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Herzog

(Penguin Classics)

By ,

Publisher: Penguin Classics

3.9
(1049)

Language:English | Number of Pages: 400 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , German , Spanish , French , Portuguese , Czech , Hungarian

Isbn-10: 0142437298 | Isbn-13: 9780142437292 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , eBook , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
In one of his finest achievements, Nobel Prize winner Saul Bellow presents a multifaceted portrait of a modern-day hero, a man struggling with the complexity of existence and longing for redemption. Introduction by Philip Roth
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  • 4

    Il libro è pieno zeppo di citazioni colte, spesso le lettere che Herzog scrive sono ostiche e pesanti... ma il buon Herzog non può che suscitare il nostro affetto e tenerci compagnia mentre si mette a ...continue

    Il libro è pieno zeppo di citazioni colte, spesso le lettere che Herzog scrive sono ostiche e pesanti... ma il buon Herzog non può che suscitare il nostro affetto e tenerci compagnia mentre si mette a nudo e ci svela le proprie vicissitudini quotidiane. Bellow é un'ottima penna e ne ho apprezzato la capacità di descrivere in profondità l'animo umano e le relazioni personali, alcuni passaggi sono illuminanti. Certo ho avuto la tentazione di abbandonarlo, perché una trama vera e propria non c'è ed il ritmo è molto lento ma ne vale assolutamente la pena. Si possono anche saltare alcune lettere, non pregiudicando la lettura, oppure rileggere solo alcune pagine a caso, sicuramente qualche frase salterà fuori e sarà uno spunto positivo senza dubbio. Quando mi imbatto in libri così veri non posso mai sconsigliarli.

    said on 

  • 3

    LE LETTERE NON SPEDITE DI UN BLOGGER ANZITEMPO: UN ALTRO NOBEL CHE NON MI HA CONVINTO

    Leggo su Wikipedia che “Herzog è un romanzo di Saul Bellow, pubblicato nel 1964. È un romanzo a struttura epistolare, dove le lettere scritte dal protagonista costituiscono gran parte del testo.
    Il ro ...continue

    Leggo su Wikipedia che “Herzog è un romanzo di Saul Bellow, pubblicato nel 1964. È un romanzo a struttura epistolare, dove le lettere scritte dal protagonista costituiscono gran parte del testo.
    Il romanzo ha vinto il National Book Award nel 1965. La rivista TIME ha incluso il romanzo nella lista dei 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 al 2005.” A questo si aggiunga che l’autore Saul Bellow, che ha da poco compiuto un secolo, (Lachine, 10 giugno 1915 – Brookline, 5 aprile 2005), scrittore ebraico canadese di origini russe naturalizzato statunitense fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1976 con la motivazione "Per la comprensione umana e la sottile analisi della cultura contemporanea che sono combinate nel suo lavoro". Oltretutto l’edizione in cui l’ho letto è quella dedicata da La Repubblica ai classici del Novecento.
    Di fronte a tali e tanti riconoscimenti, come si può dire che un simile libro non ci è piaciuto? In effetti, ci sono parti che ho apprezzato e letto con piacere, ma nel complesso mi ha abbastanza annoiato, sia per l’inserimento delle lunghe lettere che questa sorta di blogger anzitempo di nome Moses Elkanah Herzog scrive un po’ a tutto il mondo, da amici e parenti a personaggi illustri del suo tempo, sia per la trama, incentrata sulla vita quotidiana di un personaggio poco attraente. Se fosse vissuto oggi, il protagonista probabilmente si sarebbe sfogato aprendo un Blog che nessuno legge o tormentando i suoi amici di Facebook con post interminabili.
    Saul Bellow è laureato in sociologia e antropologia e il suo protagonista è un professore di filosofia. Le infinite lettere non spedite sono dunque un espediente letterario per inserire riflessioni sociali nell’ambito di una trama principale che sostanzialmente descrive la vita di questo professore, due volte separato, con una figlia che non riesce a vedere, con pochi amici e molte turbe.
    Il trucchetto delle lettere però non mi piace e mi disturba. Se già la trama base mi entusiasma poco (in un romanzo le miserie e tristezze del quotidiano non le vorrei trovare, se miseria e tristezza devono esserci che abbiano almeno qualcosa di epico!), vederla interrotta per narrare le vicende di personaggi secondari o per seguire le elucubrazioni di questo professore, mi crea un notevole disturbo.
    Insomma, o si scrive un saggio di filosofia, sociologia o altro, oppure si scrive un romanzo! Non mi pare degno di un premio Nobel cercare di mescolare le cose. Questo non vuol dire che io non ami la mescolanza di generi narrativi (si veda in proposito quanto scrivo della grande capacità in tal senso di Stephen King), ma mescolare narrativa con ciò che non lo è non mi pare giusto nei confronti dei lettori.
    Con tutto ciò, non voglio comunque dire che “Herzog” sia un romanzo illeggibile e che lo collocherei in fondo alla classifica, tra quelli che ho detestato, dato che comunque ci sono descrizioni di personaggi e di episodi di tutto pregio e questo va riconosciuto. Rimango però ancora una volta deluso dalla lettura di un Premio Nobel. Ormai la delusione è sempre minore, perché Bellow non è certo il primo insignito del riconoscimento a non avermi entusiasmato (vedi per esempio Pamuk, Lessing, Munro o Modiano). Ribadisco anche qui che questo avviene perché da autori considerati dei classici o insigniti di premi di grande importanza, mi aspetto sempre dei capolavori, eppure anche i Nobel scrivono cose che alcuni editori potrebbero rifiutarsi di pubblicare se gli fossero presentate da degli sconosciuti e questo mi amareggia. E dire che è un premio vinto da grandi autori come Carducci, Kipling, Mann, Pirandello, Hesse, Gide, Eliot, Hemingway, Camus, Pasternak, Quasimodo, Steinbeck, Sartre, Becket, Marquez, Golding, Morrison, Saramago, Grass e, di recente (2012), da Mo Yan.

