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HHhH

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Publisher: Círculo de Lectores

4.1
(414)

Language:Español | Number of Pages: 391 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) French , Italian , Dutch , Catalan , English

Isbn-10: 8467246804 | Isbn-13: 9788467246803 | Publish date: 

Also available as: Paperback , eBook

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 1

    Gonfio e tronfio di chiacchiere

    Un tempo scandire i capitoli faceva parte dell'arte di comporre un romanzo. Binet va oltre: 257 paragrafi, da una riga a tre pagine, spesso senza nessun filo a legarli, né documentario, né fantastico, né retorico.


    Al n.° 205 ci rivela: «Credo di cominciare a capire: sto scrivendo un infrar ...continue

    Un tempo scandire i capitoli faceva parte dell'arte di comporre un romanzo. Binet va oltre: 257 paragrafi, da una riga a tre pagine, spesso senza nessun filo a legarli, né documentario, né fantastico, né retorico.

    Al n.° 205 ci rivela: «Credo di cominciare a capire: sto scrivendo un infraromanzo»: come se il neologismo volesse dire qualcosa, e soprattutto come se al lettore importasse di essere continuamente distratto dalla storia per essere spinto nell'officina disordinata di un approssimativo artigiano del racconto. Però, a pensarci meglio, "infra" vuol dire "sotto": una sottospecie di romanzo, quindi.

    Il n.° 162 va trascritto per intero: «Un treno merci si ferma con uno stridio interminabile. Sulla banchina c'è una lunga rampa. Nel cielo si sente il gracchiare dei corvi. All'estremità della rampa c'è un grande cancello, sormontato da un'iscrizione in tedesco. Dietro, un edificio di pietra bruna. Il cancello si apre. Si entra ad Auschwitz».

    Ora, la rampa dev'essere la Judenrampe della stazione di Oswieçim, dove i deportati venivano scaricati e selezionati fino alla primavera 1944 (quando fu costruito il raccordo che portava i treni addirittura dentro Birkenau). Il cancello di Auschwitz I, quello con la scritta Arbeit macht frei, dista 1,8 km dalla rampa; ma dal 1942 i deportati erano avviati perlopiù all'enorme campo di Birkenau, che dista 2km dalla rampa e non riporta alcuna scritta. Non serve aver visitato il Lager per trovare assurda questa descrizione: bastava Google Maps.

    Questo in un libro zeppo di chiacchiere sulla precisione dei documenti e la sofferenza dell'autore ogni volta che deve ricostruire una scena non abbastanza documentata.

    Compito arduo per uno che ambisce a ricostruire tutto dell'attentato a Heydrich e ammette (par. 25): «ho un livello di tedesco da seconda media (anche se a scuola l'ho studiato per otto anni)». E nel medesimo paragrafo spiega che l'autobiografia della moglie di Heydrich era un libro fondamentale, ma troppo costoso; che avendolo trovato una copia a 250€ nel catalogo online di una libreria tedesca pensò di comprarlo, ma subito rinunciò, perché fare un bonifico in banca aveva «deprimenti implicazioni per qualsiasi individuo medio».

    Per non parlare del rimprovero di Heydrich a Naujocks (par. 101): le parole del primo sono riportate da Naujocks stesso, ma siccome Binet trova che quella versione «fa un effetto idiota», la riscrive stravolgendola – e paragonando la propria libertà a quella di Flaubert. Questo nuovo dialogo «sarebbe, mi pare, un po' più realistico, un po' più vivo e probabilmente più vicino alla verità». L'unico teste della conversazione è inattendibile, perché a Binet suona strano; volete mettere invece l'intima verità della versione di Binet? Alla fine «tutto considerato, fra la versione di Naujocks, per quanto deformata, e la mia, probabilmente è meglio scegliere quella di Naujocks». Ma si sente che gli dispiace.

