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Homer & Langley

Di

Editore: A. Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)

3.9
(240)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 215 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804601337 | Isbn-13: 9788804601333 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Pareschi

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
La sconcertante storia di due figure tanto eccentriche quanto reali, riscritta da uno dei migliori autori americani del nostro tempo. Ispirata a un famoso fatto di cronaca della New York del primo Novecento, la storia dei fratelli Homer e Langley Collyer assume i contorni del mito. Homer, il fratello cieco, e Langley, reduce della Grande Guerra e vittima dei gas, sono i giovani eredi di genitori benestanti falciati dall’influenza spagnola. Nel corso dei decenni trasformano il lussuoso palazzo avito in un delirante ricettacolo di ciarpame, nel quale vivranno come reclusi fino a morire sepolti sotto le tonnellate di oggetti e spazzatura da loro stessi accumulate. Questi personaggi tragici ed emblematici diventano, grazie all’inimitabile ritmo della scrittura di E.L. Doctorow, la metafora di un intero mondo e lo specchio di un lungo periodo della storia americana. Homer e Langley, benché rinchiusi nella loro folle utopia, saranno infatti testimoni di tutti gli avvenimenti fondamentali di quegli anni, dalle guerre ai movimenti politici, ai progressi della tecnologia. Il romanzo è popolato da una serie di personaggi indimenticabili: servitori, immigrati, gangster, musicisti jazz, hippy.
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  • 4

    Quattro stelline abbondantissime. Quasi cinque.
    Oh, yes.Di Doctorow avevo già letto l'eccellente "La marcia". Questo "Homer & Langley" mi conferma nell'idea di Doctorow come uno dei più tosti scrittori americani contemporanei. Ah, quanto mi piacciono gli scrittori americani quando scrivono ...continua

    Quattro stelline abbondantissime. Quasi cinque.
    Oh, yes.Di Doctorow avevo già letto l'eccellente "La marcia". Questo "Homer & Langley" mi conferma nell'idea di Doctorow come uno dei più tosti scrittori americani contemporanei. Ah, quanto mi piacciono gli scrittori americani quando scrivono di americani e da americani, senza scimmiottare gli europei!
    Inoltre.
    Disposofobia, pare venga chiamata la patologia di cui è affetto Langley (di cui Homer, il fratello cieco voce narrante è vittima, complice e fedelissimo sodale).
    Il libro che mi ci voleva, in questo periodo in cui io, invece, mi sto dando (con grandissime soddisfazioni) al decluttering più hard ;-)

    ha scritto il 

  • 3

    La storia di due fratelli, Homer e Langley, ispirato ad un vero fatto di cronaca, che si rinchiudono nella loro casa accumulando spazzatura, giornali...qualunque cosa, isolandosi dal mondo. La scrittura ha il pregio di scivolare via e raccontare queste vite improbabili attraverso la storia americ ...continua

    La storia di due fratelli, Homer e Langley, ispirato ad un vero fatto di cronaca, che si rinchiudono nella loro casa accumulando spazzatura, giornali...qualunque cosa, isolandosi dal mondo. La scrittura ha il pregio di scivolare via e raccontare queste vite improbabili attraverso la storia americana ed una serie di "incontri" che segnano inevitabilmente le decisioni dei due uomini. Purtroppo sono una fan dell'ordine e solo la pubblicità del programma "Sepolti in casa" mi stimola l'orrore più nero: ecco loro sono quelli che danno il nome a questa sindrome, quella dei fratelli Collyer. Doctorow però lo voglio riprovare.

    ha scritto il 

  • 4

    Manie di collezionismo... in un romanzo davvero bello...

