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HHhH

Il cervello di Himmler si chiama Heydrich

By Laurent Binet

(388)

| Hardcover | 9788806207533

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Book Description

La storia che viene qui raccontata è una storia nota. Apparentemente nota: l'attentato a Heydrich del 27 maggio 1942.
In realtà, la sensazione è quella di leggerla per la prima volta, in tutta la sua trascinante forza narrativa e nella sua drammatica Continue

La storia che viene qui raccontata è una storia nota. Apparentemente nota: l'attentato a Heydrich del 27 maggio 1942.
In realtà, la sensazione è quella di leggerla per la prima volta, in tutta la sua trascinante forza narrativa e nella sua drammatica verità documentaria.
Il primo protagonista della storia è Reynard Heydrich, il braccio destro di Himmler, l'ideatore, nel gennaio del 1942, della Soluzione finale, lo sterminio sistematico degli ebrei. Heydrich è il gerarca più spietato del Terzo Reich, il macellaio di Praga, la bestia bionda. L'uomo dall'infanzia problematica, segnata da due traumi: da una parte la voce stridula e l'aspetto effeminato che gli valsero l'appellativo di capra, e dall'altra il mistero di una presenza ebraica all'interno della propria famiglia. Ben presto il giovane Heydrich comincia a trasformarsi nell'incarnazione dell'uomo ariano, ammirato da Hitler per la ferocia e per l'efficacia delle sue azioni. In una rapida ascesa politica Heydrich arriva al vertice del Protettorato di Boemia e Moravia, dove si dedica allo sterminio degli ebrei e di tutti gli oppositori al regime. Ma da Londra, la città in cui il governo ceco è stato esiliato, parte contro di lui l'offensiva della Resistenza che culminerà nell'Operazione Antropoide, cuore del libro.
I protagonisti indiscussi diventano allora due: i paracadutisti Jozef Gabcìk e Jan Kubis, uno slovacco e l'altro ceco, ai quali viene affidato l'incarico dell'esecuzione.
In un racconto trascinante, di grande forza visiva, si segue la vita dei due uomini dal reclutamento, all'addestramento, al viaggio a bordo di un Halifax, alla meticolosa preparazione dell'agguato di via Holesovice, quando faranno la loro comparsa altri personaggi, di cui uno sarà il traditore.
HHhH riesce nella magica alchimia di mescolare, con sicurezza e coraggio, la suspense e il tormento della scrittura senza mai allontanarsi dalla verità storica e dalla memoria.

97 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Gli angoli della Storia

    Questo libro conferma la mia idea che tutta la cultura occidentale ancora è rimasta saldamente legata alle vicende della Seconda Guerra Mondiale. Tutti le questioni filosofiche ed ideologiche che hanno vorticato attorno a quegli anni hanno ricevuto s ...(continue)

    Questo libro conferma la mia idea che tutta la cultura occidentale ancora è rimasta saldamente legata alle vicende della Seconda Guerra Mondiale. Tutti le questioni filosofiche ed ideologiche che hanno vorticato attorno a quegli anni hanno ricevuto soltanto un soluzione di facciata,accantonando invece il fulcro del problema nella memoria di uomini che sentono la necessità di spolverare e rispolverare gli anfratti della Storia.
    La vicenda raccontata in questo romanzo probabilmente ha avuto un'importanza capitale, non soltanto per lo svolgere degli eventi storici ma anche per l'evoluzione culturale di interi popoli.
    Quel che rende poi il romanzo molto particolare (anche se talvolta in alcuni passaggi un po' noioso) è la scelta dell'autore di intrecciare la narrazione della vicenda con il racconto delle difficoltà e dei pensieri che ha avuto nello scrivere il romanzo.
    Sicuramente vale le pena di leggerlo perchè sono questi anfratti infinitamente (ri)raccontati a permettere di capire cos'è stato e cos'è...

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    Ucronico said on Aug 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    il libro diventa bellissimo nel momento che viene raccontato una parte della Seconda Guerra Mondiali a noi poco nota con un modo di scrivere nuovo ed intrigante. Un mix favoloso

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    Riccardo Terenzi said on Jul 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    autore irritante ma grande storia

    Sicuramente scrivere di un evento storico cercando di dargli una continuità e una scorrevolezza da romanzo quando mancano testimonianze su certi momenti è difficile, e ci sta che l'autore si inventi discussioni e incontri ipotizzando come secondo lui ...(continue)

    Sicuramente scrivere di un evento storico cercando di dargli una continuità e una scorrevolezza da romanzo quando mancano testimonianze su certi momenti è difficile, e ci sta che l'autore si inventi discussioni e incontri ipotizzando come secondo lui si siano verificati e va anche bene che te lo dica, ma intromettersi continuamente nel racconto correggendo quello che ha scritto 20 pagine prima perchè scopre che le cose non possono essersi svolte in quel modo, o polemizzare con Littel per alcuni dettagli del suo libro (che io ho letto e ho trovato molto interessante dal punto di vista storico) e addirittura propinarci il dubbio più di una volta se la mercedes su cui viaggiva Heyndrich fosse nera o verde, mi sembra decisamente eccessivo. Tutto ciò premesso il libro mi è piaciuto perchè ci racconta degli uomini e delle donne, cercando di dargli tutta la rilevanza possibile, che hanno attentato alla vita del boia di Praga e sono riusciti nel loro intento di cancellare dalla faccia della terra "l'uomo più feroce mai uscito da un utero di donna". Indubbiamente Haydrich è stato il gerarca nazista che meglio incarnava i tratti del perfetto ariano nazista nonostante il sospetto di sangue ebreo nelle sue vene e l'autore è riuscito a farmi gioire, con lui e con gli attentatori, della sua morte che ho atteso pagina dopo pagina.
    Laurent Binet ha vinto il Prix Goncourt con questo romanzo che, nonostante le sue troppe intromissioni, rimane un bel libro.

