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Hip-hop-rock 1985-2008

Di

Editore: Isbn edizioni

3.9
(54)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 470 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8876381058 | Isbn-13: 9788876381058 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Michele Piumini

Genere: Musica

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Descrizione del libro
1985-2008: la sperimentazione della musica popolare continua. Che cos’hanno in comune Sonic Youth e 50 Cent, Public Enemy e Nirvana, The Smiths e Missy Elliott, Arctic Monkeys e LL Cool J, Radiohead e Snoop Dogg? Apparentemente niente?
Hip-hop-rock, seguito ideale di Post-punk 1978-1984, è il racconto di quella linea di confine così mobile e tumultuosa tra musica «nera» e musica «bianca», l’incontro, lo scontro e la passione tra il rock underground e il rap dei ghetti. Attraverso articoli, saggi, interviste, e recensioni da oltre vent’anni di carriera, Simon Reynolds traccia un monumentale e capillare resoconto del rapporto tra due mondi che si evolvono solo quando dialogano: l’enciclopedia della musica pop contemporanea più fica, appassionante e aggiornata che vi sia mai capitato di avere tra le mani.

l'autore

Simon Reynolds è il più grande critico musicale vivente.
Nato a Londra nel 1963, ha collaborato, tra l’altro, con il New York Times, Village Voice, Spin, Guardian, Rolling Stone, Observer, Wire, Uncut. Nel 2006 Isbn ha pubblicato il suo Post-punk 1978-1984.
Il suo blog è blissout.blogspot.com

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  • 3

    Altalenante

    Ognuno troverà materiale interessante in base alle preferenze musicali personali, nel complesso l'ho trovato altalenante appunto, ma forse dipende solo dal fatto che ho scarso interesse per certe scene trattate.

    ha scritto il 

  • 4

    seguito ideale di "Post-punk". Simon Reynolds, uno dei critici musicali più in gamba in circolazione, qui analizza le incursioni della musica nera in quella rock/pop e viceversa. Grazie a questo libro ho approfondito la scena dance/rave inglese anni 90, di cui conoscevo poco o nulla. In più, fant ...continua

    seguito ideale di "Post-punk". Simon Reynolds, uno dei critici musicali più in gamba in circolazione, qui analizza le incursioni della musica nera in quella rock/pop e viceversa. Grazie a questo libro ho approfondito la scena dance/rave inglese anni 90, di cui conoscevo poco o nulla. In più, fantastiche interviste a Dinosaur Jr. e Pixies, solo per citarne un paio.

    ha scritto il 

  • 4

    vent'anni di critica pop

    "Evviva la cultura media! O almeno la cultura media superiore (Radiohead, Björk, Chemical Brothers, David Bowie, Kate Bush, ecc.), da non confondersi con la cultura media inferiore, cioè i Coldplay".

    ha scritto il 

  • 4

    "Hip-hop-rock" di Simon Raynolds

    Ci ho messo una vita a leggere questo libro. Un po' perché per sua stessa natura (una raccolta degli articoli scritti da Simon Reynolds tra il 1985 e il 2008) non è esattamente una lettura scorrevole, ma più che altro perché con Simon Raynolds ho da sempre un rapporto abbastanza conflittuale. Da ...continua

    Ci ho messo una vita a leggere questo libro. Un po' perché per sua stessa natura (una raccolta degli articoli scritti da Simon Reynolds tra il 1985 e il 2008) non è esattamente una lettura scorrevole, ma più che altro perché con Simon Raynolds ho da sempre un rapporto abbastanza conflittuale. Da un lato non faccio fatica a riconoscere il suo ruolo di critico musicale, preparatissimo, lucido e sempre efficace, dall'altro sono sempre accompagnato dalla sensazione, leggendolo, che i suoi ragionamenti girino intorno a dei punti fermi spesso e volentieri del tutto discutibili.
    Il suo libro precedente, ad esempio, incentato sul post-punk, era senza dubbio un compendio completo, approfondito e ragionato di ciò che di meglio la musica pop ha offerto tra il 1978 e il 1984. In quel caso tanto gli artisti che il tono organico dell'opera (un testo vero e proprio e non una raccolta di articoli) facevano passare in secondo piano una serie di concetti posti compe premessa oggettiva che a ben guardare di oggettivo avevano ben poco. A cominciare dalla sbrigativa e spesso confusa opinione sul periodo punk: un necessario, inevitabile e fondamentale momento di rottura con il passato o un reazionario ritorno al rock n' roll delle origini? Lì Reynolds sosteneva con disinvoltura entrambe le tesi, finendo anche per cadere in bizzarre conclusioni, come la continua e altrimenti inspiegabile sottovalutazione (al limite della cancellazione storica) di una band partita dal punk e arrivata parecchio oltre come i Clash.
    In "Hip-hop-rock" questa fastidiosa sensazione si ripete, più accentuata dal fatto che gli articoli sono parecchio eterogenei tra loro, tanto per forma che per soggetti di volta in volta trattati. In particolare la lettura inizia ad appesantirsi con i testi scritti a metà degli anni '90 e si fa sempre più difficile con l'avvicinarsi dei tempi più recenti. Non che gli articoli siano scritti male, anzi Raynolds non perde mai le sue straordinarie capacità di scrittore e recensore musicale. Solo ad un certo punto entra in campo l'elettronica, in particolare quella del mondo post-rave, in particolare quella nata e cresciuta in Inghilterra, e improvvisamente quella diventa l'unica musica che conta, l'unico metro di paragone per ogni cosa, l'unica cosa interessante di cui parlare. Con esiti che farebbero sorridere se non fossero alla lunga davvero stancanti: in almeno tutta la seconda metà del libro diventa quasi impossibile leggere un articolo che ad un certo punto non citi cose come "jungle", "garage" o "UK garage", "2-step", "grime", "post-rave". Che sono tutti fenomeni musicali interessanti, intendiamoci, ma non sono esattamente la sola e unica cosa interessante capitata alla musica negli ultimi vent'anni. Anzi sono fenomeni forse più interessanti se visti da una prospettiva extra-musicale, più vicina alla sociologia.
    Ora Simon Raynolds sembra ritornato all'ovile e sembra abbia ripreso a scrivere della musica "indie" che tanto ha voluto considerare trascurabile e poco significativa nelle pagine di "Hip.hop-rock". Sarà perché i suoi amati generi si sono rivelati uno dopo l'altro incapaci di durare più di un paio di stagioni per poi scomparire diventando copie sbiadite di se stessi (con l'eccezione, forse, del dubstep che però Raynolds considerava "troppo erudito").
    Resta il fatto che Raynolds, messe da parte le sue fissazioni eccessive e soggettive, è uno dei migliori critici musicali viventi e le sue pagine valgono in ogni caso la pena di essere lette.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro non per tutti... l'ho trovato impegnativo, ma alla fine la fatica e' stata ripagata.


