sulla esse) a pagina 424, e Natasa che a ballo finito si chiede, ancora rapita: "Che cosa è stato?"

    Per le discussioni tra Pierre e Andrej sui contadini e sulla morte.

    Per la visita di Rostov all'ospedaletto militare al capitolo XVII del Libro Secondo.

    Per Bonaparte che è ritratto come un botolo con le mani piccole e bianche.

    Per il primo paragrafo del capitolo I della Parte Quarta del Secondo Libro: "Una voce segreta ci dice che dobbiamo essere colpevoli, se siamo oziosi. Se fosse possibile all'uomo trovare un modo di vivere nel quale, restando nell'ozio, si sentisse utile e ossequente al suo dovere, egli verrebbe a ritrovare una metà della beatitudine originale. E di questo stato d'ozio doveroso e irreprensibile gode appunto un'intera categoria sociale: la categoria dei militari."

    Per tutto il capitolo VII della stessa Parte.

    Per la terribile storia di Sonja che non riuscirà a averne una sua.

    Per come al vetturino Balaga "i due gli piacevano, gli piaceva quel pazzo modo di correre a venti chilometri l'ora, gli piaceva far ribaltare un altro vetturino e mettere sotto un pedone per Mosca, e volar via così di gran galoppo per le vie della città.", roba che ormai chiunque con una minicar può far ben di peggio, ma senza provare neppure un centesimo della stessa balorda, diabolica, ebbrezza, anzi, provando proprio la stessa balorda, diabolica, annoiata ebbrezza.

    Per come, con la stessa naturalezza Tolstoj racconti di un campo di battaglia, di un tramino amoroso, di una festa in famiglia, un consiglio di guerra, un ricevimento, un bosco, di Napoleone e di Petja che vince un biscotto a una vecchietta, delle due piccole ladre di susine.

    "Gli antichi ci hanno lascito i modelli dei loro poemi eroici, nei quali gli eroi costituiscono tutto l'interesse della storia; e noi non sapiamo ancora abituarci all'idea che, per la nostra epoca, una storia di questo genere non ha senso." - pag 916

    Mi piace "Guerra e pace" perché ha un profondo senso del patetico, perché quando al suo interno i suoi personaggi piangono tu sei certo che stiano piangendo per davvero.

    Perché in "Guerra e pace" c'è chi muore e c'è chi nasce, e c'è chi alle volte ha l'aria di essere risorto, per poco o per tutto il resto della sua vita da personaggio.

    Per come nel capitolo XX del Libro Terzo Parte Terza Mosca abbandonata è paragonata a un'arnia rimasta senza ape regina.

    Per come gli assassini di uomini si 'tranquillano' in nome de 'le bien public', quando si servono del loro essere servi del potere per comandare di uccidere.

    Per come Tolstoj ha saputo che prima di scrivere una decina di righe sull'amore fossero necessarie come minimo 1176 pagine di racconti che le giustificassero, perché fosse indubbio che le parole sull'amore siano state dette perché era proprio questo che si voleva poter arrivare a dire e non perché, non sapendo cosa dire, tanto valeva buttarla al solito sull'amore.

    Mi piace "Guerra e pace" per il romanzo di Petija che si consume ferocemente nei capitoli IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI Libro Quarto, e che è un "Guerra e pace" in strettissima sintesi, con Dolochov del tutto rivelatosi l'angelo della distruzione che è.

    Per come si riesce a soffrire soltanto per un uomo alla volta. Proprio come non se ne possono amare più di così: uno alla volta.

    Poi a Tolstoj gli epiloghi gli vengono sempre un po' bruttini, ma glielo si perdona largamente, e le gioie del matrimonio tolstoiano fanno sembrare un gigante della letteratura persino Manzoni, e le riflessioni finali sulla Storia sembra le abbia scritte Scalfari per la rubrica "Vetro Soffiato" su L'espresso. Però la sua microanalisi del potere anticipa di parecchio pure Foucault.

    "Rappresentarsi un uomo che non abbia libertà non è possibile che al patto di rappresentarselo privo di vita."

    ha scritto il 

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