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Hackers

Gli eroi della rivoluzione informatica

Di

Editore: Shake

4.3
(203)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 464 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8886926979 | Isbn-13: 9788886926973 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Traduttore: L. Piercecchi , E. Guarneri

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Computer & Technology , History , Social Science

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Descrizione del libro
Tutto iniziò nel 1958 al Mit, con gli amanti dei trenini del Tech modelrailroad club, le loro furtive utilizzazioni dei computer militari e lacreazione dei primi programmi per suonare. Qui nacque l'etica hacker, unasorta di manifesto programmatico, che non poteva non far presa sull'humuslibertario degli anni Sessanta. Tecniche di scassinamento delle porte deilaboratori, telefonate gratuite e radio pirata, il mercato, la lotta perl'accesso all'informazione... un viaggio, dagli anni Cinquanta fino al RichardStallman dei nostri giorni, tra cervelloni, hippy e professori coraggiosi.
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  • 4

    Identificare gli hacker con i criminali informatici è un luogo comune. L'accezione negativa del termine, usata e abusata specialmente da stampa e televisione, è entrata a tal punto nell'immaginario popolare che ormai risulta difficile cambiarla. Ma, inutile dirlo, non solo è inesatta, ma anche pr ...continua

    Identificare gli hacker con i criminali informatici è un luogo comune. L'accezione negativa del termine, usata e abusata specialmente da stampa e televisione, è entrata a tal punto nell'immaginario popolare che ormai risulta difficile cambiarla. Ma, inutile dirlo, non solo è inesatta, ma anche profondamente ingiusta nei confronti di persone che hanno contribuito a forgiare il mondo ipertecnologico in cui viviamo oggi.

    In questo saggio, ricco di aneddoti e appassionante come un romanzo, Steven Levy racconta la vera storia degli hacker e la racconta partendo dal principio... Quegli epici anni '50 in cui un gruppo di studenti del MIT appassionati di modellismo, riuniti nel Tech Model Railroad Club, scoprirono un computer appena arrivato al campus, il Tx-0, e cominciarono a metterci le mani: da quel momento il mondo dell'informatica non fu più lo stesso. Se i computer sono ciò che sono e la Rete è ciò che è il merito è anche (ma non solo) dei personaggi riuniti in questa storia.

    Ciò che Levy riesce a trasmettere con maestria pagina dopo pagina è il genuino spirito hacker: la dedizione quasi folle all'idea che ogni oggetto tecnologico, sia esso un circuito elettronico o un pezzo di codice, sia stato creato per essere fatto a pezzi e migliorato, il rifiuto dell'autorità, la ferma convinzione che tutta l'informazione debba essere libera e condivisa, l'idea che i computer possano migliorare le condizioni dell'umanità e che racchiudano in sé un potenziale che deve solo essere affrancato.

    Quello degli hacker è uno spirito ribelle e un po' anarchico: in quest'epoca dominata dalle grandi multinazionali e in cui gli interessi economici la fanno da padroni, dove sempre più spesso i governi cercano di sottomettere e controllare la Rete e in cui le libertà individuali sono messe a dura prova, ricordare il passato rivoluzionario dell'informatica e le persone che lo hanno reso tale è un buon modo per capire il presente e orientarsi verso il futuro.

    ha scritto il 

  • 4

    Bel libro. Denso di informazioni e dettagliato sulla storia degli hacker, e riesce a far trasparire bene i valori dell'etica hacker e a mettere in risalto personalità che altrimenti sarebbero rimaste sconosciute.


    Ha due difetti principali.


    Uno piccolo, che non influisce minimamente ...continua

    Bel libro. Denso di informazioni e dettagliato sulla storia degli hacker, e riesce a far trasparire bene i valori dell'etica hacker e a mettere in risalto personalità che altrimenti sarebbero rimaste sconosciute.

    Ha due difetti principali.

    Uno piccolo, che non influisce minimamente sul mio giudizio: è "fermo" al 1984, con un piccolo capitolo "10 anni dopo" al 1994 che però non cita per nulla quello che è successo dopo (Linux, per esempio). Si spera in un nuovo libro che racconti degli hacker di quarta generazione e delle successive.

