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Gulag

Storia dei campi di concentramento sovietici

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar storia)

4.3
(53)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 675 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Coreano , Svedese , Portoghese , Spagnolo

Isbn-10: 8804550171 | Isbn-13: 9788804550174 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Dalla Fontana L. A.

Disponibile anche come: Altri

Genere: History , Non-fiction , Political

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Descrizione del libro
L'"arcipelago Gulag", l'ampia e fitta rete di campi di concentramento sovietici, è affiorato alla coscienza del mondo solo nel 1973, con la pubblicazione del romanzo autobiografico di Aleksandr Solzenicyn. Da allora, e in particolare dopo il crollo dell'Unione Sovietica, documenti a lungo tenuti nascosti hanno gettato nuova luce sul ruolo svolto dal Gulag: oltra a essere lo strumento repressivo di ogni forma di opposizione politica e sociale, esso fu l'arma segreta di Stalin, che fece del lavoro coatto la base dell'industrializzazione del paese. In questo libro Anne Applebaum ricostruisce il sistema sovietico dei campi, dalla sua nascita subito dopo la Rivoluzione d'ottobre al suo smantellamento negli anni Ottanta.
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  • 3

    Bello ma noioso...

    Gran bel saggio, molto bene documentato, davvero completissimo e con il merito di affrontare un argomento che si può considerare purtroppo ancora tabù.


    Leggendo ho avuto la netta percezione di cosa volesse dire un mio ex professore di lettere quando ci ha spiegato che la storia viene scrit ...continua

    Gran bel saggio, molto bene documentato, davvero completissimo e con il merito di affrontare un argomento che si può considerare purtroppo ancora tabù.

    Leggendo ho avuto la netta percezione di cosa volesse dire un mio ex professore di lettere quando ci ha spiegato che la storia viene scritta da chi vince un conflitto:se vi inoltrerete tra le (molte) pagine di questo libro senza dubbio lo capirete anche voi....

    L'unici neo è che la scrittura è abbastanza pesante e molte parti si potevano forse abbreviare senza far perdere nulla al quadro generale fornito dal saggio....

    Una lettura comunque necessaria....

    ha scritto il 

  • 5

    Scorrevole e monumentale: una pacchia, tante informazioni e l'idea di poter conoscere attraverso questo libro come era il gulag ( l'unico dubbio si sente molto che è americana ).
    " I nuovi campi erano cosi' lontano dal mondo civile, così lontano persino dalle strade, per non parlare delle linee f ...continua

    Scorrevole e monumentale: una pacchia, tante informazioni e l'idea di poter conoscere attraverso questo libro come era il gulag ( l'unico dubbio si sente molto che è americana ). " I nuovi campi erano cosi' lontano dal mondo civile, così lontano persino dalle strade, per non parlare delle linee ferroviarie, che nella repubblica dei Komi il filo spinato non venne utilizzato fino al 1937. Fuggire era considerato inutile" " Perchè l'NKVD era ossessionata dalla confessione dei prigionieri? Per qualcuno Stalin era ossessionato dall'idea di far confessare i suoi crimini agli altri, per Conquest Stalin voleva far confessare solo quelli che conosceva personalmente per distruggerli moralmente e politicamente. Erano importanti anche per gli agenti per legittimare il loro operato e aiutavano a compiere la norma, il piano; erano considerati funzionari di successo.

    ha scritto il 

  • 3

    Una seria, corretta e professionale indagine storica. Tanto più meritevole, in quanto sono ancora poche le opere divulgative dedicate all'argomento dei lager sovietici.
    Ma a questo libro manca qualcosa. Gli manca l'indignazione: quella che ci si aspetterebbe, ragionevolmente, nel descrivere un m ...continua

    Una seria, corretta e professionale indagine storica. Tanto più meritevole, in quanto sono ancora poche le opere divulgative dedicate all'argomento dei lager sovietici. Ma a questo libro manca qualcosa. Gli manca l'indignazione: quella che ci si aspetterebbe, ragionevolmente, nel descrivere un mondo che ingoiò milioni di persone e stritolò per anni una intera società. Per rimettere in gioco le emozioni, consiglio di andare a rileggersi "Arcipelago Gulag" di Solzenitsin o i "Racconti di Kolyma" di Salamov.

    ha scritto il 

  • 4

    Un testo abbastanza impegnativo da leggere e indicato per chi ha vera passione per la storia.
    Un resoconto molto particolareggiato della storia dei Gulag nell'ex unione sovietica.
    L'autrice si avvale di documenti provenienti da diverse fonti per dipingere un quadro dello sviluppo del sistema dete ...continua

    Un testo abbastanza impegnativo da leggere e indicato per chi ha vera passione per la storia. Un resoconto molto particolareggiato della storia dei Gulag nell'ex unione sovietica. L'autrice si avvale di documenti provenienti da diverse fonti per dipingere un quadro dello sviluppo del sistema detentivo nei territori sovietici soffermandosi allo stesso tempo a descrivere il tenore di vita all'interno dei campi e le ragioni che hanno portato al loro sviluppo.

