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HHhH

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Publisher: Círculo de Lectores

4.1
(447)

Language:Español | Number of Pages: 391 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) French , Italian , Dutch , Catalan , English , German , Polish

Isbn-10: 8467246804 | Isbn-13: 9788467246803 | Publish date: 

Also available as: Paperback , eBook

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 2

    Di questo libro mi attirava la pubblicizzata ambiguità della sua struttura: non interamente saggio storico, ma men che mai romanzo; un tentativo di raccontare la storia diversamente e al tempo stesso ...continue

    Di questo libro mi attirava la pubblicizzata ambiguità della sua struttura: non interamente saggio storico, ma men che mai romanzo; un tentativo di raccontare la storia diversamente e al tempo stesso il più fedelmente possibile, mescolando il resoconto rigoroso dei fatti con le esperienze e i pensieri dell’autore. Ma l’esperimento non mi sembra funzionare, anzi risulta alla fine piuttosto irritante.

    Laurent Binet racconta l’organizzazione e l’esecuzione dell’attentato a Reynard Heydrich, alto ufficiale nazista e governatore della Boemia occupata dai tedeschi, nel 1942. L’autore dice di essere stato da sempre ossessionato da questa azione, chiamata in codice Operazione Antropoide, forse non diversa da tanti altri attentati più o meno riusciti con tragico corollario di orrende sproporzionate rappresaglie. Descrive minuziosamente il contesto storico e soprattutto la figura e la carriera di Heydrich, gerarca nazista tra i più potenti e vicini ad Hitler, capo dei servizi segreti e principale ideatore della “soluzione finale”. Ci si scorda ad un certo punto della famosa Operazione Antropoide, mille volte anticipata, ma che trova spazio solo verso la fine, ma non è questo il punto, non è che uno si aspetti di leggere un thriller quando apre HHhH. Data l’ambiguità di cui sopra, uno non sa bene cosa si aspetta, ma presto lo scopre.

    Il libro infatti è senz’altro istruttivo, a suo modo, non solo per i fatti che racconta, ma perché per quanto uno possa leggere nella vita, non può mai misurare fino a che punto possa arrivare la vanità di certi scrittori: HHhH è la storia di un’ossessione e dimostra che per guarire da un’ossessione scrivere un libro è ancora considerata da molti un’eccellente cura dell’ossessione e un indubbio beneficio per innocenti lettori.

    Binet fa continuamente capolino tra le pagine manifestandoci in ogni modo la sua spasmodica esigenza di raccontare la Storia in modo fedele, in un modo che evidentemente nessun altro è interessato a raggiungere. Odia i romanzi storici e non perde occasione di sminuirli, non fanno altro che drammatizzare e riempire i vuoti con scene fittizie, per non parlare dei dialoghi, come si può osare di mettere in bocca delle parole inventate a delle persone realmente esistite? Ma non gli va bene neanche attenersi ai fatti e alle verità documentarie, già lo hanno fatto in tanti, troppo banale. No, lui deve continuamente informarci su cosa significhi per lui questa storia, deve riferirci i più minuti aneddoti relativi alla sua costruzione, come gli ha condizionato la vita e come si sente inadeguato a raccontarla, nonostante abbia raccolto materiale per anni e abbia perfino vissuto in Cecoslovacchia. Insomma parla più che altro di se stesso, e almeno sapesse farlo in maniera stimolante: ci sono narratori appassionanti, che parlando di sé evocano un mondo; e narratori petulanti che evocano solo le loro personali idiosincrasie. Superfluo specificare oltre.

    P.S. Avvertimento fondamentale: chi, appassionato di romanzi storici, ucronie e simili volesse leggere Fatherland di Robert Harris, NON legga questo libro. Dico solo che l’autore, col pretesto di introdurre un breve paragrafo sul ruolo di Heydrich nella definizione della “soluzione finale” racconta TUTTO Fatherland, spoiler compresi. Non riesco ad immaginare una perfidia peggiore nei confronti dei lettori e di un altro scrittore, migliore di lui sotto tutti gli aspetti.

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  • 4

    "Che brulichio in questo mondo, un'ora prima della sua fine!"
    J. Roth

    Un libro sull'attentato che, nel 1942, causò la morte di Heydrich, la bestia di Praga.
    Un po' stucchevole la pretesa di voler far ...continue

    "Che brulichio in questo mondo, un'ora prima della sua fine!"
    J. Roth

    Un libro sull'attentato che, nel 1942, causò la morte di Heydrich, la bestia di Praga.
    Un po' stucchevole la pretesa di voler fare della metanarrazione a tutti i costi. Tuttavia ricco di interessanti informazioni e spunti di riflessione.

