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Honolulu e altri racconti

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi)

4.1
(132)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 237 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845925226 | Isbn-13: 9788845925221 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vanni Bianconi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Travel

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Descrizione del libro
È impossibile, leggendo i 'racconti orientali' qui raccolti, non finire irretiti negli scabri avamposti di un Impero britannico ormai presago della fine. Un mondo nostalgico e artificiale, in perenne contrappunto con una giungla evocata da rapidi tocchi eppure incombente e foriera di sciagura; un mondo che penetriamo con l'occhio disincantato ma insaziabilmente curioso di Maugham, sospinti ogni volta verso un inesorabile finale - spesso tragico, ma quasi mai catartico. E nel frattempo avremo visto andare in pezzi le identità apparenti dei protagonisti, intrappolati in lividi e rovinosi rapporti gerarchici, furenti ricatti incrociati, colpevoli idilli lavati col sangue. Ancora una volta i sapienti congegni narrativi di Maugham, qui celati nell'evocativo scenario della Malesia, del Borneo o delle Hawaii, compongono intrecci perfetti e storie crudeli - che ci consentono di attraversare, rimanendo indenni, le passioni umane più fosche.
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    ♫ anni ruggenti nei tropici ♫

    Il viaggiatore assennato si sposta esclusivamente con l’immaginazione. Questi sono i viaggi migliori, i viaggi che intraprendi seduto davanti al camino, perché in tal modo non ti giochi nessuna delle ...continua

    Il viaggiatore assennato si sposta esclusivamente con l’immaginazione. Questi sono i viaggi migliori, i viaggi che intraprendi seduto davanti al camino, perché in tal modo non ti giochi nessuna delle tue illusioni.

    Tropici. Esotismo. Sensualità. Avventura.
    No.
    La luce del sole rende la vista confusa e oscillante. Il caldo soffoca. Le zanzariere diventano indispensabili.
    Si vive soli. O in piccole convivenze forzate che traggono fuori il peggio.
    Amori sbagliati. Gelosie. Piccole invidie che diventano odio. Amicizie che si sfasciano da un giorno all’altro.
    L’Inghilterra lontana, da cui si era partiti per qualche anno, per fare fortuna e poi ritornarci nel buen retiro e in cui si sa che non si tornerà. Mai.
    Invecchiamenti precoci, la bottiglia come antica collaudata soluzione.

    Il viaggiatore assennato si sposta esclusivamente con l’immaginazione. Se si sposta con il corpo scopre che la realtà è ben diversa da quella pensata, e magari messa sulla carta nei romanzi e nelle operette.
    William Somerset Maugham non perdona, non concede nulla alla maniera, non regala sogni a buon mercato per signorine bisognose di fuggire almeno con la fantasia.
    Salvo rari momenti di comicità, rari, i racconti sono uno più crudo dell’altro. E senza bisogno di pescare nel gotico, nel sovrannaturale, nel violento.
    Il disfacimento interiore dei personaggi, sotto il sole dei tropici, è molto più forte dei colpi di kriss dei romanzi di avventura.

    E non me ne voglia Salgari, a cui voglio bene. Lui scriveva altro.
    Maugham esplora un mondo che conosce, quello che aveva già conosciuto Robert Louis Stevenson prima di lui quando nel club di Apia, che ritorna anche in uno di questi racconti, sentì calunniare padre Damiano.
    Maugham parla di passioni, è psicologo, l’ambiente per lui è un tutt’uno con la condizione dei personaggi.
    E scrive dei piccoli capolavori dove il lettore può davvero sentire il caldo, l’aria soffocante.
    Ma soprattutto comprendere il disfacimento interiore delle persone, inesorabile come le crisi del mercato della gomma, fine delle illusioni per molti, troppi.

    ---

    § Le circostanze possono portare una persona più che rispettabile a commettere un crimine, e se viene scoperta viene punita; ma non per questo smette di essere una persona rispettabile. Se lei fosse un poliziotto di vecchia data come me, saprebbe che non è quel che uno fa che conta, è quello che uno è. Le dirò una cosa, c'è un lavoro che davveronon vorrei mai fare.
    Quello di Dio, nel giorno del giudizio.
    Nossignore!