    Ecco, il libro è tutto così.

    said on 

  • 4

    Gli angoli della Storia

    Questo libro conferma la mia idea che tutta la cultura occidentale ancora è rimasta saldamente legata alle vicende della Seconda Guerra Mondiale. Tutti le questioni filosofiche ed ideologiche che hanno vorticato attorno a quegli anni hanno ricevuto soltanto un soluzione di facciata,accantonando i ...continue

    Questo libro conferma la mia idea che tutta la cultura occidentale ancora è rimasta saldamente legata alle vicende della Seconda Guerra Mondiale. Tutti le questioni filosofiche ed ideologiche che hanno vorticato attorno a quegli anni hanno ricevuto soltanto un soluzione di facciata,accantonando invece il fulcro del problema nella memoria di uomini che sentono la necessità di spolverare e rispolverare gli anfratti della Storia. La vicenda raccontata in questo romanzo probabilmente ha avuto un'importanza capitale, non soltanto per lo svolgere degli eventi storici ma anche per l'evoluzione culturale di interi popoli. Quel che rende poi il romanzo molto particolare (anche se talvolta in alcuni passaggi un po' noioso) è la scelta dell'autore di intrecciare la narrazione della vicenda con il racconto delle difficoltà e dei pensieri che ha avuto nello scrivere il romanzo. Sicuramente vale le pena di leggerlo perchè sono questi anfratti infinitamente (ri)raccontati a permettere di capire cos'è stato e cos'è...

    said on 

  • 5

    il libro diventa bellissimo nel momento che viene raccontato una parte della Seconda Guerra Mondiali a noi poco nota con un modo di scrivere nuovo ed intrigante. Un mix favoloso

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  • 3

    autore irritante ma grande storia

    Sicuramente scrivere di un evento storico cercando di dargli una continuità e una scorrevolezza da romanzo quando mancano testimonianze su certi momenti è difficile, e ci sta che l'autore si inventi discussioni e incontri ipotizzando come secondo lui si siano verificati e va anche bene che te lo ...continue

    Sicuramente scrivere di un evento storico cercando di dargli una continuità e una scorrevolezza da romanzo quando mancano testimonianze su certi momenti è difficile, e ci sta che l'autore si inventi discussioni e incontri ipotizzando come secondo lui si siano verificati e va anche bene che te lo dica, ma intromettersi continuamente nel racconto correggendo quello che ha scritto 20 pagine prima perchè scopre che le cose non possono essersi svolte in quel modo, o polemizzare con Littel per alcuni dettagli del suo libro (che io ho letto e ho trovato molto interessante dal punto di vista storico) e addirittura propinarci il dubbio più di una volta se la mercedes su cui viaggiva Heyndrich fosse nera o verde, mi sembra decisamente eccessivo. Tutto ciò premesso il libro mi è piaciuto perchè ci racconta degli uomini e delle donne, cercando di dargli tutta la rilevanza possibile, che hanno attentato alla vita del boia di Praga e sono riusciti nel loro intento di cancellare dalla faccia della terra "l'uomo più feroce mai uscito da un utero di donna". Indubbiamente Haydrich è stato il gerarca nazista che meglio incarnava i tratti del perfetto ariano nazista nonostante il sospetto di sangue ebreo nelle sue vene e l'autore è riuscito a farmi gioire, con lui e con gli attentatori, della sua morte che ho atteso pagina dopo pagina. Laurent Binet ha vinto il Prix Goncourt con questo romanzo che, nonostante le sue troppe intromissioni, rimane un bel libro.

    said on 

  • 3

    Personalizzare il Male, vederlo incarnato in alcuni personaggi e' facile e autoassolutorio. La Storia e' piena di casi del genere e Reynard Heydrich rappresenta un degno (per modo di dire) esempio. Non serve scomodare Hannah Harendt per accorgersi pero' che il Male viaggia assai meglio sulle gamb ...continue

    Personalizzare il Male, vederlo incarnato in alcuni personaggi e' facile e autoassolutorio. La Storia e' piena di casi del genere e Reynard Heydrich rappresenta un degno (per modo di dire) esempio. Non serve scomodare Hannah Harendt per accorgersi pero' che il Male viaggia assai meglio sulle gambe della gente comune, di coloro che non hanno nulla di apparentemente straordinario e che invece si rivelano malefici strumenti di sofferenza. L'idea di ricostruire e in parte romanzare l'episodio dell'attentato del maggio '42 a Heydrich sarebbe buona, affidata a uno scrittore di maggior vaglia che Binet, qualcuno che non indugiasse infantilmente nel rimarcare in continuazione la cattiveria del gerarca nazista e cercasse invece di illuminarne la psicologia e provvedesse ad andare piu' a fondo sia nelle personalita' degli attentatori sia nell'analisi del serraglio nazista che soffocava Praga. Restano quindi la buona intenzione e qualche aneddoto frutto di ricerche appassionate.

    said on 

  • 4

    Sono stato attratto dal libro a causa del suo affascinante titolo: HHhH (acronimo di Himmlers Hirn heisst Heydrich, reso in camel-case dalle barocche regole della sintassi tedesca). Mi sono ritrovato a leggere un appassionato (ed appassionante) resoconto di un eroico atto della Resistenza ...continue