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  • 4

    Che bella la storia a raccontarla

    Binet racconta un episodio storico e contemporaneamente riflette di continuo del come raccontarlo.
    E ci porta là a Praga dentro cantine e locali, dentro palazzi e nelle macchine dei nazisti. A colloqu ...continue

    Binet racconta un episodio storico e contemporaneamente riflette di continuo del come raccontarlo.
    E ci porta là a Praga dentro cantine e locali, dentro palazzi e nelle macchine dei nazisti. A colloquio con Himmler e nell'intimità delle case di chi opprime e di chi resiste.
    Non si dimenticano i protagonisti di questa azione impossibile, non si dimenticano gli avventurosi che hanno ucciso Heydrich, la bestia bionda, il braccio destro di Himmler, uomo perverso e crudele organizzatore e ispiratore della Soluzione Finale (Action Reinhard si è chamata dal suo nome di battesimo), non si dimenticano le pagine che raccontano degli ultimi attimi, dell'epilogo di questa vicenda.
    Per chi ama la storia e non solo.

    said on 

  • 4

    Fermi a un incrocio

    Due libri in uno. Racconto dell'attentato a Heydrich e riflessione sul rapporto tra storia e narrativa. Binet sceglie di squadernarci sotto gli occhi i suoi ferri del mestiere e raccontarci la storia ...continue

    Due libri in uno. Racconto dell'attentato a Heydrich e riflessione sul rapporto tra storia e narrativa. Binet sceglie di squadernarci sotto gli occhi i suoi ferri del mestiere e raccontarci la storia mentre, in parallelo, ci racconta il suo modo (i suoi dubbi, le sue intuizioni, le sue scelte) di raccontare la storia. Affascinanti entrambi, per quel che mi riguarda, e originale e ben riuscita la miscela delle sue cose. Questo perché la storia risulta comunque coinvolgente, non priva di momenti di puro piacere narrativo, quando l'azione si fa più densa (ma anche il paragrafetto di poche righe sulla fine del figlio di Heydrich), ma che ci lascia un retrogusto, un obbligo alla meditazione, un sottofondo costante che parte dal rapporto verità-finzione ma arriva a comprendere il senso stesso del narrare.

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  • 5

    Mario Vargas Llosa così afferma: "Insuperabile. Scritto con grazia ed eleganza. Magnifico". Ed io son d'accordo con uno dei miei autori preferiti. Un argomento da tragedia trattato con estrema levità. ...continue

    Mario Vargas Llosa così afferma: "Insuperabile. Scritto con grazia ed eleganza. Magnifico". Ed io son d'accordo con uno dei miei autori preferiti. Un argomento da tragedia trattato con estrema levità.

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  • 1

    Gonfio e tronfio di chiacchiere

    Un tempo scandire i capitoli faceva parte dell'arte di comporre un romanzo. Binet va oltre: 257 paragrafi, da una riga a tre pagine, spesso senza nessun filo a legarli, né documentario, né fantastico, ...continue

    Un tempo scandire i capitoli faceva parte dell'arte di comporre un romanzo. Binet va oltre: 257 paragrafi, da una riga a tre pagine, spesso senza nessun filo a legarli, né documentario, né fantastico, né retorico.

    Al n.° 205 ci rivela: «Credo di cominciare a capire: sto scrivendo un infraromanzo»: come se il neologismo volesse dire qualcosa, e soprattutto come se al lettore importasse di essere continuamente distratto dalla storia per essere spinto nell'officina disordinata di un approssimativo artigiano del racconto. Però, a pensarci meglio, "infra" vuol dire "sotto": una sottospecie di romanzo, quindi.

    Il n.° 162 va trascritto per intero: «Un treno merci si ferma con uno stridio interminabile. Sulla banchina c'è una lunga rampa. Nel cielo si sente il gracchiare dei corvi. All'estremità della rampa c'è un grande cancello, sormontato da un'iscrizione in tedesco. Dietro, un edificio di pietra bruna. Il cancello si apre. Si entra ad Auschwitz».

    Ora, la rampa dev'essere la Judenrampe della stazione di Oswieçim, dove i deportati venivano scaricati e selezionati fino alla primavera 1944 (quando fu costruito il raccordo che portava i treni addirittura dentro Birkenau). Il cancello di Auschwitz I, quello con la scritta Arbeit macht frei, dista 1,8 km dalla rampa; ma dal 1942 i deportati erano avviati perlopiù all'enorme campo di Birkenau, che dista 2km dalla rampa e non riporta alcuna scritta. Non serve aver visitato il Lager per trovare assurda questa descrizione: bastava Google Maps.

