Homer & Langley

Di

Editore: A. Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)

3.9
(344)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 215 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804601337 | Isbn-13: 9788804601333 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Pareschi

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
La sconcertante storia di due figure tanto eccentriche quanto reali, riscritta da uno dei migliori autori americani del nostro tempo. Ispirata a un famoso fatto di cronaca della New York del primo Novecento, la storia dei fratelli Homer e Langley Collyer assume i contorni del mito. Homer, il fratello cieco, e Langley, reduce della Grande Guerra e vittima dei gas, sono i giovani eredi di genitori benestanti falciati dall’influenza spagnola. Nel corso dei decenni trasformano il lussuoso palazzo avito in un delirante ricettacolo di ciarpame, nel quale vivranno come reclusi fino a morire sepolti sotto le tonnellate di oggetti e spazzatura da loro stessi accumulate. Questi personaggi tragici ed emblematici diventano, grazie all’inimitabile ritmo della scrittura di E.L. Doctorow, la metafora di un intero mondo e lo specchio di un lungo periodo della storia americana. Homer e Langley, benché rinchiusi nella loro folle utopia, saranno infatti testimoni di tutti gli avvenimenti fondamentali di quegli anni, dalle guerre ai movimenti politici, ai progressi della tecnologia. Il romanzo è popolato da una serie di personaggi indimenticabili: servitori, immigrati, gangster, musicisti jazz, hippy.
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  • 4

    Disposofobia, o disturbo da accumulo, accumulo patologico seriale, accaparramento compulsivo, o "sindrome dei fratelli Collyer".
    Homer e Langley Collyer, ritrovati cadaveri nel 1947 nella casa di Harl ...continua

    Disposofobia, o disturbo da accumulo, accumulo patologico seriale, accaparramento compulsivo, o "sindrome dei fratelli Collyer".
    Homer e Langley Collyer, ritrovati cadaveri nel 1947 nella casa di Harlem dove vivevano segregati e soffocati da tonnellate e tonnellate di oggetti, mobili scassati, giornali, copertoni, immondizia.
    Palta.
    Una storia che deve aver tenuto desta l’attenzione della cronaca del tempo per giorni e giorni, anche perché il corpo di uno dei fratelli fu ritrovato solo dopo un mese, poco distante da quello dell’altro, sepolto da cumuli di monnezza.

    Pensavo che il libro Homer & Langley, ispirato alla storia dei Collyer, fosse assimilabile al genere di cui “A sangue freddo” di Capote è fulgido esempio.
    E invece no, a partire dallo scambio di personalità: Langley non è il minore né il musicista.
    La cronaca è davvero solo un pretesto.

    I due fratelli vivono anni di disagio e di enormi vuoti: quello che conduce all’ossessione per “l’autosufficienza”- di cui ossessione secondaria è l’accumulo di oggetti - è la mancanza di senso nella vita.
    Cosa poteva esserci di più terribile che venire trasformati in un aneddoto leggendario?
    Sono le parole di Homer, il protagonista del libro di Edgard L. Doctorow.
    L’aneddoto si dilata fino a coprire quasi un intero secolo: dagli inizi del Novecento alle passeggiate sulla luna e oltre, passando per le due guerre mondiali, il Vietnam e i figli dei fiori.

    Il trauma di Langley risale alla prima guerra mondiale, vita e morte in trincea: è dopo quell’esperienza che comincerà a formulare la Teoria dei Rimpiazzi, “il suo modo per definire l’amarezza, la disperazione della vita”, e il progetto del giornale unico per tutti i tempi, quello definitivo, quello che fissa per sempre la Storia dell’Umanità, collezionando tonnellate di giornali da cui estrarre, catalogare e sistematizzare miliardi di notizie solo apparentemente diverse.

    Il trauma di Homer è nella cecità che lo colpisce sin da ragazzo. Impara ad orientarsi nel mondo usando l’udito, ma anche il tatto, riconoscendo gli oggetti da come respingono l’aria.
    Quando diventa anche sordo, e quando la casa gli si richiude intorno con gli ingombri delle masserizie accumulate, non gli restano che le parole per “sentire”, parole per supplire alla mancanza dei sensi.
    La loro casa diventa il centro del mondo: entrano Harold, i coniugi giapponesi, Mary Elizabeth che diventerà suora e martire, il gangster Vincent e la sua cricca, i figli dei fiori.
    E se ne vanno.
    Le persone escono dalla tua vita, e a te non rimane che il ricordo della loro umanità, una povera cosa discontinua senza alcun potere, proprio come la tua.
    Una vita, anzi due che tentano disperatamente di ritagliare uno spazio in cui potersi “muovere” senza dover dipendere da “sistemi” stabiliti e organizzati da altri.

