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Halloween

Nei giorni che i morti ritornano

By Eraldo Baldini,Giuseppe Bellosi

(187)

| Paperback | 9788806184964

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Book Description

Dolcetto o scherzetto? La prima guida completa, appassionante come un romanzo, per non perdere la bussola nei giorni che vanno dalla vigilia di Ognissanti a San Martino. Perché ci sarebbe davvero da confondersi, argomentano Baldini e Bellosi. La piú Continue

Dolcetto o scherzetto? La prima guida completa, appassionante come un romanzo, per non perdere la bussola nei giorni che vanno dalla vigilia di Ognissanti a San Martino. Perché ci sarebbe davvero da confondersi, argomentano Baldini e Bellosi. La piú nuova delle feste non ha affatto un cuore «americano». Viene dall'Italia, e dall'Europa, dei tempi piú profondi. Un viaggio suggestivo e colto, approfondito regione per regione, nel folklore, e nel mare di racconti terrificanti, da cui nasce Halloween.

Bambini mascherati ovunque, feste a tema, film per adolescenti: Halloween è diventata negli ultimi anni un appuntamento quasi scontato. E c'è chi parla di «colonizzazione culturale». Ma com'era la festa di Halloween prima che diventasse Halloween? Si tratta di una moda importata dagli Usa, o di una tradizione millenaria? Baldini, scrittore che mette in scena incubi di oggi che vengono però da mondi arcaici, torna alla sua vocazione di antropologo e insieme a Bellosi, studioso del folklore, racconta la piú misteriosa delle nuove festività, attraverso una immersione rigorosa nello sterminato repertorio della nostra cultura popolare. Il viaggio di Baldini e Bellosi continua regione per regione nella seconda parte del libro, offrendo il piú completo catalogo italiano delle tradizioni relative ai «giorni che i morti ritornano».

17 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Questo è uno dei romanzi che ho prestato più spesso per venire in soccorso agli amici che in difficoltà di fronte alla solite, trite e ritrite critiche nei confronti di Halloween.
    L'America non è poi così lontana, la campagna italiana contiene molti ...(continue)

    Questo è uno dei romanzi che ho prestato più spesso per venire in soccorso agli amici che in difficoltà di fronte alla solite, trite e ritrite critiche nei confronti di Halloween.
    L'America non è poi così lontana, la campagna italiana contiene molti più misteri di quanto non si creda e le tradizioni nostrane coltivano da secoli un culto che esorcizza la paura dell'inverno e della morte, attraverso dolcetti, scherzetti e travestimenti vari.
    Da leggere assolutamente!

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    Nanaros said on Mar 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un interessante dibattito sulla Festa "più americana" che c'è, e che invece ha profonde radici storiche proprio nella vecchia Europa.
    Non c'è che dire, i primi capitoli sono stimolanti, nonché a volte esilaranti, soprattutto dove si riportano i "con ...(continue)

    Un interessante dibattito sulla Festa "più americana" che c'è, e che invece ha profonde radici storiche proprio nella vecchia Europa.
    Non c'è che dire, i primi capitoli sono stimolanti, nonché a volte esilaranti, soprattutto dove si riportano i "contro" di tanti insospettabili puristi dell'ultimo minuto. Più noiosa - diciamolo, terribilmente didascalica e compilativa - è invece la parte sulle tradizioni italiane della Festa dei Morti, perché manca di una approfondita analisi critica o di un aggiornamento ai tempi odierni, e si limita invece a compilare, bibliografie alla mano, un elenco di citazioni da testi più o meno eruditi, che rischiano di essere troppo spesso ripetitivi.

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    Fatamorgana said on Nov 12, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Zucche perfettamente italiane!