    § C’è chi legge per istruirsi, ed è cosa encomiabile, e chi per diletto, ed è cosa innocua; ma altri, e non sono pochi, leggono perché non possono farne a meno, e direi che ciò non è né innocuo né encomiabile. Leggere in questo modo non è certo meno biasimevole del consumo di stupefacenti, e non finirà mai di meravigliarmi la faccia tosta di quei lettori assidui che, solo per il fatto di essere tali, guardano gli illetterati dall’alto in basso.

    ha scritto il 

  • 4

    - Mackintosh (●●●●●)
    - Impronte nella giungla (●●●●)
    - Il signor Sa-tutto-lui (●●●)
    - Relitti (●●●●)
    - Honolulu (●●●●)
    - I quattro olandesi (●●●)
    - La sacca dei libri (●●●●)
    - La fine della fuga (●●●) ...continua

    - Mackintosh (●●●●●)
    - Impronte nella giungla (●●●●)
    - Il signor Sa-tutto-lui (●●●)
    - Relitti (●●●●)
    - Honolulu (●●●●)
    - I quattro olandesi (●●●)
    - La sacca dei libri (●●●●)
    - La fine della fuga (●●●)
    - L'avamposto (●●●●)

    ha scritto il 

  • 5

    Mi hanno dato la sensazione di essere racconti vissuti, per quanto della atmosfera dei luoghi e della personalità dei protagonisti passa attraverso le pagine.
    Ho finito il libro con l'impressione di e ...continua

    Mi hanno dato la sensazione di essere racconti vissuti, per quanto della atmosfera dei luoghi e della personalità dei protagonisti passa attraverso le pagine.
    Ho finito il libro con l'impressione di essere stato li, a sentire e guardare, che è precisamente quel che fa Maugham, senza mai farsi prendere dalla tentazione di pontificare e giudicare.
    Bellissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Splendidi.Decisamente tra le cose migliori di Maugham. Se dovessi proprio dire quali sono i miei preferiti, sceglierei "Mackintosh" e"L'avamposto", che non a caso io credo sono stati posti il primo in ...continua

    Splendidi.Decisamente tra le cose migliori di Maugham. Se dovessi proprio dire quali sono i miei preferiti, sceglierei "Mackintosh" e"L'avamposto", che non a caso io credo sono stati posti il primo in apertura ed il secondo in chiusura del volume.
    Più leggo il Maugham "orientale" (soprattutto quello dei racconti) e più mi accorgo delle tante analogie che ci sono tra lui e Conrad. Chissà se sono analogie consapevoli e volute...

    E aggiungo: trovo anche molte affinità con Simenon per quel che riguarda gli aspetti psicologici delle loro storie: entrambi (Simenon e Maugham) non smettono un attimo di dirci: "Non giudicare ma, narrando, cercar di comprendere ".

    ha scritto il 

  • 5

    Maugham ascolta. E questo libro è il risultato del suo ascolto attento e preciso. Le storie maledette di questi personaggi colpiscono direttamente al cuore. Sono colpi sparati con una precisione impre ...continua

    Maugham ascolta. E questo libro è il risultato del suo ascolto attento e preciso. Le storie maledette di questi personaggi colpiscono direttamente al cuore. Sono colpi sparati con una precisione impressionante e anche quando sono divertenti si trascinano nella mente come a voler puntualizzare quello che sulla pagina non è scritto. Sono belli e vivi questi personaggi immersi in una natura che li sovrasta e che in un qualche modo esce sempre vincitrice.

    ha scritto il 

  • 0

    Se siete curiosi di sapere com’era la vita dei sudditi di Sua Maestà Britannica nelle colonie del Pacifico, questo è il libro giusto. Qualche racconto un po’ ripetitivo, alcuni finali scontati, ma let ...continua

    Se siete curiosi di sapere com’era la vita dei sudditi di Sua Maestà Britannica nelle colonie del Pacifico, questo è il libro giusto. Qualche racconto un po’ ripetitivo, alcuni finali scontati, ma lettura facile e gradevole.
    Vino in abbinamento. Il vino perfetto sarebbe il Madeira, vino viaggiatore e tropicale per eccellenza. Ma l’ho giù usato per un altro romanzo, e non voglio ripetermi. Allora scelgo un vino che arriva dal freddo, ma che messo sotto il naso e soprattutto bevuto regala calore e anche un po’ di quell’indolenza tropicale che troviamo nei racconto di Maugham. Un icewine della penisola del Niagara, magari a base riesling.

