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Hitler

Di

Editore: Mondadori - Piccola biblioteca oscar mondadori

4.0
(472)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 668 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8804585277 | Isbn-13: 9788804585275 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Chi è lui? Chi lo ha generato davvero? Suo padre Alois Hitler, funzionario di dogana austriaco, se lo chiederà sempre. E senza risposta, perché nemmeno sul letto di morte la madre gli svelerà il segreto della sua nascita di illegittimo. E lo stesso ci chiediamo noi di Adolf Hitler: chi è? Chi lo ha generato? Da dove viene il lupo Fenrir che, nelle mitologie nordiche, a un certo punto del Tempo spezzerà la catena per irrompere schiumando di rabbia e annunciare la fine del mondo? Questo noi ci domandiamo, consapevoli che, se si comincia a spiegare, a rispondere alla domanda "perché?", si finisce per correre il rischio di giustificare. Il romanzo di Genna connette i fatti più risaputi con elementi poco noti. Dal labirinto familiare da cui fuoriesce il piccolo Hitler, con deliri di grandezza e improvvise abulie, all'esperienza limite dell'umanità disfatta nel gorgo di Männerheim, l'ostello per poveri e criminali dove passa anni da nullafacente; l'esposizione al fuoco e ai gas della Prima guerra mondiale al ricovero in ospedale; dal rapporto incestuoso con la nipote Geli Raubal al comporsi dell'abominevole, grottesca corte dei suoi scherani.
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  • 1

    Non romanzo, non saggio, non scritore.

    In copertina c'è scritto "romanzo", in rete l'autore stesso lo definisce "non romanzo". È quindi un saggio storico? No. L'autore lo esclude espressamente nell'opera:
    "Dal canto nostro, lasciamo gli st ...continua

    In copertina c'è scritto "romanzo", in rete l'autore stesso lo definisce "non romanzo". È quindi un saggio storico? No. L'autore lo esclude espressamente nell'opera:
    "Dal canto nostro, lasciamo gli storici alle prese tra loro; noi siamo soltanto un testimone a distanza, un passante nella pianura, un investigatore chino su quella terra impastata di carne umana, che prende forse le apparenze per realtà; noi non abbiamo il diritto di affrontare, in nome della scienza, un cumulo di fatti, nei quali ci sono senza dubbio dei miraggi; non abbiamo né l'esperienza militare, né la competenza strategica che autorizzano un sistema; a nostro avviso….
    |
    Cautela sagace! Ahimé, quanto ad accuratezza storica, siamo tra "Totò e Peppino divisi a Berlino" e un cinepanettone. Però in rete dice sempre che ha tanto studiato e s'è documentato parecchio. Sì.
    A causa di un apparente refuso: "El Quatara", in rete ho trovato pure dove. E in ogni caso, l'insistere per decine di capitoli su traumi infantili e adolescenziali avrebbe senso ove fossero stati rari all'epoca. Purtroppo quei rapporti che oggi si direbbero disfunzionali erano molto comuni, ma - alla faccia di sociologi cacio e pepe e psicologi all'acquapazza, non hanno generato milioni di Hitler.
    Anche insistere sul suo cane, Blondi, citato decine di volte, non credo apra nuovi insperati orizzonti interpretativi.
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    Il gelo ha raggiunto in questa regione i quaranta sotto zero. Non accadeva da quasi un secolo e mezzo.
    A Smolensk Guderian ha incontrato difficoltà enormi e una sorpresa terrificante. In mezzo a paludi, fango, fango ovunque, i soldati impazzivano nel gelo a trasportare i pezzi di artiglieria, i cingoli dei panzer si impantanavano. E all'improvviso erano spuntati i mostri: carri armati enormi, soltanto l'immensa madre Russia poteva partorire abnormità tecniche simili.

