High Life vol.1

Voto medio di 3
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Ha scritto il 22/01/13
Devo proprio aggiungerlo. 4 numeri dei primi anni Novanta, poi stroncato, credo, per le poche vendite (costava 5000 lire: un botto). Ladies comic ante litteram, decadente, torbido e naif, con fratello e sorella incestuosi che condividono gli amanti, ...Continua
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Ha scritto il 23/06/09
“I suoi capelli rosso sangue si erano impigliati in me […] i loro lacci più sottili si erano avvolti intorno al mio cuore” (Klimt)

La forte componente erotica, la ricerca della sensualità sia formale sia istintiva, il gusto per la dimensione on

La forte componente erotica, la ricerca della sensualità sia formale sia istintiva, il gusto per la dimensione onirico-liberatrice sono tra le prime componenti a balzare all’occhio del lettore. Milk Morizono compie in “High Life” un importante passaggio di affinamento di stile e di linguaggio, inizia a sperimentare nuove tecniche di descrizione dell’amore e del desiderio.
Questa volta si affida ai processi disinibitori del sogno erotico: i personaggi si muovono in una dimensione che ricorda un iter onirico finalizzato alla scoperta del piacere, alla rinuncia del peso formale della morale, una sorta di antologia freudiana , che gioca sulla dicotomia tra l’estasi e la sofferenza, tra il piacere e il dolore, imprescindibilmente legati tra loro in una alchimia decadente e affascinante.

High life non è certo l’opera migliore della Morizono, né tantomeno l’opera più popolare in madrepatria, eppure è una interessante opera di formazione, in cui il lettore potrà trovare i primi esercizi di stile che apprezzerà in seguito in opere più celebri e più riuscite.

La Morizono, a differenza di molte altre colleghe, descrive una sensualità volutamente non realistica. Ciò che a lei interessa non è la verosimiglianza degli eventi, quanto piuttosto il compiacimento estetico e psicologico della lettrice.
I suoi personaggi sono istintivi e passionali, la comunicazione avviene per fasi istintive e prelogiche. Gli approcci sono prettamente fisici, subordinati a lunghi giochi di sguardi, di complicità, di seduzione, aggiunti ad un tocco (molto nipponico, peraltro) di morbosa e decadente psicologia.
Sayako e Yoshimaro sono due fratelli, rappresentano l’ambivalenza sessuale, e sono tratteggiati secondo i canoni formali della bellezza fatale. Sayako è la donna ritratta sulla figura delle dee klimtiane, “l’essere elementare, magicamente legato ai segreti della natura”: ha lunghi capelli biondi, un corpo leggiadro e sfuggente, occhi spioventi e dal taglio lungo. Una sorta di effimera divinità, che potrebbe sparire da un momento all’altro, che sembra donare l’estasi per il suo compiacimento.
I due fratelli sono ritratti come una trappola carnale e psicologica, alla quale non è possibile sottrarsi. Due figure permeate di torbido fascino e di mistero.

Il viaggio che Milk Morizono disegna non va interpretato in chiave razionale, bisogna essere pronti ad accettare il suo patto narrativo, per godere di un racconto a tratti persino divertente nei suoi clichè ma estremamente nuovo nel campo dei ladies comics anni 80 (ed è innegabile l’influenza che le sue opere avranno in seguito persino negli shoujo manga scolastici, che negli anni 90 inizieranno ad esplorare in modo esplicito - e a volte, purtroppo, in modo grottesco e caricaturale - le fantasie delle lettrici, nel filone dello 'smut').

Graficamente, “High life” presenta una formazione grafica in gran parte debitrice della scuola Shogakukan degli anni 80, quella scuola che formerà stilisticamente autrici come Fuyumi Souryo o Keiko Ichiguchi (per citare due esempi noti al pubblico italiano), che condividono con la Morizono le medesime figure slanciate e filiformi, i visi allungati dai tratti angelici e quasi eterei. Ciascuna autrice nel tempo maturerà uno stile personale, svincolato dalle loro opere di formazione, ma per la Morizono il debito con la Shogakukan resterà spesso tangibile persino nelle opere più recenti, nelle quali comunque è riscontrabile la medesima cura e l’attenzione per i dettagli presenti nelle prime pubblicazioni, e quel tratto realistico e marcato molto raro nel campo di queste produzioni. Tratto che dà il meglio di sé nelle affascinanti pin up di apertura ai capitoli, che raffigurano modelli dai tratti tipicamente occidentali, ai quali probabilmente ha “rubato” i tratti nella costruzione dei vari personaggi che dominano la scena.

