Heart of Darkness

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Publisher: Penguin Books Ltd

3.9
(8188)

Language: English | Number of Pages: 112 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi simplified , Chi traditional , French , German , Italian , Finnish , Catalan , Portuguese , Polish , Swedish , Galego

Isbn-10: 0140035664 | Isbn-13: 9780140035667 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Audio CD , Hardcover , Audio Cassette , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Travel

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Book Description
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  • 4

    Sì, due galline nere. Fresleven – così si chiamava quel tale, un danese – convinto che l’avessero imbrogliato nell’affare, era sceso a terra e si era messo a bastonare il capo del villaggio. Oh, tutto ...continue

    Sì, due galline nere. Fresleven – così si chiamava quel tale, un danese – convinto che l’avessero imbrogliato nell’affare, era sceso a terra e si era messo a bastonare il capo del villaggio. Oh, tutto questo non mi sorprese affatto, anche se al tempo stesso mi si garantiva che Fresleven era la persona più cortese e tranquilla che avesse mai messo piede sulla terra. Lo era senza dubbio; ma da più di due anni si trovava laggiù, impegnato nella nobile causa, sapete, e probabilmente aveva infine sentito il bisogno di rivendicare in qualche modo la sua dignità. Perciò bastonò spietatamente il povero negro, davanti alla sua gente che lo stava a guardare impietrita, finché un uomo – il figlio del capo, mi dissero – angosciato dalle grida del vecchio, tentò una stoccata al bianco con la lancia – che ovviamente penetrò con facilità tra le scapole. Al che tutta la popolazione fuggì nella foresta in attesa di chissà quali calamità, mentre, per parte sua, pure il battello di Fresleven si allontanava in preda al panico, agli ordini del macchinista, credo. In seguito nessuno sembrò darsi gran pena per i resti mortali di Fresleven, finché non saltai fuori io a prenderne il posto. Io, però, non riuscivo a non pensarci; ma quando finalmente ebbi l’opportunità di incontrare il mio predecessore, l’erba che gli cresceva tra le costole era alta abbastanza da nasconderne le ossa.

    http://www.ryo.it/2015/11/27/cuore-di-tenebra-joseph-conrad-citazioni/

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  • 3

    Forse non l'ho compreso fino in fondo, forse non l'ho letto con la profondità che si richiedeva, ma non riesco a dare a questo libro più di 3 stelline. Riconosco che è un'ottima opera, scritta con uno ...continue

    Forse non l'ho compreso fino in fondo, forse non l'ho letto con la profondità che si richiedeva, ma non riesco a dare a questo libro più di 3 stelline. Riconosco che è un'ottima opera, scritta con uno stile di prosa raffinatissima che rasenta la poesia, che parla degli angoli più oscuri dell'animo umano scandagliandolo a fondo. Però non sono riuscita a sentirmene parte. E' come se avessi assistito alla vicenda da spettatore: c'è come un distacco che non ti fa entrare completamente nell'anima dei protagonisti. proverò a rileggerlo, magari in un altro periodo...

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  • 5

    Conchiuso come un archetipo novecentesco. C. rivela molto meno di quanto non sembri, ma tiene la tensione così alta da convincerci di aver assistito a chissachè. Anche l'Alexander di Stone sembra aver ...continue

    Conchiuso come un archetipo novecentesco. C. rivela molto meno di quanto non sembri, ma tiene la tensione così alta da convincerci di aver assistito a chissachè. Anche l'Alexander di Stone sembra aver preso le mosse da qui...

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  • 4

    così attuale da sempre!

    basta che uno metta mano e voce alla nostra indole e subito ne viene uno specchio lucido e spaventoso, un oscuro presagio che da millenni ci ostiniamo a voler contenere e che sfugge ogni volta!

    essere ...continue

    basta che uno metta mano e voce alla nostra indole e subito ne viene uno specchio lucido e spaventoso, un oscuro presagio che da millenni ci ostiniamo a voler contenere e che sfugge ogni volta!

    essere umani con gli altri umani è una faccenda davvero complicata, perché!?

