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Horror rock

La musica delle tenebre

Di ,

Editore: Arcana

3.5
(12)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 420 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8862311362 | Isbn-13: 9788862311366 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Musica

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Descrizione del libro
Rock & Horror: un incrocio pericoloso? Quando il rock diventa realmente "orrorifico"? Qual è l'evoluzione del genere? Quali i pilastri, quali le nuove leve? Lazzati & Vitolo, autori di “Horror Rock. La musica delle tenebre”, delineano attraverso una serie di capitoli tematici la varie commistioni e fusioni tra l'immaginario tipicamente horror (fumetti, letteratura, cinema), la teatralità e i contenuti controversi del rock e i suoi effetti (a volte pericolosi, a volte semplicemente fraintesi) sulla realtà. Seguendo poi la definizione più ampia di horror, esplorano quelle aree oscure del reale e il loro rapporto con la musica hard rock e heavy metal, per analizzare tematiche quali l'influenza dei serial killer, il rapporto con figure storiche divenute fonti di ispirazione anche per il cinema e per la letteratura, fino a giungere agli orrori del quotidiano, come la guerra e i fatti di cronaca nera. Vecchie riviste polverose, fanzine straniere, album finiti del dimenticatoio, band perse nell'oblio del tempo, saggi e cronache dall'universo rock hard. Tutto questo è Horror Rock!
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  • 1

    Maro' che delusione!

    Non è la prima volta che in italia esce un testo con questi intenti ed argomenti. Era già successo parecchi anni fa con risultati altrettanto confusi, ma in qualche modo più convincenti (forse perché ero io più giovane e meno critico) ai tempi del vecchio "dizionario dell'horror rock".
    Il p ...continua

    Non è la prima volta che in italia esce un testo con questi intenti ed argomenti. Era già successo parecchi anni fa con risultati altrettanto confusi, ma in qualche modo più convincenti (forse perché ero io più giovane e meno critico) ai tempi del vecchio "dizionario dell'horror rock".
    Il punto è che l'arbitraria definizione di Horror Music, O Rock Horror o come la si voglia mettere finisce sempre col risolversi in un autocratico elenco di dischi fatto in base a scelte troppo soggettive per avere valore degno di essere immortalato in un libro. Tanto varrebbe fotografare il proprio scaffale e metterlo online.
    Ma il problema del libro non risiede tanto in questo difetto, che per esempio grava su libri altrettanto autoreferenziali come il piacevole (ma discutibile nelle scelte) "l'estetica del metallaro" di Signorelli, bensì nel fatto che in questi ultimi venti anni si è assistito a un vero e proprio imbarbarimento dell'editoria musicale che ha reso prassi ogni possibile errore sintattico, licenza poetica ingiustificata, neologismo giovanile, corsivo di scuola kinghiana. Un tempo sulle riviste di musica scrivevano persone che conoscevano il proprio lavoro di "giornalisti" (in senso lato) ed esperti di musica. Oggi sugli stessi giornali scrivono, in buona sostanza, dei semplici fan.
    Questo libro immortala in modo esemplare questa rivoluzione: si parte con una introduzione entusiastica e disordinata che spingerà il lettore occasionale a ghettizzare ulteriormente l'universo rockettaro, e si prosegue con una suddivisione tematica tuttosommato condivisibile e interessante, ma supportata da una sintassi spesso sgradevolmente imprecisa che per giunta snocciola discorsi a cui si può sempre obiettare con un bel "dipende..." o un bel "nì".
    L'impaginazione caleidoscopicamente variabile di pagina in pagina tende a stancare l'occhio, ma si tratta, credo, di una scelta estetica per ricordare i bei tempi delle fanzine (unica dimensione in cui questo approccio non solo estetico ma anche linguistico può essere in qualche modo giustificato).
    Ma il vero definitivo chiodo sulla bara di questa opera sono alcune affermazioni grazie alle quali capiamo che certi dischi gli autori li hanno solo sentiti descrivere da altri, inserendoli poi nel testo senza verificare con l'ascolto la veridicità della descrizione stessa. Ovvio che un lavoro di catalogazione non può permettersi l'analisi sistematica di ogni opera, ma allora perchè non fermarsi sull'uscio citando magari solo il titolo e la fonte, invece di affidarsi al sentito dire incappando così in terrificanti errori che chi conosce le opere di cui si parla coglierà in pieno?
    Questo forse il difetto più grave dell'opera.

