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Human Capital

By Stephen Amidon

(9)

| Paperback | 9780141018294

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Book Description

It's the spring of 2001, the Connecticut suburbs are looking fresh and opulent. Everyone is driving great cars, building beautiful houses, living the American Dream. But Drew Hagel has spent the last decade watching things slip away - his first marri Continue

It's the spring of 2001, the Connecticut suburbs are looking fresh and opulent. Everyone is driving great cars, building beautiful houses, living the American Dream. But Drew Hagel has spent the last decade watching things slip away - his first marriage, his real estate brokerage, and his beloved daughter, Shannon, now a distant and mysterious high school senior. He is in danger of losing his place in the affluent suburbs once ruled by his father, when an unexpected friendship with Quint Manning opens Drew's eyes to vast wealth. What Drew doesn't know is that Manning has problems of his own - his midas touch is abandoning him, his restless wife, Carrie is growing disillusioned with all the money, and his hard-drinking son, Jamie, Shannon's classmate, is careering out of control. As the fortunes of three families - parents and teenagers - collide, a terrible accident involving Jamie and Shannon gives Drew the leverage he needs to stay in the game. But what are the consequences of speculating with human lives rather than money? In this astonishing, compelling novel, Stephen Amidon chronicles the American suburban dream with devastating accuracy.

41 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Film vs libro : apriamo un dibattito ?

    Sfida agli amici di Anobii: in quali casi il film è migliore del libro ? Inizio provocando con il Bertolucci de" Il conformista" per me superiore al testo di Moravia ........
    In questo caso vince il libro, anche se Virzi' ed il suo team hanno fatto d ...(continue)

    Sfida agli amici di Anobii: in quali casi il film è migliore del libro ? Inizio provocando con il Bertolucci de" Il conformista" per me superiore al testo di Moravia ........
    In questo caso vince il libro, anche se Virzi' ed il suo team hanno fatto davvero un ottimo lavoro, trasportando il Connectictut 2000 di Amidon alla Brianza 2013. Bello il montaggio alla "Arriaga" ed il fatto che la vittima dell'incidente avesse un legame , seppur incidentale con i protagonisti.
    Il libro pero' prevale per il finale e per lo spessore tragico dei personaggi alcuni dei quali solo accennati nel film (zio David o l' avvocato Godeep )con l' eccezione di Carrie \ Carla grazie anche alla bravissima Valeria BC.

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    EzioSclavi said on Aug 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sull’onda del film di Virzì ho voluto leggere questo romanzo pubblicato da Mondadori anni fa.
    Conoscevo quindi la trama, adattata alla realtà italiana, allora mi sono concentrata sullo stile, la narrazione, la realtà del Connecticut. Un’America che ...(continue)

    Sull’onda del film di Virzì ho voluto leggere questo romanzo pubblicato da Mondadori anni fa.
    Conoscevo quindi la trama, adattata alla realtà italiana, allora mi sono concentrata sullo stile, la narrazione, la realtà del Connecticut. Un’America che mi piace leggere.
    Il desiderio di fare i soldi e avvicinare i ricchi grazie agli amici della figlia; divario tra ricchi super e benestanti che vogliono elevarsi; signora ricca infelice che cerca di avere un motivo per svegliarsi la mattina: il capriccio di un cinema da salvare dall’abuso edilizio ,ma la crisi incombe e i soldi finiscono. E nel frattempo la figlia del benestante lascia il ragazzo super ricco e si innamora di uno psicopatico in analisi dalla sua matrigna (forse la figura più positiva del romanzo) incinta e vulnerabile.
    E poi l’incidente, la ricerca del colpevole, il voler coprire a tutti i costi l’amore.
    Ma cos’è il capitale finanziario di fornte al capitale umano? Dipende chi sei, che speranza di vita hai, da dove vieni. Romanzo amaro sulla società di oggi, basata appunto sul “capitale”.
    Intenso, scritto bene, ottimo sotto tutti i punti di vista.