    In certi momenti e' stato quasi come leggere un libro di letteratura delle superiori, solo che al posto dei vari Dante, Foscolo e il futurismo, potevi trovare gli Smiths, Thom Yorke e il reggae. ...continua

    Un libro non per tutti... l'ho trovato impegnativo, ma alla fine la fatica e' stata ripagata.

    In certi momenti e' stato quasi come leggere un libro di letteratura delle superiori, solo che al posto dei vari Dante, Foscolo e il futurismo, potevi trovare gli Smiths, Thom Yorke e il reggae.

    Devo dire che molti artisti e diversi generi musicali, che troviamo in questo libro, erano (ed in pratica rimangono) per me sconosciuti. Ed e' forse questo che ha reso la mia lettura in certi momenti piu' pesante.

    Reynolds con la sua serie di articoli ci accompagna in 20 anni di musica, nei quali il leit motiv e' che la musica bianca arranca dietro la musica nera.
    Lui e' uno dei critici musicali piu' affermati al mondo, quindi non lo discuto, ma io questa cosa non l'avevo mai notata... forse sono troppo "chiuso" nel mio universo rock! :-)

    Ad ogni modo credo che questo testo possa essere un ottimo riferimento, un punto di partenza per ulteriori approfondimenti, per esplorare il variegato mondo della musica dell'ultimo ventennio!

    Buona lettura!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Bring the noise

    Un commento veloce: questo libro è un must per chiunque voglia capire l'evoluzione della musica dalla fine degli anni '80 ad oggi. Si può leggere saltando qua e là (è praticamente una raccolta degli articoli dell'autore ordinata per anno) o tutto di seguito. Reynolds inquadra tutto nel contesto g ...continua

    Un commento veloce: questo libro è un must per chiunque voglia capire l'evoluzione della musica dalla fine degli anni '80 ad oggi. Si può leggere saltando qua e là (è praticamente una raccolta degli articoli dell'autore ordinata per anno) o tutto di seguito. Reynolds inquadra tutto nel contesto giusto, dall'hip hop allo shoegaze, dall'acid house al grunge, dall'hardcore all'elettronica. Tutto secondo l'assunto di base dell'intreccio sempre più stretto dagli '80 ad oggi di rock e hip hop, nelle loro varie forme. Per capire qual è il filo rosso che lega i Ramones, gli Husker Du, i Nirvana e i Radiohead...

    ha scritto il 

  • 4

    cominciamo con le dolenti note: pagina 188 "spot, produttore house della sst". come, scusa? "produttore house"? probabilmente l'originale era "house producer", inteso come "produttore di casa" della sst (difinizione calzante, visto che fino a "flip your wig" degli husker du produsse molto del mat ...continua

    cominciamo con le dolenti note: pagina 188 "spot, produttore house della sst". come, scusa? "produttore house"? probabilmente l'originale era "house producer", inteso come "produttore di casa" della sst (difinizione calzante, visto che fino a "flip your wig" degli husker du produsse molto del materiale di quella etichetta), etichetta che con la house non aveva proprio nulla a che fare, e dal contesto si capisce benissimo. sarebbe un problema di poco conto, non fosse che il libro costa una bella cifra e che vista la serietà della casa editrice mi aspettavo un'edizione impeccabile (beninteso, traduzione comunque valida, specie quando affronta le traduzioni dei frammenti di testi di canzoni che -specie nelle pagine dedicate a hip hop e dancehall- sono importanti per capire di cosa si sta parlando).
    ed è un peccato, perchè ste piccolezze non fanno gustare appieno quello che è -senz'ombra di dubbio- il miglior libro sulla musica uscito quest'anno in italia.
    che reynolds sia il migliore giornalista musicale vivente sui sapeva già, e qui se ne hanno finalmente alcuni degli esempi migliori: sacrificando qualche classico (ma si ritrovano su http://reynoldsretro.blogspot.com/ , il sito in cui ha deciso di riversare qualche pietra miliare) ha cercato di mostrare un quadro il più ampio possibile dei suoi interessi, e le note al termine di ogni articolo mostrano spesso sia capace di mettersi in discussione.
    anche quando parla di generi di cui frega poco o nulla riesce ad essere interessante e coinvolgente, ed anzi finisce per mettere curiosità per ambiti per cui di solito non si ha interesse. e si finisce con l'aggiungere titoli alla propria lista di dischi da cercare alle varie fiere del disco...

    ha scritto il