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Hitler

Di

Editore: Mondadori - Piccola biblioteca oscar mondadori

4.0
(465)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 668 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8804585277 | Isbn-13: 9788804585275 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Chi è lui? Chi lo ha generato davvero? Suo padre Alois Hitler, funzionario di dogana austriaco, se lo chiederà sempre. E senza risposta, perché nemmeno sul letto di morte la madre gli svelerà il segreto della sua nascita di illegittimo. E lo stesso ci chiediamo noi di Adolf Hitler: chi è? Chi lo ha generato? Da dove viene il lupo Fenrir che, nelle mitologie nordiche, a un certo punto del Tempo spezzerà la catena per irrompere schiumando di rabbia e annunciare la fine del mondo? Questo noi ci domandiamo, consapevoli che, se si comincia a spiegare, a rispondere alla domanda "perché?", si finisce per correre il rischio di giustificare. Il romanzo di Genna connette i fatti più risaputi con elementi poco noti. Dal labirinto familiare da cui fuoriesce il piccolo Hitler, con deliri di grandezza e improvvise abulie, all'esperienza limite dell'umanità disfatta nel gorgo di Männerheim, l'ostello per poveri e criminali dove passa anni da nullafacente; l'esposizione al fuoco e ai gas della Prima guerra mondiale al ricovero in ospedale; dal rapporto incestuoso con la nipote Geli Raubal al comporsi dell'abominevole, grottesca corte dei suoi scherani.
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  • 5

    Agghiacciante: il figlio -puro- della Germania convinto di essere il vaccino adatto a debellare il batterio giudaico dalla faccia della Terra. Hitler è stato un cancro che ha generato metastasi nelle sue donne suicide, nella corrotta politica tedesca, ovunque. Che questo libro voglia essere una r ...continua

    Agghiacciante: il figlio -puro- della Germania convinto di essere il vaccino adatto a debellare il batterio giudaico dalla faccia della Terra. Hitler è stato un cancro che ha generato metastasi nelle sue donne suicide, nella corrotta politica tedesca, ovunque. Che questo libro voglia essere una riflessione sulla spietatezza delle sue deleterie azioni, affinché la non-persona venga rimossa dalla memoria per far spazio alle anime innocenti che di nulla avevano colpa, nemmeno di essere ebree.

    ha scritto il 

  • 3

    (2008)

    Genna vede Hitler come un problema metafisico, il Male assoluto.
    Il suo intento sembra quello di voler pestare i chiodi sulla bara di Hitler e di incidere sulla sua lapide le parole definitive.
    Nonostante i nobili propositi, questo romanzo ipnotico e rigoroso non mi ha convinto fino i ...continua

    Genna vede Hitler come un problema metafisico, il Male assoluto.
    Il suo intento sembra quello di voler pestare i chiodi sulla bara di Hitler e di incidere sulla sua lapide le parole definitive.
    Nonostante i nobili propositi, questo romanzo ipnotico e rigoroso non mi ha convinto fino in fondo. Continuo a pensare che il racconto "La distruzione dei tiranni" di Vladimir Nabokov, l'"Ode a Stalin" di Osip Mandel'stam e il popolare romanzo di fantascienza "Il signore della svastica" di Norman Spinrad siano di gran lunga più efficaci, per seppellire i mostri, del tedioso romanzo di Genna.

    ha scritto il 

  • 4

    Coraggioso.
    Un romanzo che si chiama Hitler e ne fa addirittura l'eroe, seppur anti eroe, negativo, anzi vuoto, non uomo, non persona.

    Ripercorre le tappe salienti della vita del protagonista soffermandosi maggiormente sul delirio onnipotente alla base della seconda guerra mondiale.< ...continua

    Coraggioso.
    Un romanzo che si chiama Hitler e ne fa addirittura l'eroe, seppur anti eroe, negativo, anzi vuoto, non uomo, non persona.

