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Horcynus Orca

Di

Editore: Rizzoli

4.5
(158)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1095 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817872288 | Isbn-13: 9788817872287 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"'Horcynus Orca' è un mitico e epico poema della metamorfosi. La concezione del mondo come metamorfosi affonda le sue radici nella religiosità mediterranea... Per questo D'Arrigo ha potuto creare un epos moderno, riprendendo, come Joyce nell'Ulisse, un tema mitico: perché in un'età in cui il mito dominante è quello di dissolvere i miti arcaici, solo la tragedia incommensurabile della loro perdita può essere il tema della tragedia." (Giuseppe Pontiggia)
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  • 5

    Capolavoro assoluto Sicuramente tra i più bei libri ch'io abbia mai letto, e non sono uno che ha letto 5 o 6 libri in tutto. Ho fatto fatica, ho impiegato 6 mesi per finirlo, ma è stato come ...continua

    Capolavoro assoluto Sicuramente tra i più bei libri ch'io abbia mai letto, e non sono uno che ha letto 5 o 6 libri in tutto. Ho fatto fatica, ho impiegato 6 mesi per finirlo, ma è stato come centellinare questo capolavoro, assimilarlo lentamente cercando di cogliere le infinite sfumature che le pagine offrivano alla lettura. Poema epico, indubbio, un'Odissea, dalla trama estremamente semplice: un giovane siciliano, nell'ottobre del '43, pensando finita la guerra, ritorna al suo paesello in Sicilia, ritrova il padre, la sua gente, ma il suo lavoro, la pesca, è impedito dalla guerra e dalla presenza nel mare antistante di un'orca. tutto qui. La bellezza dell'opera è data dal linguaggio del tutto particolare che permette ed anzi spinge ad una lettura su più piani, dal più materiale a quello più elevato e filosofico. I personaggi sono persone semplici, pescatori analfabeti o quasi, ma dalla saggezza profonda, dalla cultura, quella pratica e non dotta, infinita. L'autore tratta quella cultura con un rispetto ed una ammirazione veramente specchiata, come un Manzoni che mette in testa a Lucia l'addio monti sorgenti dalle acque... Fere e feroni, così sono chiamati i delfini e le orche in questo libro, sono il simbolo di volta in volta di ogni sorta di cose: dello Stato(nazione), della vita, della morte, del destino, dell'amore. Lettura non facile, libro di ampio respiro certamente molto impegnativo Ma anche capolavoro assoluto, di bellezza soverchiante.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro che necessita di un poco di tempo per iniziarti a piacere, devi aspettare di abituarti allo stile narrativo e gli alleggerimenti narrativi con le molte digressioni nel passato. Qualche ...continua

    E' un libro che necessita di un poco di tempo per iniziarti a piacere, devi aspettare di abituarti allo stile narrativo e gli alleggerimenti narrativi con le molte digressioni nel passato. Qualche volta è l'autore stesso che ti aiuta a capire i neologismi, ma qualche altra volta sarebbero necessarie delle note per chi non ha conoscenza del dialetto Messinese e/o calabrese. Poi ci sono alcune centinaia di pagine molto stancanti dove lo scrittore procede fotogramma per fotogramma in un estenuante andamento al rallentatore. Finalmente nelle ultime 100 pagine il racconto inizia a scorrere, anzi a correre fino a un finale breve e improvviso. P.S. evitare di leggere l'introduzione di Walter Pedullà prima di aver finito il libro

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Giulia1970:

    E' un romanzo sperimentale che racconta il passaggio dello Stretto di Messina per ritornare a casa da parte di un marinaio dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943. La vicenda è raccontata in maniera ...continua

    E' un romanzo sperimentale che racconta il passaggio dello Stretto di Messina per ritornare a casa da parte di un marinaio dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943. La vicenda è raccontata in maniera molto singolare, ricorrendo a invenzioni linguistiche su diversi registri (il dialetto siciliano, l'italiano aulico, le parole costruite dall'autore) con numerose digressioni e "flussi di coscienza". Sono evidenti gli accenni alle vicende dell'Odissea. E' interessantissimo. Io veramente mi chiedo perché non se ne parli mai.

    ha scritto il 

  • 5

    Nostos

    Se il mare potesse parlare di sè, scriverebbe questo libro. E lo farebbe, come fa D'Arrigo, narrando di amori e di morti, di nostalgici commiati e di epici ritorni. Il mare come culla e bara ...continua

    Se il mare potesse parlare di sè, scriverebbe questo libro. E lo farebbe, come fa D'Arrigo, narrando di amori e di morti, di nostalgici commiati e di epici ritorni. Il mare come culla e bara dell'umanità, da cui tutto parte e a cui tutto sembra destinarsi, testimone più che consapevole non solo della finitezza dell'uomo, ma della decadenza della sua stessa umanità. Come le molteplici correnti tra Scilla e Cariddi, s'incrociano la sperimentazione stilistica di Joyce, l'epica omerica e l'atavica lotta melvilliana tra uomo e Natura. Letteratura purissima.

    ha scritto il 

  • 4

    credevo di non riuscire mai ad arrivare alla fine... all'inizio è divertente, spigliato e tutte quelle parole strane sono affascinanti. poi bisogna staccarsi un pò perchè si tende a parlare ...continua

    credevo di non riuscire mai ad arrivare alla fine... all'inizio è divertente, spigliato e tutte quelle parole strane sono affascinanti. poi bisogna staccarsi un pò perchè si tende a parlare "strano". è difficile commentare un libro così, più che la storia raccontata, di per se meritevole fra i disastri della guerra e la voglia di non perdere le speranze, perchè sono pagine e pagine e pagine di linguaggio che non è linguaggio: è musica, è come ascolare della musica malinconica ma mai triste, che man mano che avanzi nella lettura anche se per pagine e pagine sembra che non ci si riesca a capirci nulla, ti accompagna in un sottofondo discreto. vuoi che finisca. e quando è finito vorresti che non lo fosse. però non doveva finire così!

    ha scritto il 

  • 4

    come un antico dio morente del mare

    Difficile dare stellette a un libro così complesso. Le ho date unicamente per le sensazioni che mi ha lasciato quando l'ho affrontato (è il caso di dirlo). E' uno dei maggiori romanzi sperimentali ...continua

    Difficile dare stellette a un libro così complesso. Le ho date unicamente per le sensazioni che mi ha lasciato quando l'ho affrontato (è il caso di dirlo). E' uno dei maggiori romanzi sperimentali italiani del dopoguerra: un'epopea, un'odissea italiana con descrizioni, linguaggi e presenze forti. Ci sono voluti vent'anni per portarlo a termine: "il lavoro è estremamente intenso e condotto in uno stato di quasi totale isolamento tanto che rischia di compromettere seriamente la salute dell'autore."

    Non è un libro che si possa consigliare o sconsigliare: è difficile, poco scorrevole, profondo e allucinatorio.

    "Notevoli, inoltre, i richiami e i paralleli con altre opere letterarie: l'epica greca (in particolare l'Odissea), l'opera verghiana, il Moby Dick di Melville e l'Ulisse di Joyce."

    ha scritto il 

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