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HIVER DE NOTRE MECONTENTEMENT.

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4.1
(610)

Language:Français | Number of pages: | Format: idBinding_ | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Spanish , Dutch , Portuguese

Isbn-10: 2730400893 | Isbn-13: 9782730400893 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Hardcover

Category: Business & Economics , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Description du livre
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  • 5

    Per nulla datato, ritengo che sia tra i migliori romanzi di Steinbeck. La miseria umana è un pozzo senza fondo dal quale sono emersi capolavori.

    dit le 

  • 3

    Non so che dire. In alcune parti è molto bello, in altre lascia a desidrare. Alla fine non sono soddisfatto. Ho anche qualche dubbio sulla traduzione di Bianciardi.

    dit le 

  • 3

    Scontenta.

    Ma sai che non riesco a scrivere un commento a questo mio primo Steinbeck? Il rischio di essere accusata di superficialità o di ignoranza bella e buona è altissimo, ma non posso farci nulla: io non riesco a celebrare un libro solo perché la maggior parte dell'umanità lo reputa un capolavoro.
    Quel ...continuer

    Ma sai che non riesco a scrivere un commento a questo mio primo Steinbeck? Il rischio di essere accusata di superficialità o di ignoranza bella e buona è altissimo, ma non posso farci nulla: io non riesco a celebrare un libro solo perché la maggior parte dell'umanità lo reputa un capolavoro. Quello che ho trovato eccezionale, della scrittura di Steinbeck, sono le tante note che ho preso durante la lettura: raramente ho incontrato pensieri così condivisibili o così illuminanti. In aggiunta, ho apprezzato anche tutta la forma narrativa, ostica, criptica, ma molto personale, bella. La storia mi ha ammorbata. Oltre a non avermi chiarito il finale e a lasciarmi un fastidioso ammanco di mille dollari nel conteggio dei traffici di Ethan. Dopotutto, sono un'ex bancaria e i numeri erano il mio pane quotidiano! Se da cinquemila dollari ne togli mille da dare a un alcolista, non possono restarne cinquemila. Giusto? A parte ciò, come ho detto, bella scrittura, passaggi indimenticabili, ma morta lì. Aggravata da un senso di fastidio per la trama frastagliata e a me solo parzialmente comprensibile, riporto quello che ho trovato eccezionale e che mi ha fatto dare un giudizio di 3 su 5 alla lettura:

    "Non ha nemmeno nome, in mente mia, se non questo, il Posto; non c'è rituale, né formula, niente. E' un posto in cui riflettere sulle cose. Un uomo in realtà non sa degli altri esseri umani. Il meglio che può fare è supporre che siano simili a lui. E ora, seduto nel Posto riparato dal vento, a vedere sotto le luci di guardia salire la marea, nera per il cielo buio, io mi chiedevo se tutti gli uomini hanno un Posto, se ne hanno bisogno, o se invece lo vogliono e non l'hanno. (...) Tutto quel che succede nel Posto io lo chiamo 'ravvedimento'. Qualcun altro dirà preghiera, e forse sarebbe la stessa cosa. Non credo che sia pensiero. Se volessi farmene un'immagine, ecco, sarebbe come un lenzuolo umido che si volge e si agita a una bella brezza e si asciuga e si imbianca. Quel che succede è tutto mio, sia buono o no."

    "Un uomo che dice segreti, o storie, deve pensare a chi ascolta o legge, perché una storia ha tante versioni per quanti sono i lettori."

    "Devi farcela da solo. Quel che è buono per uno, è male per un altro, e lo saprai solo dopo. Perché nessuno vuole consigli; solo conferma."

    "Vivere vuol dire portare una cicatrice."

    "La fama di avere quattrini si baratta, quasi quanto i quattrini veri."

    "La pena restava, un dolore non pensato, ma lontano, e un giorno avrei dovuto chiedermi: Perché sto male? Gli uomini si abituano a tutto, ma ci vuol tempo. (...) In ogni cosa c'è qualcosa di desiderabile, se ti ci abitui, e se la contrapponi a qualcos'altro, a cui non sei abituato."

