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Heartsnatcher

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Publisher: Dalkey Archive Press

4.0
(410)

Language:English | Number of Pages: 245 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Italian

Isbn-10: 1564782999 | Isbn-13: 9781564782991 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Stanley Chapman ; Preface John Sturrock ; Afterword: Raymond Queneau

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Vian's final and most serious novel begins with an elegant psychiatrist arriving in a remote town, where he helps deliver the triplets of a woman whose husband is locked up in a bedroom because she abhors him for causing the pain and discomfort of her pregnancy. A mix of disturbing incidents and verbal wit, "Heartsnatcher is as funny and strange as the best of Raymond Queneau and Eugene lonesco.
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  • 4

    la follia di Vian colpisce ancora

    La storia parte lentamente attraverso paesaggi bucolici. Dopo poche pagine inizia l'escalation verso la follia. Vian è come sempre crudo e diretto e risulta cinico, surreale ma anche divertente. Si ...continue

    La storia parte lentamente attraverso paesaggi bucolici. Dopo poche pagine inizia l'escalation verso la follia. Vian è come sempre crudo e diretto e risulta cinico, surreale ma anche divertente. Si passa da vecchi venduti in una fiera settimanale ad animali che fanno l'autosto. Il tempo perde i confini così come l'identità del protagonista che, nonostante le stranezze che lo circondano, cerca di rimanere fedele al suo ruolo di psichiatra. Moltissimo d'altro all'interno del libro, che non cito per non rovinare la lettura ai fan di Vian (non credo che sia il libro d'approccio per chi ancora non lo conosce, meglio iniziare con "sputerò sulle vostre tombe" ndr).

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  • 4

    la mia edizione ha ancora il prezzo in lire, il che ci dà un fantastico terminus ante quem. ciò detto: anche alla seconda lettura, boris si conferma un giocherellone, ironico, visionario, ...continue

    la mia edizione ha ancora il prezzo in lire, il che ci dà un fantastico terminus ante quem. ciò detto: anche alla seconda lettura, boris si conferma un giocherellone, ironico, visionario, patafisico che picchia come un fabbro. daje. anzi, in onore del suo nome: eddai dai dai che la giriamo.

    said on 

  • 4

    Libro solo all’apparenza giocoso e pieno di stravaganti nonsense, lo Strappacuore è una favola al tempo stesso scanzonata e tragica sulla libertà, il cui panorama è sempre precluso da un muro ...continue

    Libro solo all’apparenza giocoso e pieno di stravaganti nonsense, lo Strappacuore è una favola al tempo stesso scanzonata e tragica sulla libertà, il cui panorama è sempre precluso da un muro alto e tenebroso di paura e latente violenza. Non sempre le allegorie centrano il bersaglio: alcune sono certamente farraginose e poco riuscite, ma il romanzo merita di essere letto anche solo per le trovate surreali, le giocose scempiaggini, le invenzioni verbali e le meravigliose assurdità che Vian propina al lettore, il quale assiste ad un incontro di pugilato tra il curato del paese e Satana, conosce l’arbusto della cerca-guai, che dà a chi lo usa con discrezione coraggio e decisione, ed impara che chi vola dopo aver mangiato le lumache blu torna a terra con le tasche piene di sfilacciature di nuvole.

    L’anarchico Vian reagiva alla noia ed alle imposizioni di una società che sicuramente vedeva tetra come lo sguardo di un santo di pietra dopo un bombardamento, sbeffeggiando ogni tipo di istituzione, dalla famiglia alla religione, senza rabbia, ma col candore di un sognatore incorreggibile.

    Nel raccontare di Clementina, che pensa che la maternità significhi ossessione, possesso e sacrificio, Vian lascia una frase da appuntare, possibilmente su marmo: una cosa inutile come la sofferenza non può dare diritti a nessuno e su niente.

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  • 4

    Non c'è niente di più poetico del buon senso?

