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Guitar man

Un'odissea a sei corde

By Will Hodgkinson

(18)

| Mass Market Paperback | 9788886784535

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Book Description

Will aveva sempre sognato di diventare una leggenda della chitarra, senza però aver mai provato a suonarla. Superati i trent'anni, sposato e con due figli, decide di prendere lezioni, formare una band ed esibirsi davanti a un pubblico, prima che sia Continue

Will aveva sempre sognato di diventare una leggenda della chitarra, senza però aver mai provato a suonarla. Superati i trent'anni, sposato e con due figli, decide di prendere lezioni, formare una band ed esibirsi davanti a un pubblico, prima che sia troppo tardi. Durante il suo apprendistato si fa consigliare, tra gli altri, da Bert Jansch, Johnny Marr, Roger McGuinn e P.J. Harvey, cercando di suonare "Anji" di Davey Graham. Una vera odissea a sei corde, un viaggio avventuroso nell'immaginario folk e rock, raccontato con irresistibile humour inglese, attraverso incontri imprevedibili e folgoranti con i personaggi che hanno fatto la vera storia della chitarra.

4 Reviews

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    Lo ammetto sono un po di parte suonando la chitarra da ben 18 anni ormai, e l'ho preso per curiosità...l'inizio è splendido e mi ha fatto rivivere le prime difficoltà con l'approccio del neofita allo strumento..poi la parte centrale quando incontra t ...(continue)

    Lo ammetto sono un po di parte suonando la chitarra da ben 18 anni ormai, e l'ho preso per curiosità...l'inizio è splendido e mi ha fatto rivivere le prime difficoltà con l'approccio del neofita allo strumento..poi la parte centrale quando incontra tutti i personaggi alla ricerca di segreti o tecniche è un po noioso, per chiudere poi in bellezza con il concerto finale. Sarebbe da tre stelle ma in certi punti (3 o 4) nel libro ci sono alcune riflessioni su cosa voglia dire suonare la chitarra che mi hanno veramente colpito e meriterebbero solo loro quasi una valutazione 5 a tutto il romanzo. (ok ma qui torno a essere di parte) riassumendo è comunque una lettura per tutti ma sicuramente un lettore chitarrista lo apprezzerà molto molto di più di un "profano".

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    Peter said on Feb 12, 2011 | Add your feedback

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    davvero una sorpresa, a metà tra romanzo di formazione e saggio erudito sulla storia della chitarra e di alcuni chitarristi. Chi ha avuto una band, anche con gli amici della scuola deve leggerlo assolutamente, gli altri potrebbero rimanerne piacevolm ...(continue)

    davvero una sorpresa, a metà tra romanzo di formazione e saggio erudito sulla storia della chitarra e di alcuni chitarristi. Chi ha avuto una band, anche con gli amici della scuola deve leggerlo assolutamente, gli altri potrebbero rimanerne piacevolmente colpiti.
    quattro stelle e mezzo

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    Jerri said on Aug 20, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Questo non è un libro per specialisti, ma certo sapere al volo cosa significano sigle come D-28 o ES-335, o la differenza che passa tra un pick up single coil o un humbucker certo aggiunge un sapore ulteriore alla lettura. (nota: D-28 e ES-335 sono i ...(continue)

    Questo non è un libro per specialisti, ma certo sapere al volo cosa significano sigle come D-28 o ES-335, o la differenza che passa tra un pick up single coil o un humbucker certo aggiunge un sapore ulteriore alla lettura. (nota: D-28 e ES-335 sono i nomi di due tra le più incantevoli chitarre di sempre, l'una acustica e l'altra elettrica).

    Poiché qui si parla di questo, di chitarre, ma non, anzi, non soltanto, in senso tecnico (e anche quando le tecnica compare, è sempre in configurazione assai amichevole e alla portata di tutti), quanto piuttosto in senso filosofico, dove la filosofia però non ha nulla di alto e “chiuso”, bensì si connette alle cose semplici, quotidiane.

    Il libro è la storia del suo autore, un giornalista rock trentaquattrenne con moglie e due figli piccoli che decide che è giunto il momento di imparare a suonare la chitarra.
    Ci ha pensato per anni; ha visto dileguargli-si sotto il naso gli anni della giovinezza, quelli nei quali di solito si incomincia a prendere una chitarra e a strimpellare i primi accordi, mentre lui stava febbrile a guardar le copertine dei dischi senza aver veramente voglia di riprodurre con la sei corde le musiche che contenevano.

    Per cui comincia, cercando innanzitutto di ritagliarsi faticosamente lo spazio per esercitarsi all'interno del poco tempo concesso dal menage familiare, e poi affrontando le inevitabili frustrazioni che massacrano il chitarrista principiante, a cominciare dall'andare a comprare una chitarra, passando per i polpastrelli in fiamme, “le dita che non vogliono fare quello che ci si aspetta da loro”, il problema di accordare decentemente lo strumento (lo so, esistono gli accordatori elettronici, ma la problematica non è mai così semplice come appare).
    Del resto il nostro eroe s'è dato un termine: in sei mesi imparare decentemente a suonare, mettere su un gruppo e fare il suo primo concerto.