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  • 3

    Certo un grande libro, pieno di talento, pieno di citazioni coltissime, pieno di filosofia e religione e senso della vita. Da vero maestro l'uso della terza e della prima persona, usate con una bravur ...continue

    Certo un grande libro, pieno di talento, pieno di citazioni coltissime, pieno di filosofia e religione e senso della vita. Da vero maestro l'uso della terza e della prima persona, usate con una bravura ai limiti dell'istrionismo: non stupisce che quando uscì nel 1964 fece scalpore. Peccato però che il libro risenta non poco del tempo trascorso e risenta moltissimo del fatto che dopo sia apparso Roth.

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  • 3

    Opera particolare

    Un tentativo di fusione tra pensiero filosofico e tensione romanzesca, a mio parere mal riuscito. Al di là dell'indiscutibile abilità dello scrittore, la sensazione di fondo quasi sempre presente nell ...continue

    Un tentativo di fusione tra pensiero filosofico e tensione romanzesca, a mio parere mal riuscito. Al di là dell'indiscutibile abilità dello scrittore, la sensazione di fondo quasi sempre presente nella mia lettura è stata quella dell'allungamento. La necessità dell'astrazione filosofica a 360 gradi ha danneggiato l'efficacia del nucleo del romanzo, ha causato una scarsa concentrazione del fluido di base. In ogni caso, un autore al quale darò senz'altro una seconda possibilità.

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  • 3

    Herzog è un pozzo di informazioni, di pensieri, idee e follie, pieno di richiami e citazioni. A pag 41 dice: "Guida il tuo carro e il tuo aratro sulle ossa dei morti.": pensavo che Guida il tuo carro ...continue

    Herzog è un pozzo di informazioni, di pensieri, idee e follie, pieno di richiami e citazioni. A pag 41 dice: "Guida il tuo carro e il tuo aratro sulle ossa dei morti.": pensavo che Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, un libro della Tokarczuk, fosse un titolo originale! Scattata la ricerca in internet, ho scoperto che l'integrazione dell'aratro porta a niente meno che William Blake e ai Proverbi dell'inferno....sono di quelle cose che mi esaltano e al tempo stesso mi impensieriscono: quanti riferimenti avrò perso? Filosofia, pensieri, lettere, ironia. Intense le pagine sulle donne di Moses, anche se a volte si contraddice da solo (e qui è tale e quale al buon vecchio Panofsky!)... Sì, è un Barney nevrotico e meno simpatico...A volte mi ha infastidito il suo flusso di pensieri, anche se mi sono resa conto che i suoi sono temi molto attuali: il divorzio, le difficoltà di gestire rapporti matrimoniali-filiali…a volte triste, ma alla ricerca di un riscatto, Herzog è un….matto?
    Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C’era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l’aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po’ stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte. Gli pareva d’essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata. Era talmente infatuato da quella corrispondenza, che dalla fine di giugno,dovunque andasse, si trascinava dietro una valigia piena di carte [..] Lì, nascosto in mezzo alla campagna, scriveva a più non posso, freneticamente, ai giornali, agli uomini politici, ad amici e parenti e finì per scrivere pure ai morti, prima ai suoi morti e poi ai morti famosi. E alla fine quello a cui ha scritto la lettera più lunga, è Herzog stesso.

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  • 4

    Abbandonato dopo 30 pagine alla prima lettura de l ho fatta a finirlo, non senza fatica, alla seconda. È un libro che va molto in profondità, ma non è tanto questo che rende faticosa la lettura, ma be ...continue

    Abbandonato dopo 30 pagine alla prima lettura de l ho fatta a finirlo, non senza fatica, alla seconda. È un libro che va molto in profondità, ma non è tanto questo che rende faticosa la lettura, ma bensì la sua continuità di approfondimento e le poche pause concesse al lettore. Le introspezione di Herzog/Bellow danno molto fa riflettere e smettono di risultare pesanti nel momento in cui vengono comprese, cosa non del tutto facile per un lettore medio. Mai anacronistiche le parole, le analisi, i ragionamenti di Herzog/bellow. Da parte mia, consapevole di non averlo appreso a pieno, merita sicuramente una rilettura, prima magari sarebbe bene anche andare a leggere i filosofi citati dal protagonista per una comprensione più rapida delle sue parole.