    Essendo una vera fan di Halloween sin da quando ha iniziato a prendere piede in Italia, quando ho trovato questo volumetto ero davvero entusiasta. Anche perchè non avendo in genere particolare trasporto per le feste e per le mode non capivo questo mi ...(continue)

    Essendo una vera fan di Halloween sin da quando ha iniziato a prendere piede in Italia, quando ho trovato questo volumetto ero davvero entusiasta. Anche perchè non avendo in genere particolare trasporto per le feste e per le mode non capivo questo mio entusiasmo alle porte del 31 Ottobre (già una decina di anni fa costringevo le mie sorelle a disegnare fantasmi e ad attaccarli fuori dalla porta tentando vanamente di cucinare le ossa di morto).
    Penso che qualcosa nel mio inconscio abbia vagamente colto quello che questo libro spiega molto bene: la notte di Ognissanti come momento di passaggio sin dall'antichità . Gli autori sciorinano un'infinità di tradizioni perfettamente italiane che da nord a sud vedono zucche con lumini, questue di dolci, fuochi, leggende e riti vari nei giorni appunto che i morti ritornano, ossia dal 31 ottobre al 12 Novembre per San Martino. Tradizioni ovviamente spazzate via durante il ventennio fascista e la sua omologazione totale.
    Consiglio davvero la lettura a chiunque sia un appassionato della festa e a chi pensa ad Halloween come una carnevalata d'oltreoceano. Sotto le zucche c'è di più! Poi ovvio anche io detesto la spirale consumistica che si avviluppa fatalmente attorno ad ogni festa, ma finché si tratta di cucinare fave dei morti ed intagliare zucche credo non ci sia niente di sbagliato, anche perché ricordare in modo ritualizzato chi non c'è più, di tanto in tanto fa bene.

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    Jaellem said on Oct 25, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non è un romanzo!!!

    Si tratta di una presentazione delle radici della festività di Halloween in Italia. Tradizioni e usanze regione per regione, già da molti e moltii anni fa. Interessante.

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    Blackcat said on Jul 28, 2012 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mostri e Pirati.

    Non ho niente di particolare da dire su questo libro, che ho preso non ricordo bene per quale motivo (aveva a che fare con qualcosa che stavo progettando) e che ho regalato dopo averlo letto a chi meritava molto più di me di averlo in libreria.
    Poss ...(continue)

    Non ho niente di particolare da dire su questo libro, che ho preso non ricordo bene per quale motivo (aveva a che fare con qualcosa che stavo progettando) e che ho regalato dopo averlo letto a chi meritava molto più di me di averlo in libreria.
    Posso solo dire che è un interessante compendio di leggende italiane tradizionali legate al giorno di Ognissanti, quasi un tentativo di riappropriazione di una festa divenuta Americana e che ora -per meri fini commerciali - stanno cercando di reintrodurre anche qui.
    Ma si può essere più balordi? Allora, se tanto dobbiamo spendere soldi, importiamo tutte le feste del mondo, no? Tipo la presa della Bastiglia, la liberazione della Mongolia, il giorno della marmotta...festeggiamo tutto via, chi più ne ha più ne metta. E scusate la divagazione, ma qualche volta mi pare che ci prendano davvero per cretini.
    Comunque, cosa dicevo? Si, libro contenitore di leggende locali, alcune spaventose, alcune ricche di humor nero, alcune buttate là per fare mucchio. Carino e simpatico, ma poco più. Un libro che di certo non avrei riletto, e di cui non sento la mancanza: sono sicuro che sta molto meglio lì dove l'ho mandato.
    .
    Per rimediare alla brevità della recensione, va ora in onda una storia della serie "Mostri e Pirati".
    .

