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Homo Faber

Ein Bericht

By

Verleger: Suhrkamp (Taschenbuch, 354)

3.9
(521)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 208 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) Chi simplified , English , Chi traditional , French , Italian , Basque , Russian , Spanish , Czech

Isbn-10: 3518368540 | Isbn-13: 9783518368541 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Hardcover , Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Buchbeschreibung
Walter Faber is an emotionally detached engineer forced by a string of coincidences to embark on a journey through his past. The basis for director Volker Schlšndorff’s movie Voyager. Translated by Michael Bullock. A Helen and Kurt Wolff Book
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  • 2

    Separazione per incompatibilità

    Il libro vuole palesemente essere una tragedia in prosa- con riferimenti espliciti ed inequivocabili alla tragedia antica- che dimostra l’illusorietà della pretesa dell’uomo contemporaneo di essere artefice del proprio destino grazie al progresso tecnologico.
    Benissimo. Niente da dire.
    Il roman ...weiter

    Il libro vuole palesemente essere una tragedia in prosa- con riferimenti espliciti ed inequivocabili alla tragedia antica- che dimostra l’illusorietà della pretesa dell’uomo contemporaneo di essere artefice del proprio destino grazie al progresso tecnologico. Benissimo. Niente da dire. Il romanzo mi ha ricordato quei quadri di arte contemporanea che lasciano abbastanza allibiti noi profani, tipo quelli di Fontana con uno squarcio in centro alla tela o il quadrato nero di Malevich o cose simili. Queste opere fanno sorgere la lecita domanda: cosa separa l’arte da ciò che non lo è? Perché se squarcio io una tela non è arte? Basta un’idea? Basta voler esprimere un messaggio? Questo libro è così: è ben scritto, con una prosa asciutta che dà voce all’aridità interiore del protagonista e con un gioco di piani temporali sfalsati che restituiscono l’idea della scissione dell’uomo contemporaneo; però non c’è bellezza. Non intendo nei contenuti, lì non deve necessariamente esserci, l’oggetto della narrazione può essere anche raccapricciante (ad esempio il delitto di Raskolnikov in Delitto e Castigo, che tutti universalmente consideriamo Letteratura). La bellezza dovrebbe essere nell’eccellenza dei modi in cui si incarna la narrazione, nella sua forma, nella capacità di far godere il lettore di un’esperienza anche estetica, non solo intellettuale, gratuita. Non sono un’esperta di estetica e magari mi si dirà che forma e contenuto non sono scindibili. Ecco, appunto. In questo libro c’è un’idea, c’è la volontà di rappresentare la crisi dell’uomo contemporaneo, la sua tracotanza (per usare un termine caro alla tragedia antica) destinata ad un drammatico fallimento. E la narrazione, la forma-se si può usare questo termine- in Homo faber sono puramente funzionali all’idea, alla tesi, non hanno quella libertà gratuita che connota, a mio giudizio, la bellezza. Il rapporto fra me e Frisch termina qui per manifesta incompatibilità assoluta rispetto all’idea di arte e di letteratura.

    gesagt am 

  • 0

    L'uomo Faber

    " TESTA D'ERINNI DORMIENTE.
    Questa fu la mia scoperta (nella stessa saletta laterale a sinistra) e senza l'aiuto del prete bavarese; è vero che non sapevo il titolo, ma la cosa non mi dava alcun fastidio, al contrario, di solito i titoli mi disturbano, perché non mi ci raccapezzo coi nomi classic ...weiter

    " TESTA D'ERINNI DORMIENTE. Questa fu la mia scoperta (nella stessa saletta laterale a sinistra) e senza l'aiuto del prete bavarese; è vero che non sapevo il titolo, ma la cosa non mi dava alcun fastidio, al contrario, di solito i titoli mi disturbano, perché non mi ci raccapezzo coi nomi classici, hai l'impressione di essere a un esame... Mi parve: grandioso, veramente grandioso, impressionante, magnifico, veramente impressionante. Era una testa di fanciulla in pietra, reclina in modo che lo sguardo vi cada come quando contempli, sollevato sul gomito, il viso di una donna addormentata al tuo fianco. "Chi sa cosa sta sognando?" "

    Uno, se non il primo, dei momenti in cui il protagonista incontra la parte di sé che non ha mai conosciuto. Un libro pieno di spunti: la razionalità estrema da una parte e l'istinto, il fato addirittura, dall'altra. Scritto in un crescendo che non permette il distacco, magistrale.

    gesagt am 

  • 5

    "Irgendeine Zukunft, fand ich, gibt es immer, die Welt ist noch niemals stehengeblieben, das Leben geht weiter!"