    Il bello di tutto questo è che ha un tono di verità molto convincente, unito ad una leggerezza e a un'autoironia che definirei anglosassoni, se non fosse una banalità.
    Divertenti sono soprattutto i rapporti tra il protagonista e il suo amico Doyle, chitarrista migliore di lui, personaggio buffo e indisponente, a metà strada tra la sfiga operativa e una sorta di folle eccentricità (è una specie di Hell's Angels, che però lavora nelle ferrovie).

    Ma ci sono altre cose interessanti.
    Hodgkinson, che è rimasto folgorato da un pezzo chitarristico molto famoso, “Anji” di Davey Graham (lo si può sentire su youtube), al punto da volerlo imparare e riprodurre ad ogni costo, sfruttando il suo status di giornalista rock e relative conoscenze si mette in contatto con tutta una serie di chitarristi che gli piacciono. Ma non solo: abbranca la custodia della sua chitarra e va da loro anche e soprattutto per farsi farsi dare delle lezioni (sia tecniche che appunto di personale filosofia chitarristica).
    Ciò avviene, nota bene, anche quando sa fare a malapena due accordi: lui va lì e suona da cani e dice: spiegami come devo fare.

    Va dunque da Bert Jansch, uno dei più grandi chitarristi finger picking della folk era, già nei Pentagle, il quale lo ascolta con pazienza e gli dà utili consigli. Poi parla con PJ Harvey, con Devendra Banhart, con Cat Power (che se ne sta in letto nella sua camera d'albergo, fumando una sigaretta dietro l'altra e parlando solo del suo fidanzato che si scopa un'altra invece che di chitarre acustiche e relative modalità di utilizzo), con Johnny Marr, con Vinicius Cantuaria (il grande Vinicius) con l'ex chitarrista dei Jesus & Mary Chain e così via.
    Addirittura fa un viaggio nel Sud degli Stati Uniti per imparare il blues (e fa incontri interessanti e compra una nuova chitarra).

    Di questi incontri ce n'è uno che mi è piaciuto molto.
    Due premesse. La prima: rimasi molto colpito un giorno, quando scoprii che Deniz Tek, il chitarrista del leggendario gruppo punk australiano Radio Birdman, a un certo punto aveva mollato la sua ascia a sei corde e s'era messo a lavorare come tecnico alla Nasa (!).

    La seconda: sono sempre stato un grande fan degli Stooges di Iggy Pop. Amo i loro primi tre dischi, che sono dei capolavori assoluti del rock moderno (mi piacciono anche “Kill City” e “Metallik KO”, ma sono livelli sotto).
    All'interno di questi tre dischi, ho sempre avuto una predilezione per il riff acido e elementare che introduce “Penetration”, su “Raw Power”. Dunque, per quanto considerassi un genio il chitarrista originario degli Stooges, il grandissimo e purtroppo recentemente scomparso Ron Asheton, sviluppai una grande ammirazione anche per James Williamson, il quale appunto suona tutte le chitarre su “Raw Power” (Asheton è al basso).

    Ebbene, qua leggo che Johnny Marr invece da quel disco prese ad esempio un altro grande pezzo, “Gimme Danger”, e spiega al protagonista come quella intro di chitarra lo avesse molto influenzato nei suoi anni verdi.
    Cosicché quest'ultimo si mette sulle tracce di Williamson e lo scova finalmente, scoprendo che vive nella Silicon Valley, è sposato, ha due figli e da vent'anni è un manager di un'importante multinazionale dell'informatica. Mai più toccata una chitarra dai tempi gloriosi di Metallik KO.

    James Williamson! l'oltraggioso, bistrato, deragliato compare di Iggy in “Kill City” (che uscì a nome di entrambi, con Iggy che registrava a separatamente le parti vocali nei giorni in cui lo lasciavano uscire dalla clinica in cui si stava disintossicando) ora è un tranquillo borghese!
    Fatto sta che dopo che Hodgkinson gli ha rotto così tanto l'anima per farsi raccontare dei tempi mitici di Ann Arbor, Williamson finisce che dopo tanti ripiglia la chitarra.

    Infine, il protagonista riesce a fare il suo concerto e pure a suonare decentemente “Anji” (che non è un pezzo così facile, come chiunque potrà constatare), grande risultato per uno che aveva iniziato a suonare solo sei mesi prima.

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    Damiano Zerneri said on Dec 27, 2009 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (18)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Mass Market Paperback 286 Pages
  • ISBN-10: 8886784538
  • ISBN-13: 9788886784535
  • Publisher: Auditorium
  • Publish date: 2009-10-01
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