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House of Leaves

By

Publisher: Random House USA Inc

4.0
(448)

Language:English | Number of Pages: 709 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) French , German , Italian

Isbn-10: 0375703764 | Isbn-13: 9780375703768 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Years ago, when House of Leaves was first being passed around, it was nothing more than a badly bundled heap of paper, parts of which would occasionally surface on the Internet. No one could have anticipated the small but devoted following this terrifying story would soon command. Starting with an odd assortment of marginalized youth -- musicians, tattoo artists, programmers, strippers, environmentalists, and adrenaline junkies -- the book eventually made its way into the hands of older generations, who not only found themselves in those strangely arranged pages but also discovered a way back into the lives of their estranged children.

Now, for the first time, this astonishing novel is made available in book form, complete with the original colored words, vertical footnotes, and newly added second and third appendices.

The story remains unchanged, focusing on a young family that moves into a small home on Ash Tree Lane where they discover something is terribly wrong: their house is bigger on the inside than it is on the outside.

Of course, neither Pulitzer Prize-winning photojournalist Will Navidson nor his companion Karen Green was prepared to face the consequences of that impossibility, until the day their two little children wandered off and their voices eerily began to return another story -- of creature darkness, of an ever-growing abyss behind a closet door, and of that unholy growl which soon enough would tear through their walls and consume all their dreams.
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  • 4

    Video Recensione: https://www.youtube.com/watch?v=lyX2V_HisTk

    Prometeo, che ha rubato la luce, che ha donato la luce, incatenato dagli dei, deve essere stato un libro.

    said on 

  • 3

    Finito con una fatica enorme. Due storie, assolutamente affascinanti, un modo di concepire il libro come se fosse vivo, nessuna voglia di mollarlo, ma proprio la fatica di seguirlo. Troppi richiami, troppe note spesso del tutto inutili (a mio parere, tutte le citazioni a richiami di altri libri, ...continue

    Finito con una fatica enorme. Due storie, assolutamente affascinanti, un modo di concepire il libro come se fosse vivo, nessuna voglia di mollarlo, ma proprio la fatica di seguirlo. Troppi richiami, troppe note spesso del tutto inutili (a mio parere, tutte le citazioni a richiami di altri libri, ma chi le guarda?), troppa confusione che ti porta a non riuscire più a seguire il vero senso del libro. E poi, questo finale, che forse per tutto quanto sopra non ho ben capito / apprezzato. Non so. Felice di averlo finito, ma anche felice di averlo proprio "finito". E passare ad altro.

    said on 

  • 1

    Amo i barocchismi, le trame "a orologeria", gli incastri, gli esercizi di stile, gli universi a matrioska. Ma questo è libro barocco nel senso più deleterio della parola: pesante, tronfio, saturo di orpelli dalla valenza strutturale nulla. Noioso.


    Lode a Danielewski che è riuscito a creare ...continue

    Amo i barocchismi, le trame "a orologeria", gli incastri, gli esercizi di stile, gli universi a matrioska. Ma questo è libro barocco nel senso più deleterio della parola: pesante, tronfio, saturo di orpelli dalla valenza strutturale nulla. Noioso.

    Lode a Danielewski che è riuscito a creare tutta la confusione e la sovrabbondanza di un mondo (anzi, di più d'uno) e metterla in un libro. Ma non avevo bisogno di queste seicento pagine per sapere che il mondo non ha senso. Mi aspettavo un libro complesso; ne ho invece trovato soltanto uno complicato. Esasperatamente articolato, senza che però questa articolazione fosse funzionale a qualcosa. Nemmeno, forse, all'articolazione stessa. Per tutto il libro ho atteso che i diversi piani narrativi trovassero un punto di contatto, di fusione o - ciò che più mi auguravo all'inizio - di annodamento autoreferenziale. Invece nada, solo uno sbaffetto nell'angolo in basso a destra di una pagina a suggerire non si sa cosa e un giochino per altro non del tutto chiaro sul titolo.