    Corre l'anno 1957.
    Walter Faber è un ingegnere di quelli veri, nel senso di persona dalla razionalità estrema, dalla logica inconfutabile, eccitabile dalle turbine forse più che dalle donne.
    E proprio per questo intrinsecamente vulnerabile.
    Perché quando fanno breccia in un muro di granitico razi ...weiter

    Corre l'anno 1957. Walter Faber è un ingegnere di quelli veri, nel senso di persona dalla razionalità estrema, dalla logica inconfutabile, eccitabile dalle turbine forse più che dalle donne. E proprio per questo intrinsecamente vulnerabile. Perché quando fanno breccia in un muro di granitico raziocinio, le emozioni, non cercate, impreviste e imprevedibili, diventano tanto più devastanti.

    Homo Faber è il racconto di un viaggio, dell'avventuroso viaggio di Walter Faber tra l'America e l'Europa, tra il deserto del Tamaulipas in Messico, la foresta pluviale del Guatemala, West Central Park a New York, poi Parigi, l'Italia e la Grecia. Guidato da incontri e da coincidenze che lasciano poco spazio al dubbio che esista un destino. Un viaggio dentro sé stesso, e nel suo passato, indispensabili per ritrovare il suo oggi, e il suo domani.

    Walter Faber è uno di quei personaggi che ti scavano dentro come Stoner, o Barney. Con in più l'affascinante contradditorietà di un Gustav von Aschenbach de "La morte a Venezia".

    Solo che io con Walter Faber ho provato una maggiore affinità. Forse è quell'affinità che lega le persone troppo razionali (che poi nella vita spesso finiscono per diventare ingegneri...). Non so, quello che so è che questo libro in me ha fatto breccia.

    5 stelle, piene, di emozioni.

    gesagt am 

  • 4

    Una tragedia senza melodrammi

    "Homo Faber" l'ho inteso come una tragedia, pressocché perfetta, senza il disturbo di architettare un melodramma. Del resto, seppur composto negli anni '50, ricalca il filone psicoanalitico del grande romanzo mitteleuropeo. Un "resoconto", appunto, come specifica il sottotitolo.


    Nel romanz ...weiter

    "Homo Faber" l'ho inteso come una tragedia, pressocché perfetta, senza il disturbo di architettare un melodramma. Del resto, seppur composto negli anni '50, ricalca il filone psicoanalitico del grande romanzo mitteleuropeo. Un "resoconto", appunto, come specifica il sottotitolo.

    Nel romanzo sono presenti tutti i grandi temi della grande letteratura, in forma archetipica oppure semplicemente narrativa: Natura VS Cultura, ragione e sentimento, il complesso di Edipo, il viaggio e l'avventura, legami di sangue avvertiti e tentativi di sovvertirli, bilanci e ricostruzioni, Roma e, infine, amore e morte.

    Non aggiungo la quinta preziosa stellina, poiché, personalmente, ho trovato due grandi difetti stilistici: la fissazione di descrivere troppo, anche i sentimenti, senza evocarli, e un po' di stanchezza verso la conclusione della storia. Giustificabili, in assoluta coerenza, tuttavia, con il personaggio protagonista (uomo razionale e tecnologico).

    gesagt am 

  • 5

    Da New York in volo verso il Venezuela, un atterraggio di emergenza nel deserto messicano, l'inizio di una serie di coincidenze a dir poco incredibili; di lì a pochi mesi lo porteranno a rincontrare Hanna, suo amore giovanile ("Solo con Hanna non è mai stato assurdo"), e costringeranno Walter Fab ...weiter

    Da New York in volo verso il Venezuela, un atterraggio di emergenza nel deserto messicano, l'inizio di una serie di coincidenze a dir poco incredibili; di lì a pochi mesi lo porteranno a rincontrare Hanna, suo amore giovanile ("Solo con Hanna non è mai stato assurdo"), e costringeranno Walter Faber a stendere un resoconto. Gli stravolgimenti saranno tali che, alla fine, anche lui sentirà la necessità di chiarirsi le idee. Prima: Guatemala, una traversata oceanica da New York alla Francia, Parigi, in macchina verso l'Italia, la Toscana e la Via Appia, Roma, la Grecia, di nuovo Sud America, Cuba. La schizzofrenia della traiettoria fisica attraverso i luoghi è pari a quella psicologica di Faber, dell'Homo Faber posizionato nella scala evolutiva della specie nella casella destinata all'Uomo della tecnica, scettico fino all'indifferenza verso ogni genere di sentimentlismo. La scienza può spiegare tutto. Difficile trovare in letteratura un personaggio più antipatico di Faber, asciutto, conflittuale, ipocrita, persino spregevole visto quello che accade, ma non vale la pena anticipare la trama. Questo libro è profondamente inquietante, scompiglia le aspettative della società occidentale del tempo (1957), mette in dubbio le basi dello svilluppo di quella contemporanea. Inquietante perchè il senso del romanzo - come Faber nel suo pellegrinaggio - non si lascia afferrare, sfugge di continuo, ma scappa in avanti, arriva ai giorni nostri, si spinge più in là. Leggerlo è come stare in una notte buia sulla battigia di una spiaggia, ascoltare il mare, non potersi accorgere dell'arrivo delle onde, quando restare asciutti è una questione di sopravvivenza ma il desiderio di fondersi più forte di tutto.

