Guinevere, the Legend in Autumn

Book Three of the Guinevere Trilogy

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Publisher: Sourcebooks Landmark

4.8
(4)

Language: English | Number of Pages: 512 | Format: Paperback

Isbn-10: 1402246439 | Isbn-13: 9781402246432 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Library Binding

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Book Description
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Nel mito arturiano ci sono tante cose: maghi e streghe, cavalieri e dame. Epiche quest, e quest epicamente idiote. Riti pagani e cristianesimo. Amori tormentati, triangoli, prove di lealtà e tradiment ...continue

    Nel mito arturiano ci sono tante cose: maghi e streghe, cavalieri e dame. Epiche quest, e quest epicamente idiote. Riti pagani e cristianesimo. Amori tormentati, triangoli, prove di lealtà e tradimenti crudeli.
    Ma il lieto fine... quello non c'è mai. Non importano i successi, le gioie, le vittorie: la fine sarà sempre lì, a Camlann, dove Artù e Mordred moriranno l'uno sull'arma dell'altro.
    Persia Woolley questo lo sa, e non ci lascia molte illusioni: non si apre con il giorno fatale, perchè sarebbe ingiusto dedicare il prologo ad Arthur in una trilogia su Ginevra, bensì al punto più basso della regina: in cella, in attesa di essere messa al rogo per tradimento.
    La prima parte del libro è un flashback, per vedere come sia stato possibile arrivare a questo punto: il libro scorso, pur tra alti e bassi, si era chiuso con Arthur e Guinevere insieme, Lancelot in quel piccolo inferno privato che è anche fonte della sua più grande gioia (ossia essere a fianco di Arthur, suo migliore amico, e di Gwen, la donna che ama).
    Ed è complicato capire come tutto sia andato a rotoli, perchè l'autrice è molto - ma veramente molto - brava nel mostrare come la caduta di Camelot nasca da tanti piccoli eventi che vanno a creare una valanga in grado di travolgere tutto.
    La relazione tra Ginevra e Lancillotto, che nel corso degli anni diventa sempre più difficile da credere solo platonica, e che si incastra in un contesto politico e culturale in mutamento: lei, come regina celtica, avrebbe il diritto di prendersi per amante chi vuole, ma con il cristianesimo che avanza la sua condotta viene sempre più percepita come immorale e barbara.
    La decisione dei sovrani di non schierarsi ufficialmente per una religione, che porta l'ostilità della Chiesa, da l'impressione che a loro non importi o che non siano forti abbastanza per farlo e lascia al cristianesimo campo aperto: sono i sacerdoti più umili e dalla mentalità più aperta a portare le conversioni, ma è l'atteggiamento da schiacciasassi dei più importanti prelati a soffocare quanto resta del paganesimo, e ciò porta ad un situazione che non piace a nessuno e ad un vago senso di malessere che tutti sembrano imputare ai sovrani.

