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Homer & Langley

Di

Editore: A. Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)

3.9
(282)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 215 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804601337 | Isbn-13: 9788804601333 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Pareschi

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
La sconcertante storia di due figure tanto eccentriche quanto reali, riscritta da uno dei migliori autori americani del nostro tempo. Ispirata a un famoso fatto di cronaca della New York del primo Novecento, la storia dei fratelli Homer e Langley Collyer assume i contorni del mito. Homer, il fratello cieco, e Langley, reduce della Grande Guerra e vittima dei gas, sono i giovani eredi di genitori benestanti falciati dall’influenza spagnola. Nel corso dei decenni trasformano il lussuoso palazzo avito in un delirante ricettacolo di ciarpame, nel quale vivranno come reclusi fino a morire sepolti sotto le tonnellate di oggetti e spazzatura da loro stessi accumulate. Questi personaggi tragici ed emblematici diventano, grazie all’inimitabile ritmo della scrittura di E.L. Doctorow, la metafora di un intero mondo e lo specchio di un lungo periodo della storia americana. Homer e Langley, benché rinchiusi nella loro folle utopia, saranno infatti testimoni di tutti gli avvenimenti fondamentali di quegli anni, dalle guerre ai movimenti politici, ai progressi della tecnologia. Il romanzo è popolato da una serie di personaggi indimenticabili: servitori, immigrati, gangster, musicisti jazz, hippy.
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  • 5

    HOPELESSNESS

    Homer & Langley, i due rampolli di casa Collyer, sono i protagonisti di un fatto di cronaca nera, ma anche di costume che divise l'opinione pubblica e attirò non uno sparuto gruppetto di dirimpettai,m ...continua

    Homer & Langley, i due rampolli di casa Collyer, sono i protagonisti di un fatto di cronaca nera, ma anche di costume che divise l'opinione pubblica e attirò non uno sparuto gruppetto di dirimpettai,ma un vero e proprio sciame di curiosi. Di hoarders era la prima volta che se ne sentiva parlare e per le persone affette da disposofobia non era stato ancora coniato un termine, per questo fu brevettata l’espressione “sindrome dei fratelli Collyer”, in memoria dei suoi pionieri.
    Homer –voce narrante- fu colpito da cecità e da una malattia invalidante, Langley fu emotivamente segnato dall’esperienza bellica dove sperimentò gli effetti dell’iprite, un gas che gli mandò in cortocircuito il cervello.

    “Le case dall’altra parte, in Central Park West se ne andarono per prime, diventarono sempre più scure come se si stessero dissolvendo nel cielo scuro finchè non potei più scorgerle, e poi gli alberi cominciarono a perdere forma, e infine, questo accadeva al termine della stagione, forse negli ultimi giorni di febbraio di quell’inverno freddissimo, riuscii solo a distinguere le sagome spettrali dei pattinatori che mi fluttuavano davanti su una distesa di ghiaccio, e infine il ghiaccio bianco, l’ultima luce, diventò grigio e poi completamente nero, e a quel punto la mia vista se n’era andata…fu una lenta dissolvenza, come nei film”

    Dice Homer di se stesso: “Gli anni della guerra videro sprofondare la mia autostima. Il giovane, romantico pianista con la chioma di Franz Liszt era scomparso da tempo... nelle secche della malinconia. ..Dopotutto ero un uomo che trascorreva quasi tutto il giorno in casa, privo del normale corredo di amici e colleghi e di qualunque occupazione pratica pe passare il tempo, un uomo che non aveva raggiunto niente nella vita tranne una consapevolezza eccessiva della vita stessa.”

    I due inseparabili fratelli hanno sempre vissuto nella spaziosa dimora di famiglia sulla Fifth Avenue, elegante e ben manutenuta finchè i genitori erano in vita, ma che con gli anni sarebbe diventata grottescamente irriconoscibile al suo interno. Dall’uscio della loro abitazione uscivano persone, ma per una sorta di compensazione entrava un’esposizione universale di libri, riviste e insoliti oggetti; il fucile Springfield posato sopra al caminetto fu il primo di una sterminata collezione di manufatti della vita americana, l'adunata di un non catalogabile sapere enciclopedico. I quattro piani dell’edificio che aveva accolto domestici, inservienti, tè danzanti e curiosi ospiti divennero un’ inospitale deposito di tonnellate di accumuli compulsivi accatastati alla bell’e meglio praticamente ovunque e gli stessi angusti pertugi e i cunicoli messi a punto dal fantasioso Langley per preservare l’inviolabilità dell’ amnio domestico alla lunga furono trappole mortali per entrambi. Al posto dell’edificio, demolito perché giudicato inagibile, oggi sorge un piccolo spazio verde, noto come il Collyer Brothers Park.

