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Homo Faber

Ein Bericht

By Max Frisch

(104)

| Others | 9783518368541

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Book Description

Walter Faber is an emotionally detached engineer forced by a string of coincidences to embark on a journey through his past. The basis for director Volker Schlšndorff’s movie Voyager. Translated by Michael Bullock. A Helen and Kurt Wolff B Continue

Walter Faber is an emotionally detached engineer forced by a string of coincidences to embark on a journey through his past. The basis for director Volker Schlšndorff’s movie Voyager. Translated by Michael Bullock. A Helen and Kurt Wolff Book

57 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Un capolavoro del 1957 che mi ricorda mostruosamente Musil, il suo Uomo senza Qualità. Non so bene perché.

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    Giuditta said on Aug 26, 2014 | Add your feedback

  • 9 people find this helpful

    Separazione per incompatibilità

    Il libro vuole palesemente essere una tragedia in prosa- con riferimenti espliciti ed inequivocabili alla tragedia antica- che dimostra l’illusorietà della pretesa dell’uomo contemporaneo di essere artefice del proprio destino grazie al progresso tec ...(continue)

    Il libro vuole palesemente essere una tragedia in prosa- con riferimenti espliciti ed inequivocabili alla tragedia antica- che dimostra l’illusorietà della pretesa dell’uomo contemporaneo di essere artefice del proprio destino grazie al progresso tecnologico.
    Benissimo. Niente da dire.
    Il romanzo mi ha ricordato quei quadri di arte contemporanea che lasciano abbastanza allibiti noi profani, tipo quelli di Fontana con uno squarcio in centro alla tela o il quadrato nero di Malevich o cose simili. Queste opere fanno sorgere la lecita domanda: cosa separa l’arte da ciò che non lo è? Perché se squarcio io una tela non è arte? Basta un’idea? Basta voler esprimere un messaggio? Questo libro è così: è ben scritto, con una prosa asciutta che dà voce all’aridità interiore del protagonista e con un gioco di piani temporali sfalsati che restituiscono l’idea della scissione dell’uomo contemporaneo; però non c’è bellezza. Non intendo nei contenuti, lì non deve necessariamente esserci, l’oggetto della narrazione può essere anche raccapricciante (ad esempio il delitto di Raskolnikov in Delitto e Castigo, che tutti universalmente consideriamo Letteratura). La bellezza dovrebbe essere nell’eccellenza dei modi in cui si incarna la narrazione, nella sua forma, nella capacità di far godere il lettore di un’esperienza anche estetica, non solo intellettuale, gratuita. Non sono un’esperta di estetica e magari mi si dirà che forma e contenuto non sono scindibili. Ecco, appunto. In questo libro c’è un’idea, c’è la volontà di rappresentare la crisi dell’uomo contemporaneo, la sua tracotanza (per usare un termine caro alla tragedia antica) destinata ad un drammatico fallimento. E la narrazione, la forma-se si può usare questo termine- in Homo faber sono puramente funzionali all’idea, alla tesi, non hanno quella libertà gratuita che connota, a mio giudizio, la bellezza.
    Il rapporto fra me e Frisch termina qui per manifesta incompatibilità assoluta rispetto all’idea di arte e di letteratura.

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    Bicemotta said on Jul 11, 2014 | 8 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    L'uomo Faber

    " TESTA D'ERINNI DORMIENTE.
    Questa fu la mia scoperta (nella stessa saletta laterale a sinistra) e senza l'aiuto del prete bavarese; è vero che non sapevo il titolo, ma la cosa non mi dava alcun fastidio, al contrario, di solito i titoli mi disturban ...(continue)

    " TESTA D'ERINNI DORMIENTE.
    Questa fu la mia scoperta (nella stessa saletta laterale a sinistra) e senza l'aiuto del prete bavarese; è vero che non sapevo il titolo, ma la cosa non mi dava alcun fastidio, al contrario, di solito i titoli mi disturbano, perché non mi ci raccapezzo coi nomi classici, hai l'impressione di essere a un esame...
    Mi parve: grandioso, veramente grandioso, impressionante, magnifico, veramente impressionante. Era una testa di fanciulla in pietra, reclina in modo che lo sguardo vi cada come quando contempli, sollevato sul gomito, il viso di una donna addormentata al tuo fianco.
    "Chi sa cosa sta sognando?" "

    Uno, se non il primo, dei momenti in cui il protagonista incontra la parte di sé che non ha mai conosciuto.
    Un libro pieno di spunti: la razionalità estrema da una parte e l'istinto, il fato addirittura, dall'altra. Scritto in un crescendo che non permette il distacco, magistrale.

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    apepam said on Feb 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Interessante. Il modo di scrivere è quello che mi ha intrigato di più...

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    Valù said on Sep 2, 2013 | Add your feedback

  • 10 people find this helpful

    "Irgendeine Zukunft, fand ich, gibt es immer, die Welt ist noch niemals stehengeblieben, das Leben geht weiter!"

    Corre l'anno 1957.
    Walter Faber è un ingegnere di quelli veri, nel senso di persona dalla razionalità estrema, dalla logica inconfutabile, eccitabile dalle turbine forse più che dalle donne.
    E proprio per questo intrinsecamente vulnerabile.
    Perché qu ...(continue)

    Corre l'anno 1957.
    Walter Faber è un ingegnere di quelli veri, nel senso di persona dalla razionalità estrema, dalla logica inconfutabile, eccitabile dalle turbine forse più che dalle donne.
    E proprio per questo intrinsecamente vulnerabile.
    Perché quando fanno breccia in un muro di granitico raziocinio, le emozioni, non cercate, impreviste e imprevedibili, diventano tanto più devastanti.

    Homo Faber è il racconto di un viaggio, dell'avventuroso viaggio di Walter Faber tra l'America e l'Europa, tra il deserto del Tamaulipas in Messico, la foresta pluviale del Guatemala, West Central Park a New York, poi Parigi, l'Italia e la Grecia. Guidato da incontri e da coincidenze che lasciano poco spazio al dubbio che esista un destino.
    Un viaggio dentro sé stesso, e nel suo passato, indispensabili per ritrovare il suo oggi, e il suo domani.

    Walter Faber è uno di quei personaggi che ti scavano dentro come Stoner, o Barney.
    Con in più l'affascinante contradditorietà di un Gustav von Aschenbach de "La morte a Venezia".

    Solo che io con Walter Faber ho provato una maggiore affinità. Forse è quell'affinità che lega le persone troppo razionali (che poi nella vita spesso finiscono per diventare ingegneri...).
    Non so, quello che so è che questo libro in me ha fatto breccia.

    5 stelle, piene, di emozioni.

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    Casper said on Aug 13, 2013 | 6 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Tener testa al tempo, ovverossia eternità nell'attimo. Essere eterni: esser vissuti.

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    Luca Leone said on May 20, 2013 | Add your feedback

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