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HHhH

By Laurent Binet

(42)

| Hardcover | 9788467246803

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Book Description

95 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    autore irritante ma grande storia

    Sicuramente scrivere di un evento storico cercando di dargli una continuità e una scorrevolezza da romanzo quando mancano testimonianze su certi momenti è difficile, e ci sta che l'autore si inventi discussioni e incontri ipotizzando come secondo lui ...(continue)

    Sicuramente scrivere di un evento storico cercando di dargli una continuità e una scorrevolezza da romanzo quando mancano testimonianze su certi momenti è difficile, e ci sta che l'autore si inventi discussioni e incontri ipotizzando come secondo lui si siano verificati e va anche bene che te lo dica, ma intromettersi continuamente nel racconto correggendo quello che ha scritto 20 pagine prima perchè scopre che le cose non possono essersi svolte in quel modo, o polemizzare con Littel per alcuni dettagli del suo libro (che io ho letto e ho trovato molto interessante dal punto di vista storico) e addirittura propinarci il dubbio più di una volta se la mercedes su cui viaggiva Heyndrich fosse nera o verde, mi sembra decisamente eccessivo. Tutto ciò premesso il libro mi è piaciuto perchè ci racconta degli uomini e delle donne, cercando di dargli tutta la rilevanza possibile, che hanno attentato alla vita del boia di Praga e sono riusciti nel loro intento di cancellare dalla faccia della terra "l'uomo più feroce mai uscito da un utero di donna". Indubbiamente Haydrich è stato il gerarca nazista che meglio incarnava i tratti del perfetto ariano nazista nonostante il sospetto di sangue ebreo nelle sue vene e l'autore è riuscito a farmi gioire, con lui e con gli attentatori, della sua morte che ho atteso pagina dopo pagina.
    Laurent Binet ha vinto il Prix Goncourt con questo romanzo che, nonostante le sue troppe intromissioni, rimane un bel libro.

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    margal said on May 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Personalizzare il Male, vederlo incarnato in alcuni personaggi e' forse facile quanto autoassolutorio. La Storia e' piena di casi del genere e Reynard Heydrich ne rappresente un degno (per modo di dire) esempio. Non serve forse scomodare Hannah Haren ...(continue)

    Personalizzare il Male, vederlo incarnato in alcuni personaggi e' forse facile quanto autoassolutorio. La Storia e' piena di casi del genere e Reynard Heydrich ne rappresente un degno (per modo di dire) esempio. Non serve forse scomodare Hannah Harendt per accorgersi pero' che il Male viaggia assai meglio sulle gambe della gente comune, di coloro che non hanno nulla di apparentemente straordinario e che invece si rivelano malefici strumenti di sofferenza. L'idea di ricostruire e in parte romanzare l'episodio dell'attentato del maggio '42 a Heydrich sarebbe probabilmente buona, affidata a uno scrittore di maggior vaglia che Binet, qualcuno che non indugiasse infantilmente e inutilmente nel rimarcare in continuazione la cattiveria del gerarca nazista e cercasse invece di squadernarne la psicologia e provvedesse ad andare piu' a fondo sia nelle personalita' degli attentatori sia nell'analisi del serraglio nazista che allora soffocava Praga. Restano quindi la buona intenzione e qualche aneddoto frutto di ricerche appassionate.

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    Paperorosso said on May 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sono stato attratto dal libro a causa del suo affascinante titolo: HHhH (acronimo di Himmlers Hirn heisst Heydrich, reso in camel-case dalle barocche regole della sintassi tedesca). Mi sono ritrovato a leggere un appassionato (ed appassionante ...(continue)

    Sono stato attratto dal libro a causa del suo affascinante titolo: HHhH (acronimo di Himmlers Hirn heisst Heydrich, reso in camel-case dalle barocche regole della sintassi tedesca). Mi sono ritrovato a leggere un appassionato (ed appassionante) resoconto di un eroico atto della Resistenza Cecoslovacca che porto' all'uccisione del gerarca fascista Heydrich. Il libro e' anche un esperimento in stile post-moderno su come si debba scrivere un romanzo storico che renda giustizia a chi negli occhi "porta un pò della bontá del mondo". Consigliato.

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    deanmor said on May 6, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Deciditi, Laurent!

    Da una prima occhiata alle recensioni anobiiane credo di far parte di quel gruppetto di lettori (minoritario ma ben rappresentato) affascinato dall’eccezionale pregnanza degli eventi narrati, così poco conosciuti in Italia, e al contempo infastidito ...(continue)

    Da una prima occhiata alle recensioni anobiiane credo di far parte di quel gruppetto di lettori (minoritario ma ben rappresentato) affascinato dall’eccezionale pregnanza degli eventi narrati, così poco conosciuti in Italia, e al contempo infastidito dall’approccio di Laurent Binet alla vicenda e al materiale storico di cui dispone.

    Ossessivamente ripetitiva è la dissertazione sulla facoltà del narratore di prendersi la libertà di “romanzare” i fatti storici: deciditi una buona volta, Laurent, e poi vai avanti tenendoti i tuoi dilemmi!
    Altrettanto intrusive e inopportune mi sono sembrate le divagazioni su vicende personali (di Binet) nonché su libri e film che hanno analogie col tema, al punto che certi accenni dispregiativi a Littell o Houellebecq mi sono sembrati dettati dall’invidia per il successo conseguito dagli autori (ben più meritevoli, peraltro…).