    La prima battaglia di Smolensk fu nel luglio 1941… la seconda – ahimè sì ce ne fu pure una seconda coi sovietici all'attacco – tra agosto e settembre del 1943. Difficile che vi fossero -40°C.
    Cita poi Stalingrado per fortuna, ma non cosa avvenne a Kursk - crollo definitivo delle speranze di Hitler- dove operò una sopraffina capacità strategica dei sovietici non solo il solito sacrifizio za stalina za rodinu.
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    " E all'improvviso erano spuntati i mostri: carri armati enormi, soltanto l'immensa madre Russia poteva partorire abnormità tecniche simili. La sigla è T34. Ogni carro misura il quadruplo di un panzer tedesco."
    400%?!? Il T34 pesava il 40% in più del suo omologo. Panzer IV. Ma uno zero in più ai poveti non cale.
    |
    "Guderian impiega ore per comprendere che i russi hanno in mano un miracolo tecnologico che non sanno usare. Evidentemente ai carri T34 manca un sistema di connessione radio. Sono scoordinati."
    Il T34 aveva tre scelte progettuali ottime: frontale inclinato, cingoli larghi e velocità. Tecnologicamente la versione che incontrò Guderian allora era mediocre. Il cambio nelle prime versioni era peggio di quello di un trattore, tanto che il pilota per cambiare marcia, aveva spesso con sé un martello. Se si impuntava spaccava tutto. Ovviamente migliorò, ma non nel 1941.
    Fu invece industrializzato per essere montato anche da gente che non ne aveva un'idea per cui ne produssero decine di migliaia al contrario delle poche migliaia dei panzer nazisti, molti dei quali di progettazione Porsche necessitavano di manodopera qualificatissima e pezzi parimenti.
    Dettagli? Quisquilie? Mica tanto. E' con queste scelte che le guerre si vincono. Combattendole come puoi, dove sei e con ciò che hai, non come vorresti.
    |
    " La Siberia vomita: essa, che è glaciale, vomita il fuoco, vomita il sangue. La tundra boreale partorisce figli e figli e figli vestiti di bianco, armati di parabellum e baionetta, votati alla morte tedesca. È una Regina del Termitaio che copula costantemente con Stalin per fornirgli un figlio dietro l'altro: duecentomila.
    E il padre titanico della patria ha deciso di mobilitarli tutti: uno per uno. I figli della Siberia fuoriescono da Mosca, mangiano metri di neve, si nutrono di neve e di sangue.
    Sono gli inestinguibili.

    |
    A parte lo stile, il linguaggio – su cui torneremo – Stalin non "decise". Fu una sua spia che comunicando che i giapponesi non avrebbero attaccato l'URSS, gli permise lo spostamento delle divisioni siberiane. Ma non ce n'è traccia.
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    "Dispongono di mezzi innovativi, rivoluzionari […]DD tank inglesi, carri armati resi impermeabili grazie a un rivestimento in tela, possono percorrere galleggiando diverse centinaia di metri e, raggiunta la spiaggia, marciare nel modo tradizionale."
    Purtroppo a Omaha Beach oltre il 90% affondò in pochi secondi, annegarono tutti.
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    Torniamo al linguaggio – come s'è visto roboante, bombastico, tonitruante tra il documentario LUCE e il Die Deutsche Wochenschau.
    |
    La bocca di […], il labbro inferiore unto di saliva e di purea di coste e patate lesse sminuzzate, fatta fuoriuscire la forchetta ancora lorda di un filamento di costa unto Eccetera.
    Qui siamo più vicini a "Der Stürmer". Il soggetto è Hitler, ma lo stile è quello di "Jud Süß", della più bieca propaganda nazista antisemita.
    Non so, decisamente non so se l'autore se ne sia reso conto.
    Non per caso l'opera tratta di una "non persona" (Hitler) che rappresenta il "non essere".
    Ora "unperson" è un concetto orwelliano che pure Fest ha usato nella sua saccheggiata biografia titolandone un capitolo, ma qui "non persona" è usato per annullare, annichilire. Vernichtung. Non a caso termine della "soluzione finale".
    Siamo all'imbarazzante, specie se si tiene conto che nessun cronista della Shoah ha mai riportato alcunché nei modi e termini tipici dei nazisti, da Levi a Grossman il linguaggio è piano, cauto, rasoterra, mai condito, mai drogato, che vuoi pepare la seconda guerra mondiale come un surgelato discount? Auschwitz da solo non ha sapore?
    E la Shoah? Diffusamente illustrata, al punto di saturare il volume tanto da indurre nell'ignorante che i sei (o cinque, ma non importa) milioni d'ebrei assassinati siano quasi i soli caduti. Nella seconda guerra mondiale morirono ottanta milioni di persone, due terzi delle quali in Europa.
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    Ma questo non romanzo, non saggio che parla di una non persona, scritto da un non scritore, cos'è?
    Spoiler
    |
    Vediamo come termina!
    Ovvio che non può finire con il suicidio di Hitler e i sovietici che prendono Berlino, questa è la storia! Finisce con una scena dantesca nell'aldilà.
    "L'orizzonte è accerchiato da una schiera pressoché infinita di sagome dorate, lontanissime: il loro splendore lo acceca nuovamente.
    Chiede: «Cosa sono? ?».
    «I Santissimi.»
    «Chi sono i Santissimi?»
    «Gli ebrei sterminati da te. Tu li hai sterminati.»…"

