Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Herzog

By

3.9
(1010)

Language:Čech | Number of Pages: 474 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Italian , German , Spanish , French , Portuguese , Hungarian

Isbn-10: 808558512X | Isbn-13: 9788085585124 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

Do you like Herzog ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Sorting by
  • 4

    Il mondo ti dice di cercare la verità in combinazioni grottesche

    In quel momento particolare il suo modo di esistere era così curioso che non poteva, lui stesso, fare a meno di accorgersene - intenso, accorato, fantastico, pericoloso, impazzito e, fino alla morte, "comico". Ce n'era abbastanza perché un uomo pregasse Iddio di liberarlo da quel grande, insos ...continue

    In quel momento particolare il suo modo di esistere era così curioso che non poteva, lui stesso, fare a meno di accorgersene - intenso, accorato, fantastico, pericoloso, impazzito e, fino alla morte, "comico". Ce n'era abbastanza perché un uomo pregasse Iddio di liberarlo da quel grande, insostenibile peso del sé e dell'evoluzione del sé, e che restituisse se stesso, esperimento fallito, alla "specie", per una cura radicale.

    Personaggio tragicomico, sognatore, strampalato, Moses Herzog è una sorta di scheggia impazzita, e come tutte le schegge impazzite destabilizza e turba le persone attorno a sé; più apre agli altri il suo vero pensiero, più mostra il suo vero sé, più viene guardato con sospetto, a volte persino con paura, o con affetto preoccupato da chi gli vuole bene. Forse è anche per questo che, fatalmente attratto da chi gli fa del male o non può capirlo, si sottrae invece da chi potrebbe avere un influsso benefico.

    Herzog vive ogni cosa appassionatamente, tra l'aspirazione al meraviglioso e la sensibilità al grottesco, che scova in ogni cosa. Ironico e assolutamente lucido, non può fare a meno di osservare e analizzare, di scandagliare ogni cosa, per lo più per puro piacere. "Ma io sono prigioniero della percezione, testimone obbligato. La realtà è troppo appassionante".

    Herzog scrive lettere in continuazione, a persone vive e morte, amate e odiate, a vecchi presidenti e a filosofi antichi o contemporanei. Le sue lettere sono desiderio di dire veramente e sinceramente gli altri e sé stesso, e quasi di cambiare la realtà e addirittura la storia, di usare il linguaggio per dire finalmente la verità e ricostruire (migliorare) singole persone e addirittura il corso delle cose.

    Intensa è la consapevolezza di sé di quest'uomo, che si guarda impietosamente, senza filtri o paraventi.
    Forse sta ammattendo, ma questa potrebbe non essere la cosa peggiore; forse è stato solo un momento di "stregoneria", da cui sa benissimo come uscire; o forse ha detto (e pensato) tutto, ha scritto tutte le sue lettere, e finalmente può sdraiarsi sul divano e smetterla con le parole, tutte.

    "Non farò più niente per recitare le singolarità della vita. Viene fatto già abbastanza bene anche senza la mia personale collaborazione."

    Un libro che ho letto in tanto tempo, che ho trovato – ancora non capisco perché - faticoso, ma entusiasmante per la forza e la potenza del suo protagonista, capostipite di tanti altri personaggi capaci di riflettere e di guardarsi con ironia, trasparenza e coscienza delle proprie debolezze, ma anche con un atteggiamento impietoso verso la stupidità e la tromboneria altrui.

    said on 

  • 4

    Il triangolo sì

    Se Roth è l'ipotenusa e Richler è uno dei cateti, Bellow è l'altro cateto di questo notevole triangolo letterario anglo-ebraico.
    Certo Roth, che innegabilmente rimane il mio preferito fra i 'jewish novelists' più gettonati, non è esattamente la somma pitagorica degli altri due, anch'essi in ...continue

    Se Roth è l'ipotenusa e Richler è uno dei cateti, Bellow è l'altro cateto di questo notevole triangolo letterario anglo-ebraico.
    Certo Roth, che innegabilmente rimane il mio preferito fra i 'jewish novelists' più gettonati, non è esattamente la somma pitagorica degli altri due, anch'essi inevitabilmente alle prese con elucubrazioni nevrotiche e tormentosi rapporti con ovviamente bellissime seduttrici, manipolatrici e fagocitatrici che si sono scelti o sono loro capitate. Non mancano ovviamente le crisi esistenziali, i conflitti identitari e le relative strategie attuate per affrontarle, quasi sempre fallimentari.
    Se amo i primi due, per la proprietà transitiva di non so che, dovrei amare anche il terzo. E difatti è così.