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  • 4

    Il mondo ti dice di cercare la verità in combinazioni grottesche

    In quel momento particolare il suo modo di esistere era così curioso che non poteva, lui stesso, fare a meno di accorgersene - intenso, accorato, fantastico, pericoloso, impazzito e, fino alla morte, ...continue

    In quel momento particolare il suo modo di esistere era così curioso che non poteva, lui stesso, fare a meno di accorgersene - intenso, accorato, fantastico, pericoloso, impazzito e, fino alla morte, "comico". Ce n'era abbastanza perché un uomo pregasse Iddio di liberarlo da quel grande, insostenibile peso del sé e dell'evoluzione del sé, e che restituisse se stesso, esperimento fallito, alla "specie", per una cura radicale.

    Personaggio tragicomico, sognatore, strampalato, Moses Herzog è una sorta di scheggia impazzita, e come tutte le schegge impazzite destabilizza e turba le persone attorno a sé; più apre agli altri il suo vero pensiero, più mostra il suo vero sé, più viene guardato con sospetto, a volte persino con paura, o con affetto preoccupato da chi gli vuole bene. Forse è anche per questo che, fatalmente attratto da chi gli fa del male o non può capirlo, si sottrae invece da chi potrebbe avere un influsso benefico.

    Herzog vive ogni cosa appassionatamente, tra l'aspirazione al meraviglioso e la sensibilità al grottesco, che scova in ogni cosa. Ironico e assolutamente lucido, non può fare a meno di osservare e analizzare, di scandagliare ogni cosa, per lo più per puro piacere. "Ma io sono prigioniero della percezione, testimone obbligato. La realtà è troppo appassionante".

    Herzog scrive lettere in continuazione, a persone vive e morte, amate e odiate, a vecchi presidenti e a filosofi antichi o contemporanei. Le sue lettere sono desiderio di dire veramente e sinceramente gli altri e sé stesso, e quasi di cambiare la realtà e addirittura la storia, di usare il linguaggio per dire finalmente la verità e ricostruire (migliorare) singole persone e addirittura il corso delle cose.

    Intensa è la consapevolezza di sé di quest'uomo, che si guarda impietosamente, senza filtri o paraventi.
    Forse sta ammattendo, ma questa potrebbe non essere la cosa peggiore; forse è stato solo un momento di "stregoneria", da cui sa benissimo come uscire; o forse ha detto (e pensato) tutto, ha scritto tutte le sue lettere, e finalmente può sdraiarsi sul divano e smetterla con le parole, tutte.

    "Non farò più niente per recitare le singolarità della vita. Viene fatto già abbastanza bene anche senza la mia personale collaborazione."

    Un libro che ho letto in tanto tempo, che ho trovato – ancora non capisco perché - faticoso, ma entusiasmante per la forza e la potenza del suo protagonista, capostipite di tanti altri personaggi capaci di riflettere e di guardarsi con ironia, trasparenza e coscienza delle proprie debolezze, ma anche con un atteggiamento impietoso verso la stupidità e la tromboneria altrui.

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  • 4

    Il triangolo sì

    Se Roth è l'ipotenusa e Richler è uno dei cateti, Bellow è l'altro cateto di questo notevole triangolo letterario anglo-ebraico.
    Certo Roth, che innegabilmente rimane il mio preferito fra i 'jewish no ...continue

    Se Roth è l'ipotenusa e Richler è uno dei cateti, Bellow è l'altro cateto di questo notevole triangolo letterario anglo-ebraico.
    Certo Roth, che innegabilmente rimane il mio preferito fra i 'jewish novelists' più gettonati, non è esattamente la somma pitagorica degli altri due, anch'essi inevitabilmente alle prese con elucubrazioni nevrotiche e tormentosi rapporti con ovviamente bellissime seduttrici, manipolatrici e fagocitatrici che si sono scelti o sono loro capitate. Non mancano ovviamente le crisi esistenziali, i conflitti identitari e le relative strategie attuate per affrontarle, quasi sempre fallimentari.
    Se amo i primi due, per la proprietà transitiva di non so che, dovrei amare anche il terzo. E difatti è così.

    Cronologicamente Bellow viene prima, ma è interprete dello stesso mondo, ed Herzog, tipo orfico [ho dovuto guardare - vuol dire 'criptico'] affetto da epistolomania, mi è risultato pazzo e simpatico fin da subito.
    La sua compulsione alla corrispondenza omnidirezionale, continua ed ossessiva, è esilarante.
    Lui pensa in modalità 'epistolare' e a me è sembrata una gran trovata.

    "Non capirò mai che cosa vogliono le donne. Che cosa diavolo vogliono. Mangiano verdura cruda, e bevono sangue umano."

    Secondo me aveva capito tutto.

    said on 

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