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Hotel Calcutta

Di

Editore: Neri Pozza (Le tavole d'oro)

3.5
(145)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 443 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8854503460 | Isbn-13: 9788854503465 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Norman Gobetti

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Anni Cinquanta: Calcutta si chiama ancora Calcutta e vive gli ultimi splendori del suo recente passato coloniale. Nella «striscia d'oro», la zona della città che gli inglesi chiamano Esplanade e gli indiani Chowringhee, il centro della vita mondana e dei grandi alberghi, si aggira Shankar, un ex babu, un giovane impiegato di un avvocato inglese dell'alta corte, anzi, per essere precisi, «dell'ultimo avvocato inglese dell'alta corte di Calcutta». L'illustre esponente del foro imperiale britannico è morto e il ragazzo si è ritrovato di colpo nel deserto di povertà e penuria da cui viene, e che credeva di essersi lasciato definitivamente alle spalle. Per allontanare lo spettro della fame, vaga per la città cercando di vendere cestini per la cartastraccia fabbricati da un giovanotto di Madras, che oltre ai cestini non possiede altro che due paia di calzoni e una sudicia cravatta. Per i dannati della terra come Shankar, basta il minimo temporale a distruggere l'oasi. Ma per fortuna non è sempre così. In un giorno in cui sonnecchia al parco di Chowringhee, si imbatte in uomo dalla pelle color mogano, lucida come le scarpe che hanno ricevuto il trattamento dai lustrascarpe di Dharmatala. È il detective Byron, il grande investigatore: per lui qualunque caso, per quanto complicato o misterioso, è immediatamente «chiaro come la luce del giorno, trasparente come l'acqua». Byron gli trova un lavoro nell'albergo più antico e prestigioso dell'Esplanade: lo Shahjahan Hotel. E nell'istante in cui oltrepassa la soglia di quell'albergo di lusso, che sembra una vera e propria opera d'arte, Shankar si sorprende a entrare in un mondo nuovo, una città nella città, dove i tappeti sono così belli che se uno vi inciampa si rialza subito per non rovinarli, dove trecento ospiti al ristorante significano trecento diversi tovaglioli e altrettanti menu e carte dei vini. Dove la precedenza è rigorosamente riservata ai frequentatori più ricchi e famosi, e l'edificio reca l'impronta indelebile della vecchia aristocrazia. In questa città nel cuore di Calcutta, nelle sue suite, al ristorante, al bar e dietro le sue quinte, si raccoglie un'umanità varia e disparata, con i suoi amori e le sue passioni, i sogni infranti e le gioie, le tragedie inaspettate e i trionfi: c'è Marco Polo, il gran capo dello Shahjahan con un enorme tatuaggio sul braccio sinistro e sul petto villoso; Connie, la ragazza del cabaret, una bellezza con gli occhi azzurri e i capelli platinati; Gomez, il direttore della banda musicale che nel tempo libero sogna un altro mondo abitato dal re della melodia; Karabi Guha, l'accompagnatrice che a tarda sera perde ogni grazia ed eleganza; Sudata Mitra, l'hostess abbagliante nel suo sari azzurro cielo; Sohrabji, il barman con la pelle del colore delle mele mature, un po' incurvato dal peso dell'età... personaggi teneri e commoventi e incallite canaglie, ognuno con la sua storia, a volte tragica e straziante, a volte sorprendente e incredibilmente intrigante. E, in mezzo a tutti quanti loro, c'è Shankar, il narratore, la voce vera della grande metropoli indiana negli anni del suo massimo splendore.
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  • 4

    Io sono da sempre affascinata dall’India ma non sempre trovo libri scorrevoli con questa ambientazione. Ecco, questo forse all’inizio è un po’ lento, ma poi si entra nel vivo della storia e tutto scorre che è un piacere. Questa volta, a differenza di altre, non ho nemmeno avuto problemi a memoriz ...continua

    Io sono da sempre affascinata dall’India ma non sempre trovo libri scorrevoli con questa ambientazione. Ecco, questo forse all’inizio è un po’ lento, ma poi si entra nel vivo della storia e tutto scorre che è un piacere. Questa volta, a differenza di altre, non ho nemmeno avuto problemi a memorizzare i nomi che di solito sono complicatissimi. Il fatto poi che sia stata un’esperienza realmente vissuta dall’autore mi ha fatto apprezzare questo libro ancora di più.

