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HOMO FABER

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Publisher: Editorial Seix Barral, S.A.

3.9
(529)

Language:Español | Number of Pages: 192 | Format: Others | In other languages: (other languages) Chi simplified , English , German , Chi traditional , French , Italian , Basque , Russian , Czech

Isbn-10: 843223088X | Isbn-13: 9788432230882 | Publish date: 

Also available as: Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
Homo Faber encarna una figura típica de nuestros días. El ingeniero Faber, técnico al servicio de un organismo internacional, es un personaje de mentalidad pragmática, cortante, y, en un mundo dominado por la ley de probabilidades, libre de toda veleidad
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  • 5

    Non è un caso che la vicenda si concluda ad Atene. Protagonista del libro è il destino, il Fato, ma tutto l'intreccio rimanda alla tragedia greca. Faber, l'altro protagonista, è una sorta di novello E ...continue

    Non è un caso che la vicenda si concluda ad Atene. Protagonista del libro è il destino, il Fato, ma tutto l'intreccio rimanda alla tragedia greca. Faber, l'altro protagonista, è una sorta di novello Edipo, ancora una volta succube degli eventi e del suo inconscio.
    Sin dalle prime pagine del romanzo si ha la sensazione che qualcosa di tragico stia per accadere e, man mano che la vicenda si dispiega, diviene tangibile la certezza che gli eventi non potranno interrompersi. Sarà il Fato ad avere la meglio, ad onta del nome del protagonista, Faber (“Faber est suae quisque fortunae”).

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  • 4

    Ecco da dove viene Ivo Brandani, il protagonista di Vita in tempo di pace di Pecoraro....La insostenibile pesantezza della vita dei tecnici in tempi di guerra economica ....Smarrimento, angoscia, imma ...continue

    Ecco da dove viene Ivo Brandani, il protagonista di Vita in tempo di pace di Pecoraro....La insostenibile pesantezza della vita dei tecnici in tempi di guerra economica ....Smarrimento, angoscia, immaturità, stoltezza, solitudine e incapacità relazionale fino all'autodistruzione.

    said on 

  • 1

    delusione

    Gli elementi per creare un bel romanzo c'erano tutti, ma il risultato non è stato affatto di mio gusto. L'autore sembra volutamente sfuggire le emozioni e le scene intense. Tutto o è successo prima op ...continue

    Gli elementi per creare un bel romanzo c'erano tutti, ma il risultato non è stato affatto di mio gusto. L'autore sembra volutamente sfuggire le emozioni e le scene intense. Tutto o è successo prima oppure sta per succedere, non si vede, non si mette in scena. La scrittura non mi è piaciuta e, a volte, mi è parsa anche confusionaria.

    said on 

  • 4

    Walter Faber è un uomo abituato a credere alla scienza, ai fatti, che non si stupisce di fronte ad un qualsiasi evento naturale perché sa già che dietro di esso vi è una specifica e razionale rispost ...continue

    Walter Faber è un uomo abituato a credere alla scienza, ai fatti, che non si stupisce di fronte ad un qualsiasi evento naturale perché sa già che dietro di esso vi è una specifica e razionale risposta. “Mi sono già domandato a volte cosa intende la gente quando parla di una grande esperienza. Io sono un tecnico, e abituato a guardare le cose come sono. Tutto ciò di cui parlano, io lo vedo bene; non sono mica cieco. Vedo la luna sopra il deserto di Tamaulipas — più chiara che mai, può darsi, ma sempre una massa commensurabile, che rotea attorno al nostro pianeta, una questione di gravitazione, interessante, ma perché emozionante ?” Uomo dedito al proprio lavoro, non si è mai lasciato trasportare da qualsiasi tipo di relazione o affetto. Tuttavia la sua vita è destinata a cambiare a causa di tanti eventi che pian piano gli faranno cambiare il modo di vedere la vita irrevocabilmente e che sbricioleranno ogni sua piccola certezza. La storia è raccontata dal protagonista all’incirca qualche mese dopo gli eventi. La narrazione è, però, spesso interrotta dalle riflessioni dello stesso Faber che si chiederà più volte perché si è, molte volte, si parla della propria vita in relazione al destino: “che le cose si siano svolte in questo modo, è stato più che una coincidenza, è stata una catena di coincidenze. Ma perché destino?” – “Perché destino? Sarebbe potuta anche andare in modo affatto diverso.”
    Non avevo mai letto nulla di Max Frisch, ho scoperto questo libro perché assegnatomi da un professore dell’università e dopo averlo letto ne sono davvero grata, non immaginavo mi sarebbe piaciuto tanto. Il lettore sebbene percepisca ostilità verso quest’uomo estremamente razionale, non può evitare di affezionarcisi e seguirlo attraverso il suo viaggio. Un viaggio che cambierà non solo il protagonista ma anche il lettore stesso. Infatti, il romanzo è fondamentale perché lo porterà a rendersi conto che in un modo ormai così moderno e tecnologico nessuna certezza lo è veramente finché rimarrà collegata a qualsiasi macchina intelligente.

