Hamlet

Por

Editor: L&PM

4.4
(9184)

Language: Português | Number of Páginas: | Format: Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , Spanish , Chi traditional , German , French , Italian , Chi simplified , Swedish , Catalan , Basque , Hungarian , Polish , Finnish

Isbn-10: 8525406112 | Isbn-13: 9788525406118 | Data de publicação: 

Também disponível como: Softcover and Stapled , Others

Category: Fiction & Literature , Foreign Language Study , Philosophy

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  • 4

    Dire qualcosa dell'Amleto è piuttosto difficile non tanto per la vastità e complessità dell'opera in sè (ma sia chiaro è vasta e complessa) quanto perché in 400 anni di letture e interpretazioni è sta ...continuar

    Dire qualcosa dell'Amleto è piuttosto difficile non tanto per la vastità e complessità dell'opera in sè (ma sia chiaro è vasta e complessa) quanto perché in 400 anni di letture e interpretazioni è stato detto più o meno tutto, sensato e non. Quindi, più che di dire qualcosa di scemo (eventualità più certa che possibile) la vera scocciatura è il dire qualcosa di ridondante e ribadire che l'acqua calda è calda. Mecoglioni, zi'.
    Quindi, se tanto devo ribadire qualcosa che sicuramente è già stata ribadita, tanto vale buttarsi nel puro (?) divertissment e ipotizzare una lettura fanta-messianica dell'Amleto, no?
    Allora, alla fine del primo atto, dopo aver parlato con il fantasma del padre (che si chiama Amleto), afferma che "Il tempo è fuor di sesto. O qual dannata sorte, che proprio io dovessi esser nato per riconnetterlo". A scardinare il tempo, la natura, è stato, ovviamente, il fratricidio del Re e conseguente matrimonio-incesto. La natura ha, ormai, perduto ogni regola per quanto è stato atroce questo crimine. D'altronde, pensiamoci. Temporalmente tutto il dramma è ben strano. Si comincia che sono passati appena 2 mesi dalla morte del Re, poi a metà, improvvisamente, si dice che ne sono passati 4, e alla fine Amleto, da ragazzino, si ritrova trentenne. Il tempo non esiste più. E', per l'appunto, fuor di sesto. O, ancora, pensiamo all'omonimia fra figli e padri: i due Amleto, i due Fortibraccio. Se usiamo lo scardinamento di ogni natura a seguito del crimine del re come ipotesi alla base dell'Amleto assumono un diverso valore anche tutte le diverse azioni dei diversi personaggi. Amleto si domanda più volte se ammazzarsi -> Ofelia si ammazza; Amleto si domanda se sarebbe un buon re -> Fortebraccio diventa un buon re; Amleto vuole vendicarsi della morte del padre -> Laerte si vendica della morte del padre. Ovvero, si assiste a un continuo trasfert delle intenzioni di Amleto in azioni degli altri. Se il tempo è collassato, allora è possibile che le intenzioni di uno, divengano le azioni di un altro. Non esiste più limite o regola che impedisca e separi gli individui. L'universo sta collassando su se stesso. E deve essere Amleto a sanare questa ferita (d'altronde, le colpe dei padri ricadono sui figli, no?).
    Ma, oh, proviamo a fare un passo ulteriore. Lo spettro. E se anziché il padre, fosse lo spettro di Amleto (figlio) quello che appare? L'Amleto invecchiato, trentenne, che muore alla fine, compare alla sua versione ragazzina, ormai irriconoscibile perfino a se stesso. Sia chiaro. Nel testo ci stanno ancora meno suggerimenti in 'sta direzione dell'ipotesi messianica, eh. E già lì ce ne stavano poco più di uno. Però, pensateci. Il dramma di Amleto e del suo tentativo di ri-ordinare il cosmo, di far tornare in sè il tempo, diventa un dramma che nasce, si sviluppa e muore interamente in Amleto. E' lui motore e azione di tutto.

    dito em 

  • 4

    Rilettura del 05/04/2017

    Non mi ricordavo che Amleto fosse un personaggio così carismatico. Ogni tanto, mi capita di vederlo descritto come uno sfigatello deboluccio con il complesso di Edipo.
    Mentre ...continuar

    Rilettura del 05/04/2017

    Non mi ricordavo che Amleto fosse un personaggio così carismatico. Ogni tanto, mi capita di vederlo descritto come uno sfigatello deboluccio con il complesso di Edipo.
    Mentre è un personaggio sì malinconico e cupo, ma anche arrogante e spietatissimo.

