Ho paura torero

Di

Editore: Marcos y Marcos

4.1
(459)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 218 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8871685032 | Isbn-13: 9788871685038 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Giuseppe Mainolfi , Marzia Luppi Cortaldo

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo , Politica

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Descrizione del libro
Lei è la Fata dell’angolo, travestito passionale e canterino, sartina delle signore dei quartieri alti, anima d’artista. Carlos è un militante del Fronte patriottico Manuel Rodríguez, a caccia di un nascondiglio sicuro per le sue riunioni clandestine. Per amore, la Fata offre al ragazzo la propria soffitta. Per amore, accetta le mezze verità di Carlos, gli incarichi rischiosi necessari per la Causa: le basta stargli accanto. Assillato da una moglie logorroica, tormentato da incubi d’infanzia e paure di morte, Pinochet va e viene dal proprio “retiro” del Cajón del Maipo, residenza estiva che domina Santiago dall’alto. La sua bacchetta sempre più stanca di direttore d’orchestra si agita al di là dei vetri blindatissimi dell’auto, picchietta l’oblò dell’aereo presidenziale che a malapena lasciano atterrare in altri paesi. Finché un giorno, lungo la strada rovente che scende verso la capitale, la sua pista si incrocia drammaticamente con quella di Carlos. Finché un giorno, dopo l’imboscata a Pinochet, Carlos e la Fata si trovano ancora una volta di fronte. In tutt’altro scenario, tutt’altro attentato. Scritto con linguaggio gioioso e barocco, meravigliosamente sovversivo, questo romanzo è una satira divertita della dittatura, ma soprattutto una splendida storia d’amore (impossibile), che celebra il trionfo dei sentimenti e dell’erotismo su pregiudizi, barriere, meschinità. Adorato dai cileni, che l’hanno proclamato “Il libro del nuovo millennio”.
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  • 4

    Ho paura torero, ho paura che verso sera il tuo sorriso svanisca...

    Credo che la cosa più rilevante di questo libro -per me- sia stata sentire di volergli bene.
    A queste pagine, ai personaggi che raccontano, a Lemebel in persona.
    C'è una tragicomica dolcezza e un'inte ...continua

    Credo che la cosa più rilevante di questo libro -per me- sia stata sentire di volergli bene.
    A queste pagine, ai personaggi che raccontano, a Lemebel in persona.
    C'è una tragicomica dolcezza e un'intensa e autentica poeticità.
    Le parole scorrono e intrecciano i fili della storia, un ricamo prezioso su un tessuto ruvido intriso di dolore.
    E' come un maglione lavorato a mano che ti viene regalato: riscalda alla vista ed emoziona prima ancora di indossarlo nella sua dolce imperfezione.

    "...sembrava davvero una bambina, lo sgorbio artritico del disamore. Avrebbe voluto piangere, come tutte le volte che la vita bastarda le aveva restituito l'immagine del disincanto..."

    ha scritto il 

  • 4

    Bello, bello davvero. Lemebel riesce a raccontarci la dittatura - e le atrocità che ne derivano - con quella che solo in apparenza è leggerezza. Il suo modo di scrivere è molto barocco e particolare, ...continua

    Bello, bello davvero. Lemebel riesce a raccontarci la dittatura - e le atrocità che ne derivano - con quella che solo in apparenza è leggerezza. Il suo modo di scrivere è molto barocco e particolare, di certo non ci si trova di fronte al solito romanzetto anonimo.
    E' la storia de "la fata dell'angolo", un transessuale di mezza età che si imbatte un giorno in un bel ragazzo pieno di misteri e segreti, che altri non è che un dissidente che sta progettando un attentato a Pinochet. L'ho acquistato perchè avevo visto molte recensioni positive qui su anobii e ho fatto benissimo...quando ho letto l'ultima pagina mi si è davvero stretto il cuore in una morsa. Lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 5

    splendido libro

    quando ho letto la utlima pagina e ho chiuso questo libro, appoggiandolo sul tavolino/comodina, mi son detta: ora capisco perchè per i cileni questo scrittore è stato un mito vivente e come tale intoc ...continua

    quando ho letto la utlima pagina e ho chiuso questo libro, appoggiandolo sul tavolino/comodina, mi son detta: ora capisco perchè per i cileni questo scrittore è stato un mito vivente e come tale intoccabile!
    ho riso, mi sono commossa, ho odiato e amato come raramente mi accade, i personaggi di questa storia e ho vissuto ogni pagina con violenta intensità.
    non parlerò della "trama" ma dirò che "la Fata dell'angolo" è uno di quei personaggi che non si dimenticano mai più e che il suo amore per carlos è uno dei sentimenti più belli, intensi e puri che io abbia mai letto e men che meno provato.
    questo uomo così profondamente donna, con la quale ho palpitato e pateticamente sofferto, mi resterà sempre nel cuore. Il suo amatissimo "torero" carlos, la santiago oppressa, infelice e violenta della dittatura pinochet, il sesso rubato nei cinema sporchi e il ricamo per le ricche signore....
    quanta vita, quanto amore, quanta poesia, c'è in questo libro
    bisogna leggerlo e rileggerlo...tra un pò!