    Evidentemente si tratta di un difetto francese, perché anche Emmanuel Carrère nel suo “Limonov” sovente sbanda sovrapponendosi al suo personaggio ma gli va riconosciuto di farlo in misura ben più contenuta, mentre qui è tutto un contrappunto di allusioni personali che spezzano la tensione del racconto. Che differenza con l’eccellente “Un’eredità di avorio ed ambra” di Edmund De Waal dove, benché si tratti più di oggetti che di esseri umani, il racconto (in parte coevo a quello di HHhH) è reso con una coerenza e una partecipazione, indiretta ma appassionata, che accompagnano il lettore senza distrarlo!

    Il tema di HHhH è comunque così intensamente avvincente che riesce a far emergere, nonostante tutto, le emozioni sincere verso un evento dai tanti significati e dalle infinite implicazioni storiche, morali, politiche e psicologiche e, soprattutto nella parte finale, tiene inchiodato il lettore fino all’inevitabile conclusione, che ingenuamente si spera essere diversa…

    Un ultimo accenno meravigliato circa la nomination conseguita dal libro nell’edizione 2013 del National Critic Circle Book Award. Non che il libro non sia degno di figurare in finale di un premio letterario, ma perché mai nella categoria “Fiction” (vinta poi da E’ il tuo giorno, Billy Lynn di Ben Fountain, tanto per rendere l’idea…) quando il premio prevedeva anche le ben più appropriate categorie “Non-Fiction” e soprattutto “Biography”? Mah…

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    Ubik said on Apr 21, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Romanzo storico anomalo dove al dettagliato resoconto della vicenda, cioè l'uccisione da parte dei partigiani cecoslovacchi di Heydrich, il criminale nazista ideatore della soluzione finale, si affianca l'ossessione dell'autore per la storia e il suo ...(continue)

    Romanzo storico anomalo dove al dettagliato resoconto della vicenda, cioè l'uccisione da parte dei partigiani cecoslovacchi di Heydrich, il criminale nazista ideatore della soluzione finale, si affianca l'ossessione dell'autore per la storia e il suo tentativo di riferirla nella maniera più fedele possibile.
    La drammatica vicenda è quindi inframezzata dagli interventi, a volte quasi comici, dell'autore, che puntualizza quali dettagli si conoscono con sicurezza e quali elementi rimangono invece incerti, salvo accorgersi dopo poche righe di essersi comunque sbagliato, nonostante le mille cautele adottate. Binet è convinto che romanzare una storia di questo genere vorrebbe dire tradirla, ma al tempo stesso è obbligato a fare continue deroghe a questo principio.
    La cosa che mi è piaciuta di più è però l'urgenza dell'autore nel voler raccontare una storia esemplare, il desiderio di dare di nuovo vita agli eroi sconosciuti che hanno spesso pagato con la vita il loro silenzioso coraggio, la delusione nell'accorgersi di non poter raccontare le vicende di tutti e la decisione di tradire almeno in parte la fedeltà storica per poter tramandare il ricordo di questi uomini e di queste donne con la forza della letteratura. Grazie a Binet non scorderò facilmente Gabcik, Kubis, Valcik, padre Petrek, la famiglia Moravec e il loro portiere, la famiglia Fafek e tutti gli altri.

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    Cane Fantasma said on Mar 10, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Storia di gente comune che ha vinto la guerra

    Questa non vuole essere una recensione, quanto una nota personale di fine lettura. Una recensione, più avanti, la farò di sicuro, ho un esame su questo libro, ma non so se la metterò qui.
    Binet è un genio. E un pazzo.
    La sua ossessione è talmente co ...(continue)

    Questa non vuole essere una recensione, quanto una nota personale di fine lettura. Una recensione, più avanti, la farò di sicuro, ho un esame su questo libro, ma non so se la metterò qui.
    Binet è un genio. E un pazzo.
    La sua ossessione è talmente coinvolgente da avermi quasi portata alle lacrime. Ha dato voce a uomini e donne che la storia non ha avuto tempo o voglia di ricordare. La sua cultura enciclopedica della seconda guerra mondiale è un bene prezioso per tutte le persone che, come me, fluttuano passivamente nell'ignoranza più totale e beata.
    Laurent Binet ha dato un calcio in culo a tutti coloro che, come me, si adagiano nell'idea che la seconda guerra mondiale sia stata brutta perchè Hitler era uno psicopatico.
    No.
    La seconda guerra mondiale è stata brutta perchè uomini malati e perversi come Heydrich hanno trovato terreno fertile nei deliri di onnipotenti di un criceto occhialuto (e la cosa assurda è che i loro deliri sapevano essere peggiori di quelli dello stesso Hitler). La seconda guerra mondiale è stata brutta perchè ha schiacciato milioni di persone come scarafaggi sotto una scarpa che non prova rimorso o dolore. La seconda guerra mondiale è stata brutta perchè ha privato le vittime della memoria che meritano.
    Grazie a Binet, che con sguardo critico e attento ha riportato alla luce tante esistenze abbandonate, oggi i sacrifici di persone incredibilmente comuni possono essere visti per la loro fantastica unicità. E umanità.
    Non sono gli eroi ad aver fatto la guerra.

    Ps: questo libro entra direttamente nella mia top five, in fin dei conti, riflettendoci attentamente, penso che Binet sia un genio.

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    Belle said on Mar 2, 2014 | Add your feedback

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