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Herzog

(Penguin Classics)

By Philip Roth,Saul Bellow

(55)

| Paperback | 9780142437292

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Book Description

In one of his finest achievements, Nobel Prize winner Saul Bellow presents a multifaceted portrait of a modern-day hero, a man struggling with the complexity of existence and longing for redemption.

Introduction by Philip Roth

138 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    Il mondo ti dice di cercare la verità in combinazioni grottesche

    In quel momento particolare il suo modo di esistere era così curioso che non poteva, lui stesso, fare a meno di accorgersene - intenso, accorato, fantastico, pericoloso, impazzito e, fino alla morte, "comico". Ce n'era abbastanza perché un uomo pr ...(continue)

    In quel momento particolare il suo modo di esistere era così curioso che non poteva, lui stesso, fare a meno di accorgersene - intenso, accorato, fantastico, pericoloso, impazzito e, fino alla morte, "comico". Ce n'era abbastanza perché un uomo pregasse Iddio di liberarlo da quel grande, insostenibile peso del sé e dell'evoluzione del sé, e che restituisse se stesso, esperimento fallito, alla "specie", per una cura radicale.

    Personaggio tragicomico, sognatore, strampalato, Moses Herzog è una sorta di scheggia impazzita, e come tutte le schegge impazzite destabilizza e turba le persone attorno a sé; più apre agli altri il suo vero pensiero, più mostra il suo vero sé, più viene guardato con sospetto, a volte persino con paura, o con affetto preoccupato da chi gli vuole bene. Forse è anche per questo che, fatalmente attratto da chi gli fa del male o non può capirlo, si sottrae invece da chi potrebbe avere un influsso benefico.

    Herzog vive ogni cosa appassionatamente, tra l'aspirazione al meraviglioso e la sensibilità al grottesco, che scova in ogni cosa. Ironico e assolutamente lucido, non può fare a meno di osservare e analizzare, di scandagliare ogni cosa, per lo più per puro piacere. "Ma io sono prigioniero della percezione, testimone obbligato. La realtà è troppo appassionante".

    Herzog scrive lettere in continuazione, a persone vive e morte, amate e odiate, a vecchi presidenti e a filosofi antichi o contemporanei. Le sue lettere sono desiderio di dire veramente e sinceramente gli altri e sé stesso, e quasi di cambiare la realtà e addirittura la storia, di usare il linguaggio per dire finalmente la verità e ricostruire (migliorare) singole persone e addirittura il corso delle cose.

    Intensa è la consapevolezza di sé di quest'uomo, che si guarda impietosamente, senza filtri o paraventi.
    Forse sta ammattendo, ma questa potrebbe non essere la cosa peggiore; forse è stato solo un momento di "stregoneria", da cui sa benissimo come uscire; o forse ha detto (e pensato) tutto, ha scritto tutte le sue lettere, e finalmente può sdraiarsi sul divano e smetterla con le parole, tutte.

    "Non farò più niente per recitare le singolarità della vita. Viene fatto già abbastanza bene anche senza la mia personale collaborazione."

    Un libro che ho letto in tanto tempo, che ho trovato – ancora non capisco perché - faticoso, ma entusiasmante per la forza e la potenza del suo protagonista, capostipite di tanti altri personaggi capaci di riflettere e di guardarsi con ironia, trasparenza e coscienza delle proprie debolezze, ma anche con un atteggiamento impietoso verso la stupidità e la tromboneria altrui.

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    Splendini said on Oct 23, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog.

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    Paolo Nova said on Oct 8, 2014 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Il triangolo sì

    Se Roth è l'ipotenusa e Richler è uno dei cateti, Bellow è l'altro cateto di questo notevole triangolo letterario anglo-ebraico.
    Certo Roth, che innegabilmente rimane il mio preferito fra i 'jewish novelists' più gettonati, non è esattamente la somma ...(continue)

    Se Roth è l'ipotenusa e Richler è uno dei cateti, Bellow è l'altro cateto di questo notevole triangolo letterario anglo-ebraico.
    Certo Roth, che innegabilmente rimane il mio preferito fra i 'jewish novelists' più gettonati, non è esattamente la somma pitagorica degli altri due, anch'essi inevitabilmente alle prese con elucubrazioni nevrotiche e tormentosi rapporti con ovviamente bellissime seduttrici, manipolatrici e fagocitatrici che si sono scelti o sono loro capitate. Non mancano ovviamente le crisi esistenziali, i conflitti identitari e le relative strategie attuate per affrontarle, quasi sempre fallimentari.
    Se amo i primi due, per la proprietà transitiva di non so che, dovrei amare anche il terzo. E difatti è così.

    Cronologicamente Bellow viene prima, ma è interprete dello stesso mondo, ed Herzog, tipo orfico [ho dovuto guardare - vuol dire 'criptico'] affetto da epistolomania, mi è risultato pazzo e simpatico fin da subito.
    La sua compulsione alla corrispondenza omnidirezionale, continua ed ossessiva, è esilarante.
    Lui pensa in modalità 'epistolare' e a me è sembrata una gran trovata.

