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Harbor

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Publisher: Thomas Dunne Books

3.5
(406)

Language:English | Number of Pages: 512 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Swedish , Italian , German , Spanish

Isbn-10: 1429995696 | Isbn-13: 9781429995696 | Publish date: 

Also available as: Others , Paperback , Hardcover , Softcover and Stapled

Category: Fiction & Literature , Horror , Mystery & Thrillers

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Book Description
As he did with Let the Right One In and Handling the Undead, John Ajvide Lindqvist serves up a blockbuster cocktail of suspense in a narrative that barely ...
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  • 3

    Fantacquatico

    Le premesse erano buone, conoscevo l'autore avendo letto "Lasciami entrare" che mi piacque parecchio; invece questo romanzo si perde un pò troppo in alcuni punti. Non aggiungo altro per non ...continue

    Le premesse erano buone, conoscevo l'autore avendo letto "Lasciami entrare" che mi piacque parecchio; invece questo romanzo si perde un pò troppo in alcuni punti. Non aggiungo altro per non spoilerare troppo... solamente che la vicenda scorre al limite del sovrannaturale. Non lo rileggerei in ogni caso.

    said on 

  • 0

    Giallosvezia, Lindqvist: la mitopoieisi svedese, un pò di Tim Burton, una spruzzatina di King e tanto stil proprio.

    "Terra e mare.

    Possiamo considerarli opposti o complementari. Ma c’è una differenza tra come pensiamo al mare e come pensiamo alla terra. Quando vaghiamo in un bosco, su un prato o per la città, ...continue

    "Terra e mare.

    Possiamo considerarli opposti o complementari. Ma c’è una differenza tra come pensiamo al mare e come pensiamo alla terra. Quando vaghiamo in un bosco, su un prato o per la città, quello che ci circonda è ai nostri occhi un insieme di particolari. Vari tipi di alberi di varie dimensioni, così come le case, le strade. Fiori, cespugli. Il nostro sguardo si sofferma sui dettagli, e quando siamo in un bosco in autunno ci mancano le parole se cerchiamo di descrivere la varietà di tutto quello che ci circonda. Tutto questo si trova sulla terra. Il mare invece. Il mare è qualcosa di completamente diverso. Il mare è uno."

    (pag. 185)

    Nei primi anni del nuovo millennio si afferma prepotentemente una nuova corrente letteraria – sempre esistita -, a cui deve la migliore fortuna editoriale al suo moderno capostipite, ovvero Stieg Larsson, che con la sua famosa trilogia ha dato linfa e freschezza al giallo, al poliziesco e al thriller dal sapore nordico. Il successo internazionale di questo autore, amplificato dalla sua prematura scomparsa – come non di rado accade in casi del genere -, ha generato visibilità a tutto un sottobosco letterario, che lontano dal seguire una moda, piuttosto si configurava come una sorta di esigenza espressiva, cui l’affermazione di Larsson dava la possibilità di palesarsi nel migliore dei modi.

    E’ appunto così che la Marsilio dopo essersi aggiudicata ed aver tradotto per l’Italia la trilogia, trasposta anche al cinema con gli inevitabili limiti, ha editato in Italia diversi gialli e polizieschi scandinavi, che per quello che riguarda Marsilio sono fruibili nella collana Farfalle, esistente dal 1997, poi più specificatamente nei maxitascabili Giallosvezia, inaugurati il 2011, dove sostanzialmente confluisce in parte la scuola scandinava dalla più generica e ‘geograficamente estesa’ collana Farfalle.

    Il 5 novembre 2014 uscirà proprio una raccolta dal titolo Giallosvezia, sempre per Marsilio, che sembra voler mettere un punto di arrivo (e di partenza?) a quello straordinario decennio svedese che ha contribuito a caratterizzare la letteratura mondiale del nuovo millennio.

    Giallosvezia comprende una raccolta di diciassette racconti di autori, tra cui Stieg Larsson, Henning Mankell, Åsa Larsson e altri, che hanno reso grande il crime svedese. La presentazione del testo è rimarchevole: una scelta di straordinarie storie da brivido, tutte inedite, che la critica non ha esitato a definire ‘una pietra miliare’ nel panorama della letteratura di genere. Una raccolta che svela il lato oscuro della Svezia e scava tra le ombre più profonde di questo luogo seducente, a riprova del perché il giallo nordico ha stregato milioni di lettori nel mondo.