    Cronologicamente Bellow viene prima, ma è interprete dello stesso mondo, ed Herzog, tipo orfico [ho dovuto guardare - vuol dire 'criptico'] affetto da epistolomania, mi è risultato pazzo e simpatico fin da subito.
    La sua compulsione alla corrispondenza omnidirezionale, continua ed ossessiva, è esilarante.
    Lui pensa in modalità 'epistolare' e a me è sembrata una gran trovata.

    "Non capirò mai che cosa vogliono le donne. Che cosa diavolo vogliono. Mangiano verdura cruda, e bevono sangue umano."

    Secondo me aveva capito tutto.

    said on 

  • 4

    Bello e difficile.
    Avrò capito un terzo di questo libro.

    Si dice che fosse uno dei testi (se non IL) preferiti da Mordecai e che ne avesse preso parecchio spunto nella stesura de La versione.
    Le somiglianze ci sono, è vero; ma ciò che lega i due libri è la capacità di aver res ...continue

    Bello e difficile.
    Avrò capito un terzo di questo libro.

    Si dice che fosse uno dei testi (se non IL) preferiti da Mordecai e che ne avesse preso parecchio spunto nella stesura de La versione.
    Le somiglianze ci sono, è vero; ma ciò che lega i due libri è la capacità di aver reso vero e fami(g)liare un personaggio letterario.
    Moses, a me, già un po' manca.

    said on 

  • 5

    Pubblicato 50 anni fa, Moses Herzog è un uomo che straparla, risentito, spinto al limite del pazzoide e che sa essere divertente. «Se sono matto per me va benissimo», è così che comincia il libro. Risentito verso la sua seconda moglie, Madeleine, che l’ha tradito con il suo migliore amico, «Madel ...continue

    Pubblicato 50 anni fa, Moses Herzog è un uomo che straparla, risentito, spinto al limite del pazzoide e che sa essere divertente. «Se sono matto per me va benissimo», è così che comincia il libro. Risentito verso la sua seconda moglie, Madeleine, che l’ha tradito con il suo migliore amico, «Madeleine non era semplicemente una moglie ma un programma educativo». Dapprima Herzog sembra confinato in uno stato di solipsismo fatto di morti celebri, come Spinoza, a cui scrive abbozzi di lettere. Tutto il romanzo ha in sé, annidata tra le righe, molta poesia. È ciò che rende Herzog un romanzo ancora straordinario; cercano in molti di dirgli come vivere e lui lascia fare, «farsi rimproverare è meglio di niente. Perlomeno tiene compagnia». Verso la metà del libro (la parte migliore) si sofferma a ricordare l’incontro con Madeleine, le vicende che porteranno al tradimento, le amanti che in seguito lo salveranno, la giapponese Sono e l’attuale Ramona che lo tira su con affettuosa sensualità: «Moses! tu sei chimicamente giovane». Herzog è uomo dalla follia brillante altrimenti il libro non reggerebbe per 500 pagine. Molte elucubrazioni vengono rese digeribili dal suo spirito divagante. Pagine e pagine di vera poesia descrittiva, ecco le righe in cui si parla di Sono: «Aveva un cuore tenero, ed Herzog sapeva che se le avesse scritto di come era triste la sua vita, di sicuro si sarebbe messa a piangere. Aveva le lacrime istantanee. Le comparivano negli occhi in un modo tutto loro, senza i soliti preliminari occidentali [...] Una volta cercò di spiegarmi che la terra e i pianeti venivano risucchiati dal sole per mezzo di una stella che stava passando. Come se un cane, trovandosi a trotterellare accanto a un cespuglio, mettesse in libertà dei mondi. E in questi mondi appariva la vita, ed entro quella vita, come noi – anime. E persino creature più strane di noi, diceva. A me piaceva ascoltarla, però non la capivo molto bene».
    A Spinoza Herzog scrive: «Secondo lei i pensieri non casualmente collegati sono fonte di dolore. Trovo che risponda effettivamente a verità. L’associazione libera, quando l’intelletto è passivo, è una forma di schiavitù. O meglio, in quelle circostanze è possibile qualsiasi forma di schiavitù. Le può interessare sapere che nel ventesimo secolo si crede che l’associazione libera riveli i più profondi segreti della psiche».