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    margal said on May 20, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Personalizzare il Male, vederlo incarnato in alcuni personaggi e' facile e autoassolutorio. La Storia e' piena di casi del genere e Reynard Heydrich rappresenta un degno (per modo di dire) esempio. Non serve scomodare Hannah Harendt per accorgersi pe ...(continue)

    Personalizzare il Male, vederlo incarnato in alcuni personaggi e' facile e autoassolutorio. La Storia e' piena di casi del genere e Reynard Heydrich rappresenta un degno (per modo di dire) esempio. Non serve scomodare Hannah Harendt per accorgersi pero' che il Male viaggia assai meglio sulle gambe della gente comune, di coloro che non hanno nulla di apparentemente straordinario e che invece si rivelano malefici strumenti di sofferenza. L'idea di ricostruire e in parte romanzare l'episodio dell'attentato del maggio '42 a Heydrich sarebbe buona, affidata a uno scrittore di maggior vaglia che Binet, qualcuno che non indugiasse infantilmente nel rimarcare in continuazione la cattiveria del gerarca nazista e cercasse invece di illuminarne la psicologia e provvedesse ad andare piu' a fondo sia nelle personalita' degli attentatori sia nell'analisi del serraglio nazista che soffocava Praga. Restano quindi la buona intenzione e qualche aneddoto frutto di ricerche appassionate.

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    Paperorosso said on May 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sono stato attratto dal libro a causa del suo affascinante titolo: HHhH (acronimo di Himmlers Hirn heisst Heydrich, reso in camel-case dalle barocche regole della sintassi tedesca). Mi sono ritrovato a leggere un appassionato (ed appassionante ...(continue)

    Sono stato attratto dal libro a causa del suo affascinante titolo: HHhH (acronimo di Himmlers Hirn heisst Heydrich, reso in camel-case dalle barocche regole della sintassi tedesca). Mi sono ritrovato a leggere un appassionato (ed appassionante) resoconto di un eroico atto della Resistenza Cecoslovacca che porto' all'uccisione del gerarca fascista Heydrich. Il libro e' anche un esperimento in stile post-moderno su come si debba scrivere un romanzo storico che renda giustizia a chi negli occhi "porta un pò della bontá del mondo". Consigliato.

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    deanmor said on May 6, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Deciditi, Laurent!

    Da una prima occhiata alle recensioni anobiiane credo di far parte di quel gruppetto di lettori (minoritario ma ben rappresentato) affascinato dall’eccezionale pregnanza degli eventi narrati, così poco conosciuti in Italia, e al contempo infastidito ...(continue)

    Da una prima occhiata alle recensioni anobiiane credo di far parte di quel gruppetto di lettori (minoritario ma ben rappresentato) affascinato dall’eccezionale pregnanza degli eventi narrati, così poco conosciuti in Italia, e al contempo infastidito dall’approccio di Laurent Binet alla vicenda e al materiale storico di cui dispone.

    Ossessivamente ripetitiva è la dissertazione sulla facoltà del narratore di prendersi la libertà di “romanzare” i fatti storici: deciditi una buona volta, Laurent, e poi vai avanti tenendoti i tuoi dilemmi!
    Altrettanto intrusive e inopportune mi sono sembrate le divagazioni su vicende personali (di Binet) nonché su libri e film che hanno analogie col tema, al punto che certi accenni dispregiativi a Littell o Houellebecq mi sono sembrati dettati dall’invidia per il successo conseguito dagli autori (ben più meritevoli, peraltro…).

    Evidentemente si tratta di un difetto francese, perché anche Emmanuel Carrère nel suo “Limonov” sovente sbanda sovrapponendosi al suo personaggio ma gli va riconosciuto di farlo in misura ben più contenuta, mentre qui è tutto un contrappunto di allusioni personali che spezzano la tensione del racconto. Che differenza con l’eccellente “Un’eredità di avorio ed ambra” di Edmund De Waal dove, benché si tratti più di oggetti che di esseri umani, il racconto (in parte coevo a quello di HHhH) è reso con una coerenza e una partecipazione, indiretta ma appassionata, che accompagnano il lettore senza distrarlo!

    Il tema di HHhH è comunque così intensamente avvincente che riesce a far emergere, nonostante tutto, le emozioni sincere verso un evento dai tanti significati e dalle infinite implicazioni storiche, morali, politiche e psicologiche e, soprattutto nella parte finale, tiene inchiodato il lettore fino all’inevitabile conclusione, che ingenuamente si spera essere diversa…

    Un ultimo accenno meravigliato circa la nomination conseguita dal libro nell’edizione 2013 del National Critic Circle Book Award. Non che il libro non sia degno di figurare in finale di un premio letterario, ma perché mai nella categoria “Fiction” (vinta poi da E’ il tuo giorno, Billy Lynn di Ben Fountain, tanto per rendere l’idea…) quando il premio prevedeva anche le ben più appropriate categorie “Non-Fiction” e soprattutto “Biography”? Mah…

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    Ubik said on Apr 21, 2014 | 2 feedbacks

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