    "Se vuoi tenerti un amico non lo mettere alla prova." Quest'ultima, la verità più dolorosa, per me.

    dit le 

  • 0

    al telefono con una ragazza carissima tiro sempre
    su col naso e lei va su tutte le furie mi dice


    di tutto e usa tra l'altro un verbo stranissimo
    non dice lei "tirare su col naso" dice mi pare "smettila di


    sprimacciare il naso" o forse "smettila di sprimacciare
    col naso", non so. ...continuer

    al telefono con una ragazza carissima tiro sempre su col naso e lei va su tutte le furie mi dice

    di tutto e usa tra l'altro un verbo stranissimo non dice lei "tirare su col naso" dice mi pare "smettila di

    sprimacciare il naso" o forse "smettila di sprimacciare col naso", non so.

    Comunque metto giù il telefono e, oh non ci si crede, non tiro più su e mi dispiace che non sia lì a vedermi

    perché sarebbe contenta di me, questa ragazza carissima, invece di arrabbiarsi per ogni inezia

    anche la più idiota. scritto nel mese della beatificazione o santificazione

    non ricordo di due molto importanti

    dit le 

  • 3

    L'edizione del nostro scontento

    Forse a tratti un po' troppo ridondante e prolisso, ma resta comunque un bel romanzo di Steinbeck. Meriterebbe 4 stelle, peccato per la pessima edizione Bompiani, piena di refusi che rendono la lettura difficoltosa e alcuni passi addirittura incomprensibili.

    dit le 

  • 3

    Le mucche, l'inverno e quelle cose che potevano essere diverse.

    Quando ero un bambinetto, per un un lungo periodo mio padre mi accompagnò da un dentista a Firenze. Vicino alla stazione c'era un grosso negozio di giocattoli ed io mi fermavo sempre ad ammirare le vetrine e sognarci sopra. Una volta allestirono un'intera sezione dedicata al western: cowboy, cava ...continuer

    Quando ero un bambinetto, per un un lungo periodo mio padre mi accompagnò da un dentista a Firenze. Vicino alla stazione c'era un grosso negozio di giocattoli ed io mi fermavo sempre ad ammirare le vetrine e sognarci sopra. Una volta allestirono un'intera sezione dedicata al western: cowboy, cavalli, praterie scintillanti e rocce stile canyon, mucche e indiani in agguato. Io ci impazzivo per i cowboy e i pellerossa, certe battaglie truculente ci tiravo fuori, roba da passarci interi pomeriggi, quelli che, assieme alle merendine, come diceva Moretti, non torneranno mai più. Un'intera vetrina tutta dedicata alla frontiera! al vecchio West dalla pistola facile, dove i buoni erano buoni e i cattivi cattivi. Ci rimanevo interi minuti a guardare quella vetrina prima che mio padre mi trascinasse via per riprendere il treno per casa. Alla fine del ciclo di cure dal dentista, il babbo per premiare il mio comportamento diligente, volle regalarmi qualcosa dal negozio di giocattoli. Così entrammo e il commesso mi chiese cosa volessi. Io senza esitazioni indicai la vetrina che proponeva quel dorato mondo di cowboy e ostica natura ricreata grazie alla plastica e allora il commesso mi mostrò una serie di scatole di vario formato spiegandomi che era grazie al contenuto di esse che avevano allestito quella vetrina. Il babbo mi disse che potevo sceglierne una a patto che mi sbrigassi per non perdere il treno. Quelle scatole colorate erano la fine del mondo. Sopra vi erano disegnate scene di vita della frontiera con selle per puledri, animali da pascolo, pellerossa con i segni da combattimento in faccia, cowboy con gilet, camice a quadretti e cappelli bianchi in testa e sullo sfondo rocce marroni e cielo azzurro. Non sapevo quale scegliere. Ognuna mi sembrava bellissima anche se le scritte in americano impedivano di capire cosa contenessero realmente e il commesso mi aveva lasciato lì da solo a decidere, mentre mio padre mi incalzava affinché non mi attardassi troppo. Immaginavo che in ognuna ci fosse un micromondo di quello esposto in vetrina che io avrei riproposto in camera mia una volta a casa. Ma quale scegliere? Non volevo certo sbagliare, ma il babbo insisteva perché mi muovessi. Alla fine mi risolsi per una delle scatole che mi pareva disegnata meglio, l'agitai e il suono di più oggetti che si scontravano fra loro all'interno mi rassicurò. Dentro ci sarebbe stato sicuramente un paradiso in miniatura della Frontiera con la quale divertirmi. Durante tutto il viaggio in treno del ritorno stetti con la scatola in mano a fantasticare sul contenuto e su come mi sarei divertito con esso. Ero eccitato e riponevo nel misterioso prodotto nascosto dalla scatola una quantità di aspettative ludiche fuori misura. A casa mi precipitai in camera. Aprii con cura la scatola colorata e rovesciai il contenuto sul mio tavolo dei giochi. Ma dentro la scatola c'erano solo 4 mucche di plastica. Quattro fottute, pacifiche, inutili e deludenti mucche! Cosa me ne facevo di quattro mucche? Cioè, diciamocelo, le mucche stanno alla fantasia come il mal di denti sta al divertimento, come il brodo caldo sta alla pornografia, robe così. Le mucche erano la tappezzeria dei film western!, lo sfondo, mica i protagonisti. Stanno ferme lì, in un angolo a ruminare. Che ci potevi fare con esse? Neppure gli indiani armati di frecce si sarebbero messi a cavalcare una mucca. In preda alla più cocente delusione compresi allora che poteva accadere che il riporre tanta attesa su qualcosa potesse rivelarsi sbagliato e, alla prova dei fatti, controproducente. Avevo sognato un mondo intero e mi ritrovavo a stringere in mano 4 pezzi di plastica con le fattezze di noiosi bovini. In buona sostanza la lettura de §L'inverno del nostro scontento§ di John Steinbeck è stata un'esperienza simile a quella che avevo provato in quella occasione che ho raccontato da bambino: una delusione. Avevo infatti riposto molta attesa su questo libro. La prosa di Steinbeck di “Pian della Tortilla” mi era piaciuta moltissimo, il plot del libro mi incuriosiva e il titolo mi sembrava eccezionale. Ma leggendolo ne sono rimasto appunto deluso. Tutta la prima parte è eccessivamente lenta, ridondante, noiosa. La seconda accelera troppo e sfocia in un finale che lascia interdetti e si fa poco decifrare. Ethan è un personaggio di un'antipatia unica, non si riesce mai a capire cosa lo animi veramente, la moglie Mary è troppo stupida per essere vera, i figli non riusciamo mai a inquadrarli e altri personaggi, che meriterebbero più spazio, come il proprietario del negozio e l'amico ubriacone di Ethan rimangono sullo sfondo. Il conflitto morale che sottende a tutto il racconto non esplode mai completamente, la tensione rimane sempre sottotraccia. Certo non mancano belle pagine e ottimi passaggi, ma sinceramente, mi aspettavo così tanto da questo libro che non potevo accontentarmi di qualche bella frase e qualche buon dialogo.

