House of Leaves

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Publisher: Random House USA Inc

4.0
(553)

Language: English | Number of Pages: 709 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) French , German , Italian , Spanish , Dutch

Isbn-10: 0375703764 | Isbn-13: 9780375703768 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Years ago, when House of Leaves was first being passed around, it was nothing more than a badly bundled heap of paper, parts of which would occasionally surface on the Internet. No one could have anticipated the small but devoted following this terrifying story would soon command. Starting with an odd assortment of marginalized youth -- musicians, tattoo artists, programmers, strippers, environmentalists, and adrenaline junkies -- the book eventually made its way into the hands of older generations, who not only found themselves in those strangely arranged pages but also discovered a way back into the lives of their estranged children.Now, for the first time, this astonishing novel is made available in book form, complete with the original colored words, vertical footnotes, and newly added second and third appendices.The story remains unchanged, focusing on a young family that moves into a small home on Ash Tree Lane where they discover something is terribly wrong: their house is bigger on the inside than it is on the outside.Of course, neither Pulitzer Prize-winning photojournalist Will Navidson nor his companion Karen Green was prepared to face the consequences of that impossibility, until the day their two little children wandered off and their voices eerily began to return another story -- of creature darkness, of an ever-growing abyss behind a closet door, and of that unholy growl which soon enough would tear through their walls and consume all their dreams.
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  • 2

    Ma che caz...Bah...

    C'erano tutte le premesse a favore di questo libro: adocchiato prima su internet e appuntato grazie a recensioni ed etichette stuzzichevoli, presente in liste di risalto e di vivace interesse, segnala ...continue

    C'erano tutte le premesse a favore di questo libro: adocchiato prima su internet e appuntato grazie a recensioni ed etichette stuzzichevoli, presente in liste di risalto e di vivace interesse, segnalato da suggerimenti e raccomandazioni di fascino, scoperto che era nella lista dei libri suggeriti da Stephen King nell'edizione del decimo anniversario di On Writing e visto che Bret Easton Ellis lo ama e sulla copertina lo sponsorizza così : "Inquietante e sublime, spaventoso e terribilmente intelligente".
    C'era un'aspettativa emozionante per quello che doveva essere "un libro di bellezza demoniaca", "un libro-labirinto, a metà strada tra horror e thriller psicologico"...
    Parte e lettura e tutto sembra ben incominciare; poi passati i primi capitoli inizia la farsa...un libro che finisce per essere una supercazzola e una vera frode letteraria : non si accende ma invece si perde nella prolissità, nel citazionismo insensato, nelle note smodate...il tutto corredato da un'impaginazione assurda e davvero rovinosa...
    Non capisco come possa essere piaciuto così tanto da diventare un cult...
    Per me è stata una delusione completa, una tristezza infinita.

    said on 

  • 4

    Se segui le mie recensioni da un po', forse avrai notato due cose. La prima è che sto per raggiungere il numero cinquecento, quindi potrei cogliere l'occasione per smettere di annoiare il mondo. La se ...continue

    Se segui le mie recensioni da un po', forse avrai notato due cose. La prima è che sto per raggiungere il numero cinquecento, quindi potrei cogliere l'occasione per smettere di annoiare il mondo. La seconda è che se parlo di un libro poco noto, inedito in Italia oppure pubblicato da qualche piccolo editore, tendo a presentarlo riassumendo perlomeno la trama; salto invece subito al mio parere se il libro in questione è un classico o è il libro del momento o comunque tutti l'hanno almeno sentito nominare.
    House of Leaves è un caso limite. Credevo rientrasse nella prima categoria, invece il web è pieno di recensioni italiane. Mi sono persino imbattuto in una impostata esattamente come avrei voluto impostare la mia.

    Il problema è questo: se in patria Danielewski continua a scrivere (due anni fa ha addirittura cominciato la pubblicazione della serie The Familiar di ventisette volumi previsti) e House of Leaves si può acquistare senza problemi, l'italiana Casa di foglie è scomparsa dalla circolazione, c'è chi su aNobii è alla disperata ricerca di una copia e c'è chi su eBay vende la sua a prezzi osceni.
    House of Leaves è un libro di culto, ma in Italia lo status di introvabile e fuori stampa l'ha reso ancora più misterioso e appetibile. Peccato esista il prestito (inter)bibliotecario: eh sì, se non sai l'inglese e non vuoi spendere una fortuna basta consultare l'Opac e ordinarlo. Non ci vuole molto per sfatare il mito.

