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Homo Faber

Ein Bericht

By

Verleger: Suhrkamp (Taschenbuch, 354)

3.9
(527)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 208 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) Chi simplified , English , Chi traditional , French , Italian , Basque , Russian , Spanish , Czech

Isbn-10: 3518368540 | Isbn-13: 9783518368541 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Hardcover , Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Buchbeschreibung
Walter Faber is an emotionally detached engineer forced by a string of coincidences to embark on a journey through his past. The basis for director Volker Schlšndorff’s movie Voyager. Translated by Michael Bullock. A Helen and Kurt Wolff Book
Sorting by
  • 1

    delusione

    Gli elementi per creare un bel romanzo c'erano tutti, ma il risultato non è stato affatto di mio gusto. L'autore sembra volutamente sfuggire le emozioni e le scene intense. Tutto o è successo prima op ...weiter

    Gli elementi per creare un bel romanzo c'erano tutti, ma il risultato non è stato affatto di mio gusto. L'autore sembra volutamente sfuggire le emozioni e le scene intense. Tutto o è successo prima oppure sta per succedere, non si vede, non si mette in scena. La scrittura non mi è piaciuta e, a volte, mi è parsa anche confusionaria.

    gesagt am 

  • 4

    Walter Faber è un uomo abituato a credere alla scienza, ai fatti, che non si stupisce di fronte ad un qualsiasi evento naturale perché sa già che dietro di esso vi è una specifica e razionale rispost ...weiter

    Walter Faber è un uomo abituato a credere alla scienza, ai fatti, che non si stupisce di fronte ad un qualsiasi evento naturale perché sa già che dietro di esso vi è una specifica e razionale risposta. “Mi sono già domandato a volte cosa intende la gente quando parla di una grande esperienza. Io sono un tecnico, e abituato a guardare le cose come sono. Tutto ciò di cui parlano, io lo vedo bene; non sono mica cieco. Vedo la luna sopra il deserto di Tamaulipas — più chiara che mai, può darsi, ma sempre una massa commensurabile, che rotea attorno al nostro pianeta, una questione di gravitazione, interessante, ma perché emozionante ?” Uomo dedito al proprio lavoro, non si è mai lasciato trasportare da qualsiasi tipo di relazione o affetto. Tuttavia la sua vita è destinata a cambiare a causa di tanti eventi che pian piano gli faranno cambiare il modo di vedere la vita irrevocabilmente e che sbricioleranno ogni sua piccola certezza. La storia è raccontata dal protagonista all’incirca qualche mese dopo gli eventi. La narrazione è, però, spesso interrotta dalle riflessioni dello stesso Faber che si chiederà più volte perché si è, molte volte, si parla della propria vita in relazione al destino: “che le cose si siano svolte in questo modo, è stato più che una coincidenza, è stata una catena di coincidenze. Ma perché destino?” – “Perché destino? Sarebbe potuta anche andare in modo affatto diverso.”
    Non avevo mai letto nulla di Max Frisch, ho scoperto questo libro perché assegnatomi da un professore dell’università e dopo averlo letto ne sono davvero grata, non immaginavo mi sarebbe piaciuto tanto. Il lettore sebbene percepisca ostilità verso quest’uomo estremamente razionale, non può evitare di affezionarcisi e seguirlo attraverso il suo viaggio. Un viaggio che cambierà non solo il protagonista ma anche il lettore stesso. Infatti, il romanzo è fondamentale perché lo porterà a rendersi conto che in un modo ormai così moderno e tecnologico nessuna certezza lo è veramente finché rimarrà collegata a qualsiasi macchina intelligente.

    gesagt am 

  • 2

    Separazione per incompatibilità

    Il libro vuole palesemente essere una tragedia in prosa- con riferimenti espliciti ed inequivocabili alla tragedia antica- che dimostra l’illusorietà della pretesa dell’uomo contemporaneo di essere ar ...weiter

