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Homero, Ilíada

Per

Editor: Rba Libros, S.A.

3.6
(4250)

Language:Català | Number of Pàgines: 160 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) English , Spanish , Italian , French

Isbn-10: 8478713611 | Isbn-13: 9788478713615 | Data publicació: 

Category: Education & Teaching , Fiction & Literature , History

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Descripció del llibre
Alessandro Baricco reescriu el poema de guerra per excel·lència, la Ilíada, en simplifica la prosa i reorganitza el text en vint-i-un monòlegs més un, concentrant-se en la representació dels herois en tota la seva humanitat i grandesa: figures que es mouen a la terra, als camps de batalla, als palaus aqueus, rere les murallles de la ciutat assetjada, al voltant de negres naus, campions de lluita, exhausts després de deu anys de guerra, que sorprenentment transmeten un amor tenaç per la pau. Aquesta és la clau de lectura: el descobriment en la Ilíada, que és un poema de guerra, d'una humanitat que cerca la treva.
Aquesta adaptació de Baricco apropa els versos immortals d'Homer al lector actual a través d'un reeixit relat subjectiu que permet una major identificació i una forta implicació emotiva.
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  • 0

    ...e il campo di battaglia, intorno alle mura di Ilio. E mentre gli scudi cozzano tra loro, il sangue scorre e gli eroi esultano, ti accorgi che di volta in volta c'è qualcuno , Agamennone o Ulisse, o ...continua

    ...e il campo di battaglia, intorno alle mura di Ilio. E mentre gli scudi cozzano tra loro, il sangue scorre e gli eroi esultano, ti accorgi che di volta in volta c'è qualcuno , Agamennone o Ulisse, o...che sospeso il fendente ti racconta cosa sta accadendo. Bello. Così sei anche tu lì e rischi di non uscirne vivo. Questo però è un testo pensato per il teatro, va assolutamente letto l'originale. Riletto. E' bello l'ultimo capitolo dove l'autore, affermando che L'Iliade è una storia di guerra, al contempo afferma che è anche una storia d'amore per la pace, scoprendone così il lato femminile, come la parola sia l'arma con cui si congelano tutte le guerre e su come Achille sia il più pacifista degli eroi. Affermando la 'bellezza della guerra', Baricco torna ai giorni nostri, al nostro pacifismo ignorante del fatto che solo 'quando saremo capaci di un'altra bellezza potremo fare a meno di quella che da sempre la guerra ci offre'. Cosa quasi impossibile questa, mi viene da pensare, se affidata al singolo individuo che diventerà massa nell'imperversare di ignoranza, diseducazione, disonestà e vigliaccheria....Ma questa è un'altra storia e non è fatta da eroi.

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  • 0

    ...voglio raccontare quel che so, perché anche voi capiate quello che io ho capito: la guerra è un ossessione dei vecchi, che mandano i giovani a combatterla...

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  • 3

    Riletto quattro anni dopo e assegno una stella in meno

    Avevo letto questo testo nel 2011 e avevo assegnato quattro stelle.
    Mi è stato poi regalata una nuova edizione del romanzo di Baricco e l'ho riletta con interesse e speditamente. Devo dire che, però, ...continua

    Avevo letto questo testo nel 2011 e avevo assegnato quattro stelle.
    Mi è stato poi regalata una nuova edizione del romanzo di Baricco e l'ho riletta con interesse e speditamente. Devo dire che, però, rispetto a quattro anni fa, ho trovato qualche pecca (scrittura a tratti frammentaria, eccessive descrizioni in alcuni capitoli e mancanza di ulteriori informazioni in altri), che mi fa assegnare 'solo' tre stelle.
    Una lettura che comunque consiglio, in quanto istruttiva e scorrevole, che catapulta il lettore sul campo di battaglia tra Greci e Troiani, in un'epoca lontanissima, ma ricca di insegnamenti e valori imperituri.

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  • 2

    Ma anche no

    Finire questo libro è stata una fatica. E non perché non mi piaccia la prosa di Baricco, anzi; né per la mutilazione della parte recitata dagli dei, che è una scelta narrativa e ci può stare, consider ...continua

    Finire questo libro è stata una fatica. E non perché non mi piaccia la prosa di Baricco, anzi; né per la mutilazione della parte recitata dagli dei, che è una scelta narrativa e ci può stare, considerando l'intento dell'autore.
    Di base, per quanto mi riguarda il vero problema di questo libro è uno solo, ma è un problema talmente ENORME da avermelo rovinato dalla prima all'ultima pagina: Alessà, io ti voglio bene, tu lo sai, ma oggi invoco il dio della focalizzazione interna perché ti punisca.
    La prefazione mi aveva già messa un po' in allarme, perché nel momento in cui tu, scrittore e fondatore di una scuola di scrittura creativa, mi vieni a dire che girare la narrazione in soggettiva non significa nulla di più che trasformare "suo padre" in "mio padre"... ecco, ma anche no. Ma mi sono detta: okay, niente panico, è Baricco, non sarà l'uomo più simpatico del mondo ma sa scrivere, fidiamoci. E mal me ne incolse.
    Tanto per cominciare, Alessandro mio, ti posso garantire che non è la voce narrante in prima persona a fare l'immedesimazione, e quindi di questa scelta stilistica non c'era alcun bisogno. Ma meno che mai c'era il bisogno di inserirla senza saperla usare. Perché nel momento in cui il 90% delle scene è raccontato da personaggi che non erano lì, non hanno visto, non hanno sentito, non avevano modo di conoscere momenti e dialoghi e dettagli, è palese che tu la narrazione in soggettiva non la sai usare. In corsivo e grassetto, perché te li meriti.
    E vogliamo parlare della mancanza di qualunque minimo senso in capitoli in cui due voci narranti si alternano ad ogni paragrafo senza una ragione che sia UNA? E del capitolo in cui Priamo lo schizofrenico passa dalla terza persona alla prima e di nuovo alla terza così, tanto per?
    Anzi no, guarda, non parliamone, sarà meglio dimenticare questo incidente di libro il prima possibile. Solo perché sei tu.