    Se comunque molte di queste produzioni letterarie continueranno ad essere interessanti, c’è invece la sensazione che questa stagione stia declinando al tramonto.

    Il porto degli spiriti di John Ajvide Lindqvist (2012), letteralmente capitatomi in mano in quanto donato, non è troppo vicino alla freschezza espressiva delle opere migliori dell’autore, ovvero Lasciami entrare, la raccolta di racconti Muri di carta e il recente ottimo Una piccola stella.

    Definito lo Stephen King svedese, Lindqvist ha fatto qualcosa per meritarsi questa fama, anche se ha una ispirazione e uno stile assolutamente propri. I suoi libri sono una via di mezzo tra il giallo e il thriller propriamente detto, tra il paranormale e le dark stories, condite da riferimenti spirituali.

    Il porto degli spiriti non manca di descrizioni pregnanti, di una certa verve espressiva originale o spiccatamente personale, ma molto semplicemente la storia è alquanto altalenante sul piano della capacità di attrarre l’attenzione. Il libro qua e là si arena per poi magari riprendere il suo corso. Di tanto in tanto Lindqvist ci offre delle allettanti sorprese, come colombe uscite da una tuba. Ricordiamo che l’autore ha fatto per anni il prestigiatore ed è stato autore televisivo, di sceneggiature e testi teatrali. Qua e là poi riemerge la capacità della sua scrittura di trasfigurarsi in una dimensione onirica e apparentemente irreale (l’irreale è spesso un diverso modo per comprendere meglio il cosiddetto reale), immergendoci in una trance accattivante, che ci fa sondare nuovi percorsi emotivi e intellettuali.

    Forse si può dire che Il porto degli spiriti è un po’ lungo, anche se tutto ciò ha lo scopo di farci entrare nella psicologia dei personaggi, favorendo una certa nostra aderenza alle situazioni.

    Di certo la quarta di copertina è molto promettente, pure troppo. In una bellissima giornata d’inverno, dall’alto del faro di Gavasten, Anders ammira con la moglie e la figlioletta Maja la distesa di ghiaccio e neve ai loro piedi. Attirata da qualcosa che nessuno è in grado di distinguere, la bambina corre fuori, e l’incubo comincia. Maja sparisce: non ci sono impronte né tracce di alcun genere, non c’è nulla per chilometri intorno che possa offrire un nascondiglio. Qualche anno dopo, solo e disperato, Anders torna all’isola, e qui Maja (ma è davvero lei?), gli fa sapere di essere ancora nel suo mondo, ma in un posto dove lui non può raggiungerla. Nella sua ricerca senza sosta, esplorando il passato segreto di Domarö, Anders arriverà fino al cuore misterioso del mare: per trovare la persona che ama dovrà attraversare l’abisso.

    "Per un istante era riuscito a vedere attraverso il velo dell’illusione che lo avvolgeva ciò che teneva prigionieri gli esseri umani, che richiedeva le loro forze per vivere e crescere: la minaccia dal mondo sotterraneo, lo spirito del mare, la creatura dalla cui esistenza nascevano leggende. Il mostro. Provare a descriverlo non avrebbe avuto senso. Era una forza immensa, tentacolare, uno sguardo dalle mille teste, un muscolo nero con milioni di occhi ciechi. Non esisteva. Era tutto quello che c’era. Le vibrazioni della roccia si trapiantavano nel cranio. Il suo piccolo cervello annaspava cercando di dare un nome a ciò che aveva percepito. Ma l’unica cosa importante era non farsi trovare lì. Anders si girò sulla schiena e si mise seduto, poi appoggiò una mano sul ginocchio di Maja. Sapeva di non averne la forza, ma durante il servizio di leva un sergente gli aveva detto: 'Correrai fino a quando anche tua madre crederà che tu sia morto, e poi correrai ancora un po’.' Sua madre non aveva niente da credere questa volta, Anders poteva contare solo su se stesso. Ma sapeva di non essere morto. Quindi, di lui rimaneva ancora qualcosa."

    (pp.485-486)

    Questo articolo e altre recensioni, interviste, traduzioni, poesie e inediti sono sul portale di letteratura http://www.patrialetteratura.com

    Patria Letteratura è anche su facebook e twitter.