    La storia (vera) dei due fratelli Collyer, Homer e Langley, raccontata con uno stile superbo da Doctorow, ci fa capire con quanta dignità e con quanto altrettanto pudore si possa vivere la solitudine. A raccontarcelo è Homer il fratello cieco, ma scaltrissimo, che ci parla del fratello, Langley, ...continua

    La storia (vera) dei due fratelli Collyer, Homer e Langley, raccontata con uno stile superbo da Doctorow, ci fa capire con quanta dignità e con quanto altrettanto pudore si possa vivere la solitudine. A raccontarcelo è Homer il fratello cieco, ma scaltrissimo, che ci parla del fratello, Langley, tornato segnato dalla Grande Guerra, che svilupperà nel corso degli anni una vera e propria mania collezionistica, finendo per rimanerne vittima. Lo stile di Edgar L. Doctorow fila via liscio come l’olio, non risultando mai noioso o stucchevole.
    Insomma un libro che consiglio decisamente, soprattutto per il grande valore letterario del suo autore, che con questo romanzo sembra aver fatto centro, portando alla luce una storia forse nota a pochi.

    ha scritto il 

  • 5

    Il lento inesorabile declino

    Un libro intenso che narra di due fratelli, uno cieco, l' altro eccentrico ed accumulatore seriale e della loro vita da agiata a reclusa in casa , per scelta.Un libro che alle volte sembra cadere nel comico, invece è solo parte di una vita tragicamente triste

    ha scritto il 

  • 4

    Lo squallore e la tristezza del lento declino di due esistenze descritte però con dignità, tatto, eleganza e coerenza. E' stata una lettura toccante attraverso una scrittura di qualità.

    ha scritto il 

  • 5

    The Sensational Descent Of The Collyer Brothers

    Poignant, bitter sweet, tragic, insightful portrait of the famous Collyer brothers of New York who became a national sensation when they were discovered to be virtual recluses on 5th avenue, living in an lavish apartment home of four stories. They rejected the conventional life, one deaf and one ...continua

    Poignant, bitter sweet, tragic, insightful portrait of the famous Collyer brothers of New York who became a national sensation when they were discovered to be virtual recluses on 5th avenue, living in an lavish apartment home of four stories. They rejected the conventional life, one deaf and one possibly insane. Both gifted in their own ways.

    They were rumoured to be millionaires living like hobos amongst collected clutter of decades in a huge, lavish home, that was now a warren in amongst piled up newspapers and every imaginable piece of junk. The junk was piled to the ceiling in places. Some rooms were solidly packed. There was even a Model-T Ford found in their living room, fully assembled there.

    The story of their descent into recluse-hood, of the deteriorating sanity of Langley, of the deteriorating condition of Homer, how their parents died, how the household help eventually died or moved away leaving the brothers to fend for themselves, is told with great delicacy by Homer, the deaf brother. Doctorow intrigues us with what the inner life of these fascinating characters may have been like. It is a short work of great sensitivity and power.

    ha scritto il 

  • 3

    Doctorow ricostruisce letterariamente la storia vera dei fratelli Collyer, nella New York del secolo scorso: Homer, il cieco, e Langley, il matto (forse solo eccentrico inizialmente: poi, dopo il ritorno dalla devastante esperienza della prima guerra mondiale, matto proprio, ogni giorno di più).< ...continua

    Doctorow ricostruisce letterariamente la storia vera dei fratelli Collyer, nella New York del secolo scorso: Homer, il cieco, e Langley, il matto (forse solo eccentrico inizialmente: poi, dopo il ritorno dalla devastante esperienza della prima guerra mondiale, matto proprio, ogni giorno di più).
    Il romanzo promette bene al primo approccio, ma ben presto la storia prende una piega prevedibile e procede in effetti come in lenta discesa, verso l'ovvio finale. La scrittura sempre curata di Doctorow - va anche detto - gioca a favore: ma questo non basta per un giudizio globale positivo.

    ha scritto il 

  • 4

    Libertà e follia

    E.L. Doctorow racconta, pur con parecchie libertà, la storia vera dei due fratelli newyorkesi Homer e Langley Collyer. Cresciuti in una famiglia piuttosto agiata, dopo la morte dei genitori la loro vita prese lentamente una direzione sempre più eccentrica. Se di direzione si può parlare, per due ...continua