    ha scritto il 

  • 4

    Gulag

    L'"arcipelago Gulag", l'ampia e fitta rete di campi di concentramento sovietici, è affiorato alla coscienza del mondo solo nel 1973, con la pubblicazione del romanzo autobiografico di Aleksandr Solzenicyn. Da allora, e in particolare dopo il crollo dell'Unione Sovietica, documenti a lungo tenuti ...continua

    L'"arcipelago Gulag", l'ampia e fitta rete di campi di concentramento sovietici, è affiorato alla coscienza del mondo solo nel 1973, con la pubblicazione del romanzo autobiografico di Aleksandr Solzenicyn. Da allora, e in particolare dopo il crollo dell'Unione Sovietica, documenti a lungo tenuti nascosti hanno gettato nuova luce sul ruolo svolto dal Gulag: oltra a essere lo strumento repressivo di ogni forma di opposizione politica e sociale, esso fu l'arma segreta di Stalin, che fece del lavoro coatto la base dell'industrializzazione del paese. In questo libro Anne Applebaum ricostruisce il sistema sovietico dei campi, dalla sua nascita subito dopo la Rivoluzione d'ottobre al suo smantellamento negli anni Ottanta.

    ha scritto il 

  • 5

    Ottimo!

    Ho letto questo volume per la mia tesina triennale dedicata al Gulag ed è stato il libro migliore che ho letto sull'argomento. Ha risposto a molte delle mie domande in modo esaustivo. Ve lo consiglio!

    ha scritto il 

  • 5

    Caught this review from my old Dutch blog:


    Gelukkig weer een boek uitgelezen (de stapel naast mijn bureau wordt alleen maar hoger, niet lager): het schokkend indrukwekkende “Gulag” van Anne Applebaum. Ik weet dat de dingen die in het boek staan grotendeels echt gebeurd zijn, maar het leest ...continua

    Caught this review from my old Dutch blog:

    Gelukkig weer een boek uitgelezen (de stapel naast mijn bureau wordt alleen maar hoger, niet lager): het schokkend indrukwekkende “Gulag” van Anne Applebaum. Ik weet dat de dingen die in het boek staan grotendeels echt gebeurd zijn, maar het leest weg als een Kafka-esque beschrijving van de Inferno.

    Het is bizar hoe normaal corruptie, marteling, diefstal en moord toen waren. Hoe normaal het was om mensen te reduceren tot minder dan mensen, tot objecten. Dat je naar een strafkamp werd verbannen als je drie keer te laat op je werk kwam, dat je dan in de isoleercel gegooid kon worden als je je overhemd niet helemaal had dichtgeknoopt.

    Hier een paar voorbeelden van dingen die echt gebeurden:
    Verhaal #1: als twee gevangenen wilden ontsnappen, namen ze een derde mee. Deze wist het zelf niet maar hij was lopende proviand. Wanneer onderweg het eten op was dan was het de bedoeling dat de twee hem dood zouden maken en zijn vlees zouden verdelen en opeten.
    Verhaal #2: om alcohol het kamp binnen te smokkelen lieten ze iemand een condoom inslikken met daaraan een buis. de buis stak dan half uit de mond. via die buis werd dan zo'n 3 liter alcohol in het condoom gepompt. in het kamp konden ze daar weer 7 liter wodka van maken. ging er onderweg iets mis dan stierf de koerier aan alcoholvergiftiging, anders werd hij binnengehaald als held.
    Verhaal #3: het noorden was in de winter compleet bevroren. in de korte zomers werd alles een groot moderrig moeras en stikte het er van de muggen. een straf was om een gevangenen naakt aan een boom vast te binden tussen al die muggen. daar werden ze gestoken tot ze flauw viel van het tekort aan bloed.

    En zo kan ik nog wel een tijdje doorgaan. Het boek zit er vol mee.

    Het hele systeem heeft vanaf ergens in de jaren '20 (Solovetsky in 1923) tot ver in de jaren tachtig bestaan (waar ze in Perm nog dissidenten opsloten). Stalin was een hevig gelover in dwangarbeid om mensen te beteren en om het land vooruit te helpen. Niemand durfde hem te vertellen dat dat allebei niet echt lukte.
    Na zijn dood (in 1953) werd de boel wel milder onder Beria, Kruschev (niet onder Andropov) en uiteindlijk kwam er een eind aan onder Gorbachev.

    In Rusland wordt er niet veel meer over de Gulag gepraat. Weinig mensen weten er meer dan een beetje van, er wordt nauwelijks over gepraat en er wordt al helemaal geen recht gedaan. Een belangrijke reden hiervoor is dat Rusland nu nog wordt geregeerd door de mensen die toen ‘fout’ waren. Poetin (Bush zijn friend, Vladimir) is zelf een ex-KGB agent. De communisten van toen hebben er veel belang bij om de waarheid te begraven.

    Het falen om de misdadigers van toen te berechten en de verzetshelden te eren werkt nu nog door in de samenleving.