    "E così le persone escono dalla tua vita, e a te non rimane che il ricordo della loro umanità, una povera cosa discontinua senza alcun potere, proprio come la tua".

    Doctorow si attiene magistralmente alla verità delle impressioni che i fatti hanno prodotto. Non una parola fuori posto, ma grandissima ed invidiabilissima qualità narrativa. E’ un romanzo scritto di testa, ma è impossibile non amarlo “di pancia".

    “E il resto del mondo potrà andare avanti con le sue stupide edizioni quotidiane, anche quando, senza saperlo, tutti i giornali e i loro lettori saranno fossili intrappolati nell’ambra”

    ha scritto il 

  • 4

    Primo libro di Doctorow che leggo, spinto dalla sua recente scomparsa. Non e semplice parlare di questo libro: in realtà, il suo sviluppo è lineare e facilmente comprensibile. Quando però si prende la ...continua

    Primo libro di Doctorow che leggo, spinto dalla sua recente scomparsa. Non e semplice parlare di questo libro: in realtà, il suo sviluppo è lineare e facilmente comprensibile. Quando però si prende la trama si mischia con quello che è stata la cronaca, ne emerge un quadro tremendo, spaventoso. Ho inteso documentarmi solo verso la fine del testo, e mai scelta fu più indovinata, perché solo così ho potuto leggere senza pregiudizi e immagini nella mia mente.

    La chiusa del romanzo è forse una delle più belle ed evocative che io abbia mai letto.

    ha scritto il 

  • 5

    9/10

    Chi sono i folli? i due fratelli o il mondo là fuori? e quando un comportamento normale vira verso la malattia mentale?

    E' sottile il confine tra lucidità e paranoia, stravaganza e alienazione, liber ...continua

    Chi sono i folli? i due fratelli o il mondo là fuori? e quando un comportamento normale vira verso la malattia mentale?

    E' sottile il confine tra lucidità e paranoia, stravaganza e alienazione, libertà e prigionia dalla propria idea di libetà.

    libro molto bello, profondo, scritto benissimo. Grazie all'amica anobiana dagio_maya che l'ha consigliato

    ha scritto il 

  • 4

    Tutto quello che è vivo è in guerra

    Questa è la storia di due fratelli che hanno fatto dell’ incapacità di liberarsi degli oggetti e dell’ irrefrenabile abilità ad accumulare cose una maniera coraggiosa e perdente di contrastare il mon ...continua

    Questa è la storia di due fratelli che hanno fatto dell’ incapacità di liberarsi degli oggetti e dell’ irrefrenabile abilità ad accumulare cose una maniera coraggiosa e perdente di contrastare il mondo civile.

    ha scritto il 

  • 4

    "Dobbiamo tener testa al mondo: non siamo davvero liberi se lo siamo solo quando gli altri ce lo permettono"

    Sono arrivata a questo autore e a questa lettura col percorso ormai consueto. ... ho cominciato a leggere diverse recensioni tutte favorevoli su questo scrittore a me completamente sconosciuto (e qui ...continua

    Sono arrivata a questo autore e a questa lettura col percorso ormai consueto. ... ho cominciato a leggere diverse recensioni tutte favorevoli su questo scrittore a me completamente sconosciuto (e qui uno deve rassegnarsi alla condizione di sconforto  che Troisi ben sintetizza con la frase "loro a scrivere sono tanti, io a leggere uno solo, non c'è competizione")... non c'è limite cioè alla condizione dell'umana ignoranza almeno della mia!

    Veniamo al romanzo. Doctorow immagina di entrare nella testa di Homer, uno dei due fratelli oggetto del libro, e raccontare, in maniera estremamente romanzata, fatti e pensieri occorsi a lui e al fratello Langley. I protagonisti sono due persone realmente esistite nello scorso secolo e passate alla storia per aver dato nome ad una patologia, la dispofobia o disturbo da accumulo compulsivo.

    Ora basta 'googolare' fratelli Collyer per rendersi conto di che stiamo parlando...

    Quali i temi?

    1) Desiderio estremo di libertà, libertà dalle convenzioni sociali e civili, libertà talmente estremizzata da diventare essa stessa una sindrome. Libertà  di imprigionarsi e blindarsi in una casa che è barricata difensiva verso il mondo esterno ma anche discarica, prigione.