    Lo presento? Lo presento.
    Tra le mani di Johnny Truant finisce il libro di Zampanò, un cieco morto di recente: si tratta di un'analisi dettagliata di The Navidson Record, un documentario sulla famiglia Navidson e il loro inquietante soggiorno in Virginia. La casa in cui Will e Karen si trasferiscono infatti appare più grande dall'interno che dall'esterno; all'inizio solo di poco, poi sempre più, sviluppandosi in labirintici corridoi bui da cui ogni tanto si leva un ruggito.
    C'è chi ritiene The Navidson Record nient'altro che un film, chi invece ne è terrorizzato. C'è chi lo analizza come un'opera d'arte, chi invece studia le dinamiche familiari considerandole persone vere. Il lettore sa sin dall'introduzione di Johnny che The Navidson Record sembra non essere mai esistito: le fonti e le interviste citate da Zampanò sono campate per aria, dei Navidson non c'è nessuna traccia, né della casa in Ash Tree Lane.
    Quello che leggiamo dovrebbe essere il lavoro di un pazzo, come dimostra anche l'impaginazione via via più strana: pagine con solo qualche parola da leggere capovolgendo il libro, in diagonale o dal basso verso l'alto, nonché liste infinite ai lati o riquadri con le scritte alla rovescia. Quello che importa davvero, però, è come il libro diventi un'ossessione per Johnny, dei cui incontri e allucinazioni siamo informati nelle note a The Navidson Record.
    Riassumendo: un filmato horror (che forse non esiste) dentro un libro accademico (che attinge da fonti quasi tutte inventate) con una cornice allucinata (per mano di un narratore espressamente non affidabile).

    Ci sono due modi per affrontarne la lettura:
    1) Potresti leggerlo dall'inizio alla fine. Potresti cercare un horror puro, senza però condividere le minacce di incubi di cui parla Johnny. Potresti trovare insormontabili l'approccio di testo accademico, le note, le digressioni scientifiche. Potresti trovare noiose le interruzioni di Johnny (che gioia scoprire per esempio che anche il Guardian la pensa così: «House of Leaves is partly hobbled by the invasive, unconvincing voice of Johnny Truant […]» https://www.theguardian.com/books/2000/jul/15/fiction.reviews ). Sarebbe una lettura interessante, ma non tutti i tasselli tornerebbero al loro posto.
    2) Potresti non fermarti alla fine. Potresti trovare la tua versione di cosa è vero e cosa non è vero. Potresti andare oltre il testo e diventare anche tu ossessionato come Johnny. Oppure potresti cercare su internet le teorie più accreditate* e decidere quale ti convince di più.

    House of Leaves è un progetto ambizioso che soffre se limitato dall'etichetta «libro horror con impaginazione strana». Può coinvolgerti come annoiarti (personalmente ho divorato centinaia di pagine per poi faticare con l'ultima parte). È un'esperienza unica nel suo genere per cui tu lettore sei chiamato a interagire con il testo. Se non sei anche solo un minimo disposto a farti suggestionare e a mettere in discussione il modo in cui leggi, lascia che citi la frase di apertura di questo libro: This is not for you.

