HHhH

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Publisher: Círculo de Lectores

4.1
(472)

Language: Español | Number of Pages: 391 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) French , Italian , Dutch , Catalan , English , German , Polish

Isbn-10: 8467246804 | Isbn-13: 9788467246803 | Publish date: 

Also available as: Paperback , eBook

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 4

    Eccezionale

    Uno dei libri storici più interessanti degli ultimi anni. Il metodo narrativo è assolutamente originale e crea tensione ed emozione. La storia in se' è un episodio minore e poco conosciuto ma l'autore ...continue

    Uno dei libri storici più interessanti degli ultimi anni. Il metodo narrativo è assolutamente originale e crea tensione ed emozione. La storia in se' è un episodio minore e poco conosciuto ma l'autore è riuscito a renderlo epico.

    said on 

  • 0

    La Storia, quella delle cronache, dei libri, delle Annales, dei cinegiornali, dei documentari televisivi, dei canali tematici è un alveare di storie nel quale appunto brulicano ronzando infinite conca ...continue

    La Storia, quella delle cronache, dei libri, delle Annales, dei cinegiornali, dei documentari televisivi, dei canali tematici è un alveare di storie nel quale appunto brulicano ronzando infinite concatenazioni di fatti, ognuna minutamente agita da innumeri personaggi e caratteri.

    Di tutto questo universo abbiamo una visione la quale altro non può essere che parziale, ciò indipendentemente dalla distanza temporale dai fatti accaduti. Avviene che, banalmente, anche gli eventi più vicini a noi non possono essere catturati nella loro totalità.
    È probabilmente per questo, per questa sorta di porosità, che nella trattazione storica, anche la più strettamente scientifica, risuoni sempre, ora più forte ora più attutita, un eco di narrazione; anzi no, di racconto.

    La declinazione di racconto già da tempo può essere data pressoché in ogni maniera. Inutile star qui a farla troppo lunga circa le forme che può assumere un romanzo oppure anche una storia breve. Le contaminazioni, le ibridazioni, l'aggregarsi di materiali eterogenei, di generi diversi, le ucronie.

    Poiché è questo che interessa qui, la permeabilità della Storia, la storia dei fatti, delle relazioni “vere”, alla penetrazione non della storia scritta con la minuscola, ovvero la roba del cosiddetto romanzo storico, che appunto “non” interessa qui, quanto al farsi della scrittura, della suddetta ibridazione di materiali; quindi e infine della letteratura.

    Mi son trovato qui per le mani questa parola “permeabilità”. Pensandoci nemmeno troppo attentamente mi rendo conto che rimanda a un concetto che vien buono a spiegare la materia, anzi la struttura di codesto libro di Laurent Binet.
    Poiché la Storia [raccontata, anche scientificamente eccetera eccetera] è carta sugante la narrazione e quindi addirittura[!] la letteratura. Mentre invece la letteratura da parte sua... be' la letteratura ormai da tempo pompa dentro ogni informazione. Mastica, metabolizza, produce bolo o deiezione di qualsiasi forma, dato, manifestazione delle cose.

    Detto questo, HHhH è un oggetto storico-narrativo-autobiografico costruito intorno a un fatto molto conosciuto della storia recente, ovvero l'attentato, a Praga, nel giugno del 1942, nel quale trovò la morte Reynhard Heydrich, all'epoca governatore del Protettorato di Boemia e Moravia.
    La vicenda credo la conoscano tutti: un commando costituito da tre partigiani [due operativi e un altro a fare il palo] cecoslovacchi, appartenenti, adesso non ricordo bene, non ho il libro sottomano, tipo a un esercito facente capo al governo cecoslovacco in esilio a Londra – un commando di tre partigiani che s'erano paracadutati settimane prima in territorio boemo, un mattina, in una strada di Praga, attenta alla vita del gerarca nazista.

    La domanda è: chi erano questi due coraggiosi, ancorché maldestri [l'attentato fu un incredibile concentrazione di fesserie e casi fortuiti che se la realtà non fosse l'inferno che è, quel giorno in Praga sarebbe stata una comica slapstick] giovani?
    Capita tante volte, no? Di chiedersi, cosa c'è dietro? Cosa aveva fatto o pensato prima quel tale personaggio? Qual è la sua storia personale? Come cavarla col succhiello dalle molli pieghe della storia?

    Per cui Binet gira attorno a questa cosa qui. Di Heydrich, certo, del quale sappiamo molto, ma soprattutto dei due attentatori, Jozef Gabčík e Jan Kubiš.
    Con un certo effetto di corrente che corre verso il suo sbocco [di cui conosciamo praticamente ogni dettaglio], in tanti capitoletti di varia lunghezza, l'autore va componendo il mosaico di questa vicenda, appunto già abbastanza romanzesca di suo.