    Link articolo: http://www.patrialetteratura.com/porto-degli-spiriti-john-ajvide-lindqvist/#comment-1136

    said on 

  • 2

    Una novela de "terror", bajo ningún concepto, debe ser lenta. Y por desgracia esta lo es. Es precisamente esta lentitud en la manera de narrar, lo que hace que la lectura te resulte a ratos, ...continue

    Una novela de "terror", bajo ningún concepto, debe ser lenta. Y por desgracia esta lo es. Es precisamente esta lentitud en la manera de narrar, lo que hace que la lectura te resulte a ratos, aburrida e increíblemente tediosa. Para empezar, en mi opinión, le sobran muchas páginas, llenas de historias secundarias, que están bien construidas y son originales, pero no aportan nada a la trama, y más ayudar, entorpecen el ritmo de lectura. Esto mismo sucede cuando el autor, en un momento de tensión con el que logra atraparte por completo, empieza a divagar contando hechos del pasado que poco o nada tienen que ver con la situación actual. No obstante, si el final hubiera sido bueno, hubiera podido pasar por alto todos los defectos y, considerar el libro aceptable. Por desgracia no es eso lo que ha ocurrido. El final es horrible en todos los sentidos: torpe, incoherente, poco elaborado... En definitiva, incompleto. No hay ni la más mínima explicación acerca de NADA de lo que ocurre o ha ocurrido a lo largo del libro. Es que ni siquiera hay un intento o una descripción fiable. En resumen, es un libro de penoso, aburrido e incoherente. No entiendo como pretenden con este libro, ensalzar al autor con la categoría de "Maestro escandinavo del terror"

    said on 

  • 3

    Alti e bassi

    Il mio primo approccio con Lindqvist è stato un susseguirsi di alti e bassi , fra spunti interessanti ed altri un po campati per aria. Parto dicendo che , per una volta , l'illustre paragone con ...continue

    Il mio primo approccio con Lindqvist è stato un susseguirsi di alti e bassi , fra spunti interessanti ed altri un po campati per aria. Parto dicendo che , per una volta , l'illustre paragone con King ha delle fondamenta solide , visto che lo scrittore svedese in più punti ricorda l'autore americano. Dunque ,se pur vagamente , in alcuni aspetti i due scrittori si somigliano e credo che il primo un po si sia ispirato al RE. Detto questo "Il porto degli spiriti" è in fin dei conti un buon romanzo , ampiamente sufficiente. In primis mi hanno colpito le iniziali 300 pagine che ho letteralmente divorato , colme di fascino e mistero. Apprezzabile anche la caratterizzazione dei personaggi , tridimensionali e ben delineati. Discreta (ma poteva fare di più) l'atmosfera fredda e cupa che si respira durante la storia , elemento che ben si intreccia con il tipo di vicenda in questione. Inoltre Lindqvist si dimostra un autore con delle idee ,e parecchi dei suoi spunti mi hanno colpito in positivo e denotano una chiara conoscenza del genere. Infine fra i pregi mi sembra doveroso inserire uno stile di scrittura fluido e scorrevole ma non sciatto.

    Passando ai difetti , ho trovato che lo svedese abbia in molteplici occasioni allungato eccessivamente il brodo, spezzando troppo spesso la narrazione con l'inserimento di pagine che potevano essere potate senza problemi. Il maggior problema de "Il porto degli spiriti" rimane però la paura di spingersi oltre dello scrittore , il non osare come potrebbe. Infatti dopo le prime pagine la storia prende delle pieghe che non mi sono piaciute , il tutto diventa confusionario e si abbandona troppo il mistero e l'horror sottile della prima metà per sfociare nel dramma e nel fantasy in modo troppo calcato. Lindqvist avrebbe potuto pigiare il piede sull'acceleratore , ed invece riduce il tutto ad un dramma fantastico che non è ne carne e ne pesce. Sul finale il romanziere scandinavo potrebbe anche risollevarsi decisamente , visti i presupposti per una conclusione molto lovecraftiana, ma il nostro pecca per l'ennesima volta in coraggio e il tutto si chiude nel modo più scontato e frettoloso possibile.