    Ripercorre le tappe salienti della vita del protagonista soffermandosi maggiormente sul delirio onnipotente alla base della seconda guerra mondiale.

    Lirico, interessante, documentato. Godibile.

    ha scritto il 

  • 4

    La retorica dell'antisemitismo e l'eroicismo tedesco

    Biografia romanzata con assunti mitologici e raccontata come una preghiera o un'invocazione. A tratti il romanzo è insistentemente retorico, ma nonostante la lunghezza si legge d'un fiato e ci lascia un ritratto che affonda nell'incubo e che ci ricorda che cosa sia la vera oscenità. Da leggere. < ...continua

    Biografia romanzata con assunti mitologici e raccontata come una preghiera o un'invocazione. A tratti il romanzo è insistentemente retorico, ma nonostante la lunghezza si legge d'un fiato e ci lascia un ritratto che affonda nell'incubo e che ci ricorda che cosa sia la vera oscenità. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 2

    Ripasso sulla seconda guerra mondiale

    Ho faticato tanto su questo libro, primo perché da sempre la figura di Hitler mi dà i brividi, secondo perché mi aspettavo tanto e tante 'rivelazioni'; in realtà di cose 'nuove' sul protagonista non ne ho trovate aggiungiamoci che lo stile di scrittura è irritante ed irritabile.
    Alla fine m ...continua

    Ho faticato tanto su questo libro, primo perché da sempre la figura di Hitler mi dà i brividi, secondo perché mi aspettavo tanto e tante 'rivelazioni'; in realtà di cose 'nuove' sul protagonista non ne ho trovate aggiungiamoci che lo stile di scrittura è irritante ed irritabile.
    Alla fine mi son ripassata le cose studiate negli anni di scuola.
    Il libro mi incuriosiva perché pensavo che mi aiutasse a capire come un medicante potesse essere diventato capo di un partito e persona carismatica in pochi anni, ma alla fine della fiera la cosa è rimasta ugualmente oscura.

    5/10 per il ripasso

    p.s. probabilmente è più un libro maschile, forse...

    ha scritto il 

  • 4

    POSTMORTEM (nel senza tempo)
    “La crepa è sotto i suoi piedi, immensamente si spalanca, lui crolla nel vuoto del crepaccio, è buio, il lupo Fenrir si attacca a lui con i denti, inizia a masticarlo, la voragine è buia e senza fine, lui urla, urla solo ora “Io chi sono?” e nessuno sente, nessu ...continua

    POSTMORTEM (nel senza tempo)
    “La crepa è sotto i suoi piedi, immensamente si spalanca, lui crolla nel vuoto del crepaccio, è buio, il lupo Fenrir si attacca a lui con i denti, inizia a masticarlo, la voragine è buia e senza fine, lui urla, urla solo ora “Io chi sono?” e nessuno sente, nessuno lo sente più, per sempre divorato, da Fenrir, dove Fenrir lo squarcia ricrescono pezzi di buia carne della sostanza del sogno, lo divorerà per sempre, cadranno per sempre nel gorgo buio”