    E.L. Doctorow racconta, pur con parecchie libertà, la storia vera dei due fratelli newyorkesi Homer e Langley Collyer. Cresciuti in una famiglia piuttosto agiata, dopo la morte dei genitori la loro vita prese lentamente una direzione sempre più eccentrica. Se di direzione si può parlare, per due persone che finirono col chiudersi sempre più al mondo, rintanandosi nella propria casa, accumulando ogni genere di ciarpame fino a restarne intrappolati e morirne.
    Eppure la loro storia ha una sua grandezza, che Doctorow ha voluto ricostruire (o forse inventare) attraverso la voce accattivante e apparentemente lucida di Homer, il più giovane dei due: “Sono Homer, il fratello cieco” sono le prime parole del libro. E' un incipit che afferra subito, ma anche il resto è altrettanto coinvolgente.
    Man mano che si fa conoscenza con i due fratelli e con le loro scelte di vita, si percepiscono le due facce della loro esistenza, che oscilla continuamente tra follia e libertà: i due infatti si ritirarono progressivamente nella loro casa tagliando tutti i contatti con l'esterno, vivendo come eremiti e “respingendo gli enti cittadini, i creditori, i vicini e la stampa”. Una specie di disobbedienza civile, una sfida alle regole del decoro, della vita borghese. Come dice infatti Homer: “Ammetto di aver pensato, in certi momenti segreti, poco prima di addormentarmi, che a chiunque rispettasse i valori convenzionali della borghesia i fratelli Collyer dovevano effettivamente apparire come il capolinea della famiglia. Allora mi arrabbiavo con me stesso. Noi, dopotutto, conducevamo una vita originale e autonoma, indifferente alle convenzioni: non potevamo invece rappresentare il culmine della linea, il fiore dell'albero genealogico?”
    Il lato oscuro di questa loro personale affermazione di libertà è la mania di accumulazione: nel corso degli anni infatti stiparono la loro casa di enormi quantità di oggetti di ogni tipo, comprati o raccolti per strada, e ammucchiati all'inverosimile, fino a lasciare come unici spazi vuoti dei piccoli cunicoli e qualche metro quadrato di tana per ciascuno. Fu sotto questi ammassi e in queste tane che Homer e Langley furono alla fine rinvenuti, dopo lunghe e rischiose ricerche, morti da tempo e semi-divorati dai ratti.
    Per farsi un'idea di come vivevano e di ciò che fu trovato dopo la loro morte, si può andare qui:
    http://www.nydailynews.com/new-york/collyer-brothers-brownstone-gallery-1.1187698
    La loro casa fu demolita e al suo posto c'è un'aiuola recintata: aria e alberi al posto di una dimora soffocata dal ciarpame e dalla paranoia.

    ha scritto il 

  • 4

    Le sacre sindromi

    Poderoso questo romanzo di Doctorow( che scopro essere nato nel 1931 e ha modernità, stile e guizzi molto più contemporanei, con vaghe suggestioni che mi richiamano Lethem e persino, udite udite, Breston Ellis), che cerca ( non sempre riuscendoci alla perfezione) di mettere assieme in forma compi ...continua

