Hamlet

(Oxford World's Classics)

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Publisher: Oxford University Press

4.4
(8986)

Language: English | Number of Pages: 406 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Portuguese , Chi traditional , German , French , Italian , Chi simplified , Swedish , Catalan , Basque , Hungarian , Polish , Finnish

Isbn-10: 0192834169 | Isbn-13: 9780192834164 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Mass Market Paperback , Library Binding , Audio Cassette , Audio CD , Hardcover , School & Library Binding , Others , Unbound , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , Foreign Language Study , Philosophy

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Book Description
This edition of Hamlet represents a radically new text of the best known and most widely discussed of all Shakespearean tragedies. Arguing that the text currently accepted is not, in fact, the most authoritative version of the play, this new edition turns to the First Folio of 1623--Shakespeare's "fair copy"--that has been preserved for us in the Second Quarto. Introducing fresh theatrical momentum, this revision provides, as Shakespeare intended, a better, more practical acting script.
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  • 5

    Che sublime capolavoro è l'uomo!

    Letto e riletto, ogni volta regala momenti di vertigine. Sublime (e -piacere nel piacere- è bellissimo anche muoversi e scandagliare tra le diverse traduzioni. Qui... gioca Montale).

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  • 0

    Quando leggo Shakespeare mi sento sempre dentro uno di quei filmoni americani sui college, gli studenti di letteratura, le sbronze e le confraternite. Probabilmente mi sento più soddisfatta di questa ...continue

    Quando leggo Shakespeare mi sento sempre dentro uno di quei filmoni americani sui college, gli studenti di letteratura, le sbronze e le confraternite. Probabilmente mi sento più soddisfatta di questa sensazione, che di leggere Shakespeare in sé. Tant'è...

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  • 5

    L'opera del Bardo che più amo... Amleto riesce ad essere l'ultimo degli eroi e il primo degli uomini: principe colto, erede al trono indiscusso, uomo bellissimo e intelligente, amato da tutti ma anche ...continue

    L'opera del Bardo che più amo... Amleto riesce ad essere l'ultimo degli eroi e il primo degli uomini: principe colto, erede al trono indiscusso, uomo bellissimo e intelligente, amato da tutti ma anche figlio distrutto dalla morte improvvisa del padre, innamorato confuso, ragazzino spaurito di fronte alle ingiustizie della vita e ai tradimenti che il potere e la sete di esso si portano dietro. Tutto in lui è doppio, è sempre bianco e nero, insieme, allo stesso momento, e in questo sta la sua magia. La sua capacità di distruggere chi legge e renderlo al contempo più vicino al cielo.

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  • 5

    Uno, cento, mille Amleto

    Cosa si può dire su Amleto? DI sicuro non mi avventurerò in giudizi sullo stile o sulla qualità della scrittura di Shakespeare, ci sono fior di saggi per questo.
    Posso solo riportare la mia esperienza ...continue

    Cosa si può dire su Amleto? DI sicuro non mi avventurerò in giudizi sullo stile o sulla qualità della scrittura di Shakespeare, ci sono fior di saggi per questo.
    Posso solo riportare la mia esperienza di lettura. Conoscevo già l'Amleto dai tempi dell'università, studiato in modo approfondito da vari punti di vista. A distanza di anni, mi colpisce la capacità del dramma di catturare l'attenzione del lettore, nonostante le mille versioni, le mille metafore, i continui rimandi che vengono fatti a quest'opera da romanzi, film, pubblicità e altre forme di comunicazione. Rileggerlo è un po' andare all'origine di tanti luoghi comuni, avere la possibilità di cercare tra le parole del Bardo i propri significati, che cambiano inevitabilmente con il tempo. È un po' quello che mi succede ogni volta che prendo in mano la Commedia, uno sbucciare strati per tornare al documento primo.
    E poi arrivo a intuire il perché certe opere sono davvero capolavori universali.

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  • 0

    Attenti al teatro!

    Insomma, siamo nel 2016 e aggiungere qualche mia parola alle centinaia di milioni già spese sul Bardo mi sembra utile quanto una versione di Amleto scritta e diretta da Ceccherini e Paci, anche se, di ...continue

    Insomma, siamo nel 2016 e aggiungere qualche mia parola alle centinaia di milioni già spese sul Bardo mi sembra utile quanto una versione di Amleto scritta e diretta da Ceccherini e Paci, anche se, dico la verità, la vedrei con una certa curiosità.
    Scherzi a parte, è vero che di Amleto, oltre alle ovvie rappresentazioni teatrali, sono stati fatti tanti, forse troppi, adattamenti; ed è vero anche che alcuni di essi mi è capitato di vederli, così come dalle scuole elementari a oggi mi era capitato di sentire parlare di Shakespeare e di questo Amleto, che io mi sono sempre immaginato come un danese paffutello con le gote rosse e la calzamaglia nera troppo stretta.
    D'altronde, chi non ha mai sentito "essere o non essere?" pronunciato da qualche bischero col teschio in mano? che poi uno vede o legge l'Amleto e si rende conto che il teschio sta da tutt'altra parte. Ma va be', siamo dalle parti di "elementare Watson" o giù di lì.

