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Histórias de Cronópios e de Famas

Por

Editor: Civilização Brasileira

4.2
(1109)

Language:Português | Number of Páginas: 157 | Format: Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , French , Spanish , Italian , German

Isbn-10: 852000203X | Isbn-13: 9788520002032 | Data de publicação: 

Category: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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  • 4

    Ma poi, ha davvero importanza essere l’uno o l’altro? Non è forse meglio, a rigor di logica, essere la fusione di entrambi, un mix curato e ben servito accompagnato da un vinello buono?


    http://justanotherpoint.wordpress.com/2014/10/24/leggendo-69-cronopios-o-famas-ha-davvero-importanza/ ...continuar

    Ma poi, ha davvero importanza essere l’uno o l’altro? Non è forse meglio, a rigor di logica, essere la fusione di entrambi, un mix curato e ben servito accompagnato da un vinello buono?

    http://justanotherpoint.wordpress.com/2014/10/24/leggendo-69-cronopios-o-famas-ha-davvero-importanza/

    dito em 

  • 0

    Spesso cryptyco all'inverosimile; ironia tagliente, deontologica, la migliore. Sempre mondi ulteriori, virtuosismo rococò: favolette squisite, per carità, ma non dense (manca persino un autoreferenzialismo sofferto e simpatico), la quasi totale incomprensibilità delle storielle, talvolta, è un po ...continuar

    Spesso cryptyco all'inverosimile; ironia tagliente, deontologica, la migliore. Sempre mondi ulteriori, virtuosismo rococò: favolette squisite, per carità, ma non dense (manca persino un autoreferenzialismo sofferto e simpatico), la quasi totale incomprensibilità delle storielle, talvolta, è un po' imbarazzante, ne soffre la GODURIA (si individuano tuttalpiù concetti vaghi, indefiniti, letterari...). Più belli i primi degli ultimi.

    dito em 

  • 5

    Veniamo subito al sodo!

    Devi dare un soprannome a una donna con i fianchi larghi. Scegline uno.
    A. Anfora Etrusca
    B. Culona
    C. Non do soprannomi


    Risposta A Sei un Fama. Ci sono tanti tanti tanti libri da leggere. Lascia perdere questo.
    Risposta B Sei un Cronopio. Leggilo!
    Risposta C Sei ...continuar

    Devi dare un soprannome a una donna con i fianchi larghi. Scegline uno. A. Anfora Etrusca B. Culona C. Non do soprannomi

    Risposta A Sei un Fama. Ci sono tanti tanti tanti libri da leggere. Lascia perdere questo. Risposta B Sei un Cronopio. Leggilo! Risposta C Sei una Speranza. Se ti dovesse capitare di leggere questo libro sarà l'umore del momento a determinare se sarà UN oppure IL libro (in questo caso ti consiglio di leggerlo quando sei stufo della routine di tutti i giorni; quando quel "faccio e dico quello che gli si aspettano" ti fa venire l'orticaria; quando, mentre balli - e in modo buffo, cadi e invece di guardarti attorno per vedere come reagiscono i presenti, continui a ballare da seduto o sdraiato seguendo il ritmo della musica -min 2,35 del video)

    http://www.youtube.com/watch?v=Qg44qKSbsdQ

    dito em 

  • 4

    Roma mi ha scritto una cosa curiosa. Mi ha scritto che la sua fissa di stare sotto i cavalcavia sta peggiorando ma che ha capito perché, e mi ha detto, ti chiamo e ti spiego. Io lavoravo a un piccolo tema musicale per una città fantasma. Mi immaginavo una città al tramonto. Ci sono molte persone ...continuar

