Herzog

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3.9
(1085)

Language: Čech | Number of Pages: 474 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Italian , German , Spanish , French , Portuguese , Hungarian

Isbn-10: 808558512X | Isbn-13: 9788085585124 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
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  • 5

    Ho letto centinaia tra i libri più belli che siano mai stati scritti, ma solo quattro o cinque sono stati in grado di entrarmi così tanto nel profondo, di toccare e far vibrare corde talvolta nascoste ...continue

    Ho letto centinaia tra i libri più belli che siano mai stati scritti, ma solo quattro o cinque sono stati in grado di entrarmi così tanto nel profondo, di toccare e far vibrare corde talvolta nascoste della mia anima, di far crollare certezze e nascere incertezze e di dare voce e qualche tentativo di risposta a inquetudini e dubbi. Questo è il sesto.

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  • 4

    "In tutti i modi, posso pretendere di avere una gran scelta? Mi guardo e vedo torace, cosce, piedi -una testa. Questa strana organizzazione, io lo so che morirà. E dentro -qualche cosa, qualche cosa, ...continue

    "In tutti i modi, posso pretendere di avere una gran scelta? Mi guardo e vedo torace, cosce, piedi -una testa. Questa strana organizzazione, io lo so che morirà. E dentro -qualche cosa, qualche cosa, felicità...- "Tu mi muovi". Che scelta ti lascia? Nessuna. Qualcosa produce l'intensità, un sentimento sacro, così come gli aranci producono l'arancione, l'erba il verde, gli uccelli calore. Certi cuori sgorgano più amore, altri, pare, di meno. Significa qualche cosa? Ci sono quelli che dicono che questo prodotto dei cuori è conoscenza. "Je sens mon coeur et je connais les hommes". Ma la sua mente si distaccò ora anche dal suo francese. Non lo potrei dire con sicurezza. Il mio viso troppo cieco, la mia mente troppo limitata, i miei istinti troppo ristretti. Ma questa intensità, non significa niente? E' una gioia idiota che fa esclamare questo animale, l'animale più singolare di tutti, che gli fa esclamare qualche cosa? E lui crede questa reazione un segno, una prova, dell'eternità? E ce l'ha in petto? Ma non ha argomenti da contribuire a questo proposito."Tu mi muovi". "Ma che cosa vuoi, Herzog?" " Ma è proprio questo il punto -un bel niente. Sono contento di essere, di essere proprio come si vuole che sia, e per tutto il tempo che potrò restarne l'inquilino."

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  • 4

    "Il suo respiro s'era fatto più libero. Il suo cuore provava una grandissima commozione a quell'orizzonte aperto: i colori fondi; il leggero odore pungente di iodio dell'Atlantico che si sollevava dal ...continue

    "Il suo respiro s'era fatto più libero. Il suo cuore provava una grandissima commozione a quell'orizzonte aperto: i colori fondi; il leggero odore pungente di iodio dell'Atlantico che si sollevava dalle erbe e dai molluschi; la sabbia bianca, fine, pesante; ma soprattutto la trasparenza verde mentre guardava il fondo pietroso intersecato di linee dorate. Mai immobile. Se la sua anima avesse potuto proiettare un riflesso così rilucente, e così intensamente tenero, avrebbe forse potuto chiedere a Dio di servirsi di lui in quella guisa. Ma sarebbe stato troppo semplice. Sarebbe stato troppo puerile. La vera sfera non è limpida come questa, ma turbolenta, adirata. Vi si recita una vasta rappresentazione umana. La morte non sta a guardare. Perciò se hai un po' di felicità nascondila. E quando il tuo cuore è colmo, chiudi anche la bocca."

    said on 

  • 5

    "Sono contento di essere, di essere proprio come si vuole che sia, e per tutto il tempo che potrò restarne l'inquilino.”