    Non che l'idea che è al cuore della trama sia male. C'era tutto il materiale necessario per un ottimo racconto. Sfrondata di un mezzo quintale di baggianate pseudo-critico-letterarie (che fanno ridere - anzi sorridere - per un paio di pagine, poi basta), dell'inutile vicenda del "Big Lebovsky" (troppo bravo a scrivere per essere credibile, fralaltro) che fa da cornice narrativa alla cornice narrativa, e di un buon 80% dei futurismi gratuiti che appesantiscono la lettura del libro, la Casa sarebbe stata davvero un bell'espediente - in una versione imbellita di "The Blair Witch Project", un simbolo capace di rimanere.

    Ciò che invece mi rimane ora sono alcune battute carine che il fratello Tom racconta alla telecamera (roba da "libro delle barzellette", ma riconosco che un libro di barzellette non l'avrei letto), l'idea del Dio narcisista che salta fuori da qualche parte, quei due-tre-passaggi davvero avvincenti nella loro semplicità (la lettera di Navidson alla moglie e i suoi due sogni riportati).

    Ah, e una voglia fottuta di giocare a Minecraft.

    ps. Lo scrivo viste le molte richieste in tal senso: no, NON sono intenzionato a vendere, prestare, scambiare o cedere in alcun modo il libro. Peraltro, su amazon.it è ancora perfettamente reperibile, a un costo del tutto accettabile.

    said on 

  • 2

    Ero così eccitato dall'idea di poter mettere finalmente gli occhi su questo libro che mi sono divorato le prime 500 pagine, poi ho dovuto affrontare la triste realtà: "Casa di Foglie" non è un bel libro.
    E' sicuramente un prodotto originale e sulle prime mi sono detto: "Matheson, Jackson, James, ...continue

    Ero così eccitato dall'idea di poter mettere finalmente gli occhi su questo libro che mi sono divorato le prime 500 pagine, poi ho dovuto affrontare la triste realtà: "Casa di Foglie" non è un bel libro. E' sicuramente un prodotto originale e sulle prime mi sono detto: "Matheson, Jackson, James, Lovecraft e Poe sono stati spodestati. Signori fate largo al non plus ultra delle case infestate." In realtà no, nonostante le prime pagine siano coinvolgenti e la sua originalità abbia (forse indirettamente) influenzato parte del cinema horror del nuovo millennio, non raggiunge minimamente il livello di "Casa d'inferno" e de "L'incubo di Hill House". Perché? L'intero libro non è niente di più di un atto masturbatorio dello scrittore: l'unica ossessione che emerge dalle sue pagine è quella dello scrittore per il suo libro. Ogni concetto è stato sviscerato fino alla nausea, fino a perdere ogni significato. Potrei dilungarmi per ore a muovere critiche dicendo dove, a parer mio, l'autore ha sbagliato, ma nel concreto il problema è soltanto uno: Danielewski ha fallito nei suoi barocchismi, preso dalla sua ossessione per questo libro. L'autore non ha tenuto conto della regola "less is more", per lui "more is more", tanto che si lascia andare a divagazioni auliche anche in mezzo a descrizioni bukowskiane. Forse sono io che non ho capito, ma non sarebbe giusto dare più di due stelle: una per la soddisfazione di aver letto questo libro e l'altra per il rispetto nei confronti dell'enorme lavoro dell'autore. Però sconsiglio a tutti di leggerlo e, per chi lo sta cercando disperatamente: non vi affannate troppo, non ne vale la pena; con il tempo riuscirete a leggerlo pure voi e, probabilmente, rimarrete delusi quanto me.

    said on 

  • 5

    Per me é stata una rivelazione. Adoro questo libro, come mi fa sentire e le mille domande e inquietudini che mi suscita. Grazie a chi mi ha dato l'opportunità di leggerlo, visto che da anni è introvabile! Sono le 2 di notte, vorrei scrivere tante altre cose ma ho sonno e fra poco vado a lavorare. ...continue

    Per me é stata una rivelazione. Adoro questo libro, come mi fa sentire e le mille domande e inquietudini che mi suscita. Grazie a chi mi ha dato l'opportunità di leggerlo, visto che da anni è introvabile! Sono le 2 di notte, vorrei scrivere tante altre cose ma ho sonno e fra poco vado a lavorare. Aggiungo solo un consiglio: se siete dei borderline o avete altri tipi di problemi socio-psicologici, NON LEGGETE QUESTO LIBRO! Potreste peggiorare o deflagrare come sta succedendo a me. ;)

    said on 

  • 3

    Anobii mi dice che ho iniziato questo libro il 5 di gennaio. L'ho finito il 6 aprile (ieri sera), quindi ci ho messo tre mesi a leggerlo.