    Il libro vuole palesemente essere una tragedia in prosa- con riferimenti espliciti ed inequivocabili alla tragedia antica- che dimostra l’illusorietà della pretesa dell’uomo contemporaneo di essere artefice del proprio destino grazie al progresso tecnologico.
    Benissimo. Niente da dire.
    Il romanzo mi ha ricordato quei quadri di arte contemporanea che lasciano abbastanza allibiti noi profani, tipo quelli di Fontana con uno squarcio in centro alla tela o il quadrato nero di Malevich o cose simili. Queste opere fanno sorgere la lecita domanda: cosa separa l’arte da ciò che non lo è? Perché se squarcio io una tela non è arte? Basta un’idea? Basta voler esprimere un messaggio? Questo libro è così: è ben scritto, con una prosa asciutta che dà voce all’aridità interiore del protagonista e con un gioco di piani temporali sfalsati che restituiscono l’idea della scissione dell’uomo contemporaneo; però non c’è bellezza. Non intendo nei contenuti, lì non deve necessariamente esserci, l’oggetto della narrazione può essere anche raccapricciante (ad esempio il delitto di Raskolnikov in Delitto e Castigo, che tutti universalmente consideriamo Letteratura). La bellezza dovrebbe essere nell’eccellenza dei modi in cui si incarna la narrazione, nella sua forma, nella capacità di far godere il lettore di un’esperienza anche estetica, non solo intellettuale, gratuita. Non sono un’esperta di estetica e magari mi si dirà che forma e contenuto non sono scindibili. Ecco, appunto. In questo libro c’è un’idea, c’è la volontà di rappresentare la crisi dell’uomo contemporaneo, la sua tracotanza (per usare un termine caro alla tragedia antica) destinata ad un drammatico fallimento. E la narrazione, la forma-se si può usare questo termine- in Homo faber sono puramente funzionali all’idea, alla tesi, non hanno quella libertà gratuita che connota, a mio giudizio, la bellezza.
    Il rapporto fra me e Frisch termina qui per manifesta incompatibilità assoluta rispetto all’idea di arte e di letteratura.

    gesagt am 

  • 0

    L'uomo Faber

    " TESTA D'ERINNI DORMIENTE.
    Questa fu la mia scoperta (nella stessa saletta laterale a sinistra) e senza l'aiuto del prete bavarese; è vero che non sapevo il titolo, ma la cosa non mi dava alcun fasti ...weiter

    " TESTA D'ERINNI DORMIENTE.
    Questa fu la mia scoperta (nella stessa saletta laterale a sinistra) e senza l'aiuto del prete bavarese; è vero che non sapevo il titolo, ma la cosa non mi dava alcun fastidio, al contrario, di solito i titoli mi disturbano, perché non mi ci raccapezzo coi nomi classici, hai l'impressione di essere a un esame...
    Mi parve: grandioso, veramente grandioso, impressionante, magnifico, veramente impressionante. Era una testa di fanciulla in pietra, reclina in modo che lo sguardo vi cada come quando contempli, sollevato sul gomito, il viso di una donna addormentata al tuo fianco.
    "Chi sa cosa sta sognando?" "

    Uno, se non il primo, dei momenti in cui il protagonista incontra la parte di sé che non ha mai conosciuto.
    Un libro pieno di spunti: la razionalità estrema da una parte e l'istinto, il fato addirittura, dall'altra. Scritto in un crescendo che non permette il distacco, magistrale.

    gesagt am 

  • 5

    "Irgendeine Zukunft, fand ich, gibt es immer, die Welt ist noch niemals stehengeblieben, das Leben geht weiter!"

    Corre l'anno 1957.
    Walter Faber è un ingegnere di quelli veri, nel senso di persona dalla razionalità estrema, dalla logica inconfutabile, eccitabile dalle turbine forse più che dalle donne.
    E proprio ...weiter

    Corre l'anno 1957.
    Walter Faber è un ingegnere di quelli veri, nel senso di persona dalla razionalità estrema, dalla logica inconfutabile, eccitabile dalle turbine forse più che dalle donne.
    E proprio per questo intrinsecamente vulnerabile.
    Perché quando fanno breccia in un muro di granitico raziocinio, le emozioni, non cercate, impreviste e imprevedibili, diventano tanto più devastanti.

    Homo Faber è il racconto di un viaggio, dell'avventuroso viaggio di Walter Faber tra l'America e l'Europa, tra il deserto del Tamaulipas in Messico, la foresta pluviale del Guatemala, West Central Park a New York, poi Parigi, l'Italia e la Grecia. Guidato da incontri e da coincidenze che lasciano poco spazio al dubbio che esista un destino.
    Un viaggio dentro sé stesso, e nel suo passato, indispensabili per ritrovare il suo oggi, e il suo domani.

    Walter Faber è uno di quei personaggi che ti scavano dentro come Stoner, o Barney.
    Con in più l'affascinante contradditorietà di un Gustav von Aschenbach de "La morte a Venezia".