    Quello che, a pensarci, mi meraviglia ancora adesso, è perché, in nome di tutti i demoni divoratori della fame, non si siano buttati su di noi - erano trenta contro cinque -, e non si siano fatti una bella scorpacciata una volta per tutte. Erano uomini grandi e robusti con ben poca cognizione delle possibili conseguenze, coraggiosi, tuttora forti, sebbene la pelle avesse perso il suo lucore e i muscoli fossero inflacciditi. Capii dunque che a trattenerli era entrato in gioco qualcosa...

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  • 4

    Tenebra e Cuore

    Ho letto per la seconda volta in pochi anni questa pietra miliare della letteratura. La prima volta mi ero concentrato sulla tenebra, sul viaggio di Marlow nel cuore di un continente inesplorato, che ...continue

    Ho letto per la seconda volta in pochi anni questa pietra miliare della letteratura. La prima volta mi ero concentrato sulla tenebra, sul viaggio di Marlow nel cuore di un continente inesplorato, che mal sopporta i pellegrini, i colonizzatori ed i trafficanti d’avorio occidentali e li fagocita offuscandone le menti in un clima di disfacimento e vuoto.
    Questa volta mi sono concentrato sul “cuore”, sull’anima di Kurtz, uno che avrebbe potuto fare di tutto nella vita, grazie al suo naturale carisma, alla sua vena oratoria ed alla sua voce potente. Invece anche lui finisce risucchiato dal Continente nero. Propone inizialmente di sterminare tutti gli indigeni, poi li vessa con le armi automatiche di cui dispone per rubarne le riserve di avorio ed infine ne diventa l’idolo, imponendo loro indicibili sacrifici umani. Ma non è lui a sopraffare l’ambiente, al contrario ne è sopraffatto, la sua mente viene offuscata ancora di più rispetto ai coloni delle stazioni a valle del fiume, che possono pur sempre contare su qualche sporadico contatto con il mondo occidentale. Kurtz è solo in quel deserto e viene trasformato in un inconsapevole essere soprannaturale, non è riconosciuto come essere umano dagli indigeni che continuano a venerarlo come qualcosa di diverso, senza abbandonare il loro mondo così diverso e lontano.
    Nell’ultimo barlume di lucidità Kurtz non può che concluderne, con “un grido che non era che un soffio!”: “Che orrore! Che orrore!”.

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  • 4

    Baricco nella Postfazione osserva giustamente : "Ciò che davvero è scandalo intollerabile, è quella voce che narra. è Marlow. In Marlow il lettore incontra se stesso."
    Questo è un libro sull'umanità, ...continue

    Baricco nella Postfazione osserva giustamente : "Ciò che davvero è scandalo intollerabile, è quella voce che narra. è Marlow. In Marlow il lettore incontra se stesso."
    Questo è un libro sull'umanità, sul male, sull'orrore che vita e il senso della vita possono assumere. Un libro in cui il confine tra bene e male è sfumato e, forse, indistinguibile se non ricondotto a una logica culturale borghese.

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  • 3

    Kurtz

    Non voglio aggiungere assolutamente niente ai giudizi positivi già scritti da molti; bellissimo romanzo pregno di significati sul comportamento dell'uomo e del mondo occidentali.
    Premesso questo... sa ...continue