    Roma mi ha scritto una cosa curiosa. Mi ha scritto che la sua fissa di stare sotto i cavalcavia sta peggiorando ma che ha capito perché, e mi ha detto, ti chiamo e ti spiego. Io lavoravo a un piccolo tema musicale per una città fantasma. Mi immaginavo una città al tramonto. Ci sono molte persone che camminano e sento il tonfo dei passi. Qualcuno si ferma a parlare con qualcun altro ma io non riesco a notare la differenza. Sento che si salutano a voce alta e la bocca si spalanca e a rallentatore. Vedo tavoli ovunque, bassi, alti, alcuni che non sembrano neanche tavoli solo una linea orizzontale poggiata su due linee verticali. Vedo sedie di metallo, cigolano fuori dalle vetrate dei negozi in cui non distinguo i manichini dai clienti. Arriva un treno dal nulla e rallenta e frena con un tonfo prolungato. Dalla cabina esce il conducente con un violino e comincia a suonare qualcosa. Le persone si voltano lentamente verso di lui e con passo lento vanno a mettersi tutte sotto i tavoli. Una volta sotto i tavoli li vedo ordinare caffè, prendere da mangiare. I camerieri con i vassoi escono lentamente dai ristoranti, danno una sbirciata sul piano del tavolo e se il numero corrisponde si piegano sulle gambe e passano l'ordine ai clienti. Il violinista conducente smette di suonare e va verso il ristorante più bello, dove tutti i camerieri sono immobili, impettiti, rasati. Appena lui si avvicina tutti insieme accennano un piccolo inchino e quello vestito meglio gli indica un tavolo libero. Il violinista conducente ricambia l'inchino, si piega sulle gambe e si siede sotto il tavolo. Cazzo, mi fa Roma da Skype, hai capito che t'ho detto?, no non ho capito, ho risposto io, scusa stavo cercando di pensare a un posto per questo tema musicale, rompi sempre il cazzo nei momenti sbagliati. Dai su, ha detto lui, non te la prendere, che pezzo è?, niente, ho detto io, fa niente una specie di tema per un treno fantasma. Quanto di danno per questo?, ha chiesto lui, fatti i cazzi tuoi, ho detto io, dimmi invece quello che non ho sentito. Niente di importante ma ho capito perché sono così strano. Impossibile, ho detto io. No no senti qua e dimmi se non è questa l'unica ragione possibile. Parlavo con mio zio l'altro giorno lo sono andato a trovare, dice Roma, e non so per quale motivo abbiamo cominciato a parlare di mamma e della famiglia e lo sai che mi ha detto?, mi ha detto che la mia bisnonna, cioè io non mi ricordo neanche che faccia ha la mia bisnonna, beh insomma questa vecchiaccia è stata lei a insegnarmi a sedermi, mi ha insegnato lei a usare una sedia e mi portava lei sul seggiolone i primi tempi perché i miei erano sempre via e lo sai dove mi metteva?, nella sacca di dietro mi metteva, sul sedile ci metteva la spesa. Quando la vecchiaccia è morta mio zio mi ha detto che per molto tempo non volevo andare sul seggiolone ma volevo andare sotto il seggiolone. Pop corn, ho detto io, e mi racconti di nuovo la storia, aspetta che li metto su. Dai, vai con questi cazzo di pop corn, chissà invece tu questa fissa dove l'hai presa.

    dito em 

  • 4

    "Noi ampliamo il significato dell'oggetto, delle parole e dell'azione."

    Cortázar è un pazzo.
    Probabilmente affetto da una specie di psicosi legata al linguaggio, alla parola. Ma anche all'elaborazione della realtà. Un pazzo pericoloso, perché ribalta gli schemi ai quali siamo abituati.
    Cortázar è un tizio che salta fuori dal nulla e improvvisamente si para davanti ...continuar

    Cortázar è un pazzo. Probabilmente affetto da una specie di psicosi legata al linguaggio, alla parola. Ma anche all'elaborazione della realtà. Un pazzo pericoloso, perché ribalta gli schemi ai quali siamo abituati. Cortázar è un tizio che salta fuori dal nulla e improvvisamente si para davanti alla nostra macchina, ci ferma in mezzo alla strada e poi ci invita a scendere, a lasciare le nostre sicurezze per seguirlo in mezzo al bosco, attraverso sentieri che non avevamo mai considerato nonostante fossero così vicini al tragitto che percorriamo ogni giorno. Se decidiamo di andargli dietro – mi raccomando – è bene che lasciamo la logica in macchina. Non ci servirebbe nei territori dove Cortázar ha intenzione di condurci, anzi, ci sarebbe solo di impedimento. Il mondo che ci apprestiamo ad esplorare è un mondo spiazzante, fatto di oggetti consueti che però interagiscono in maniera inconsueta. Questa collisione genera una serie di conseguenze, nuove relazioni, la nascita di nuovi universi a cui non siamo abituati e che seguono regole diverse da quelle che conosciamo. Nel mondo di Cortázar non c'è un fine da perseguire, non dobbiamo arrivare per forza da qualche parte o imparare qualcosa, è un mondo che ai più non è neppure necessario, se ne può anche fare a meno, eppure è un mondo bello da esplorare, da lasciar vivere, è confortante sapere che esiste. Nonostante Cortázar non rappresenti un unicum nella letteratura sudamericana ma abbia diversi fratellini (Borges, Bioy Casares, ma anche e soprattutto Felisberto Hernández), credo che ci sia qualche suo parente anche dall'altra parte dell'Oceano ( e non penso solo a Jarry e alla patafisica). “...Noi siamo i primi nemici di coloro che castrano le parole, facendone un aborto impotente e insensato. Nella nostra opera ampliamo e approfondiamo il senso dell'oggetto e della parola, ma non lo distruggiamo affatto. Forse sosterrete che i nostri intrecci sono “irreali” e “illogici”. Ma chi ha detto che la logica “comune” è obbligatoria per l'arte? L'arte possiede la propria logica e non distrugge l'oggetto, ma aiuta a conoscerlo. Noi ampliamo il significato dell'oggetto, delle parole e dell'azione.” Sono Vvedensky, Charms, Zabolotsky, Oleinikov, Lipavsky eDruskin, insomma quei pazzi di Oberiu, che scrivevano il loro manifesto nel 1928.