    Gli altri 50 milioni non partecipano, in compenso compare pure Dio. Che però – almeno quello ci viene risparmiato – non pronuncia una battuta.
    Questo originale intellettuale italiano, non si è nemmeno accorto che apporre un epilogo metafisico, religioso, insomma trascendente la inevitabile finitezza della vita ad una tragedia, insomma, non si è nemmeno accorto che nella vita eterna perfino un semestre a Treblinka coi figli si annulla nella beatitudine. Che solo chi non risorge ha di fronte dolore morte e offesa ineluttabili inestinguibili perché solo umani.
    |
    In certi blog passa per uno brillante.
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    Allora cos'è questo coso, questo "Hitler contro Maciste nella Regno della Regina di Saba" questo "Adolf ti sorridono i tonti", che sembra scritto da un nazista strafatto di crack, che la cultura necessaria a smontarne le copiose puttanate è il decuplo di quella che trasferisce? È un?
    ____
    C'è uno che riuscì a rendere la chiave della tragedia in poche pagine, ma era Borges. Leggetevi "Deutsches Requiem" ne L'Aleph.

    ha scritto il 

  • 5

    Agghiacciante: il figlio -puro- della Germania convinto di essere il vaccino adatto a debellare il batterio giudaico dalla faccia della Terra. Hitler è stato un cancro che ha generato metastasi nelle ...continua

    Agghiacciante: il figlio -puro- della Germania convinto di essere il vaccino adatto a debellare il batterio giudaico dalla faccia della Terra. Hitler è stato un cancro che ha generato metastasi nelle sue donne suicide, nella corrotta politica tedesca, ovunque. Che questo libro voglia essere una riflessione sulla spietatezza delle sue deleterie azioni, affinché la non-persona venga rimossa dalla memoria per far spazio alle anime innocenti che di nulla avevano colpa, nemmeno di essere ebree.

    ha scritto il 

  • 4

    (2008)

    Genna vede Hitler come un problema metafisico, il Male assoluto.
    Il suo intento sembra quello di voler pestare i chiodi sulla bara di Hitler e di incidere sulla sua lapide le parole definitive.
    Nonost ...continua

    Genna vede Hitler come un problema metafisico, il Male assoluto.
    Il suo intento sembra quello di voler pestare i chiodi sulla bara di Hitler e di incidere sulla sua lapide le parole definitive.
    Nonostante i nobili propositi, questo romanzo ipnotico e rigoroso non mi ha convinto fino in fondo, sebbene mi ronzi spesso in testa. Per il momento continuo a pensare che il racconto "La distruzione dei tiranni" di Vladimir Nabokov, l'"Ode a Stalin" di Osip Mandel'stam e il popolare romanzo di fantascienza "Il signore della svastica" di Norman Spinrad siano di gran lunga più efficaci, nel seppellire i mostri, del tedioso romanzo di Genna.

    ha scritto il 

  • 4

    Coraggioso.
    Un romanzo che si chiama Hitler e ne fa addirittura l'eroe, seppur anti eroe, negativo, anzi vuoto, non uomo, non persona.