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    BeaLibri said on Aug 5, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Meno bello di quanto dicono, ho letto cose decisamente superiori nell'ultimo periodo.

    Anche restando alla letteratura in lingua inglese, le ho lette. Diciamo che la cosa veramente ottima di questo romanzo è la storia. Quella è da Nobel. Ci sono delle idee bellissime e delle soluzioni narrative estremamente interessanti. Però tutto que ...(continue)

    Anche restando alla letteratura in lingua inglese, le ho lette. Diciamo che la cosa veramente ottima di questo romanzo è la storia. Quella è da Nobel. Ci sono delle idee bellissime e delle soluzioni narrative estremamente interessanti. Però tutto questo non è minimamente accompagnato da una potenza dello stile. Direi che lo stile toglie parecchio alla potenza della storia. Alla fine una bella storia raccontata maluccio.
    E infatti il romanzo è debole proprio nei momenti in cui lo stile dovrebbe prendere il sopravvento, cioè la parte iniziale e il finale. L'inizio è lento, ti allontana invece di prenderti. Se non ci fosse la curiosità di chi, come me, ha visto il film di Virzì, forse verrebbe anche voglia di mollare. E il finale, che nei romanzi inglesi è sempre fortissimo, tecnicamente perfetto, qui non sfrutta la forza del padre che praticamente si vende la figlia.
    Oltretutto appesantiscono la narrazione le tante, troppe digressioni che accompagnano una narrazione altrimenti lineare.
    Naturalmente non si può non dedicare qualche riga al lavoro di adeguamento fatto da Virzì. Un lavoro molto interessante, che a mio avviso rende questa accoppiata romanzo un caso da studiare con la massima attenzione in qualsiasi scuola di cinema.
    Virzì è bravo a capire che così come è narrata la storia non reggerebbe. Per riportarla dovrebbe ricorrere a troppi flashback. Non sarebbe andata. Allora utilizza una cosa che io definirei a cerchi concentrici. Lo stesso effetto di quando lanci un sasso nell'acqua. Quello ha fa un cerchio che poi si allarga, si allarga. E così è la sceneggiatura. Ci sono dentro tutte le cose del romanzo, almeno fino alle ultime 50 pagine, ma disposte in modo decisamente diverso.
    Quello invece che Virzì fa di esattamente simile al romanzo, è il brutto finale. Né il romanzo né il film si giocano al meglio questa splendida idea del padre che si vende la figlia senza pensarci su un attimo. Poi, Virzì avendo chiari problemi a gestire una fuga dello zio con il nipote, fuga che fra l'altro si concluderebbe in 10 km avendo ambientato la storia in Brianza, fa avvenire l'arresto in casa e inserisce il tentato suicidio del ragazzo.
    Ah, sì, naturalmente, grandissima cosa il modo in cui Virzì ha trasposto in Italia i caratteri dei personaggi. Lì ha fatto un altro pezzo di lavoro magistrale.

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    Antoturi said on Aug 3, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Il film mi è piaciuto tantissimo e anche il libro. Ci sono un po' di differenze naturalmente dato che la storia si svolge in America mentre nel film in Brianza. Nel libro è più sentito il bisogno di una alta affermazione personale per rispettare le a ...(continue)

    Il film mi è piaciuto tantissimo e anche il libro. Ci sono un po' di differenze naturalmente dato che la storia si svolge in America mentre nel film in Brianza. Nel libro è più sentito il bisogno di una alta affermazione personale per rispettare le aspettative famigliari e sociali, nel film è più presente la critica agli speculatori che senza rimorso portano alla rovina il Paese e tolgono il futuro ai giovani, ma mantiene comunque la stessa atmosfera: mostrare la propria forza, nascondere le proprie debolezze, usare chi serve e buttarlo via quando diventa scomodo. Italianamente parlando mangiare pane e cipolle per "fare bella figura" e far credere di avere più di quello che si ha in realtà. Ma sempre alla fine i forti e gli opportunisti riescono a cavarsela e i deboli soccombono.

