Higiene del Asesino

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Publisher: Circe

3.7
(2961)

Language: Español | Number of Pages: 184 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Italian , German , Catalan , Dutch , English , Portuguese

Isbn-10: 8477651205 | Isbn-13: 9788477651208 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
Al anciano Prétrextat Tach, premio Nobel de Literatura y acérrimo enemigo de las entrevistas, sólo le quedan dos meses de vida. Al hacerse pública la noticia de su próximo fallecimiento, periodistas de todo el mundo solicitan un encuentro con el novelista. Sólo cinco lograrán su propósito.
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    Vale, un libro corto y entretenido pero bien pasable. Había leído críticas de gente que vamos, lo ponía por las nubes y nada más lejos de la realidad, calificar así este libro es de haber leído muy po ...continue

    Vale, un libro corto y entretenido pero bien pasable. Había leído críticas de gente que vamos, lo ponía por las nubes y nada más lejos de la realidad, calificar así este libro es de haber leído muy poco.
    Lo dicho, un libro para pasar un ratillo pero que no te va a dejar marca.

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  • 4

    Aggressivo e inquietante, ironico e dissacrante, mistero e intrigo si svelano con grazia perfida, è arzigogolato il finale, è un romanzo lucido, schietto e crudo. La storia verte molto sui dialoghi, s ...continue

    Aggressivo e inquietante, ironico e dissacrante, mistero e intrigo si svelano con grazia perfida, è arzigogolato il finale, è un romanzo lucido, schietto e crudo. La storia verte molto sui dialoghi, su delle interviste che rivelano essere un pretesto per far emergere un segreto, sepolto molti anni prima… L'A. restituisce una morale sul valore della lettura e degli scritti, condannando un'epoca e rimanendo valido anche nella successiva. Un piccolo gioiello di retorica, un esercizio di stile!

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  • 1

    S’io fossi Nina

    “Da quando dagli atomi a caso
    fu generata questa cosa che chiamiamo mondo”

    banalità (recitata in testa o in coda, non ricordo, al suo “Jekill e mister Hyde” da Albertazzi, uomo e autore banale peral ...continue

    “Da quando dagli atomi a caso
    fu generata questa cosa che chiamiamo mondo”

    banalità (recitata in testa o in coda, non ricordo, al suo “Jekill e mister Hyde” da Albertazzi, uomo e autore banale peraltro) che mi frulla in testa da stamattina in tandem con “perculamento”, superneologismo della mia amica anobina, da quando ho pensato di scrivere di questo libello che il caso (il cerchio si chiude e la frammentazione schizofrenica svanisce) ha voluto lei avesse letto e commentato quando a me era stato appena affibbiato in una sfida, e ero ancora ancora alle prese con” Nothomb chi era costei?”, e le sue foto da dark lady sul web, da sembrarmi una che con la perculatio (traduco. Non resisto allo sfoggio di aulicismi!) non ci andava leggera.
    (Respirate. Il periodo è finito ma per quanto lo rilegga, non ho trovo un punto, dove metterci un punto.)
    Sposo tutto il già detto dalla mia amica. Perculamento in primis.
    Perculatio palese: erudizione (è Voltaire e Diderot, Celine e Queneau) impastata in polpettine di sarde, roba mainstream, perché la grande cuisine la fanno gli ingredienti di prima qualità!
    E quando l’ho finito (protesto: gli ebook fanno schifo e non valgono i sei euro che spensieratamente paghi per quell’impaginamento a pene di cane! ) l’Amelie mi ha fatto pena.
    Si affida nelle mani di Nina (l’ultima dei giornalisti ad avere il privilegio dell’intervista con l’ottuagenario terminale genio della letteratura). E quella scema superficiale non riesce a sfuggire al controllo della narratrice, e non fa l’unica cosa che la Nothomb aveva bisogno facesse: indagare su di lei, Amelie, la povera bambina che non sarebbe voluta diventare donna e che in quel primo sangue mestruale aveva visto l’opera di Nosferatu per trasformarla in non morta, nientemeno!
    Se fossi stata Nina avrei smascherato Prétextat Tacht, (trucco da premio a Tale e Quale Show), scrittore obeso da far schifo ad ogni anoressica che si rispetti come Ameliè, vecchio in menopausa di ispirazione da trent’anni, immeritato premio nobel per libri non letti da nessuno (i lettori rana, mamma mia che metafora! Ho il brivido caldo!) ma andati a ruba.
    Se fossi stata Nina, con il mio vero malo carattere a differenza del finto suo, le avrei detto, con una smorfietta di sprezzo, di farla finita con la perculatio (e l’autoperculatio soprattutto), chè di bambine così – quelle che negano il menarca per anni, vanno in giro con i calzini gettando le calze lunghe nella pattumiera, fasciandosi il seno e facendo le babbe se si parla di ciclo - ce ne sono milioni al mondo e non tritano i cabbasisi con pseudo letteratura (più che meta letteratura, come si picca di fare la tipa. Non è che sia impossibile: Leopardi era gobbo ma non tutti i gobbi scrivono l’Infinito.) Se fossi stata Nina l’avrei portata da un buon terapista, lei e la sua autobiografia mascherata (quante ne leggono quei poveretti prima di finire essi stessi in manicomio).
    Non sono Nina o meglio, lei non è me: scrivo scarso ma leggo pregiato. Una stellina una*