    2) Legame fraterno così stretto ed esclusivo da non consentire nessuna intromissione. Una relazione tra fratelli in cui l'elemento più debole della coppia sottostà alle 'amorevoli e folli cure' dell'altro, cure talmente surreali e al limite da essere portatrici solo di sconforto e di isolamento.

    3) La coscienza di sé come unica compagnia in un mondo ingombro di cose ma occupato in sostanza da cecità e silenzio.

    Un finale che mi ha coinvolto tantissimo, straziante e inevitabile. Ma talmente toccante da lasciarmi con un senso di oppressione al petto.

    Doctorow scrive in modo chiaro ed elegante. Descrive le vicende dei due fratelli con una ironia algida ma così algida che ha bisogno di una certa riflessione per essere colta. Descrive i pensieri e la vita di questi due personaggi ai 'confini della realtà' senza cadute di stile, senza retorica e senza pietismi.

    Una scrittura di testa e non di pancia che per essere assorbita richiede una certa concentrazione e che come limite può apparire un po' troppo distaccata. Un romanzo che nel suo sviluppo risulta essere estremamente originale.

    Una lettura che non consiglierei a cuor leggero: è quel tipo di romanzo che può piacere molto o lasciare completamente indifferenti se letto non con la dovuta cura o attenzione.

    ha scritto il 

  • 5

    Se ci sono due cose scivolose su cui lavorare per un narratore sono la cronaca e gli incubi. E Doctorow (ho scoperto che esisteva, con singolare coincidenza, tre giorni prima che morisse: benedette ...continua

    Se ci sono due cose scivolose su cui lavorare per un narratore sono la cronaca e gli incubi. E Doctorow (ho scoperto che esisteva, con singolare coincidenza, tre giorni prima che morisse: benedette siano la mia ignoranza e chi la allevia) con le due cose messe insieme tira fuori un racconto splendido, permettendosi anche il lusso di fargli girare attorno i fatti decisivi della storia americana del novecento. Altro esercizio pericoloso, quello di insertare la narrativa con la Storia; e Doctorow ne era una maestro assoluto.

    E’ un romanzo ammaliante nel tono narrativo, nello stile, nel ritmo. Ma soprattutto è bella l'idea stessa su cui si fonda la decisione di scriverlo, che è quella di inventare ed offrire, se non un riscatto, una parziale restituzione ad Homer Collyer ed al suo destino, attraverso la scrittura. Una storia circolare, di quelle che personalmente più di tutte prediligo (dalla Recherche in giù), che si chiudono appunto con il riscatto attraverso la scrittura, con la decisione di scriverle.

    Qui il rischio di scivolare sul morboso o sul sentimentalismo era altissimo. Invece il racconto ha una sua elegante ed ironica leggerezza; persino una sua soavità. E tocca temi e corde emotive profonde, che erano e sono difficilissimi da scremare dalla cronaca bruta (su Wiki la storia dei fratelli Collyer c’è ed è molto ben dettagliata). La reazione all’handicap (Homer era cieco e la sua scoperta della progressiva cecità è una pagina di sorridente bellezza), il rapporto tra fratelli, la chiusura solipsistica in cui possono franare il vizio dell'autocoscienza, la paura dell’Altro e del mondo e il bisogno disperato di una complicità assoluta.

    Ultima annotazione. Io dichiaro e rivendico la mia ignoranza (come un dono: fonte di sorprese che mi fanno contento come un bambino, come in questo caso), ma sei romanzi su dieci di questo autore non sono disponibili su IBS, perché non ristampati. Per fortuna ci sono la rete e Ebay. Ma qualcuno in grado di pensare nelle nostre case editrici c’è?

    ha scritto il 

  • 5

    "Ho scelto d'interpretare il mito".
    Così affermò in un'intervista Edgard L. Doctorow all'uscita di "Homer & Langley" nel 2010. Con ciò intendeva sottolineare come la sua rielaborazione della famigerat ...continua

    "Ho scelto d'interpretare il mito".
    Così affermò in un'intervista Edgard L. Doctorow all'uscita di "Homer & Langley" nel 2010. Con ciò intendeva sottolineare come la sua rielaborazione della famigerata storia di cronaca dei fratelli Collyer si fosse spostata dal mera cronaca del fatto ad una riscrittura ideologica.
    Al mito, in senso stretto, ci riconduce innanzitutto il fratello maggiore Homer che, cieco come l'omonimo aedo greco, si presta ad essere voce narrante.