    Hier in het Westen is de volledige lading helemaal niet bekend. Er waren hier mensen die voor het communisme waren en de kampen ontkenden maar het is waarschijnlijk tot niemand doorgedrongen hoe fout dat soort mensen eigenlijk waren. Achteraf bekeken is die Koude Oorlog dus ontzettend terecht geweest.
    Applebaum eindigt daarom pessimistisch met:

    […] For if we go on forgetting half of Europe's history, some of what we know about mankind itself will be distorted. Every one of the twentieth-century's mass tragedies was unique: the Gulag, the Holocaust, the Armenian massacre, the Nanking massacre, the Cultural Revolution, the Cambodian revolution, the Bosnian wars, among many others. Every one of these events had different historical, philosophical and cultural origins, every one arose in particular local circumstances which will never be repeated. Only our ability to debase and destroy and dehumanize our fellow man has been — and will be — repeated again and again: our transformation of our neighbours into ‘enemies’, our reduction of our opponents to lice or vermin or poisonous weeds, our re-invention of our victims as lower, lesser or evil beings, worthy only of incarceration or expulsion or death.
    The more we are able to understand how different societies have transformed their neighbours and fellow citizens from people into objects, the more we know of the specific circumstances which led to each episode of mass torture and mass murder, the better we will understand the darker side of our own human nature. This book was not written ‘so that it will not happen again’, as the cliché would have it. This book was written because it almost certainly will happen again. Totalitarian philosophies have had, and will continue to have, a profound appeal to many millions of people. Destruction of the ‘objective enemy’, as Hannah Arendt once put it, remains a fundamental object of many dictatorships. We need to know why — and each story, each memoir, each document in the history of the Gulag is a piece of the puzzle, a part of the explanation. Without them, we will wake up one day and realize that we do not know who we are.

    ha scritto il 

  • 5

    Il 24 maggio 2004 una giuria composta da James Hodge, editor di «Foreign Affairs», Anthony Appiah, professore di filosofia presso la Princeton University, ed Elizabeth Taylor, autrice ed editor del «Sunday Magazine», consegnò il prestigioso Pulitzer Prize for General Non-Fiction ad Anne Applebaum ...continua

    Il 24 maggio 2004 una giuria composta da James Hodge, editor di «Foreign Affairs», Anthony Appiah, professore di filosofia presso la Princeton University, ed Elizabeth Taylor, autrice ed editor del «Sunday Magazine», consegnò il prestigioso Pulitzer Prize for General Non-Fiction ad Anne Applebaum, per uno studio corposo ed eccezionalmente documentato su quel «paese quasi invisibile, quasi impalpabile, abitato dal popolo degli zek» già descritto in modo magistrale dal premio Nobel Aleksandr Solženicyn. Gulag. A History, aveva già vinto nel 2003 il Duff Cooper Prize, assegnato ogni anno a uno studio di tipo storiografico, biografico o politico, e fu tra i finalisti per il National Book Award, il National Book Critics Circle Award, il Times Book Award e il Samuel Johnson Prize.
    Il libro è articolato in due parti storiche, che ripercorrono la vicenda dei campi dai giorni successivi alla Rivoluzione di Ottobre sino agli ultimi anni dell’Unione Sovietica, e di una parte più narrativa, che ricostruisce, anche con l’aiuto di memoriali inediti, lo spietato processo di internamento e l’ardua lotta per la sopravvivenza dei forzati. Il testo vuole essere dunque, al tempo stesso, una «storia del Gulag» e «un libro sulla vita nel Gulag», senza la pretesa di essere «una storia dell’URSS, una storia delle epurazioni, o una storia della repressione in generale» (p. 14). Lo studio della Applebaum si caratterizza poi per essere dominato da un’idea espressa in modo semplice e incisivo nell’introduzione, secondo la quale i campi di concentramento sovietici furono «strutture costruite per rinchiudervi la gente non a cagione dei suoi atti, ma del suo status» (p. 22), e pertanto molto simili, in fondo, ai campi nazisti. L’autrice precisa tuttavia come in effetti vi fossero differenze sostanziali tra i due modelli: la definizione di «nemico», in particolare, era molto più ambigua in Unione Sovietica che nella Germania nazista, fatto al quale va aggiunto come l’esistenza del Gulag, al contrario di quella degli omologhi tedeschi, venisse giustificata dalla pubblica propaganda con motivi sostanzialmente economici (pp. 26-27).
    Nonostante alcuni difetti – è piuttosto ambiguo, al riguardo, l’uso del termine «status»: l’Olocausto fu in realtà determinato dalla fiducia in una teoria delle razze, mentre le stragi dei Gulag da una ossessiva ricerca di stabilità del regime – il suo studio cattura l’attenzione proprio grazie alle dichiarazioni polemiche in esso contenute, che avrebbero potuto attirare, anche in Italia, l’attenzione del pubblico. Così non è accaduto, e il saggio, passato dalle nostre parti quasi inosservato, è tuttora conosciuto solamente all’interno di una cerchia ristretta di individui.

    ha scritto il