    Cosa rimane da dire... si parlava prima di permeabilità. Ebbene, dentro a questa costruzione a tessere finisce anche dell'altra roba, ovvero la figura dell'autore, il quale in rapporto alla storia e di H. e dei due paracadutisti cecoslovacchi si racconta, o si mette in mezzo, ognuno la veda come vuole, sostanzialmente in due modi.

    In primo luogo come colui che fa, che sta scrivendo il testo in oggetto. Quindi le questioni tecniche, gli occasionali successi o vicoli ciechi, le ossessioni per la documentazione e altro, il fatto che parallelamente alla stesura di HhhH uscissero altri libri [segnatamente le Benevole di Littell], di successo, che potevano depotenziarne l'impatto una volta che fosse stato pubblicato.
    In secondo luogo come colui che è, cioè la sua storia personale, i suoi amori [sia per alcune fidanzate, sia, soprattutto, per la città di Praga], i ricordi personali/familiari.

    Questa alternanza di piani che innerva tutto il libro sarebbe di per sé godibile, se non rimanesse come un retrogusto di artificioso. La mia, strana, sensazione è come se qui una forma in qualche maniera “nuova”, regesto tra i tanti di una deriva… postmoderna, chiamiamola così, della letteratura, fosse già “vecchia”. Già sentita, già manducata da queste vecchie fauci.
    Come se, infine, lo sfondamento di realtà/storia/letteratura/autobiografia, fosse già stato obliterato in prodotto medio. Magari è una cosa dovuta solo alla non eccelsa qualità di questo testo. Sarebbe meglio se fosse così, in effetti.

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  • 4

    Davvero interessante!!!

    Un saggio scritto a tratti come se fosse un romanzo, con la linearità della storia interrotta dalle intromissioni metatestuali dell'autore (la cosa che alla fine mi convince di meno....)

    Si tratta di ...continue

    Un saggio scritto a tratti come se fosse un romanzo, con la linearità della storia interrotta dalle intromissioni metatestuali dell'autore (la cosa che alla fine mi convince di meno....)

    Si tratta di un opera che spiega in maniera semplice ed appassionante tutto ciò che sta dietro all'attentato ad Heydreich...la scrittura è scorrevole, lo stile, fatte salve le intrusioni dell'autore nella narrazione, sempre scorrevole.

    Avrei gradito qualche particolare in più sul peggioramento improvviso nelle condizioni di salute della "bestia bionda".
    Per il resto si tratta di un opera che fa luce su fatti veramente poco noti e studiati.

    Lo consiglio, soprattutto a chi non è morbosamente attaccato al saggio storico inteso come tale, cosa che quest'opera, a rigor di logica, non è.

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  • 5

    “Chi è morto è morto, e non gl’importa nulla che gli si renda omaggio. Ma è per noi, per i vivi, che significa qualcosa. La memoria non è di alcuna utilità a chi viene onorato, ma serve a chi se ne se ...continue

    “Chi è morto è morto, e non gl’importa nulla che gli si renda omaggio. Ma è per noi, per i vivi, che significa qualcosa. La memoria non è di alcuna utilità a chi viene onorato, ma serve a chi se ne serve. Grazie a lei mi costruisco, e grazie a lei mi consolo.”

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  • 2

    Di questo libro mi attirava la pubblicizzata ambiguità della sua struttura: non interamente saggio storico, ma men che mai romanzo; un tentativo di raccontare la storia diversamente e al tempo stesso ...continue

    Di questo libro mi attirava la pubblicizzata ambiguità della sua struttura: non interamente saggio storico, ma men che mai romanzo; un tentativo di raccontare la storia diversamente e al tempo stesso il più fedelmente possibile, mescolando il resoconto rigoroso dei fatti con le esperienze e i pensieri dell’autore. Ma l’esperimento non mi sembra funzionare, anzi risulta alla fine piuttosto irritante.

    Laurent Binet racconta l’organizzazione e l’esecuzione dell’attentato a Reynard Heydrich, alto ufficiale nazista e governatore della Boemia occupata dai tedeschi, nel 1942. L’autore dice di essere stato da sempre ossessionato da questa azione, chiamata in codice Operazione Antropoide, forse non diversa da tanti altri attentati più o meno riusciti con tragico corollario di orrende sproporzionate rappresaglie. Descrive minuziosamente il contesto storico e soprattutto la figura e la carriera di Heydrich, gerarca nazista tra i più potenti e vicini ad Hitler, capo dei servizi segreti e principale ideatore della “soluzione finale”. Ci si scorda ad un certo punto della famosa Operazione Antropoide, mille volte anticipata, ma che trova spazio solo verso la fine, ma non è questo il punto, non è che uno si aspetti di leggere un thriller quando apre HHhH. Data l’ambiguità di cui sopra, uno non sa bene cosa si aspetta, ma presto lo scopre.

