H.P. Lovecraft

Contro il mondo, contro la vita

Di

Editore: Bompiani (PasSaggi)

4.0
(274)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 157 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Polacco , Svedese , Tedesco

Isbn-10: 8845247627 | Isbn-13: 9788845247620 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Sergio Claudio Perroni

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
"La vita è dolorosa e infida. Inutile, dunque, scrivere altri romanzi realistici. Rispetto alla realtà in generale sappiamo già come comportarci; e non abbiamo nessuna voglia di saperne di più". (Michael Houellebecq).
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  • 2

    difficile stabilire se l'ammirazione di houellebecq sia sincera o se si stia semplicemente servendo di lovecraft per inveire contro i negri senza rischiare. di certo fa bene a non sottovalutare il raz ...continua

    difficile stabilire se l'ammirazione di houellebecq sia sincera o se si stia semplicemente servendo di lovecraft per inveire contro i negri senza rischiare. di certo fa bene a non sottovalutare il razzismo di lovecraft, che del resto è ampiamente condivisibile, ma farne il motore delle sue visioni mi sembra poco sensato. come altri creatori di miti (es. tolkien), lovecraft si sentiva assediato, questo lo credo anch'io, e mi sento anch'io così, pur non avendo creato nulla. eppure non sono meno razzista di lovecraft, direi anzi di più. evidentemente questo non basta per essere uno scrittore.

    ha scritto il 

  • 4

    E' davvero un bel saggio, che getta su HPL una riflessione nuova. Non so dire però se mi ha convinto fino in fondo. La tesi di Houellebeq è che i racconti maggiori del maestro siano nati dietro la spi ...continua

    E' davvero un bel saggio, che getta su HPL una riflessione nuova. Non so dire però se mi ha convinto fino in fondo. La tesi di Houellebeq è che i racconti maggiori del maestro siano nati dietro la spinta razzista avvenuta dopo "l'esilio" niuorchese. Poeticamente (e apocalitticamente) Lovecraft si sarebbe vendicato dell'onta subita, il fallimento nella vita laddove altri (immigrati in primis) erano favoriti. Mi sembra una tesi un po' tirata per i capelli, anche se Houllebeq la rende verosimile coi suoi argomenti. Per me la parentesi di new York ha avuto la sua imporanza nella nascita di potenti visioni come Le montagne della follia o Il richiamo di Cthulhu, ma gli stranieri c'entrano solo in parte. In ogni caso, l'intero saggio è una dichiarazione d'amore e di profonda stima per il solitario di Providence. Houellebeq ne riporta il nome anche quattro o cinque volte a pagina, a volte. Come un'ossessione.

    Comunque, chiude il libretto una postfazione di King. King ormai ce lo ficcano dappertutto, il più delle volte a sproposito, specie quando deve parlare di un autore di cui ha capito ben poco. L'unica cosa che salvo del suo testo (perché non apporta nessun contributo valido alla discussione, e anzi la chiusura è una lampante prova che il testo sia stato scritto alla svelta tanto per) è l'idea del "cuscino di Lovecraft".

    ha scritto il 

  • 3

    Houellebecq contro il romanzo tradizionale

    https://correzionedibozze.wordpress.com/2016/03/05/houellebecq-contro-il-romanzo-tradizionale/

    https://correzionedibozze.wordpress.com/2016/03/17/la-scrittura-e-le-idee-stephen-king/

    ha scritto il 

  • 4

    ma allora è vivo!

    dopo il pessimo "sottomissione" e i suoi romanzi amorfi e sprimacciati approdo a questo saggio, che mi colpisce assai per la vitalità che aveva nel 1988, poi è scemato negli anni nonostante la fama cr ...continua

    dopo il pessimo "sottomissione" e i suoi romanzi amorfi e sprimacciati approdo a questo saggio, che mi colpisce assai per la vitalità che aveva nel 1988, poi è scemato negli anni nonostante la fama crescente.
    Così le riflessioni sull'universo del gentleman solitario di Providence intrigano per la passione dimostrata dall'A. nel volerlo esaminare.

    Se si ama la vita, non si legge. Né, d'altronde, si va al cinema. Checché se ne dica, l'accesso all'universo artistico è riservato quasi esclusivamente a chi ne ha un po' le palle piene.
    Lovecraft, dal canto suo, ne aveva parecchio le palle piene.

    Oggi più che mai possiamo fare nostra la dichiarazione di principio che apre 'Le vicende riguardanti lo scomparso Arthur Jermyn e la sua famiglia': "La vita è una cosa orrenda; e sullo sfondo, dietro ciò che ne sappiamo, appaiono i baluginii di una verità demoniaca che ce la rendono mille volte più orrenda".
    Il paradosso è che, per quanto orrendo esso sia, noi preferiamo questo universo alla nostra realtà.

    ha scritto il 

  • 4

    Magistrale analisi e interpretazione dell'opus lovecraftiano da parte del controverso autore de "Le particelle elementari". Non sono d'accordo su tutto quel che viene detto (specialmente sul peso che ...continua