    "Non capirò mai che cosa vogliono le donne. Che cosa diavolo vogliono. Mangiano verdura cruda, e bevono sangue umano."

    Secondo me aveva capito tutto.

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    AdrianaT. said on Sep 19, 2014 | 5 feedbacks

  • 5 people find this helpful

    Bello e difficile.
    Avrò capito un terzo di questo libro.

    Si dice che fosse uno dei testi (se non IL) preferiti da Mordecai e che ne avesse preso parecchio spunto nella stesura de La versione.
    Le somiglianze ci sono, è vero; ma ciò che lega i due l ...(continue)

    Bello e difficile.
    Avrò capito un terzo di questo libro.

    Si dice che fosse uno dei testi (se non IL) preferiti da Mordecai e che ne avesse preso parecchio spunto nella stesura de La versione.
    Le somiglianze ci sono, è vero; ma ciò che lega i due libri è la capacità di aver reso vero e fami(g)liare un personaggio letterario.
    Moses, a me, già un po' manca.

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    gab non porta imbottiture da hockey said on Aug 16, 2014 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Pubblicato 50 anni fa, Moses Herzog è un uomo che straparla, risentito, spinto al limite del pazzoide e che sa essere divertente. «Se sono matto per me va benissimo», è così che comincia il libro. Risentito verso la sua seconda moglie, Madeleine, che ...(continue)

    Pubblicato 50 anni fa, Moses Herzog è un uomo che straparla, risentito, spinto al limite del pazzoide e che sa essere divertente. «Se sono matto per me va benissimo», è così che comincia il libro. Risentito verso la sua seconda moglie, Madeleine, che l’ha tradito con il suo migliore amico, «Madeleine non era semplicemente una moglie ma un programma educativo». Dapprima Herzog sembra confinato in uno stato di solipsismo fatto di morti celebri, come Spinoza, a cui scrive abbozzi di lettere. Tutto il romanzo ha in sé, annidata tra le righe, molta poesia. È ciò che rende Herzog un romanzo ancora straordinario; cercano in molti di dirgli come vivere e lui lascia fare, «farsi rimproverare è meglio di niente. Perlomeno tiene compagnia». Verso la metà del libro (la parte migliore) si sofferma a ricordare l’incontro con Madeleine, le vicende che porteranno al tradimento, le amanti che in seguito lo salveranno, la giapponese Sono e l’attuale Ramona che lo tira su con affettuosa sensualità: «Moses! tu sei chimicamente giovane». Herzog è uomo dalla follia brillante altrimenti il libro non reggerebbe per 500 pagine. Molte elucubrazioni vengono rese digeribili dal suo spirito divagante. Pagine e pagine di vera poesia descrittiva, ecco le righe in cui si parla di Sono: «Aveva un cuore tenero, ed Herzog sapeva che se le avesse scritto di come era triste la sua vita, di sicuro si sarebbe messa a piangere. Aveva le lacrime istantanee. Le comparivano negli occhi in un modo tutto loro, senza i soliti preliminari occidentali [...] Una volta cercò di spiegarmi che la terra e i pianeti venivano risucchiati dal sole per mezzo di una stella che stava passando. Come se un cane, trovandosi a trotterellare accanto a un cespuglio, mettesse in libertà dei mondi. E in questi mondi appariva la vita, ed entro quella vita, come noi – anime. E persino creature più strane di noi, diceva. A me piaceva ascoltarla, però non la capivo molto bene».
    A Spinoza Herzog scrive: «Secondo lei i pensieri non casualmente collegati sono fonte di dolore. Trovo che risponda effettivamente a verità. L’associazione libera, quando l’intelletto è passivo, è una forma di schiavitù. O meglio, in quelle circostanze è possibile qualsiasi forma di schiavitù. Le può interessare sapere che nel ventesimo secolo si crede che l’associazione libera riveli i più profondi segreti della psiche».

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    Domenico Fina said on Aug 11, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    La mia ignoranza mi diverte molto (cit.); nulla sapevo di questo autore di origine ebraica vincitore del premio nobel e noto a Potok. Fortunatamente ho colmato una lacuna e mi sono impegnata in una lettura non facile che incrocia Faulkner, Celine, Bu ...(continue)

    La mia ignoranza mi diverte molto (cit.); nulla sapevo di questo autore di origine ebraica vincitore del premio nobel e noto a Potok. Fortunatamente ho colmato una lacuna e mi sono impegnata in una lettura non facile che incrocia Faulkner, Celine, Bukowski.. uno strano incontro/scontro tra Europa e America.
    Certo molto interessante, ci si lascia coinvolgere dalle vicissitudini e dai deliri lucidi e razionalmente cinici di Moses Herzog..ma il troppo stroppia; le sue lettere...dio mio! Lunghe lunghe digressioni che Bellow poteva tranquillamente risparmiarsi.

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    LauraDafne90 said on Jun 7, 2014 | Add your feedback

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