    Giacomorto è un bizzarro psicanalista incapace di provare e “assimilare” le passioni dei suoi pazienti. Sul finire di una non meglio precisata estate lo troviamo ai margini di un’amena ...continue

    Giacomorto è un bizzarro psicanalista incapace di provare e “assimilare” le passioni dei suoi pazienti. Sul finire di una non meglio precisata estate lo troviamo ai margini di un’amena località costiera, in cerca di un posto tranquillo in cui esercitare una forma estrema di analisi, sorta di identificazione compiuta per mezzo di brame, pensieri intimi e inconfessabili, in un “gran consumo di menti”. La gente del paese, “un po’ rozza ma interessante e ricca”, sembrerebbe fare al caso suo. L’esordio nella cittadina è peraltro già una discreta avventura e lo vede impegnato nei panni della levatrice per l’intrattabile Clementina e i suoi inquietanti tremelli, Joel, Noel e il più carismatico Citroen. Dotato di spiccate qualità di osservatore apparentemente asettico, Giacomorto si insedia così nella dimora e nella vita di questa nuova famiglia, iniziando a registrarne le dinamiche (la moglie opta per un’astinenza radicale e per il rifiuto anche fisico di suo marito Angelo, che nel contempo non riesce a imbarcarsi in relazioni extraconiugali e sceglie di salpare con una barca di fortuna verso lidi ignoti) senza riuscire peraltro a influenzarne l’inerzia, rivelandosi incapace di andare al di là della pura prevaricazione sessuale nei confronti della stizzosa cameriera Culobianco e limitando i successi in ambito professionale alla (fin troppo) riuscita psicanalisi compiuta su un gatto nero. In questa specie di folle diario dello psicologo forestiero, il tempo inizia a correre come impazzito fino a deragliare: i giorni diventano mesi, i nomi dei mesi si mischiano confondendo ogni logica prospettiva e negando ogni appiglio allo sprovveduto lettore. I bambini sembrano crescere in maniera abnorme e arrivano ben presto a operare come autentiche appendici della madre, veri mostri con doti straordinarie sapientemente occultate, oscuri pulcini amorali tratteggiati come evidenti caricature della strisciante tirannia esercitata dai neonati. Segue un paio di iati lunghi anni e molte prospettive vengono sorprendentemente rovesciate, con il protagonista che si dice assuefatto (“Sono stato posseduto. Questo posto mi ha posseduto”), privato di ogni vitalità, e decide di dedicarsi all’interpretazione dei pensieri del maggior reietto della piccola comunità, il tormentato La Gloria. Al tempo stesso Clementina si lascia progressivamente schiacciare dall’ossessione per i figli, come a voler punire qualche rara e innocua disattenzione dei primi tempi. Un sacrificio assurdo scambiato per sincero amore la spinge a nutrirsi dei soli scarti avariati dei pasti dei bambini, in un crescendo di disgustosi deliri e privazioni autoinflitte. Via via appare sempre più paranoica, angosciata dalle “sanguinose fantasticherie” sugli innumerevoli pericoli che i figli potrebbero correre di continuo. E quegli stessi bimbetti che nelle prime pagine parevano destinati a bruciare ogni tappa quasi fossero depositari di un misterioso genio superomistico, salto dopo salto nell’intreccio sembrano in realtà sempre più bloccati in una fase puerile e primaria del loro sviluppo, la stessa in cui li costringe una madre terribilmente asfissiante, con la sola significativa costante di sinistre predisposizioni e curiosità verso il rigoglioso universo che esplode attorno a loro. La strada che conduce a un’indicibile rovina è segnata, con i muri e il terreno nel giardino della grande casa sostituiti per volere di Clementina da perimetri e tappeti fatti di “invisibile assenza”. E’ il paradosso dell’ossessione iperprotettiva e anestetica della donna, nel suo idealismo liberticida: “Bisogna costruire loro un mondo perfetto, un mondo pulito, gradevole, inoffensivo, come l’interno di un uovo bianco posato su un cuscino di piume”.