    ha scritto il 

  • 4

    Ambientati in Borneo, Malesia, alle Hawaii questi racconti di Somerset Maugham dall’atmosfera conradiana mettono in scena conflitti feroci tra due o tre personaggi. C’è lo scontro tra caratteri oppost ...continua

    Ambientati in Borneo, Malesia, alle Hawaii questi racconti di Somerset Maugham dall’atmosfera conradiana mettono in scena conflitti feroci tra due o tre personaggi. C’è lo scontro tra caratteri opposti (Mackintosh, L’avamposto), quello tra uomini per l’amore di una donna (Impronte nella giungla, Relitti, Honolulu) e quello di una sorella contro il fratello che si è allontanato da lei. A narrare le storie è spesso qualcuno che si rivolge allo scrittore e lo mette a parte dei segreti del luogo. Si parla di abitudini inglesi confrontate con quelle delle colonie, di amore e insieme distacco dalla patria lontana, ma a colpire sono la modernità dei caratteri presentati e l’humor dell’autore sempre pronto a sottolineare la bizzaria dei destini individuali. Una curiosità: in La sacca dei libri, Somerset Maugham si lancia in una lunga digressione sulla fatica di viaggiare portandosi appresso volumi sufficienti alle brame di lettore. Se mi avesse visto raggomitolata sulla poltrona dell’aereo con un leggerissimo kindle pieno di libri, tra cui il suo, sarebbe stato contento.

    ha scritto il 

  • 0

    Dopo due o tre di questi racconti, folgorato dalla loro perfezione, non riuscivo a capacitarmi di come ai primi incontri (che ormai risalgono a qualche decennio addietro) non mi fossi appassionato per ...continua

    Dopo due o tre di questi racconti, folgorato dalla loro perfezione, non riuscivo a capacitarmi di come ai primi incontri (che ormai risalgono a qualche decennio addietro) non mi fossi appassionato per Maugham.

    Poi me ne sono ricordato. Il mio ideologico io ventenne o trentenne non poteva esaltarsi per uno che scrive frasi come: “Il suo aspetto esteriore, schietto e molto inglese, non pareva corrispondere alla sua personalità; dava la netta impressione di celare un essere estremamente sinistro” (perché una personalità inglese, ovviamente, non può essere sinistra); oppure “(Lui) Era di indole ilare, e forse questo giocava un ruolo non da niente nei suoi successi amorosi, poiché le donne, creature per lo più frivole che si annoiano a morte quando un uomo le tratta con serietà, resistono di rado al buffone che le fa ridere”.
    E certo, ancora oggi queste non sono riflessioni che possano compiacermi.

    Ma oggi prevale, senza nessuna esitazione, l’entusiasmo per chi tra l’altro sa scrivere anche: “C’è chi legge per istruirsi, ed è cosa encomiabile, e chi per diletto, ed è cosa innocua; ma altri, e non sono pochi, leggono perché non possono farne a meno, e direi che ciò non è né innocuo né encomiabile. Io faccio parte di questa deplorevole categoria. Dopo un po’ le conversazioni mi annoiano, le partite mi stancano, e i pensieri, spesso decantati come l’inesauribile risorsa della persona assennata, tendono a inaridirsi. Allora mi lancio sui libri come l’oppiomane sulla pipa”; e prosegue: “Preferirei leggere il catalogo degli spacci dell’esercito o l’orario delle ferrovie piuttosto che niente del tutto, e di fatto ho trascorso non poche ore piacevoli a leggere proprio quelli”.

    Come sanno in molti, il lettore onnivoro e appassionato lo riconosci da bambino piccolo, per un indizio semplicissimo. Non è tanto che si porti qualcosa da leggere in bagno: questo può capitare a tutti. E neppure che, se non si è portato nulla, guardi in giro per scovare magari una rivista dimenticata; nemmeno questo rivela una particolare dipendenza.
    No, il lettore vero lo riconosci perché sin da bambino, se in bagno non s'è portato nulla e non trova di meglio attorno, allora si va a leggere le etichette dei detersivi e degli shampi.

    Ho imboccato un binario morto. Le storie che Maugham ci racconta non hanno nulla in comune con le etichette dei detersivi.

    Il punto è che un membro della deplorevole categoria (alla quale, immagino, moltissimi anobiani appartengono) non può resistere al puro, appagante, incondizionato piacere della lettura che questi magnifici racconti infondono.

    ha scritto il 

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