    Con queste parole si chiude la biografia di Adolf Hitler. Dopo centoundici capitoli, ognuno dei quali porta una data e un luogo, l’autore ci presenta il destino eterno di uno dei più tenebrosi personaggi della storia: il nulla, condiviso con la belva mitologica, la quale fu generata dalle cupe foreste della terra di Odino. Quella di Giuseppe Genna è una narrazione avvincente ma è anche una dolorosa meditazione sui misteri del male, sulla fragilità estrema dell’essere umano, qualora possa trasformarsi nella più cupa e funesta creatura dell’abisso.
    Chi era Hitler? Il libro cerca di dare una risposta, servendosi non solo di elementi strettamente biografici, ma anche psicologici. Prova a immergere il lettore in una situazione storica ben definita, per fargli cogliere gli elementi che hanno contribuito a creare una personalità tanto tragica e perversa. Il risultato c’è, alla fine. Anche coloro che conoscono già l’argomento, hanno modo di sentirsi arricchiti e ulteriormente illuminati nel giudizio critico.
    Quella di Adolf Hitler fu un’infanzia infelice, dominata dalla figura dispotica di un padre violento, impiegato presso la dogana austriaca. Il piccolo rimase morbosamente attaccato alla madre Klara, la vide morire di cancro nell’autunno del 1907, quando lui aveva diciotto anni. Contemporaneamente sperimentò la frustrazione per la bocciatura all’Accademia delle Belle Arti di Vienna. Tale fatto negativo suggellava la sua irrimediabile mediocrità, e dimostrava come fossero solo velleità quelle sue aspirazioni da grande artista. Così, dopo la parentesi della prima guerra mondiale, durante la quale rischiò di essere ucciso dai gas venefici, si gettò in politica. Coniugò l’antisemitismo più bieco con le smanie di grandezza che, provenendo dal profondo della sua frustrata e insana personalità, si proiettavano sul popolo germanico in cerca di rivalsa.
    Il resto è noto, anche se tanti particolari dovevano essere messi a fuoco (e questa bella biografia lo fa) per delineare in modo esauriente un personaggio dal carattere così negativo. Qui sta la peculiarità e, direi, l’originalità del libro. La ricostruzione risulta molto particolareggiata, si snoda come un romanzo d’ampio respiro, ma nello stesso tempo si mantiene rigorosamente aderente ai fatti. Nulla esce dalla fantasia dell’autore. Solo egli si permette (e questo aumenta il fascino della lettura senza sottrarre veridicità al testo) di entrare nella testa di Hitler e di altri importanti personaggi, immaginando quello che molto verosimilmente abbiano pensato in taluni drammatici momenti.
    Ma chiediamocelo sinceramente: cosa rimane di Hitler? Nessuna delle sue opere, nemmeno le sue spoglie mortali. Solo una fama tanto grande quanto disprezzata e guardata con timore e ribrezzo. Eppure è giusto parlare, scrivere di lui, se non altro per alimentare il monito che, involontariamente, il figlio dell’oscuro doganiere austriaco ci ha lasciato, cioè che non si ripeta mai più l’orrore del genocidio e della guerra totale.
    Raccomando questo libro ai giovani, perché in modo avvincente, con un linguaggio incisivo, a tratti addirittura poetico, racconta l’episodio forse più terribile di tutta la storia dell’umanità.

    Giuseppe Novellino
    http://www.pescepirata.it
    http://www.pescepirata.it/aspiranti_scrittori/viewtopic.php?f=43&t=2861&p=37006#p37006

    ha scritto il 

  • 4

    L'autore in questo libro riesce a togliere di mezzo la fantasia e la creatività per lasciar spazio all'uomo che diventa carne e non anima durante la guerra. Non esiste bene e male, nè vincitori o vinti, esiste solo la morte che trascina a sè pian piano tutti i protagonisti. Un buon romanzo che pr ...continua

    L'autore in questo libro riesce a togliere di mezzo la fantasia e la creatività per lasciar spazio all'uomo che diventa carne e non anima durante la guerra. Non esiste bene e male, nè vincitori o vinti, esiste solo la morte che trascina a sè pian piano tutti i protagonisti. Un buon romanzo che pre-consideravo "pesante", ma che, per mia fortuna, mi ha smentito.

    ha scritto il 

  • 5

    " state attenti al potere di un libro. esso è una fenice. bruciàtelo nel buio e ne vedrete, improvvisa, la resurrezione. esso non è quello che sembra. l'idea è immateriale, si consolida soltanto momentaneamente nella carta. [...]
    sono spettri parlanti, i libri.
    fanno tremare. "

    ha scritto il 

  • 3

    Difficile dare un giudizio a un romanzo che non è un romanzo

    Un libro che si porta appresso un senso di angoscia e di vergogna incredibile. Non è possibile quantificare il senso di disagio nel tirare fuori il volume, nel far vedere cosa si stia leggendo. Poco importano le vere motivazioni, o se la lettura è dettata da sana curiosità del sapere cosa (e come ...continua