    p.s. piacevolissima e sensata la scelta della Bompiani di pubblicare un formato del libro con le pagine ad angoli stondati al posto di quelle tradizionali.

    dit le 

  • 4

    Il premio Oscar

    L'edizione di questo romanzo mi ha subito fatto venire voglia di leggerlo, abbandonando ancora un pò l'ormai conosciuto Coe. I colori pastello della copertina, gli angoli smussati e un buon odore di nuovo sono stati irresistibili. Poi però ho dato una rapida scorsa all'ultima di copertina ed il s ...continuer

    L'edizione di questo romanzo mi ha subito fatto venire voglia di leggerlo, abbandonando ancora un pò l'ormai conosciuto Coe. I colori pastello della copertina, gli angoli smussati e un buon odore di nuovo sono stati irresistibili. Poi però ho dato una rapida scorsa all'ultima di copertina ed il soggetto non è che proprio mi attirasse, insomma ho pensato che mi sarei annoiata a leggerlo. Bé però Steinbeck è un premio Nobel (o come direbbe un ospite della Licia Colò domenicale riferendosi a Saramago "ha vinto il premio Oscar della letteratura") e allora faccio così, comincio e poi se è una palla abbandono senza rimorsi. Il fatto è che quando uno scrittore ha vinto il Nobel potrebbe riuscire ad affascinarci con dialoghi asciutti ed intensi e con descrizioni sintetiche ma accurate, non perdendo tempo a spiegarci le sfumature caratteriali del suo protagonista, ma lasciando che sia lui stesso con il suo ben definito essere a farlo. Potrebbe decidere di celarci pensieri, mostrandoci semplicemente azioni che di quei pensieri sono la materiale conseguenza e facendoci restare attaccati fino all'ultima pagina con diletto e ammirazione della sua grazia. Steinbeck lo ha fatto e Coe ha dovuto sedersi in sala d'attesa.

    dit le 

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