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House of Leaves

By Mark Z. Danielewski

(205)

| Softcover | 9780375703768

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Book Description

Had The Blair Witch Project been a book instead of a film, and had it been written by, say, Nabokov at his most playful, revised by Stephen King at his most cerebral, and typeset by the futurist editors of Blast at their most avant-ga Continue

Had The Blair Witch Project been a book instead of a film, and had it been written by, say, Nabokov at his most playful, revised by Stephen King at his most cerebral, and typeset by the futurist editors of Blast at their most avant-garde, the result might have been something like House of Leaves. Mark Z. Danielewski's first novel has a lot going on: notably the discovery of a pseudoacademic monograph called The Navidson Record, written by a blind man named Zampanò, about a nonexistent documentary film--which itself is about a photojournalist who finds a house that has supernatural, surreal qualities. (The inner dimensions, for example, are measurably larger than the outer ones.) In addition to this Russian-doll layering of narrators, Danielewski packs in poems, scientific lists, collages, Polaroids, appendices of fake correspondence and "various quotes," single lines of prose placed any which way on the page, crossed-out passages, and so on.

Now that we've reached the post-postmodern era, presumably there's nobody left who needs liberating from the strictures of conventional fiction. So apart from its narrative high jinks, what does House of Leaves have to offer? According to Johnny Truant, the tattoo-shop apprentice who discovers Zampanò's work, once you read The Navidson Record, For some reason, you will no longer be the person you believed you once were. You'll detect slow and subtle shifts going on all around you, more importantly shifts in you. Worse, you'll realize it's always been shifting, like a shimmer of sorts, a vast shimmer, only dark like a room. But you won't understand why or how. We'll have to take his word for it, however. As it's presented here, the description of the spooky film isn't continuous enough to have much scare power. Instead, we're pulled back into Johnny Truant's world through his footnotes, which he uses to discharge everything in his head, including the discovery of the manuscript, his encounters with people who knew Zampanò, and his own battles with drugs, sex, ennui, and a vague evil force. If The Navidson Record is a mad professor lecturing on the supernatural with rational-seeming conviction, Truant's footnotes are the manic student in the back of the auditorium, wigged out and furiously scribbling whoa-dude notes about life.

Despite his flaws, Truant is an appealingly earnest amateur editor--finding translators, tracking down sources, pointing out incongruities. Danielewski takes an academic's--or ex-academic's--glee in footnotes (the similarity to David Foster Wallace is almost too obvious to mention), as well as other bogus ivory-tower trappings such as interviews with celebrity scholars like Camille Paglia and Harold Bloom. And he stuffs highbrow and pop-culture references (and parodies) into the novel with the enthusiasm of an anarchist filling a pipe bomb with bits of junk metal. House of Leaves may not be the prettiest or most coherent collection, but if you're trying to blow stuff up, who cares? --John Ponyicsanyi

115 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Finito con una fatica enorme. Due storie, assolutamente affascinanti, un modo di concepire il libro come se fosse vivo, nessuna voglia di mollarlo, ma proprio la fatica di seguirlo. Troppi richiami, troppe note spesso del tutto inutili (a mio parere, ...(continue)

    Finito con una fatica enorme. Due storie, assolutamente affascinanti, un modo di concepire il libro come se fosse vivo, nessuna voglia di mollarlo, ma proprio la fatica di seguirlo. Troppi richiami, troppe note spesso del tutto inutili (a mio parere, tutte le citazioni a richiami di altri libri, ma chi le guarda?), troppa confusione che ti porta a non riuscire più a seguire il vero senso del libro.
    E poi, questo finale, che forse per tutto quanto sopra non ho ben capito / apprezzato. Non so. Felice di averlo finito, ma anche felice di averlo proprio "finito". E passare ad altro.

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    Willa 999 said on Aug 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Amo i barocchismi, le trame "a orologeria", gli incastri, gli esercizi di stile, gli universi a matrioska. Ma questo è libro barocco nel senso più deleterio della parola: pesante, tronfio, saturo di orpelli dalla valenza strutturale nulla. Noioso.

    L ...(continue)

    Amo i barocchismi, le trame "a orologeria", gli incastri, gli esercizi di stile, gli universi a matrioska. Ma questo è libro barocco nel senso più deleterio della parola: pesante, tronfio, saturo di orpelli dalla valenza strutturale nulla. Noioso.