    Ripercorre le tappe salienti della vita del protagonista sofferma ...continua

    Coraggioso.
    Un romanzo che si chiama Hitler e ne fa addirittura l'eroe, seppur anti eroe, negativo, anzi vuoto, non uomo, non persona.

    Ripercorre le tappe salienti della vita del protagonista soffermandosi maggiormente sul delirio onnipotente alla base della seconda guerra mondiale.

    Lirico, interessante, documentato. Godibile.

    ha scritto il 

  • 4

    La retorica dell'antisemitismo e l'eroicismo tedesco

    Biografia romanzata con assunti mitologici e raccontata come una preghiera o un'invocazione. A tratti il romanzo è insistentemente retorico, ma nonostante la lunghezza si legge d'un fiato e ci lascia ...continua

    Biografia romanzata con assunti mitologici e raccontata come una preghiera o un'invocazione. A tratti il romanzo è insistentemente retorico, ma nonostante la lunghezza si legge d'un fiato e ci lascia un ritratto che affonda nell'incubo e che ci ricorda che cosa sia la vera oscenità. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 2

    Ripasso sulla seconda guerra mondiale

    Ho faticato tanto su questo libro, primo perché da sempre la figura di Hitler mi dà i brividi, secondo perché mi aspettavo tanto e tante 'rivelazioni'; in realtà di cose 'nuove' sul protagonista non n ...continua

    Ho faticato tanto su questo libro, primo perché da sempre la figura di Hitler mi dà i brividi, secondo perché mi aspettavo tanto e tante 'rivelazioni'; in realtà di cose 'nuove' sul protagonista non ne ho trovate aggiungiamoci che lo stile di scrittura è irritante ed irritabile.
    Alla fine mi son ripassata le cose studiate negli anni di scuola.
    Il libro mi incuriosiva perché pensavo che mi aiutasse a capire come un medicante potesse essere diventato capo di un partito e persona carismatica in pochi anni, ma alla fine della fiera la cosa è rimasta ugualmente oscura.

    5/10 per il ripasso

    p.s. probabilmente è più un libro maschile, forse...

    ha scritto il 

  • 4

    POSTMORTEM (nel senza tempo)
    “La crepa è sotto i suoi piedi, immensamente si spalanca, lui crolla nel vuoto del crepaccio, è buio, il lupo Fenrir si attacca a lui con i denti, inizia a masticarlo, la ...continua

    POSTMORTEM (nel senza tempo)
    “La crepa è sotto i suoi piedi, immensamente si spalanca, lui crolla nel vuoto del crepaccio, è buio, il lupo Fenrir si attacca a lui con i denti, inizia a masticarlo, la voragine è buia e senza fine, lui urla, urla solo ora “Io chi sono?” e nessuno sente, nessuno lo sente più, per sempre divorato, da Fenrir, dove Fenrir lo squarcia ricrescono pezzi di buia carne della sostanza del sogno, lo divorerà per sempre, cadranno per sempre nel gorgo buio”