    Non sono fenomeni da baraccone Homer e Langley.
    Sono due persone che di patologico hanno solo il reciproco irragionevole sostegno.
    Entrambi soffrono di un esasperato bisogno di amore e di senso, che surrogano in modi diversi: Homer conservando la memoria, prima degli spazi che non vede più, poi degli eventi e delle persone attraverso le parole.
    [“C’è stato uno schianto, l’intera casa ha tremato. Dov’è Langley? Dov’è mio fratello?”]
    Langley conservando le cose, giornali, macchine da scrivere, strumenti musicali, maschere antigas, armi, torce, fino ad implodere.

    Un bel libro davvero: inaspettato, sorprendente.

    ha scritto il 

  • 3

    È un buon libro. Una vicenda certamente amara. Ma istruttiva.
    Un esempio di devozione fraterna, di comprensione, di protezione. E di devastazione.

    "L'amore non sarà mai così puro come quando non sappi ...continua

    È un buon libro. Una vicenda certamente amara. Ma istruttiva.
    Un esempio di devozione fraterna, di comprensione, di protezione. E di devastazione.

    "L'amore non sarà mai così puro come quando non sappiamo ancora cosa sia".

    "Quella donna che conoscevo appena. Chi eravamo? Il mondo era cecità e sordità, non esisteva niente al di fuori di noi. Non ricordo il sesso. Ho sentito battere il suo cuore. Ricordo le sue lacrime sotto i nostri baci. Ricordo di averla stretta fra le braccia e aver perdonato a Dio la mancanza di significato".

    ha scritto il 

  • 5

    La storia dei fratelli Collyer e della sindrome compulsiva che li spinge ad accumulare tonnellate di oggetti nella loro casa, ridotta ad un labirinto di spazzatura, è trasformata dalla magistrale p ...continua

    La storia dei fratelli Collyer e della sindrome compulsiva che li spinge ad accumulare tonnellate di oggetti nella loro casa, ridotta ad un labirinto di spazzatura, è trasformata dalla magistrale penna di E.L. Doctorow in una superba metafora dell'America e della storia americana del '900. Infatti, mentre i Collyers storici sono morti nel 1947, sullo sfondo della vita dei due fratelli di E.L. Doctorow scorrono gli avvenimenti della prima guerra mondiale, del proibizionismo, della seconda guerra mondiale,della contestazione degli anni sessanta, fino al massacro di Jonestown del 1978, lo stupro e l'omicidio di suore americane in Salvador nel 1980. Il progressivo isolamento dei due fratelli non impedisce infatti al mondo di entrare nella loro casa e Homer, l'artista cieco, narratore interno della storia, è testimone lucido e acuto delle trasformazioni della società americana e degli eventi della storia che li segnano comunque profondamente. Nella ricostruzione di Homer la progressiva follia di Langley diventa una geniale progettualità ribelle e anarchica: dietro all'accumulo di giornali riviste c'è l'idea di un giornale senza data, che racchiuda ogni possibile evento e dunque l'intera storia umana , dietro all'automobile installata in sala da pranzo, al mancato pagamento della luce e dell'acqua, c'è la sfida all'autorità e infine , dietro le persiane nere, i sistemi di difesa, le trappole, l'isolamento totale, c'è la paura. Accumulare è un modo per sfuggire alla paura del mondo, un modo per tentare di controllarlo ma quella casa ridotta ad un labirinto di cunicoli tra mucchi di spazzatura è l'immagine di un fallimento, dell'impossibilità di trovare un senso ai detriti della storia. Forse solo Homer, il bardo cieco, definitivamente chiuso nella sua coscienza, può , attraverso la scrittura, trovare il filo che ricostruisca un senso.

