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Human Capital

By

Publisher: Penguin Books Ltd

3.7
(213)

Language:English | Number of Pages: 384 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0141018291 | Isbn-13: 9780141018294 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
It's the spring of 2001, and Drew Hagel has spent the last decade watching things slip away--his first marriage, his real estate brokerage, his beloved daughter, Shannon, now a distant and mysterious high school senior. He is in danger of losing his place in the affluent suburb that his father once ruled. And then an unexpected friendship with Quint Manning, the manager of a secretive hedge fund, opens to Drew the prospect of vast, frictionless wealth. What Drew doesn't know is that Manning has problems of his own--his Midas touch is abandoning him; his restless wife, Carrie, is growing disillusioned with all that new money; and his hard-drinking son, Jamie, Shannon's classmate, is careering out of control.
As the fortunes of the two families become perilously interwoven, a terrible accident involving Shannon and Jamie gives Drew the leverage he needs to stay in the game. But his decision to speculate with human lives instead of money has unforeseen consequences and brings the novel to a devastating climax.
Human Capital is the highest achievement to date of a "powerful and perceptive" novelist (The Washington Post) and a realist for our times.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    1

    Ci ho provato. Nonostante i numerosi impulsi di chiudere il libro e riporlo nello scaffale dei "libri abbandonati", ho proseguito nella lettura cercando di portarla a termine nel minor tempo possibile ...continue

    Ci ho provato. Nonostante i numerosi impulsi di chiudere il libro e riporlo nello scaffale dei "libri abbandonati", ho proseguito nella lettura cercando di portarla a termine nel minor tempo possibile. Non mi è piaciuto, ho trovato i personaggi senz'anima e carattere, privi di personalità come anche la narrazione stessa dei fatti raccontati. Genitori incapaci di dialogare con i propri figli, annoiati dal loro stesso trastullarsi nella ricchezza, e figli poveri di contenuti, in parole povere fessi. L'unica traccia di sensibilità che spicca fra tutti alla fine non ce la fa a sopportare la mediocrità e si fa fuori da solo. Inoltre l'evitabile accenno al disastro delle Torri come panacea per il prezioso fondo di Quint ha dato il colpo di grazia al mio giudizio : questo libro non brilla di luce propria!

    said on 

  • 4

    Full immersion

    Da grande ammiratrice del regista Paolo Virzì ho naturalmente voluto vedere il suo film "Il capitale umano" ma sono stata così diligente da rimandarne la visione a dopo la lettura del libro di Stephen ...continue