    Dal fondo del locale iniziò a farmi ampi gesti con un braccio, affinchè lo raggiungessi. Pensai che mi avesse scambiato per un altro, ma quando gli fui vicino si limitò ad indicarmi con una mano la sedia vuota di fronte alla sua ed ad allungare verso di me un calice pieno di vino. "Mi chiamano il Greco, "disse. "Se chiedi di me, tutti sapranno dirti chi sono. Mi sono imbarcato la prima volta quando avevo undici anni - mozzo, cos'altro? - e ci sono rimasto fino ad oggi, che ho perso il conto degli anni e dei chilometri. Ho cacciato balene bianche, ho scortato esploratori a morire nelle Afriche, ho pescato squali e ucciso foche a colpi di mazza. Ho patito il freddo che ti ghiaccia i polmoni, il caldo che ti cuoce il cervello. Ho pregato e bestemmiato in mezzo alle tempeste, quando la nave non era che una foglia sbattuta dal vento, e trenta metri d'onda riuscivano a far impazzire un uomo: bastava uscire sul ponte, legati ad una corda, e guardare giù. Ma se c'è una cosa di cui devo parlare, se c'è una cosa sola che ho qui davanti agli occhi e porterò con me all'inferno, per dio è quella che ti sto per raccontare.
    Eravamo al largo, imbarcati su una nave che sfortunata lo era stata fin dal primo giorno. Avevamo trovato un clandestino: una femmina che fingeva di essere un ragazzo. Ce la godemmo a turno, in pieno giorno, sulle assi del ponte, gettando ai quattro venti i suoi vestiti e bloccandola al legno con due pugnali conficcati nelle mani. Poi, la mattina del decimo giorno, la buttammo in pasto agli squali, restando a guardare lo spettacolo mentre la nave scivolava via. Le donne a bordo portano sfortuna, lo sai. Così l'abbiamo sistemata. E se vuoi saperlo, non me ne pento.
    C'era un ragazzetto con noi. Un mozzo che era al suo primo imbarco, e diceva di voler dipingere il mare. Parevo io, quando avevo la sua età. Ma forse, ripensandoci, no. Aveva un quaderno pieno di schizzi che faceva con un carboncino, e le rare volte che non aveva da lavorare si metteva a copiare paesaggi, o a fare ritratti a noi, per tenerci buoni. Non so dire se fosse bravo o meno, credo di si. Ma la ragazza, lui non volle nemmeno toccarla. Invece pianse per lei, e la notte quando credeva che nessuno lo vedesse sgattaiolava fuori e le portava da bere e da mangiare. Lei primi giorni sputava. Poi prese a bere l'acqua.
    Noi lo prendevamo in giro, non c'era altro da fare e lo capiva pure lui. Comunque, ci era utile che la tenesse viva fino a che non ci saremmo stufati di lei.
    L'idea di buttarla di sotto non fu nostra, ma del prete. La ragazza era di occhi e capelli neri. Il prete decise che era di poca importanza, di certo il frutto di qualche accoppiamento malvagio, e che si poteva buttare in mare: c'era bonaccia - due giorni di fila - e lui disse:"di certo Iddio ci manda questa maledizione perchè noi abbiamo a bordo una creatura del demonio, e non ci farà proseguire fino a che non ce ne saremo liberati." Fai conto: era uno di quei santi uomini che erano andati nelle Americhe a far piazza pulita, uno spagnolo pieno di fede e di vino. Ci disse che la potevamo buttare, ci benedisse pure. Sparita la ragazza, tornò il vento. Strane le leggi di Dio, no?
    Al momento del tuffo, il Padre restò sottocoperta. Anche il mozzo non si vedeva. A buttare la ragazza fu Moncada, che era al suo ultimo viaggio, e doveva esser testimone di tutte le cose migliori. Magari il sacrificio avrebbe fatto bene pure a lui. Moncada aveva pochi denti e ancora meno capelli, e la faccia scottata dal sole. Cuciva le vele come un maestro, e beveva come una spugna. Una notte cadde fuoribordo mentre era ubriaco, e lo recuperammo giusto in tempo per evitargli di finire in bocca ai pesci. Diceva sempre che il suo atto più generoso era quella volta che aveva violentato una suora, che dopo di lui aveva perso ogni vocazione. Ora è morto.
    Il mozzo una notte si impiccò. Si attaccò ad uno degli alberi e se ne rimase lì a spenzolare tutta al notte. Era triste dopo la partenza della ragazza, e di animo troppo romantico per reggere. Poco male: non sarebbe mai stato un bravo marinaio.
    Poi toccò al prete. Lo trovammo nella sua cabina: si era aperta la pancia con un trinciante, dopo aver scolato due o tre bottiglie del suo vino benedetto. Cantava in latino, stonato. Poi non lo sentimmo più. La mattina andarono a svegliarlo per la colazione, e lo trovarono così. La cosa non era proprio bella: un prete che si sbudella non è proprio buona sorte. Ci volle il capitano per rassicurarci. Ci ricordò che eravamo sulla via del ritorno, che mancavano pochi giorni alle coste, che ci aspettava la paga, le donne, il vino, il riposo a casa fino alla prossima chiamata. Se il viaggio fosse stato all'inizio sarebbe stato un altro paio di maniche; disse che se fosse successo all'inizio, lui stesso avrebbe dato l'ordine di girare la nave e tornare in porto. Ma così, oramai era fatta, restava solo da pazientare un poco.
    Due notti dopo, diede un grande pranzo per celebrare il ritorno. Invitò il suo vice, gli ufficiali, i sorveglianti e i capoccia. Servì tutto quello che aveva risparmiato dalle sue riserve personali, stappò vini e liquori, e fece venire anche Toto, quello che suonava il violino, perchè li accompagnasse con musiche allegre. Alla fine del pasto passò a tutti un revolver carico, e lui e gli altri si fecero saltare le cervella.
    Se posso riferire questa storie è perchè me la disse Toto, che scampò. Disse che di punto in bianco il capitano e gli altri tirarono fuori le armi, buttarono giù un altro bicchiere, e poi bam, sotto il tavolo. Senza una parola, senza un messaggio, senza neppure una faccia triste. Il momento prima erano lì; quello dopo, pistole alla mano e addio. Come se si fossero soltanto versati un altro bicchiere di quello buono.
    Dopo di loro toccò all'equipaggio. Chi poteva usò una pistola. Chi aveva le asce usò quelle. Chi aveva...."
    Di colpo, il Greco tacque. Girò di scatto la testa, come se fosse stato punto: guardava due figuri chiusi in mantelli neri, che in silenzio si erano avvicinati al nostro tavolo. Uno dei due, senza una parola, sfilò una mano da sotto il mantello. Chiusi nel pugno teneva un fascio di fogli, rotti e stropicciati. In silenzio, li appoggiò sul tavolo, davanti al Greco. Poi, lui e il suo compagno rimasero ad attendere, senza degnarmi di uno sguardo.
    Il Greco guardò i fogli. Poi i due uomini. Poi ancora i fogli. Infine si alzò, tremante, e senza dire una parola si unì a loro. Uscirono lentamente, appaiati, chiudendosi la porta alle loro spalle. Io li guardai da dietro le finestre: sparirono tutti e tre nel buio della notte. Poi, al momento di alzarmi, mi accorsi dei fogli: erano ancora sul tavolo, nessuno li aveva toccati. Li presi, e li guardai. Erano ritratti di marinai e paesaggi di mare, disegnati al carboncino.

