Homes i ratolins

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4.2
(5641)

Language: Català | Number of Pàgines: 131 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) English , Spanish , Chi traditional , German , French , Italian , Swedish , Dutch , Portuguese , Turkish , Danish

Isbn-10: 843167251X | Isbn-13: 9788431672515 | Data publicació: 

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descripció del llibre
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  • 4

    Vivera del grasso della terra

    Una storia difficile, con due protagonisti molto diversi e quindi complementari: uno basso, magro e astuto, l'altro grosso, alto e tonto. Di sfondo l’America dei ranch, i campi e il lavoro, la fatica ...continua

    Una storia difficile, con due protagonisti molto diversi e quindi complementari: uno basso, magro e astuto, l'altro grosso, alto e tonto. Di sfondo l’America dei ranch, i campi e il lavoro, la fatica e la voglia di elevare la propria condizione, un futuro che sembra a volte irraggiungibile, altre più vicino ma che alla fine sembra rimanere solamente un sogno che sfuma in lontananza. Un bel racconto, un finale commuovente, mi piacerebbe tanto vederne la rappresentazione teatrale. Consigliatissimo.

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  • 4

    Grazie al gruppo di lettura che frequento ho valorizzato molto questo libro che potrebbe sembrare banale ma che segna un nuovo genere letterario per la lingua inglese statunitense. Il libro parla e de ...continua

    Grazie al gruppo di lettura che frequento ho valorizzato molto questo libro che potrebbe sembrare banale ma che segna un nuovo genere letterario per la lingua inglese statunitense. Il libro parla e descrive la vita in California prima che diventi lo Stato ricco di oggi. Consigliato.

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  • 4

    De ratones y hombres es el ejemplo perfecto de como una gran historia, contada de forma magnífica, puede provocarte rechazo cuando escarbas un poco más en el fondo. Y es que la base determinista de la ...continua

    De ratones y hombres es el ejemplo perfecto de como una gran historia, contada de forma magnífica, puede provocarte rechazo cuando escarbas un poco más en el fondo. Y es que la base determinista de la novela, junto con el darwinismo social que exhibe resultan profundamente nauseabundas.

    De Steinbeck solo puedo pensar que es un maravilloso escritor. Es el único capaz de narrar con enorme maestría historias crudas y brutales, pero desde perspectivas neutras. El autor muestra, pero nunca juzga. Y eso lo consigue creando unos increíbles personajes humanos y reales, capaces de divertir y conmover a cualquier lector.
    Otro punto fuerte del estilo narrativo de Steinbeck son sus excepcionales descripciones, en especial en lo que a paisajes de refiere. Son tan visuales y pintorescas, que te parece estar en ellos y oler la maleza y escuchar los ruidos que describe en sus páginas.

    La historia es muchísimo más compleja de lo que aparenta. En esencia, seguimos el viaje de dos jornaleros George y Lennie que van a trabajar en un rancho. Y esto se complica cuando te enteras de que Lennie es un deficiente mental que le gusta acariciar cosas suaves.
    En el fondo de la historia, Steinbeck vuelve a retomar un tema que ya trató en las Uvas de la Ira: el fracaso del sueño americano. El paralelismo de la historia es notable. Ambos personajes comparten un sueño que siempre se ve abocado al fracaso por una u otra razón. Al final, la tragedia hace acto de presencia y aniquila cualquier posible esperanza sobre las ilusiones. La vuelta a la dura realidad se hace difícil y muy cruda, algo que Steinbeck logra mostrar con creces en el desenlace.

    En suma, De ratones y hombres es una obra excelente, a la que solo se le pueden sacar dos defectos: la duración y la poca implicación del autor para rebatir la férrea desesperanza que provoca con su novela.