    Sono stato attratto dal libro a causa del suo affascinante titolo: HHhH (acronimo di Himmlers Hirn heisst Heydrich, reso in camel-case dalle barocche regole della sintassi tedesca). Mi sono ritrovato a leggere un appassionato (ed appassionante) resoconto di un eroico atto della Resistenza Cecoslovacca che porto' all'uccisione del gerarca fascista Heydrich. Il libro e' anche un esperimento in stile post-moderno su come si debba scrivere un romanzo storico che renda giustizia a chi negli occhi "porta un pò della bontá del mondo". Consigliato.

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  • 3

    Deciditi, Laurent!

    Da una prima occhiata alle recensioni anobiiane credo di far parte di quel gruppetto di lettori (minoritario ma ben rappresentato) affascinato dall’eccezionale pregnanza degli eventi narrati, così poco conosciuti in Italia, e al contempo infastidito dall’approccio di Laurent Binet alla vicenda e ...continue

    Da una prima occhiata alle recensioni anobiiane credo di far parte di quel gruppetto di lettori (minoritario ma ben rappresentato) affascinato dall’eccezionale pregnanza degli eventi narrati, così poco conosciuti in Italia, e al contempo infastidito dall’approccio di Laurent Binet alla vicenda e al materiale storico di cui dispone.

    Ossessivamente ripetitiva è la dissertazione sulla facoltà del narratore di prendersi la libertà di “romanzare” i fatti storici: deciditi una buona volta, Laurent, e poi vai avanti tenendoti i tuoi dilemmi! Altrettanto intrusive e inopportune mi sono sembrate le divagazioni su vicende personali (di Binet) nonché su libri e film che hanno analogie col tema, al punto che certi accenni dispregiativi a Littell o Houellebecq mi sono sembrati dettati dall’invidia per il successo conseguito dagli autori (ben più meritevoli, peraltro…).

    Evidentemente si tratta di un difetto francese, perché anche Emmanuel Carrère nel suo “Limonov” sovente sbanda sovrapponendosi al suo personaggio ma gli va riconosciuto di farlo in misura ben più contenuta, mentre qui è tutto un contrappunto di allusioni personali che spezzano la tensione del racconto. Che differenza con l’eccellente “Un’eredità di avorio ed ambra” di Edmund De Waal dove, benché si tratti più di oggetti che di esseri umani, il racconto (in parte coevo a quello di HHhH) è reso con una coerenza e una partecipazione, indiretta ma appassionata, che accompagnano il lettore senza distrarlo!

    Il tema di HHhH è comunque così intensamente avvincente che riesce a far emergere, nonostante tutto, le emozioni sincere verso un evento dai tanti significati e dalle infinite implicazioni storiche, morali, politiche e psicologiche e, soprattutto nella parte finale, tiene inchiodato il lettore fino all’inevitabile conclusione, che ingenuamente si spera essere diversa…

    Un ultimo accenno meravigliato circa la nomination conseguita dal libro nell’edizione 2013 del National Critic Circle Book Award. Non che il libro non sia degno di figurare in finale di un premio letterario, ma perché mai nella categoria “Fiction” (vinta poi da E’ il tuo giorno, Billy Lynn di Ben Fountain, tanto per rendere l’idea…) quando il premio prevedeva anche le ben più appropriate categorie “Non-Fiction” e soprattutto “Biography”? Mah…

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  • 4

    Romanzo storico anomalo dove al dettagliato resoconto della vicenda, cioè l'uccisione da parte dei partigiani cecoslovacchi di Heydrich, il criminale nazista ideatore della soluzione finale, si affianca l'ossessione dell'autore per la storia e il suo tentativo di riferirla nella maniera più fedel ...continue