    ha scritto il 

  • 3

    Delicato...inizialmente temevo fosse troppo incline a una poetica eccessivamente onirica, invece ha poi proseguito con i piedi piantati in terra , seppur leggeri. Il finale, che poteva essere melenso ...continua

    Delicato...inizialmente temevo fosse troppo incline a una poetica eccessivamente onirica, invece ha poi proseguito con i piedi piantati in terra , seppur leggeri. Il finale, che poteva essere melenso e scontato, non delude

    ha scritto il 

  • 3

    “Ho paura torero” è una storia d’amore? No.
    Però è una lezione d’amore.
    D’amore per l’amore, per la vita, per la libertà.
    Siamo nella Santiago di un Pinochet ridotto a macchietta preda degli incubi e ...continua

    “Ho paura torero” è una storia d’amore? No.
    Però è una lezione d’amore.
    D’amore per l’amore, per la vita, per la libertà.
    Siamo nella Santiago di un Pinochet ridotto a macchietta preda degli incubi e della sua consorte, fastidiosa oca ciarliera.
    Nel Cile di Carlos, giovane rivoluzionario che veste i panni dello studente impegnato, ma che appartiene al fronte patriottico Manuel Rodriguez.
    In questo Cile di Lemebel spicca lei, la magnifica “checca persa”, Fata dell’angolo, quarantenne stropicciato dalla vita e dai dolori che si nascondono fra le rughe e fra le pieghe delle stoffe che ricama. Fata dell’angolo vera e sincera in un mondo di maschere e caricature.
    È lei il personaggio forte della storia. Irriverente, appassionata e commovente. Sovvertitrice d’ogni precetto.
    La sua rivolta è parallela a quella dei ribelli. Mentre il dittatore tremante e folle di paura è miseramente rannicchiato sul sedile posteriore dell’automobile in fuga dal luogo dell’attentato, le dita di Fata dell’angolo strisciano sul ruvido tessuto dei jeans di chi le siede accanto nel cinema impregnato di odori di sesso e profumi maschili.
    In questa Santiago che grida contro i soprusi, Fata accoglie nel suo piccolo regno Carlos, i suoi compagni e le numerose casse. Piene di libri. Così le è stato detto. E lei non vuol sapere altro.

    Se quella di Carlos è una lotta politica, quella di Fata è rivendicazione di Libertà, quella maiuscola, quella che permette di andare oltre le differenze. Lei lo sa. Carlos lo scoprirà.
    Piccolo gioiello beffardo e sovversivo. Piccola perla delicata e malinconica. Ci si commuove, si sorride, si ride. Quando il linguaggio sta per sconfinare nell’osceno, abili pennellate di poesia attenuano i toni. Finezza che richiede genialità.

    Vi state chiedendo cosa c’entra il titolo con tutto questo? Non vi aspetterete che ve lo dica, vero? Sì? Invece no. Leggetelo. Scopritelo da voi.

    ha scritto il 

  • 3

    Scrittore assolutamente fuori da ogni schema Lembel per il quale, più di molti altri probabilmente, è richiesto un buon approccio propedeutico, prima di avvicinarsi a uno qualsiasi dei suoi libri. La ...continua

