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Hater

By

Publisher: Infected Books

3.2
(86)

Language:English | Number of Pages: 244 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Portuguese , Italian

Isbn-10: 0955005167 | Isbn-13: 9780955005169 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , eBook , Others

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Society is rocked by a sudden increase in the number of violent assaults on individuals. Christened 'Haters' by the media, the attackers strike without warning. Their attacks are brutal, remorseless and extreme. There are no apparent links between the Haters or their victims and no obvious reason for their violence. In seconds rational, controlled people become vicious killers. Everyone - irrespective of race, gender, age, sexuality or any other imaginable difference - has the potential to become either a Hater or a victim. This is a terror which knows no boundaries. You can no longer trust anyone, no matter how well you think you know them. You can no longer trust yourself. By the end of today you could be a killer. By the end of today you could be dead. HATER - a new nightmare from the author of the AUTUMN series.
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  • 3

    Bien...

    Me gustó, pero sin exagerar, el tema está bien, pero no terminó de engancharme de aquella manera de la que no quieres dejar de leer. De todas maneras, como ya he dicho, me gustó.

    said on 

  • 1

    Pessimo

    Mentre lo leggevo ho pensato che fosse il libro più brutto che avessi mai letto. Il finale lo riscatta leggeremente, cosicché adesso lo promuovo a "uno dei libri più brutti" che abbia mai letto.
    Noioso fino allo sbadiglio, non fa altro che reiterare lo stesso schema durante tutto lo svolgi ...continue

    Mentre lo leggevo ho pensato che fosse il libro più brutto che avessi mai letto. Il finale lo riscatta leggeremente, cosicché adesso lo promuovo a "uno dei libri più brutti" che abbia mai letto.
    Noioso fino allo sbadiglio, non fa altro che reiterare lo stesso schema durante tutto lo svolgimento della "trama". Il personaggio principale è un giovane fallito che non fa altro che lamentarsi: della famiglia, del lavoro, della sfortuna - che naturalmente a suo dire lo perseguita. Una lagna continua che non consente nessuna identificazione, nonostante la narrazione in prima persona presente. Per movimentare un po', l'autore introduce una scena di sesso che risulterebbe poco credibile anche per una barzelletta sconcia. L'unico spunto possibile in grado di rianimare una storia a dir poco scontata, ossia una riflessione sulla violenza - esplicita ed implicita - dei rapporti cosiddetti "civili" nella società contemporanea, si affaccia con la velocità di un treno ultraveloce, e altrettanto rapidamente se ne va, lasciando l'ignaro autore sulla banchina della stazione in attesa del trenino dei pendolari.
    Una parentesi per la qualità della scrittura: pessima come tutto il romanzo e ulteriormente umiliata da una traduzione oscena: come dire... se traduci così fottutamente male, il libro sembra ancor più fottutamente brutto, gesù cristo.
    Come anticipato, il finale piuttosto inaspettato e cupo - e anche scritto un po' meglio - regala alla storia un paio di punti, che tuttavia sono largamente insufficienti per raggiungere anche solo una risicata sufficienza.

    said on 

  • 3

    una strana malattia di origine imprecisata si diffonde rapidamente tra la popolazione, portando alcuni individui ad attaccare improvvisamente gli altri ed ucciderli. ben presto il fenomeno si espande e diventa un'emergenza nazionale, e il governo (o quello che ne rimane) è costretto a prendere pr ...continue

    una strana malattia di origine imprecisata si diffonde rapidamente tra la popolazione, portando alcuni individui ad attaccare improvvisamente gli altri ed ucciderli. ben presto il fenomeno si espande e diventa un'emergenza nazionale, e il governo (o quello che ne rimane) è costretto a prendere provvedimenti.

    la premessa è forse un po' semplicistica ma di grande effetto, perché le casuali esplosioni di violenza omicida risultano parecchio inquietanti (come nel caso della bambina che aggredisce la madre). la storia si sviluppa poi in un "noi contro loro" con gli hateri che fanno fronte comune per annientare i "normali". il tutto è raccontato in prima persona da un tizio qualunque, che si ritrova prima testimone e poi protegonista della violenza. il finale è forse un po' anticlimatico, perché la vicenda resta aperta e non si hanno indizi su come si risolverà.

    said on 

  • 3

    Non si capisce cosa ci sia di così fantascientifico in questo romanzo o perché sia stato pubblicato nella collana Urania, ma tant'è. La trama non brilla per originalità, ma è in puro stile British e riesce comunque ad accattivare. Si poteva fare meglio, ma non è nemmeno da disprezzare.

    said on 

  • 3

    Zombie o evoluzione?