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  • 2

    Se fossi una (…. a piacere) potrei fare un commento fighissimo: innanzitutto copincollerei tre o quattro passaggi ad effetto (quello sui lettori rana in cima); sottolineerei la contaminazione s ...continue

    Se fossi una (…. a piacere) potrei fare un commento fighissimo: innanzitutto copincollerei tre o quattro passaggi ad effetto (quello sui lettori rana in cima); sottolineerei la contaminazione simpatetica dei personaggi, tale da attuare un completo ribaltamento di ruolo tra la giovane giornalista e il vecchio scrittore assassino morituro; lancerei tre o quattro argute riflessioni sull’aspetto metaletterario del romanzo - Nobel/Lettori/Scrittura/Lettura-, esalterei la struttura completamente dialogica del testo che lo rende simile ad una performance teatrale, intrecciando così realtà/finzione/inganno/rappresentazione/poropopò etc etc.

    Invece sono una (…. a piacere) e non posso esimermi dall’esprimere profondissimi irritazione e fastidio, sensazioni che hanno prevalso su qualunque altra considerazione.
    Irritazione per la detestabilità dei protagonisti (Nina e gli altri giornalisti sempre, nel finale il lardone), fastidio per una strisciante saccenteria, irritazione e fastidio per l’abnorme irrealtà dei contenuti – non surrealtà, che è altra cosa – , irritazione e fastidio al quadrato per la sensazione di perculamento che mi si è appiccicata appena letta l’ultima pagina.

    Sono inzallanuta.
    Non dimentico solo i libri che leggo, ma anche qual è il mio spazzolino.
    Non farò alcun dramma quando dimenticherò Igiene dell’assassino.

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  • 5

    Racconto geniale che si legge molto volentieri tutto d'un fiato (nello specifico in una notte, valeva decisamente la pena avere un po' più di occhiaie il mattino successivo!). Meravigliosamente sorpre ...continue

    Racconto geniale che si legge molto volentieri tutto d'un fiato (nello specifico in una notte, valeva decisamente la pena avere un po' più di occhiaie il mattino successivo!). Meravigliosamente sorprendenti le trovate narrative, squisitamente terribili a pensarci bene.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Fantastico, una volta che inizi a leggere non potresti mai smettere, sono riuscito a finirlo tutto di un fiato.
    Riporto una parte della trama:

    Il premio Nobel per la letteratura Prétextat Tach è affe
    ...continue

    Fantastico, una volta che inizi a leggere non potresti mai smettere, sono riuscito a finirlo tutto di un fiato.
    Riporto una parte della trama:

    Il premio Nobel per la letteratura Prétextat Tach è affetto dalla rarissima "sindrome di Elzenveiverplatz", un cancro alle cartilagini (il nome è inventato dall'autrice) che gli lascia solo due mesi di vita. La stampa di tutto il mondo implora un'intervista con lo scrittore, recluso da anni. Il segretario di Tach fissa un incontro al giorno: quattro giornalisti si succedono dal 14 al 17 gennaio 1991, nei giorni in cui scade l'ultimatum per la prima guerra del Golfo. Dagli incontri emerge uno scrittore misogino, cinico, intollerante e provocatore; accolto in una stanza buia, il giornalista è messo fin da principio a disagio ed è in breve tempo distrutto dalla dialettica sadica e spietata del premio Nobel.