    * SPOILER SPOILER SPOILER!
    Reddit è una risorsa inestimabile. Alcune delle teorie più strampalate:
    - L'uso dei font non è casuale. Zampanò è Times (New Roman), Johnny è Courier, Pelafina è Dante. Pelafina è l'autrice di tutto, il che spiega il racconto finale di Johnny: il bambino che muore è Johnny stesso. Zampanò è il padre di Johnny. Sia Pelafina che Zampanò sono ricoverati in manicomio, Johnny non esiste. Questo spiega anche perché nelle lettere di Pelafina in un messaggio in codice viene nominato Zampanò.
    - Zampanò dovrebbe essere un anagramma di Navidson se si spostano/contorcono le lettere. Quindi Navidson è Zampanò, Karen è Pelafina e Chad è Johnny.
    - Prendendo in considerazione The Familiar, alcuni affermano che è tutto vero, compreso il mostro nella casa, e che qualche strana forza è in grado di cancellare qualsiasi prova dell'esistenza di The Navidson Record e delle persone coinvolte.
    Delle tre trovo più probabile la prima, anche se incoerenze si trovano comunque. Non mi piace però che debba essere tutto il frutto di una o più menti malate, che niente di quanto letto sia reale, nemmeno le conseguenze su Johnny. Da questo punto di vista preferisco fermarmi a un'interpretazione più banale: The Navidson Record non esiste (la foto di Navidson che ha vinto il Pulitzer è in realtà quella di Kevin Carter, ce lo dicono le note dell'editore, e nelle appendici alla fine Zampanò considera finali alternativi per i Navidson), Zampanò è un pazzo, Johnny ha abbastanza problemi di suo da lasciarsi impressionare dal suo libro.
    Quello che mi affascina di tutte queste teorie è che cambiando prospettiva cercano di dare senso e peso alle parti che con una lettura lineare sono le più sacrificabili, ovvero la storia di Johnny e le lettere di Pelafina. A me non verrà mai in mente di rileggerle per cercare risposte tra le righe, ma apprezzo l'inventiva dei fissati e la capacità di Danielewski di tenere persone a parlare di un suo libro per anni.

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  • 4

    Esageratamente folle, e follemente esagerato. Le note, le divagazioni di Johnny, le appendici finali, tutti barocchismi che rendono questo "romanzo" un testo davvero unico. Per non parlare della dispo ...continue

    Esageratamente folle, e follemente esagerato. Le note, le divagazioni di Johnny, le appendici finali, tutti barocchismi che rendono questo "romanzo" un testo davvero unico. Per non parlare della disposizione grafica delle parole in alcune parti della narrazione, davvero geniali.
    Letto in un mese abbondante, ha saputo carpire la mia attenzione, nonostante la pesantezza di alcune sue parti.

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  • 4

    Iba a realizar mi pequeña crítica de la casa de hojas, pero me encontré con un artículo de Jorge Carrión. Tras darle muchas vueltas, creo que lo mejor es compartir el artículo.

    I. Una aventura literar ...continue

    Iba a realizar mi pequeña crítica de la casa de hojas, pero me encontré con un artículo de Jorge Carrión. Tras darle muchas vueltas, creo que lo mejor es compartir el artículo.

    I. Una aventura literaria
    La casa de hojas es una novela con personalidad múltiple. De sus muchos niveles narrativos hay tres fundamentales: el de Will Navidson y su alucinante experiencia familiar en una casa mutante; el de Zampanò, comentarista obsesivo de la película que filmó Navidson sobre su vivencia; y el de Jonnhy Truant, que heredó por error los materiales de Zampanò y se convirtió en editor y cocreador del libro que estamos leyendo. Ese sería un posible resumen de una novela imposible de resumir.

    Artefacto posmoderno, escritura ergódica, vuelta de tuerca a la tradición vanguardista del texto diseñado además de escrito, la ópera prima de Mark Danielewski, publicada en Estados Unidos en el año 2000 y traducida al fin al castellano, se mueve entre el terror, la metaliteratura, la historia de amor, el ensayo académico con notas a pie de página, la literatura de viajes, el descenso a los infiernos, la parodia, el misterio, el relato de formación, la epistolaridad, la poesía y el cine, entre otras formas y géneros narrativos. Consciente de esa multiplicidad programática, si tuviera que elegir uno solo de sus géneros, sería el de la novela de aventuras. Porque los dos protagonistas de la obra, Navidson y Truant, tienen en común su condición de aventureros. Y el hecho de que sean incapaces de encontrar consuelo en la idea de hogar.