    http://storielacrimevoli.blogspot.it/

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    OSMANSPARE said on Apr 10, 2012 | Add your feedback

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    Il libro di Baldini si rivela una lettura sempre interessante soprattutto in questo periodo, il "dodekaemeron", ossia i dodici giorni che si concludono con la festa di S. Martino, tempo di apertura dei canali con l'aldilà e di morti che si affaccian ...(continue)

    Il libro di Baldini si rivela una lettura sempre interessante soprattutto in questo periodo, il "dodekaemeron", ossia i dodici giorni che si concludono con la festa di S. Martino, tempo di apertura dei canali con l'aldilà e di morti che si affacciano sul nostro mondo.
    I primi capitoli mettono bene in luce le polemiche, forti in quegli anni, sull'opportunità di festeggiare Halloween, ritenuta da alcuni una festa commerciale importata dagli Stati Uniti, da altri una moda pericolosa che, banalizzando il sacro, avrebbe aperto la strada a nuove forme di paganesimo.
    Baldini, forte dei suoi studi di antropologia, ci racconta di come il culto dei morti e le leggende di un loro ritorno nei primi giorni di novembre, siano da sempre presenti nelle nostre campagne. In un viaggio nelle regioni italiane attraverso le tradizioni contadine, scopriamo che le questue, i cortei allegri ragazzini e persino le zucche, erano nelle zone rurali, un modo per allontanare la paura della morte con speranze di rinascita e magari sentire più vicini i trapassati che, molte volte, ritornavano in modo buffo, magari sedendosi comodamente alla dei loro congiunti ancora in vita.

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    @lisa said on Nov 10, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (187)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 347 Pages
  • ISBN-10: 8806184962
  • ISBN-13: 9788806184964
  • Publisher: Einaudi (Stile libero Extra)
  • Publish date: 2006-10-01
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