    ha scritto il 

  • 4

    Il declino della casa Collyer

    Doctorow, un autore scomparso recentemente e da me scoperto proprio su anobii, parte da una storia vera, ambientata nella New York dei primi decenni del novecento narrando la vita dei due fratelli Col ...continua

    Doctorow, un autore scomparso recentemente e da me scoperto proprio su anobii, parte da una storia vera, ambientata nella New York dei primi decenni del novecento narrando la vita dei due fratelli Collyer eredi di una famiglia importante nella borghese e mercantile società statunitense, e li accompagna nel loro declino, dovuto principalmente alla non accettazione delle regole e convenzioni sociali del tempo e a una gravissima e inarrestabile sindrome da accumulo che li porta letteralmente a sommergersi di oggetti di tutte le fogge e dimensioni. La casa, un palazzo signorile in prossimità di central park, che diventa deposito di cose, sogni, illusioni, progetti, è uno dei protagonisti del romanzo e rappresenta infine l'universo intero dei due eccentrici personaggi e nello stesso tempo la materialità del legame profondo che li unisce. Interessante l'operazione narrativa dell'autore che si cala nella mente di uno dei due fratelli, Homer (che per una malattia diventa cieco) e ci racconta tutto in prima persona come in un diario. E mentre leggiamo quelle pagine, sull'onda di una scrittura potente e precisa, arriviamo quasi a capire il percorso mentale che porta a situazioni folli e inconcepibili, a quell'anticonformismo quasi rivoluzionario e sicuramente autolesionistico. E forse questo sforzo enorme dell'autore di restituirci le sfumature psicologiche, il rapporto totalizzante tra i fratelli, la loro personalissima ricerca della felicità (o meglio il tentativo di sottrarsi all'infelicità) la lucida consapevolezza della vita, la descrizione minuziosa della società dell'epoca, diventa il limite del romanzo perché ottiene l'effetto opposto a quello probabilmente sperato: toglie compassione e coinvolgimento emotivo. Solo il triste finale, dopo pagine centrali un poco stanche (ma sempre meravigliosamente scritte), restituisce un po' di cuore a una vicenda narrata soprattutto con la testa.

    ha scritto il 

  • 3

    L’illusione che la condizione permanente non sia la morte, bensì la vita quotidiana

    Il romanzo è scritto prendendo spunto dalla storia realmente avvenuta dei fratelli Collyer, che, dopo una vita interessante e movimentata, si rinchiudono nel palazzo paterno, a Manhattan, dove accumul ...continua

    Il romanzo è scritto prendendo spunto dalla storia realmente avvenuta dei fratelli Collyer, che, dopo una vita interessante e movimentata, si rinchiudono nel palazzo paterno, a Manhattan, dove accumulano in modo sconsiderato quantità spropositate di oggetti di tutti i generi fino ad avere sempre meno contatti con il mondo esterno, fino a rimanere sepolti all'interno.

    Questa storia, anomala e quasi assurda, è narrata con molta tenerezza ed eleganza da Homer, il fratello cieco, che descrive le tante iniziative di quel vulcano di idee di Langley, che ha qualche problema mentale dopo essere tornato dalla guerra.

    I due fratelli, principalmente afflitti da una sindrome da accumulo, combattono in modo ingenuo e ovviamente perdente, le convenzioni, le costrizioni, i luoghi comuni e gli obblighi che affliggono e opprimono le persone nella vita "civile". Quello che purtroppo rimane è la estrema tristezza del lento declino dei due fratelli, molto uniti da un legame profondo.

    Il libro, scritto in modo preciso, elegante e scorrevole e mai banale, è decisamente originale per il tema trattato. Non è un libro che si legge con facilità, perché le battute e le riflessioni, spesso folgoranti, sono nascoste, indirette, sofisticate, quasi fossero destinate a lettori esigenti e un po' snob. Doctorow decide infatti di raccontare scomparendo, lasciando cioè parlare la storia anche a costo di sembrare freddo e distaccato.

    "E così le persone escono dalla tua vita, e a te non rimane che il ricordo della loro umanità, una povera cosa discontinua senza alcun potere, proprio come la tua."