    Fotógrafo de guerra, Navidson ha trabajado siempre en solitario, saltando de conflicto en conflicto como de oca en oca, alejado de su esposa y de sus hijos por culpa de su adicción a la adrenalina. Seductor trasnochado, Truant es un huérfano acostumbrado a la violencia física desde niño, que ha vivido en Alaska y ha viajado por los albergues y los burdeles de Europa, antes de instalarse en Los Ángeles como tatuador y dedicarse a los clubs nocturnos y las drogas de diseño. Ambos acometerán al final de la novela sendos viajes definitivos, sobre los cuales podremos decir lo que se dice sobre las fotografías de Navidson: "pagó un elevado precio en forma de relaciones perdidas, también concibió estampas hermosas y dignas de nuestro tiempo".

    La aventura del fotógrafo deviene cinematográfica, literaria, artística, radicalmente contemporánea. El propio concepto de aventura se expande. El escritor se convierte en un deportista de alto riesgo. Los cruces entre géneros y lenguajes son continuos: buena parte de la materia textual juega con el lenguaje académico; entre la fascinación y la ironía se lleva a cabo una écfrasis, una descripción de la película apócrifa, El expediente Navidson, en que conviven el resumen argumental, la interpretación de las imágenes, la reproducción del guión o de entrevistas y el comentario erudito. Pero esos cruces son menos importantes que los que se producen, como un cortocircuito constante, con la voz de Truant a pie de página. Porque su enunciación es desenfadada, informal, canalla, en contraste con la seriedad de los profesores y críticos que van desmenuzando la historia de Karen, Will, los niños y el resto de aventureros que acuden a La Casa con el objetivo de desentrañar su secreto. Las dos historias se retroalimentan simbólicamente, se impulsan mutuamente para elevarse hacia el sobresentido: "Yo estoy siguiendo otra cosa. Tal vez paralela. Posiblemente armónica. Ciertamente personal".

    Al cabo, no obstante, todos esos entrecruzamientos son todavía menos importantes que los que encienden chispas entre el interior y el exterior del libro. La aventura del terror se vuelve aventura en los confines del lenguaje. No es de extrañar que en cierto momento se utilice un ejemplar de La casa de hojas para alimentar una hoguera, creando página a página unos instantes de iluminación fugaz ("Una extraña luz escanea cada página, memorizándolo todo mientras los caracteres se retuercen hasta convertirse en ceniza"). Porque La Casa, la aventura, los personajes, las tramas, las digresiones ensayísticas, los poemas visuales y el resto de textos sólo existen para provocar una ráfaga de preguntas: ¿Es posible El Libro en nuestra época? ¿Tiene sentido la aventura de albergar historias en casas de hojas? ¿No son todas las novelas del siglo XXI judíos errantes en busca de hogar?

    II. Melville, Borges, Bachelard
    El modelo directo de La casa de hojas es Moby Dick. Por ambición estética e intelectual, por extensión cetácea, porque mutatis mutandis la Gran Ballena Blanca se transforma en la Gran Casa Negra. El Capitán Ahab y Will Navidson comparten la obsesión por derrotar al enemigo multiforme y embarcan en el proyecto a los mejores arponeros y exploradores que son capaces de reclutar. Pero en el siglo XIX los monstruos todavía podían ser más materiales que abstractos, rastreables según rutas oceánicas; y en nuestro cambio de era -en cambio- impera una virtualidad ingobernable. El viaje de los aventureros protagonistas es al corazón de unas tinieblas gaseosas, semánticamente inestables. Como en la obra de Conrad, hay alguien que ha atravesado la frontera y alguien que, gracias a ese ejemplo negativo, será capaz de permanecer a unos milímetros de la fuerza oscura. O tal vez no sea tan sencillo: nunca sabremos quién es Kurtz y quién es Marlow. La locura de Navidson se traducirá en mutilaciones físicas; la de Truant, la percibiremos en los ojos de los otros, como su amigo Lude, testigo de su arrebato. De hecho, protagonizará otra de las infinitas novelas que hay dentro de la novela: una de vampiros. Porque Truant se identifica con Zampanò, que consagró sus últimos años al libro que leemos, a la película que diseccionó y que tal vez no exista, a oscuras, a tientas, como un bibliotecario ciego o como un vampiro cada vez más parecido a Jonnhy.