    Questo in un libro zeppo di chiacchiere sulla precisione dei documenti e la sofferenza dell'autore ogni volta che deve ricostruire una scena non abbastanza documentata.

    Compito arduo per uno che ambisce a ricostruire tutto dell'attentato a Heydrich e ammette (par. 25): «ho un livello di tedesco da seconda media (anche se a scuola l'ho studiato per otto anni)». E nel medesimo paragrafo spiega che l'autobiografia della moglie di Heydrich era un libro fondamentale, ma troppo costoso; che avendolo trovato una copia a 250€ nel catalogo online di una libreria tedesca pensò di comprarlo, ma subito rinunciò, perché fare un bonifico in banca aveva «deprimenti implicazioni per qualsiasi individuo medio».

    Per non parlare del rimprovero di Heydrich a Naujocks (par. 101): le parole del primo sono riportate da Naujocks stesso, ma siccome Binet trova che quella versione «fa un effetto idiota», la riscrive stravolgendola – e paragonando la propria libertà a quella di Flaubert. Questo nuovo dialogo «sarebbe, mi pare, un po' più realistico, un po' più vivo e probabilmente più vicino alla verità». L'unico teste della conversazione è inattendibile, perché a Binet suona strano; volete mettere invece l'intima verità della versione di Binet? Alla fine «tutto considerato, fra la versione di Naujocks, per quanto deformata, e la mia, probabilmente è meglio scegliere quella di Naujocks». Ma si sente che gli dispiace.

    Ecco, il libro è tutto così.

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  • 5

    Le vite di tre uomini che si incrociano andando inequivocabilmente a scrivere la Storia, sì, quella con la S. Ma anche le tante altre esistenze che di questa vicenda formano il corollario tanto vario, ...continue

    Le vite di tre uomini che si incrociano andando inequivocabilmente a scrivere la Storia, sì, quella con la S. Ma anche le tante altre esistenze che di questa vicenda formano il corollario tanto vario, tra bene e male, quanto necessario per la comprensione del periodo e della situazione dell’epoca.
    Il libro narra, concedendosi quando non supportato da sufficiente documentazione di riempire i buchi con supposizioni, l’Operazione Antropoide: attentato che i paracadutisti Jozef Gabcìk (slovacco) e Jan Kubis (ceco) portarono a termine a Praga nel 1942 contro il generale delle SS Reinhard Heydrich (la bestia bionda).
    Avvincente, ritmato nei suoi brevi capitoli, mai fastidioso nelle tante incursioni di Laurent Binet (si sente quanto sia combattuto e perfezionista nel suo ruolo di scrittore/documentarista), contraddistinto da un costante crescendo di intensità che tiene inchiodati con immutato interesse fino alle ultime pagine: l’eroica resistenza dei nostri e di altri agenti in incognito rifugiatisi in una chiesa di Praga.
    Un libro mutevole e coraggioso, ai limiti dello spavaldo a tratti, ma che prima di tutto emoziona e spaventa.

    http://www.subliminalpop.com/?p=9019

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  • 5

    Coinvolgente

    Questa di Binet è una ricostruzione storica intensa e coinvolgente, in cui lo svolgimento dei fatti è accompagnato da domande e commenti intorno all’atto stesso dello scrivere. Questioni etiche ma anc ...continue

    Questa di Binet è una ricostruzione storica intensa e coinvolgente, in cui lo svolgimento dei fatti è accompagnato da domande e commenti intorno all’atto stesso dello scrivere. Questioni etiche ma anche estetiche indissolubilmente legate le une alle altre che arricchiscono il racconto di brillanti riflessioni.

    L'operazione Anthropoid fu la missione militare che portó i paracadutisti Jozef Gabcìk(slovacco) e Jan Kubis(ceco), ad uccidere il generale delle SS Reinhard Heydrich il 27 maggio 1942 a Praga. Il nome, che in greco significa "dall'aspetto umano", voleva in effetti rimarcare la disumanità del Reichsprotektor di Boemia e Moravia che di umano aveva solo l'aspetto.

    Con un trascinante crescendo di partecipazione, si segue la vita dei due uomini dal reclutamento, all’addestramento, al viaggio a bordo di un Halifax, alla meticolosa preparazione dell’agguato di via Holesovice.

    Nota: é stato bello dopo la lettura, passeggiare per le Vie di Praga alla riscoperta dei luoghi storici raccontati da Binet.

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