    È vero, il libro è corposo e complesso, ma è comunque un tempo molto lungo per me. Il motivo principale è che non mi ha preso molto, e ho pensato ...continue

    Anobii mi dice che ho iniziato questo libro il 5 di gennaio. L'ho finito il 6 aprile (ieri sera), quindi ci ho messo tre mesi a leggerlo.

    È vero, il libro è corposo e complesso, ma è comunque un tempo molto lungo per me. Il motivo principale è che non mi ha preso molto, e ho pensato più volte di interrompere la lettura.

    Il concetto di fondo secondo me è geniale: è un libro su un libro su un film su una casa impossibile (è una casa impossibilmente più grande all'interno che all'esterno, e la cui geometria muta di continuo).

    Partiamo dal livello più interno. Will Navidson, un noto fotografo, si trasferisce con la sua famiglia e tutti i loro problemi in una nuova casa. Qui succedono cose inquietanti che non rivelo per evitare troppi spoiler; in sostanza, la casa contiene al suo interno degli spazi che non dovrebbero poter esistere. Corridoi e stanze completamente neri e la cui geometria cambia in maniera imprevedibile da un momento all'altro.

    Livello più esterno: Navidson mette delle telecamere in giro per documentare quello che succede. Da questo materiale e altro viene tratto un docu-film, The Navidson Record (che quindi è un "filtro narrativo" rispetto all'esperienza vissuta da Navidson e famiglia).

    Livello più esterno: Zampanò è un vecchio cieco dal passato misterioso che sembra ossessionato da The Navidson Record, e ne scrive una dettagliata analisi critica, con tanto di citazioni dotte di pubblicazioni oscure e riferimenti culturali alle opere più disparate. Questa sembrerebbe essere stata intesa da Danielewski come una satira della critica accademica. Poiché Zampanò racconta -commentandolo- quello che succede in The Navidson Record, questo rappresenta un ulteriore filtro narrativo: è il racconto del film che racconta l'esperienza di Navidson nella casa.

    Livello più esterno: Zampanò muore in circostanza misteriose, e Johnny Truant, un ragazzo con varii problemi e una vita disordinata, trova gli appunti di Zampanò, e cerca di rimetterli in ordine e restaurarli. La cosa che finora non ho detto è che apparentemente The Navidson Records non esiste. Non c'è traccia della maggior parte degli articoli e dei libri che Zampanò cita. Nessuno ha mai sentito parlare del film. Ulteriore filtro narrativo: questo è il risultato del lavoro di Johnny Truant, che rimette insieme gli appunti disordinati di Zampanò che parlano del film che racconta l'esperienza di Navidson nella casa.

    Ah, e Johnny Truant inserisce note e commenti al libro, spesso divagando e raccontando stralci della sua vita (queste secondo me sono le parti più noiose). Truant inoltre è già mentalmente instabile quando inizia ad occuparsi di questa cosa, per poi diventare palesemente psicotico via via che il libro prosegue (tra parentesi, in appendice ci sono anche le lettere che la madre di Truant gli ha inviato quando lei era in manicomio). Diviene completamente ossessionato dal libro e perde progressivamente il contatto con la realtà. HINT HINT HINT unreliable narrator HINT HINT HINT [moar info: http://en.wikipedia.org/wiki/Unreliable_narrator]. La domanda naturalmente è: Zampanò, il libro, The Navidson Records etc esistono davvero o sono solo un prodotto della mente malata di Truant? Dove inizia la realtà e dove finisce la finzione? Quanto di quello che si sta leggendo è frutto di Zampanò e quanto di Truant?