    L’esatto contrario, insomma, del mondo di fantasia particolarmente cupo e sgradevole delineato con abilità surrealista da Vian, con Giacomorto a rappresentare il lume della ragione e della civiltà nel suo incontro/scontro con una comunità retrograda e crudele, dove gli anziani sono dileggiati e smerciati in apposite fiere di piazza e i bambini vengono sfruttati barbaramente nei lavori di fatica fino a una morte puntuale, priva di clamore. E dove le responsabilità del marciume, i mali, il peccato, il rimorso, sono scaricati senza troppi complimenti nel fiumiciattolo rosso che conduce in paese, dove il vecchio La Gloria è pagato oro (che non potrà mai spendere) per ripescarli e farsi carico dell’altrui vergogna con silenzioso fatalismo. Questo angusto e squallido teatro si configura dalla prima all’ultima pagina come un concentrato di insensata violenza e immoralità trionfante, con la penna dello straordinario autore francese particolarmente cruenta e barocca nella raffigurazione dei suoi incubi opprimenti (la crocifissione del cavallo e il terribile abbattimento degli alberi, tra i più feroci) e delle sferzanti deformazioni riservate tanto all’ambiguo opportunismo della fede (memorabili le grottesche celebrazioni di un curato ossessionato dall’idea della religione come lusso dovuto a Dio) quanto alla risibile sterilità della psicanalisi, due sfere accomunate dal culto spropositato che sempre le circonda e dall’inadeguatezza a fornire valide risposte. Più che un semplice romanzo, “Lo Strappacuore” è quindi un’allucinante e dissacrante fiaba per adulti. Vertiginosa, nelle evoluzioni di un linguaggio al solito crudo ma vitalissimo, denso di calembour e ibridazioni lessicali, brulicante come il giardino sulla scogliera con le sue mille piante chiassose e infestanti. E impietosa, anche, per come mette a nudo i possibili squilibri di un amore malsano, o i guasti causati dall’egoismo che alberga nell’animo umano e tende a svilire ogni rapporto interpersonale (affetto, amicizia, collaborazione), sacrificandolo all’idolo del possesso cieco, indiscriminato, prevaricante. Con simili premesse, la disperata disillusione scatenata nello splendido finale pare non solo inesorabile ma anche inevitabile: da un lato l’impotente Giacomorto, destinato a raccogliere il triste testimone dell’ormai defunto La Gloria e a colmare il proprio vuoto con l’altrui vergogna; dall’altro Clementina, finalmente placata nella sua inesausta follia dopo aver definitivamente rinchiuso i figlioli in piccole gabbie, atto ultimo di una sopraffazione e di un arbitrio totalizzanti spacciati fino alla fine per amore.

    “Non c’è niente di più poetico del buon senso”, sostiene lo sconsolato psicanalista in uno dei suoi fenomenali flussi di coscienza. Volendogli dare retta, “Lo Strappacuore” sarebbe tutto fuorché un’opera poetica. Vian era insomma anche uno straordinario bugiardo.

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  • 3

    Mmmm... vediamo un po'

    ... come posso fare? Vorrei trasmettere la mia delusione e far trapelare la fatica sofferta (forse sto usando termini un po' troppo "aggressivi"), dicevo, far trapelare la fatica sofferta nel portar ...continue

    ... come posso fare? Vorrei trasmettere la mia delusione e far trapelare la fatica sofferta (forse sto usando termini un po' troppo "aggressivi"), dicevo, far trapelare la fatica sofferta nel portar a termine questo "romanzetto" senza, però, farlo passare per una schifezza da scartare: non lo è! Partirei dicendo che non è il mio genere così, intanto, metto le mani avanti e mi difendo da chi lo considera un capolavoro. Vi ho scovato tante buone idee, questo va ammesso, ma sviluppate in modo... non so... forse con una leggerezza (vera o presunta tale) che magari per altri rappresenta proprio il punto di forza del romanzo, ma alla sottoscritta non è risultata gradita. Non so come e non so perché, ma non sono entrata "in contatto" con nessuno dei personaggi, ad alcuni dei quali mi sembra sia stato dato immotivatamente troppo spazio (mi riferisco principalmente ai vari apprendisti e - in misura minore - anche al maniscalco e al sacrestano). Bene, ora vediamo di rimediare a questo scempio lodando un po' il romanzo! Interessante il medico VUOTO (il cui nome è tutto un programma: Giacomorto) che tenta di riempirsi psicanalizzando gli altri salvo, poi, finir in posizione orizzontale con le proprie pazienti o farsi non semplicemente riempire, ma letteralmente possedere da chi va psicanalizzando (impossibile non ridere durante il tentativo di analisi nei confronti di un gatto che si conclude con il medico che inizia a far le fusa e che si gratta l'orecchio con la zampa posteriore!). La Gloria... eh, La Gloria sembra un personaggio sbucato dall'Inferno dantesco, destinato (non in eterno, ma a tempo deteminato) ad accollarsi la Vergogna altrui. ( http://postimg.org/image/qpmawy53t/ )