    Strutturalmente Doctorow compie un 'operazione di dilatazione dei tempi. Mentre nella realtà la storia della famiglia Collyer si compie tra i primi '900 e il 1947, qui si dà, invece, spazio ad un arco temporale che si concentra dalla Prima Guerra Mondiale al Watergate. Con questo espediente Doctorow da voce a cinquant'anni di storia americana.
    Citando sempre le sue sue dichiarazioni in merito si può dire che "non sono i Collyer ad attraversare l'America ma è l'America a entrare nella loro casa".
    Oggetti di ogni forma e funzione ma soprattutto tanta carta. Tonnellate di giornali che Langley ossessivamente raccoglieva per un grande progetto: scrivere un unico numero. Dimostrare che la storia si ripete secondo quella che chiamò "la teoria dei rimpiazzi.
    Liberarsi dalle pastoie statali e sociali equivale a rinchiudersi per conservare una minacciata libertà. L'unica via è quella di essere autosufficienti ed indipendenti cercando rifugio tra stretti cunicoli che ormai determinano la geografia della loro abitazione.
    Trincee che saranno fatali al loro destino ma che costituiscono una protezione verso un mondo che non comprendono e che non li comprende perché " ogni cosa viva è in guerra"

    [Poche ore dopo aver terminato questa lettura ho saputo che Doctorow era morto: un'altra penna ci è stata strappata! ]

    ha scritto il 

  • 3

    Il romanzo prende il via dalla storia vera dei fratelli Collyer, Homer e Langley, storia che colpì a suo tempo l'opinione pubblica americana per la sua singolarità e per il connubio tra diversità e gr ...continua

    Il romanzo prende il via dalla storia vera dei fratelli Collyer, Homer e Langley, storia che colpì a suo tempo l'opinione pubblica americana per la sua singolarità e per il connubio tra diversità e grande intelligenza e genialità dei protagonisti. I due fratelli vennero ritrovati morti dietro una telefonata anonima di un vicino, in una casa strapiena fino all'inverosimile di oggetti accumulati da Langley( uno dei fratelli, quello che ci vedeva) in condizioni di grande degrado materiale.
    La vita dei due fratelli attraversa il periodo storico delle due guerre mondiali. Le stranezze di Langley iniziano proprio dopo il ritorno dalla prima guerra di cui egli capisce la profonda follia, follia che lo induce a un primo istintivo rifiuto per il mondo esterno.Il romanzo va avanti con un alternarsi di aperture e chiusure al mondo, con incontri bizzarri. Le stranezze di Langley hanno la loro logica viste attraverso gli occhi del fratello Homer fin quasi alla fine del romanzo. Viste per modo di dire dato che Homer è cieco. Homer porta la musica e l'arte in casa. Langley porta la creatività sotto forma di eccentricità, di idee bizzarre. In un certo senso Langley porta il mondo a Homer dentro casa rendendoglielo visibile: ora si tratta di oggetti strampalati, ora di persone. Prima arrivano i vicini invitati ai the danzanti, poi i servitori giapponesi (in un periodo in cui i giapponesi erano considerati nemici e sospetti), poi i ragazzi figli dei fiori. Ma il mondo non si presenta sempre con l'aspetto confortante e benevolo dei figli dei fiori.Con il passare degli anni il contributo di novità e di positività degli incontri si assottiglia mentre giudizio sul mondo si fa più negativo. I giornali riportano fatti come l'omicidio delle bambine o delle suore, una delle quali è la dolcissima suor Mary di cui entrambi i fratelli sono stati innamorati. Tali notizie colpiscono terribilmente i fratelli fino fargli sentire il mondo esterno come aggressivo e cattivo e a spingere soprattutto Langley a voler vivere in totale isolamento e al buio (la corrente gli viene tagliata, comprano delle persiane nere). Ma se per quasi tutto il romanzo i due fratelli sembrano avere una logica loro, certo diversa, ma comprensibilissima, verso la fine del romanzo il contatto con la realtà si perde per entrambi i fratelli. Homer conosce Jennifer e la descrizione di Jennifer si fa a un certo punto ambigua. Anche in precedenza Homer ci aveva raccontato di un suo innamoramento per Mary e dei suoi sogni ad occhi aperti. Ma a questo punto Homer non sa dire se ha rivisto davvero Jennifer oppure no. E anche la follia di Langley si fa evidente fino a provocare indirettamente la tragica conclusione della vicenda. Coclusione inaspettata vista la pacatezza della narrazione che accompagna il lettore come una colonna musicale che cambia nel tempo in un repertorio che passa dal classico allo swing al rock per poi sfumare in un finale di assoluto silenzio.