    Livello più esterno: Il libro rimesso insieme da Truant inizia a passare di mano in mano e circolare su internet. Alla fine il libro viene restaurato e pubblicato. Il prodotto finale di questo casino si suppone sia quello che tu stai tenendo in mano, e contiene le note degli editori oltre a qualche mail (!). Ulteriore filtro narrativo: quello che leggi è il risultato del lavoro degli editori su un libro che circolava in ambienti underground, che sarebbe il lavoro di Johnny Truant, che avrebbe rimesso insieme gli appunti di Zampanò, che parlano di un film che racconta l'esperienza di Navidson nella casa.

    Ecco, tutto questo intreccio è sullo stesso piano, piuttosto che essere dipanato "a livelli" dal più interno al più esterno come ho fatto io.

    Se uno legge tutto questo (o almeno, io) pensa "noooo, fighissimo, lo devo leggere". E infatti l'idea di fondo, come scrivevo più su, è geniale.

    Allora perché non mi è piaciuto molto? Innanzi tutto perché nonostante le premesse ottime, la storia è davvero poco interessante. La storia di Navidson parte da premesse intriganti, ma viene trascinata per quasi 700 pagine con una lentezza talmente esasperante e con così pochi colpi di scena che molto facilmente se ne uscirà delusi. (Ironicamente il libro, al contrario della casa, sembra più grande all'esterno di quello che è effettivamente all'interno, perché molte pagine sono scritte con giochini tipografici, e ci sono anche pagine con foto e figure - quindi non sono davvero 700 pagine fitte di scrittura.) E gli stralci della vita di Truant sono una palla incredibile. Non voluta eh. Cioè sono stralci che dovrebbero essere interessanti/inquietanti ma non lo sono. Io li odiavo e sono stato più volte tentato di saltarli.

    L'altra cosa per cui non mi è piaciuto, è che

    !!!!!!!! SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER !!!!!!!! . . . . . . . . . . . . . . sono stato molto deluso dalla conclusione. Non so, pensavo che a un certo punto i diversi livelli narrativi trovassero un punto di incontro inaspettato o qualche incastro simile. Invece no. Si può speculare, ma il libro non dà risposte ovvie. Penso sia un libro molto più complesso di quanto appaia ad una lettura relativamente poco attenta come può essere stata la mia: penso che Danielewski abbia disseminato il libro di piccoli indizi e simboli che probabilmente forniscono una chiave interpretativa, ma, mi spiace, non ho voglia di giocare a questo gioco. Sono quasi 700 pagine e non mi hanno appassionato particolarmente, onestamente non mi viene voglia di analizzare il libro nel dettaglio per dargli un senso. Probabilmente questo forum è il posto migliore dove cercare risposte in thread vecchi di un decennio: http://forums.markzdanielewski.com/forum/house-of-leaves?3-House-Of-Leaves=&s=8aa04d0c0573fc40270789bf8449b68f Trovo tra l'altro curioso che il libro, che è un commentario, abbia generato a sua volta lunghissimi commentari su internet sul suo significato :) Come dice una citazione contenuta nel libro, "It's the commentaries on Shakespeare that matter, not Shakespeare." Non so, se tanta gente ci si è appassionata probabilmente un motivo c'è - io non l'ho trovato. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

    !!!!!!!!!!!!!!!! FINE SPOILER !!!!!!!!!!!!!!!!

    Infine, non riesco a liberarmi dall'idea che tutto il libro si riduca a grandi esercizi di stile, molti giochini tipografici e poca sostanza. Interessante, ma boh, non sono il tipo che si fa impressionare dagli effetti speciali.

    Insomma, molto fumo e poco arrosto. E questa forse è la cosa che mi sento di rimproverargli di più.

    Ci sono persone che giurano che il libro gli abbia cambiato la vita, che non sono più gli stessi, che l'hanno letto dodici volte, che è il loro libro preferito, che si sono cagati sotto.

    Boh, i gusti sono i gusti. Forse non l'ho capito o forse non è il mio genere di libro. A me non ha lasciato molto. Sì, carino, idea interessante, ma alla fine è un esperimento (riuscito o meno). Non lo rileggerei.