    Lode a Danielewski che è riuscito a creare tutta la confusione e la sovrabbondanza di un mondo (anzi, di più d'uno) e metterla in un libro. Ma non avevo bisogno di queste seicento pagine per sapere che il mondo non ha senso.
    Mi aspettavo un libro complesso; ne ho invece trovato soltanto uno complicato. Esasperatamente articolato, senza che però questa articolazione fosse funzionale a qualcosa. Nemmeno, forse, all'articolazione stessa. Per tutto il libro ho atteso che i diversi piani narrativi trovassero un punto di contatto, di fusione o - ciò che più mi auguravo all'inizio - di annodamento autoreferenziale. Invece nada, solo uno sbaffetto nell'angolo in basso a destra di una pagina a suggerire non si sa cosa e un giochino per altro non del tutto chiaro sul titolo.

    Non che l'idea che è al cuore della trama sia male. C'era tutto il materiale necessario per un ottimo racconto. Sfrondata di un mezzo quintale di baggianate pseudo-critico-letterarie (che fanno ridere - anzi sorridere - per un paio di pagine, poi basta), dell'inutile vicenda del "Big Lebovsky" (troppo bravo a scrivere per essere credibile, fralaltro) che fa da cornice narrativa alla cornice narrativa, e di un buon 80% dei futurismi gratuiti che appesantiscono la lettura del libro, la Casa sarebbe stata davvero un bell'espediente - in una versione imbellita di "The Blair Witch Project", un simbolo capace di rimanere.

    Ciò che invece mi rimane ora sono alcune battute carine che il fratello Tom racconta alla telecamera (roba da "libro delle barzellette", ma riconosco che un libro di barzellette non l'avrei letto), l'idea del Dio narcisista che salta fuori da qualche parte, quei due-tre-passaggi davvero avvincenti nella loro semplicità (la lettera di Navidson alla moglie e i suoi due sogni riportati).

    Ah, e una voglia fottuta di giocare a Minecraft.

    ps. Lo scrivo viste le molte richieste in tal senso: no, NON sono intenzionato a vendere, prestare, scambiare o cedere in alcun modo il libro. Peraltro, su amazon.it è ancora perfettamente reperibile, a un costo del tutto accettabile.

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    wago said on Aug 16, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ognuno di noi ha nel cuore una Casa di foglie.

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    Koluber said on Jun 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ero così eccitato dall'idea di poter mettere finalmente gli occhi su questo libro che mi sono divorato le prime 500 pagine, poi ho dovuto affrontare la triste realtà: "Casa di Foglie" non è un bel libro.
    E' sicuramente un prodotto originale e sulle p ...(continue)

    Ero così eccitato dall'idea di poter mettere finalmente gli occhi su questo libro che mi sono divorato le prime 500 pagine, poi ho dovuto affrontare la triste realtà: "Casa di Foglie" non è un bel libro.
    E' sicuramente un prodotto originale e sulle prime mi sono detto: "Matheson, Jackson, James, Lovecraft e Poe sono stati spodestati. Signori fate largo al non plus ultra delle case infestate."
    In realtà no, nonostante le prime pagine siano coinvolgenti e la sua originalità abbia (forse indirettamente) influenzato parte del cinema horror del nuovo millennio, non raggiunge minimamente il livello di "Casa d'inferno" e de "L'incubo di Hill House". Perché? L'intero libro non è niente di più di un atto masturbatorio dello scrittore: l'unica ossessione che emerge dalle sue pagine è quella dello scrittore per il suo libro. Ogni concetto è stato sviscerato fino alla nausea, fino a perdere ogni significato.
    Potrei dilungarmi per ore a muovere critiche dicendo dove, a parer mio, l'autore ha sbagliato, ma nel concreto il problema è soltanto uno: Danielewski ha fallito nei suoi barocchismi, preso dalla sua ossessione per questo libro. L'autore non ha tenuto conto della regola "less is more", per lui "more is more", tanto che si lascia andare a divagazioni auliche anche in mezzo a descrizioni bukowskiane.
    Forse sono io che non ho capito, ma non sarebbe giusto dare più di due stelle: una per la soddisfazione di aver letto questo libro e l'altra per il rispetto nei confronti dell'enorme lavoro dell'autore.
    Però sconsiglio a tutti di leggerlo e, per chi lo sta cercando disperatamente: non vi affannate troppo, non ne vale la pena; con il tempo riuscirete a leggerlo pure voi e, probabilmente, rimarrete delusi quanto me.