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  • 2

    Una delusione (o meglio una riconferma)

    Come al solito Baricco, così affascinante divulgatore di storie dal vivo o in tv, sulla carta delude. Non so quali fossero le sue intenzioni nello scrivere il libro, ma quanto al risultato è senz'altr ...continua

    Come al solito Baricco, così affascinante divulgatore di storie dal vivo o in tv, sulla carta delude. Non so quali fossero le sue intenzioni nello scrivere il libro, ma quanto al risultato è senz'altro deludente. Al racconto ha tolto ogni poesia (l'unica ragione per leggerlo!) e rimane solo la carne e il sangue, in una sorta di diario di guerra scritto con mano pesante, noioso e ripetitivo.
    Il solito Baricco, insomma

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  • 3

    'la guerra è un'ossessione dei vecchi, che mandano i giovani a combatterla.'

    baricco taglia i numerosi interventi degli dei e, montando una sequenza di monologhi dei protagonisti greci e troiani, imba ...continua

    'la guerra è un'ossessione dei vecchi, che mandano i giovani a combatterla.'

    baricco taglia i numerosi interventi degli dei e, montando una sequenza di monologhi dei protagonisti greci e troiani, imbastisce un bigino dell'iliade che si conclude con la caduta di troia per mezzo dello stratagemma del cavallo di ulisse (mito in realtà raccontato nell'odissea e nell'eneide).

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  • 4

    Per quanto immense, tutte le ricchezze che Troia nasconde dietro le sue mura non valgono quel che vale la vita. Si possono rubare buoi, e grasse pecore, ci si può riempire di cavalli e tripodi prezios ...continua

    Per quanto immense, tutte le ricchezze che Troia nasconde dietro le sue mura non valgono quel che vale la vita. Si possono rubare buoi, e grasse pecore, ci si può riempire di cavalli e tripodi preziosi, comprandoli con l'oro: ma la vita non puoi rapirla, non puoi comprarla. Ti esce dalla gola, e non torna più indietro.

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  • 2

    Così recita l'enciclopedia Treccani:

    gigióne s. m. (f., non com., -a) [accr. di Gigi, ipocoristico di Luigi]. –

    1. Originariamente, nel gergo teatrale, scherzoso appellativo usato nel piccolo mondo d ...continua

    Così recita l'enciclopedia Treccani:

    gigióne s. m. (f., non com., -a) [accr. di Gigi, ipocoristico di Luigi]. –

    1. Originariamente, nel gergo teatrale, scherzoso appellativo usato nel piccolo mondo di artisti che vivevano ai margini del teatro lirico milanese per designare una caricaturale figura di cantante sfiatato, soddisfatto di sé, vanaglorioso, sempre pronto a ricordare immaginarî trionfi, incline a un abbigliamento pretenziosamente originale e alle espressioni toscaneggianti (l’attore milanese E. Ferravilla ne fece uno dei tipi più riusciti delle sue interpretazioni). Il termine passò poi nel linguaggio teatrale a designare attori, anche di merito, che tendono a strafare, o a raggiungere facili effetti scenici.

    2. Per estens., nel linguaggio com., persona di scarso merito ma di grande presunzione e vanità, che cerca di ottenere ammirazione sfruttando con teatrali esibizioni qualità e risorse esteriori di facile successo: essere un g., fare il gigione.

    Sintesi di questo libro - pretenzioso e ridondante - così come del suo autore.
    P.S. Baricco non è milanese, è torinese. Ma tutto il resto lo descrive egregiamente.

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  • 3

    Non amo Baricco, ma non boccio questo libro. E' giusto per chi non se la sente di approcciare il testo integrale, ma vuole comunque entrare nell'atmosfera del racconto.

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  • 1

    Gradasso

    Ci sono testi che restano classici, solo uno sprovveduto potrebbe pensare di riscrivere La Divina Commedia rendendolo un testo laico. Baricco ha ben pensato di poter escludere tutti gli interventi div ...continua

    Ci sono testi che restano classici, solo uno sprovveduto potrebbe pensare di riscrivere La Divina Commedia rendendolo un testo laico. Baricco ha ben pensato di poter escludere tutti gli interventi divini perché non necessari. Il super eroe di Repubblica si sente anche in dovere di spiegarci che quel testo, che sarebbe un mero testo di guerra, grazie alla sua visione diventa anche un testo di pace, in particolare grazie alle donne. Insomma se non vuoi fare la fatica di leggere un classico o leggi il bignami o leggi Baricco.... se ci credi magari ti sembrerà pure di aver letto lo stesso libro

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