    Scrittore assolutamente fuori da ogni schema Lembel per il quale, più di molti altri probabilmente, è richiesto un buon approccio propedeutico, prima di avvicinarsi a uno qualsiasi dei suoi libri. La macchinosità del suo modo di fare letteratura non risiede tanto nella verbosità della struttura narrativa quanto nell'essenzialità di uno stile che tende talmente al minimo consentito da rasentare l'assolutamente vacuo. Nelle sue trame si ha la sensazione che non succeda nulla d'importante quando, invece, sono una perfetta cerimonia iconoclasta, una tavola imbandita contro ogni forma di perbenismo burocratizzato e di morale borghese. Lo spunto narrativo del titolo è ingannevole : "Ho paura torero" è, infatti, il refrain di una vecchia canzone che la Fata canticchia di continuo e non si riferisce in alcun modo al protagonista maschile. Cuore pulsante della storia è l'adorabile Fata dell’angolo , l'ambiguità sessuale che, paradossalmente, si fa unica verità possibile in un mondo di maschere e infingimenti, perché " si è più autentici quanto più si assomiglia all'idea che si sogna di se stessi"( Almodovar docet ). I suoi monologhi sono il climax emotivo, il vertice commosso di questo gorgo di passioni dal quale non si può fuggire. Uno tsunami sentimentale che scatena il turbamento proprio laddove rifugge il patetismo e gioca sul crinale dell'ambiguità e del grottesco. Un'arte per pochi.
    Due note stonate ( che giustificano le mie tre stelle) : la presenza incorporea del respiro storico ( il personaggio di Carlos è etereo mentre Pinochet e sua moglie sembrano due macchiette chapliniane-vedi Il grande dittatore) e l’eccessiva somiglianza del libro con il capolavoro di Patroni Griffi datato 1975 “Scende giù per Toledo” (storia ambientata nei famigerati Quartieri Spagnoli di Napoli e che narra le vicende surreali e drammatiche dell’incantevole femminiello Rosalinda Sprint ). Ma d’altra parte la letteratura si nutre di letteratura come dichiarava l’immenso Borges che fece dell’intertestualità il suo manifesto, perché copiare è l’atto più antico che esista : pioniere del copia –incolla fu, infatti, Omero che attinse a piene mani dall’Epopea di Gilgamesh; e vogliamo parlare di Dio che in un momento di crisi ispirativa scopiazzò senza vergogna i Dieci Comandamenti dal Libro dei Morti egiziano? O di Umberto Eco che al culmine della disperazione creativa è stato “costretto” a ripiegare su Wikipedia?

    ha scritto il 

  • 4

    Come parlare di cose pesanti e orribili, la dittatura, i massacri, la diversità, l'emarginazione, con un tono di malinconica leggerezza.

    Non è una fedele ricostruzione storica ma il racconto dell'att ...continua

    Come parlare di cose pesanti e orribili, la dittatura, i massacri, la diversità, l'emarginazione, con un tono di malinconica leggerezza.

    Non è una fedele ricostruzione storica ma il racconto dell'attentato a Pinochet in una chiave grottesca, allucinata, quasi surreale. Se essere un romanzo poetico e non storico, Lemebel ci ha preso in pieno.

    Tragicomico.

    ha scritto il 

  • 4

    Pedro Lemebel, scrittore, giornalista e artista cileno. Omosessuale, comunista, irriverente. Purtroppo scomparso un anno fa.
    Questo suo romanzo è prima di tutto la storia di un amore impossibile tra l ...continua

    Pedro Lemebel, scrittore, giornalista e artista cileno. Omosessuale, comunista, irriverente. Purtroppo scomparso un anno fa.
    Questo suo romanzo è prima di tutto la storia di un amore impossibile tra la squisita Fata dell'angolo (sentimentale fino al melodramma, dolce, fragile, autentica - non avrei mai pensato, leggendo, di identificarmi con lei, cioè lui, perché è un lui, un omosessuale, un romantico e spiantato "maricon") e un giovane rivoluzionario che, insieme ai suoi compagni, sta tramando un attentato a Pinochet (un attentato avvenuto realmente il 7 Settembre 1986).

    "Così solo, così isolato nel proprio bozzolo, figuriamoci se poteva permettersi di piangere, senza uno spettatore in grado di apprezzare lo sforzo di inscenare una lacrima."

    "Perché le lacrime delle fate non avevano identità, colore, sapore, non irrigavano nessun giardino d'illusioni. Le lacrime di una fata orfana come lei non vedevano mai la luce, non si sarebbero mai trasformate in mondi umidi asciugati dalla carta assorbente delle pagine letterarie. Le lacrime delle fate sembravano sempre finte, lacrime interessate, pianto di pagliacci, lacrime artificiose, complemento esteriore di emozioni eccentriche."

    In questa storia si inserisce un'irriverente ed esilarante parodia di Pinochet, assillato da orribili incubi e dalla moglie logorroica.
    Ma sopra tutto questo è la scrittura di Lemebel. Una prosa ricca, fiorita, briosa, fresca, ironica, poetica e leggera. Squisita e un po' melodrammatica, come la sua Fata.