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  • 4

    Al vetriolo

    Lo stile, assolutamente caustico, che contraddistingue la Nothomb è incomparabile, unico nel suo genere. Le arguzie si sprecano, l'originalità domina incontrastata dall'inizio alla fine. Unica pecca i ...continue

    Lo stile, assolutamente caustico, che contraddistingue la Nothomb è incomparabile, unico nel suo genere. Le arguzie si sprecano, l'originalità domina incontrastata dall'inizio alla fine. Unica pecca il finale, gravemente collusivo.

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  • 2

    Sembrava un libro

    Per otto pagine, a circa tre quarti del libro, ho pensato che Amelie Notomb avesse scritto qualcosa di interessante. Poi, alla nona pagina, sono ripiombata in una melassa noiosa e scontata.

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  • 2

    Non so perchè Amelie abbia scritto questo romanzo. Se dietro alla trama si possa leggere anche una nota polemica per come vengono assegnati i premi letterari, ad esempio il Nobel, per come è il mondo ...continue

    Non so perchè Amelie abbia scritto questo romanzo. Se dietro alla trama si possa leggere anche una nota polemica per come vengono assegnati i premi letterari, ad esempio il Nobel, per come è il mondo della letteratura e del giornalismo e della critica letteraria, per come spesso la gente non legge i libri che si vanta di conoscere, soprattutto chi si muove in certi ambienti (letterari).
    Il suo premio Nobel, il protagonista della storia, tronfio e antipatico ottuagenario, è certamente un tipo improbabile. Improbabile come Nobel per il suo cinismo, perchè se un difetto bisogna trovarlo al Nobel, è che spesso (o così mi pare) è assegnato non solo in base al merito letterario ma anche allo spessore dell'autore, sulla cui unità di misura si potrebbe trovare da discutere.
    Il romanzo è un ibrido tra braccio di ferro di intelligenze a tavolino e favola di Peter Pan e Wendy, con i soliti ragazzini che non vogliono crescere ( se non di peso) compreso il nostro Nobel, ottuagenario ma adolescente o preadolescente di testa benchè cinico.
    Dal punto di vista stilistico a me questo romanzo non piace molto per il dialogo così serrato, solo dialogo e troppo serrato. Troppo ping pong. Preferisco che ci sia un po' di respiro, di luce come in Stupore e tremori che mi sembra molto, molto superiore come qualità letteraria.
    Anche il contenuto è un po' così, un interessante esercizio di fraseggio, tanto per non essere troppo volgari. Certo, una donna intelligente come Amelie, si legge sempre volentieri.
    Interessante il consiglio agli scrittori su come diventare un classico della letteratura, per chi voglia seguirlo.

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  • 4

    Esordio di Amélie Nothomb, un romanzo che usa come forma di scrittura preponderante il dialogo. Protagonista di quest'opera è il premio nobel per la letteratura Prétextat Tach, il quale, prossimo orma ...continue

    Esordio di Amélie Nothomb, un romanzo che usa come forma di scrittura preponderante il dialogo. Protagonista di quest'opera è il premio nobel per la letteratura Prétextat Tach, il quale, prossimo ormai alla morte, partecipa ad una serie di interviste. Prétextat Tach è un misantropo, un genio, un cinico, che non risparmierà insulti e realtà crude e nauseabonde a tutti i giornalisti che si presenteranno davanti a lui. Una nota negativa di questo romanzo è, a parer mio, il finale; sembra messo lì giusto per concludere la storia, ma non è stato particolarmente entusiasmante, forse mi aspettavo di più.

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