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Hamlet

Por

Editor: L&PM

4.4
(8781)

Language:Português | Number of Páginas: | Format: Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , Spanish , Chi traditional , Italian , German , French , Chi simplified , Swedish , Catalan , Basque , Hungarian , Polish , Finnish

Isbn-10: 8525406112 | Isbn-13: 9788525406118 | Data de publicação: 

Também disponível como: Softcover and Stapled , Others

Category: Fiction & Literature , Foreign Language Study , Philosophy

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Descrição do livro
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  • 3

    Doubt thou the stars are fire;
    Doubt that the sun doth move;
    Doubt truth to be a liar;
    But never doubt I love.

    Non è tra le mie tragedie shakespeariane preferite (so benissimo che siamo nel 600 e giud ...continuar

    Doubt thou the stars are fire;
    Doubt that the sun doth move;
    Doubt truth to be a liar;
    But never doubt I love.

    Non è tra le mie tragedie shakespeariane preferite (so benissimo che siamo nel 600 e giudicare un'opera intramontabile come l'Amleto con gli occhi di una persona moderna e "aperta" è "ingiusto") a causa della marcatissima misoginia (non me ne voglia Guglielmo le cui commedie adoro e credo che abbia raggiunto un livello insuperabile in Macbeth che rimane la mia tragedia preferita).
    Se esiste una rivisitazione in chiave femminista (soprattutto dal punto di vista di Ofelia) la leggerò sicuramente...un po' come ha fatto Jean Rhys ne Il grande mare dei Sargassi.

    dito em 

  • 4

    Perché gente come me deve strisciare fra cielo e terra? Siamo tutti della stessa razza: non credete a nessuno di noi.

    Scrivere o non scrivere, questo è il problema. Ma cosa scrivere, descrivere? Di un mondo tetro e oscuro, con le sue celle, i suoi sotterranei e le sue segrete. Di un sonno di morte che recide il filo ...continuar

    Scrivere o non scrivere, questo è il problema. Ma cosa scrivere, descrivere? Di un mondo tetro e oscuro, con le sue celle, i suoi sotterranei e le sue segrete. Di un sonno di morte che recide il filo della vita.
    Io e Shakespeare ci incontrammo in una piccola libreria, a pochi metri dalla spiaggia. In una tediosa mattina di metà aprile, con un sole talmente caldo che sembrava presagire nulla di nuovo e un cielo terso che conferiva un senso di pace e solidarietà.
    Una vita monotona e inappagante, uniforme e scialba. Un percorso lungo o corto. Un'ammaliante, splendida realizzazione artistica di un uomo turbato dalla sua coscienza. Amleto ci parla esattamente di questo. Di quell'esile fuscello che, col suo passaggio, spalancò vecchie tombe. Risvegliò i morti, intrappolati nel sudario della polvere, ululando per le vie dell'Urbe. Come comete di fuoco che rigano il cielo, distrusse l'atmosfera, cadendo come gocce di sangue. Maestoso e, allo stesso, invulnerabile come l'aria. Un opera che, nella sua brevità, è una meraviglia. Il cui gemito ha eco in un gemito universale.
    Un inno all'individualità, alla totalitaria perdita della speranza, della giovialità, della coscienza che induce a tralasciare ogni consueto esercizio. Un dramma dai toni tragici e magici, romantici e seducenti, dove l'uomo è possessore di uno spazio infinito confinato in un guscio vuoto. Tormentato dai brutti sogni, prigioniero di ambizioni e prese di potere la cui sostanza è la mera ombra di un illusione. Possedente di un giardino di gramigna; quella vegetazione sconcia che pullula sovrana nel mondo, così tediosa, vuota, stantia, sterile.
    Leggendo Amleto tutto d'un fiato per la prima volta, di quest'uomo che un tempo splendeva nel firmamento come una meteora infuocata, ho intuito come tutto sembrasse profondo, impregnato di quella assurda solennità tipica delle tragedie shakespeariane con la quale la fugacità di un misero atto d'amore o sconsideratezza investiva inevitabilmente anche l'atto più insignificante. Lo specchio in cui la Danimarca vede riflessa la propria immagine: perfettamente ingannata da un racconto bugiardo.
    Sin dalle prime pagine, si avverte la melanconia malinconia del protagonista. Un forte senso di tristezza che avvolge le sue membra come una seconda pelle. Fardelli, tormenti interiori di una vita opprimente che gravano sulle sue spalle come un fardello troppo pesante, in cui è proprio la coscienza a renderlo vile. Codardo. Costringendo Amleto, questa figura evanescente che vaga lungo la riva dell'assurdo - immune alle emozioni e povero di ricordi - ad adattarsi in una nuova realtà parallela che sarebbe presto diventata la sua. Monologo interiore di una vita rubata di un giovane principe, nonché storia di tormenti e ossessioni che non sono mai stati tali. Lui che, tormentato dal demone dell'abitudine - in cui è tuttavia custodito un angelo - dall'esercizio di atti onesti fornisce una divisa, una veste perfetta da indossare. Lui che, rinchiuso nella solida cella della sua tragicità interiore, misura le parole o i gesti non soverchiando mai la natura.
    Amleto è una breve massima che compone il ciclo della produzione shakespeariana. Questa è la storia di un principe di Danimarca. Un uomo che tormenta senza posa le ferite della sua anima. Un ragazzo romantico e idealista incurante degli incauti sussulti del cuore, incapace di spiegare e di chiedere aiuto, trasportato qua e là dalla corrente della follia, osservando l'inutilità di un mondo fatto di cose grandi e piccoli di ricchi signori acutamente consapevoli del loro status sociale.

