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Honeymoon in Tehran

Two Years of Love and Danger in Iran

By

Publisher: Blackstone Audiobooks

3.7
(241)

Language:English | Number of Pages: | Format: Audio CD | In other languages: (other languages) Italian , Portuguese

Isbn-10: 1433260905 | Isbn-13: 9781433260902 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 0

    Recensione a cura di Luca Zuccolo

    Nei primi dieci anni del XXI secolo l’Iran, da sempre paese ricco di contrasti e contraddizioni, ha subito numerosi e notevoli cambiamenti: il governo “liberale” e aperto all’occidente di Khatami, il ...continue

    Nei primi dieci anni del XXI secolo l’Iran, da sempre paese ricco di contrasti e contraddizioni, ha subito numerosi e notevoli cambiamenti: il governo “liberale” e aperto all’occidente di Khatami, il ritorno dei conservatori con Ahmadinejad e le accuse ad Israele e Stati Uniti. Ma come è cambiato l’Iran? Cosa pensano gli iraniani di Khatami? E, soprattutto, di Ahmadinejad? Come sono state percepite le trasformazioni e le crisi finanziarie degli ultimi dieci anni dalla popolazione iraniana, e, soprattutto, dai giovani di Teheran?
    Queste ed altre domande, quali la condizione della donna e delle madri, i problemi nel crescere i figli e gli scontri tra presente islamico e passato persiano, ma anche libertà di stampa ed espressione, clevages sociali ed emigrazione, sono al centro dell’inchiesta/romanzo di Azadeh Moaveni, Viaggio di nozze a Teheran 1. Giornalista iraniano-americana del Time, The New York Times Book Review, The Washington Post, e The Los Angeles Times, Azadeh Moaveni2, già autrice di Lipstick jihad3, in cui descrive i cambiamenti, i sogni e la vita, spesso underground, dei giovani di Teheran sempre in bilico tra la loro cultura “tradizionale” e l’Occidente, propone nel suo ultimo lavoro la sua esperienza di vita tra il 2005 e il 2007 a Teheran e nell’Iran di Ahmadinajad .

    Inviata del Time per descrivere l’ascesa di Ahmadinejad e le reazioni degli iraniani, intreccia la sua vita privata e le sue trasformazioni umane e professionali, passando da giovane donna a moglie e madre, alle trasformazioni e alle paure degli iraniani di fronte a mutamenti inaspettati e repentini che hanno spiazzato molti iraniani mettendo in dubbio molte loro certezze, a cominciare dal rapporto con l’Islam e la cultura persiana.

    Con una scrittura chiara e fluente Azadeh Moaveni descrive la movida dei giovani iraniani e la loro ricerca, spesso underground, di una loro identità nuova, la fede nel regime dei Basij (giovani spesso delle borgate più povere facilmente persuasi dalle autorità politico-religiose del regime e nucleo del successo di Ahmadinejad), il difficile rapporto con le forze dell’ordine e le autorità di una donna-giornalista e delle persone comuni, lo scontro più o meno aperto tra l’Islam di regime e il passato persiano e le loro molteplici interconnessioni, soprattutto in occasione dell’Ashoura (festa in onore del martirio di Hussein a Karbala) e del Nouruz (capodanno Persiano), il “velo”, l’abbigliamento femminile e i diritti delle donne.

    Tutto questo sullo sfondo di una Teheran in continuo cambiamento, soffocata dallo smog e dalla crisi economica (aggravata dalla politica di Ahmadinejad), nonché dai contrasti evidenti tra un regime autocratico che mostra il suo volto nelle gigantografie degli imam e di Khomeini, che invadono ogni angolo della città, e un occidente potente e strisciante che si manifesta nei cartelloni pubblicitari di Dolce&Gabbana e nei marchi falsi delle griffes d’oltreoceano. Dalle pagine del libro emerge proprio questo scontro tra modi differenti di interpretare e vivere la vita, che si riflette anche nella fuga di cervelli (la più alta al mondo con 150.000 partenze all’anno) e nella censura di tutti i siti internet con riferimenti a parti del corpo o oggetti ritenuti moralmente impuri, fino al divieto di tenere cani in casa4.

