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Guerra e pace

Di

Editore: Newton & Compton

4.5
(3979)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1033 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Olandese

Isbn-10: 8881830310 | Isbn-13: 9788881830312 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Alfredo Polledro

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Altri , Tascabile economico , Rilegato in pelle , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
"Guerra e pace", certamente il capolavoro di Tolstoj, è, come ha scritto Ettore Lo Gatto, "la più grande opera della letteratura narrativa russa e una delle più grandi della letteratura europea del secolo XIX". Il romanzo racconta la storia di due famiglie aristocratiche, i Bolkonski e i Rostòv, in una Russia sconvolta dalla guerra e dall'invasione napoleonica. L'epopea del popolo russo, il rapporto fra personalità individuale e collettività, i grandi temi filosofici dell'Ottocento e l'interrogazione sul senso della Storia si fondono letterariamente in questa grandiosa narrazione tolstojana.
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    Opera magistrale, uno di quei classici che vale la pena di leggere almeno una volta nella vita... Guerra, amore, amicizia, sogni, speranze, emozioni e pensieri s'intrecciano sullo sfondo della Russia ...continua

    Opera magistrale, uno di quei classici che vale la pena di leggere almeno una volta nella vita... Guerra, amore, amicizia, sogni, speranze, emozioni e pensieri s'intrecciano sullo sfondo della Russia dell'età napoleonica.

    ha scritto il 

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    Testo ottocentesco (con tutti i pregi e i difetti che questo significa: verbosità, tirate moraleggianti, spiegazioni storiche lunghissime) è il vivo e appassionante affresco di un mondo sepolto dalla ...continua

    Testo ottocentesco (con tutti i pregi e i difetti che questo significa: verbosità, tirate moraleggianti, spiegazioni storiche lunghissime) è il vivo e appassionante affresco di un mondo sepolto dalla storia. Non spaventatevi dalla mole sarà un buon compagno per mesi.

    ha scritto il 

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    “Recensione” per Guerra e Pace suona un po’ pretenzioso. Dopo un secolo e mezzo c’è ancora bisogno di sviscerare e commentare uno dei capisaldi del romanzo moderno, soprattutto noi che non siamo lette ...continua

    “Recensione” per Guerra e Pace suona un po’ pretenzioso. Dopo un secolo e mezzo c’è ancora bisogno di sviscerare e commentare uno dei capisaldi del romanzo moderno, soprattutto noi che non siamo letterati e critici laureati?
    Piuttosto riportare alcune – poche possibilmente – impressioni di lettore.

    Cominciando con la più ovvia: si dice che sia un libro grandioso e affascinante, un capolavoro. E lo è davvero, inutile perdere tempo per dimostrarlo ulteriormente.
    Malgrado – mi sarà concessa una critica senza rischiare di passare per pretenzioso? – una serie di disquisizioni che a Tolstoj piacciono tanto ma che sono forse accumulate, creando alcuni passaggi un po’ ostici, ecco: forse le avrei assimilate più facilmente se fossero state diluite lungo tutto il romanzo.

    Sulla visione dell’autore, poi, non riesco a farmi un’idea definitiva. Perché il suo provvidenzialismo – quasi millenarismo – che gli viene dalla fede cristiana rischia a volte – ai miei occhi almeno – di scivolare nel determinismo, che per me è la bestia nera più nera di tutte.
    Non mi convince l’idea che i “grandi personaggi” non abbiano poi alcuna influenza sulla storia, che contino solo i destini collettivi, come se questi non fossero l’unione di destini individuali. E l’individuo è pur sempre dotato – e il cristiano Tolstoj lo sa – di libertà e volontà, che implicano la propria responsabilità.
    Ecco, là dove vedo sparire questo, che sia per Napoleone o per il povero mendicante, non riesco a essere convinto.

    Infine, pur essendo facile ad innamorarmi di un libro, una storia, uno stile, una scrittura, sono molto più restio quando si tratta di innamorarsi di un personaggio o – meglio – identificarsi, “vorrei essere lui”.
    Dopo Versilov di Dostoevskij e Monroe Stahr di Fitzgerald, ho trovato dopo anni di letture un terzo personaggio che mi piacerebbe essere.
    Il principe Andrej, che parla poco ma quando parla lo fa perché è necessario, importante, perché può cambiare il mondo attorno a sé. Che vive il dolore, tanto dolore, con dignità. Che cerca un senso, e lo trova nell’amore, ma non in modo sdolcinato, con una lotta personale lunga ma costante.
    Non avrei voluto che sopravvivesse per sposare Nataša, nessun lieto fine con chi nei suoi confronti si è comportata da … (evito epiteti misogini anche se in questo caso mi sembrerebbero circostanziati).
    Avrei voluto che sopravvivesse perché quando è morto ho visto la fine di una persona degna di ammirazione, di un uomo bello – nel senso di una bellezza assoluta di tutta la persona. Ho visto una grande perdita, come tutte le volte che muore qualcuno che può davvero rendere il mondo un po’ migliore.