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  • 2

    Separazione per incompatibilità

    Il libro vuole palesemente essere una tragedia in prosa- con riferimenti espliciti ed inequivocabili alla tragedia antica- che dimostra l’illusorietà della pretesa dell’uomo contemporaneo di essere ar ...continue

    Il libro vuole palesemente essere una tragedia in prosa- con riferimenti espliciti ed inequivocabili alla tragedia antica- che dimostra l’illusorietà della pretesa dell’uomo contemporaneo di essere artefice del proprio destino grazie al progresso tecnologico.
    Benissimo. Niente da dire.
    Il romanzo mi ha ricordato quei quadri di arte contemporanea che lasciano abbastanza allibiti noi profani, tipo quelli di Fontana con uno squarcio in centro alla tela o il quadrato nero di Malevich o cose simili. Queste opere fanno sorgere la lecita domanda: cosa separa l’arte da ciò che non lo è? Perché se squarcio io una tela non è arte? Basta un’idea? Basta voler esprimere un messaggio? Questo libro è così: è ben scritto, con una prosa asciutta che dà voce all’aridità interiore del protagonista e con un gioco di piani temporali sfalsati che restituiscono l’idea della scissione dell’uomo contemporaneo; però non c’è bellezza. Non intendo nei contenuti, lì non deve necessariamente esserci, l’oggetto della narrazione può essere anche raccapricciante (ad esempio il delitto di Raskolnikov in Delitto e Castigo, che tutti universalmente consideriamo Letteratura). La bellezza dovrebbe essere nell’eccellenza dei modi in cui si incarna la narrazione, nella sua forma, nella capacità di far godere il lettore di un’esperienza anche estetica, non solo intellettuale, gratuita. Non sono un’esperta di estetica e magari mi si dirà che forma e contenuto non sono scindibili. Ecco, appunto. In questo libro c’è un’idea, c’è la volontà di rappresentare la crisi dell’uomo contemporaneo, la sua tracotanza (per usare un termine caro alla tragedia antica) destinata ad un drammatico fallimento. E la narrazione, la forma-se si può usare questo termine- in Homo faber sono puramente funzionali all’idea, alla tesi, non hanno quella libertà gratuita che connota, a mio giudizio, la bellezza.
    Il rapporto fra me e Frisch termina qui per manifesta incompatibilità assoluta rispetto all’idea di arte e di letteratura.

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  • 0

    L'uomo Faber

    " TESTA D'ERINNI DORMIENTE.
    Questa fu la mia scoperta (nella stessa saletta laterale a sinistra) e senza l'aiuto del prete bavarese; è vero che non sapevo il titolo, ma la cosa non mi dava alcun fasti ...continue

    " TESTA D'ERINNI DORMIENTE.
    Questa fu la mia scoperta (nella stessa saletta laterale a sinistra) e senza l'aiuto del prete bavarese; è vero che non sapevo il titolo, ma la cosa non mi dava alcun fastidio, al contrario, di solito i titoli mi disturbano, perché non mi ci raccapezzo coi nomi classici, hai l'impressione di essere a un esame...
    Mi parve: grandioso, veramente grandioso, impressionante, magnifico, veramente impressionante. Era una testa di fanciulla in pietra, reclina in modo che lo sguardo vi cada come quando contempli, sollevato sul gomito, il viso di una donna addormentata al tuo fianco.
    "Chi sa cosa sta sognando?" "

    Uno, se non il primo, dei momenti in cui il protagonista incontra la parte di sé che non ha mai conosciuto.
    Un libro pieno di spunti: la razionalità estrema da una parte e l'istinto, il fato addirittura, dall'altra. Scritto in un crescendo che non permette il distacco, magistrale.

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  • 5

    "Irgendeine Zukunft, fand ich, gibt es immer, die Welt ist noch niemals stehengeblieben, das Leben geht weiter!"

    Corre l'anno 1957.
    Walter Faber è un ingegnere di quelli veri, nel senso di persona dalla razionalità estrema, dalla logica inconfutabile, eccitabile dalle turbine forse più che dalle donne.
    E proprio ...continue

    Corre l'anno 1957.
    Walter Faber è un ingegnere di quelli veri, nel senso di persona dalla razionalità estrema, dalla logica inconfutabile, eccitabile dalle turbine forse più che dalle donne.
    E proprio per questo intrinsecamente vulnerabile.
    Perché quando fanno breccia in un muro di granitico raziocinio, le emozioni, non cercate, impreviste e imprevedibili, diventano tanto più devastanti.

    Homo Faber è il racconto di un viaggio, dell'avventuroso viaggio di Walter Faber tra l'America e l'Europa, tra il deserto del Tamaulipas in Messico, la foresta pluviale del Guatemala, West Central Park a New York, poi Parigi, l'Italia e la Grecia. Guidato da incontri e da coincidenze che lasciano poco spazio al dubbio che esista un destino.
    Un viaggio dentro sé stesso, e nel suo passato, indispensabili per ritrovare il suo oggi, e il suo domani.

    Walter Faber è uno di quei personaggi che ti scavano dentro come Stoner, o Barney.
    Con in più l'affascinante contradditorietà di un Gustav von Aschenbach de "La morte a Venezia".

    Solo che io con Walter Faber ho provato una maggiore affinità. Forse è quell'affinità che lega le persone troppo razionali (che poi nella vita spesso finiscono per diventare ingegneri...).
    Non so, quello che so è che questo libro in me ha fatto breccia.

    5 stelle, piene, di emozioni.

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