    Premetto che non apprezzo molto i romanzi scritti in prima persona al presente perciò ero portatore di una diffidenza di base piuttosto marcata verso ‘Il seme dell’odio’. Non so perchè ma hanno sempre sferrato un colpo piuttosto definitivo alla mia sospensione di incredulità: faccio fatica a cala ...continue

    Premetto che non apprezzo molto i romanzi scritti in prima persona al presente perciò ero portatore di una diffidenza di base piuttosto marcata verso ‘Il seme dell’odio’. Non so perchè ma hanno sempre sferrato un colpo piuttosto definitivo alla mia sospensione di incredulità: faccio fatica a calarmi nel romanzo quando chi racconta la storia mi parla come se fossimo al bar. Sensazione che si è molto acuita, complice una stile che non condivido per niente, procedendo nella lettura.
    Andiamo con ordine. La storia, di per sé, non è originalissima: quella che sembra essere un’inspiegabile epidemia trasforma alcune persone in ‘hater’, odiatori, e oltre a potenziarne aggressività e riflessi, li spinge a uccidere i non trasformati con una furia al limite dell’umano (il confronto con il riuscito ‘28 giorni dopo’ è inevitabile, anche per ambientazione inglese). La narrazione perciò si divide in un primo blocco nel quale il protagonista, insieme alla sua famiglia e alla classica e abusata reticenza del governo, si trova ad affrontare la crescente intensità dell’epidemia. Il secondo e più breve blocco è più dinamico e denso di azione.
    Da un certo punto di vista è proprio in questa seconda parte che si concentrano i pregi (e i difetti) del romanzo. L’autore infatti pare dimenticarsi di alcuni assiomi a cui ci aveva abituato nei primi capitoli e gli ‘hater’ dimostrano un’insolita capacità logica. La cosa, in sé, racchiude idee interessanti ma appare un salto concettuale un po’ troppo rapido e robusto rispetto a come ci era stato descritto tutto nelle pagine precedenti.
    Il fatto che il libro sia il primo di una trilogia, da un certo punto di vista, tranquillizza un po’ rispetto all’evoluzione di ciò che Moody ha iniziato a tratteggiare nel finale del romanzo ma il fatto che abbia cambiato le carte in tavola in corso d’opera, mette a rischio la coerenza del tutto.
    Una cosa che invece ho trovato poco digeribile dall’inizio alla fine è lo stile: l’eccessiva volgarità e il modo molto yankee e americano di esprimersi di tutti i personaggi trasforma ogni dialogo e ogni riflessione in uno stereotipo poco convincente. Nessuno parla o pensa in quel modo se non in una versione hard boiled di seconda mano.
    Insomma, prima di consigliarvelo aspetto di leggere come Moody chiuderà l’arco narrativo e come si distaccherà da quello che poteva sembrare un ’semplice’ survival horror a base di zombie intelligenti.
    Nota interessante a margine: pare che Guillermo Del Toro abbia opzionato il romanzo per farne un film. La stima che ho per Del Toro fa sì che il progetto risulti molto molto atteso.

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  • 3

    È dei nostri?

    “È dei nostri?”: questa la domanda che una persona mi ha fatto un giorno, chiedendomi del nuovo inquilino. Restai perplesso, non capivo cosa intendeva dire. Di che “nostri” parlava costei? Davanti alla mia espressione basita specificò, come se fosse ovvio: “Italiano o straniero?”. Non me l’aspet ...continue