    E uno grande: non dà abbastanza informazioni al contorno. Manca una visione da "timeline storica" che permetta di capire costa stava succedendo nel mondo informatico al di fuori del "mondo hacker".

    ha scritto il 

  • 5

    Gli hacker hanno un'etica

    Gli hacker hanno un'etica, eccome. Certo gli hacker di cui parla questo libro non sono quelli di cui parla il tritacarne mediatico.
    Questi pionieri sembrano dei monaci che hanno più facilità a comunicare con le macchine che con gli altri esseri viventi (e in particolare con le donne). Hanno princ ...continua

    Gli hacker hanno un'etica, eccome. Certo gli hacker di cui parla questo libro non sono quelli di cui parla il tritacarne mediatico. Questi pionieri sembrano dei monaci che hanno più facilità a comunicare con le macchine che con gli altri esseri viventi (e in particolare con le donne). Hanno princìpi saldi come la roccia, ma sanno anche essere auto-ironici perché non si prendono mai troppo sul serio.

    ha scritto il 

  • 5

    La grande storia

    Io di hacking qualcosina ho letto, uno su tutti: "The hacker diaries - Confessioni di giovani hacker" di Dan Verton. Un buon testo del 2002 che raccoglie una serie di casi (umani, per certi versi) legati al mondo dell'hacking. Una lettura decisamente diversa da questo "Hackers - Gli eroi della ri ...continua

    Io di hacking qualcosina ho letto, uno su tutti: "The hacker diaries - Confessioni di giovani hacker" di Dan Verton. Un buon testo del 2002 che raccoglie una serie di casi (umani, per certi versi) legati al mondo dell'hacking. Una lettura decisamente diversa da questo "Hackers - Gli eroi della rivoluzione informatica". Diversa perchè l'opera di Levy, edita per la prima volta nel 1984, non è una raccolta di case history legati a ragazzi accomunati dalla passione per l'informatica ed uno spirito velatamente distruttivo. Nelle vicende narrate da Levy sono sì protagonisti dei giovani nerd, ma totalmente diversi dai ragazzacci presi in esame da Verton. Perché tengo a sottolineare questo? Perché è incredibile la confusione che gira attorno alla parola "hacking". I media, come al solito, non hanno avuto l'accortezza di verificare il reale significato del termine, prima di gridarlo ai quattro venti nelle loro breaking news. E questo Levy l'aveva notato già nel 1984, quando l'hacking come lo intendiamo noi ancora doveva arrivare come concetto. Ma si sà: in America accade tutto vent'anni prima che nel resto del mondo.

    Non posso essere certo io a dirvi cosa sia o non sia un hacker, compito che invece questo libro assolve perfettamente. Senza cadere mai in fallo, ma con coerenza e minuzia, Levy guida il lettore attraverso trent'anni di storia dell'informatica: dagli anni '50 alla prima metà degli anni '80. E questa storia, questa rapida crescita del processo tecnologico, è piena di hackers. Anzi, direi proprio che è grazie agli Hackers se noi, tutti noi, abbiamo oggi un computer in casa, una connessione internet e un campionario sterminato di software dal quale attingere. Lo scoprirete leggendo. Scoprirete i tanto bizzarri quanto geniali personaggi che, dal buio dei loro laboratori siti nelle università americane, hanno cavalcato l'onda della passione fino a donarci un grande strumento: il personal computer. Cinquant'anni fa i primi calcolatori occupavano intere stanze e, vien da ridere a dirlo, l'unico sistema di input erano delle schede perforate. Luci colorate, valvole, interruttori: questo era il computer dell'epoca. Piazzato sempre in qualche università o base militare e non certo a disposizione di ogni brufoloso studente. Incredibile. Riuscireste mai ad immaginare quale sia stata l'evoluzione da allora ad oggi?