    Con queste parole si chiude la biografia di Adolf Hitler. Dopo centoundici capitoli, ognuno dei quali porta una data e un luogo, l’autore ci presenta il destino eterno di uno dei più tenebrosi personaggi della storia: il nulla, condiviso con la belva mitologica, la quale fu generata dalle cupe foreste della terra di Odino. Quella di Giuseppe Genna è una narrazione avvincente ma è anche una dolorosa meditazione sui misteri del male, sulla fragilità estrema dell’essere umano, qualora possa trasformarsi nella più cupa e funesta creatura dell’abisso.
    Chi era Hitler? Il libro cerca di dare una risposta, servendosi non solo di elementi strettamente biografici, ma anche psicologici. Prova a immergere il lettore in una situazione storica ben definita, per fargli cogliere gli elementi che hanno contribuito a creare una personalità tanto tragica e perversa. Il risultato c’è, alla fine. Anche coloro che conoscono già l’argomento, hanno modo di sentirsi arricchiti e ulteriormente illuminati nel giudizio critico.
    Quella di Adolf Hitler fu un’infanzia infelice, dominata dalla figura dispotica di un padre violento, impiegato presso la dogana austriaca. Il piccolo rimase morbosamente attaccato alla madre Klara, la vide morire di cancro nell’autunno del 1907, quando lui aveva diciotto anni. Contemporaneamente sperimentò la frustrazione per la bocciatura all’Accademia delle Belle Arti di Vienna. Tale fatto negativo suggellava la sua irrimediabile mediocrità, e dimostrava come fossero solo velleità quelle sue aspirazioni da grande artista. Così, dopo la parentesi della prima guerra mondiale, durante la quale rischiò di essere ucciso dai gas venefici, si gettò in politica. Coniugò l’antisemitismo più bieco con le smanie di grandezza che, provenendo dal profondo della sua frustrata e insana personalità, si proiettavano sul popolo germanico in cerca di rivalsa.
    Il resto è noto, anche se tanti particolari dovevano essere messi a fuoco (e questa bella biografia lo fa) per delineare in modo esauriente un personaggio dal carattere così negativo. Qui sta la peculiarità e, direi, l’originalità del libro. La ricostruzione risulta molto particolareggiata, si snoda come un romanzo d’ampio respiro, ma nello stesso tempo si mantiene rigorosamente aderente ai fatti. Nulla esce dalla fantasia dell’autore. Solo egli si permette (e questo aumenta il fascino della lettura senza sottrarre veridicità al testo) di entrare nella testa di Hitler e di altri importanti personaggi, immaginando quello che molto verosimilmente abbiano pensato in taluni drammatici momenti.
    Ma chiediamocelo sinceramente: cosa rimane di Hitler? Nessuna delle sue opere, nemmeno le sue spoglie mortali. Solo una fama tanto grande quanto disprezzata e guardata con timore e ribrezzo. Eppure è giusto parlare, scrivere di lui, se non altro per alimentare il monito che, involontariamente, il figlio dell’oscuro doganiere austriaco ci ha lasciato, cioè che non si ripeta mai più l’orrore del genocidio e della guerra totale.
    Raccomando questo libro ai giovani, perché in modo avvincente, con un linguaggio incisivo, a tratti addirittura poetico, racconta l’episodio forse più terribile di tutta la storia dell’umanità.

    Giuseppe Novellino
    http://www.pescepirata.it
    http://www.pescepirata.it/aspiranti_scrittori/viewtopic.php?f=43&t=2861&p=37006#p37006

    ha scritto il 

  • 4

    L'autore in questo libro riesce a togliere di mezzo la fantasia e la creatività per lasciar spazio all'uomo che diventa carne e non anima durante la guerra. Non esiste bene e male, nè vincitori o vint ...continua

    L'autore in questo libro riesce a togliere di mezzo la fantasia e la creatività per lasciar spazio all'uomo che diventa carne e non anima durante la guerra. Non esiste bene e male, nè vincitori o vinti, esiste solo la morte che trascina a sè pian piano tutti i protagonisti. Un buon romanzo che pre-consideravo "pesante", ma che, per mia fortuna, mi ha smentito.

    ha scritto il 

  • 5

    " state attenti al potere di un libro. esso è una fenice. bruciàtelo nel buio e ne vedrete, improvvisa, la resurrezione. esso non è quello che sembra. l'idea è immateriale, si consolida soltanto momen ...continua

    " state attenti al potere di un libro. esso è una fenice. bruciàtelo nel buio e ne vedrete, improvvisa, la resurrezione. esso non è quello che sembra. l'idea è immateriale, si consolida soltanto momentaneamente nella carta. [...]
    sono spettri parlanti, i libri.
    fanno tremare. "

    ha scritto il