    “No, la vita non finisce a trentun anni, – decise a un tratto definitivamente, irrevocabilmente il principe Andréj. – Non basta che io sappia tutto quello che c’è in me; bisogna che tutti lo sappiano: e Pierre, e quella fanciulla che voleva volare su in cielo; bisogna che tutti mi conoscano, che la mia vita non trascorra solo per me, che la loro vita non sia così indipendente dalla mia, che la mia si rifletta su tutti e che tutti vivano insieme con me”.

    ---

    – Noi non siamo dei funzionari diplomatici, siamo dei soldati e niente altro, – continuò. – Ci ordinano di morire, e si muore; e se ci puniscono, vuol dire che siamo colpevoli; non sta a noi giudicare. Se piace al nostro augusto imperatore riconoscere Bonaparte imperatore e concludere un’alleanza con lui, vuol dire che così va fatto. Se no, se ci mettessimo a giudicare e a discutere di tutto, allora non resterebbe più nulla di sacro. Diremmo allora che non c’è Dio, che non c’è nulla! – urlava Nikolàj picchiando sulla tavola, molto male a proposito, a giudizio dei suoi compagni, ma molto logicamente secondo il corso dei suoi pensieri. – A noi tocca compiere il nostro dovere, farci fare a pezzi e non pensare, ecco tutto, – concluse.
    – E bere, – disse uno degli ufficiali che non voleva litigare.
    – Sì, e bere, – confermò Nikolàj. – Ehi, tu! un'altra bottiglia! – gridò.

    Intanto la via, la vera vita degli uomini, coi suoi essenziali interessi, come la salute, la malattia, il lavoro, il riposo, con gli interessi del pensiero, della scienza, della poesia, della musica, dell’amore, dell’amicizia, dell’odio, delle passioni, procedeva come sempre, indipendentemente e al di fuori dell’intesa o dell’inimicizia politica con Napoleone Bonaparte e di tutte le possibili riforme.

    Il 12 giugno le forze dell’Europa occidentale varcarono le frontiere della Russia e cominciò la guerra, cioè si compì un fatto contrario alla ragione umana e a tutta la natura umana. Milioni di uomini commisero gli uni contro gli altri così innumerevoli malefici, inganni, tradimenti, rapine, falsificazioni ed emissioni di assegnati falsi, saccheggi, incendi ed assassini, quanti per secoli interi non ne raccoglierebbero gli annali di tutti i tribunali del mondo, e che, in quel periodo di tempo, la gente che li commise non considerò come delitti.

    Combatteva contro la coscienza delle sua debolezza, ma sentiva vagamente che non l’avrebbe potuta vincere, che le cupe idee di una volta sulla vendetta, l’assassinio e il sacrificio di sé erano andate in fumo al contatto del primo uomo che aveva incontrato.

    […] le banali conversazioni, indispensabili fra le gente, che prima si aggiravano sul tempo e sulle comuni conoscenze, ora si aggiravano su Mosca, l’esercito e Napoleone.

    Se si ammette che la vita umana può essere guidata dalla ragione, si distrugge la possibilità della vita.
    (Qui Tolstoj sfonda una porta aperta, potrei andare avanti ore a spiegare il mio punto di vista, più umile, più confuso, ma legato a questo. Sia chiaro che non condanno la ragione, che per me rimane un punto di riferimento, ma la sua applicazione cieca, anche laddove non può essere applicata, che è quanto di più irrazionale ci possa essere.)

    Le discussioni e i ragionamenti intorno ai diritti delle donne, alle relazioni fra coniugi, alla libertà e ai diritti loro, benché non si chiamassero ancora come adesso quistioni, erano allora tali e quali come adesso.

    Senza la coscienza di sé è assurda qualsiasi osservazione e applicazione della ragione.

    L’anima e la libertà non esistono, perché la vita di un uomo si esprime nei movimenti muscolari, e i movimenti muscolari sono condizionati dall’attività nervosa.
    (Tolstoj vedeva un pericolo attorno al milleottocentosessanta. Sarebbe urgente una sua visita qui, in tempi di neuroscienze. Di cui non si contestano il rigore dello studio e dei risultati, ma le ricadute di quelli che si gettano con entusiasmo a trarne le conclusioni etiche senza rendersi conto che, lungi dal creare un uomo nuovo, sviliscono completamente l’idea di uomo. Perché senza anima e senza libertà, davvero, tanto vale lasciare perdere tutto.)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

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    Cara Vally, leggerò anche Moby Dick, promesso

    (so già che, per aver scritto queste cose, finirò all'inferno nel girone degli Intellettuali di sinistra che, al grido di "Capolavoro assoluto", mi fustigheranno tutto il tempo)
    Ho sofferto qualche pu ...continua

    (so già che, per aver scritto queste cose, finirò all'inferno nel girone degli Intellettuali di sinistra che, al grido di "Capolavoro assoluto", mi fustigheranno tutto il tempo)
    Ho sofferto qualche punto percentuale di stato avanzamento lettura quando il caro Leone ha fatto morire per due volte il principe Andreij, indubbiamente ho sofferto molti punti percentuali in tattica militare e filosofia della storia. Il dito destro scartava a manetta, lo confesso. Sicuramente consigliata la lettura in e-book, ci si fa scoraggiare un po' meno e non si dovrà girare con un trolley al seguito.

