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Herzog

(Penguin Classics)

By Philip Roth,Saul Bellow

(56)

| Paperback | 9780142437292

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Book Description

In one of his finest achievements, Nobel Prize winner Saul Bellow presents a multifaceted portrait of a modern-day hero, a man struggling with the complexity of existence and longing for redemption.

Introduction by Philip Roth

134 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    La mia ignoranza mi diverte molto (cit.); nulla sapevo di questo autore di origine ebraica vincitore del premio nobel e noto a Potok. Fortunatamente ho colmato una lacuna e mi sono impegnata in una lettura non facile che incrocia Faulkner, Celine, Bu ...(continue)

    La mia ignoranza mi diverte molto (cit.); nulla sapevo di questo autore di origine ebraica vincitore del premio nobel e noto a Potok. Fortunatamente ho colmato una lacuna e mi sono impegnata in una lettura non facile che incrocia Faulkner, Celine, Bukowski.. uno strano incontro/scontro tra Europa e America.
    Certo molto interessante, ci si lascia coinvolgere dalle vicissitudini e dai deliri lucidi e razionalmente cinici di Moses Herzog..ma il troppo stroppia; le sue lettere...dio mio! Lunghe lunghe digressioni che Bellow poteva tranquillamente risparmiarsi.

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    LauraDafne90 said on Jun 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un viaggio nella mente di Moses Herzog. Poca trama, molto contenuto.

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    Guido said on May 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non ci ho messo davvero così tanto a leggerlo, è che l'ho mollato più volte. Non sono mai riuscito a decollare veramente, con la lettura. Non è un brutto libro, soprattutto quando succedono cose (o vengono spiegate cose successe), più che in tutte le ...(continue)

    Non ci ho messo davvero così tanto a leggerlo, è che l'ho mollato più volte. Non sono mai riuscito a decollare veramente, con la lettura. Non è un brutto libro, soprattutto quando succedono cose (o vengono spiegate cose successe), più che in tutte le pippe mentali e nelle lettere. Ho letto tanto Roth e nella "bella logorrea" lui è imbattibile. Quando mi capita letteratura simile, pure se (come in questo caso) antecedente, non posso esimermi dal confronto. E credo lo perda più o meno chiunque.

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    Jeremy said on May 17, 2014 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    Ah Herzog, Herzog, tu parli troppo, scrivi troppo, ti avviti, ti contorci.
    Dipendi e ti appendi, ti indigni e ti impigli, mi induci sbadigli.

    Quale fosse il problema si era capito subito, la soluzione la capisti troppo tardi. Bastava un po’ di sana ...(continue)

    Ah Herzog, Herzog, tu parli troppo, scrivi troppo, ti avviti, ti contorci.
    Dipendi e ti appendi, ti indigni e ti impigli, mi induci sbadigli.

    Quale fosse il problema si era capito subito, la soluzione la capisti troppo tardi. Bastava un po’ di sana solitudine, silenzio.
    Silenzio, e molte pagine in meno.

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    Momi said on Feb 23, 2014 | 8 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Non trovo facile parlare di questo libro, per cui comincio col dire che ho impiegato diverso tempo per finirlo (tre settimane per 400 pagine)... All’inizio questo mi ha irritato un po’: sebbene non mi piaccia correre, ho bisogno di un dare un certo r ...(continue)

    Non trovo facile parlare di questo libro, per cui comincio col dire che ho impiegato diverso tempo per finirlo (tre settimane per 400 pagine)... All’inizio questo mi ha irritato un po’: sebbene non mi piaccia correre, ho bisogno di un dare un certo ritmo alla mia lettura per potermi sentire coinvolta (come il contrario: la velocità con cui leggo è di solito direttamente proporzionale al mio coinvolgimento)...
    Andando avanti, però, mi sono resa conto che questo è un tipo di libro che ha bisogno di tempo, concentrazione (alcuni pezzi sono veri piccoli saggi) e persino... “meditazione”. Di contro ha che non suscita un “piacere immediato”, sia perché – sviluppandosi su un piano soprattutto cerebrale – richiede un certo impegno, sia perché la prosa di Bellow sembra non offrire nulla di “accattivante”: una trama scarna che di fatto non decolla mai; numerosi riferimenti, filosofici, ideologici e politici che non scendono a compromessi con la cultura generale di un “lettore medio” (come io mi ritengo); nessuna facile presa sull’emotività o sulla possibilità di immedesimazione col protagonista...
    Detto così sembra che non mi sia piaciuto e che non lo consigli, ma chiaramente non è così.... anzi! Quello che credo è che sia un libro intenso, capace di far riflettere, ma a cui – proprio per questo – occorre saper dare il giusto peso, e “fiducia” fino alla fine.