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    Quarzia - Marzia Steffani said on Jul 31, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Scrittura lenta ma intreccio avvincente

    Ho trovato Il capitale umano estremamente lento e noioso e allo stesso tempo avvincente e interessante. Come è possibile una tale ambiguità di giudizio? Me la spiego in considerazione di contrastanti pregi e difetti.

    Da un lato, la scrittura ...(continue)

    Ho trovato Il capitale umano estremamente lento e noioso e allo stesso tempo avvincente e interessante. Come è possibile una tale ambiguità di giudizio? Me la spiego in considerazione di contrastanti pregi e difetti.

    Da un lato, la scrittura di Amidon, didascalida fino alla follia, ha frustrato continuamente il mio interesse a scoprire il proseguimento della storia. La vita di ognuno di noi è piena di dettagli insignificanti che poco interesse danno ad essere raccontati, ma l'autore non si assume la responsabilità di filtrarceli, e ce li propina tutti. Se Carrie rimane sola una sera a casa, Amidon non scrive semplicemente che i familiari erano usciti, ma ci spiega per filo e per segno per ogni membro della famiglia dove era andato, con chi, come e perché. Se Drew fa tardi a lavoro, Amidon deve stare a spiegare che strada particolare ha scelto per rientrare e perché proprio quel lunedì c'era troppo traffico. Arghhh! che frustrazione dover leggere tutte queste inezie! Ciascuno di questi particolari è raccontato in modo piacevole, ma dopo pagine e pagine, viene da domandarsi sulla loro funzione nell'economia della storia, che è alquanto scenica e poco sostanziale.

    D'altra parte, mi è piaciuto molto l'insieme dei protogonisti, l'intreccio delle loro relazioni, e più in generale la vicenda. Amidon delinea dei personaggi molto vicini alla quotidianità approfondendone la psicologia in modo attento, e li alterna abilmente sulla scena. Orchestra i rapporti tra di essi in modo variato, e rende le loro interazioni interessanti. A poco a poco crea un'atmosfera di tensione che spinge il lettore a volerne sapere di più e ad andare avanti (nonostante la lentezza dello svolgimento). Spiace soltanto che il finale arrivi in maniera sbrigativa, e sacrifichi alcune sottotrame (p.e., la trama "finanziaria" finisce in secondo piano rispetto a quella "poliziesca", e poi che ne sarà della Hansel & Son? E che ne è stato del preservativo dimenticato?).

    La lentezza da una parte e l'interesse dall'altra mi hanno a tratti fatto odiare Il capitale umano. A lettura terminata, mi lascia un bel ricordo, anche se ho dovuto "aggredirlo" e divorarlo parecchio per trarne una linfa dissetante, dal retrogusto agrodolce.

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    Marco F. said on Jul 26, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Avvincente e ben costruito, forse merita più di tre stelline, ma ormai fatico a reggere l'ansia prodotta da queste storie che raccontano di problemi economici e di status sociale, con tutto il loro bel corollario di sotterfugi e umiliazioni, famigl ...(continue)

    Avvincente e ben costruito, forse merita più di tre stelline, ma ormai fatico a reggere l'ansia prodotta da queste storie che raccontano di problemi economici e di status sociale, con tutto il loro bel corollario di sotterfugi e umiliazioni, famiglie disfunzionali e fiumi di alcool; fatto sta che mi sono trovata a girare rapidamente le pagine per arrivare alla fine, pregustando l'antidoto che sarebbe seguito (probabilmente i vicari e le zitelle di barbara pym...)

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    Maria Clara said on Jul 17, 2014 | 3 feedbacks

Book Details

  • Rating:
    (9)
    • 4 stars
    • 3 stars
  • English Books
  • Paperback 384 Pages
  • ISBN-10: 0141018291
  • ISBN-13: 9780141018294
  • Publisher: Penguin Books Ltd
  • Publish date: 2006-01-05
  • Dimensions: 155 mm x 844 mm x 1,276 mm
  • Also available as: Hardcover , eBook
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