    Magistrale analisi e interpretazione dell'opus lovecraftiano da parte del controverso autore de "Le particelle elementari". Non sono d'accordo su tutto quel che viene detto (specialmente sul peso che Houellebecq attribuisce al razzismo nella genesi delle storie del grande autore di Providence) ma ho molto apprezzato il coinvolgimento emotivo con cui è stato scritto il libro, Houellebecq è un grande ammiratore di Lovecraft.

    ha scritto il 

  • 5

    L'Houellebecq romanziere non mi hai mai convinto troppo. Questo libro però è davvero riuscito e mi spinge a voler (ri)leggere lo scrittore francese. Saggio di un fervente appassionato, ci offre un rit ...continua

    L'Houellebecq romanziere non mi hai mai convinto troppo. Questo libro però è davvero riuscito e mi spinge a voler (ri)leggere lo scrittore francese. Saggio di un fervente appassionato, ci offre un ritratto di uno scrittore estremo anche nella vita. Amo Lovecraft e questo libro contribuisce a farmelo comprendere meglio. Emozionante

    ha scritto il 

  • 0

    Super. Non plus ultra. Sancta sanctorum.

    Solo il latino può rendere. Dulbecco trova in questo saggio un fervore, una passione, un furore che sarebbe difficile rintracciare nelle scene di sesso dei suoi romanzi. Goduria.

    ha scritto il 

  • 4

    Forse l'unico autore che ha capito l'universo racchiuso nella mente di H.P. Lovecraft. Grazie all'intreccio tra la produzione letteraria, le notizie sulla vita privata e il folto epistolario, Houelleb ...continua

    Forse l'unico autore che ha capito l'universo racchiuso nella mente di H.P. Lovecraft. Grazie all'intreccio tra la produzione letteraria, le notizie sulla vita privata e il folto epistolario, Houellebecq riesce a decodificare in modo esauriente il non euclideo mondo lovecraftiano. Un giusto compendio per i lettori di H.P.L. di vecchia data e al tempo stesso propedeutico per i neofiti.

    ha scritto il 

  • 4

    Nel complesso notevole. Non è il saggio di un critico, enorme pregio questo!, ma di un appassionato. C'è qualche tipica cazzata 'alla Houellebecq', tipo la similitudine fra il romanzo classico e una v ...continua

    Nel complesso notevole. Non è il saggio di un critico, enorme pregio questo!, ma di un appassionato. C'è qualche tipica cazzata 'alla Houellebecq', tipo la similitudine fra il romanzo classico e una vecchia camera d'aria bucata che si sgonfia lentamente - ovvero il colpo ad effetto che se ti ci soffermi un attimo ti accorgi che o non vuol dire niente o è smentito nei fatti da millanta esempi - ma tant'è, è da cercare con l'abusato lanternino.

    Houellebecq ha Lovecraft nel cuore e riesce ad andare al cuore della sua opera. Lo individua nella vita vissuta del sognatore di Providence, ed in realtà scrive anche di sé, dato che nell'uomo HPL ateo, xenofobo e con grossi problemi nei confronti del sesso, ritrova sé stesso.
    I motori primi della narrativa di HPL sono la xenofobia e il suo personale senso di fallimento, di sconfitta, di frustrazione (Lovecraft, garbatissimo e squisitissimo borghese ariano nella provincia del New England del primo '900 fu, per tutta la vita, povero in canna e non riuscì a permettersi nulla di quanto desiderato); motori che si misero a girare a mille nel periodo traumatico trascorso a New York dal 1926 dove HPL, improbabilmente pure sposato, cerca lavoro per mesi, facendo interminabili file all'ufficio di collocamento gomito a gomito con tutta quella marmaglia di italiani che gli apparivano disgustosi e di negri che gli sembravano scimpanzè, fallendo centinaia di colloqui e non trovando mai lo straccio d'una occupazione (diversamente dai suoi bestiali compagni di fila). Dopo questo periodo divorzia, torna a Providence e nascono i Grandi Testi Lovecraftiani.

    E' così? Secondo me solo in parte. Le caratteristiche che rendono uniche e così innovative le sue opere maggiori si intravedono infatti qua e là anche in alcuni dei suoi scritti pre-1926. Ma è un HPL ancora influenzato da altri, Poe per quanto riguarda il filone orrorifico e soprattutto Lord Dunsany per il filone onirico/fantastico. Poi, io credo che (e cito il David Foster Wallace che scrive a proposito di David Lynch e del suo Blue Velvet) semplicemente (ma non è semplice!) HPL capì come "fare bingo" e costruì il suo mondo letterario con il suo stile. Roba nuova che non s'era mai vista sul pianeta Terra.
    Credo che Lovecraft scrivesse non per sublimare nell'arte le sue frustrazioni, ma per terrorizzare i suoi lettori. E ci riuscì benissimo. Lo penso anche perchè, come emerge dalla corrispondenza e da certi raccontini come ad esempio "Ibid" (scherzo finto-erudito che non sfigurerebbe fra le finzioni di un Borges), HPL non era sprovvisto (sembra incredibile!) di ironia, fatto che Houellebecq trascura completamente. Ironia che però bandì dai suoi racconti. Quelli avevano il solo scopo di essere terrificanti.

    ha scritto il 

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