    Semplicemente uno dei capolavori del Novecento.
    La storia di Moses Herzog, professore universitario che colto dal secondo divorzio proprio mentre si trova nel mezzo del cammin di nostra vita, vede an ...continue

    Semplicemente uno dei capolavori del Novecento.
    La storia di Moses Herzog, professore universitario che colto dal secondo divorzio proprio mentre si trova nel mezzo del cammin di nostra vita, vede andare in frantumi gli equilibri sui quali credeva fosse basata la sua esistenza e si trova a riflettere su cosa è successo e perché. Herzog è simile a un naufrago che si risveglia su un’isola sperduta e vaga spaesato sulla spiaggia, alla ricerca di oggetti, frammenti e ricordi che possano aiutarlo a ricostruire quello che è successo e a pianificare un futuro che appare quanto mai incerto. Noi siamo quel naufrago, noi siamo Herzog, e il fatto che dalla pubblicazione di questo libro siano trascorsi cinquant’anni non sembra aver diradato le nebbie nelle quali ci dibattiamo, ma sembra anzi aver ingarbugliato ancor di più la matassa, conferendo – se possibile – più forza e attualità all’opera di Bellow.
    Molto interessante (dostoevskijano, quasi) è l’approfondimento psicologico della figura del protagonista, che l’autore tratteggia non mancando di sottolinearne anche le contraddizioni:
    “Che tipo era? Be', per dirla con una definizione moderna, era un narcisista; un masochista; e anacronistico. Il suo era il quadro clinico del depressivo - non grave.”
    Herzog si definisce un invidioso, un uomo non eccessivamente competitivo, generoso e un po’ immaturo, ambizioso ma cosciente di avere poco senso pratico (e, con buona pace di quanto afferma Bellow, per niente anacronistico). Il nostro eroe (o anti-eroe) è un soldato che va alla guerra consapevole che l’armamentario di cui dispone e le istruzioni che ha ricevuto sono del tutto inadeguati, eppure non può sottrarsi al combattimento.
    L’obiettivo che Herzog/Bellow/l’intellettuale moderno si pone è decisamente alto:
    “dare una nuova visione della condizione dell'uomo moderno, dimostrare come la vita possa essere vissuta rinnovando continuamente il sistema di rapporti universale; abbattere l'ultimo degli errori dei romantici sull'unicità dell'Io; correggere la vecchia ideologia faustiana dell'Occidente e indagare sul significato sociale del Nulla.”
    Per esplicitarlo l’autore sviluppa un “romanzo di idee”: il rischio dietro l’angolo è quello del patchwork, dell’inserimento cioè nella narrazione di una serie di riflessioni sugli argomenti più disparati che rischiano di compromettere la coesione dell’opera. La struttura epistolare è l’espediente escogitato da Bellow per superare brillantemente il problema.
    Cosa rappresentano le lettere che il protagonista scrive e poi non spedisce a personaggi di ogni genere ed epoca a proposito di filosofia, psicologia, matrimonio, politica, etica, costume… a proposito della vita? Sicuramente un modo di affermare delle tesi, di esporre un punto di vista. Perché non vengono spedite? Probabilmente perché sono cose che Herzog ha bisogno di dire a se stesso: è lui il destinatario di queste missive, è lui quello che deve convincersi di quanto afferma. Le lettere di Herzog rappresentano un bisogno di fare ordine, di chiarirsi almeno in parte le idee, e nel momento in cui le scrive acquistano verità.
    È anche grazie alle lettere che Herzog riuscirà faticosamente a costruirsi una specie di equilibrio, un ordine parziale, personale e probabilmente anche provvisorio, ma pur sempre un ordine, che consiste in una sostanziale constatazione e accettazione dell’ambiguità del mondo, una stabilità forse apparente ma che gli permetterà di guardare alle cose con maggiore indulgenza:
    “In tutti i modi, posso pretendere di avere una gran scelta? Mi guardo e vedo torace, cosce, piedi - una testa. Questa strana organizzazione, io lo so che morirà. E dentro - qualche cosa, qualche cosa, felicità... «Tu mi muovi.» Che scelta ti lascia? Nessuna. Qualcosa produce l'intensità, un sentimento sacro, così come gli aranci producono l'arancione, l'erba il verde, gli uccelli calore. Certi cuori sgorgano più amore, altri, pare, di meno. Significa qualche cosa? Ci sono quelli che dicono che questo prodotto dei cuori è conoscenza. «Je sens mon coeur et je connais les hommes.» Ma la sua mente si distaccò ora anche dal suo francese. Non lo potrei dire, con sicurezza. Il mio viso troppo cieco, la mia mente troppo limitata, i miei istinti troppo ristretti. Ma questa intensità, non significa niente? È una gioia idiota che fa esclamare questo animale, l'animale più singolare di tutti, che gli fa esclamare qualche cosa? E lui crede questa reazione un segno, una prova, dell'eternità? E ce l'ha in petto? Ma non ho argomenti da contribuire a questo proposito. «Tu mi muovi.» «Ma che cosa vuoi, Herzog?» «Ma è proprio questo il punto - un bel niente. Sono contento di essere, di essere proprio come si vuole che sia, e per tutto il tempo che potrò restarne l'inquilino.”