    Le mie parole volano, i miei pensieri rimangono a terra. Parole senza pensieri non giungono al cielo.

    dito em 

  • *** Este comentário contém <i>spoilers</i>! ***

    5

    Il re di Danimarca venne assassinato da suo fratello che così facendo riuscì a ottenere il trono e la defunta regina. A pochi giorni dal funerale lo spettro di un uomo corazzato svolazza a partire dal ...continuar

    Il re di Danimarca venne assassinato da suo fratello che così facendo riuscì a ottenere il trono e la defunta regina. A pochi giorni dal funerale lo spettro di un uomo corazzato svolazza a partire dalla Mezzanotte per le mura del castello spaventando le guardie e avvertendo il giovane principe del crimine commesso. Egli non potrà riposare in pace fino a quando non sarà stato vendicato dal figlio Amleto, il quale dopo tale rivelazione sarà in preda ai dubbi e troppo preso dai complotti per accorgersi che per salvare lo spirito di un defunto sta falciando la sua vita, portando alla morte la sua amata e animando una tragedia senza vincitori.
    Apprezzabile per le tematiche forti e per la passione con cui sono state scritte queste righe, Amleto narra il travaglio vissuto da ogni adolescente che si rispetti, quello incentrato sull'Essere e il non Essere, sul vivere oppure morire, sul vendicarsi o meno. Amleto è l'adolescente che deve muovere i suoi passi per diventare l'adulto che non sarà mai.

    dito em 

  • 3

    Dopo molto tempo torno a rileggere un testo di Shakespeare, dico subito che Romeo e Giulietta mi aveva preso molto di più. Amleto è giocato più sul livello psicologico che su quello dell'azione, e ren ...continuar

    Dopo molto tempo torno a rileggere un testo di Shakespeare, dico subito che Romeo e Giulietta mi aveva preso molto di più. Amleto è giocato più sul livello psicologico che su quello dell'azione, e renderebbe di più visto a teatro che letto.

    dito em 

  • 5

    In principio era il verbo.

    È curioso, l'inglese elisabettiano con i suoi thy, doth, dids't thou e nay, lo si ritrova invariabilmente legato a scene fatali, premonizioni o simili, dalla maledizione che Caleb William lancia al su ...continuar

    È curioso, l'inglese elisabettiano con i suoi thy, doth, dids't thou e nay, lo si ritrova invariabilmente legato a scene fatali, premonizioni o simili, dalla maledizione che Caleb William lancia al suo persecutore nel romanzo di Godwin, a "Tribute" dei demenziali Tenacious D. Dev'essere l'influenza della bibbia di King James, più che Shakespeare, perché Shakespeare è brio puro, leggerezza.
    Anche in questo tragicissimo Amleto, l'autore non fa che giocare liberamente con la parola. Gli sproloqui della follia di Amleto sono godimento puro. Insomma, Amleto scopre che suo padre è stato ucciso da chi ora è marito di sua madre: non riesco a immaginare peggiore usurpazione, agli occhi di un giovane uomo. Shakespeare avrebbe potuto dipingere un Amleto lacrimoso, taciturno, invece lo fa sproloquiante.

    dito em 

  • 4

    Per la recensione completa di immagini e citazioni: https://girodelmondoattraversoilibri.wordpress.com/2015/02/04/william-shakespeare-amleto/

    Per molte persone, anche per chi non ha mai letto quest’op ...continuar

    Per la recensione completa di immagini e citazioni: https://girodelmondoattraversoilibri.wordpress.com/2015/02/04/william-shakespeare-amleto/

    Per molte persone, anche per chi non ha mai letto quest’opera di Shakespeare, Amleto è l’uomo del celebre monologo “essere o non essere, questo è il problema”, frase che un po’ come l’incipit della Divina Commedia o de I promessi sposi di Manzoni, tutti conoscono. Per cui, inizierò il mio articolo di commento alla tragedia proprio citando il famoso monologo di Amleto.

    Essere o non essere: questo è il problema. Se sia più nobile soffrire nell’animo i colpi e le frecce della fortuna oltraggiosa o impugnare le armi contro un mare di guai e affrontandoli porre fine ad essi. Morire… Dormire… nient’altro. E con un sonno porre fine agli strazi del cuore e alle mille naturali battaglie che eredita la carne. E’ una fine da desiderarsi devotamente. Morire, dormire; dormire, sognare forse. [Amleto, Atto terzo, Scena Prima.]