    La casa de hojas es una novela genéticamente cervantina, como demuestra la inclusión de poemas y cartas en los apéndices finales -junto con collages y elementos plásticos. Pero no se trata de un modelo directo, sino atravesado por Pierre Menard, autor del Quijote, el cuento de Borges que cambió nuestro modo de leer la tradición literaria. Lo borgeano invade con alusiones explícitas la novela; los tigres se multiplican como lo hacen las obras apócrifas; la figura que ordena la ficción y la metaficción es el laberinto; la ironía y el humor tiñen las discusiones canónicas y hermenéuticas. "¿Por qué volvió Navidson a la casa?", se pregunta uno de los narradores, y la respuesta es triple, pues hay tres escuelas de pensamiento al respecto: el Alegato Kellog-Antwerk, los Criterios Bister-Frieden-Josephson y la Teoría Haven-Slocum.

    Junto con Borges, el autor más citado es Gaston Bachelard. Si Pierre Menard... brinda herramientas de reconstrucción de las tradiciones artísticas que confluyen en la novela, La poética del espacio se reivindica como la principal fuente teórica del proyecto. Se trata de pensar la casa como laberinto semiótico y psicológico. Se trata de espacializar la propia lectura. Si es cierto que en el cambio del siglo XX al nuestro ocurre un giro espacial, La casa de hojas insiste en él, subrayando la experiencia lectora como una vivencia en el espacio, similar a la arquitectónica o a la teatral. Aunque incluye pasajes sobre la infancia de los personajes, o un diario de 1610 que reconstruye la historia colonial de la zona donde se erigiría la casa, la novela es mucho más topográfica que histórica.

    La filosofía francesa contemporánea está continuamente presente en la obra de Danielewski, como un ruido de fondo, marcando la diferencia, recordándonos que el arte no busca suplantar la realidad, sino analizarla, enfocarla, distorsionarla, mirarla con extrañeza: "la representación nunca reemplaza a la cosa; únicamente ofrece distancia y, en casos muy contados, perspectiva". Los poemas visuales, las notas a pie de página o las fotografías enfatizan lo caleidoscópico, lo cuántico, los cambios de escala y de punto de vista. Por supuesto, es central su montaje. Ese equilibrio, precario pero efectivo, entre piezas tan distintas. La casa de hojas se puede leer como una versión actualizada y mucho más narrativa de El almuerzo desnudo, en que lo psicodélico ya no forma parte del proceso de producción, sino que se incorpora en las tramas. En una de ellas aparecen los fanáticos, los fans de la película, que han convertido el libro en un objeto de culto. El autor introduce, pues, tanto la recepción crítica como la pasional de la obra. Nuevos cruces, nuevos cambios de dirección: la novela como circuito laberíntico, como circulación de múltiples sentidos. En una de esas rutas de lectura avanzamos desde la dimensión física (científica) de La Casa, la que se puede calcular, explorar y cartografiar para un documental de National Geographic, hacia su naturaleza teológica (la casa es Dios). Desde la novela conradiana de aventuras, hasta el Infierno de Dante, pasando por Borges y -a través de él- por tantísimos otros. Dándole la vuelta una y otra vez a las miles de tradiciones que llamamos Tradición. Al final Orfeo será mujer: Beatriz carnal y madre, tras besar a otro con lujuria, buscará y rescatará a su marido, Dante.

    III. Una lectura retrasada
    La traducción de House of leaves en este 2013, en la brillante versión de Javier Calvo y gracias al esfuerzo conjunto de las dos editoriales españolas que -junto con Mondadori- están publicando la literatura norteamericana afín a Danielewski, nos obliga a reflexionar sobre el retraso. Recordemos que en el 2001 se publicó Algo supuestamente divertido que nunca volveré a hacer, que contiene el famoso ensayo de David Foster Wallace sobre la narrativa de la imagen; y al año siguiente, La broma infinita, una novela mucho más difícil, excéntrica y antinarrativa que La casa de hojas. Si en esos momentos se hubiera publicado en nuestra lengua, ese marco teórico se hubiera visto reforzado por la obra que mejor lo traducía a la práctica artística; y la comparación hubiera sido odiosa pero elocuente. Pero no fue así. Hemos tenido que esperar más de una década. La secular tendencia de la cultura hispánica a lo diferido.