    Dunque il mio primo libro di questo scrittore mi ha soddisfatto a metà , tuttavia ho intenzione di recuperare altro di suo perché innegabilmente "Il porto degli spiriti" ,fra luci ed ombre , è un buon volume realizzato da un amante del genere dotato di buone qualità.

    said on 

  • 2

    Noia, noia e anora noia. Per me Lindqvist è quello de "L'estate dei Morti viventi" e "Lasciami entrare", dove mi ha stupita e rapita. Per il resto, ho trovato i suoi romanzi prolissi e lenti. Va ...continue

    Noia, noia e anora noia. Per me Lindqvist è quello de "L'estate dei Morti viventi" e "Lasciami entrare", dove mi ha stupita e rapita. Per il resto, ho trovato i suoi romanzi prolissi e lenti. Va bene indugiare sull'aspetto psicologico dei personaggi, ma un romanzo non si regge solo su questo. Va bene giocare sul "dico, ma non dico" per far viaggiare la fanasia del lettore, ma qui si esagera.

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  • 5

    Alla faccia dei giallisti nordeuropei, che non mi piacevano.

    D'accordo, questo non è esattamente un giallo, nel racconto rientrano elementi noir e anche tratti tipici delle ghost stories, comunque ...continue

    Alla faccia dei giallisti nordeuropei, che non mi piacevano.

    D'accordo, questo non è esattamente un giallo, nel racconto rientrano elementi noir e anche tratti tipici delle ghost stories, comunque pensavo di aver chiuso il capitolo autori danesi/svedesi & co. E invece mi sbagliavo.

    Questo bel mattoncino (solo nel numero di pagine!) scorre via che è un piacere. L'autore è John Lindqvist, famoso per il precedente Lasciami entrare, ma io non avevo ancora letto niente di suo, errore al quale rimedierò presto. La trama? Ve la posso anche copiare e incollare, e lo farò subito dopo avervi detto di COSA parla veramente questo libro, in un estremo sunto: parla dell'amore di un padre verso la propria figlia. Incondizionato, nonostante di condizioni ce ne siano parecchie.(leggi la recensione completa http://bookalibre.blogspot.it/2014/06/il-porto-degli-spiriti.html)

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  • 2

    Ero incinta ed ho partorito durante la lettura di questo libro....il vero parto è stato portarne a termine la lettura... L'inizio non è male, poi tutto si fa confuso con inutili digressioni che ...continue

    Ero incinta ed ho partorito durante la lettura di questo libro....il vero parto è stato portarne a termine la lettura... L'inizio non è male, poi tutto si fa confuso con inutili digressioni che rallentano la trama fino ad un finale insipido...

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  • 4

    Bello. Ma quasi anche di più. Gli manca tanto così. Non per il finale, che ci sta tutto e sfiora la perfezione, né per i personaggi, che sono raccontati con maestria. Qualcosa nella narrazione non ...continue

    Bello. Ma quasi anche di più. Gli manca tanto così. Non per il finale, che ci sta tutto e sfiora la perfezione, né per i personaggi, che sono raccontati con maestria. Qualcosa nella narrazione non funziona al punto da fargli meritare 5 stelle. Rimane uno splendido horror di atmosfera con dei personaggi che sono persone reali che si comportano come persone reali in circostanze a dir poco insolite. Uno dei rari horror che merita una rilettura.

    said on 

  • 4

    Protagonista assoluto di questo romanzo di Lindqvist è il mare, elemento ricco di fascino capace di dare nutrimento e ricchezza ma che in cambio pretende il proprio tributo in termini di ...continue

    Protagonista assoluto di questo romanzo di Lindqvist è il mare, elemento ricco di fascino capace di dare nutrimento e ricchezza ma che in cambio pretende il proprio tributo in termini di sottomissione e vite umane; è una madre che con la sua acqua da’ la vita ma, proprio come una madre, può diventare mortifera e scagliare sui figli tutta la sua rabbia e delusione.

    I personaggi del romanzo sono solo dei comprimari che cercano di vivere le loro vite difendendosi come meglio possono (ma senza grandi successi) dai capricci del Mare, che li nutre con pesche abbondanti, ma non tollera tradimenti; certamente mal sopporta gli stranieri che invadono le piccole isole, soprattutto in estate, portando scompiglio e appropriandosi dei terreni edificabili ceduti dalla comunità locale nella speranza di affrancarsi dalla dipendenza dal mare. Chi conosce già Lindqvist non si aspetterà alcun luogo comune e chi lo legge per la prima volta potrà apprezzare l’originalità di questo autore.

    Continua su: http://www.lastambergadeilettori.com/2014/01/speciale-horror-il-porto-degli-spiriti.html

    said on 

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