La lettura di questa opera potrebbe deludere il lettore moderno; svezzato dai ladies comics più graffianti e incisivi degli ultimi anni, o al contrario abituato allo smut più divertente e dissacratorio, High Life potrebbe presentarsi come un’opera insulsa o peggio ancora, ridicola. Non bisogna però dimenticare la funzione trainante che ha avuto questo manga per la formazione di nuove concezioni narrative, e neanche l’innovativa personalità di Milk Morizono nel mondo dei manga: una figura femminile disinibita e liberale, che ha reso pubbliche le sue immagini, protagonista di rubriche su vari magazines e spettacoli televisivi; un interessante esempio di emancipazione e di femminismo divertito, che si è resa nota in patria per titoli come “Bondage fantasy” o “Hong Kong Yuugi”, con copertine inusuali e provocanti, con un tratto realistico e attento, e con una visione della sessualità aperta alle sperimentazioni e alle nuove tendenze, vero marchio di fabbrica di questa curiosa personalità.

L’EDIZIONE ITALIANA

L’edizione nostrana di High life suscita qualche curiosità… partendo con ordine, potrebbe sembrare strano ai più la scelta editoriale della Play Press (specializzata, almeno agli esordi, in pubblicazioni di carattere erotico - non solo in campo manga) di pubblicare in Italia, nel lontano 1995, uno shoujo manga/ ladies comic, genere allora non troppo fortunato, evitato come la peste dalla maggioranza delle case editrici.

High life presenta un ulteriore elemento di svantaggio: non parla agli abituali lettori di manga, si classifica da subito come lettura riservata ai maggiorenni (tagliando via un’ulteriore fetta di utenza) e, cosa ancora più paradossale, ha vari elementi che - almeno ad un primo impatto – possono allontanare lo stesso pubblico a cui è originariamente rivolto, quello delle ladies, appunto.
Questo per via dell’impatto grafico dell’edizione. Il formato è decisamente grande, molto più persino delle originali edizioni Shodensha. La rilegatura opta per lo spillato, preferendolo alla brossura (formato preferenziale per i manga). Inoltre, la foliazione: l’edizione nostrana pubblica in monografico i singoli capitoli, 64 pagine per volume, per di più ad un prezzo piuttosto proibitivo, 5.000£. Vero colpo di grazia però sono le copertine (rispettose però della originale edizione nipponica, talmente fedeli da riproporsi ciclicamente per ciascun volume, modificando soltanto il colore della cornice alla fotografia).

Le scelte della casa editrice esaltano quindi proprio gli elementi di svantaggio di quella che potrebbe rivelarsi una scelta editoriale rischiosa, trasformando inoltre High life in un fumetto erotico, diretto ad un pubblico maschile e non necessariamente abituato ai manga. In appendice ai vari volumi della nostra edizione, chiudono la terza di copertina pubblicità di manga porno-erotici della medesima casa editrice, e persino numeri hot per call center piuttosto ambigui…se si tratti di una scelta compromissoria per la diffusione di un genere ingiustamente ignorato, o se sia l’ennesimo tentativo di “far soldi” degli editori affacciatisi sul fenomeno Giappone, purtroppo non ci è dato saperlo…ciò che possiamo dire è che l’edizione è, complessivamente, di buona qualità.

La carta patinata, la stampa sempre piuttosto buona, l’adattamento grafico potrebbe far sorridere gli attuali manga fan abituati ai miracoli del digitale, ma denuncia un impegno e un lodevole interesse al rispetto dell’edizione originale, con dettagli -come le retinature corrispondenti alle onomatopee - ridisegnati per l’occasione (con risultati spesso posticci e goffi, ahimè, ma sempre privi delle contestate “pecette”) e con una buona trascrizione dei nomi e dei numeri presenti sulle tavole (ricordiamo che High life è pubblicato in edizione “ribaltata” rispetto all’originale).

Senza dimenticare una succosa intervista, completa di fotografie, che adorna in apertura il primo numero della serie. Insomma, nel complesso, un’edizione interessante, con i suoi alti e bassi, ma che non deve far dimenticare al lettore che la quantità di shoujo manga che affolla le nostre librerie è una diretta conseguenza di piccoli, incerti passi mossi più di dieci anni fa dalla nostra editoria verso un genere nuovo e potenzialmente rischioso, decidendo a volte di non puntare su titoli di sicuro richiamo o di blasonate case editrici, ma esplorando anche un interessante sottobosco di autori e di situazioni. Una scelta che ha gradualmente portato in Italia importanti personalità, come la Okano, o la Anno, appoggiandosi non più alle sole major editoriali, ma aprendosi anche a tante interessanti sperimentazioni. ...Continua


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