    C'è da dire che, in generale, non è che l'empatia sia esattamente una qualità che abbondi, tra i personaggi di questa tragedia.
    In particolare, il Re e la Regina, sono di un'ottusità quasi surreale. Forse due tra i personaggi più stupidi di cui io abbia mai letto in vita mia.
    Stanno lì a rimuginare su come mai Amleto sia di umore nero, a fare indagini sul motivo della sua depressione.
    Uhm, fatemi riflettere.... uhm... forse, dico forse, perché SUO PADRE E' MORTO E VOI VI SIETE SPOSATI APPENA UN MESE DOPO????
    Cioè, stiamo scherzando?? Davvero c'è bisogno di scervellarsi, per capire come mai sia incazzato??
    Se non altro, il Re ad un certo punto ci arriva. Anche se comunque troppo tardi. Se io uccidessi mio fratello, e dopo un mese mi sposassi con sua moglie (che poi, cos'è tutta sta fretta?), magari me lo pongo subito il problema di liberarmi di suo figlio, invece di perdere tempo a indagare sul "misterioso" motivo della sua infelicità.
    Ma la Regina, invece, proprio non ce la fa. Mi fa quasi tenerezza. Il massimo è quando, dopo che Amleto ha fatto esplicitamente capire il motivo del suo disappunto (perfino il Re, dopo lo spettacolo, ha capito), dopo che Amleto la insulta, lei gli chiede che cosa ha fatto per meritarsi la sua ira!!
    Caspita, ma davvero è così difficile da capire? Ti deve fare un disegnino? Ma che razza di problemi hai??

    Comunque, a parte l'assurdità di questi due personaggi, e il ridicolo finale, "Amleto" è naturalmente una lettura imprescindibile, piena di momenti interessanti.

    dito em 

  • 5

    Perché ho aspettato tanto?

    Il mio primo Shakespeare.
    Sarà che l'ho visto rappresentato non so quante volte o che si tratta di una sceneggiatura e non di un romanzo, ma appena iniziavo a leggere mi ritrovavo catapultata in teatr ...continuar

    Il mio primo Shakespeare.
    Sarà che l'ho visto rappresentato non so quante volte o che si tratta di una sceneggiatura e non di un romanzo, ma appena iniziavo a leggere mi ritrovavo catapultata in teatro. Un teatro vuoto con un palcoscenico brulicante tutto per me. Che fascino, che magia! Il re di Danimarca, lo spettro, la regina, Amleto!
    Ho trovato in questo scritto un'ironia che purtroppo viene trascurata a teatro. Un senso dell'umorismo che non mi aspettavo da un uomo del 1600. E anche uno struggimento sfuggente; Amleto soffre per la morte del padre, si finge pazzo ma il quadro rimane protetto dalla finzione di cui è impregnato. "Questo è il teatro, bambina!" sghignazza William dall'alto dei cieli, qui tutto fa meno paura... il tradimento, la follia, la morte (SPOILER!! muoiono tutti), perfino il becchino riesce a cantare scavando la fossa di una giovane donna. E nessuno sviene di fronte a uno spettro.
    Un gioco, un circo, una magia che allontana dalla realtà nuda e cruda: questa è l'opera di Shakespeare. Una lettura attraente come un sogno, che come esso incanta e implora di non essere dimenticato.
    E chi lo dimentica??

    dito em 

  • 4

    Pensavo fosse di difficile lettura e non mi ero mai approcciata a Shakespeare. La storia del Principe di Danimarca è, comunque, troppo intricata per i miei gusti.

    dito em 

  • 5

    Che sublime capolavoro è l'uomo!

    Letto e riletto, ogni volta regala momenti di vertigine. Sublime (e -piacere nel piacere- è bellissimo anche muoversi e scandagliare tra le diverse traduzioni. Qui... gioca Montale).

    dito em 

  • 0

    Quando leggo Shakespeare mi sento sempre dentro uno di quei filmoni americani sui college, gli studenti di letteratura, le sbronze e le confraternite. Probabilmente mi sento più soddisfatta di questa ...continuar

    Quando leggo Shakespeare mi sento sempre dentro uno di quei filmoni americani sui college, gli studenti di letteratura, le sbronze e le confraternite. Probabilmente mi sento più soddisfatta di questa sensazione, che di leggere Shakespeare in sé. Tant'è...

    dito em 

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