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  • 3

    Assassin en Fauteuils Roulants

    Certi libri andrebbero incastonati in lassi temporali adeguati. Laddove il tempo non sia semplicemente molto, ma di qualità. Non è stato il caso del buon Herzog: testo ricaduto in periodo caldo e trop ...continue

    Certi libri andrebbero incastonati in lassi temporali adeguati. Laddove il tempo non sia semplicemente molto, ma di qualità. Non è stato il caso del buon Herzog: testo ricaduto in periodo caldo e troppo carico di attività casalinghe, nel pieno del post trasloco e delle varie ricerche di mobili congrui.
    Eppure sento che non basta questo a giustificare una mai reale immersione nelle vicende di Moses, troppo impegnato nel massacrarsi le palle per quella troia della ex moglie, che tanto gli ha fatto male e tanto gliene fa con il suo ricordo da svilente femmina fredda ed acida. Di certo quel suo buon amico di Gersbach meriterebbe calci e pugni mirati alle parti basse, quella maledetta sorta di incrocio tra l’amico sulla sedia a rotelle di Peter e quello sulla sedia a rotelle di Scary movie (sì, quello del “posso fare anche da solo”, scena memorabile quella sì). Sì, proprio lui… solo che non andava sulla sedia a rotelle.
    La verità è forse una: che troppi personaggi ebrei americani sono stati più brillanti ed interessanti di Herzog per colpire la mia fantasia. Ed ecco che dopo 35 pagine stavo già intuendo la delusione, fino ad arrivare allo scoglio di pagina 100 oltre il quale mi son letteralmente arenato tra la voglia di leggere, quella di vedere “malattie imbarazzanti” su Real Time o quell’altra che qualcuno percepirà. Inutile dire che mi son imbattuto tra l’opzione 2 e la 4, ovvero quella inaccettabile ed inammissibile del dormire alle 11 di sera senza figli a carico e senza lavorare in autostrada a fare l’asfalto a 45 gradi al sole.

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  • 5

    "Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog".

    (E come fai a recensirlo, un libro così? Bellow va a toccare certe corde che non ti sogneresti neanche, e in una maniera tutta sua. Dietro il ...continue

    "Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog".