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    Nefastus (Libreria in costruzione) said on May 6, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Per me é stata una rivelazione. Adoro questo libro, come mi fa sentire e le mille domande e inquietudini che mi suscita. Grazie a chi mi ha dato l'opportunità di leggerlo, visto che da anni è introvabile! Sono le 2 di notte, vorrei scrivere tante alt ...(continue)

    Per me é stata una rivelazione. Adoro questo libro, come mi fa sentire e le mille domande e inquietudini che mi suscita. Grazie a chi mi ha dato l'opportunità di leggerlo, visto che da anni è introvabile! Sono le 2 di notte, vorrei scrivere tante altre cose ma ho sonno e fra poco vado a lavorare. Aggiungo solo un consiglio: se siete dei borderline o avete altri tipi di problemi socio-psicologici, NON LEGGETE QUESTO LIBRO! Potreste peggiorare o deflagrare come sta succedendo a me. ;)

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    L-E-D said on Apr 28, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Anobii mi dice che ho iniziato questo libro il 5 di gennaio. L'ho finito il 6 aprile (ieri sera), quindi ci ho messo tre mesi a leggerlo.

    È vero, il libro è corposo e complesso, ma è comunque un tempo molto lungo per me. Il motivo principale ...(continue)

    Anobii mi dice che ho iniziato questo libro il 5 di gennaio. L'ho finito il 6 aprile (ieri sera), quindi ci ho messo tre mesi a leggerlo.

    È vero, il libro è corposo e complesso, ma è comunque un tempo molto lungo per me. Il motivo principale è che non mi ha preso molto, e ho pensato più volte di interrompere la lettura.

    Il concetto di fondo secondo me è geniale: è un libro su un libro su un film su una casa impossibile (è una casa impossibilmente più grande all'interno che all'esterno, e la cui geometria muta di continuo).

    Partiamo dal livello più interno. Will Navidson, un noto fotografo, si trasferisce con la sua famiglia e tutti i loro problemi in una nuova casa. Qui succedono cose inquietanti che non rivelo per evitare troppi spoiler; in sostanza, la casa contiene al suo interno degli spazi che non dovrebbero poter esistere. Corridoi e stanze completamente neri e la cui geometria cambia in maniera imprevedibile da un momento all'altro.

    Livello più esterno: Navidson mette delle telecamere in giro per documentare quello che succede. Da questo materiale e altro viene tratto un docu-film, The Navidson Record (che quindi è un "filtro narrativo" rispetto all'esperienza vissuta da Navidson e famiglia).

    Livello più esterno: Zampanò è un vecchio cieco dal passato misterioso che sembra ossessionato da The Navidson Record, e ne scrive una dettagliata analisi critica, con tanto di citazioni dotte di pubblicazioni oscure e riferimenti culturali alle opere più disparate. Questa sembrerebbe essere stata intesa da Danielewski come una satira della critica accademica. Poiché Zampanò racconta -commentandolo- quello che succede in The Navidson Record, questo rappresenta un ulteriore filtro narrativo: è il racconto del film che racconta l'esperienza di Navidson nella casa.

    Livello più esterno: Zampanò muore in circostanza misteriose, e Johnny Truant, un ragazzo con varii problemi e una vita disordinata, trova gli appunti di Zampanò, e cerca di rimetterli in ordine e restaurarli. La cosa che finora non ho detto è che apparentemente The Navidson Records non esiste. Non c'è traccia della maggior parte degli articoli e dei libri che Zampanò cita. Nessuno ha mai sentito parlare del film. Ulteriore filtro narrativo: questo è il risultato del lavoro di Johnny Truant, che rimette insieme gli appunti disordinati di Zampanò che parlano del film che racconta l'esperienza di Navidson nella casa.

    Ah, e Johnny Truant inserisce note e commenti al libro, spesso divagando e raccontando stralci della sua vita (queste secondo me sono le parti più noiose). Truant inoltre è già mentalmente instabile quando inizia ad occuparsi di questa cosa, per poi diventare palesemente psicotico via via che il libro prosegue (tra parentesi, in appendice ci sono anche le lettere che la madre di Truant gli ha inviato quando lei era in manicomio). Diviene completamente ossessionato dal libro e perde progressivamente il contatto con la realtà. HINT HINT HINT unreliable narrator HINT HINT HINT [moar info: http://en.wikipedia.org/wiki/Unreliable_narrator]. La domanda naturalmente è: Zampanò, il libro, The Navidson Records etc esistono davvero o sono solo un prodotto della mente malata di Truant? Dove inizia la realtà e dove finisce la finzione? Quanto di quello che si sta leggendo è frutto di Zampanò e quanto di Truant?