    "Se solo potessi morire prima di svegliarmi, disse lei scandendo ogni parola, come se recitasse una preghiera. In tal caso, principessa, io vivrei nel suo sogno per sempre, mormorò Carlos al suo fianco con la lente del cielo che affondava nei suoi occhi. Lei abiterà i miei sogni per sempre, si nasconderà tra le fronde delle mie ciglia e io la sorprenderò a spiare dolorosamente le fluttuazioni del mio eterno dormire. Come può lei predire il mio grande dolore, principessa? disse Carlos, sentendo l'alito vaporoso scrivere questo dialogo sul fondale del firmamento. Perché lei, principe, sarà il prescelto che chiuderà il sipario sulla mia ultima illusione."

    http://www.youtube.com/watch?v=o4dWM9blsbo

    ha scritto il 

  • 0

    Perché mi è piaciuto, ma anche no.
    Farsi rapire dalla scrittura di Lemedel è facile e piacevole, le immagini che descrive con maestria
    affascinano e coinvolgono e ti tengono incollato alle pagine in a ...continua

    Perché mi è piaciuto, ma anche no.
    Farsi rapire dalla scrittura di Lemedel è facile e piacevole, le immagini che descrive con maestria
    affascinano e coinvolgono e ti tengono incollato alle pagine in attesa di quel che succederà.
    La Fata, un anziano "frocio" per usare il termine dell'autore, è ricca di umanità che emana in ogni suo atto e, nonostante non sia "una bellezza" ha fascino. La sua vita è stata una continua delusione, amarezza, violenza ma la Fata ha sopportato e sopporta tutto e ora sembra che il destino gli riservi ciò che più ha desiderato: l'amore. Amore per un giovane, misterioso studente (che altri non è che un rivoluzionario che si serve della casa della Fata per la sua attività) entrato nella sua vita stravolgendola. Lei sa che il suo è un sogno, un sogno impossibile, sa, o perlomeno immagina, cosa trama il giovane ma nulla può contro l'amore. La Fata ci racconta tutto di sé, del suo mondo, della città in cui vive ma nulla del suo innamorato di cui ben poco sa ma parecchio sogna. La voce della Fata è bella, pura, limpida, melodiosa, suadente. Ad essa si alternano due voci gracchianti,stonate: quella del dittatore, tutto preso dai suoi incubi di morte e a dispensare morte, e quella della di lui consorte indaffarata a soddisfare il suo ego in tutti i modi possibili leciti e non. Due voci decisamente fuori sintonia che rischiano di far pensare a due personaggi d'operetta, piuttosto ricitrulliti e poco reali quando la realtà è ben diversa trattandosi di un pluriomicida dittatore e della sua degna consorte.
    La Fata si guadagna da vivere ricamando biancheria per le ricche signore borghesi e una tovaglia finemente ricamata, ordinata dalla moglie di un generale, è l'oggetto/soggetto di alcune delle più belle pagine: il picnic sul prato con la Fata indaffarata a preparare il pranzo sulla tovaglia stesa sull'erba mentre guarda il suo giovane compagno intento a fotografare, rilevare, osservare, prendere appunti, del tutto indiferente alla presenza della Fata mentre lei sogna. Il contrasto tra i due dove l'una pensa all'amore verso una persona e l'altro ad un altro amore, quello verso la sua patria, crea una bellissima contrapposizione.
    La tovaglia ritorna quando la Fata si reca a consegnarla alla moglie del generale e lì, dopo averla distesa sul tavolo, ecco prendere corpo visioni di un banchetto dove i generali brindano ai morti ammazzati e il vino si rovesciava e inzuppava di rosso gli uccellini e i fiori ricamati e visioni di morte occupavano la sua mente. No, non non può lasciare lì la sua tovaglia, la riprende e scappa. Scappando per le strade verso casa si scontra con la realtà di disordini, lotte contro il dittatore, perquisizioni, fermi e arresti lei prende coscienza che non può restare indifferente.
    Le tre voci, Fata, dittatore e sua moglie, si alternano per tutto il racconto fino all'epilogo scontato. Purtroppo manca una voce: quella di Carlos, lo studente/rivoluzionario. Un peccato, la sua mancanza ci priva di una visione importante sia della vicenda puramente legata "all'amore impossibile" sia alla lotta contro il dittatore.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello davvero: i personaggi sono vividi e disegnati con cura tanto da renderli carnali e reali, il modo di scrivere poetico e concreto allo stesso tempo, a volte persino eccessivamente realistico, sen ...continua

    Bello davvero: i personaggi sono vividi e disegnati con cura tanto da renderli carnali e reali, il modo di scrivere poetico e concreto allo stesso tempo, a volte persino eccessivamente realistico, senza però mai scadere nel volgare, la storia di quelle che coinvolgono e appassionano, e non solo per il suo risvolto "amoroso"... che dire di più?! Un grazie di cuore all'amica di letture che lo ha consigliato! ^__^

    ha scritto il 

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