    dito em 

  • 5

    Con Cortàzar inauguro il filone dei grandi romanzieri argentini (ho in mente a breve di leggere Borges, anche se l’ho già ‘conosciuto’ attraverso le sue splendide raccolte poetiche). Mi sono messa a leggere Cortàzar con un po’ di timore perché avevo paura della sua grandezza e del suo nome. E’ un ...continuar

    Con Cortàzar inauguro il filone dei grandi romanzieri argentini (ho in mente a breve di leggere Borges, anche se l’ho già ‘conosciuto’ attraverso le sue splendide raccolte poetiche). Mi sono messa a leggere Cortàzar con un po’ di timore perché avevo paura della sua grandezza e del suo nome. E’ un po’ come quando senti tanto parlare di qualcuno che quando te lo presentano hai paura di dire una sciocchezza o fare una brutta figura. Invece, quando conosci questa persona non fai figuracce – anche se ti sudano le mani – e non dici sciocchezze – anche se hai la gola secca e ti chiedi come tu possa parlare con la lingua incollata al palato. Passando del tempo con la persona che pensavi di mettesse ansia, in realtà scopri che è molto alla mano, simpatica e ti fa anche sorridere; avete tante cose in comune e tu gli fai una buona impressione. Ecco, tra me e Cortàzar è andata proprio così.

    Colloqui impossibili: la mia intervista con il professor Julio Cortàzar

    Claudia: Da quanto tempo, signor Cortàzar, avevo in mente di leggere un suo libro! Finalmente ho letto “Storie di cronopios e di famas”. L’ho trovato molto divertente, surreale, onirico, strampalato. Insomma: l’ho apprezzato moltissimo. E’ stato come buttarmi dentro un quadro surrealista, uno come quelli di Dalì o di Magritte. Lei descrive qualcosa che esiste – o potrebbe esistere – ma che accostato con altri oggetti o concetti non esiste; come quando spiega come costruire un fissatigre o quando gli orologi mordono i polsi di chi li indossa.

    Julio Cortàzar: Mi fa piacere, grazie. Ma come mai non ha mai letto nessuno dei miei romanzi? Non sono forse conosciuto in Europa? Pensavo di aver lasciato un segno, dato che sono nato in Belgio e sono morto in Francia.

    C. : No, no, professor Cortàzar, lei è conosciuto e molto famoso. Sono io che avevo un po’ soggezione nel leggere i suoi testi.

    J.C. (ride): Ma dai, questa non l’avevo ancora sentita! So che legge Stefano Benni e Murakami Haruki, anche loro spesso non lesinano con la fantasia nel creare strane creature. E poi, come mi ha confessato poc’anzi mi dice che i pittori surrealisti le piacciono molto.

    C. : E’ vero, penso che Benni e Murakami si siano ispirati molto al suo lavoro.

    J. C. : Beh, io sono stato influenzato da Edgar Allan Poe! Ma quale scrittore non è influenzato dal lavoro di un altro?

    C. : L’ho letto nella nota biografica. Passando al suo libro, dicevo che l’ho trovato simpatico. Mi sono piaciuti soprattutto le vicende legate ai cronopios e ai famas e alle speranze, i mediatori tra i due. L’episodio dell’orologio-carciofo dei cronopios mi ha fatto sorridere parecchio. L’idea di un orologio-carciofo che si sfoglia man mano che passano le ore e infine si mangia con olio e sale quando resta il cuore lilla è divertente.

    J.C. (ride): Modestamente. So che mentre leggeva il libro ricopiava spesso delle citazioni sulla sua Moleskine rossa.