    Da grande ammiratrice del regista Paolo Virzì ho naturalmente voluto vedere il suo film "Il capitale umano" ma sono stata così diligente da rimandarne la visione a dopo la lettura del libro di Stephen Amidon da cui è stato tratto.
    Ho finito per fare una full immersion dove nello stesso giorno ho finito il libro ed ho visto il film, per cui mi verrà naturale in questo commento parlare di entrambi.
    Innanzitutto va detto che anche se nel film la trama è stata rispettata parecchio c'è un montaggio cronologicamente diverso dei fatti ed un'assenza di compassione verso i personaggi che invece si trova nel libro. Alcune frasi salienti vengono recitate quasi pari pari, mentre i tormenti esistenziali dei protagonisti nel film vengono ignorati o solo accennati tramite uno sguardo o un espressione del viso, ma va da sé che i tempi cinematografici sono più stretti, inoltre al regista sicuramente interessava dare un messaggio diverso. Virzì ha calato la storia americana nel nord Italia, calcando la mano soprattutto sui difetti dei personaggi e rendendoli quasi dei cliché. Amidon seppur mettendo in evidenza i grossi difetti della società e di chi la compone è stato un padre amorevole nei confronti dei protagonisti, mostrandoci sì le loro debolezze, ma facendo anche notare i loro pregi e soprattutto raccontando come sono arrivati ad essere quello che sono diventati.
    Se nel film di Virzì abbiamo un padre borghese che ci ricorda tanto l'italiano medio caricaturale di Alberto Sordi, nel romanzo abbiamo un ingenuo padre smarrito che vuole fare il meglio per la sua famiglia ma che combina pasticci. La moglie psicologa del libro sembra una donna molto più centrata della mezza svampita in piena tempesta ormonale da gravidanza. La ricca signora evanescente e insoddisfatta del film è molto più consapevole e matura nel libro, così come suo marito che nella pellicola è di un cinismo spietato mentre dalla penna di Amidon è descritto in modo molto meno feroce. I figli, sia nel libro che nel film, alla fine sono quelli che ne escono meglio, nonostante tutto, e la giovane figlia adolescente sembra l'unico essere sano e maturo in tutto questo carrozzone.
    Ma abbandoniamo il cinema e concentriamoci sul libro.
    Nel complesso mi è piaciuto anche se non mi ha coinvolta eccessivamente. Ho apprezzato la storia ed il modo in cui è stata scritta, soprattutto ho gradito l'analisi che Amidon ha fatto di ogni personaggio. Leggere il punto di vista di ognuno rende più imparziali, calarsi nella mente dei singoli personaggi aiuta meglio a capire il perchè di certi atteggiamenti, e la comprensione rende più tolleranti; un comportamento negativo tende ad essere maggiormente scusato se ne conosci le origini. L'autore ha sicuramente condannato certi meccanismi dei rapporti interpersonali ma lo ha fatto in modo sobrio, mostrando tutte le tonalità dei grigi e non dividendo in buoni e cattivi, in bianco e nero, e questa è stata per me un'operazione molto apprezzabile. Ciò in cui l'ho trovato più diretto è nel porre l'accento su questo messaggio che io ho percepito come fondamentale in questo libro: in ogni catastrofe ci sarà sempre chi ne ne trarrà profitto. Citazioni sul mio blog.
    Tutti i miei commenti qui:http://lemieletturecommentate.blogspot.it/

    said on 

  • 4

    Lezione numero 1: mai leggere un libro dopo avere visto il film da cui è ricavato.
    Lezione numero 2: Virzì ha fatto un ottimo film, ha adattato perfettamente la trama di Amidon alla situazione economi ...continue

    Lezione numero 1: mai leggere un libro dopo avere visto il film da cui è ricavato.
    Lezione numero 2: Virzì ha fatto un ottimo film, ha adattato perfettamente la trama di Amidon alla situazione economica italiana.

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  • 4

    L'autore è riuscito a creare una bella profilazione psicologica dei personaggi, raccontando con abilità una storia che sarebbe potuta essere senza spessore e senza fascino e dandogli invece una giusta ...continue

    L'autore è riuscito a creare una bella profilazione psicologica dei personaggi, raccontando con abilità una storia che sarebbe potuta essere senza spessore e senza fascino e dandogli invece una giusta consistenza attraverso il peso e la credibilità di cui ha dotato i suoi personaggi. Mi è piaciuto leggerlo, un libro senza rammarico a posteriori per l'acquisto a scatola chiusa.

    said on 

  • 5

    Film vs libro : apriamo un dibattito ?

    Sfida agli amici di Anobii: in quali casi il film è migliore del libro ? Inizio provocando con il Bertolucci de" Il conformista" per me superiore al testo di Moravia ........
    In questo caso vince il l ...continue

    Sfida agli amici di Anobii: in quali casi il film è migliore del libro ? Inizio provocando con il Bertolucci de" Il conformista" per me superiore al testo di Moravia ........
    In questo caso vince il libro, anche se Virzi' ed il suo team hanno fatto davvero un ottimo lavoro, trasportando il Connectictut 2000 di Amidon alla Brianza 2013. Bello il montaggio alla "Arriaga" ed il fatto che la vittima dell'incidente avesse un legame , seppur incidentale con i protagonisti.
    Il libro pero' prevale per il finale e per lo spessore tragico dei personaggi alcuni dei quali solo accennati nel film (zio David o l' avvocato Godeep )con l' eccezione di Carrie \ Carla grazie anche alla bravissima Valeria BC.