    I ragazzi, gli hackers, quelli puri. Quelli che smontavano i pannelli elettrici, giocavano con gli interruttori e le linee telefoniche, sempre pronti a capire come qualcosa funzionasse e come si poteva migliorarlo. Levy prende le storie di questi ragazzi e le porta su un palmo di mano al lettore, quasi come questi fossero, come da titolo, degli eroi. E per me lo sono. Concedetemelo. Greenblatt del Mit, Felsenstein e Wozniak con il loro Homebrew Computer Club. Ken e Roberta Williams della Sierra On-Line, casa produttrice dei primi videogames per Atari, Mac e PC. L'Atari stessa che sfornò Pac-Man e che vide gli albori della Electronic Arts. Trent'anni di nomi che non vi diranno nulla, almeno finché non avrete letto il meraviglioso libro di Levy e imparato a conoscere i veri eroi dell'informatica.

    ha scritto il 

  • 5

    Un cult per ogni appassionato di informatica, una rivelazione per i non addetti, oltre ad illustrare la vera storia dell'informatica questo libro chiarisce la mentalità dei geni che l'hanno plasmata. Assolutamente da leggere!

    ha scritto il 

  • 5

    Sicuramente da leggere per chi vuol farsi un idea su cos'è veramente l'etica hacker, e chi sono i personaggi che hanno contribuito fortemente a cambiare le nostre vite. Il tutto è condito da aneddoti buffi e interessanti e da una scrittura chiara ed accessibile a tutti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    #Tipicni

    "..... Bisogna essere in grado di sfidare un comandamento culturale che stabilisce: 'Primo, non toccare'... e sconfiggerlo con i propri poteri creativi è fondamentale". Fondamentale, naturalmente, per l'etica hacker.

    ha scritto il 

  • 5

    http://www.pillsofbits.com/blog/recensione-hackers-steven-levy-cyberpunkline-n-5-edizione-shake-ristampa

    Secondo il mio modesto parere andrebbe letto prima di iniziare chiunque all'informatica anche se non è semplicissimo da leggere se non si è informatici o un po' "nerd" per via dei messaggi forti e culturalmente complessi legati alla cultura informatica.


    Verso la fine del libro mi chiedevo ...continua

    Secondo il mio modesto parere andrebbe letto prima di iniziare chiunque all'informatica anche se non è semplicissimo da leggere se non si è informatici o un po' "nerd" per via dei messaggi forti e culturalmente complessi legati alla cultura informatica.

    Verso la fine del libro mi chiedevo quale fosse quella sensazione che unisse tutti i personaggi, alcuni dei quali guru della teconologia, oltre alla stessa parola "Hacker" che inevitabilmente li identificava... ero io, era la mia parte "Hacker".

    Prima di iniziare a leggere questo volume avevo già molto rispetto per il termine Hacker, ora ancor più di prima, inoltre non amo essere chiamato così da chi non conosce il vero significato proprio perchè è quasi un complimento per me ed un'insulto per tutti i personaggi qui trattati. Ammetto e ne sono orgoglioso, quasi commosso, che durante la lettura di questo libro più di una volta mi sono sentito più vicino di quanto pensassi agli ideali che spingevano questi giovani Hacker a "metterci su le mani", stranamente vicino e concorde alla maggior parte dei sentimenti provati durante gli Hack, l'informatica e la teconologia e la propria passione.

    Ormai i tempi sono cambiati rispetto alla "Prima generazione" di Hacker che hanno dovuto combattere contro una realtà che con diffidenza accoglieva questa teconologia e che negli anni a seguira hanno poi trasformato in una teconlogia di massa. Forse Stallman è davvero l'ultimo vero Hacker del tipo che fino ad oggi si conosceva, ma personalmente vorrei aggingere a questo libro che probabilmente oggi siamo difornte ad un nuovo tipo di Hacker nell'era dell'informazione e sono coloro che in modo del tutto autonomo, spinti dai sentimenti più profondi diffondono e mantengono viva la cultura Hacker nata 50 anni prima, non è favcile diffondere sentimenti di libera circolazione dell'informazioni in un era in cui tutto fà business, non è facile spiegare alla gente perchè si utilizza Gnu/Linux, non è facile spiegare che i brevetti sul software equivalgono a brevettare "il pensiero" ...

    In conclusione, se siete Informatici? Nerd? o semplicemente gente curiosa e sufficentemente elastici, leggetevi questo libro.

    PS= la copertina di ShaKe Edizioni della "ristampa" del libro di Steven Levy è davvero orribile, non per l'immagine in se ma perchè ricorda troppo un immagine anni 80-90 dell'hacker Hipertecologico, un po' come gli operatori di Matrix con occhiali scuri e microfono e cuffie... un'immagine dell'Hacker troppo commerciale rispetto ai contenuti del libro. Avrei preferito una copertina Hippie, comunque ottimo lavoro anche alla ShaKe.

    ha scritto il