    Un libro che si porta appresso un senso di angoscia e di vergogna incredibile. Non è possibile quantificare il senso di disagio nel tirare fuori il volume, nel far vedere cosa si stia leggendo. Poco importano le vere motivazioni, o se la lettura è dettata da sana curiosità del sapere cosa (e come) sia potuto accadere in tempi tanto recenti. La vita del Fuhrer è trascritta dall’inizio alla fine, in uno stile che anche se ricercato e a volte pomposo, sia nelle parole che nelle descrizioni, risulta più che asciutto: asettico. Si ha la sensazione che nello scriverlo Genna si sia staccata da qualsiasi possibile coinvolgimento per evitare di cadere in un baratro di incubi. In tutte le seicento pagine del libro non vi è mai una divagazione da parte dell’autore su un qualsiasi possibile giudizio sui personaggi che percorrono la storia, e la Storia. Il romanzo è una descrizione quanto più fedele di cosa sia successo davvero, riempita nei punti vuoti dalle visioni dello scrittore milanese, dentro il quale Hitler è un continuo escrescere, uscire fuori dai suoi contorni, quasi il male dentro di lui fosse in continua espansione, come se non avesse limiti e non fosse racchiudibile dentro il corpo di un solo uomo.
    (Colpevole quanto lui, se non di più, sono stati gli uomini del suo tempo, coloro che non lo hanno fermato. Se il diavolo fosse un’entità singola non sarebbe difficile debellarlo uccidendolo o rinchiudendolo in una prigione nera e buia; ma il diavolo non è uno, il diavolo non è molti: il diavolo, il male, è qualcosa che aleggia e si insinua nei meandri dove l’odio prepara il terreno)
    Allo stesso modo nel libro Hitler inizia sempre, inizia in continuazione. Non c’è un vero inizio, ci sono diversi inizi che prendono il via in svariati punti della storia e della vita del Fuhrer. In questo Genna pare suggerire l’impossibilità di dare un’origine al male, di non poter comprendere quando questo sia nato realmente. Allo stesso tempo quando si arriva a pensare “ecco, è qui che il peggio ha avuto inizio”, si è costretti poi a contraddirsi poche pagine dopo, perché ogni gesto, ogni comando, ogni parola e intenzione di Hitler è sempre peggiore a quella precedente: è una progressione esponenziale.
    Una lettura atroce, che scarnifica la carne e l’anima, e che al tempo stesso si scontra con l’atroce dubbio narrativo di come presentare un personaggio quale Adolf Hitler: come rappresentare il male assoluto senza cadere nella macchietta e senza, soprattutto, dandogli uno spessore e quindi magari pure una motivazione per ciò che ha fatto? Il problema si presenta nelle prime pagine, quando Genna presenta il giovane Hitler e descrive i suoi fallimenti a livello artistico, le porto sbattute in faccia, le pene scaturite dopo la prima guerra mondiale. Ma se davvero si vuole trovare un difetto a un libro che per altro non è che un’accurata cronistoria (con un solo piccolo omaggio a Pynchon negli ultimi capitoli [almeno solo questo colto dal sottoscritto]) è caso mai il passaggio brusco dall’Hitler giovane all’Hitler Fuhrer, un passaggio netto che pare essere lo scatto di un interruttore, da spento ad acceso, senza pochi indizi precedenti su cosa si poteva preannunciare tale individuo.
    In un libro come questo è solo tale aspetto da poter essere giudicato, se non la prosa e il metodo scelto per raccontare. Giudicare il resto porterebbe purtroppo a dovere giudicare la Storia.

    ha scritto il