    said on 

  • 5

    Sull’onda del film di Virzì ho voluto leggere questo romanzo pubblicato da Mondadori anni fa.
    Conoscevo quindi la trama, adattata alla realtà italiana, allora mi sono concentrata sullo stile, la narra ...continue

    Sull’onda del film di Virzì ho voluto leggere questo romanzo pubblicato da Mondadori anni fa.
    Conoscevo quindi la trama, adattata alla realtà italiana, allora mi sono concentrata sullo stile, la narrazione, la realtà del Connecticut. Un’America che mi piace leggere.
    Il desiderio di fare i soldi e avvicinare i ricchi grazie agli amici della figlia; divario tra ricchi super e benestanti che vogliono elevarsi; signora ricca infelice che cerca di avere un motivo per svegliarsi la mattina: il capriccio di un cinema da salvare dall’abuso edilizio ,ma la crisi incombe e i soldi finiscono. E nel frattempo la figlia del benestante lascia il ragazzo super ricco e si innamora di uno psicopatico in analisi dalla sua matrigna (forse la figura più positiva del romanzo) incinta e vulnerabile.
    E poi l’incidente, la ricerca del colpevole, il voler coprire a tutti i costi l’amore.
    Ma cos’è il capitale finanziario di fornte al capitale umano? Dipende chi sei, che speranza di vita hai, da dove vieni. Romanzo amaro sulla società di oggi, basata appunto sul “capitale”.
    Intenso, scritto bene, ottimo sotto tutti i punti di vista.

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  • 0

    Meno bello di quanto dicono, ho letto cose decisamente superiori nell'ultimo periodo.

    Anche restando alla letteratura in lingua inglese, le ho lette. Diciamo che la cosa veramente ottima di questo romanzo è la storia. Quella è da Nobel. Ci sono delle idee bellissime e delle soluzioni n ...continue

    Anche restando alla letteratura in lingua inglese, le ho lette. Diciamo che la cosa veramente ottima di questo romanzo è la storia. Quella è da Nobel. Ci sono delle idee bellissime e delle soluzioni narrative estremamente interessanti. Però tutto questo non è minimamente accompagnato da una potenza dello stile. Direi che lo stile toglie parecchio alla potenza della storia. Alla fine una bella storia raccontata maluccio.
    E infatti il romanzo è debole proprio nei momenti in cui lo stile dovrebbe prendere il sopravvento, cioè la parte iniziale e il finale. L'inizio è lento, ti allontana invece di prenderti. Se non ci fosse la curiosità di chi, come me, ha visto il film di Virzì, forse verrebbe anche voglia di mollare. E il finale, che nei romanzi inglesi è sempre fortissimo, tecnicamente perfetto, qui non sfrutta la forza del padre che praticamente si vende la figlia.
    Oltretutto appesantiscono la narrazione le tante, troppe digressioni che accompagnano una narrazione altrimenti lineare.
    Naturalmente non si può non dedicare qualche riga al lavoro di adeguamento fatto da Virzì. Un lavoro molto interessante, che a mio avviso rende questa accoppiata romanzo un caso da studiare con la massima attenzione in qualsiasi scuola di cinema.
    Virzì è bravo a capire che così come è narrata la storia non reggerebbe. Per riportarla dovrebbe ricorrere a troppi flashback. Non sarebbe andata. Allora utilizza una cosa che io definirei a cerchi concentrici. Lo stesso effetto di quando lanci un sasso nell'acqua. Quello ha fa un cerchio che poi si allarga, si allarga. E così è la sceneggiatura. Ci sono dentro tutte le cose del romanzo, almeno fino alle ultime 50 pagine, ma disposte in modo decisamente diverso.
    Quello invece che Virzì fa di esattamente simile al romanzo, è il brutto finale. Né il romanzo né il film si giocano al meglio questa splendida idea del padre che si vende la figlia senza pensarci su un attimo. Poi, Virzì avendo chiari problemi a gestire una fuga dello zio con il nipote, fuga che fra l'altro si concluderebbe in 10 km avendo ambientato la storia in Brianza, fa avvenire l'arresto in casa e inserisce il tentato suicidio del ragazzo.
    Ah, sì, naturalmente, grandissima cosa il modo in cui Virzì ha trasposto in Italia i caratteri dei personaggi. Lì ha fatto un altro pezzo di lavoro magistrale.