    Dal testo, però, emerge anche la difficoltà di Azadeh di far coincidere la sua immagine dell’Iran con la realtà, con le difficoltà della vita quotidiana e con i compromessi a cui molti iraniani sono costretti a sottoporsi ogni giorno5; emerge lo spaesamento di un’iraniano-americana costretta ad emigrare dall’Iran perché la stretta di vite del nuovo regime le impedisce di lavorare e far crescere il proprio figlio, in quanto donna e in quanto giornalista scomoda, vivendo doppiamente lo scollamento tra la sua terra d’origine, la sua terra d’adozione e la nuova vita londinese. «La fonte della sua speranza, proprio come la struttura del suo nuovo setar, era stata frantumata in tre pezzi, e i frammenti sembravano essersi incisi nel suo cuore». Questa citazione tratta dal racconto breve Setar di Jalal Al-e Ahmad descrive esattamente la conclusione della storia di Azadeh Moaveni emigrata per ben due volte e sempre in bilico tra due realtà, due mondi e una molteplicità di culture che creano la complessità dell’Iran come di Azadeh Moaveni.

    Storia di vita e inchiesta giornalistica si intrecciano in un romanzo agile e interessante per i molteplici risvolti dell’attualità iraniana, dell’Islam, del rapporto tra regime e popolazione, tra donne e Islam, e delle difficoltà patite tanto da chi emigra, quanto da chi rimane, in un continuo confronto storico tra il presente e il passato iraniano, tra ricchi e poveri, occidente e oriente, tra reseau familiare tradizionale e la solitudine della modernità. Spaccato dell’Iran moderno, il libro di Azadeh Moaveni è un ottimo esempio di come si può fare un inchiesta nel rispetto della diversità culturale e sociale. ♦ Luca Zuccolo, 2010
    .

    Note
    .
    [1] MOAVENI, Azadeh, Viaggio di nozze a Teheran, Roma, Newton Compton, 2009.
    [2] Riguardo all’autrice, alla sua carriera e alle sue opere interessanti indicazioni si trovano nel sito personale di Azadeh Moaveni http://www.azadeh.info in cui accanto a una breve biografia si possono trovare tutti i riferimenti necessari per acquistare i suoi libri e leggere i suoi ultimi articoli del 2008-2009.
    [3] MOAVENI, Azadeh, Lipstick jihad, a memoir of growing up Iranian in America and American in Iran, New York, Perseus Book Group ; Publicaffaires, 2005.
    [4] Per la cultura islamica il cane è un animale impuro.
    [5] Domina molte parti del romanzo la considerazione che le regole imposte dal regime siano sempre o molto spesso aggirabili o quanto meno interpretabili, unico modo per sopravvivere in una società sempre più divisa tra molto ricchi e molto poveri, tra occidentalizzanti e tradizionalisti, una società, come dice Azadeh, del “come se”. Una società che riesce a trovare zone grigie e di manovra finché Ahmadinejad non ha dato una nuova stretta morale al paese, creando non pochi dubbi a genitori “liberali” indecisi su quale cultura ed educazione fosse migliore per i propri figli, quella occidentale o quella repressiva iraniana?

    said on 

  • 4

    Non è un chick lit!

    Partiamo da questo. Il titolo è ingannevole e per una volta non c'entra la traduzione in italiano.
    Tutte le tappe "obbligate" di una storia d'amore (fidanzamento, convivenza, la scelta di sposarsi, av ...continue

    Partiamo da questo. Il titolo è ingannevole e per una volta non c'entra la traduzione in italiano.
    Tutte le tappe "obbligate" di una storia d'amore (fidanzamento, convivenza, la scelta di sposarsi, avere un bambino...) vissute in un paese non proprio ideale come può essere l'Iran del 2005.
    Lo stile della giornalista non è proprio il massimo ma il libro è un saggio storico-politico molto interessante.

    Non ho mai capito il motivo per cui la storia iraniana desti tanta curiosità in me....ho letto con piacere la Moaveni, la Ebadi (La gabbia d'oro) e Mahbod (Le notti di Teheran). Anche al cinema gli autori iraniani non sono mai banali: Makhmalbaf, Kiarostami, Panahi ma soprattutto Farhadi, riescono sempre a toccare le corde giuste in me.