    Comunque penso valga la pena di leggerlo, questo sì. Se avete tempo/voglia di leggervi un libro di 700 pagine molto complesso e sperimentale, ve lo consiglio. Occhio però perché l'edizione italiana a quanto pare è introvabile, quindi se volete cimentarvi assicuratevi di sapere l'inglese oltre il livello the-pen-is-on-the-table. Ah: evitate edizioni ebook o simili, questo è un libro che va tenuto in mano.

    said on 

  • 5

    Horror vacui

    Non saprei in quale altro modo definire questo romanzo tanto lungo e impegnativo quanto intrigante e degno di (più di una) lettura se non come un "romanzo- demone", che terrorizza in maniera subdola e mette il lettore a stretto contatto con le paure - sue o di altri poco importa - più profonde. N ...continue

    Non saprei in quale altro modo definire questo romanzo tanto lungo e impegnativo quanto intrigante e degno di (più di una) lettura se non come un "romanzo- demone", che terrorizza in maniera subdola e mette il lettore a stretto contatto con le paure - sue o di altri poco importa - più profonde. Non sono solo le ottocento pagine piene di note, scherzi tipografici, disegni affabulatori, citazioni e rimandi a opere mai scritte e a bibliografie inventate di sana pianta a rendere questo libro difficile, insomma non è lo spazio riempito dai caratteri a costituire una sfida per il lettore, abbondantemente preso in giro dall'autore attraverso le voci narranti e attraverso un gioco di scatole cinesi di racconti dentro ai racconti; è piuttosto lo spazio che rimane vuoto a spaventare. Horror vacui. Il riempimento ossessivo degli spazi non è che un tentativo di sfuggire alla paura del vuoto. All'interno del libro sono fisicamente - anzi, tipograficamente - presenti parecchi spazi vuoti. Servono a indicare il silenzio, la fine di un'azione o di una vita, la sospensione della capacità cognitiva, l'oblio, il buio, la morte. E nel romanzo la paura degli spazi vuoti, del nulla che ingoia l'uomo per poi risputarlo nudo e debilitato è una presenza costante che fa capolino in tutte le storie narrate parallelamente.

    Sarebbe dispersivo raccontare la trama nel dettaglio: basti sapere che c'è una casa all'interno della quale quella che all'inizio era una piccola intercapedine anomala tra i muri diventa una voragine spazio-temporale. E che esistono delle riprese che raccontano la storia di chi, in quella voragine, ha provato ad avventurarsi. E che di queste riprese se ne racconta attraverso gli scritti, le appendici e le compilazioni ossessive di un vecchio cieco. E che tali manoscritti vengono trovati e assemblati da un ragazzo dal passato difficile che inizia man mano a essere coinvolto a tal punto dalla storia della casa e del vecchio da perdere il contatto con la realtà e da annotare qualsiasi cosa riguardi la sua vita passata e presente, immaginaria ed effettiva.

    Nessuno stupore che tanto spazio venga riempito (o lasciato intatto) per parlare dell'eco, del labirinto e del mostro nascosto nel labirinto. O che qualcuno si metta a cercare la casa di Ash Tree Lane su Google Maps. Un po' meraviglia, invece, la mancata ristampa del libro in lingua italiana benché il grande scoglio della traduzione sia già stata egregiamente superato da Anzelmo, Brugnatelli e Strazzeri per l'edizione Mondadori "Strade Blu" del 2005. La questione dell'irreperibilità di "Casa di foglie" è stata approfondita da molti appassionati ed è ormai diventata quasi un racconto collaterale legato al libro, che ne aumenta il magnetismo e l'aura misteriosa. Della versione economica a cura di Beat Edizioni, annunciata nell'estate del 2013, non sembra esserci ancora traccia.

    said on 

  • 5

    L'enigma di un'anima

    Casa di foglie in Italia è diventato un romanzo di culto da quando non si riesce più a trovare.
    E’ fuori catalogo da qualche anno e ogni tanto, quando su ebay ne spunta una copia, viene venduta almeno al doppio del suo prezzo di copertina. Purtroppo la maggior parte dei lettori che l’hanno acq ...continue