    Molto bello, molto triste, molto ben scritto, molto profondo. Ma per me manca qualcosa: mi ha coinvolto poco...

    ha scritto il 

  • 0

    "Homer & Langley" di E.L. Doctorow

    La vicenda si rifà a una storia realmente accaduta nella prima metà del secolo scorso. Langley torna in America traumatizzato dall'esperienza della prima guerra mondiale, dopo essere stato dato per di ...continua

    La vicenda si rifà a una storia realmente accaduta nella prima metà del secolo scorso. Langley torna in America traumatizzato dall'esperienza della prima guerra mondiale, dopo essere stato dato per disperso. Nel frattempo il fratello Homer, che è anche il narratore del libro, è diventato cieco e i genitori sono morti. Da quel momento in poi i due fratelli si chiudono nella casa che hanno ereditato, in una ricerca ossessiva di indipendenza dal mondo e in preda a un bisogno patologico di accumulare le cose più strane e inutili, ingombrando progressivamente la casa al punto tale da renderla completamente impraticabile. Ma la Storia è più forte di ogni volontà ed ecco allora che, nonostante la scelta di isolarsi, l'abitazione diventa, nei trent'anni narrati da Doctorow, una sorta di America "in vitro", attraversata dalle grandi feste degli anni dello swing, gangster in fuga, poliziotti corrotti, immigrati, figli dei fiori, giornalisti scatenati e quant'altro ha segnato la prima metà del ventesimo secolo americano, fino alla fine tragica dei due fratelli. Quella di Homer e Langley è una vicenda potentissima, capace di raccontarsi da sola e per questo difficilissima da trattare. Invece Doctorow la doma e la fa lievitare, di pagina in pagina, sia nella sua tenuta narrativa che nel suo spessore simbolico. E quando Langley, all'apice di un crescendo di irragionevolezze "scientifiche", compra un'automobile Ford T-Model, la parcheggia in salotto e cerca di modificarla per fargli produrre energia elettrica per la casa, sperando di potersi rendere indipendente dalla rete elettrica della città di New York, si ha l'ennesima conferma che la vita è sempre oltre la letteratura, che la realtà è una tigre indomabile e che soltanto pochi grandissimi scrittori fingendo di arrendersi, sanno ancora blandirla e convincerla a stare chiusa dentro un libro. Non per addomesticarla ma per far sentire il suo ruggito ancora più lontano.

    Martino (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro originale (ispirato ad un fatto di cronaca) su due personaggi originali. Due eccentrici assoluti, figli di famiglia benestante che hanno gradatamente trasformato la loro elegante dimora sulla ...continua

    Un libro originale (ispirato ad un fatto di cronaca) su due personaggi originali. Due eccentrici assoluti, figli di famiglia benestante che hanno gradatamente trasformato la loro elegante dimora sulla Fifth Avenue, adiacente a Central Park, in un incedibile ammasso di oggetti di recupero di ogni tipo e foggia fino a rimanerne letteralmente sepolti. Parallelamente a questa deriva materiale si è consumata una guerra senza quartiere da loro combattuta contro tutto ciò che connota la vita in una società civilizzata. I nemici sono diventati l’azienda del gas, l’azienda elettrica, le banche, i giornalisti e via discorrendo. In verità il leader, e anche il più folle dei due, benché dotato di una mente filosoficheggiante, è il maggiore dei fratelli, Langley, che persegue coerentemente un suo progetto, mente il minore Homer, presto divenuto cieco e poi anche sordo, è più spettatore indifeso e succube. Proprio Homer, appassionato musicista, è la voce narrante che con tono disincantato e quasi ingenuo racconta la folle discesa agli inferi di cui è stato complice e vittima. Doctorow è molto abile nell’entrare nella mente dei due fratelli, nel delinearne le rispettive personalità, esaltato e ossessivo Langley, sognatore e fragile, anche a causa della sua disabilità Homer. Abile anche a dare profondità storica alla vicenda, che inizia al tempo della Grande Guerra e percorre tutto, o quasi il ‘900. Da segnalare, in particolare, la parte dedicata all’incontro con ‘i figli dei fiori’. Con un gruppo di ragazzi conosciuti casualmente a Central Park e poi ospitati per un certo periodo a casa loro (se casa ancora si poteva chiamare), Homer e Langley, in molti sensi due hippies ante litteram, sviluppano un grande feeling ed insieme a loro vivono, tra sregolatezza, sesso, marijuana a altro, uno dei periodi più felici della loro stravagante e delirante esistenza.

    ha scritto il 

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