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  • 4

    Il film mi è piaciuto tantissimo e anche il libro. Ci sono un po' di differenze naturalmente dato che la storia si svolge in America mentre nel film in Brianza. Nel libro è più sentito il bisogno di u ...continue

    Il film mi è piaciuto tantissimo e anche il libro. Ci sono un po' di differenze naturalmente dato che la storia si svolge in America mentre nel film in Brianza. Nel libro è più sentito il bisogno di una alta affermazione personale per rispettare le aspettative famigliari e sociali, nel film è più presente la critica agli speculatori che senza rimorso portano alla rovina il Paese e tolgono il futuro ai giovani, ma mantiene comunque la stessa atmosfera: mostrare la propria forza, nascondere le proprie debolezze, usare chi serve e buttarlo via quando diventa scomodo. Italianamente parlando mangiare pane e cipolle per "fare bella figura" e far credere di avere più di quello che si ha in realtà. Ma sempre alla fine i forti e gli opportunisti riescono a cavarsela e i deboli soccombono.

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  • 3

    Scrittura lenta ma intreccio avvincente

    Ho trovato Il capitale umano estremamente lento e noioso e allo stesso tempo avvincente e interessante. Come è possibile una tale ambiguità di giudizio? Me la spiego in considerazione di contrastanti ...continue

    Ho trovato Il capitale umano estremamente lento e noioso e allo stesso tempo avvincente e interessante. Come è possibile una tale ambiguità di giudizio? Me la spiego in considerazione di contrastanti pregi e difetti.

    Da un lato, la scrittura di Amidon, didascalida fino alla follia, ha frustrato continuamente il mio interesse a scoprire il proseguimento della storia. La vita di ognuno di noi è piena di dettagli insignificanti che poco interesse danno ad essere raccontati, ma l'autore non si assume la responsabilità di filtrarceli, e ce li propina tutti. Se Carrie rimane sola una sera a casa, Amidon non scrive semplicemente che i familiari erano usciti, ma ci spiega per filo e per segno per ogni membro della famiglia dove era andato, con chi, come e perché. Se Drew fa tardi a lavoro, Amidon deve stare a spiegare che strada particolare ha scelto per rientrare e perché proprio quel lunedì c'era troppo traffico. Arghhh! che frustrazione dover leggere tutte queste inezie! Ciascuno di questi particolari è raccontato in modo piacevole, ma dopo pagine e pagine, viene da domandarsi sulla loro funzione nell'economia della storia, che è alquanto scenica e poco sostanziale.

    D'altra parte, mi è piaciuto molto l'insieme dei protogonisti, l'intreccio delle loro relazioni, e più in generale la vicenda. Amidon delinea dei personaggi molto vicini alla quotidianità approfondendone la psicologia in modo attento, e li alterna abilmente sulla scena. Orchestra i rapporti tra di essi in modo variato, e rende le loro interazioni interessanti. A poco a poco crea un'atmosfera di tensione che spinge il lettore a volerne sapere di più e ad andare avanti (nonostante la lentezza dello svolgimento). Spiace soltanto che il finale arrivi in maniera sbrigativa, e sacrifichi alcune sottotrame (p.e., la trama "finanziaria" finisce in secondo piano rispetto a quella "poliziesca", e poi che ne sarà della Hansel & Son? E che ne è stato del preservativo dimenticato?).

    La lentezza da una parte e l'interesse dall'altra mi hanno a tratti fatto odiare Il capitale umano. A lettura terminata, mi lascia un bel ricordo, anche se ho dovuto "aggredirlo" e divorarlo parecchio per trarne una linfa dissetante, dal retrogusto agrodolce.

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