    (E come fai a recensirlo, un libro così? Bellow va a toccare certe corde che non ti sogneresti neanche, e in una maniera tutta sua. Dietro il personaggio di Moses Herzog si nasconde un mondo di contraddizioni, speranze, incertezze, follie, sentimenti: Herzog è tutto e l'opposto di tutto, e come personificazione di questo tutto rappresenta un po' anche noi. Herzog è un "esperto di quel dolore che vibra di sentimento" [Philip Roth, Rereading Saul Bellow], un folle che si aggira in un mondo ancora più folle, uno studioso che si divide fra genio e assurdità, fra dolori e gioie, che scappa dalle braccia di una donna in quelle di un'altra donna, che si comporta clownescamente nei momenti più seri e che cupamente risponde a quelli più leggeri, "Herzog [...] è il Leopold Bloom della letteratura americana" [ibid.] e come il Bloom joyciano sfugge completamente a quella logica letteraria che vuole i suoi protagonisti inquadrati in una sola categoria. Herzog è il personaggio che esce dal libro e che vive di vita propria, che pensa come una persona reale, e che come tale non ha alcun limite: Herzog sopravvive alla lettura del libro che lo vede protagonista, tanto che lo immaginiamo ancora seduto a una vecchia tavola, in una casa sperduta nella campagna del Massachusetts, impegnato a scrivere lettere a chiunque voglia (o non voglia) ascoltarlo, dalla ex-moglie al presidente Eisenhower, da Heidegger all'amante, dai figli alla madre defunta, da Nietzsche a Dio — che siano vivi, morti, reali o immaginari, per Herzog l'importante è colmare tutto il suo vuoto interiore, tutti i suoi dubbi, tutto il suo naufragare, con delle lettere che mai verranno imbucate né, tantomeno, riceveranno risposta).

    "In quel momento non aveva messaggi per nessuno. Nulla. Non una parola".

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  • 0

    Sig.Bellow è sempre un piacere:)

    Ritmo spezzato da incisi che sembrano foglietti di appunti presi sul libricino nero con la matitina a punta che fissa i pensieri, tutto comunque scorre adagiato sulla storia di lei di lui e gli altri ...continue

    Ritmo spezzato da incisi che sembrano foglietti di appunti presi sul libricino nero con la matitina a punta che fissa i pensieri, tutto comunque scorre adagiato sulla storia di lei di lui e gli altri che in realtà è solo il pretesto per pavoneggiarsi dall’alto del suo vasto sapere. Bella lettura.

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  • 4

    Il libro è pieno zeppo di citazioni colte, spesso le lettere che Herzog scrive sono ostiche e pesanti... ma il buon Herzog non può che suscitare il nostro affetto e tenerci compagnia mentre si mette a ...continue

    Il libro è pieno zeppo di citazioni colte, spesso le lettere che Herzog scrive sono ostiche e pesanti... ma il buon Herzog non può che suscitare il nostro affetto e tenerci compagnia mentre si mette a nudo e ci svela le proprie vicissitudini quotidiane. Bellow é un'ottima penna e ne ho apprezzato la capacità di descrivere in profondità l'animo umano e le relazioni personali, alcuni passaggi sono illuminanti. Certo ho avuto la tentazione di abbandonarlo, perché una trama vera e propria non c'è ed il ritmo è molto lento ma ne vale assolutamente la pena. Si possono anche saltare alcune lettere, non pregiudicando la lettura, oppure rileggere solo alcune pagine a caso, sicuramente qualche frase salterà fuori e sarà uno spunto positivo senza dubbio. Quando mi imbatto in libri così veri non posso mai sconsigliarli.

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  • 3

    LE LETTERE NON SPEDITE DI UN BLOGGER ANZITEMPO: UN ALTRO NOBEL CHE NON MI HA CONVINTO

    Leggo su Wikipedia che “Herzog è un romanzo di Saul Bellow, pubblicato nel 1964. È un romanzo a struttura epistolare, dove le lettere scritte dal protagonista costituiscono gran parte del testo.
    Il ro ...continue