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  • 5

    Di uomini e lacrime, tante

    Un libro incredibile. Scorre in una maniera tale che non sembra scritto quasi un secolo fa. I protagonisti, due, sono personaggi pieni, dalle mille sfaccettature, che si imparano a conoscere man mano, ...continua

    Un libro incredibile. Scorre in una maniera tale che non sembra scritto quasi un secolo fa. I protagonisti, due, sono personaggi pieni, dalle mille sfaccettature, che si imparano a conoscere man mano, e gli altri personaggi non sono da meno. La loro relazione tocca il cuore. Le loro vicissitudini, i loro sogni, le loro ossessioni, sono cose alle quali ci si affeziona. Già dopo poche pagine si intuisce che sarà un libro che ti distrugge. Giuro che quando l'ho finito non ci volevo credere. Una pecca: le descrizioni all'inizio di ogni capitolo cominciano a pesare, dopo un po'. Vale assolutamente la pena.

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  • 5

    Di sorci e soci

    Nel mondo si verificano incidenti che non dovrebbero accadere mai. Eppure accadono. Il breve romanzo di Steinbeck racconta questo tragico aspetto del reale, trasmettendo in più un senso di profonda pi ...continua

    Nel mondo si verificano incidenti che non dovrebbero accadere mai. Eppure accadono. Il breve romanzo di Steinbeck racconta questo tragico aspetto del reale, trasmettendo in più un senso di profonda pietà per i diseredati, i miserabili, i disgraziati - in una parola, gli ultimi: uomini che si dibattono tra la polvere, si aggrovigliano, squittiscono per spremere alla vita e suggere quel succo chiamato "dignità". Resta un forte amaro in bocca per il fatale epilogo che spetta ai protagonisti, proprio in quanto la conquista di quella dignità sembra a portata di mano. Ma gli scrittori sono esseri crudeli, e amano costruire trappole per topi in cui far cadere nel momento più doloroso i loro personaggi. I quali non dovrebbero mettere le mani sulla "caciotta" di turno, ma lo fanno. Dialoghi e tópoi (la coppia polare, la femme fatale, l'Eden, etc.), molto ben costruiti e manovrati, sorreggono strutturalmente questo piccolo capolavoro che ci rammenta quanto fragile cosa sia l'essere umano.

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  • 4

    L'uomo e la frontiera.

    Avevo deciso di continuare a leggere John Steinbeck dopo essere rimasto affascinato da “Furore”, e devo dire che questo “uomini e topi” davvero non mi ha deluso anzi mi ha confermato in questa decisio ...continua

    Avevo deciso di continuare a leggere John Steinbeck dopo essere rimasto affascinato da “Furore”, e devo dire che questo “uomini e topi” davvero non mi ha deluso anzi mi ha confermato in questa decisione.
    Questo nonostante i due libri non potrebbero essere più diversi: un romanzo esteso, di ampio respiro e potente di rivolta sociale il primo, un racconto breve e denso di poesia e di umanità il secondo. Ci sono eccome gli uomini, in “Uomini e topi”: quello che in “Furore” non accadeva e non poteva accadere, in una storia che parla di lotta di classe.
    Mentre riflettevo su come scrivere questo commento, mi sono sorpreso a pensare che poche volte ho letto un’opera così tipicamente americana, soprattutto perché riesce a richiamare davvero tantissimi importanti scrittori della letteratura del tempo, ma anche di quella posteriore: va da sé che questo non fa che confermare l’influenza che Steinbeck ha avuto sul mondo letterario americano. La sconfinata frontiera che con le sue dimensioni riduce ai minimi termini l’individuo è quella di Cormac McCarthy; il coraggio ma anche la sana paura di guardare in faccia la malattia mentale erano già stati scoperti da William Faulkner; l’ossessione per l’arricchimento e per il concretizzarsi del sogno americano li si può leggere un po’ ovunque, ma non possono non richiamare tra gli altri Philip Roth o John Upidke.