    Casa di foglie in Italia è diventato un romanzo di culto da quando non si riesce più a trovare. E’ fuori catalogo da qualche anno e ogni tanto, quando su ebay ne spunta una copia, viene venduta almeno al doppio del suo prezzo di copertina. Purtroppo la maggior parte dei lettori che l’hanno acquistato si aspettavano di trovarsi davanti a un romanzo horror e non a un capolavoro. Questo è il motivo per cui se andate a leggere le recensioni dei lettori su Anobii troverete pareri molto contrastanti. C’è chi lo definisce illeggibile e chi l’ha ritenuto così spaventosamente complesso da decidere di abbandonarlo. Pochi l’hanno apprezzato come invece meriterebbe. Casa di foglie è un meraviglioso romanzo che si pone al di fuori della classica letteratura diacronica, ossia quella letteratura che richiede una lettura storico-sequenziale alla quale appartengono quasi tutti i romanzi esistenti, ma fa parte di quel genere chiamato da alcuni “ergodico” e che in parole povere si può definire un tipo di romanzo che richiede al lettore un intervento attivo, che pur risultando più difficoltoso permette di scegliere un percorso personalizzato giungendo ad esiti imprevedibili e sorprendenti. Altra caratteristica del libro è sicuramente la sua impaginazione. Ci sono almeno un centinaio di pagine coperte da una sola riga o poco più e altre ancora scritte al rovescio, incorniciate, con quattro diversi caratteri a seconda del personaggio narrante.

    Così come quattro sono le linee narrative del libro. Si inizia con la narrazione in prima persona di Johnny Truant, impiegato in un negozio di tatuaggi a Los Angeles. Truant è in cerca di un nuovo appartamento quando il suo amico Lude lo informa che nel suo condominio se ne è appena liberato uno, appartenuto a tale Zampanò, un anziano cieco deceduto di recente. Nell’appartamento di Zampanò, Truant scopre un manoscritto dell’anziano signore che si rivela essere uno studio accademico di un film documentaristico intitolato The Navidson Record.

    The Navidson Record è il secondo tema. Tratto dal racconto di Zampanò riguarda gli avvenimenti accorsi alla famiglia di Navidson: Will Navidson, un fotoreporter, la sua compagna Karen Green, un’attraente ex modella, e i loro due figli, Chad e Daisy. Il fratello di Navidson, Tom, e svariati altri personaggi che si inseriscono nel corso della storia. La famiglia Navidson si è da poco trasferita in una nuova casa in Virginia. Ritornando da un viaggio a Seattle, scopre che qualcosa è cambiato nell’edificio: dove prima c’era un semplice muro spoglio, è comparsa una porta che apre su uno spazio simile a uno armadio. Una seconda porta è in fondo a questo armadio e da nella camera dei bambini. Investigando su questo fenomeno, Navidson scopre che le misurazioni interne della casa sono in qualche modo più ampie di quelle esterne. Inizialmente la differenza si limita a pochi centrimetri (un pollice), ma col passare del tempo l’interno della casa sembra espandersi, pur mantenendo le stesse proporzioni esterne. Un terzo cambiamento si manifesta: un vestibilo scuro e lungo nel loro salotto, che fisicamente dovrebbe sporgere poi all’esterno della casa, ma ciò non succede. Navidson riprende con la sua telecamera questo strano spazio e circumnaviga la casa per mostrare dove dovrebbe estendersi. Battezza infine il paradossale spazio come "Il corridoio dei cinque minuti e mezzo". Questo vestibolo conduce a un complesso simile a un dedalo, a partire da una larga stanza (the Anteroom) che conduce a uno spazio ancora più ampio (the Great hall) dal cui centro parte un’enorme scalinata a sprirale discendente, apparentemente senza fine. C’è inoltre una moltitudine di corridoi e stanze che deviano e modificano il cammino a ogni passaggio e tutti sono completamente bui e anonimi, con pavimenti, muri e soffitti di colore grigio cenere. L’unico suono che distrurba il perfetto silenzio dei corridoi è un saltuario ringhio sommesso, la cui origine non è mai del tutto esplicitata, nonostante una fonte accademica citata nel libro ipotizzi che si tratti delle frequenti modifiche spaziali della casa stessa.