    Leggo su Wikipedia che “Herzog è un romanzo di Saul Bellow, pubblicato nel 1964. È un romanzo a struttura epistolare, dove le lettere scritte dal protagonista costituiscono gran parte del testo.
    Il romanzo ha vinto il National Book Award nel 1965. La rivista TIME ha incluso il romanzo nella lista dei 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 al 2005.” A questo si aggiunga che l’autore Saul Bellow, che ha da poco compiuto un secolo, (Lachine, 10 giugno 1915 – Brookline, 5 aprile 2005), scrittore ebraico canadese di origini russe naturalizzato statunitense fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1976 con la motivazione "Per la comprensione umana e la sottile analisi della cultura contemporanea che sono combinate nel suo lavoro". Oltretutto l’edizione in cui l’ho letto è quella dedicata da La Repubblica ai classici del Novecento.
    Di fronte a tali e tanti riconoscimenti, come si può dire che un simile libro non ci è piaciuto? In effetti, ci sono parti che ho apprezzato e letto con piacere, ma nel complesso mi ha abbastanza annoiato, sia per l’inserimento delle lunghe lettere che questa sorta di blogger anzitempo di nome Moses Elkanah Herzog scrive un po’ a tutto il mondo, da amici e parenti a personaggi illustri del suo tempo, sia per la trama, incentrata sulla vita quotidiana di un personaggio poco attraente. Se fosse vissuto oggi, il protagonista probabilmente si sarebbe sfogato aprendo un Blog che nessuno legge o tormentando i suoi amici di Facebook con post interminabili.
    Saul Bellow è laureato in sociologia e antropologia e il suo protagonista è un professore di filosofia. Le infinite lettere non spedite sono dunque un espediente letterario per inserire riflessioni sociali nell’ambito di una trama principale che sostanzialmente descrive la vita di questo professore, due volte separato, con una figlia che non riesce a vedere, con pochi amici e molte turbe.
    Il trucchetto delle lettere però non mi piace e mi disturba. Se già la trama base mi entusiasma poco (in un romanzo le miserie e tristezze del quotidiano non le vorrei trovare, se miseria e tristezza devono esserci che abbiano almeno qualcosa di epico!), vederla interrotta per narrare le vicende di personaggi secondari o per seguire le elucubrazioni di questo professore, mi crea un notevole disturbo.
    Insomma, o si scrive un saggio di filosofia, sociologia o altro, oppure si scrive un romanzo! Non mi pare degno di un premio Nobel cercare di mescolare le cose. Questo non vuol dire che io non ami la mescolanza di generi narrativi (si veda in proposito quanto scrivo della grande capacità in tal senso di Stephen King), ma mescolare narrativa con ciò che non lo è non mi pare giusto nei confronti dei lettori.
    Con tutto ciò, non voglio comunque dire che “Herzog” sia un romanzo illeggibile e che lo collocherei in fondo alla classifica, tra quelli che ho detestato, dato che comunque ci sono descrizioni di personaggi e di episodi di tutto pregio e questo va riconosciuto. Rimango però ancora una volta deluso dalla lettura di un Premio Nobel. Ormai la delusione è sempre minore, perché Bellow non è certo il primo insignito del riconoscimento a non avermi entusiasmato (vedi per esempio Pamuk, Lessing, Munro o Modiano). Ribadisco anche qui che questo avviene perché da autori considerati dei classici o insigniti di premi di grande importanza, mi aspetto sempre dei capolavori, eppure anche i Nobel scrivono cose che alcuni editori potrebbero rifiutarsi di pubblicare se gli fossero presentate da degli sconosciuti e questo mi amareggia. E dire che è un premio vinto da grandi autori come Carducci, Kipling, Mann, Pirandello, Hesse, Gide, Eliot, Hemingway, Camus, Pasternak, Quasimodo, Steinbeck, Sartre, Becket, Marquez, Golding, Morrison, Saramago, Grass e, di recente (2012), da Mo Yan.

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  • 3

    Certo un grande libro, pieno di talento, pieno di citazioni coltissime, pieno di filosofia e religione e senso della vita. Da vero maestro l'uso della terza e della prima persona, usate con una bravur ...continue

    Certo un grande libro, pieno di talento, pieno di citazioni coltissime, pieno di filosofia e religione e senso della vita. Da vero maestro l'uso della terza e della prima persona, usate con una bravura ai limiti dell'istrionismo: non stupisce che quando uscì nel 1964 fece scalpore. Peccato però che il libro risenta non poco del tempo trascorso e risenta moltissimo del fatto che dopo sia apparso Roth.

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