    Il libro infatti è senz’altro istruttivo, a suo modo, non solo per i fatti che racconta, ma perché per quanto uno possa leggere nella vita, non può mai misurare fino a che punto possa arrivare la vanità di certi scrittori: HHhH è la storia di un’ossessione e dimostra che per guarire da un’ossessione scrivere un libro è ancora considerata da molti un’eccellente cura dell’ossessione e un indubbio beneficio per innocenti lettori.

    Binet fa continuamente capolino tra le pagine manifestandoci in ogni modo la sua spasmodica esigenza di raccontare la Storia in modo fedele, in un modo che evidentemente nessun altro è interessato a raggiungere. Odia i romanzi storici e non perde occasione di sminuirli, non fanno altro che drammatizzare e riempire i vuoti con scene fittizie, per non parlare dei dialoghi, come si può osare di mettere in bocca delle parole inventate a delle persone realmente esistite? Ma non gli va bene neanche attenersi ai fatti e alle verità documentarie, già lo hanno fatto in tanti, troppo banale. No, lui deve continuamente informarci su cosa significhi per lui questa storia, deve riferirci i più minuti aneddoti relativi alla sua costruzione, come gli ha condizionato la vita e come si sente inadeguato a raccontarla, nonostante abbia raccolto materiale per anni e abbia perfino vissuto in Cecoslovacchia. Insomma parla più che altro di se stesso, e almeno sapesse farlo in maniera stimolante: ci sono narratori appassionanti, che parlando di sé evocano un mondo; e narratori petulanti che evocano solo le loro personali idiosincrasie. Superfluo specificare a quale categoria appartenga lui.

    P.S. Avvertimento fondamentale: chi, appassionato di romanzi storici, ucronie e simili volesse leggere Fatherland di Robert Harris, NON legga questo libro. Dico solo che l’autore, col pretesto di introdurre un breve paragrafo sul ruolo di Heydrich nella definizione della “soluzione finale” racconta TUTTO Fatherland, spoiler compresi. Non riesco ad immaginare una perfidia peggiore nei confronti dei lettori e di un altro scrittore, migliore di lui sotto tutti gli aspetti.

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  • 4

    "Che brulichio in questo mondo, un'ora prima della sua fine!"
    J. Roth

    Un libro sull'attentato che, nel 1942, causò la morte di Heydrich, la bestia di Praga.
    Un po' stucchevole la pretesa di voler far ...continue

    "Che brulichio in questo mondo, un'ora prima della sua fine!"
    J. Roth

    Un libro sull'attentato che, nel 1942, causò la morte di Heydrich, la bestia di Praga.
    Un po' stucchevole la pretesa di voler fare della metanarrazione a tutti i costi. Tuttavia ricco di interessanti informazioni e spunti di riflessione.

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  • 4

    Che bella la storia a raccontarla

    Binet racconta un episodio storico e contemporaneamente riflette di continuo del come raccontarlo.
    E ci porta là a Praga dentro cantine e locali, dentro palazzi e nelle macchine dei nazisti. A colloqu ...continue

    Binet racconta un episodio storico e contemporaneamente riflette di continuo del come raccontarlo.
    E ci porta là a Praga dentro cantine e locali, dentro palazzi e nelle macchine dei nazisti. A colloquio con Himmler e nell'intimità delle case di chi opprime e di chi resiste.
    Non si dimenticano i protagonisti di questa azione impossibile, non si dimenticano gli avventurosi che hanno ucciso Heydrich, la bestia bionda, il braccio destro di Himmler, uomo perverso e crudele organizzatore e ispiratore della Soluzione Finale (Action Reinhard si è chamata dal suo nome di battesimo), non si dimenticano le pagine che raccontano degli ultimi attimi, dell'epilogo di questa vicenda.
    Per chi ama la storia e non solo.

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  • 4

    Fermi a un incrocio

    Due libri in uno. Racconto dell'attentato a Heydrich e riflessione sul rapporto tra storia e narrativa. Binet sceglie di squadernarci sotto gli occhi i suoi ferri del mestiere e raccontarci la storia ...continue

    Due libri in uno. Racconto dell'attentato a Heydrich e riflessione sul rapporto tra storia e narrativa. Binet sceglie di squadernarci sotto gli occhi i suoi ferri del mestiere e raccontarci la storia mentre, in parallelo, ci racconta il suo modo (i suoi dubbi, le sue intuizioni, le sue scelte) di raccontare la storia. Affascinanti entrambi, per quel che mi riguarda, e originale e ben riuscita la miscela delle sue cose. Questo perché la storia risulta comunque coinvolgente, non priva di momenti di puro piacere narrativo, quando l'azione si fa più densa (ma anche il paragrafetto di poche righe sulla fine del figlio di Heydrich), ma che ci lascia un retrogusto, un obbligo alla meditazione, un sottofondo costante che parte dal rapporto verità-finzione ma arriva a comprendere il senso stesso del narrare.

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