    -Il giorno dopo, sedevo circondata da libri sull'Islam, in cerca degli articoli del codice penale iraniano che regolano il sesso prematrimoniale. Immaginavo che la legge prescrivesse senza ambiguità la lapidazione, ma volevo esserne certa. [...] "Ma è chiaro che non sarai lapidata. Come ti è venuto in mente? Lo sanno tutti che solo le adultere vengono lapidate". [...] Il codice di legge penale iraniano ha stilato indicazioni dettagliate per tali esecuzioni, includendo il tipo di pietre che dovrebbero essere utilizzate. L'articolo 104 recita:"Le pietre non dovrebbero essere troppo grandi per impedire che la persona muoia soltanto dopo il primo o il secondo colpo, ma nemmeno così piccole da non poter essere definite pietre".[...] Per quanto cercassi di non farlo, non riuscivo a non pensare alle implicazioni più drammatiche dell'essere incinta. Anche se non rischiavo di morire per lapidazione (nessuna pietra troppo grande, nè troppo piccola) la punizione per il sesso prematrimoniale non adulterino ha comunque le sue origini nella tradizione tribale dell'Arabia del settimo secolo: cento scudisciate e forse un anno di esilio. Quella era la realtà legale, sebbene in pratica milioni di giovani iraniani avessero rapporti prematrimoniali senz'altra preoccupazione se non quella di trarne o meno piacere. Anche se, ogni anno o due, qualche giudice ordinava le frustate, in circostanze ordinarie la legge non veniva applicata in alcun modo significativo. Questo era solo uno dei molti aspetti nei quali il governo iraniano era diventato pragmatico. Distribuiva persino siringhe sterili agli eroinomani e preservativi alle prostitute e ai carcerati. Tutto ciò era piuttosto sorprendente considerando che, allo stesso modo, puniva l'uso della droga e l'omosessualità con niente di meno che la fustigazione a morte.-

    Credo proprio che non andrò mai in Iran....

    said on 

  • 4

    Storia di un popolo

    Nonostante il titolo possa richiamare un romanzo in stile Hosseini, Viaggio di Nozze a Teheran è un saggio storico/politico su una realtà islamico-occidentale, come Teheran.

    La protagonista racconta i ...continue

    Nonostante il titolo possa richiamare un romanzo in stile Hosseini, Viaggio di Nozze a Teheran è un saggio storico/politico su una realtà islamico-occidentale, come Teheran.

    La protagonista racconta in prima persona la sua storia: giornalista americana torna, volutamente, nel luogo dove i suoi genitori sono nati e cresciuti cercando di capire in maniera implicita perché se ne fossero andati e come fosse realmente vivere li.

    Smaschera con molta semplicità i pregiudizi di noi occidentali, avvicinando emotivamente il lettore. Al contempo offre degli spaccati su una società che, dalla Rivoluzione Islamica del 1979, ha visto togliersi uno dopo l'altro i diritti umani che gli erano propri (ad esempio il velo in Iran diventò obbligatorio solo nel 1980, lo stile di vita sotto lo Scia era di stampo filo-occidentale).

    Se si è letto Persepolis di Marjane Satrapi, non si aggiungerà molto alla conoscenza dell'Iran se non un altro bene accetto punto di vista!

    said on 

  • 3

    Mi piacciono le storie vere; anche se la maggior parte di quelle raccontate sono tristi, non so se sia perché le tragedie e similari vendano più delle storie a lieto fine.
    Mi piace scoprire tramite le ...continue

    Mi piacciono le storie vere; anche se la maggior parte di quelle raccontate sono tristi, non so se sia perché le tragedie e similari vendano più delle storie a lieto fine.
    Mi piace scoprire tramite le righe tradizioni differenti dalla mia, di mondi talmente diversi che a volte potrebbero essere luoghi di libri fantasy.