    Le origini di Hamlet

    L’ispirazione principale alla stesura della tragedia, affonda le radici in un antico racconto popolare scandinavo di Saxo Grammaticus, che narra di un principe danese, Hamlet, che scopre che lo zio Fengo ha ucciso suo padre Horwendil per rubargli il trono e sposare la madre. Hamlet dunque trama la vendetta, ma lo zio Fengo manda Hamlet in Inghilterra con delle lettere dirette al re con l’intenzione di uccidere il principe danese. Hamlet lo scopre, e ruba le lettere, modificandole. Torna in Danimarca e porta a compimento la sua vendetta, uccidendo lo zio Fengo. Tra ovazioni e feste, diventa poi re di Danimarca.

    “C’è qualcosa di marcio nel Regno di Danimarca”

    Shakespeare si ispira al racconto di Saxo Grammaticus, ma lo modifica soprattutto nel tragico finale. Il Bardo immagina che Amleto, il principe di Danimarca, riceva una visita dal fantasma del padre morto. Durante il colloquio privato tra il padre e Amleto, il principe scopre che la morte del padre non è stata accidentale come tutti credevano, ma è stata provocata da Claudio, il fratello stesso del re, lo zio di Amleto. Con del veleno introdotto nell’orecchio, Claudio ha ucciso il re, impossessandosi così del trono di Danimarca e sposando Gertrude, la madre di Amleto.

    Amleto muta completamente visione delle cose, dopo la rivelazione del fantasma di suo padre. Giura vendetta e inizia a meditare in quale modo vendicarsi del gesto dello zio Claudio. Ma non solo trama vendetta, ne dubita anche, chiedendosi se sia lecito o meno impugnare le armi e uccidere chi ha ucciso. Amleto decide di ingaggiare una compagnia di teatranti, che inscenano un dramma simile all’omicidio del padre, sperando così che Claudio si riveli e si tradisca, mostrandosi turbato.

    Claudio capisce subito della trappola, e cerca di tenderne una anche al nipote Amleto: lo invia in Inghilterra con due consiglieri e una lettera indirizzata al re britannico con l’ordine di uccidere il nipote; ma Amleto riesce a tornare in Danimarca, vivo, e lo zio Claudio allora attua un secondo piano di distruzione. Claudio usa il figlio di Polonio – suo consigliere, ucciso per errore dallo stesso Amleto. Claudio, facendo leva sulla rabbia di Laerte, figlio di Polonio, cerca di uccidere Amleto al ritorno dall’Inghilterra. Ma l’epilogo è un tragico susseguirsi di lutti, a partire dalla dolce e bellissima Ofelia, sorella di Laerte e innamorata di Amleto, annegata, si dice mentre coglieva dei fiori lungo la riva di un fiume, ma in realtà suicida per il dolore della morte del padre Polonio e l’abbandono del principe Amleto.

    Ofelia e la follia di un amore tragico

    Ofelia è il personaggio che ho apprezzato di più. Quasi per tutto lo svolgersi della tragedia non viene tenuta in considerazione e compare in pochissime scene, con poche battute. Ofelia si strugge d’amore per Amleto, però il padre Polonio la mette in guardia, dicendole che l’amore di Amleto non è sicero. Dopo la rivelazione del fantasma del padre, Amleto si finge pazzo e rifiuta la compagnia di Ofelia per non immischiarla nelle sue trame di vendetta. Ofelia non capisce questo rifiuto improvviso e, dopo la morte di Polonio, esce di senno anche lei e si dà alla morte in un corso d’acqua.

    Il personaggio di Ofelia è stato ampiamente rappresentato e amato dai pittori Preraffaelliti, come molti altri personaggi delle tragedie e commedie di Shakespeare.

    Conclusioni: perché Amleto siamo noi

    Al di là della trama avvincente e del susseguirsi dei colpi di scena, Amleto è amato dal grande pubblico a più di quattrocento anni dalla prima rappresentazione, perché nel principe danese vediamo noi stessi con le nostre paure e i nostri dubbi. Amleto è mosso da un sentimento di vendetta verso Claudio, colui che l’ha privato del padre, ma inizialmente non riesce a decidersi ad attuare la sordida vendetta. Amleto riflette, pensa, si trova quasi nella condizione di poter uccidere Claudio, ma la sua mano esita e non cala la spada sulla testa dello zio.

    Perché Amleto non è più l’uomo che si sente al centro dell’Universo, che si sente sicuro di sé come gli uomini del Rinascimento; Amleto appunto dubita di tutto e di se stesso, prende coscienza dei suoi limiti, e si interroga sulla possibilità di attuare o meno determinate azioni.

    Amleto siamo noi, uomini moderni ma lacerati costantemente dai dubbi come gli uomini del passato: se sia giusto o meno compiere un’azione piuttosto che un’altra.

    dito em 

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