    Solo che io con Walter Faber ho provato una maggiore affinità. Forse è quell'affinità che lega le persone troppo razionali (che poi nella vita spesso finiscono per diventare ingegneri...).
    Non so, quello che so è che questo libro in me ha fatto breccia.

    5 stelle, piene, di emozioni.

    gesagt am 

  • 4

    Una tragedia senza melodrammi

    "Homo Faber" l'ho inteso come una tragedia, pressocché perfetta, senza il disturbo di architettare un melodramma. Del resto, seppur composto negli anni '50, ricalca il filone psicoanalitico del grande ...weiter

    "Homo Faber" l'ho inteso come una tragedia, pressocché perfetta, senza il disturbo di architettare un melodramma. Del resto, seppur composto negli anni '50, ricalca il filone psicoanalitico del grande romanzo mitteleuropeo. Un "resoconto", appunto, come specifica il sottotitolo.

    Nel romanzo sono presenti tutti i grandi temi della grande letteratura, in forma archetipica oppure semplicemente narrativa: Natura VS Cultura, ragione e sentimento, il complesso di Edipo, il viaggio e l'avventura, legami di sangue avvertiti e tentativi di sovvertirli, bilanci e ricostruzioni, Roma e, infine, amore e morte.

    Non aggiungo la quinta preziosa stellina, poiché, personalmente, ho trovato due grandi difetti stilistici: la fissazione di descrivere troppo, anche i sentimenti, senza evocarli, e un po' di stanchezza verso la conclusione della storia. Giustificabili, in assoluta coerenza, tuttavia, con il personaggio protagonista (uomo razionale e tecnologico).

    gesagt am 

  • 5

    Da New York in volo verso il Venezuela, un atterraggio di emergenza nel deserto messicano, l'inizio di una serie di coincidenze a dir poco incredibili; di lì a pochi mesi lo porteranno a rincontrare H ...weiter

    Da New York in volo verso il Venezuela, un atterraggio di emergenza nel deserto messicano, l'inizio di una serie di coincidenze a dir poco incredibili; di lì a pochi mesi lo porteranno a rincontrare Hanna, suo amore giovanile ("Solo con Hanna non è mai stato assurdo"), e costringeranno Walter Faber a stendere un resoconto. Gli stravolgimenti saranno tali che, alla fine, anche lui sentirà la necessità di chiarirsi le idee. Prima: Guatemala, una traversata oceanica da New York alla Francia, Parigi, in macchina verso l'Italia, la Toscana e la Via Appia, Roma, la Grecia, di nuovo Sud America, Cuba. La schizzofrenia della traiettoria fisica attraverso i luoghi è pari a quella psicologica di Faber, dell'Homo Faber posizionato nella scala evolutiva della specie nella casella destinata all'Uomo della tecnica, scettico fino all'indifferenza verso ogni genere di sentimentlismo. La scienza può spiegare tutto.
    Difficile trovare in letteratura un personaggio più antipatico di Faber, asciutto, conflittuale, ipocrita, persino spregevole visto quello che accade, ma non vale la pena anticipare la trama.
    Questo libro è profondamente inquietante, scompiglia le aspettative della società occidentale del tempo (1957), mette in dubbio le basi dello svilluppo di quella contemporanea. Inquietante perchè il senso del romanzo - come Faber nel suo pellegrinaggio - non si lascia afferrare, sfugge di continuo, ma scappa in avanti, arriva ai giorni nostri, si spinge più in là. Leggerlo è come stare in una notte buia sulla battigia di una spiaggia, ascoltare il mare, non potersi accorgere dell'arrivo delle onde, quando restare asciutti è una questione di sopravvivenza ma il desiderio di fondersi più forte di tutto.

    "Era una baracca americana, ricoperta di lamiera ondulata, e l'unica porta era serrata dall'interno. Si sentiva una radio. Chiamammo e bussammo perchè Joachim ci aprisse.
    <<Nostro senor ha muerto...>>.
    Andai a prendere il cacciavite dalla Landrover e Herbert fece saltare la serratura. Non lo riconobbi. Per fortuna lo aveva fatto a porte chiuse, zopilotes sugli alberi intorno, zopilotes sul tetto, ma non potevano entrare dalle finestre. Lo si vedeva dalle finestre. Eppure questi indios andavano ogni giorno al lavoro e non si erano neanche sognati di buttar giù la porta e tirar giù l'impiccato".

    gesagt am