    Anche stavolta è valido il vecchio adagio di Frank zappa:

    "Le riviste di musica sono scritte da gente che non sa scrivere, che intervista gente che non sa parlare, per gente che non sa leggere"

    ha scritto il 

  • 3

    Inevitabile premessa: scrivere un libro esaustivo sulla commistione tra rock e horror è un’impresa ardua, quasi titanica. Anche mettendoci degli eoni risulterebbe fatalmente incompleta.
    Opere come questa e come il suo illustre e seminale predecessore (se non l’avete, precipitatevi a recuper ...continua

    Inevitabile premessa: scrivere un libro esaustivo sulla commistione tra rock e horror è un’impresa ardua, quasi titanica. Anche mettendoci degli eoni risulterebbe fatalmente incompleta.
    Opere come questa e come il suo illustre e seminale predecessore (se non l’avete, precipitatevi a recuperarlo) Dizionario dell’Horror Rock di Stefano Marzorati che contiene anche una stupenda prefazione di Gianfranco Manfredi, sono un necessario viatico per chi vuole addentrarsi in questo mondo affascinante e per chi già ci sguazza (nel sangue) ed è in cerca di piccole, oscure perle perse chissà dove.
    Però sono pignolo. Un inguaribile, spocchioso e, a tratti, odioso pignolo. E quando vedo dei refusi e degli errori macroscopici impoverire un bel volume come questo, mi cadono le braccia. Ci può anche stare che il cantato su "The Siege and Investiture of Baron von Frankenstein's Castle at Weisseria" dei Blue Oyster Cult sia attribuito a Eric Bloom anziché a Joey Cerisano, anche se bastava fare un piccolo controllo su Wikipedia o sul sito del gruppo. Considerato che, povero me, i B.O.C sono un gruppo di nicchia abbastanza misterioso, un errore è perdonabile. Imperdonabile, invece, veder scritto per un bel po' di pagine Lars Ullrich al posto di Lars Ulrich. E' solo un refuso (spero) ma è fastidioso in un volume altrimenti ben curato e che, comunque ha il suo bel prezzo. E poi signori, qui si sta parlando del batterista dei Metallica non di quello degli Anal Vomit (con tutto il rispetto verso quest'ultimo). L'onore e la gloria degli altari andranno comunque agli autori per l'aver portato in luce i Blue Oyster Cult autori del miglior rock horror fantascientifico in salsa Lovecraftiana di sempre e da sempre vituperati dalla critica ufficiale, specialmente quella italiana, La prima parte del volume è una pregevole ed esaustiva analisi dell’influenza del Solitario di Providence nella musica heavy rock, cosa che mai nessuno aveva osato su carta. Le prime pagine sono le migliori, poi il volume perde un po’ di slancio e a tratti diventa ridondante o inutilmente prolisso sia su alcuni temi (Vampiri) che su alcuni gruppi (i Cradle Of Filth citati a più non posso). Conclude il tutto un’opinabile discografia/filmografia consigliata (opinabile come tutte le discografie/filmografie consigliate!) e un’approfondita bibliografia. Nonostante alcune pecche gli autori hanno fatto un buon lavoro costruendo un’opera godibilissima e che sollazzerà il palato assetato di sangue degli amanti del genere. Per i neofiti o i semplici curiosi il bello di libri come questo è che spalancano le porte (dell’inferno?) di un mondo tutto da scoprire. Un viaggio che inizia dopo l’ultima pagina.
    Senza errori e refusi gli avrei dato 4 stelle.

    ha scritto il 

  • 4

    Molti sono i collegamenti fra la musica rock e la narrativa fantastica. Interessante sarebbe stabilire, per esempio, le connessioni fra la fantascienza e gruppi come gli Hawkwind, i Van Der Graaf Generator, i Jefferson Starship, e, più recentemente, i Voivod, così come molti altri. Vitolo e Lazza ...continua

    Molti sono i collegamenti fra la musica rock e la narrativa fantastica. Interessante sarebbe stabilire, per esempio, le connessioni fra la fantascienza e gruppi come gli Hawkwind, i Van Der Graaf Generator, i Jefferson Starship, e, più recentemente, i Voivod, così come molti altri. Vitolo e Lazzati, gli autori di questa vera e propria piccola enciclopedia, limitano la loro indagine all'horror, al weird e al gotico, ma il loro lavoro è già enorme. Questo pregevole studio che individua un particolare elemento - caratteristico in senso più esteso, della musica rock in generale e fondato sulla provocazione, sullo shock (visivo e sonoro), su certi riferimenti culturali trasgressivi - definito dai due critici horror rock e posto come categoria peculiare e vero e proprio sottogenere, apre un percorso quanto mai interessante e fecondo per l'ascoltatore e l'appassionato. Senza trascurare i gruppi minori e con ampio spazio concesso ad autori non anglosassoni, i due documentatissimi tassonomi degli aspetti più oscuri ed estremisti del rock, ci guidano in una dettagliata analisi delle oscure relazioni fra la musica ribelle e vari aspetti dell'immaginario nero: si va dall'influenza più o meno manifesta del visionario statunitense H.P. Lovecraft, alla macabra celebrazione dei serial killers; dal mito del vampirismo, allo shock rock come esperienza visiva ed emozionale; dai riferimenti satanici ed esoterici a quelli legati all'immaginario dei fumetti; dall'esaltazione del gotico letterario a quella per il cinema horror. Chiudono il saggio esaurienti bibliografie, discografie e filmografie attinenti. Un libro decisamente utile per chiunque coltivi questo particolare gusto estetico.

    ha scritto il