    Oltre a questa serie di fregnacce, che posso scrivere? Primo, che me lo sono letto in un giorno, poiché è un testo che si presta a una lettura veloce, sia per la brevità sia per la sua scorrevolezza, per il suo essere ancora coinvolgente malgrado i secoli ben portati sul groppone.
    Secondo, che io Shakespeare me lo leggo troppo volentieri, tanto da preferire la lettura al teatro: sarà anche perché sono più affezionato al libro in sé e che al teatro ho sempre preferito il cinema perché con quello sono cresciuto; anyway, è così e basta.
    Terzo, tanto per ingrossare il carico di banalità, per la modernità del personaggio, che ha già in sé tutti i germi della cultura dei decenni e dei secoli successivi, a cominciare dal romanticismo fino all'esistenzialismo. E poi mi piace proprio questo elemento fantastico, magico, che c'è sempre nei testi di questo grande genio: una magia talmente umana, inserita come puro espediente narrativo al punto giusto da risultare credibilissima a chiunque, a un bambino di sei anni o a un vecchio di ottantadue.

    Di questa edizione Oscar ho potuto apprezzare la traduzione di Montale unita alla possibilità di poter sbirciare il testo originale, più accessibile (con l'aiuto dell'italiano, però) di quel che potrebbe sembrare. Ottimi anche i saggi dell'apparato critico, quello introduttivo di A. L. Zaso e la postfazione firmata dal simpaticissimo Coleridge.

    Ho aspettato ventisei anni per leggerlo e forse ho sbagliato, ma forse no: è stato il momento giusto. Il fatto è che andrebbe a letto a ogni età, anche solo per tenere a mente che c'è del marcio, e non solo in Danimarca.

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  • 3

    Un dramma da leggere e rileggere (anche se non coinvolgente e intenso quanto Macbeth), per coglierne le sfaccettature e per assaporarne i versi, meglio se nel confronto con l'originale, che ci permett ...continue

    Un dramma da leggere e rileggere (anche se non coinvolgente e intenso quanto Macbeth), per coglierne le sfaccettature e per assaporarne i versi, meglio se nel confronto con l'originale, che ci permette di associare la sonorità alle atmosfere drammatiche che già la lettura silenziosa finisce per appiattire. Un testo, inoltre, che ha alle spalle una solida tradizione tematica classica e che ha davanti a sé infinite rielaborazioni, grazie all'istrionica figura di Amleto e alla sua duplice prospettiva di folle fedele ad un metodo.
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  • 3

    Essere o non essere?

    La più famosa opera teatrale del grande William.
    L'ho trovata carina e interessante, ma a tratti pedante e poco scorrevole. È un'opera, a mio onesto parere, fin troppo sopravvalutata.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

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    Dunque il fantasma del re di Danimarca rivela al figlio di essere stato ucciso dal fratello, che si è impossessato di trono e moglie del defunto. Al figlio, Amleto, l'obbligo di vendicare il padre. Am ...continue

    Dunque il fantasma del re di Danimarca rivela al figlio di essere stato ucciso dal fratello, che si è impossessato di trono e moglie del defunto. Al figlio, Amleto, l'obbligo di vendicare il padre. Amleto vorrebbe farlo, ma si perde in dubbi d'ogni sorta e comincia a insultare tutti fingendosi pazzo, senza però agire concretamente. Ad un certo punto, in preda al furore, finalmente si convince e decide di uccidere lo zio, trafiggendo a casaccio un tizio che origliava da dietro le tende. ma ahimè non è Claudius, è Polonio, il ciambellano! Sua figlia Ofelia impazzisce sul serio per il dolore e suo figlio Laerte chiede vendetta. Amleto e Laerte si battono a duello, ma Laerte d'accordo col re ha avvelenato la sua spada, in modo da uccidere l'avversario a tradimento. Per maggior sicurezza anche una coppa destinata ad Amleto è stata avvelenata... Amleto viene ferito e pertanto muore a causa del veleno, Laerte viene ferito a sua volta da Amleto che per sbaglio ha preso la spada avvelenata, la regina inconsapevole beve dalla coppa incriminata e muore, Claudius viene ucciso in quanto colpevole di tutto... Il principe di Norvegia passa di lì per caso e si becca il regno. Ora che storia è mai questa? Shakespeare sembra più interessato alla parte "di costume" con riferimenti al teatro del seicento e al linguaggio affettato e baroccheggiante di alcuni funzionari che al dramma vero e proprio. Ma secondo me la vis tragica perde moltissimo!

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