    Con Clementina, la mamma dei trimelli, vengono ben rappresentate alcune dinamiche che possono innescarsi nel post-partum: l'allontanamento del compagno, considerato il primo responsabile del dolore subito durante il parto; la tempesta ormonale che la "obbliga" a fare sogni erotici; un (in-)naturale disinteresse iniziale nei confronti dei figli, poi trasformato in un iperbolico amore iperprotettivo che raggiungerà livelli paradossali toccando l'apice nell'unica conclusione possibile.

    (Riguardo alla conclusione, chi ha letto L'anello del re Salomone ricorderà che anche Lorentz fece qualcosa di simile con i propri figli, ma il suo gesto aveva un valore completamente diverso!).

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  • 4

    Sembra un sogno. All'inizio tutto è grazia, poi i contorni si confondono, il tempo si contorce, i confini si allargano e poi si stringono. O viceversa. Mi ritrovo a giocare con i tremelli, lecco ...continue

    Sembra un sogno. All'inizio tutto è grazia, poi i contorni si confondono, il tempo si contorce, i confini si allargano e poi si stringono. O viceversa. Mi ritrovo a giocare con i tremelli, lecco lumache e volo. Poi mi schianto su muri invisibili della realtà. Mi riconosco negli errori del villaggio, nelle paure della madre, nei bisogni di Giacomorto. Non posso scusarmi. Non posso perdonarmi. Non posso cambiarmi. Il tempo perde il ritmo e giugno diventa giugnostro e poi aprosto. A cosa mi aggrappo? Dove sono le mie certezze? E' un incubo. Solo questo. Senza dubbio è un incubo.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Se in "Automne a Peking" a tener banco era il rapporto uomo-donna in questo libro successivo Vian affronta, con il suo humor delicatamente feroce, il tema madre e figlio (anzi figli visto che nel ...continue

    Se in "Automne a Peking" a tener banco era il rapporto uomo-donna in questo libro successivo Vian affronta, con il suo humor delicatamente feroce, il tema madre e figlio (anzi figli visto che nel romanzo abbiamo tre gemelli). Il padre (Angel, uno dei protagonisti di "Automne") subito allontanato dal talamo in quanto responsabile dei dolori del parto si estranea poco a poco fino a salpare, novello Ulisse, verso lidi ignoti. Clementine personaggio estremo (ma difficile trovare mezzi-toni in Vian) è un coacervo di nevrosi e sessualità distorta, Jacquemort, lo psicanalista "vuoto" diventa il testimone impotente, suo malgrado, dell'inarrestabile progressione della donna verso il possesso totale dei figli. L'ambiente esterno sotto il pacifico aspetto di un paese di campagna, nasconde non meno nevrosi e ferocia così come l'incantevole casa sulla scogliera si trasforma nella casa della strega. Non un capolavoro come L'ecume des jours, ma poco ci manca. Da leggere assolutamente in francese per gustare al meglio l'inventiva linguistica di Vian.

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  • 3

    Il fascino dell'indomita immaginazione di Vian fa guadagnare a questo libretto, che ho lungamente inseguito, tre stelle. Ma, pur riconoscendo all'autore un'inusuale genialità e la capacità di ...continue

    Il fascino dell'indomita immaginazione di Vian fa guadagnare a questo libretto, che ho lungamente inseguito, tre stelle. Ma, pur riconoscendo all'autore un'inusuale genialità e la capacità di generare pagine ricche di figure ed immagini potenti, credo che la lettura di questo "Lo Strappacuore" mi abbia disturbata più di quanto mi abbia divertita. La rappresentazione del malsano "amore materno" è comunque, indubbiamente, di grande impatto e mi ha offerto alcuni interessanti spunti di riflessione :-)

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