    C. (arrosisco): Sì, ci tengo a ricordarle in futuro. Trovo che siano degli spunti interessanti per riflettere; inoltre, ho letto con piacere che spesso fa delle velate citazioni molto raffinate: come la guerra delle due rose tra i Lancaster e gli York, il mito di Prometeo e la leggenda dello schiavo romano Androclo che toglie la spina dalla zampa del leone.

    J. C. : Insomma, dal suo entusiasmo immagino che continuerà a leggere i miei lavori.

    C. : Senza dubbio: ho già adocchiato “Ottaedro”, “Bestiario” e “Il gioco del mondo”.

    J. C. : Caspita, dice poco! Brava, brava, legga e poi mi farà sapere. (guardando l’orologio, che pare non l’abbia ancora morso) Scusi, io dovrei proprio scappare, signorina. Immagino che non vorrà chiedermi anche lei come mi sia venuti in mente di creare i cronopi e i fama.

    C.: Ho letto che ha avuto la visione dei cronopios durante la pausa di uno spettacolo teatrale a Parigi. Non la trattengo oltre, professor Cortàzar. Tanto, ci si sente presto.

    (J. C. si alza ma poi ritorna un attimo indietro): Un’altra citazione che le è piaciuta qual è?

    C. : Senza dubbio, la gestione dei ricordi dei cronopios e dei famas. Gliela scrivo, aspetti…

    I famas, per conservare i loro ricordi seguono il metodo dell’imbalsamazione: dopo aver fissato il ricordo con capelli e segnali, lo avvolgono dalla testa ai piedi in un lenzuolo nero e lo sistemano contro la parete del salotto, con un cartellino che dice: «Gita a Quilmes», oppure: «Frank Sinatra». I cronopios invece, questi esseri disordinati e tiepidi, sparpagliano i ricordi per la casa, allegri e contenti, e ci vivono in mezzo e quando un ricordo passa di corsa gli fanno una carezza e gli dicono affettuosi: «Non farti male, sai», e anche: «Sta’ attento, c’è uno scalino». Questa è la ragione per la quale le case dei famas sono in ordine e in silenzio, mentre le case dei cronopios sono sempre sottosopra e hanno porte che sbatacchiano. I vicini si lamentano sempre dei cronopios e i famas scuotono la testa comprensivi, e vanno a vedere se i cartellini sono sempre al loro posto.

    J. C. (ride): eh sì, quella piace molto anche a me. Ora la saluto. A presto, signorina!

    C. : A presto, professor Cortàzar!

    dito em 

  • 3

    Un cronopio non può che trovare stucchevole un racconto su un cronopio, e i famas non possono che trovarlo detestabile, così come trovano detestabili i cronopios.

    Di letterature ce ne sono molte. Io sono per la letteratura quando scrive “Rayuela” e quando Cortazar scrive Rayuela a me sembra non si possa chiederle di più, al punto che quando Cortazar scrive le storielle di Cronopios e di Famas sarei fortemente tentato di chiedergli di non scriverle, perché ...continuar

    Di letterature ce ne sono molte. Io sono per la letteratura quando scrive “Rayuela” e quando Cortazar scrive Rayuela a me sembra non si possa chiederle di più, al punto che quando Cortazar scrive le storielle di Cronopios e di Famas sarei fortemente tentato di chiedergli di non scriverle, perché non aggiungono niente, anzi sottraggono.

    Dovrei andarmi a studiare la bibliografia, il cosa nasce da cosa, però poi il tutto diventerebbe una questione di manuali, un divertentissimo gioco per intellettuali, e è lecito, e a differenza anche di me stesso, in questo istante decido che non ha niente di deteriore, la letteratura che piace tanto agli intellettuali e ai letterati.

    I piccoli pezzi eccentrici a me sanno così tanto di sforzo di un fama di fare l’esperienza mistica di un cronopio… E più un fama riesce a vivere dei momenti da cronopio più sento che resterà un fama per sempre.

    A me non piacciono i piccoli toccamenti, quest’è: o il corpo a corpo o niente.

    Ah, e a Calvino c'è solo da menargli, per come nella sua introduzione brucia, anticipandole, alcune delle più belle stravaganze dei cronopios. Le introduzioni o vanno messe alla fine del libro, o meglio ancora, in un libro a parte e che sia dell'introduttore/intromettitore. D'accordo, l'erroraccio è stato il mio, che ho letto l'introduzione invece di ignorarla come al solito; il fatto è che con Calvino ho degli irrisolti.

    dito em 

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