    “È dei nostri?”: questa la domanda che una persona mi ha fatto un giorno, chiedendomi del nuovo inquilino. Restai perplesso, non capivo cosa intendeva dire. Di che “nostri” parlava costei? Davanti alla mia espressione basita specificò, come se fosse ovvio: “Italiano o straniero?”. Non me l’aspettavo. Col tempo la stessa domanda mi venne ripetuta in altre situazioni, e mi sono abituato. “È dei nostri”, lo dice in questo romanzo anche uno dei personaggi, indicando il protagonista.
    L’odio è generato dalla paura. Evidenza banalissima che faremmo bene a ricordare più spesso. Fa bene l’autore a sottolinearlo, perché certe verità sono spesso così enormi che smettiamo di vederle. Nel romanzo di Moody, il “virus dell’odio” scatta con l’elementare sequenza paura-aggressione. Come nella vita reale: e qui è la mostruosità.
    Il romanzo è scritto bene, anche se a volte ripetitivo e prolisso nella prima parte, dove i personaggi (non tutti credibili) dimostrano un’incapacità di capire gli avvenimenti che sconcerta - se ciò è voluto, suona male. Non mi piace poi che si usi il solito vecchio trito sotterfugio di coinvolgere una famiglia media con pargoli per indurre la pietistica identificazione emotiva nel lettore. Ma tutto sommato non è grave.
    Noto che la televisione è l’unico media citato: giornali, radio, persino internet (!) non esistono nel mondo in cui è ambientato un romanzo del 2006: potrebbe essere stato scritto negli anni Cinquanta. Strano.
    Malgrado la scelta della narrazione in soggettiva, nel finale gli eventi altamente drammatici sono raccontati con un distacco eccessivo. Infine, che il genere non sia perfettamente centrato nella tradizione della fs è un peccato decisamente veniale.

    said on 

  • 2

    Buona l’idea da cui parte il romanzo, il quale però si rivela deludente, a tratti irritante. La prima parte del libro si trascina in modo ripetitivo, il protagonista vive la fatica della vita familiare e ripete continuamente nei suoi pensieri quanto sia faticoso sopportare i figli. Alcuni episodi ...continue

    Buona l’idea da cui parte il romanzo, il quale però si rivela deludente, a tratti irritante. La prima parte del libro si trascina in modo ripetitivo, il protagonista vive la fatica della vita familiare e ripete continuamente nei suoi pensieri quanto sia faticoso sopportare i figli. Alcuni episodi anticipano il tema del virus, in un paio di casi scadendo nel ridicolo. La trama è congelata e si sviluppa lentamente, faticosamente, continuando a far sperare in un improvvisa accelerazione che avviene solo verso la fine e, pur rendendo più divertente la lettura rispetto al resto del libro, non basta a farmelo consigliare.

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  • 3

    è facile farsi coinvolgere dalla spirale di disorientamento che trascina l'atmosfera del libro dalla banalità quotidiana di una suburbia degna delle più anonime fiction televisive al climax apocalittico del finale, tuttavia..... manca di mordente, di significato ed in ultima analisi di oggettiva ...continue

    è facile farsi coinvolgere dalla spirale di disorientamento che trascina l'atmosfera del libro dalla banalità quotidiana di una suburbia degna delle più anonime fiction televisive al climax apocalittico del finale, tuttavia..... manca di mordente, di significato ed in ultima analisi di oggettiva originalità. Confesso di aver atteso sino alla fine un cambio di regime con sorprendente finale e rivelazione brillante.... invece niente.... finisce come iniziato, sommesso, confuso, anonimo.....

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Devo dire che sono perplesso. La storia di fondo non è originalissima (mi ha ricordato sicuramente il numero di 5 di Dylan Dog, "Gli uccisori"): la gente sembra impazzire e uccidere chiunque gli capiti a tiro, partendo dai propri famigliari. L'autore però è bravi, dose bene la suspence, dando sem ...continue

    Devo dire che sono perplesso. La storia di fondo non è originalissima (mi ha ricordato sicuramente il numero di 5 di Dylan Dog, "Gli uccisori"): la gente sembra impazzire e uccidere chiunque gli capiti a tiro, partendo dai propri famigliari. L'autore però è bravi, dose bene la suspence, dando sempre quella sensazione di minaccia incombente, dove ci si aspetta che debba succedere qualcosa da una riga all'altra e non succede nulla. Riesce addirittura a stupirmi sul protagonista, mai avrei pensato che sarebbe diventato un Hater. Il compitino svolto da Moody è preciso fino a 10 pagine dalla fine: troppo affrettato, un capovolgersi degli eventi troppo repentino, quasi a voler strappare il protagonista dalla sua vecchia realtà in maniera brusca, senza dargli nessuna vera e propria spiegazione (peraltro è anche giusto così, nell'ecosistema della storia una spiegazione puntigliosa e precisa forse sarebbe stonata), lasciandomi con un pò di amaro in bocca.

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