    La terza linea narrativa si sviluppa nelle splendide note a piè pagina di Johnny, che descrivono dettagliatamente come procede la vita del ragazzo mentre riassembla il documento. Rimane poco chiaro se la sua ossessione per gli scritti di Zampanò e la delusione e la paranoia che seguono sono il risultato dell’uso di droghe, di pazzia o gli effetti degli scritti stessi. Johnny racconta storie dei suoi vari incontri sessuali, la sua passione per una spogliarellista tatuata che lui chiama Thumper e le sue nottate per bar con l’amico Lude. Lentamente, il lettore scopre di più sull’infanzia di Johnny, vissuta con un padre adottivo, delle violente risse a scuola e l’origine delle sue misteriose cicatrici. Ancora di più riguardo al ragazzo si deduce dalle Lettere di Whalestoe, che appartengono alla quarta linea narrativa; lettere che sua madre Pelafina gli scrisse dall’istituto The Three Attic di Whalestoe. Pur contenendo dei ricordi simili, a tratti le lettere e le note a piè pagina differiscono notevolmente, forse a causa del dubbio stato mentale di entrambi. Pelafina infatti venne ricoverata in un istituto mentale dopo aver tentato di strangolare il figlio e fermata in tempo da marito, e lì rimase anche dopo la morte dell’uomo. Al riguardo, Johnny sostiene che sua madre non aveva intenzione di fargli del male e che tentò di strangolarlo per evitare che lui sentisse la sua mancanza. Non è mai chiaro, comunque, se le affermazioni di Johnny, in questo come in altri casi, si attengano ai fatti reali. Le Lettere di Whalestoe sono contenute in un’appendice vicino alla fine del libro e, poco dopo l'uscita del libro, pubblicate anche come un romanzo autonomo. Sono le lettere che la madre di Johnny gli scrisse dall’ospedale psichiatrico. Iniziano piuttosto normalmente ma presto Pelafina viene vinta dalla paranoia e diventano sempre più incoerenti. Qui sono contenuti inoltre vari messaggi segreti, che possono essere decodificati combinando la prima lettera di parole consecutive.

    Riguardo le note, che sono parte fondamentale del romanzo, esse svariano da Heidegger a Plinio, da Shakespeare a Dante e Cervantes fino a innumerevoli altri autori e libri inesistenti che rimandano a ulteriori note a volte autentiche, altre totalmente fasulle ma mai fuorvianti, al contrario esse stimolano ed echeggiano come parole solitarie nelle stanze vuote e immense della Casa di foglie. E se ci fate caso, il divino è sempre definito dall’eco. Non è un caso che i cori che intonano i Salmi siano quasi sempre registrati con un forte senso di risonanza. Ogni cosa “sacra” sembra sempre risiedere in uno spazio cavo. Il motivo non è troppo complesso. Un’eco, se indica l’enormità di uno spazio, allo stesso tempo ne fissa i confini, lo limita e, sia pure in maniera temporanea, lo abita. Quando un sasso cade in un pozzo, è piacevole sentirne alla fine il tonfo. Se invece scivola nel buio e sparisce senza alcun rumore, l’effetto è inquietante. Nel caso di un’eco verbale, la parola detta ha il ruolo del sasso, e la successiva ripetizione funziona come il “tonfo”. E a proposito dell’ Heidegger sopra citato; è d’aiuto alla classificazione di questo romanzo un termine presente nel suo “Sein und zeit” quando ci definisce l’angoscia come stato emotivo fondamentale utilizzando la parola “unheimlich”. Questo termine se usato come avverbio significa “terribilmente”, “tremendamente”, “un sacco di”, “una gran quantità di”. La grandezza è sempre stata una caratteristica del misterioso e dell’incerto: è schiacciante, è enorme e preponderante. Così, ciò che è ignoto o "unheimlich" non è accogliente né protettivo né confortante né familiare. E’ invece estraneo, ignoto e inquietante. E’, in altre parole, la perfetta descrizione della Casa di foglie di Mark.Z.Danielewski.

    said on 

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