    p.s. attenzione Mondatori, pag 200 è montata al contrario . Cioè pag 199 e 200 sono scambiate di posto.

    ha scritto il 

  • 4

    Il novecento visto dalla 5th Avenue

    Eccellente sorpresa questo romanzo che riporta Doctorow ai livelli degli anni 70-80 quando l’autore scrisse i suoi capolavori (Ragtime, Il libro di Daniel, Billy Bathgate), resi indimenticabili anche ...continua

    Eccellente sorpresa questo romanzo che riporta Doctorow ai livelli degli anni 70-80 quando l’autore scrisse i suoi capolavori (Ragtime, Il libro di Daniel, Billy Bathgate), resi indimenticabili anche da notevoli versioni cinematografiche (a cura di Forman, Lumet e Benton).

    Difficilmente però qualcuno potrà portare sullo schermo questa incredibile vicenda (che le cronache dicono ispirata a fatti veri!) con un io narrante cieco e un fratello coprotagonista, compulsivo raccoglitore (ma non collezionista…) di ogni sorta di oggetto e macchinario nel corso dei decenni vissuti interamente dentro (e sempre più dentro) a una un tempo fiorente dimora sulla Quinta Avenue, di fronte al Central Park.

    Ci sono almeno due dimensioni principali a reggere il filo conduttore di “Homer & Langley”. Una è quella storica: tutti gli avvenimenti, dall’inizio (quando H & L sono bambini) alla fine del secolo, attraversano e coinvolgono, anche se in forma sempre più attutita, Casa Collyer e i suoi abitanti che vanno riducendosi via via ai soli due personaggi del titolo, attraverso i loro incontri, emblematici dei diversi periodi del secolo (jazzisti, gangsters, anarchici, hippies che sembrano richiamare i romanzi più famosi di Doctorow), e le conseguenti vicissitudini che si susseguono senza tregua.

    La seconda dimensione è quella intimista che procede attraverso gli handicap fisici (Homer) e psichici (Langley), tali da creare un isolamento progressivo dalla vita newyorkese e poi dalla vita in senso lato, nonostante la fama cui, loro malgrado, i due assurgono a causa della loro stravaganza; fino a un finale di struggente malinconia che mi è sembrato uno dei più tristi e commoventi della narrativa contemporanea.

    Vi è poi in sottotraccia una dimensione puramente eroica rappresentata soprattutto da Langley (mentre Homer sembra porsi più come testimone), l’homo americanus iperlibertario contro tutto e tutti, contro la compagnia elettrica (e telefonica e del gas e dell’acqua…), contro il fisco, contro polizia, pompieri, ufficio d’igiene e qualunque altro rappresentante della società organizzata; un uomo dall’equilibrio instabile che trae vigore dalle battaglie e dalle sfide sempre più folli al mondo della razionalità.

    E’incredibile pensare che Doctorow sia riuscito a racchiudere tutto questo e tante altre cose ancora, tanti altri personaggi originali e indimenticabili, nell’arco di poco più di 200 pagine, ma si tratta di uno dei grandi della letteratura americana contemporanea, sebbene ingiustamente sottovalutato forse a causa di qualche opera poco riuscita e troppo spesso dimenticato.

    ha scritto il 

  • 4

    Quattro stelline abbondantissime. Quasi cinque.
    Oh, yes.Di Doctorow avevo già letto l'eccellente "La marcia". Questo "Homer & Langley" mi conferma nell'idea di Doctorow come uno dei più tosti scrittor ...continua

    Quattro stelline abbondantissime. Quasi cinque.
    Oh, yes.Di Doctorow avevo già letto l'eccellente "La marcia". Questo "Homer & Langley" mi conferma nell'idea di Doctorow come uno dei più tosti scrittori americani contemporanei. Ah, quanto mi piacciono gli scrittori americani quando scrivono di americani e da americani, senza scimmiottare gli europei!
    Inoltre.
    Disposofobia, pare venga chiamata la patologia di cui è affetto Langley (di cui Homer, il fratello cieco voce narrante è vittima, complice e fedelissimo sodale).
    Il libro che mi ci voleva, in questo periodo in cui io, invece, mi sto dando (con grandissime soddisfazioni) al decluttering più hard ;-)

    ha scritto il 

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