    Poderoso questo romanzo di Doctorow( che scopro essere nato nel 1931 e ha modernità, stile e guizzi molto più contemporanei, con vaghe suggestioni che mi richiamano Lethem e persino, udite udite, Breston Ellis), che cerca ( non sempre riuscendoci alla perfezione) di mettere assieme in forma compiuta, da romanzo " classico" e con tanto di percorso storico di accompagnamento( una vicenda che si svolge dagli anni 20 alla fine dei '60, tra guerre, stravolgimenti, stasi, follie, rivoluzioni culturali e personali) una vicenda realmente accaduta, e già così potente e ricca di sfumature che è quasi inevitabile trovare delle pecche nella trasposizione letteraria( a dire il vero pure alquanto modificata).
    Ma nel complesso l'autore fa un ottimo lavoro, e rende i fratelli protagonisti di una fetta critica e fondamentale del '900 , due personaggi per cui il termine" indimenticabili" è decisamente azzeccato.
    La partenza è quasi placida, composta, per poi virare in un crescendo di maniacali pieghe ( basti pensare che i due fratelli Collyer danno il nome ad un disturbo mentale , la altrimenti detta disposofobia, la sindrome che spinge ad accumulare cose)ma con una lirica malinconia di sottofondo, come una specie di accompagnamento musicale (il piano suonato , lo struggimento per i ricordi, il disincanto )che pervade le pagine scritte e quelle pensate.
    I due fratelli , apparente unico nucleo di una specie di pianeta che progressivamente diventa autonomo ai limiti dell'anarchia fisica e mentale, sono in realtà , pur dipendenti l'uno dall'altro, in contrapposizione psicologica: mentre Homer rimane ottimista ed aperto verso l'umanità( i suoi rapporti , veri o presunti con le donne, verso il lavoro, verso la sua stessa musica) pur nel progressivo isolamento fisico , Langley crea trappole, cortine, fossati di metaforici coccodrilli( pile di giornali, gatti, polvere , oggetti rassicuranti che svuotati dal loro significato reale diventano strumenti di protezione , come l'auto in salotto), taglia fili di collegamenti umani più che elettrici ed è il vero perdente tra i due( anche se sembra che sia Homer quello schiacciato dalla personalità e dalle direttive schizofreniche di Langley).
    Il loro mondo è la loro casa ed è una specie di terra oscura ed immobile , una specie di geocentrismo tolemaico, mentre attorno ruota il mondo esterno e copernicano, che passa lasciandoli mai indifferenti ma indietro, sempre più indietro.
    Nonostante l'ostinazione di Langley:" Noi siamo persone sui generis, Homer. A meno che non salti fuori un altro individuo altrettanto profetico, sono costretto ad ignorare la nostra esistenza".

    Ovvio che tutta questa carne a cuocere lasci il barbecuista Doctorow ad occuparsi di una vicenda davvero complessa( e quindi un po' di pecche nella stesura ci sono, qualcosa lasciata a metà e con soluzioni narrative un po' tirate via) , e lo stile piuttosto asciutto puo' far saltare su gli incontentabili a dire:" ohh ma un po' più di frizzi, lazzi e paroloni e ardite metafore, suvvia!".
    Ma l'autore scrolla le spalle e fa( giustamente ) lo gnorri , per non distogliere l'attenzione dai protagonisti, uno stile troppo prepotente avrebbe sviato lo studio dei piccoli particolari,(e ce ne sono, oh se ce ne sono!) dei sentimenti celati, dei sospiri trattenuti, dei pugni serrati, degli addii e delle improvvise ( e provvide) ironie.
    E quando si chiude il libro si ha la certezza( per quel che valgano, le fragili certezze dei lettori all'ultima pagina) che non era possibile fare di meglio.

    ha scritto il 

  • 5

    Ottima lettura. Un modo di scrivere fluido, coinvolgente che mi ha catturato dalla prima all'ultima parola. La storia dei due eccentrici fratelli offre una fotografia dei fatti salienti del secolo scorso (guerre, movimenti politici, avvento delle nuove tecnologie,etc). Davvero molto, molto bello. ...continua

    Ottima lettura. Un modo di scrivere fluido, coinvolgente che mi ha catturato dalla prima all'ultima parola. La storia dei due eccentrici fratelli offre una fotografia dei fatti salienti del secolo scorso (guerre, movimenti politici, avvento delle nuove tecnologie,etc). Davvero molto, molto bello.

    ha scritto il