    ha scritto il 

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    Personaggi straordinari, di uno spessore come solo Tolstoj sa, personaggi di un tale spessore che un momento li ami e poi arrivano a darti fastidio, come nella vita reale. Un libro immenso, a momenti ...continua

    Personaggi straordinari, di uno spessore come solo Tolstoj sa, personaggi di un tale spessore che un momento li ami e poi arrivano a darti fastidio, come nella vita reale. Un libro immenso, a momenti forse un po' troppo. L'epilogo -che è un trattato di filosofia della storia- mi ha fatto perdere due chili per la fatica. Insomma la "pace" è così grande che non si può dire. Però questo libro non ha spostato Anna Karenina dal centro del mio cuore.

    ha scritto il 

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    GUERRA E PACE Lev Tolstoj

    Caro Lev,
    ho appena terminato il tuo capolavoro. Sai, a me piace molto scrivere recensioni relative a ciò che leggo ma, nel tuo caso, è davvero impossibile: sono stati scritti fiumi di parole da gente ...continua

    Caro Lev,
    ho appena terminato il tuo capolavoro. Sai, a me piace molto scrivere recensioni relative a ciò che leggo ma, nel tuo caso, è davvero impossibile: sono stati scritti fiumi di parole da gente ben più colta ed esperta di me su questo argomento e, per quanto riguarda la trama, non ci crederai, oggi esistono sistemi rapidissimi dai nomi assurdi tipo Wikipedia che ti raccontano, in circa due pagine, quello che tu hai impiegato otto anni a scrivere in circa duemila. Quindi opto per questa epistola per esprimerti le mie impressioni e perplessità, almeno, se dirò qualche corbelleria, rimarrà tra noi e non sarò assoggettata a fustigazione. In realtà “Guerra e pace” lo avevo già letto, intorno ai 18 anni, o almeno ne ero fermamente convinta fino a gennaio; ora credo di poter affermare che allora, con quella scarsa onestà intellettuale di cui ero dotata in età adolescenziale, non “lessi” proprio tutto il libro, ma saltellai allegramente tra le righe degli immensi volumi selezionando le parti a me più affini, che, con il senno di poi, suppongo non furono moltissime.
    Ricordo che allora pensai che di pace, in tutte quelle righe, ce ne fosse davvero poca mentre ora, forse per via dell’età, ho interpretato il titolo in maniera completamente diversa convincendomi che non si riferisse soltanto agli eventi bellici descritti ed ai periodi storici di intervallo tra gli stessi ma anche al complesso percorso di alcuni personaggi, primi tra tutti Pierre, Andrei e, a suo modo Natascia, attraversati da colossali conflitti interiori e, in quest’ottica, mi sei apparso molto più “umano” anche tu.
    Mi sono immersa nel tuo testo con dedizione assoluta e grande costanza e l’ho gustato appieno, senza lasciarmi spaventare dai nomi, soprannomi, patronimici di voi russi che sembrano fatti apposta per confondere le idee. Nonostante la traduzione del mio ebook (ti spiegherò un’altra volta che vuol dire…) non si possa certo definire ineccepibile, ho adorato il tuo linguaggio: solenne nelle narrazioni delle battaglie, suggestivo nella descrizione dei paesaggi ed estremamente profondo nelle riflessioni dei personaggi e sono ora convinta che gli storici possano descrivere gli eventi ma che tu sia stato capace di costruire un romanzo da vivere aprendo una porta al lettore e rendendolo partecipe in prima persona di quegli stessi eventi.
    Avrei solo due piccoli appunti da farti:
    1) “L’epilogo parte seconda”, interamente dedicato alla filosofia della storia con sconfinamenti nella teologia, nella filosofia del diritto e nella cosmologia era davvero necessario? Stiamo parlando di una sessantina di pagine caro, mica bazzecole! Ho trovato il tuo accanimento ossessivo e ripetitivo e posso affermare che hai messo a durissima prova la mia pazienza tentandomi a riprendere l’abitudine adolescenziale del “salto a piedi pari”.
    2) Non è che sei un filo misogino? Nulla da dire sulla descrizione, dipingi personaggi femminili talmente reali che, a volte, ti sembra di vederli seduti accanto a te durante la lettura, però, diciamocela tutta, le tue donne sono terribili e fanno spesso fini raccapriccianti; vero è che suicidarsi non è forse il massimo, ma anche diventare grassa e sciatta ed avere come unico scopo nella vita quello di allattare figli ed attendere che il marito ritorni non mi sembra il massimo dell’esaltazione…
    Senza offesa, infine, non ho colto, attraverso i tuoi personaggi, come già mi era successo leggendo altri tuoi libri (Anna Karenina compreso), la viscerale passione che anima quelli descritti dal buon Dostoevskij: è sempre un po’ come se tu guardassi anche la parte più intima dell’uomo in modo distaccato e quindi, pur vedendo realmente le persone attraverso i tuoi occhi non ho sentito nello stomaco il loro tormento. Non prendertela, pertanto, se Fëdor rimane ancora il mio preferito.

    ha scritto il 

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