    Ma la somiglianza è solo esteriore. Perché a John Steinbeck non interessa parlare della frontiera, che rimane un bellissimo scenario sullo sfondo ( pur ritrovando in se stessa la spietata e compiaciuta violenza di “meridiano di sangue”); e mantiene qui una importanza solo relativa il racconto del marciume sociale su cui si reggono gli Stati Uniti ed il disagio che ne consegue: il sogno americano di un pezzo di terra e l’ossessione per l’arricchimento vengono entrambi usati qui come sempre come strumento di asservimento e di dominio, ma questo riscontro trova nella trama poco spazio.
    In realtà a me Uomini e topi è sembrata una triste e malinconica elegia della violenza. Sfruttare all’osso tutto ciò che ci circonda ed eliminarlo quando non serve più (sia esso uomo, animale o risorsa inanimata) è una caratteristica talmente connaturata all’essere umano da non riuscire neppure a caratterizzarlo come malvagio. L’ umanità nel mondo è violenta, nel bene e nel male. Non esiste uomo senza violenza ed è solo nella violenza che si può restare uomini. Le pagine in cui i cowboys decidono di sopprimere un cane ormai troppo malato dopo vent’anni di fedeltà assoluta sono una autentica poesia, ma è la figura di Lennie nel suo essere un capolavoro letterario che fa arrivare più forte di tutto il tema di questa piccola novella. Lennie è un gigante dalla mente di bambino, buono e dall’animo tenero. Ma proprio il rimbambimento mentale che lo ha protetto dal cinismo degli adulti e lo ha reso così buono lo trasformerà in una macchina assassina. Non ci può essere doppiezza, in una persona semplice come Lennie: la sua brama di possesso e la sua impossibilità di gestire il limite sono genuini ed estendibili a tutto il genere umano. Da qui la violenza, anche nei buoni, anche verso chi si ama. Giusto che alla fine della storia Lennie veda il suo destino nelle mani del suo unico amico George.
    Mentre quindi in Cormac McCarthy la violenza della frontiera e degli uomini negano in modo sicuro e compiaciuto la presenza di qualsiasi tipo di bene e di pietà (terribile la figura del Giudice in Merdidano di sangue, e terribile anche l’ultima pagina di Oltre il confine), qui non è così. C’è spazio per l’amore ela pietà negli uomini di Steinbeck. Ma essendo uomini, questo non può renderli meno distruttori ed assassini.

    Siccome la mano è quella di Steinbeck, non può mancare lo spietato ritratto della frontiera: il dramma dell’emigrazione e delle masse che arrivano ad asservirsi per sempre nel sogno di poter un giorno essere liberi in un pezzo di terra, viene reso con amaro e terribile realismo. L’arte di creare sogni irrealizzabili per tenere bassa la testa di un intero popolo è antica, almeno quanto quella di governare con il terrore di nemici fittizi. Le pagine in cui George ed il povero negro Crooks parlano della loro fattoria, in nome della quale si piegano ad un lavoro durissimo e che non arriverà mai ad essere reale, sono di una intensità rara e dimostrano quanto bene lo scrittore di Salinas conoscesse il suo tempo ed il suo paese. Il sogno di essere borghese ha attratto molte più persone di quello della giustizia egualitaria, che amarezza per un socialista! Peraltro, in tempi come i nostri in cui lo stesso percorso viene fatto verso il basso, queste pagine spiegano bene tanto odio populista.
    Che una storia così breve riesca a trattare così tanti temi, è segno della intensità di queste pagine, intensità che peraltro rende la storia molto adatta alle elaborazioni cinematografiche: ne sono state fatte più di una, tutte di alto livello.

    Ma tant’è. Io sono convinto che storie come questa vadano lette.

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  • 4

    Uomini e topi, brusii compresi...