    Livello più esterno: Il libro rimesso insieme da Truant inizia a passare di mano in mano e circolare su internet. Alla fine il libro viene restaurato e pubblicato. Il prodotto finale di questo casino si suppone sia quello che tu stai tenendo in mano, e contiene le note degli editori oltre a qualche mail (!). Ulteriore filtro narrativo: quello che leggi è il risultato del lavoro degli editori su un libro che circolava in ambienti underground, che sarebbe il lavoro di Johnny Truant, che avrebbe rimesso insieme gli appunti di Zampanò, che parlano di un film che racconta l'esperienza di Navidson nella casa.

    Ecco, tutto questo intreccio è sullo stesso piano, piuttosto che essere dipanato "a livelli" dal più interno al più esterno come ho fatto io.

    Se uno legge tutto questo (o almeno, io) pensa "noooo, fighissimo, lo devo leggere". E infatti l'idea di fondo, come scrivevo più su, è geniale.

    Allora perché non mi è piaciuto molto? Innanzi tutto perché nonostante le premesse ottime, la storia è davvero poco interessante. La storia di Navidson parte da premesse intriganti, ma viene trascinata per quasi 700 pagine con una lentezza talmente esasperante e con così pochi colpi di scena che molto facilmente se ne uscirà delusi. (Ironicamente il libro, al contrario della casa, sembra più grande all'esterno di quello che è effettivamente all'interno, perché molte pagine sono scritte con giochini tipografici, e ci sono anche pagine con foto e figure - quindi non sono davvero 700 pagine fitte di scrittura.)
    E gli stralci della vita di Truant sono una palla incredibile. Non voluta eh. Cioè sono stralci che dovrebbero essere interessanti/inquietanti ma non lo sono. Io li odiavo e sono stato più volte tentato di saltarli.

    L'altra cosa per cui non mi è piaciuto, è che

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    sono stato molto deluso dalla conclusione. Non so, pensavo che a un certo punto i diversi livelli narrativi trovassero un punto di incontro inaspettato o qualche incastro simile. Invece no. Si può speculare, ma il libro non dà risposte ovvie. Penso sia un libro molto più complesso di quanto appaia ad una lettura relativamente poco attenta come può essere stata la mia: penso che Danielewski abbia disseminato il libro di piccoli indizi e simboli che probabilmente forniscono una chiave interpretativa, ma, mi spiace, non ho voglia di giocare a questo gioco. Sono quasi 700 pagine e non mi hanno appassionato particolarmente, onestamente non mi viene voglia di analizzare il libro nel dettaglio per dargli un senso. Probabilmente questo forum è il posto migliore dove cercare risposte in thread vecchi di un decennio: http://forums.markzdanielewski.com/forum/house-of-leave…
    Trovo tra l'altro curioso che il libro, che è un commentario, abbia generato a sua volta lunghissimi commentari su internet sul suo significato :) Come dice una citazione contenuta nel libro, "It's the commentaries on Shakespeare that matter, not Shakespeare."
    Non so, se tanta gente ci si è appassionata probabilmente un motivo c'è - io non l'ho trovato.
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    Infine, non riesco a liberarmi dall'idea che tutto il libro si riduca a grandi esercizi di stile, molti giochini tipografici e poca sostanza. Interessante, ma boh, non sono il tipo che si fa impressionare dagli effetti speciali.

    Insomma, molto fumo e poco arrosto. E questa forse è la cosa che mi sento di rimproverargli di più.

    Ci sono persone che giurano che il libro gli abbia cambiato la vita, che non sono più gli stessi, che l'hanno letto dodici volte, che è il loro libro preferito, che si sono cagati sotto.

    Boh, i gusti sono i gusti. Forse non l'ho capito o forse non è il mio genere di libro. A me non ha lasciato molto. Sì, carino, idea interessante, ma alla fine è un esperimento (riuscito o meno). Non lo rileggerei.

    Comunque penso valga la pena di leggerlo, questo sì. Se avete tempo/voglia di leggervi un libro di 700 pagine molto complesso e sperimentale, ve lo consiglio. Occhio però perché l'edizione italiana a quanto pare è introvabile, quindi se volete cimentarvi assicuratevi di sapere l'inglese oltre il livello the-pen-is-on-the-table. Ah: evitate edizioni ebook o simili, questo è un libro che va tenuto in mano.

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    . said on Apr 7, 2014 | Add your feedback

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