    said on 

  • 0

    La mia ignoranza mi diverte molto (cit.); nulla sapevo di questo autore di origine ebraica vincitore del premio nobel e noto a Potok. Fortunatamente ho colmato una lacuna e mi sono impegnata in una lettura non facile che incrocia Faulkner, Celine, Bukowski.. uno strano incontro/scontro tra Europa ...continue

    La mia ignoranza mi diverte molto (cit.); nulla sapevo di questo autore di origine ebraica vincitore del premio nobel e noto a Potok. Fortunatamente ho colmato una lacuna e mi sono impegnata in una lettura non facile che incrocia Faulkner, Celine, Bukowski.. uno strano incontro/scontro tra Europa e America.
    Certo molto interessante, ci si lascia coinvolgere dalle vicissitudini e dai deliri lucidi e razionalmente cinici di Moses Herzog..ma il troppo stroppia; le sue lettere...dio mio! Lunghe lunghe digressioni che Bellow poteva tranquillamente risparmiarsi.

    said on 

  • 3

    Non ci ho messo davvero così tanto a leggerlo, è che l'ho mollato più volte. Non sono mai riuscito a decollare veramente, con la lettura. Non è un brutto libro, soprattutto quando succedono cose (o vengono spiegate cose successe), più che in tutte le pippe mentali e nelle lettere. Ho letto tanto ...continue

    Non ci ho messo davvero così tanto a leggerlo, è che l'ho mollato più volte. Non sono mai riuscito a decollare veramente, con la lettura. Non è un brutto libro, soprattutto quando succedono cose (o vengono spiegate cose successe), più che in tutte le pippe mentali e nelle lettere. Ho letto tanto Roth e nella "bella logorrea" lui è imbattibile. Quando mi capita letteratura simile, pure se (come in questo caso) antecedente, non posso esimermi dal confronto. E credo lo perda più o meno chiunque.

    said on 

  • 3

    Ah Herzog, Herzog, tu parli troppo, scrivi troppo, ti avviti, ti contorci.
    Dipendi e ti appendi, ti indigni e ti impigli, mi induci sbadigli.

    Quale fosse il problema si era capito subito, la soluzione la capisti troppo tardi. Bastava un po’ di sana solitudine, silenzio.
    Silenzi ...continue

    Ah Herzog, Herzog, tu parli troppo, scrivi troppo, ti avviti, ti contorci.
    Dipendi e ti appendi, ti indigni e ti impigli, mi induci sbadigli.

    Quale fosse il problema si era capito subito, la soluzione la capisti troppo tardi. Bastava un po’ di sana solitudine, silenzio.
    Silenzio, e molte pagine in meno.

    said on 

  • 4

    Non trovo facile parlare di questo libro, per cui comincio col dire che ho impiegato diverso tempo per finirlo (tre settimane per 400 pagine)... All’inizio questo mi ha irritato un po’: sebbene non mi piaccia correre, ho bisogno di un dare un certo ritmo alla mia lettura per potermi sentire coinv ...continue