    Mi piacciono le librerie raccolte, minute, quelle dove i libri non ti adescano con copertine luccicanti e offerte irrinunciabili ma restano discreti e pazienti, consapevoli del loro talento, in attes ...continua

    Mi piacciono le librerie raccolte, minute, quelle dove i libri non ti adescano con copertine luccicanti e offerte irrinunciabili ma restano discreti e pazienti, consapevoli del loro talento, in attesa che la curiosità ti porti dritto tra le loro pagine. Adoro le librerie immerse nel brusio, quelle dove chi legge mette in circolo le emozioni scaturite dall'incontro con un libro senza aver timore di ostentare il piacere che ne è scaturito. Condividere è importante, vale anche per i libri. La lettura di Uomini e topi è nata proprio così, da un brusio, ascoltando casualmente una conversazione tra gli scaffali, parlavano di John Steinbeck e di come non si potesse prescindere da lui riguardo tutto ciò che è letteratura americana. E' stata una tentazione troppo forte per la mia voglia di ampliare gli orizzonti letterari e ho deciso di leggere qualcosa di suo. E' un periodo in cui l'America è al centro delle mie letture, la trilogia di Haruf, i racconti di D'J Pancake, credo sia nato tutto con l'avvento di Trump, con la necessità di comprendere meglio gli Stati Uniti che nessuno racconta, quelli considerati "periferici" dai media ma che hanno dimostrato di essere ancora una volta prevalenti, quelli dove la gente vive di campi e raccolti, di vacche e vitelli, di rocce da spaccare, lavori saltuari e depressione, un'umanità talmente poco rappresentata da essere dimenticata. E' stata più la letteratura di genere a dargli spazio, penso a Joe R. Lansdale, oppure al cinema gore del primo Tobe Hooper. La forza di Uomini e Topi è nella sua assoluta semplicità. George, Lanny, Slim, Curley e sua moglie, Carlson rappresentano un'umanità facile da codificare per coloro a cui era destinato il libro, i braccianti californiani, e il loro interagire tocca le corde giuste per emozionarli e lasciare il segno. Allo stesso modo questa semplicità riesce a trasmettere a noi il senso di spaesamento e di fatalismo che avvolgeva quell'America durante la depressione, il sogno come unico rifugio di fronte ad una realtà dura come lo zoccolo di un cavallo da soma. Ottima la traduzione di Michele Mari.

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  • 4

    Si legge d'un fiato

    Una singolare amicizia. Una bontà demente e distruttiva. Una storia che procede spedita verso la sua inevitabile e straziante conclusione, lasciandoti col naso incollato alle pagine.

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  • 4

    “[…] I migliori piani dei topi e degli uomini, / Van spesso di traverso, / E non ci lascian che dolore e pena, / Invece della gioia promessa!” (Robert Burns)

    Dopo l’appassionante lettura di “Furore” di qualche tempo fa, torno a Steinbeck con questo romanzo breve che affronta i temi sociali tanto cari all’autore: la crisi economica, l’emigrazione verso Oves ...continua

    Dopo l’appassionante lettura di “Furore” di qualche tempo fa, torno a Steinbeck con questo romanzo breve che affronta i temi sociali tanto cari all’autore: la crisi economica, l’emigrazione verso Ovest, lo sfruttamento, le ingiustizie e le sofferenze che ne derivano.
    Sullo sfondo di tutto ciò si muovono i due protagonisti, George e Lennie, in rappresentanza di un’umanità derelitta perennemente in cammino e in cerca, dinnanzi alle asperità della vita, soltanto di una casa e un pezzetto di terra dove mettere finalmente radici e assaporare, se non proprio la felicità, almeno la sua illusione. Intorno a loro tanti altri personaggi molto ben delineati, dal garzone Crooks, vittima del pregiudizio razziale in quanto nero, alla giovane moglie di Curley, tutti sprofondati nell’immobilità di una solitudine da cui appare vano ogni tentativo di fuga.
    Un dramma intenso e commovente, dove i sogni, le speranze, le illusioni di ognuno s’infrangono miseramente contro l’imperscrutabilità di un destino purtroppo già scritto. Un piccolo capolavoro del quale consiglio la lettura!
    Felice, infine, di aver trovato nel libro una interessantissima nota su John Steinbeck a firma di Claudio Gorlier, giornalista, docente universitario e critico letterario recentemente scomparso, che ebbi il piacere di conoscere di persona a Torino alcuni anni fa. Grazie di tutto, Professore!

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