    Durante ese lapso, no obstante, la novela ha sido leída y comentada por escritores como Vicente Luis Mora, René López Villamar, Germán Sierra o Juan Francisco Ferré. El documental apócrifo en que Camille Paglia, Anne Rice, Harold Bloom, Jacques Derrida, Hunter S. Thompson o Stanley Kubrick opinan sobre El expediente Navidson -de hecho- es el modelo de la parte central de Karnaval, lo último de Ferré. Cuando el año pasado le preguntaron a Danielewski qué muerte reciente de escritor lamentaba más, respondió: la de Roberto Bolaño. Extraño pero cierto: la novela que más se parece a La casa de hojas no la firman Pynchon, Barth, Gaddis o Foster Wallace. Se titula 2666, también es de una enorme ambición, también parte de Borges y también inyecta sexo y humor a raudales como antídotos contra el Horror. El centro que Danielewski adjudica a una película, Bolaño lo ocupa con la obra de Archimboldi. Los anillos saturnianos que rodean esos núcleos son afines: discusiones académicas, chistes, viajes absurdos, muchísima violencia, el arte como una aventura al límite, como funambulismo sin red de seguridad.

    La obra maestra de Danielewski es, literalmente, un hipertexto. Es decir: un supertexto. Un texto cuyo único hogar posible es un libro. Un meteorito anacrónico. Una apuesta a todo o nada. Sin embargo los ecos de sus contenidos, sus personajes, sus historias y, sobre todo, su Casa, pueden iluminar o rastrearse en todo tipo de productos culturales contemporáneos. Releyéndola he pensado en la arquitecturas de Cube, en los cambios genéricos de Holy motors y en los espacios terroríficos que se van metamorfoseando en American horror story. Pero el diseño narrativo que más se parece al que propone La casa de hojas es el de otra serie, Perdidos. Porque, como J.J. Abrams, Danielewski entendió que una obra contemporánea tiene que suponer un reto intelectual a largo plazo para sus lectores y sembró el texto de enigmas; y desarrolló foros donde discutirlos; y expandió la ficción más allá del libro en papel que supuestamente debía contenerla. La traducción al español de esos misterios, que recurren al acróstico, al código morse y a otras variadas formas de criptografía, abre una nueva fase en la recepción de una novela que no se agota. Y que así, extendiéndose en sus significados, se reafirma como digna de nuestro tiempo.

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  • 3

    Una masturbazione cerebrale....

    Cantavo Bertoli "E le masturbazioni cerebrali, le lascio a chi e' maturo al punto giusto...". Ecco ho trovato questo libro una masturbazione cerebrale e forse io non sono maturo al punto giusto per co ...continue

    Cantavo Bertoli "E le masturbazioni cerebrali, le lascio a chi e' maturo al punto giusto...". Ecco ho trovato questo libro una masturbazione cerebrale e forse io non sono maturo al punto giusto per comprenderlo. Mea culpa... Brillante ed interessante in alcuni punti, noiosissimo e fuori di testa in altri. Ammetto di avere saltato a piè pari alcune parti. In definitiva non mi ha convinto perché non mi ha appassionato nella lettura.

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  • 4

    Just 'reading' this book is only the beginning... if you are obsession-prone you'd better avoid it, or maybe it's just the book for you. Of course you could just enjoy the story, but the book needs di ...continue

    Just 'reading' this book is only the beginning... if you are obsession-prone you'd better avoid it, or maybe it's just the book for you. Of course you could just enjoy the story, but the book needs digging to bring up what lies beneath the surface, maybe few millimeters deep, maybe meters deep. I'll need to read it again during a holiday period though, so I can have the chance to have the time to really submerge myself in the process. Ramblings, lists, references, quotes, puzzles.. Recommended.

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  • 4

    Assaggi da Mark Z. Danielewski. Five easy peaces di “Casa di foglie”

    https://correzionedibozze.wordpress.com/2016/01/26/assaggi-da-mark-z-danielewski-five-easy-peaces-di-casa-di-foglie/

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