    Herzog è un uomo fallito che si interroga sui mali della sua epoca e sul senso della propria (in)felicità. Alla disperata ricerca di questo senso, egli scrive continue lettere (apparentemente senza alcun filo logico e saltando da un interlocutore all’altro) nelle quali interroga e si interroga, denuncia, chiede perdono, e soprattutto riversa la propria irrefrenabile voglia di vivere e di capire, quell’energica determinazione che non è assolutamente in grado di applicare alla sua “vita vera”. Se dovessimo giudicare il protagonista dalle sue azioni, dai dialoghi con gli altri personaggi, lo considereremmo non solo inetto, ma persino un po’ “svitato”, del tutto incapace di affermare non solo il proprio valore, ma anche il proprio pensiero, la propria coscienza. Attraverso le lettere che egli scrive a se stesso (chi altri può essere, infatti, il vero destinatario delle sue missive?), invece, si rivela tutta un'altra personalità: un intellettuale di altissimo livello, disincantato e acuto osservatore del mondo che lo circonda.

    Molti passaggi tratti da queste lettere sono davvero profondi, ricchi di spunti interessanti e mai scontati (penso ad esempio all’irriducibile conflitto fra coscienza individuale e società di massa, uno dei temi più ricorrenti nelle riflessioni del protagonista) e – ripeto – a renderli ancora più “speciali” c’è la volontà di Herzog (alias Bellow) di non cercare alcuna facile seduzione letteraria, alcuna condiscendenza verso noi lettori.

    Credo che il miglior altro commento che possa fare sia riportare alcuni dei numerosissimi passaggi che ho sottolineato durante la lettura:

    - Il problema dell’esperienza umana banale è il problema principale dei secoli moderni (...). La forza della virtù o delle capacità spirituali dell’uomo misurata sulla sua esistenza banale.

    - A dire la verità, non mi era mai andata così bene, scrisse. Ma mi mancava la forza di carattere per sopportare una tale gioia. E quello non era certo uno scherzo. Quando il petto di un uomo è come una gabbia da cui siano volati via tutti gli uccelli –egli è libero, leggero. E brama che i suoi avvoltoi tornino di nuovo a lui. Vuole le sue lotte di sempre, le sue fatiche senza nome, vuote, la sua ira, le sue afflizioni e i suoi peccati.

    - Ma la riluttanza a causare dolore accoppiata alla necessità di divorare... ne risulta un trucchetto tipicamente umano, che consiste nell’ammettere e nel negare il male al tempo stesso. Nell’avere una vita umana e anche disumana. Anzi, nell’avere tutto (...). Mordere, inghiottire. E allo stesso tempo aver compassione del proprio cibo. Avere sentimento. E allo stesso tempo comportarsi brutalmente.

    - Perché devo essere un tipo così angosciato, palpitante... Ma lo sono. Lo sono, e ai cani vecchi non si può più insegnare. Io sono come sono, e continuerò a essere come sono. E perché reprimersi? Il mio equilibrio nasce dall’instabilità. Non dall’organizzazione, o dal coraggio, come per altra gente. È duro, ma è così.

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    newlife said on Oct 16, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'estemporaneità, sia pure quella di un pensiero, o quella di un'espressione del volto, o ancora quella di un qualsiasi altro gesto, dovunque ci si trovi, e sotto qualsivoglia condizione, destabilizza gli astanti; l'ordine vacilla; di riflesso si lev ...(continue)

    L'estemporaneità, sia pure quella di un pensiero, o quella di un'espressione del volto, o ancora quella di un qualsiasi altro gesto, dovunque ci si trovi, e sotto qualsivoglia condizione, destabilizza gli astanti; l'ordine vacilla; di riflesso si leva il canto del giudizio, che lavora alla conservazione dell'equilibrio: parvenza è verità, viene insegnato. Ebbene, Moses Elkanah Herzog è un uomo assolutamente estemporaneo, per certi versi sconsiderato, forse folle. Di certo intempestivo, e meravigliosamente inattuale. Herzog scrive lettere che non spedirà mai; le scrive a chiunque, vivo o morto, per un motivo o per l'altro sente a sé vicino, quasi volesse, Herzog, chiudere chissà quale cerchio, fare infine chissà quale tipo di conti. Ma non conosce stasi, però, il nostro; sempre in movimento, non trova pace, per così dire, e non nella carne, non nello spirito; tutto ciò che lo contorna quindi sfuma, si perde, a volte torna, di nuovo svanisce: è dunque messo al bando, M. E. Herzog, o desidera egli più semplicemente il vuoto intorno? Né l'uno né l'altro: ciò di cui invero si ha bisogno, oltre ogni amore, sopra alle idee, è l'accettazione di sé, primo abbacinante luccichio della propria, più intima, e ineffabile, bellezza. Ci si stende su un divano, e la vita passa, con tutti i suoi suoni, leggera.

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    Rusty Ryan said on Oct 5, 2013 | Add your feedback

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