    Non trovo facile parlare di questo libro, per cui comincio col dire che ho impiegato diverso tempo per finirlo (tre settimane per 400 pagine)... All’inizio questo mi ha irritato un po’: sebbene non mi piaccia correre, ho bisogno di un dare un certo ritmo alla mia lettura per potermi sentire coinvolta (come il contrario: la velocità con cui leggo è di solito direttamente proporzionale al mio coinvolgimento)...
    Andando avanti, però, mi sono resa conto che questo è un tipo di libro che ha bisogno di tempo, concentrazione (alcuni pezzi sono veri piccoli saggi) e persino... “meditazione”. Di contro ha che non suscita un “piacere immediato”, sia perché – sviluppandosi su un piano soprattutto cerebrale – richiede un certo impegno, sia perché la prosa di Bellow sembra non offrire nulla di “accattivante”: una trama scarna che di fatto non decolla mai; numerosi riferimenti, filosofici, ideologici e politici che non scendono a compromessi con la cultura generale di un “lettore medio” (come io mi ritengo); nessuna facile presa sull’emotività o sulla possibilità di immedesimazione col protagonista...
    Detto così sembra che non mi sia piaciuto e che non lo consigli, ma chiaramente non è così.... anzi! Quello che credo è che sia un libro intenso, capace di far riflettere, ma a cui – proprio per questo – occorre saper dare il giusto peso, e “fiducia” fino alla fine.

    Herzog è un uomo fallito che si interroga sui mali della sua epoca e sul senso della propria (in)felicità. Alla disperata ricerca di questo senso, egli scrive continue lettere (apparentemente senza alcun filo logico e saltando da un interlocutore all’altro) nelle quali interroga e si interroga, denuncia, chiede perdono, e soprattutto riversa la propria irrefrenabile voglia di vivere e di capire, quell’energica determinazione che non è assolutamente in grado di applicare alla sua “vita vera”. Se dovessimo giudicare il protagonista dalle sue azioni, dai dialoghi con gli altri personaggi, lo considereremmo non solo inetto, ma persino un po’ “svitato”, del tutto incapace di affermare non solo il proprio valore, ma anche il proprio pensiero, la propria coscienza. Attraverso le lettere che egli scrive a se stesso (chi altri può essere, infatti, il vero destinatario delle sue missive?), invece, si rivela tutta un'altra personalità: un intellettuale di altissimo livello, disincantato e acuto osservatore del mondo che lo circonda.

    Molti passaggi tratti da queste lettere sono davvero profondi, ricchi di spunti interessanti e mai scontati (penso ad esempio all’irriducibile conflitto fra coscienza individuale e società di massa, uno dei temi più ricorrenti nelle riflessioni del protagonista) e – ripeto – a renderli ancora più “speciali” c’è la volontà di Herzog (alias Bellow) di non cercare alcuna facile seduzione letteraria, alcuna condiscendenza verso noi lettori.

    Credo che il miglior altro commento che possa fare sia riportare alcuni dei numerosissimi passaggi che ho sottolineato durante la lettura:

    - Il problema dell’esperienza umana banale è il problema principale dei secoli moderni (...). La forza della virtù o delle capacità spirituali dell’uomo misurata sulla sua esistenza banale.

    - A dire la verità, non mi era mai andata così bene, scrisse. Ma mi mancava la forza di carattere per sopportare una tale gioia. E quello non era certo uno scherzo. Quando il petto di un uomo è come una gabbia da cui siano volati via tutti gli uccelli –egli è libero, leggero. E brama che i suoi avvoltoi tornino di nuovo a lui. Vuole le sue lotte di sempre, le sue fatiche senza nome, vuote, la sua ira, le sue afflizioni e i suoi peccati.

    - Ma la riluttanza a causare dolore accoppiata alla necessità di divorare... ne risulta un trucchetto tipicamente umano, che consiste nell’ammettere e nel negare il male al tempo stesso. Nell’avere una vita umana e anche disumana. Anzi, nell’avere tutto (...). Mordere, inghiottire. E allo stesso tempo aver compassione del proprio cibo. Avere sentimento. E allo stesso tempo comportarsi brutalmente.

    - Perché devo essere un tipo così angosciato, palpitante... Ma lo sono. Lo sono, e ai cani vecchi non si può più insegnare. Io sono come sono, e continuerò a essere come sono. E perché reprimersi? Il mio equilibrio nasce dall’instabilità. Non dall’organizzazione, o dal coraggio, come per altra gente. È duro, ma è così.

    said on 

Sorting by