    Qui siamo in Iran, ex Persia, dove Azadeh ritorna per lavoro e si innamora e resta incinta e si sposa.
    Causa il regime di Ahmadinejad, lei e Arash decidono di andare a vivere in Inghilterra per poter crescere il figlio in un ambiente più moderno e meno islamico, nonostante lontani dalla famiglia e dalla tradizione.
    Non è un libro che ho letto facilmente perché la scrittura non è propriamente fluida, la storia narrata neanche. Diciamo che in molti punti risulta pesante, ma va sicuramente apprezzato perché racconta in maniera chiara la confusione tra moderno e tradizione che si respirava in Iran neanche otto anni fa.
    Lo sfondo del libro, l'analisi politica e sociale dell'Iran, è in realtà il protagonista del libro.
    Azadeh e la sua vita diventano personaggio secondario nonostante lei racconti il libro in prima persona.

    said on 

  • 4

    DA PAGINA 255

    Siccome i giovani erano disincantati nei confronti della politica e del tutto cinici sulla possibilità di un cambiamento attraverso l'attivismo politico, il loro desiderio di una vita migliore rimanev ...continue

    Siccome i giovani erano disincantati nei confronti della politica e del tutto cinici sulla possibilità di un cambiamento attraverso l'attivismo politico, il loro desiderio di una vita migliore rimaneva una smania primordiale. Non avevano mai pensato di poter aggiustare la situazione organizzandosi ed esprimendosi chiaramente contro lo status quo. Per come la vedevano loro, quello lo avevano fatto i loro genitori nel 1979, ed ecco che cosa avevano realizzato. Invece di protestare, i giovani si gettavano in business piramidali e in operazioni immobiliari. Fino a quando la mia generazione si preoccupava di raggiungere il successo materiale della classe elevata invece che sfidare la corruzione che la permetteva, non vedevo come le cose sarebbero potute cambiare in Iran. Per quanto spregevole, la plutocrazia islamica non era mai sembrata così protetta.

    said on 

  • 3

    L'ho abbandonato!
    Credevo mi sarebbe piaciuto davvero molto vista la trama e l'ambientazione che rispecchiano uno dei miei generi preferiti. E invece non sono riuscita ad andare oltre la metà...

    La sc ...continue

    L'ho abbandonato!
    Credevo mi sarebbe piaciuto davvero molto vista la trama e l'ambientazione che rispecchiano uno dei miei generi preferiti. E invece non sono riuscita ad andare oltre la metà...

    La scrittura è, a mio avviso, troppo densa. Forse ha giocato a sfavore anche il layout scelto per la pubblicazione, non lo so! Fatto sta che è stata una delusione. Peccato.

    said on 

  • 3

    Il libro definito come "L'amore al tempo di Ahmadinejad" risulta invero un lungo reportage sull'Iran degli anni 2005 - 2007.
    Freddo e distaccato, non centra l'obiettivo del romanzo contemporaneo e si ...continue

    Il libro definito come "L'amore al tempo di Ahmadinejad" risulta invero un lungo reportage sull'Iran degli anni 2005 - 2007.
    Freddo e distaccato, non centra l'obiettivo del romanzo contemporaneo e si limita ad una asciutta e scorrevole descrizione di un paese dilaniato ma orgoglioso delle sue origini.

    said on 

  • 4

    Non é una storia d'amore

    Libro impegnativo. É un'analisi sociale e politica dell'Iran , che mette in luce tutte le sue contraddizioni. Molto interessante, ma un po' pesante in certi punti.

    said on 

  • 4

    Di questo libro mi piace il fatto che la giornalista e la cittadina comune sembrano fondersi, generando una visione oggettiva e un taglio informativo mentre al contempo si inseriscono moltissimi eleme ...continue

    Di questo libro mi piace il fatto che la giornalista e la cittadina comune sembrano fondersi, generando una visione oggettiva e un taglio informativo mentre al contempo si inseriscono moltissimi elementi autobiografici e intimi. I due aspetti insieme danno una visione concreta e molto coinvolgente della vita quotidiana in Iran e dei suoi cambiamenti in anni recenti, dai contrattempi burocratici ai rapporti familiari a tutta una gamma di sfumature anche molto diverse tra loro. Mi ha sorpresa ritrovare, per quanto in scala diversa, certi problemi che sono anche nostri in Italia, nelle riflessione sulla condizione delle giovani generazioni in particolare.
    Peccato che la traduzione poco curata e qualche refuso di troppo disturbino la lettura.

    said on 

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