    In questo libro gli anni passano, e in un certo senso sono loro il nemico peggiore: le cose che cambiano, e non riuscire a cambiare in fretta quanto loro.
    Gli alleati e compagni storici che muoiono di vecchiaia, semplicemente, e la naturale diffidenza verso un successore che non ti ha mai provato il suo valore, a cui non hai mai affidato la tua vita. Che non ha mai lottato per te, perchè era un bambino quando le grandi battaglie che ti hanno segnato sono state combattute.
    Ginevra e Arthur sono quasi sorpresi, quando si rendono conti di essere "i vecchi" e della presenza di una nuova generazione a Camelot. Ma soprattutto di una generazione che vede Camelot e la Tavola Rotonda come il presente in cui sono nati e vissuti: Arthur è il re, punto. E i suoi sogni sono la realtà che vogliono cambiare.
    Il disagio diffuso che porta alla ricerca del Graal, concretizzata in una cerca personale dei cavalieri: partiti per anni in un'avventura solitaria il cui oggetto non è materiale ma spirituale. Messi di fronte a sé stessi e alla propria natura, i cavalieri tornano - quelli che tornano - con risposte sul proprio io, piuttosto che sul Graal. Ma quelli che pensano di aver trovato davvero una risposta... dopo l'iniziale gioia iniziano dissapori e diffidenze, perchè tutte le religioni in gioco vogliono reclamare il Graal come loro.
    Altra crepa che porta al disastro è l'incapacità di Arthur e di Morgan di lasciarsi alle spalle il passato: per il re la presenza di Mordred è quasi intollerabile. Si rifiuta non solo di legare con lui come padre, ma anche di trattarlo come gli altri nipoti, e il ragazzo ne è prima confuso e poi ferito. Quando scopre il loro legame di parentela (nel peggior modo possibile), il dolore aumenta fino a diventare rancore: qualunque cosa Mordred faccia, non riceve mai da Arthur il riconoscimento che chiunque altro avrebbe. Verso Lancelot arriva a provare invidia e odio (invidia, perchè ha un figlio concepito con l'inganno ma con cui cerca un rapporto, e odio perchè - in un contorto senso di lealtà - sta pugnalando alle spalle suo padre), e l'affetto per Ginevra - sua madre adottiva - non basta a bloccare la sua discesa nell'oscurità.
    È li che nasce il complotto per distruggere Lancelot, per mettere il tradimento sotto gli occhi di tutti e obbligare Arthur all'azione. La fine della Tavola Rotonda, il salvataggio di Gwen che porta alla faida tra Lancelot e Gawain, e la spirale di violenza che nessuno - neanche chi l'ha messa in moto - riesce a fermare. Ma ho apprezzato moltissimo che il motivo principale per cui Mordred riesce a trovare un esercito in primo luogo sia da ricercare dell'atteggiamento di Artù: al di là di quanto abbia calpestato emotivamente il figlio, la questione dei Sassoni è di vitale importanza.
    È per contrastare loro che ha messo insieme il regno, è contro di loro che ha combattuto le sue grandi battaglie, è per mano loro che ha perso compagni e amici.
    Ma sono decenni che i Sassoni hanno perso quelle guerre e che vivono in Britannia pacificamente, sottostando alle leggi di Arthur e venendo considerati stranieri da guardare con sospetto, in una situazione dove essere trattati come cittadini di seconda categoria sarebbe un miglioramento perchè - ora come ora - non li considerano neanche cittadini.
    Quando Mordred si fa portavoce del desiderio dei giovani Sassoni nati e cresciuti in Britannia di essere considerati alla pari, di voler far parte della vita politica del paese, di permettere ai loro guerrieri di entrare nella Tavola Rotonda, Arthur esplode: ha l'antico odio impresso nell'anima con ferro e sangue, e per quanto Ginevra chieda tempo per permettere al marito di venire a patti con giovani di ambo gli schieramenti che non hanno vissuto quelle esperienze, è troppo tardi: quelle voci che avrebbero voluto (e potuto) mitigare i pregiudizi sono ormai diventati i ribelli pronti a prendersi con la forza quello che considerano un loro diritto.
    La battaglia di Clamann qui fa malissimo, perchè Arthur ha capito dove ha sbagliato ma non riesce a fare ammenda, mentre Mordred cerca un riconoscimento almeno nella morte.
    Tutti perdono, in questa versione più che mai: anche sopravvivere non è garanzia di un lieto fine, e quello che resta è un regno nel caos.
    Eppure la Woolley riesce a mitigare il senso di vuoto ed inutilità che dovrebbe riempire il lettore: i personaggi hanno perso tutto ma la leggenda e il ricordo di quanto hanno costruito e vissuto rimane, e rimarrà per sempre.
    Maghi e streghe, cavalieri e dame. Epiche quest, e quest epicamente idiote. Riti pagani e cristianesimo. Amori tormentati, triangoli, prove di lealtà e tradimenti crudeli.
    E quel finale che riesce ad essere dolce, oltre che amaro, che mai come in questo retelling mi ha commossa.

    said on