    Non voglio aggiungere assolutamente niente ai giudizi positivi già scritti da molti; bellissimo romanzo pregno di significati sul comportamento dell'uomo e del mondo occidentali.
    Premesso questo... sarà che l'ho letto molto a rilento, sarà che l'ho letto avendo già in testa Apocalypse Now visto più volte... a posteriori mi sembra di essermi figurato l'immagine di Kurtz già molto prima di averne iniziato la lettura. Nel libro, in fondo in fondo, quando si capisce che Kurtz ha commesso cose innominabili ? Cioè, a parte le teste sui paletti, che peraltro ce le può aver messe chiunque, da dove si evince il male che ha fatto ? Alla fine è molto più simpatica la sua fgura che non quella di altri personaggi; risulta in più occasioni essere descritto come uomo dotato, intelligente, eccezionale. Sicuramente sbaglio, l'ho letto male e in tempi lunghi ma mi sembra di non aver colto i punti in cui si spiega cosa abbia fatto di realmente orrido

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  • 4

    Che orrore, che orrore!

    «“Avevo immensi progetti”, mormorò esitante. “Sì”, dissi io, “ma se prova a gridare le spacco la testa con, con...” Non c’era né un sasso né un bastone a portata di mano. “La strozzo con le mie mani” ...continue

    «“Avevo immensi progetti”, mormorò esitante. “Sì”, dissi io, “ma se prova a gridare le spacco la testa con, con...” Non c’era né un sasso né un bastone a portata di mano. “La strozzo con le mie mani”, mi corressi. “Ero alla vigilia di fare grandi cose”, insistette con voce avida e in un tono di rimpianto che mi raggelò il sangue. “E per colpa di questo piccolo farabutto...” “Il suo successo in Europa”, affermai fermamente, “è in tutti i casi assicurato.” Non ci tenevo a torcergli il collo, capite, senza contare che non sarebbe servito praticamente a nulla. Cercavo di rompere l’incantesimo - il greve, muto incantesimo della selva selvaggia - che sembrava volerlo attrarre nel suo cuore impietoso risvegliando istinti brutali e dimenticati, facendo riaffiorare passioni appagate e mostruose. Solo questo, ne ero persuaso, lo aveva riportato al ciglio della foresta, alla boscaglia, verso il bagliore dei fuochi, il fremito dei tamburi, alla salmodia di magici incantesimi; solo questo aveva trascinato la sua anima sfrenata oltre i limiti delle aspirazioni lecite. E il terribile della situazione, vedete, non era tanto nel rischio che correvo di ricevere un colpo in testa - benché fossi cosciente anche di quel pericolo - ma nel fatto che avevo a che fare con un uomo al quale non mi potevo rivolgere in nome di qualcosa né di nobile né di vile. Dovevo, proprio come i neri, invocarlo, invocare lui, la sua stessa degradazione, esaltata e inverosimile. Non c’era nulla al di sopra o al di sotto di lui, e io lo sapevo. Aveva volontariamente perso ogni contatto col mondo. Maledizione a lui! Aveva fatto a pezzi il mondo stesso. Era solo, e io davanti a lui non sapevo se poggiavo sulla terra o volteggiavo nell’aria. Vi ho riferito quello che ci dicemmo - ripetendo le frasi che pronunciammo - ma a che pro? Erano comuni parole quotidiane, i suoni vaghi e familiari che si scambiano ogni santo giorno della vita. E allora? Per me, era come se celassero la terribile suggestione delle parole udite in sogno, delle frasi pronunciate in un incubo. Un’anima! Se qualcuno ha mai lottato con un’anima, quello sono io. E notate che non stavo discutendo con un pazzo. Che mi crediate o no, la sua mente era perfettamente lucida, concentrata su se stessa, è vero, con spaventosa intensità, ma lucida; ed era proprio lì la mia unica possibilità, salvo, naturalmente, ucciderlo seduta stante, il che non sarebbe stata una gran trovata, per via dell’inevitabile rumore.
    Come Tolstoj ad Arzamas, l'anima di Kurz si affaccia sull' "orrido, immenso abisso del sé; e nell'abisso nero e senza fondo si riconosce. Il grande fiume dalle acque nere, e la selva selvaggia della foresta impenetrabile non riflettono le gentili sembianze di Narciso, ma le nere profondità di Ade.

    said on 

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