    Romanzo storico anomalo dove al dettagliato resoconto della vicenda, cioè l'uccisione da parte dei partigiani cecoslovacchi di Heydrich, il criminale nazista ideatore della soluzione finale, si affianca l'ossessione dell'autore per la storia e il suo tentativo di riferirla nella maniera più fedele possibile. La drammatica vicenda è quindi inframezzata dagli interventi, a volte quasi comici, dell'autore, che puntualizza quali dettagli si conoscono con sicurezza e quali elementi rimangono invece incerti, salvo accorgersi dopo poche righe di essersi comunque sbagliato, nonostante le mille cautele adottate. Binet è convinto che romanzare una storia di questo genere vorrebbe dire tradirla, ma al tempo stesso è obbligato a fare continue deroghe a questo principio. La cosa che mi è piaciuta di più è però l'urgenza dell'autore nel voler raccontare una storia esemplare, il desiderio di dare di nuovo vita agli eroi sconosciuti che hanno spesso pagato con la vita il loro silenzioso coraggio, la delusione nell'accorgersi di non poter raccontare le vicende di tutti e la decisione di tradire almeno in parte la fedeltà storica per poter tramandare il ricordo di questi uomini e di queste donne con la forza della letteratura. Grazie a Binet non scorderò facilmente Gabcik, Kubis, Valcik, padre Petrek, la famiglia Moravec e il loro portiere, la famiglia Fafek e tutti gli altri.

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  • 5

    Storia di gente comune che ha vinto la guerra

    Questa non vuole essere una recensione, quanto una nota personale di fine lettura. Una recensione, più avanti, la farò di sicuro, ho un esame su questo libro, ma non so se la metterò qui.
    Binet è un genio. E un pazzo.
    La sua ossessione è talmente coinvolgente da avermi quasi portata alle lacrime ...continue

    Questa non vuole essere una recensione, quanto una nota personale di fine lettura. Una recensione, più avanti, la farò di sicuro, ho un esame su questo libro, ma non so se la metterò qui. Binet è un genio. E un pazzo. La sua ossessione è talmente coinvolgente da avermi quasi portata alle lacrime. Ha dato voce a uomini e donne che la storia non ha avuto tempo o voglia di ricordare. La sua cultura enciclopedica della seconda guerra mondiale è un bene prezioso per tutte le persone che, come me, fluttuano passivamente nell'ignoranza più totale e beata. Laurent Binet ha dato un calcio in culo a tutti coloro che, come me, si adagiano nell'idea che la seconda guerra mondiale sia stata brutta perchè Hitler era uno psicopatico. No. La seconda guerra mondiale è stata brutta perchè uomini malati e perversi come Heydrich hanno trovato terreno fertile nei deliri di onnipotenti di un criceto occhialuto (e la cosa assurda è che i loro deliri sapevano essere peggiori di quelli dello stesso Hitler). La seconda guerra mondiale è stata brutta perchè ha schiacciato milioni di persone come scarafaggi sotto una scarpa che non prova rimorso o dolore. La seconda guerra mondiale è stata brutta perchè ha privato le vittime della memoria che meritano. Grazie a Binet, che con sguardo critico e attento ha riportato alla luce tante esistenze abbandonate, oggi i sacrifici di persone incredibilmente comuni possono essere visti per la loro fantastica unicità. E umanità. Non sono gli eroi ad aver fatto la guerra.

    Ps: questo libro entra direttamente nella mia top five, in fin dei conti, riflettendoci attentamente, penso che Binet sia un genio.

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  • 3

    Laurent Binet fa della metaletteratura e scrive - come lui stesso, a un certo punto, lo definisce - un infraromanzo: qualcosa che sta a metà strada fra un racconto e un documento. Può essere un'intuizione, ma può anche essere un limite. Per me, è stato un limite. La prima parte sembra un'infinita ...continue

    Laurent Binet fa della metaletteratura e scrive - come lui stesso, a un certo punto, lo definisce - un infraromanzo: qualcosa che sta a metà strada fra un racconto e un documento. Può essere un'intuizione, ma può anche essere un limite. Per me, è stato un limite. La prima parte sembra un'infinita bozza, un taccuino di appunti, dove l'autore colloquia direttamente con l'immaginario lettore e sciorina, con grande partecipazione, l'intera mole delle informazioni che ha raccolto sulla vicenda. Essendo una fase preparatoria, vengono riassunte e commentate le principali tappe storiche del periodo in esame. La seconda parte, improntata all'azione, tratta in modo più gradevole e convincente l'evento centrale dell'opera. Forse, l'autore si sarebbe dovuto ispirare a "I diari di Hitler" di Robert Harris, dove una voce obiettiva, usando una tecnica giornalistica, costringe il lettore a farsi inghiottire dalla storia; mentre qui, in presenza di una voce emozionale, ci si deve destreggiare (a volte con fastidio) tra la cronaca e la riflessione, anzi il tifo. Ma si tratta di un valido libro, se si vuol conoscere un episodio misconosciuto della resistenza cecoslovacca.

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