    "Era una baracca americana, ricoperta di lamiera ondulata, e l'unica porta era serrata dall'interno. Si sentiva una radio. Chiamammo e bussammo perchè Joachim ci aprisse. <<Nostro senor ha muerto...>>. Andai a prendere il cacciavite dalla Landrover e Herbert fece saltare la serratura. Non lo riconobbi. Per fortuna lo aveva fatto a porte chiuse, zopilotes sugli alberi intorno, zopilotes sul tetto, ma non potevano entrare dalle finestre. Lo si vedeva dalle finestre. Eppure questi indios andavano ogni giorno al lavoro e non si erano neanche sognati di buttar giù la porta e tirar giù l'impiccato".

    gesagt am 

  • 2

    Non è come me l'aspettavo. Non so se di questo fosse complice la traduzione, ma lo stile l'ho trovato all'inizio buono e poi estremamente fastidioso, tutt'altro poi che lineare o razionale. Non mi sono sentito minimamente coinvolto nella storia a causa sia delle scelte relative all'intreccio, pie ...weiter

    Non è come me l'aspettavo. Non so se di questo fosse complice la traduzione, ma lo stile l'ho trovato all'inizio buono e poi estremamente fastidioso, tutt'altro poi che lineare o razionale. Non mi sono sentito minimamente coinvolto nella storia a causa sia delle scelte relative all'intreccio, pieno di salti temporali qua e là che mi facevano venire il mal di testa, sia per le troppe anticipazioni poco spiegate contenute in questi sbalzi. Non mi sembra, oltretutto, che il personaggio sia poi tanto cambiato... Una specie di Meursault mal riuscito. E il bello è che il personaggio di Walter non dovrebbe avere niente a che fare con Meursault.

    gesagt am 

  • 0

    Con una scrittura di grande qualità, basata sul sapiente uso dei dialoghi, delle anticipazioni e dei flashback, lo scrittore svizzero regala un romanzo del Novecento, del Novecento più disperato, dell'uomo moderno che non riesce a trovare da solo un senso alla vita e che, dopo qualche seco ...weiter

    Con una scrittura di grande qualità, basata sul sapiente uso dei dialoghi, delle anticipazioni e dei flashback, lo scrittore svizzero regala un romanzo del Novecento, del Novecento più disperato, dell'uomo moderno che non riesce a trovare da solo un senso alla vita e che, dopo qualche secolo di tentativi, si trova costretto ad ammettere la sua sconfitta.

    La vicenda di Walter Faber diventa un conflitto tra l'uomo del fare e della razionalità esasperata (da cui il titolo del libro) e una visione tragica della vita, direttamente mutuata dalla letteratura greca (con gli evidenti richiami a Edipo).

    Da una parte il tentativo del dominio assoluto sulla vita e sul mondo, per mezzo della scienza e dell'azione, che può funzionare solo finché non ci si scontra con i problemi della vita, insomma, con la condizione umana, perché, a quel punto, uno si accorge di non aver strumenti a disposizione per rapportarsi con quello che non può controllare, e di aver addirittura perso la capacità non solo di discernere il bene dal male ma, addirittura, di riconoscere che bene e male esistono.

    Dall'altra parte il fatalismo di chi crede in un mondo dominato dal destino, dove il male viene immediatamente punito dagli dei, dove l'uomo non ha bisogno di essere libero e responsabile, perché non ha nulla da imparare, visto che per ogni sua azione ci sarà comunque una reazione che arriva dall'alto.

    Ci ho trovato una richiesta di aiuto, un invito disperato a ricercare qualcosa che sia nel mezzo o, meglio, vada oltre queste due visioni contrapposte ed estreme, per non correre il rischio, come il protagonista del romanzo, di riuscire a dare un significato alla propria vita solo nel momento in cui la si sta perdendo.

    gesagt am