    ha scritto il 

  • 4

    Ma che bello questo hotel nel centro di Calcutta, i suoi impiegati, il direttore Marco Polo, i clienti abituali e quelli occasionali, le loro storie.
    Un libro la cui trama è difficile da raccontare, perché è tale un intreccio di storie, di vite che fa dimenticare che di solito dai romanzi ci si a ...continua

    Ma che bello questo hotel nel centro di Calcutta, i suoi impiegati, il direttore Marco Polo, i clienti abituali e quelli occasionali, le loro storie. Un libro la cui trama è difficile da raccontare, perché è tale un intreccio di storie, di vite che fa dimenticare che di solito dai romanzi ci si aspetta una storia. La lettura scorre veloce, ci si immerge totalmente in questa Calcutta degli anni 60', in equilibrio fra oriente e occidente, tradizione e modernità e alla fine, quando qualche personaggio si allontana, ci si sente come alla fine delle vacanze, come alla fine di un'epoca. E ci si trova, valigie e bauli pronti, a voltarsi verso l'ingresso dell'albergo, pronti a tornare a casa, con un po' di nostalgia.

    ha scritto il 

  • 4

    (3 stelline e mezza)


    In un albergo di lusso, a Calcutta, anni '50. Un via vai di personaggi a volte nobili e a volte squallidi e un ragazzo che, impiegato alla reception, vive le vite degli altri, costruendo poco a poco la sua.
    Il racconto, in prima persona, da parte del ragazzo è lento, a ...continua

    (3 stelline e mezza)

    In un albergo di lusso, a Calcutta, anni '50. Un via vai di personaggi a volte nobili e a volte squallidi e un ragazzo che, impiegato alla reception, vive le vite degli altri, costruendo poco a poco la sua. Il racconto, in prima persona, da parte del ragazzo è lento, a volte un po' noioso, ma forse è solo molto "indiano". Nel senso che le cose arrivano e passano e nessuno può opporvi resistenza...

    ha scritto il 

  • 3

    Tanti personaggi in un lussuoso hotel, nessuno indimenticabile.Un'India diversa dal solito. Pare che bere e frequentare escort sia la principale occupazione dei benestanti indiani. Chissà se è vero. Letto con un po' di fatica, direi che manca una trama avvincente, anche se alcune pagine sono pia ...continua

    Tanti personaggi in un lussuoso hotel, nessuno indimenticabile.Un'India diversa dal solito. Pare che bere e frequentare escort sia la principale occupazione dei benestanti indiani. Chissà se è vero. Letto con un po' di fatica, direi che manca una trama avvincente, anche se alcune pagine sono piacevoli.

    ha scritto il 

  • 3

    una gabbia dorata, pur coi suoi drammi e i suoi scricchiolii, che lascia una voglia matta di correre fuori e respirare aria fresca

    http://famedilibri.wordpress.com/2012/03/16/hotel-calcutta/

    ha scritto il 

  • 3

    mììì,ma 'sto Sankar era proprio convinto

    che le storie accumulate durante il suo stage in hotel potessero fregare a qualcuno.e,invero,pare che qualche milione d'indiani ne abbian tratto godimento forse più perchè ne è stato tratto un film e gli indiani adoooooooorano il cinema.io nn son ancora a metà e lo patisco taaaaaaanto!ALLA FINE:p ...continua

    che le storie accumulate durante il suo stage in hotel potessero fregare a qualcuno.e,invero,pare che qualche milione d'indiani ne abbian tratto godimento forse più perchè ne è stato tratto un film e gli indiani adoooooooorano il cinema.io nn son ancora a metà e lo patisco taaaaaaanto!ALLA FINE:penso che i primi 2/3 si possano stralciare,alla fine si riscatta un po'pur continuando a sperare una caterva di fregnacce.Ho letto in altri commenti che è il tipico romanzo indiano,no!per fortuna nn è così.Tipico romanzo indiano Arundhati Roy,Amitav Gosh,Anita (e anche Kiran) Desai,se proprio volete approfondire.Le 3 stelle sono troppe,due e mezzo direi.

    ha scritto il